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giovedì 2 gennaio 2020


Quando Guiboud Ribaud visitò le prigioni sovietiche.

Di Luca Baldelli

La denigrazione e la demonizzazione di Gulag e prigioni sovietiche ha toccato vette inarrivabili, che solo una paziente opera di controinformazione riesce in parte a contrastare, in presenza di un’assoluta asimmetria di mezzi e possibilità per farsi sentire ed ottenere tribune adeguate onde consentire all’opinione pubblica di farsi la sua idea, libera e senza pregiudizi, nella verità e non in odio ed in contrasto ad essa. Per decenni si è parlato di milioni, decine di milioni di Sovietici finiti nelle fauci mai sazie di Gulag danteschi e prigioni lovercraftiane. Un esercito di senza nome, di schiavi, di iloti spacciati per veri dalla storiografia capitalista e borghese. Son bastati pochi storici, per giunta spesso anche anticomunisti, per vedere che nei documenti degli archivi sovietici, peraltro apertamente manipolati con l’avvento del gorbaciovismo e, soprattutto, col crollo dell’URSS, era nascosta una verità ben diversa: meno detenuti che nei mitici States e nessun regime concentrazionario da Babilonia dei tempi biblici o da hitlerismo conclamato. L’impossibile equazione tra “stalinismo” e nazionalsocialismo, ancora una volta appariva per quello che era e stavolta col conforto di numeri inoppugnabili: una vile impostura! Zemskov ed altri storici, tutti anticomunisti, liberal – democratici o indipendenti, si incaricavano di dimostrare il contrario di quel che invece sostenevano (e sostengono) trockisti e finti comunisti revisionisti.
Sarebbe bastato leggere fonti coeve, e tutte OCCIDENTALI, del resto, per rendersi conto che la storia era ben altra.
Una di queste fonti riguardava un noto avvocato francese, Guiboud Ribaud. Costui, nel 1927, espresse il desiderio di far visita alle prigioni dell’URSS, per rendersi conto di persona della situazione. Qualsiasi governo o regime che avesse avuto interesse a nascondere qualcosa, gli avrebbe o chiuso le porte o aperte solo quelle preventivamente mondate da catenacci lordi di sangue e sudore. Nulla di tutto ciò avvenne per il principe del foro francese: egli poté avere subito, telefonicamente, un elenco di centinaia di prigioni dal Commissariato DEL popolo per la giustizia della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa e poté scegliere tutte quelle che più gli interessavano. Varcate le soglie delle prigioni prescelte, trovò un mondo per lui sorprendente: non galeotti con palle a calcagna logore e stremate, ma persone di più nazionalità che camminavano per i corridoi, sorseggiavano del tè, conversavano serenamente. Nessun idillio, ma nemmeno l’inferno da tanti millantato. Ne uscì un’opera: “Ou va la Russie?” ( Parigi 1927), con un bel capitolo, il SETTIMO, dedicato ai penitenziari.
L’opera era recensita e prefata dal grande Henri Barbusse (1873-1935), sincero amico dell’URSS e grande intellettuale francese, conterraneo di Guiboud-Ribaud.

Henri Barbusse

L’aspetto più interessante, o comunque uno dei più significativi del libro, è senza dubbio la narrazione della sorpresa derivante dal vedere individui che, condannati alla pena capitale per delitti e reati politici, si erano visti le pene drasticamente ridotte per merito della dialettica processuale, aspetto questo sempre negato dai detrattori dell’URSS, per i quali nemmeno gli avvocati sarebbero esistiti nella grande Unione dei Soviet. Mentre i Tribunali fascisti esiliavano e condannavano a morte, in Urss si redimeva e si lavorava per la correzione ed il recupero sociale del reo. L’avvocato francese, venuto in Urss con sincera voglia di capire, ma anche con in testa tanti motivi ricorrenti della propaganda antisovietica, se ne tornò al suo Paese completamente convinto della verità che aveva visto e che era, per sé stessa, indiscutibile. Egli si attirò l’odio e l’ostilità di tanti bugiardi e mediocri, ma la stima di tutti gli uomini sinceramente obiettivi, democratici, senza paraocchi. Dopo di lui, sarà la volta di Lenka Von Koerber e di tanti altri scrittori, studiosi, sociologi, i quali visiteranno le carceri sovietiche, trovando dinanzi ai loro occhi prigionieri più liberi dei cittadini liberi dei Paesi capitalisti, i quali lavoravano percependo il salario degli operai liberi e godendo di condizioni premiali assolutamente invidiabili. M. S. Callcott, negli USA, riuscirà a mandare alle stampe nel 1935 “Russian Justice“, nel quale parlerà di questo e di altri aspetti, mettendo in rilievo, senza apologie e senza incensi, la superiore (oggettivamente) realtà della civiltà sovietica.

Lenka von Koerber 


Una civiltà dove l’ingegner Ramzin, condannato nel processo del PARTITO INDUSTRIALE, non fu tenuto sempre in prigione, ma portato nell’aula dove dava lezioni, da solo o sotto scorta.
In quegli stessi anni, gioverà ricordarlo, i detenuti dei Paesi capitalisti e fascisti, segnatamente i politici, languivano tra la fame e la tisi nelle galere di sterminio alle quali i fantocci politici del grande capitale li inviavano.

FONTI

Sidney e Beatrice Webb, Il comunismo sovietico: una nuova civiltà, Torino, Einaudi, 1950
P. Guiboud Rubaud, Ou va la Russie,  Paris, Editions sociales internationales, 1928
Lenka von Koerber, Soviet Russia fights crime, London, E.P. Dutton and Co, 1935
Mary Stevenson Callcott,  Russian Justice, New York, Macmillan, 1935


sabato 29 dicembre 2018

La verità sui gulag sovietici

Traduzione di Guido Fontana Ros

La verità sui gulag sovietici - Sorprendentemente rivelata dalla CIA




INTRODUZIONE

Le bugie "umanitarie" servono a lavare il cervello alla popolazione per sostenere le guerre imperialiste. Nutriti dalla propaganda d'estrema destra e sovvenzionati dalla CIA, gli organi principali di "notizie" descrivono i campi di lavoro sovietici, anche noti come "gulag", come un mezzo adoperato da Stalin per reprimere i dissidenti pro democrazia e ridurre in schiavitù le masse sovietiche. del resto la stessa CIA che per mezzo dell'operazione Mockingbird, diede al complesso militare USA il controllo pressoché totale della stampa mainstream al fine di favorire la disinformazione antisovietica (Tracy, 2018), ha recentemente declassificato alcuni documenti che invalidano le menzogne circondanti i gulag.

La CIA che condusse operazioni antisovietiche per quasi cinque decadi e la cui direzione si sforzava di ottenere informazioni accurate sull'URSS, non poteva essere tacciata di favoritismo verso l'Unione Sovietica. Quindi i seguenti file declassificati dove vengono "confessate" sorprendentemente informazioni favorevoli all'Unione Sovietica, assumono un particolare rilievo.

Mentre concordiamo sulle dure condizioni che esistevano nei  gulag, come succede in ogni sistema carcerario nel mondo, lo scopo di questo articolo è quello di lumeggiare i seguenti fatti:
1) la durezza delle condizioni delle prigioni è stata esagerata dalla stampa occidentale, attraverso menzogne create a bella posta
2) le statistiche attinenti la popolazione dei gulag sono state esagerate
3) ci fu uno sforzo genuino per migliorare le condizioni dei prigionieri quando ci furono le possibilità e
4) i requisiti delle condizioni della prigionia erano molto più alti di quelli vigenti in molti paesi capitalisti.


LE CONDIZIONI DI DETENZIONE

Un documento della CIA risalente al 1957, intitolato "Forced Labor Camps in the USSR: Transfer of Prisoners between Camps" ci rivela queste informazioni circa i gulag sovietici da pagina due a pagina sei:
1) Fino al 1952 ai prigionieri veniva conferito un dato ammontare di cibo, aumentato nel caso che le quote di produzione fossero state superate
2) Dal 1952 in poi il sistema cominciò a funzionare sulla "responsabilizzazione economica", vale a dire più i prigionieri lavoravano più venivano pagati
3) nel caso di completamento e superamento delle quote di produzione del 105% ogni giorno di pena veniva contato per due.
4) Inoltre grazie alla ricostruzione socialista postbellica il governo sovietico poté disporre di più fondi e così aumentò la fornitura di cibo ai detenuti.
5) Fino al 1954 i prigionieri lavoravano 10 ore al giorno, mentre gli operai ne lavoravano 8. Dal 1954 in poi i prigionieri lavorarono 8 ore come gli operai.
6) Uno studio della CIA su un campo preso come campione mostra come il 95% dei detenuti fosse composto da veri e propri criminali.
7) Nel 1953, fu concessa un'amnistia al 70% dei criminali comuni detenuti in quel campo e nei successivi 3 mesi la maggior parte di loro fu di nuovo arrestata avendo commesso nuovi reati.

Qui di seguito alcuni estratti da codesti documenti della CIA, sottolineati e riuniti insieme per facilitare il lettore:


Questi contraddicono in modo assoluto la narrazione  che i prigionieri dei gulag non fossero retribuiti. Indubbiamente il lavoro era forzato, ma erano forniti premi ed incentivi materiali. I prigionieri furono pagati dal 1952 in poi mentre precedentemente erano ricompensati con cibo.

Secondo le fantasie borghesi il "regime" sovietico di proposito affamava la popolazione dei gulag. Invece alla luce dei fatti ci furono sforzi dalla parte sovietica per incrementare la fornitura di cibo ai prigionieri dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Il fatto che la giornata lavorativa fosse solo di due ore superiore a quella degli operai fino al 1954 e che da quell'anno divenne pari a quella degli operai liberi è una chiara dimostrazione delle tendenze egalitaristiche dello stato sovietico.

Oltre tutto, fatto degno di nota è che fossero i criminali non i rivoluzionari pro democrazia ad essere spediti nei gulag. Come in tutti i sistemi giudiziari, certamente c'erano degli errori e qualche innocente poteva finire in prigione; il fatto cruciale è questo fatto venne esagerato dalla stampa imperialista.

Facciamo un paragone fra il sistema sovietico e quello USA. Il 13° emendamento permetto il lavoro schiavile dei detenuti; con molti detenuti vessati a causa della loro etnia. Anche la dinastia Clinton ebbe schiavi nello stato dell'Arkansas (News 2017).


Eccezionale concentrato di grandissime balle

I NUMERI

Secondo la quarta pagina di un altro documento della CIA (1989), intitolato “The Soviet Labour System: An Update,” il numero dei prigionieri dei gulag "crebbe fino a 2 milioni" al tempo di Stalin.


Questi dati sono comparabili a quelli provenienti dagli archivi sovietici desecretati. Il seguente documento è un documento archivistico sovietico declassificato del 1954 ((Pykhalov), di cui un estratto è stato tradotto in inglese:


NDT: A questo punto non possiamo più seguire l'articolo originale, dove è stato fatto un pasticcio ai limiti della comprensibilità con i dati tratti dal libro di Pykhalov, quindi ne facciamo un riassunto corretto e comprensibile.


"Nel periodo intercorrente fra il 1921 e l'inizio del 1953, per reati controrivoluzionari furono condannate  a morte 642.980 persone, 2.369.220 alla reclusione e 765.160 al confino.
Tuttavia vi sono altri dati, sempre dal libro citato, che dettagliano con cifre di poco differenti il numero delle persone condannate a morte in quell'arco temporale: 815.619 condannati a morte su 4.308.487 persone processate.
Bisogna considerare però che in questi dati è compresa una notevole quota di criminali comuni (almeno il 30%) e che spesso non tutte le sentenze capitali venivano eseguite. Per esempio, su 76 condanne a morte emesse dalla Corte distrettuale di Tyumen nella prima metà del 1929, al gennaio del 1930 solo 9 furono eseguite... e 46 furono trasformate in pene detentive o annullate."

Gli archivi sovietici rimasero riservati per decenni, furono aperti solo dopo il collasso dell'Unione Sovietica. In aggiunta, dopo la morte di Stalin, il capo della NKVD (Ministero degli Interni russo) , Lavrenty Beria, sostenitore di Stalin, fu fatto uccidere prontamente da da Khrushcev, accanito antistalinista (History in an hour 2010). 

Questi fatti rendono molto improbabile che i servizi di sicurezza sovietici fossero favorevoli a Stalin.

IL NOBEL DELLA MENZOGNA


Lo storico italoamericano Michael Parenti (1997, pp. 79-80), analizzò ulteriormente i dati provenienti dagli archivi sovietici:


"Nel 1993, per la prima volta, diversi storici hanno ottenuto l'accesso agli archivi precedentemente segretati della polizia sovietica  e sono stati in grado di stabilire stime ben documentate della popolazione delle prigioni e dei campi di lavoro e hanno scoperto che la popolazione totale dell'intero sitema dei gulag a partire dal gennaio 1939, verso la fine delle Grandi Purghe, era di 2.022.976, e in quel periodo iniziò pure una purga degli epuratori, tra cui molti funzionari dell'intelligence e della polizia segreta (NKVD) e membri della magistratura e altri comitati investigativi, che furono da quel momento ritenuti responsabili per gli eccessi del terrore nonostante le loro proteste di fedeltà al regime."

"I campi di lavoro sovietici non erano campi di sterminio come quelli che i nazisti costruirono in Europa: non c'era uno sterminio sistematico dei detenuti, nessuna camera a gas o forni crematori per sbarazzarsi di milioni di corpi ..." La grande maggioranza dei detenuti del gulag sopravvisse e alla fine ritornò alla società quando fu concessa l'amnistia o quando finirono di scontare la pena. Ogni anno, dal 20 al 40% dei detenuti erano rilasciati, secondo i registri degli archivi. Nonostante questi fatti, il corrispondente di Mosca del New York Times (7/31 / 96) continua a descrivere il gulag come "il più grande sistema di campi di sterminio nella storia moderna".

"Quasi un milione di prigionieri di gulag furono rilasciati durante la seconda guerra mondiale per prestare servizio militare. Gli archivi rivelano che più della metà di tutti i decessi nei gulag per il periodo 1934-53 avvenne durante gli anni della guerra (1941-45), per lo più a causa dalla malnutrizione, quando la fame e gli stenti erano il destino comune dell'intera popolazione sovietica (circa 22 milioni di cittadini sovietici morirono durante la guerra). Nel 1944, ad esempio, il tasso di mortalità nei campi di lavoro era di 92 su 1000. Nel 1953, con la ripresa postbellica, le morti dei campi erano scese a 3 per 1000."

"Tutti i detenuti dei gulag possono essere considerati vittime innocenti della repressione rossa? Contrariamente a quanto siamo stati portati a credere, quelli arrestati per crimini politici ("reati controrivoluzionari ") erano compresi tra il 12 e il 33% della popolazione carceraria, con variazioni annuali. La maggior parte dei detenuti era accusata di reati non politici: omicidio, aggressione, furto, banditismo, contrabbando, truffa e altre violazioni punite in qualsiasi società."

Così, secondo la CIA, circa due milioni di persone furono inviate al Gulag negli anni '30, mentre secondo gli archivi sovietici declassificati, 2.369.220 fino al 1954. Rispetto alla popolazione dell'URSS dell'epoca, facendo un raffronto con le statistiche di un paese come gli Stati Uniti, la popolazione del Gulag nell'URSS nel corso della sua storia era  in percentuale inferiore a quella carceraria degli Stati Uniti di oggi o degli anni '90. Infatti, secondo la ricerca di Sousa (1998), negli Stati Uniti c'era una percentuale più grande di prigionieri (rispetto all'intera popolazione) di quanti ce ne fossero mai stati nell'URSS:
"In una notizia senza alcun risalto che appariva sui giornali dell'agosto 1997, l'agenzia di stampa FLT-AP riferiva che negli Stati Uniti non c'erano mai state così tante persone nel sistema carcerario come i 5,5 milioni detenuti nel 1996. Questo rappresenta un aumento di 200.000 persone dal 1995 e significa che il numero di criminali negli Stati Uniti è pari al 2,8% della popolazione adulta. Questi dati sono disponibili per tutti coloro che fanno parte del dipartimento di giustizia nordamericano .... Il numero di detenuti negli Stati Uniti oggi è di 3 milioni più alto del numero massimo di detenuti in Unione Sovietica! Nell'Unione Sovietica, ci fu un massimo del 2,4% della popolazione adulta in carcere: negli Stati Uniti la cifra è del 2,8% ed è in aumento! Secondo un comunicato stampa diffuso dal dipartimento della giustizia degli Stati Uniti il ​​18 gennaio 1998, il numero di detenuti negli Stati Uniti nel 1997 è aumentato di 96.100 persone".

CONCLUSIONE 

Ritenendo l'URSS come la maggior sfida ideologica, la borghesia imperialistica occidentale demonizzò Stalin e l'Unione Sovietica. Ora dopo decenni di propaganda, archivi desecretati russi e americani smascherano insieme queste menzogne antisovietiche. Degno della nostra attenzione è il fatto che la CIA, fonte aspramente antisovietica, abbia pubblicato documenti desecretati che smantellano i veri e propri miti che promuoveva e continua a promuovere nei mezzi di comunicazioni di massa. I file CIA insieme ai documenti declassificati degli archivi sovietici hanno dimostrato che la stampa borghese mentiva sui gulag.



FONTI




13th Amendment to the U.S. Constitution: Abolition of Slavery. (n.d.). Retrieved August 28, 2018, from https://www.archives.gov/historical-docs/13th-amendment

Central Intelligence Agency (CIA). (1989). THE SOVIET FORCED LABOR SYSTEM: AN UPDATE (GI-M 87-20081). Retrieved February 12, 2018, fromhttps://www.cia.gov/library/readingroom/docs/DOC_0000500615.pdf

Central Intelligence Agency (CIA). (2010, February 22). 1. FORCED LABOR CAMPS IN THE USSR 2. TRANSFER OF PRISONERS BETWEEN CAMPS 3. DECREES ON RELEASE FROM FORCED LABOR 4. ATTITUDE OF SOVIET PRISON OFFICIALS TOWARD SUSPECTS 1945 TO THE END OF 1955. Retrieved January 5, 2018, from https://www.cia.gov/library/readingroom/docs/CIA-RDP80T00246A032000400001-1.pdf

Hillary and Bill used 'slave labour'. (2017, June 08). Retrieved June 10, 2017, from https://www.news.com.au/technology/online/social/hillary-and-bill-clinton-used-black-prisoners-for-forced-slave-labour-in-the-arkansas-governors-mansion/news-story/9af23848a5d44770b538c931c62460fe

Игорь, П. (n.d.). Книга: За что сажали при Сталине. Невинны ли «жертвы репрессий»? Retrieved August 28, 2018, from https://www.e-reading.club/bookreader.php/1008874/Pyhalov_-_Za_chto_sazhali_pri_Staline._Nevinny_li_zhertvy_repressiy.html

Parenti, M. (1997). Blackshirts and reds: Rational fascism and the overthrow of communism. San Francisco, Calif: City Lights Books.

Sousa, M. (1998, June 15). Lies concerning the history of the Soviet Union. Retrieved August 27, 2018, from http://www.mariosousa.se/LiesconcerningthehistoryoftheSovietUnion.html

The Death of Lavrenty Beria. (2015, December 23). Retrieved August 31, 2018, from http://www.historyinanhour.com/2010/12/23/lavrenty-beria-summary

Tracy, J. F. (2018, January 30). The CIA and the Media: 50 Facts the World Needs to Know. Retrieved August 28, 2018, fromhttps://www.globalresearch.ca/the-cia-and-the-media-50-facts-the-world-needs-to-know/5471956   

































martedì 23 ottobre 2018

La dittatura morbida

Di Guido Fontana Ros

Perché questo titolo? Lo capirete dalle righe seguenti:

Il fatto: una collaboratrice americana dell'agenzia giornalistica russa Russia Today, tale Sameera Khan di Washington ha condiviso sul suo account di Twitter due "meme". 
 Fin qui nulla di anormale, ne vengono condivisi ogni giorno forse a milioni, ma è il contenuto che ha fatto tremare le vene dei polsi anche agli internauti più adusi ai contenuti maggiormente sconvolgenti. 

Il contenuto: Il contenuto afferiva all'epitome del MALE ASSOLUTO: Stalin!!! E non solo!!! Si osava far capire che il sistema dei gulag non era poi così terribile come è stato descritto da quei pochi sopravvissuti dai millemila miliardi di sovietici colà imprigionati. Pensi un po' signora la marchesa a quello che veniva affermato:

"I capitalisti vi hanno ingannato, nei gulag c'era libertà di parola, c'era la possibilità di accedere all'istruzione, vi erano dei teatri, vi si tenevano concerti e la pena poteva essere revocata per buona condotta..."

Orrore, anatema e sacrilegio!!!
Lo sanno tutti che Stalin è peggio di Hitler, che nei gulag perirono di fame e di stenti almeno 70 milioni di persone che aggiunti ai quasi 30 milioni di caduti nella Grande Guerra Patriottica fanno grosso modo 100 milioni di morti... i sovietici dovevano proprio trombare come dei ricci visto che la popolazione dell'URSS nel 1991 ammontava a 291 milioni di persone.
Ma si è subito corso ai ripari, è partita una campagna riparatrice sulla Rete e l'agenzia giornalistica russa è subito corsa ai ripari, infatti ha tuonato: "Subito procedimento disciplinare per la nostra collaboratrice".

E la malaccorta nonché malcapitata giornalista?

Sameera Khan

Ha dovuto chiedere scusa a tutto il mondo, comprese le vittime del dittatore georgiano e promettere che non lo farà mai più. Potrà mai essere perdonata visto che come viene sottolineato è anche una ex reginetta di qualche concorso di bellezza.

Della quantità pressoché sterminata di fonti reperibili attraverso google, raggiungibili scrivendo semplicement RT, gulag e Sameera Khan come fonte ne riporto solo uno.




sabato 11 marzo 2017

Solovki: l’arcipelago della mistificazione antisovietica

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI LUCA BALDELLI


Paesaggio delle isole Solovki


Sul sistema del GULAG sovietico abbiamo già avuto modo di scrivere[vedasi qui, qui, qui, qui e qui] mettendo in luce distorsioni, il più delle volte grottesche, della verità storica, racconti fantasiosi, oscene bugie, documenti contraffatti e rivenduti al gran bazar dell’antisovietismo. Di certo, le falsificazioni più evidenti, smaccate e, in ultima analisi, maldestre, sono quelle che hanno riguardato la storia della struttura concentrazionaria sita presso le Isole Solovki. La propaganda anticomunista ed antisovietica insiste nel ripetere che, in quelle remote isole dell’estremo Nord delle Russie, a 160 km dal Circolo polare artico, funzionò un campo di lavoro che, in realtà, era un autentico campo di sterminio, presso il quale si registrarono decessi in massa e orrori inenarrabili, il tutto per colpa del Partito Comunista dell’Urss, di Stalin e della dirigenza sovietica. Ci troviamo così dinanzi all’ennesima bugia, che va smontata con il sempre valido criterio illuministico dell’analisi delle fonti, specie quelle anticomuniste, nella maniera più rigorosa e scrupolosa possibile. Le fonti, a dispetto di una pretesa oggettività insuperabile, non parlano mai da sole, ma sempre alla luce dell’ambiente nel quale sono state concepite, create e diffuse. Ogni fonte è stata sempre addotta, strumentalizzata, piegata ai fini della propaganda di questa o quella fazione. Sta agli amanti della verità, ai marxisti – leninisti autentici, restituire i contorni veri del quadro di volta in volta raffigurato, oltre la cortina fumogena della propaganda.

Dove si trovano le isole Solovki

Come nasce la storia delle Solovki? Nel 1918, davanti alla controrivoluzione aristocratica, borghese e clericale contro il neonato Paese dei Soviet, con le bande reazionarie potentemente sostenute dalle potenze borghesi e dai loro eserciti, i distaccamenti dell’Armata Rossa e della Ceka decidono la confisca delle scorte alimentari del Monastero delle Solovki, secolare sito religioso, scorte in abbondante eccesso rispetto alle necessità quotidiane dei religiosi presenti e pronte per essere messe a disposizione delle formazioni controrivoluzionarie e degli eserciti stranieri intenzionati a costituire ovunque, nel territorio della Russia, teste di ponte per il balzo finale sul quartier generale del nuovo potere operaio e contadino.


In questo quadro, il Monastero delle Solovki, stupendo, pregevolissimo dal punto di vista storico – artistico, non solo non viene rovinato, intaccato nella sua struttura, ma altresì protetto, con misure severissime, da ogni atto vandalico. La convivenza fra potere sovietico e monaci va avanti per due anni: nel 1920, infatti, vivono nel complesso monastico ben 400 monaci e 200 novizi, liberissimi di riunirsi, pregare, scrivere e predicare. Nessuno torce loro un capello. Di questa libertà, non gentilmente concessa, ma sancita ufficialmente nei codici e nei provvedimenti varati dal potere sovietico, all’insegna della più rigorosa separazione fra Stato e Chiesa, approfitta, come sempre è avvenuto nella storia, una parte del clero per condurre in porto progetti eversivi. Mentre il popolo compie sacrifici pesanti, sovente inumani, nella guerra civile scatenata dai controrivoluzionari, stringendo la cinghia fino quasi all’esaurimento fisico e psichico, nelle fresche cantine delle Solovki, negli androni sotterranei del Monastero, anche dopo le confische del 1918 si sono andati accumulando viveri, bevande e armi in quantità. Queste ultime sono perfettamente oliate e funzionanti, pronte per equipaggiare le bande zariste e reazionarie sempre più in crisi, dinanzi all’avanzata inarrestabile dell’Armata Rossa e del potere sovietico. Una Commissione speciale guidata dal cekista M.S.Kedrov, su mandato del governo centrale, compie un sopralluogo e verifica de visu l’intollerabile situazione esistente. Ci vuole tutta la saggezza dei quadri bolscevichi più maturi e coscienti per impedire che, dinanzi allo spettacolo sorprendente di quarti di carne, sacchi pieni di farina, scatole di caviale e pesce essiccato, barili gementi sotto al peso dei funghi sott’olio, casse piene di pistole e fucili, scoppi, con esiti incontrollabili, la furia degli operai e dei contadini in forza alla Ceka, i quali, spesso, non hanno che un paio di stivali logori e non mangiano che un tozzo di pane con un’aringa e un po' di tè in un’intera giornata. Il desiderio di giustizia sommaria, comprensibile ma non ammissibile per l’etica bolscevica, viene represso e l’autorità si fa valere con saggezza, clemenza e ponderazione: non avviene nemmeno una fucilazione, bensì soltanto l’espulsione dei monaci dalle Solovki, con la bonifica di una centrale controrivoluzionaria di primaria importanza. Alcuni religiosi, che non avevano mai condiviso i traffici in favore dei controrivoluzionari organizzati dai vertici del clero, e per questo erano stati puniti, minacciati, emarginati, vedono nella decisione del potere sovietico una liberazione e denunciano alla Ceka l’Archimandrita Veniamin, al secolo Vassilij Kononov (1868 – 1928). A tal proposito, la propaganda reazionaria ed antisovietica ha sempre parlato di pressioni indebite, torture, costrizioni alla base delle denunce a carico del vertice monastico dell’Arcipelago. Niente di più assurdo e ridicolo si sarebbe potuto sostenere! E’ infatti talmente forte l’evidenza dei beni occultati e dell’armamento nascosto, che ogni atto indebito di pressione sui religiosi, oltre che immorale e non consono al potere sovietico, sarebbe anche perfettamente inutile ed insensato. Come se, nella Roma antica, qualcuno avesse sentito la necessità di torturare Bruto per fargli ammettere la partecipazione all’omicidio di Cesare!


Tutto è sotto gli occhi di tutti, in quel fatidico 1920 e negare la realtà lampante sarebbe, semplicemente, ridicolo. Nel famoso “Arcipelago della fame”, dunque, i pingui e paonazzi monaci, novelli Trimalcioni, si erano dati alla pazza gioia, alla faccia dell’ascetismo sbandierato ai quattro venti: funghi, frutti di bosco, pesce… Sulla loro tavola nulla era mancato e si erano anche accumulate scorte per rifocillare chi, armi in pugno, stava saltando al collo del nuovo Stato degli operai e dei contadini con la volontà di riportare in sella affamatori e parassiti.

 
Monastero della Trasfigurazione del Salvatore Gesù Cristo

L’Archimandrita Venjamin ed il suo braccio destro, il monaco Nikifor, vengono dunque arrestati ed esiliati a Kholmogory, nella Regione di Arkhnagel’sk, dove vengono messi ai lavori forzati, precisamente a tagliare legname, per poi essere liberati nel 1922, vivi e perfettamente in salute. Nei lager degli hitleriani, amici ed alleati di reazionari come quelli russi, per loro sarebbe andata diversamente...
 
Al lavoro per la costruzione del canale del mar Bianco

La cosa più infamante, però, è che tra i capi d’accusa a carico del vertice monastico figurava pure… il furto e l’occultamento di arredi sacri! Altro che le “razzie” dei bolscevichi, cavallo di battaglia mai stanco della propaganda antisovietica di ogni epoca. Proprio alcuni monaci, preti e loro sodali rubavano a man bassa patrimoni preziosi e consacrati a Dio, per rivenderli e lucrare somme favolose sul simoniaco commercio. In quel 1920/22, tocca proprio ai governo dei “senza Dio” bolscevichi reintrodurre, in tutte le Russie, il rispetto per il Padreterno, per la fede e per l’arte sbocciata in secoli e secoli di devozione popolare sincera, genuina quantunque regolarmente strumentalizzata dallo spregiudicato ceto dominante. Solo degli atei convinti possono restaurare, in quelle gelide terre, il rispetto per il messaggio evangelico, traviato e distorto da chi se ne è fatto sempre scudo per comandare, rubare e arricchirsi.

 
La costruzione di una ferrovia

Venjamin e Nikifor, stabilitisi nell’insediamento careliano di Volkozera, muoiono carbonizzati nel 1928, nell’incendio della loro casa, provocato da masnadieri giunti sul posto per tentare un furto dal vicino villaggio di Korovinskaja. La mendace propaganda anticomunista cercherà di mettere in relazione il fatto con moventi politici, ma, come sempre, niente di tutto questo risulterà vero: la giustizia sovietica, con prontezza e senza sconti, condannerà i due autori del misfatto (uno dei quali semideficiente e con precedenti per furto e violenze) rispettivamente a 10 e 8 anni di carcere duro.

 
Prigioniere addette alla raccolta della legna

Intanto, fin dal 1920, allontanati i monaci, anche col consenso della parte “sana” dei religiosi, quella intenzionata a ricostruire altrove una vita spirituale autentica e scevra da maneggi politici, il potere sovietico aveva pensato di trasformare il complesso delle Solovki in un campo di lavoro per controrivoluzionari, attuando sul posto il principio del riscatto dei rei attraverso l’opera del braccio e della mente. Nel 1921 giunge un primo, sparuto contingente di prigionieri, in quello che viene definito con l’acronimo russo di SLON (“Severn’imi lagerjami osobogo naznachenija”, ovvero “Campo del Nord per scopi speciali”).

Detenuti in trasferimento

All’inizio del 1923, la GPU della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa (organo che nel 1922 ha sostituito la Ceka), nella persona del suo Vicepresidente, I.S. Unshlikht, decide il trasferimento del primo corposo nucleo di detenuti da Arkhangel’sk alle Solovki. Un provvedimento dell’OGPU (Direzione politica unitaria dello Stato) del 18 agosto 1923, presentato ed approvato in sede di Consiglio dei Commissari del Popolo della RSFSR, specifica che nel campo delle Isole poste all’estremo nord della Russia, debbono essere ospitati “detenuti politici e criminali comuni condannati”.

Detenuti a Murmask in transito per l'arcipelago

Lungi dall’essere un “campo di sterminio”, come ancora oggi favoleggia la storiografia d’accatto, intonata al diapason dell’odio anticomunista, quello delle Solovki diventa un sito esemplare, anche a seguito di numerosi controlli ed ispezioni volti ad eliminare disfunzioni e combattere abusi. Tutto viene razionalmente organizzato, predisposto ed attuato, specie a partire dal 1925 e i detenuti, attraverso il lavoro, riscattano se stessi ed il loro onore compromesso, diventando ”uomini nuovi” mondati dai germi del parassitismo, della devianza, dell’ostilità preconcetta verso le regole della pacifica ed ordinata convivenza. Non tutto è perfetto, anzi sabotatori e deviazionisti cercano in ogni modo di far fallire i piani, ma i controlli e la vigilanza dello Stato sovietico non difettano e correggono regolarmente la rotta, riportando il campo, a più riprese, sulla giusta via.
Donne addette alla raccolta della torba

Nel 1926/27 funzionano i settori della lavorazione del legname, dell’estrazione della torba, della pesca, della macellazione degli animali marini, dell’allevamento, dell’industria ceramica, meccanica e conciaria. Da un deserto di ghiaccio, le Solovki diventano un sito fiorente e all’avanguardia, appetibile anche per cittadini liberi che vi si vogliano insediare. Come tutto questo possa essere compatibile con un panorama di genocidio pianificato, solo il dio della propaganda anticomunista può saperlo! La popolazione delle Solovki, limitandoci soltanto al numero dei detenuti, conosce un aumento costante e massiccio fino al 1933, anno nel quale si decide lo smantellamento del campo ed il trasferimento dei detenuti presso i campi del Mar Bianco – Mar Baltico. Ecco il quadro demografico dell’insediamento:

  • 1923 2.557 detenuti
  • 1924 5.044 detenuti
  • 1925 7.727 detenuti
  • 1926 10.682 detenuti
  • 1927 14.810 detenuti
  • 1928 21.900 detenuti
  • 1929 65.000 detenuti
  • 1930 71.800 detenuti
  • 1931 15.130 detenuti
  • 1932 N.D., ma presumibilmente attorno ai 17.000 detenuti
  • 1933 19.287 detenuti

Le cifre dal 1931 al 1933 sono specchio non certo di massacri avvenuti, di tassi di mortalità devastanti, ma solo e semplicemente del decongestionamento spinto avviato dalle autorità, in vista dello smantellamento del sito. Occorre sottolineare che l’Arcipelago delle Solovki ha un’estensione pari a 347 kmq, pertanto la densità di popolazione, solo limitando le considerazioni ai detenuti presenti, era arrivata, nel 1930, a 206,91 persone per ogni kmq: un tasso decisamente troppo alto, che se da una parte attestava il livello di sviluppo raggiunto dall’organizzazione economica e politica dell’Arcipelago, dall’altro, in un contesto di isolamento geografico, in un sito approvvigionabile solo a prezzo di gravose spese, e con la pesante ipoteca della stagione invernale, rischiava di trasformare una voce attiva in un oneroso, ingiustificabile passivo.

Kem, il campo di transito delle Isole Solovki

Riguardo alla demografia, un documento è basilare per ogni ragionamento. Esso, infatti, smentisce in maniera categorica ogni tesi sterminazionista relativa alla storia delle Solovki: si tratta della registrazione dei decessi (riferimento: RGASPI F. 17, OP. 21, D. 184, L. 400 – 401), custodita negli archivi di Stato ex sovietici aperti dopo il 1991. In tale documento, si parla di 7500 decessi tra il 1923 e il 193, dei quali 3500 avvenuti nel 1933 per “difficoltà alimentari”. Ora, sia che si prenda per buono e autentico il documento, sia che se ne neghi la validità, da esso non si può ricavare in alcun modo il quadro di un luogo di sterminio: al netto dell’eccesso di mortalità del 1933, infatti, il documento ci offre una cifra di 4000 morti in 9 anni, ossia di 444 decessi su base annua. Considerando, dai dati prima menzionati, una popolazione media di 25/26.000 persone nel periodo 1923/1932, abbiamo una mortalità media del 17,5 per mille, tasso assimilabile a quello della mortalità generale della popolazione sovietica e perfettamente paragonabile a quello della mortalità generale nei Paesi capitalisti europei: in Francia, ad esempio, il tasso di mortalità nel 1925 era pari al 17,6 per mille, quello del 1929 al 18,1 per mille, quello del 1930 al 15,8 per mille e quello del 1933, infine, al 16 per mille. In Italia, per le medesime annualità, i tassi erano rispettivamente del 17,1 per mille, del 16,4 per mille, del 14,1 per mille, del 13,7 per mille. Il tutto va considerato tenendo conto di un piccolo particolare: le Solovki non avevano e non hanno certo un clima paragonabile a quello della Costa Azzurra o del Golfo di Napoli… -20/-30 gradi erano e sono la regola meteorologica, con tutte le conseguenze anche sulla vita concreta di chi le abitava e le abita, fatto questo generalizzabile al 90% del territorio ex sovietico e troppo spesso dimenticato da chi pretende di vestire i panni dello “studioso”. Se poi consideriamo i dati sulla mortalità emersi nel Processo di Norimberga, riferiti ai lager nazisti, il paragone diventa un parallelo tra un luogo di vacanza e un girone dantesco: a Mathausen, ad esempio, nel 1938 il tasso di mortalità era del 35 per mille, quello del 1939 del 139 per mille; a Buchenwald, invece, negli stessi anni, il tasso di mortalità era rispettivamente del 108 e del 147 per mille. Nei luoghi di detenzione dei Paesi capitalisti e nazifascisti si moriva dunque molto di più, e non certo per cause naturali, come capitava al 99% dei detenuti delle Solovki, alcuni dei quali banditi e furfanti giunti nei luoghi di detenzione già feriti e menomati nel fisico a causa delle loro scorrerie criminali. Oltretutto, i documenti che escono dagli archivi ex sovietici sono tutti da prendere con le molle: un buon 50% e oltre degli incartamenti resi noti dopo il 1991, infatti, come dimostra ampiamente il caso dei documenti riguardanti Katyn, sono stati falsificati, interpolati, o sono espressione di “depistaggi” di funzionari infedeli. Spesso non sono mancati neppure falsi timbri e false firme, per rendere le patacche più credibili, come ha dimostrato (non smentito da nessuno) il Deputato comunista russo Ilyukhin nel 2010 [vedasi qui]. Ad esempio, non è peregrino pensare che un 20 – 30% dei decessi registrati alle Solovki, così come in altre articolazioni del GULAG, siano state in realtà, almeno in determinati periodi, “evasioni mascherate” di detenuti, ovvero evasioni spacciate per morti onde evitare sanzioni e punizioni a carico dei dirigenti del campo. Oppure, considerato che, a detta pure di studiosi e funzionari di provata fede anticomunista, quali Jurij Brodskij, LIdija Golovkova, Marina Osipenko, la gran parte dei quadri amministrativi del campo delle Solovki, compresi gli addetti alle registrazioni degli arrivi, delle partenze e dei decessi, era costituito da religiosi detenuti, non è campato in aria ipotizzare che essi, per diminuire artatamente il numero delle risorse umane disponibili, onde mandare all’aria i piani di valorizzazione delle Isole, abbiano gonfiato il numero dei decessi in sede di registrazione, secondo una prassi individuata e perseguita fin dal 1933 nelle ZAGS (Uffici anagrafe) di tutta l’Urss, con misure correttive adottate nel 1934/35, prima fra tutti la determinazione del 21/09/1935 sulla registrazione del movimento naturale della popolazione, resasi necessaria a seguito di sabotaggi attuati da ex kulaki, guardie bianche, pope e aristocratici infiltratisi tra i funzionari, i quali erano adusi emettere due o tre certificati di morte per uno stesso decesso. Il fenomeno può aver acquistato una dimensione particolare proprio nel 1933, anno nel quale i sabotaggi giunsero al culmine, con falsificazioni di rapporti e documenti onde spingere il vertice bolscevico a credere alla bufala della carestia. In quel periodo, il campo delle Solovki era diretto da due loschi individui avvicendatisi a breve giro di posta: Je. I. Senkevich e Ja. A. Bukhband, l’uno in contatto con i circoli nazionalisti polacchi, autori di piani di invasione dell’Urss con la formazione della “Grande Polonia” estesa fino al Mar Nero, l’altro elemento di punta di un’organizzazione terroristica che, attraverso diffusione di false notizie, atti di diversione, attentati sanguinosi, avrebbe dovuto eliminare Stalin ed il vertice bolscevico. I due venivano smascherati, assicurati alla giustizia e condannati alla fine degli anni ’30.


Si è parlato pure di scheletri, teschi ritrovati nei boschi, atti turpi ed inenarrabili di pratiche cannibalistiche diffuse tra i detenuti. Notizie incontrollabili, false, fantasiose o distorte e “montate” a partire da elementi oggettivi. Nei boschi delle Solovki, ad esempio, sono stati ritrovati sì dei teschi, ma, con ogni probabilità, essi appartenevano a detenuti fuggiti e morti a causa dell’asprezza del clima, per colpa di complici traditori evasi con loro, oppure a persone eliminate dai monaci per evitare testimonianze scomode sui furti di arredi sacri, oppure ancora a sbandati ed avventurieri finiti lì e smarritisi chissà quando. Nessuno ha potuto legare quei resti a nomi e cognomi precisi. Di certo, non sta in piedi la favola dei detenuti abbandonati nelle macchie dai “crudeli assassini” della Ceka, Gpu o NKVD, a seconda delle denominazioni via via assunte dagli organismi di gestione dell’ordine pubblico e della vita dei campi. E’ semplicemente folle ipotizzare che, in un sistema concepito per massimizzare la produttività del lavoro sociale dei detenuti, orientandola verso il loro stesso bene e verso il bene della Patria sovietica, si pianificasse l’abbandono a se stessi di centinaia, anzi migliaia di prigionieri/lavoratori. Ciò sarebbe stato uno spreco intollerabile, oltre che un atto moralmente riprovevole, un crimine. Per lo stesso motivo, la tesi delle razioni da fame non sta in piedi: per vivere e lavorare a quelle temperature c’era bisogno di una dieta ricca e varia e lo Stato non poteva non assicurarla, a meno di non pianificare uno sterminio che, come stiamo verificando, era impossibile, essendo ospitati in quell’Arcipelago non “razze inferiori” da decimare (come avveniva, indubbiamente, nei lager nazisti), ma persone da redimere e rendere utili al progresso civile ed economico. Oltre a quanto garantiva lo Stato, vi erano i pacchi inviati dalle famiglie (come avveniva in ogni altro campo di lavoro, checché ne dicano studiosi in malafede!) e i generi reperibili nel ricco ambiente naturale delle Solovki: pesce in abbondanza dai numerosi laghi e laghetti esistenti, funghi presenti in quantità nei boschi ecc... La vigilanza non era poi occhiuta e onnipresente come si è sempre detto e scritto, ma permetteva momenti di libertà, piccole “ore d’aria” preziose per ritemprarsi e anche per… scappare, come testimoniano numerosi casi di evasione, tipo quello raccontato, con infiorettamenti romanzeschi e bugie di contorno, da G.D. Bezsonov (1891 – 1970), morto in tarda età all’estero, nel libro “Ventisei prigioni e fuga dalle Solovki”.

Le stese foto rese pubbliche a partire da archivi desecretati negli ultimi 26 anni, sbugiardano clamorosamente la tesi di detenuti in condizioni oscene, pietose, inumane: nessuno, in queste immagini, appare mal vestito o mal calzato. Tutti sono provvisti di giubbe pesanti, scarponi resistenti, stivali, caldi berretti di pelliccia e guanti adatti per lavorare al freddo pungente di quelle latitudini.

Il potere sovietico, altresì, negli anni ’30 fa letteralmente di tutto, come abbiamo accennato, per migliorare costantemente le condizioni dei detenuti, colpendo episodi di abusi e soperchierie, e ancor più favorendo una vita piena, anche spiritualmente, degli ospiti della struttura concentrazionaria dell’Arcipelago: i detenuti, infatti, possono inoltrare reclami, scrivere lettere, dedicarsi al canto, alla poesia, all’arte. Alcuni progettano addirittura utensili, aerei e infrastrutture innovative. Un’orchestra ed una compagnia teatrale si distinguono per bravura e successo. Il dirigente F.I. Eykhmans, negli anni ’20, promuove addirittura la nascita di una rivista delle Solovki, dal titolo “SLON” (l’acronimo russo del campo) con contributi di detenuti e personale addetto; la rivista raggiunge le 900 copie e viene anche diffusa all’estero.

Sono gli stessi studiosi anticomunisti che ci informano poi di un fatto incontrovertibile e assai significativo: negli anni ’20 – ’30, sull’Isola funzionano pure regolarmente luoghi di culto: una cappella per i cattolici e una per gli ortodossi. Al venir meno di detenuti praticanti, e non per chissà quale demoniaca volontà, i due siti religiosi vengono riconvertiti per altri utilizzi.

Gorkij in visita alle Solovki

Il grande Gorkij, alla fine degli anni ’20, può rendersi conto con i suoi propri occhi della realtà delle Solovki: egli si reca in quel pittoresco punto dell’estremo Nord russo e ammira una realtà di emancipazione, rivoluzione culturale, prima che politica, volontà tesa al bene, riscatto.

“Per me la conclusione è ovvia – scrive il celebre letterato – Abbiamo bisogno di campi come quello delle Isole Solovki”.

Lo studioso Georgij Osorgin, nipote di un detenuto delle Solovki, poi fucilato, ha preteso sostenere che, nell’Arcipelago in questione, vigeva la “legge delle Solovki”. Egli ha detto una parziale verità: alcune guardie e certi funzionari, è vero, hanno compiuto azioni riprovevoli, in certi anni, ma sono stati puniti e sostituiti, o fucilati, non appena il potere sovietico è venuto a capo delle loro angherie, come attestano i casi citati dei responsabili apicali Senkevich e Bukhband.

Alexandere Nogtev diresse il complesso delle Isole Solovki nel 1932-1934. Venne arrestato nel 1938 per attività controrivoluzionaria e terrorismo e scontò 15 anni di reclusione. Liberato nel 1945, morì a Mosca nel 1947.

Infine, a rafforzare le considerazioni sull’assenza di una mortalità di massa come quella forzosamente accreditata dalla storiografia bugiarda, è l’ “albo d’oro” dei detenuti famosi delle Solovki, verificabile anche da wikipedia: esso ci mostra come praticamente nessuno di coloro i quali sono transitati, in diverse epoche, nelle strutture concentrazionarie dell’Arcipelago, vi ha trovato la morte. E’ il caso di A. Tolstopyatov (1878 – 1945), di I.E. Anichkov (1897 – 1978), di N.P. Anchiferov (1889 – 1958), di V.A. Artemev (1885 – 1962), di A.A. Meier (1874 – 1939), di I.N. L’ysenko (1917 – 2015), di D.S. Likhaciov (1906 – 1999), tutti studiosi, militari pluridecorati, artisti, filosofi passati per le Solovki e ad esse regolarmente sopravvissuti, ad onta della vulgata sterminazionista. Accanto a loro, una pletora di altri nomi, tutti verificabili da fonti al di sopra di ogni sospetto.

Insomma, le Solovki, oltre che un meraviglioso luogo naturale, una fucina di esperimenti di ingegneria umana avanzati, si possono definire anche, col sestante rivolto alla rotta dell’anticomunismo e dell’antisovietismo… l’Arcipelago delle menzogne! Senonché, però, esse hanno, come sempre, le gambe corte e la durata nel tempo non è un requisito del quale possono menar vanto!

Riferimenti bibliografici, sitografici e audiovisivi

Jurij Brodskij: “Solovki. Le Isole del martirio” (La Casa di Matriona, Seriate, 1998).

Sidney e Beatrice Webb: “Il comunismo sovietico: una nuova civiltà”. 2 voll. (Einaudi, Torino, 1950).

Orlando Figes: “Sospetto e silenzio” (Mondadori, Milano, 2009).

Ludo Martens: “Stalin. Un altro punto di vista” (Zambon editore, 2005)

https://www.youtube.com/watch?v=481ajL2Tj-E&t=1140s

(in russo, di fonte chiaramente anticomunista, ma utile per capire, leggendolo tra le righe, il piano di sabotaggio nelle registrazioni del movimento della popolazione in Urss negli anni ’30)

(in russo, utile per una ricognizione sui personaggi famosi detenuti alle Solovki e sui loro destini, nonché per un’analisi dei dati sulla popolazione dell’Arcipelago e il numero dei decessi negli anni ’30/’30).

mercoledì 23 novembre 2016

Un'analisi logica della teoria delle "repressioni di massa"

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI PAVEL KRASNOV



Traduzione di Guido Fontana Ros




Quando si parla di repressioni di massa che avvennero durante gli anni di Stalin, la propaganda antisovietica afferma i seguenti punti:

  • 20 milioni di sovietici furono uccisi duranti la II GM e altri 20 dal governo nel corso della guerra contro il proprio popolo;
  • 10 milioni furono giustiziati;
  • 40, 50, 120 (!) milioni furono spedite nei campi di concentramento e di lavoro;
  • la stragrande maggioranza dei detenuti in questi campi era innocente, in quanto è ovvio che difficilmente 40 milioni di persone siano tutte dei criminali;
  • quasi tutti i prigionieri furono costretti a costruire canali o furono mandati a disboscare la Siberia dove la maggior parte trovò la morte;
  • perfino i "gulagisti" più famoso sostengono che le repressioni di massa non cominciarono che nel 1933-1935. Questo comporta che tutti questi eventi avvennero in un arco temporale di 15-20 anni che comprende gli anni della guerra;
Quando si chiede: "Perché la gente non si è ribellata mentre veniva sterminata?", loro rispondono:"La gente non sapeva". Il fatto che la gente non conoscesse la scala della repressione non solo è confermato da tutti coloro che hanno vissuto in quell'epoca, ma anche da numerosi documenti e testimonianze scritte.

Per quanto perentorie possano apparire queste affermazioni, invero sollevano parecchie domande a cui semplicemente non si può dar risposta.

Da dove proviene un numero così grande di detenuti? All'epoca 40 milioni di persone corrispondevano alla popolazione dell'Ucraina e della Bielorussia prese insieme, o alla popolazione della Francia, o ancora alla popolazione urbana dell'intera Russia dell'epoca. L'arresto e la deportazione di migliaia di ingusci e di ceceni nel 1944 fu notata dalla gente come un grande evento. Quindi perché l'arresto e il trasporto di parecchi milioni di persone avvenne senza che nessun testimone oculare dell'epoca se ne accorgesse? Durate la famosa "evacuazione all'est" delle industrie del 1941-1942, 10 milioni di persone si spostarono dietro gli Urali lontano dalla linea del fronte. Gli evacuati furono collocati in scuole, in rifugi di fortuna scavati nel terreno, presso altre famiglie, insomma dovunque fosse possibile. Questo evento è ricordato da tutta la generazione più anziana. Se lo spostamento di 10 milioni di persone ha provocato un'enorme risonanza pubblica del genere, che cosa sarebbe successo con il trasferimento di 45, 50, 60 milioni di persone? Anche se lo spostamento fosse avvenuto poco per volta per 10-15 anni, avrebbe comunque richiesto l'arresto e la deportazione di almeno 2-3 milioni di persone all'anno inclusi gli anni della guerra.

La stragrande maggioranza dei testimoni oculari del'epoca hanno notato gli spostamenti delle masse dei prigionieri di guerra tedeschi dopo la II GM verso i posti di lavoro, come i siti di costruzione. Per esempio ancora oggi la gente ricorda che "questa strada fu costruita dai tedeschi". C'erano 3 milioni di tedeschi prigionieri di guerra in URSS e il risultato del loro lavoro non passò inosservato. Cosa sarebbe successo nel caso di un numero di prigionieri maggiore di 10, 20 volte? Solo il fatto dei loro spostamenti da e verso i luoghi di lavoro avrebbe colpito profondamente l'intera popolazione dell'URSS e se ne sarebbe parlato per le decadi a venire. E' mai successo questo? No.

Com'è possibile trasferire un numero così grande di persone attraverso località selvagge (taiga) e quale tipo di mezzi di trasporto disponibili a quell'epoca furono usati? La costruzione diffusa di strade in Siberia cominciò solamente alla fine degli anni '30 e fu quasi interamente arrestata durante la guerra. La movimentazione di milioni di persone nella taiga senza strade a disposizione non è proprio possibile, non vi è alcun modo di rifornirli durante il lungo viaggio. 

Dove furono alloggiati i detenuti. Si è detto che i prigionieri vivessero in baracche, ma anche la più grande baracca non può ospitare più persone di un edificio a cinque piani. L'alloggiamento di 40 milioni di persone richiederebbe la costruzione di dieci città della grandezza di Mosca. Dove sono le tracce di questi insediamenti? Tutte le prove puntano verso la non esistenza di questo fatto.

Se un tale numero di detenuti fosse stato distribuito in molti piccoli campi dislocati nelle terre selvagge, sarebbe stato impossibile rifornirli e trasportarvi i prigionieri senza strade. Per di più questi campi non potevano essere collocati troppo vicini a strade o città poiché risultava impossibile nasconderli e tutti avrebbero saputo della loro esistenza.

Il famoso canale Belomor fu costruito da 150.000 prigionieri, l'opera portuale e idraulica di Kirovsk da 90.000. L'intero paese sapeva che erano stati costruiti da prigionieri. Questi numeri sono un nulla se paragonati alle decine di milioni di schiavi che avrebbero lasciato dietro di loro queste strutture veramente gigantesche. Dove sono queste strutture e qual'è il loro nome? Ci sono molte altre domande che non hanno risposta.

In quale modo un numero così grande di persone poteva essere nutrito? Anche se presumiamo che fossero nutriti con le razioni della Leningrado assediata (250 grammi di pane al giorno per ogni adulto in grado di lavorare), nondimeno sarebbero stati necessari almeno 5.000 tonnellate di pane al giorno, senza considerare le necessità delle guardie dei campi.

Molti hanno visto immagini della celebre "strada della vita", una strada che attraverso il lago Ladoga ghiacciato giungeva a Leningrado assediata, strada usata durante la guerra. In quelle immagini si possono vedere file infinite di autocarri da 1,5 e 3 tonnellate, praticamente i soli mezzi trasporto oltre la ferrovia. La popolazione della Leningrado sotto assedio ammontava a 2 milioni. La lunghezza della "strada della vita" era solo di 60 km, ma il trasporto di rifornimenti anche su una distanza così breve rappresentava un problema estremamente serio. La più grande difficoltà non era rappresentata dai bombardamenti tedeschi che neanche per un giorno interruppero la linea dei rifornimenti, ma dalla scarsa capacità logistica di una strada di campagna (com'era in realtà la "strada della vita"). Come possono i sostenitori dell'ipotesi delle repressioni di massa raffigurarsi il quadro dei rifornimenti di 10-20 città della grandezza di Leningrado, collocate a centinaia o migliaia di chilometri dalle strade più vicine? Com'era possibile trasportare la produzione dei prigionieri utilizzando i mezzi di trasporto di allora? Non aspettatevi alcuna risposta a questa domanda, non ne avrete proprio. 

Dove erano detenuti gli arrestati? Un detenuto in attesa di giudizio non viene detenuto insieme ai condannati che già scontano la pena. Allo stesso modo questi non erano detenuti in regolari prigioni, fatto che significa che dovevano essere rinchiusi in strutture di custodia preventiva e quindi in ogni città ci dovevano essere delle strutture in grado di contenere migliaia di persone. Ci dovrebbero essere state strutture veramente massicce come la famosa Butyrka, il più grande carcere della Russia adibito alla custodia preventiva che poteva ospitare un massimo di 7.000 detenuti. Anche se la costruzione di queste gigantesche prigioni fosse passata inosservata alla gente, queste prigioni sarebbero state impossibili da camuffare in modo da trarre in inganno. Queste particolari e gigantesche costruzioni sono forse sparite dopo l'epoca di Stalin? A proposito dopo il golpe di Pinochet in Cile, 30.000 arrestati furono rinchiusi negli stadi, fatto che fu notato immediatamente dal mondo intero. Quindi cosa possiamo dire al riguardo quando si parla di milioni di prigionieri?

Alla domanda: "Dove sono le fosse comune di milioni di innocenti assassinati?", non avrete nessuna risposta udibile. Dopo l'isteria della perestrojka ci si aspettava delle scoperte di questi siti di sepoltura di massa insieme all'inaugurazione di monumenti ed obelischi proprio in questi luoghi, ma nessun sito del genere fu mai scoperto.  Il fatto delle esecuzioni di massa e delle conseguenti fosse di una scala così enorme è impossibile da nascondere. Ad esempio, le fosse di Babij Yar sono note al mondo intero e durante il 1941-1943, l'intera Ucraina era a conoscenza di questo centro nazista di esecuzioni di massa. In quegli anni si stima che da 70.000 a 200.000 persone siano state uccise e seppellite a Babij Yar. Se fu impossibile nascondere queste esecuzioni, cosa si può dire di esecuzioni 50-100 volte maggiori.

La questione della grandezza delle repressioni può trovare risposta con solo semplice esempio: si sa che circa 8 milioni di soldati sovietici morirono nella guerra e che 30 milioni di cittadini sovietici furono arruolati nell'esercito sovietico durante la guerra. In ogni famiglia sovietica, almeno uno (normalmente di più) fra i parenti stretti prestò servizio nell'esercito durante la guerra. Nella maggior parte di queste famiglie almeno un parente stretto morì al fronte. E' successo qualcosa di simile nelle repressioni di massa, dal momento che i numeri supposti sono molto più grandi? Ci sono stati in ogni famiglia sovietica almeno uno o due "giustiziati" e numerosi "repressi"?

Ritengo che i fatti e le argomentazioni di cui supra sono più che sufficienti a provare che non ci furono repressioni di tale entità. Nessuno fino ad ora è stato in grado di controbattere. Anche se uno di questi fatti possa essere suscettibile di argomentazioni contrarie manipolando i dati, non possono essere confutati tutti nel loro insieme. Il completamento delle simulazioni di anche solo una parte di queste condizioni è impossibile.

Queste cifre colossali non sono state prese a caso dai falsificatori. Questi enormi numeri colpiscono profondamente le persone, creando forti emozioni e queste forti emozioni bloccano la capacità di analisi critica. Le vittime di tali manipolazioni non possono credere che qualcuno possa mentire a questo modo. Metodo largamente usata dalla propaganda nazista. 

Ogni psicologo sa che per ogni individuo medio, qualsiasi cosa che ecceda in grandezza la cifra di circa centomila viene classificata in un vago "tantissimo". Così, se per esempio si dice che cento milioni di persone sono morte, un individuo medio può facilmente crederci, in quanto non ha mai a che fare con numeri del genere nella sua vita quotidiana.


martedì 22 novembre 2016

Quante possibilità c'erano di essere spediti in un gulag?

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI PAVEL KRASNOV

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros





Nell'articolo "Una logica analisi della teoria della repressione di massa" noi riscontriamo che le cosiddette "decine di milioni di persone vittime della repressione", non sono altro che un mucchio di bugie inverosimili che non reggono neanche alla più semplice analisi logica. Ma come stanno veramente le cose? Quanta gente è stata sbattuta nei GULAG e perché? Quanto era terribile viverci, quante probabilità c'erano di esservi mandati nella vita reale, non nelle bugie dei pagliacci della propaganda della TV?

Ci sono statistiche sovietiche estremamente chiare a questo riguardo, perché è del tutto impossibile gestire milioni di persone senza registri e archivi. Per di più non è neanche possibile gestire una fabbrica da centinaia di operai senza registri, figuriamoci un intero paese. Questi dati archivistici esistono realmente e nessuna comunità scientifica seria mette in discussione le statistiche di quegli anni. D'altra parte alcuni hanno fatto la pazzesca congettura che negli anni '30 del 20° secolo, le prigioni dell'URSS tenessero 2 registri archivistici, uno reale per uso interno e uno fasullo per le persone che sarebbero vissute decadi dopo.
Diamo uno sguardo alle statistiche. Troveremo quanto ci sia di vero nella teoria per cui l'industrializzazione dell'URSS fu realizzata grazie al lavoro di "milioni di prigionieri schiavi".

Il maggior specialista in questa materia, Viktor Zemskov, che ha lavorato negli archivi sovietici nel periodo della "perestrojka" ci fornisce i seguenti fatti:
"Nel 1937, nei Gulag  c'erano 1.196.369 prigionieri e l'87% di loro erano prigionieri normali, come ladri, truffatori, ecc, non detenuti politici. Nel 1938 i prigionieri erano 1.881.570 e l'81% era costituito da criminali ordinari" (1)
Dal 1939 alla II GM, il numero dei prigionieri andò decrescendo soprattutto perché furono rimessi in libertà avendo scontato la pena. La percentuale più piccola di criminali ordinari la si ebbe nel 1947 col 40%, ma le prigioni di quell'epoca erano piene di criminali di guerra come parricidi, disertori, collaborazionisti, saccheggiatori e altre "innocenti vittime" di questo tipo.

Il numero maggiore di prigionieri dei gulag lo si ebbe al 1 gennaio del 1950 con 2.567.351 detenuti, di cui il 77% era composto da criminali comuni, per lo più banditi del dopo guerra.

Cosa significano questi numeri? Sono grandi o no? Circa 1,9 milioni di prigionieri al picco delle "repressione di massa" non è qualcosa di inusuale? Facciamo un paragone con i numeri dei detenuti nella "patria della democrazia", gli USA, dove oggi ci sono più di 2,3 milioni di detenuti. (2)

La popolazione USA è di circa 300 milioni e la popolazione dell'URSS negli anni '30 era circa di 200 milioni. Se noi raffrontiamo la proporzione e immaginiamo gli USA avere ora la popolazione dell'URSS degli anni '30, gli USA dovrebbero avere 1,53 milioni di prigionieri, un po' meno di quelli del picco della "repressione" (1,88 milioni) e un po' di più di quelli del "terribile 1937" e quasi la cifra dei prigionieri del sistema dei gulag nel 1939.

Ora in Russia ci sono circa 1,1 milione di donne e uomini in prigione e nei campi di lavoro. Se la raffrontiamo alla popolazione attuale dell'URSS (da 145 a 200 milioni), vedremo che il numero dei detenuti è più alto del 25% rispetto a quello del 1937 e minore del 25% di quello del 1938. Noi possiamo affermare che praticamente non c'è alcuna differenza tra finire in prigione al tempo di Stalin o di Yeltsin-Putin, i regimi in questo sono uguali.

Possiamo chiedere ai russi se si sentono pietrificati dalla paura di finire imprigionati dall'attuale governo? Possiamo chiedere agli americani se temono di essere imprigionati da Bush o da Obama? Si metteranno a ridere. 

Il massimo numero di prigionieri l'URSS non fu mai superiore al 2% della forza lavoro dell'intera nazione. Per questo l'affermazione "l'industrializzazione in URSS fu realizzata principalmente da prigionieri schiavi", non è nient'altro che una evidente e impudente bugia. Inoltre i prigionieri potevano essere usati in lavori di bassa manovalanza come scavare, quando nell'industria moderna e nelle costruzioni si richiedono lavoratori altamente qualificati.

Inoltre, nel 1938 la maggior parte dei compiti dell'industrializzazione sovietica erano stati completati (quasi l'80%). L'industrializzazione era cominciata nel 1928 ed era praticamente finita nel 1939.

Prima del 1938 c'erano meno di 1,2 milioni di prigionieri in URSS e nel periodo più difficile dell'industrializzazione (1934), ce n'erano solo mezzo milione. Questo significa che durante tutti gli anni del processo di industrializzazione dell'URSS, non c'erano "milioni di schiavi prigionieri", essendo il numero medio di prigionieri in quel periodo inferiore a un milione.

La percentuale media di prigionieri durante l'industrializzazione era pari a circa lo 0,8% della forza lavoro dell'URSS. Noi traiamo la conclusione che il coinvolgimento del lavoro dei detenuti nella costruzione dell'economia sovietica sia stato trascurabile.

La situazione penale in URSS era molto complessa: proprio dopo la Guerra Civile quando vi erano oltre 4 milioni di bambini senza casa e migliaia (!) di terroristi appositamente addestrati e squadre di commando si infiltravano in URSS attraverso il confine da Polonia, Romania, Ungheria, Cina, Finlandia, ecc., dove erano ospitati, aiutati e addestrati dai rispettivi governi. Era così nell'epoca in cui l'URSS era divenuta una sorta di campo di battaglia dove una guerra ne seguiva un'altra: Asia Centrale, 1 anno di guerra, guerra con la Cina (guerra in Manciuria del 1929), conflitto di Hasan con il Giappone, battaglia di Khalkin Gol pure con il Giappone, per tacere della II GM. 

E nonostante queste guerre e la devastazione del paese, la percentuale dei prigionieri nella popolazione nell'URSS di Stalin era la stessa degli attuali USA.
"In realtà il numero dei detenuti in qualità di prigionieri per attività controrivoluzionaria dal 1921 al 1953 (33 anni) assommava a 3,8 milioni". (3)
Chi erano questi "criminali controrivoluzionari"? Condannati per questi crimini erano spie, parassiti, terroristi, banditi che erano sostenuti dall'estero, boia di Hitler, collaborazionisti, persone che avevano fatto propaganda antisovietica e antistatale (inclusi i propagandisti nazisti e giapponesi) e coloro che avevano partecipato a ribellioni contro lo Stato. E nella condizione di guerra permanente erano considerati pericolosi dal governo sovietico. Bisogna tener presente che era finita da poco la Guerra Civile, per cui  c'era un mucchio di persone che odiavano l'URSS e il regime bolscevico. Questi "oppositori" erano pronti a fare ogni cosa per danneggiare l'URSS.

Questi controrivoluzionari erano condannati a pene estremamente diversificate, fra cui la deportazione e il divieto di residenza in determinate città. (765.180 persone).

Il 38,4% dei prigionieri era condannato da 5 a 10 anni di detenzione, il 35,5% da 3 a 5 anni, il 22,2% a meno di 3 anni e solamente lo 0,9% a più di 10 anni.

La condanna media al gulag era di meno di 4 anni, per nulla schiacciante se paragonata a quelle del "caposaldo della democrazia e dei diritti umani"; negli USA del 2007 la durata media delle condanne alla detenzione era più di 5 anni (63 mesi).

Perché non si sentono guaiti e lamenti sui gulag USA che sono peggiori di quelli del tempo di Stalin?

Alla fine degli anni '80, Michael Gorbachev orinò la creazione della cosiddetta "commissione per la riabilitazione" che fu ulteriormente accresciuta durante l'epoca di Yeltsin. Secondo le conclusioni di questa "commissione":
"In base all'informazione dell'ufficio del procuratore Generale, sono stati riaperti 632,302 casi, in cui sono coinvolte 901.127 persone, di cui ne sono state riabilitate 637.614" (4)
Si noti che solo 636.302 casi sono stati riaperti poiché in tutti gli altri casi, non c'erano criminali da "riabilitare"



Vi chiedo scusa, ma dove sono i "molti milioni di vittime"?

Se possiamo definire biasimevole il lavoro di questa "commissione per la riabilitazione", useremmo un termine ancora troppo gentile, infatti quello che succedeva può essere descritto brevemente come azioni del tutto illegittime: le persone venivano "riabilitate" a mucchi in pochi minuti! Furono riabilitati mucchi di veri e propri criminali.  Alcuni possono dire del tentativo di proclamare il generale Vlassov (un parricida che era passato dalla parte di Hitler e che aveva preso parte a massacri di civili) "vittima innocente", tentativo che fallì solamente a causa della generale indignazione dei veterani della II GM.

Alcuni casi resi pubblici mostrano una fantastica impudenza: "discolpe" di terroristi, sabotatori e spie presi mentre cercavano di passare la forntiera sovietica armi alla mano.

Il presidente della commissione era il famoso traditore bugiardo Yakovlev, uno degli uomini chiave della perestrojka. Secondo le sue direttive alla commissione:
"Tutte le persone condannate come criminali da tutti gli organi non giurisdizionali dovevano essere considerate innocenti".
Questa affermazione è fraudolenta perché i tribunali militari e le corti compostte da tre (trojke) che erano dei tribunali di fatto appositamente creati per velocizzare la procedura quando la colpevolezza dell'imputato era evidente, ad esempio in caso di flagranza. (5). Tutti questi imputati, nonostante che i loro crimini fossero stati provati, furono definiti "vittime della repressione".

In base alla legge per la riabilitazione" di Yeltsin (parte 5), le persone erano definite "innocenti" nonostante che tutte le prove legalmente ottenute confermassero nel processo i seguenti crimini: "propaganda antisovietica" (incluso quella effettuata nel periodo bellico), diffusione di vere e proprie menzogne che infangassero il regime sovietico, usurpazione dei diritti dei cittadini sovietici mediante finta devozione al regime e perfino evasione dalle prigioni sovietiche se la persona era stata definita sottoposta a "repressione".

Questo significa che secondo  il regime corrente in Russia, era considerato legittimo scappare dalla prigione poiché si era sottoposti alla "repressione" o che andava bene se qualcuno usurpasse i diritti dei cittadini sovietici ed era giusto diffondere menzogne contro il governo e fare propaganda in favore del nemico in tempo di guerra... Tutto questo non ha alcun senso non solo dal punto di vista legale ma anche da quello del buon senso e della ragionevolezza.

Tutte queste riabilitazioni basate sul nulla non possono aiutare i malfattori e i traditori.

Possiamo dire che mettere Yakovlev come presidente di una commissione del genere è come mettere il Goebbels di Hitler a presiedere il tribunale di Norimberga o Giuda Iscariota come barista di Gesù Cristo.

Nonostante i risultati ufficiali di quella frode sfrontata e mare di bugie che fu la "commissione Yakovlev", le vittime ammontano a 637.614. Non v'è alcuna traccia di "parecchi milioni". Questa informazione non è affatto facile da reperire in Russia, non compare nei media ufficiali quanto i proclami sui "molti milioni di vittime della repressione" che udiamo diverse volte al giorno.

Per cui dove sono quei "32 milioni di vittime" che Yakovlev reclamava quando si incontrava con Putin? (6) Significa forse che questa è una balla colossale? Sì lo è. Non era forse la motivazione principale pubblica per uccidere l'URSS?

Ho sottolineato questo punto, vale a dire che l'isteria sulle decine di milioni non era un errore casuale, bensì era un'operazione volta a coprire e nascondere la verità. Ovviamente 30 o 50 milioni di cittadini non possono essere stati tutti dei criminali e se fosse stato vero, senza alcun altra prova, l'URSS poteva essere condannata per crimini contro l'umanità. Ma se noi affermiamo che ci sono state 600 mila o anche 3 milioni di "vittime" in più di 30 anni, la domanda successiva è immediatamente questa: 
"Perché vengono definite "vittime"? Potrebbero essere veri e propri criminali, almeno secondo le leggi sovietiche vigenti all'epoca".
I traditori come gli Yakovlev, gli Yeltsin e i Gorbachev non avrebbero avuto alcuna speranza in un dibattimenti giudiziario equo; la loro affermazione per cui tutti i prigionieri che erano evasi andavano considerati innocenti, sarebbe valsa loro l'espulsione a calci nel sedere da ogni normale corte di giustizia in quanto questa dichiarazione di Yakovlev è del tutto falsa. Loro lo sapevano perfettamente (il lavoro di Zemskov è finito e pubblicato) che nel caso di un'indagine imparziale le affermazioni sulle "repressione di massa", non sarebbero state riscontrate ed è per questo che diedero inizio all'isteria della repressione che era totalmente controllata dai loro mass media.

Che significa questo? Che il paese condannato alla pena capitale era innocente? Sì lo era. Gli orribili crimini contro l'umanità di cui fu accusata l'Unione Sovietica sono del tutto falsi.

Fonti: 

(1) В.Н. Земсков. ГУЛАГ (историко-социологический аспект) Социологические исследования. 1991, N. 6, C. 10-27; 1991, N. 7, C. 3-16,


(3) vedasi nota 1



(5) Игор Пыхалов НЕВИННЫ ЛИ "ЖЕРТВЫ РЕПРЕССИЙ"