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mercoledì 14 settembre 2016

Non avremo mai pace: il leader delle Filippine, Duterte vuole cacciare le truppe USA dal sud del paese

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di GPD

FONTE 1
FONTE 2


Traduzione di Guido Fontana Ros






Il presidente delle Filippine dichiara che le truppe USA "devono andarsene" dal sud del suo paese. Egli biasima i soldati americani di infiammare la tensione con la popolazione locale musulmana, dicendo che "non ci sarà mai pace" fintanto che ci sarà la presenza militare USA.

Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte dice di opporsi al fatto che soldati USA stazionino nella regione meridionale di Mindanao, richiamandosi a come le truppe americane presero parte alla pacificazione dei musulmani filippini cento anni addietro. Egli afferma che quello causò un lungo periodo di risentimento della minoranza musulmana nei confronti della maggioranza cattolica nel sud.

"Fino a quando noi staremo con l'America, non avremo mai pace in questa terra", ha detto secondo l'AP.

Ha mostrato alcune foto in bianco e nero dei primi anni del 1900 che raffigurano donne e bambini uccisi dalle forze USA.

Ha detto: "Le forze speciali devono andare via. Devono andare a Mindanao, là ci sono molti bianchi, devono andarci", per poi aggiungere che avrebbe riorientato la politica estera del paese. "Non voglio una spaccatura con l'America ma devono proprio andarsene".


Egli ha ammonito che le truppe USA dovranno affrontare delle difficoltà nel caso non decidano di ascoltare il suo consiglio.

Ha detto: "Se vedono americani, li uccideranno senza pietà. Otterranno il riscatto e poi vi uccideranno, non importa se siete un americano nero o bianco, vi uccideranno perché siete un americano".

A dispetto della sua coraggiosa dichiarazione di cacciare i militari USA dal sud delle Filippine, Duterte non dice né quando ne come dovrebbe avvenire.

La Reuters riporta che Washington non ha ancora ricevuto la richiesta formale del governo filippino relativa alla questione, infatti il portavoce del Dipartimento di Stato USA, John Kirby ha parlato di una nuova conferenza quando gli è stato chiesto della dichiarazione di Duterte.

Ha sottolineato il fatto che gli USA sono legati a Manila tramite un'alleanza, ma egli  "non è a conoscenza di qualsiasi comunicato del governo filippino... che vada in quella direzione".

Josep Chen, un analista politico dell'università di Hong Kong ha detto a RT di credere che Duterte stia giocando con alcuni segmenti della società filippina che, per il bene del paese, vogliono che le truppe USA se ne vadano.

Egli afferma: "Sembra cercare di guadagnare popolarità e sostegno con una posizione nazionalista e d'altra parte non vuole apparire troppo dipendente dagli USA per la sicurezza del paese a differenza del suo predecessore".

Cheng aggiunge che il provocare una serie di dispute con gli USA, possa essere una mossa calcolata per migliorare le relazioni con la vicina Cina.

Egli riferisce a RT: "Probabilmente vuole iniziare dei negoziati con Pechino riguardo alla disputa territoriale, avendo intenzione di aumentare i legami economici fra i due paesi, cercando anche di ricevere aiuto economico da Pechino".

Le forze USA sono stanziate a Mindanao dal 2002 per addestrare e consigliare le forze locali che combattono contro i militanti di Abu Sayyaf legati ad Al Qaeda. Mentre la maggior parte della presenza militare USA ha lasciato il paese nel 2015, i funzionari USA dicono che qualche militare è rimasto come consigliere.

Fin dalla sua elezione di giugno, Duterte non ha avuto una relazione pacifica con Washington. Il presidente filippino è stato irritato in modo particolare da quello che percepisce come una lezione dagli USA in materia di abusi dei diritti umani, che hanno fatto seguito alla sua lotta brutale contro le droghe e i trafficanti del paese.

La Polizia Nazionale Filippina (PNP) afferma di aver ucciso 1.466 persone per reati connessi alla droga, mentre altri 1.490 sono stati uccisi da gruppi sospetti di vigilantes, morti che la PNP classifica come "morti in corso di indagine".

Il portavoce della PNP, il sovrintendente capo Dionardo Carlos, ha detto domenica, secondo il Philippine Star: "Il numero di operazioni (di polizia), condotte dal debutto del Oplan Double Barrel, ha raggiunto il numero di 17.389 e sono sfociate nella morte di 1466 persone coinvolte nella droga e nell'arresto di 16.025 sospetti". 

Il presidente Barack Obama ha rifiutato un possibile incontro con Duterte al recente incontro del G20 in Cina, dopo esser stato chiamato da leader delle Filippine "figlio di puttana".

Comunque Duterte ha ritrattato in seguito.

"Sono pronto ad incontrare Obama. Aspetto che Obama mi risponda. Da avvocato ad avvocato, in fondo siamo entrambi avvocati... io non ho mai detto niente del genere. "Si controlli", dice e aggiunge: "... Ho detto così, ma non mi riferivo a Obama... non sono in guerra con l'America".

Il discorso completo del presidente Duterte








L'alterco Obama-Duterte: quello che i mezzi di comunicazione delle corporation non dicono

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di WAYNE MADSEN

Traduzione di Guido Fontana Ros

FONTE



La spiegazione dei media occidentali, che si rivolge a persone con un livello di istruzione molto elementare da scuola secondaria, circa i motivi alla base della recente guerra di parole tra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, ha poco a che fare con il fatto che il leader delle Filippine abbia definito Obama un "Putang ina" o "figlio di puttana" in tagalog [NDT: la lingua parlata nelle Filippine]. La rottura delle relazioni tra le Filippine, una ex e parecchio abusata colonia americana e gli Stati Uniti, si basa sul rinnovato nazionalismo filippino, sul disgusto di Duterte per la selettiva agenda dei diritti umani dell'amministrazione Obama e l'antipatia del leader delle Filippine per coloro che sono stati indottrinati nelle credenze musulmane nella vicina Indonesia.

Duterte sa bene che Obama ha pregato in una moschea e recitato il Corano nei suoi anni della prima infanzia in una scuola statale semislamica a Jakarta. E per Duterte, ex sindaco di Davao City a Mindanao, isola del sud delle Filippine, afflitta dal terrorismo del gruppo Abu Sayyaf, wahabita, finanziato dall'Arabia Saudita e nutrito dalle moschee radicali di tutto il Mare di Sulu dell'Indonesia, l'educazione di Obama nel sud-est asiatico è molto attinente.

Il riferimento di Duterte alla madre di Obama non è stato pronunciato ignorando la storia. Duterte conosce appieno il ruolo di Stanley Ann Dunham Obama-Soetoro nel prosieguo del sanguinoso colpo di stato del 1965, sostenuto dalla CIA e dai musulmani che ha rovesciato il presidente laico dell'Indonesia, Sukarno. Il colpo di stato, in cui il patrigno indonesiano di Obama, il tenente colonnello Lolo Soetoro, ha partecipato come un delinquente brutale per individuare ed uccidere il maggior numero possibile di comunisti e d'indonesiani di etnia cinese, è stato ingaggiato dall'ambasciata degli Stati Uniti a Giacarta.[1]

Nel 1967, la madre di Obama ha fatto ricongiungere a Jakarta il giovane Barack Obama con il suo marito criminale di guerra. Dopo il suo arrivo nel paese con la più grande popolazione musulmana al mondo, la madre di Obama ha lavorato per l'Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID), collegata alla CIA, nei villaggi della parte centrale dell'isola di Giava, con l'ordine di raccogliere il maggior numero possibile di nomi di comunisti. [2]

I documenti segreti indonesiani illustrano il coinvolgimento della madre di Obama nello sforzo di sradicamento dai villaggi rurali giavanesi dei quadri del Partito Comunista Indonesiano (PKI)  e dei sostenitori di Sukarno negli anni successivi al colpo di stato, operazione che si basava su antropologi finanziati dall'USAID come Ann Dunham-Soetoro e che aveva il nome in codice di operazione PROSYM. L'operazione PROSYM, gestita dalla CIA, era svolta da numerose controparti in tutto il Sud-Est asiatico.

L'operazione omologa che si svolgeva nel Vietnam del Sud, mirava ad eliminare i Vietcong e i loro simpatizzanti ed era conosciuto come programma Civil Operations and Revolutionary Development Support (CORDS), detto anche operazione Phoenix. In Laos, il programma di steminio delle forze comuniste del Pathet Lao e delle truppe nord-vietnamite, era conosciuto come operazione Rascal.

Con il predecessore di Duterte, Benigno Aquino, Obama aveva un partner militare disposto ad instaurare una nuova versione della defunta SEATO risalente all'epoca della Guerra Fredda, che legava in alleanza Washington con varie nazioni del sud est asiatico per confrontarsi militarmente e politicamente con la  Cina per acquisire il controllo del Pacifico occidentale. Una "SEATO II" dove le navi da guerra e gli aerei da combattimento degli Stati Uniti avrebbero, ancora una volta, completo accesso alle basi nelle Filippine per le loro implementazioni "WESTPAC"; questa era l'intenzione di Obama e dei suoi generali e ammiragli del Pentagono e di Pearl Harbor nelle Hawaii. Dopo essere stato eletto presidente in basa ad una piattaforma nazionalista, Duterte ha iniziato ad impegnarsi con la Cina e ha fatto sapere di essere pronto a un compromesso con Pechino che permetterebbe ai pescherecci filippini di continuare a pescare in intorno alle isole del contestato Mar Cinese Meridionale, tra cui il conteso Scarborough Shoal, uno sperone roccioso in questo mare.

Essere accomodanti con Pechino è l'ultima cosa nella mente di Obama. Pertanto Obama era pronto ad emettere una nota di ammonizione a Duterte nel corso del vertice dell'ASEAN nel Laos per il suo comportamento riguardo ai diritti umani e la sua politica in materia di esecuzione extragiudiziale di spacciatori nelle Filippine. Dopo che l'ambasciatore USA nelle Fillippine, Philip Goldberg, ha pubblicamente rimproverato Duterte per il suo giro di vite contro gli spacciatori di droga, il presidente delle Filippine, lo ha definito un "aay figlio-di-una-puttana". Goldberg ha una storia alle spalle di sabotaggio di paesi ai quali era stato assegnato. Fu espulso dal presidente boliviano Evo Morales per l'incontro con i membri dell'opposizione boliviani di destra al fine di fomentare un colpo di stato in Bolivia approvato da Obama.

Duterte, naturalmente, è a conoscenza dei legami che Obama e Goldberg hanno con la CIA. Il presidente delle Filippine, che Obama ha indicato come "colorito" non è, come sostengono i media delle corporation occidentali, un "Donald Trump filippino".

Invece, Duterte è un duro pragmatico che è sul chi va là nei confronti di Obama e dei falchi neoconservatori che, appoggiando i wahabiti e salafiti, dominano la CIA e il Dipartimento di Stato USA. Duterte e i suoi sostenitori sanno perfettamente che la sanguinosa epurazione ad opera della CIA dei membri e dei simpatizzanti del PKI, insieme a quella dell'etnia cinese, in Indonesia, non sarebbe stata possibile senza il supporto della gerarchia musulmana sunnita di Indonesia, un gruppo con cui la madre e il patrigno di Obama erano in stretto collegamento.

Prima e dopo il colpo di stato della CIA del 1965 in Indonesia, il partito politico islamico, il Partito della Stella e della Mezzaluna, ricevette assistenza finanziaria da parte della CIA nella sua jihad dichiarata contro il PKI, gli indonesiani di etnia cinese, cinese indonesiani, e i cristiani indonesiani.Il Partito della Stella e della Mezzaluna, che è ancora attivo in Indonesia, è favorevole all'adozione della sharia islamica in quello che è stato un paese in gran parte secolare dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il movimento politico islamico indonesiano era particolarmente forte a Java, dove la madre di Obama e il suo marito musulmano, Lolo Soetoro, avevano estesicontatti a livello di città, villaggio e borgata. Il problema per le forze di contro-insurrezione nelle Filippine è che i musulmani indonesiani sono stati anche attivi nel Kalimantan (Borneo) e oltre il confine nel Borneo settentrionale inglese (ora Sabah), aree pericolosamente vicine ai separatisti musulmani Moro che si sono ribellati a Mindanao, isola natale di Duterte. Le Filippine hanno anche una questione aperta di lunga data con lo stato di Sabah nel Borneo settentrionale.

Il terrorismo islamico transfrontaliero continua ad affliggere Mindanao, Sabah e l'indonesiana Kalimantan. Più fastidioso per il governo delle Filippine è che il patrigno di Obama era in combutta con un prete filippino gesuita di nome Padre Jose Blanco, agente della CIA che creò la KAMI, una organizzazione studentesca indonesiana anti-cinese e musulmana che fomentò le proteste di piazza nel 1965 contro Sukarno in Jakarta e in tutto l'arcipelago indonesiano. Pupazzi indonesiani della CIA iniziarono anche a fomentare il sentimento anti-cinese nello stato malese del Sarawak.

Tutte queste operazioni della CIA furono condotte sotto l'imprimatur della SEATO, un'organizzazione che Obama e Hillary Clinton vorrebbero vedere risorgere in una nuova forma, al fine di immergere il sud-est asiatico in una nuova Guerra fredda. Duterte ha la visione dello stesso tipo di nazionalismo e di populismo che si sta diffondendo in tutto il pianeta contro i mali gemelli del globalismo e del multilateralismo.

I grandi media occidentali, che conoscono la storia della Indonesia, delle Filippine, e della regione circostante come un bambino di 7 anni, banalizzano lo scontro Duterte-Obama come quello tra un presidente statista degli Stati Uniti e un "Donald Trump filippino".

Duterte è il primo abitante di Mindanao ad essere stato eletto presidente delle Filippine. Come isolano di Mindanao, che ne sa di più sulla storia del Mare di Sulu di molti suoi connazionali, Duterte ha poco tempo da perdere con un presidente americano il cui clan indonesiano ha le mani macchiate dal sangue di innocenti del sud-est asiatico. La lezione di Obama a Duterte sui diritti umani è stata il massimo in termini di arroganza. Duterte, sopravvissuto nella sua carica politica in una Mindanao incline alla violenza e piagata dalla guerriglia islamica, ha fatto capire ad Obama esattamente quello che pensava del parvenu americano.

[1] Per saperne di più vedi qui
[2] Anche qui