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giovedì 10 gennaio 2019

Trotskij nell’Italia fascista del 1932 e l’assoluta inconsistenza del PCL


Di Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli




In un nuovo articolo, intitolato “Dalla tragedia alla farsa”, emerge per l’ennesima volta l’inconsistenza e il carattere involontariamente autodistruttivo della direzione del PCL, di un nucleo dirigente allo stesso tempo presuntuoso, inetto e sottoposto a continue scissioni: un caso da manuale di teoria e praxis della “scissione permanente”.
Infatti avevamo innanzitutto invitato per ben due volte il micro partitino in oggetto, a partire dal nostro articolo intitolato volutamente “Quattro sfide alla candida ignoranza del PCL sul caso Olberg”, a dare risposta alle questioni concrete da noi sollevate proprio rispetto al caso di Valentin Olberg.
Pur sapendo che non ci sarà risposta neanche stavolta, ripetiamo per la terza e ultima volta almeno tre delle domande da noi sottoposte al PCL già alla fine di novembre del 2018 e, non certo a caso, lasciate senza alcun contraddittorio e replica da parte di Ferrando, nel suo articolo del 3 dicembre. 
“Prima sfida per il PCL: come può spiegare che Olberg non si dichiarò in nessun modo stalinista, e più precisamente una talpa e un agente provocatore stalinista, quando egli venne arrestato agli inizi di gennaio del 1936, proprio dalla polizia stalinista, ossia dal suo (presunto) “datore di lavoro”?
Seconda sfida. Proprio seguendo l’ipotesi avanzata dal PCL non si può spiegare in alcun modo perché Valentin Olberg, il presunto infiltrato stalinista, non abbia affermato e dichiarato subito, nel gennaio 1936, sia verbalmente che per iscritto, che egli volontariamente si era finto trotzkista dal 1929 al gennaio 1936, su incarico della polizia stalinista e dei suoi capi di Mosca; che egli si era volontariamente presentato e fatto passare per trotzkista durante sette lunghi anni, dal 1929 fino all’inizio del 1936, su incarico e dietro ordini proprio della polizia stalinista e dei suoi capi di Mosca.
Terza sfida per il PCL: come può spiegare la distanza temporale di più di un anno tra il momento in cui Valentin Olberg, il presunto agente stalinista, ricevette il falso passaporto honduregno nel 1935 dai nazisti e quello nel quale egli confessò tale elemento decisivo alla polizia stalinista nel maggio del 1936?
Infatti un ulteriore elemento di prova rispetto alla reale militanza trotzkista di Valentin Olberg è costituita dalla distanza temporale di più di un anno creatasi tra il momento in cui Valentin Olberg ottenne materialmente a Praga il falso passaporto honduregno, con l’aiuto di Tukalevskij e della Gestapo agli inizi del 1935, e quello in cui invece egli rivelò tale dato di fatto all’NKVD e alla polizia sovietica, ossia nel giugno del 1936.
Lo storico antistalinista Rogovin aveva riportato nel suo libro che “le indagini sul caso Olberg, che si erano concluse a maggio” del 1936 “vennero riaperte” nel giugno del 1936: Rogovin ammise che “ora” (nel giugno del 1936) “Olberg aveva testimoniato di avere legami con la Gestapo”, a partire dal famoso passaporto falso honduregno procuratogli a Praga anche grazie a Tukalevskij e ai nazisti.
Seppur involontariamente, lo storico antistalinista Rogovin ha contribuito a devastare ancora più profondamente la teoria secondo cui Valentin Olberg costituiva un infiltrato stalinista: la falla emerge quasi subito, sempre accettando come veritiera tale ipotesi.
Agli inizi del 1935, Valentin Olberg infatti ottenne ed ebbe materialmente in mano il falso passaporto honduregno, anche grazie a Tukalevskij e alla Gestapo: fatto sicuro e innegabile.
Ma solo nel maggio del 1936, e cioè solo dopo più di un anno, Valentin Olberg confessò tale fatto eclatante e tale clamoroso aiuto logistico di matrice nazista agli investigatori della polizia sovietica: altro elemento sicuro e riportato persino dall’antistalinista Rogovin, anche se quest’ultimo spostò ancora avanti nel tempo, ossia al giugno del 1936, le prime ammissioni di Olberg sui suoi concreti rapporti logistici con Tukalevskij e i nazisti. 
Sussiste, in altre parole, una sicura e innegabile distanza temporale di circa cinquecento giorni tra il momento in cui Valentin Olberg ricevette e venne materialmente in possesso a Praga del falso passaporto honduregno, grazie a Tukalevskij e alla Gestapo, prima di entrare illegalmente e sotto falso nome in Unione Sovietica nel luglio del 1935, e il periodo (maggio del 1936, dieci mesi dopo) in cui invece Valentin Olberg finalmente ammise e confessò di fronte all’NKVD che il suo falso passaporto gli era stato procurato da Tukalevskij e dall’apparato statale nazista.
È solo un dato di fatto arido e privo di importanza, quello avente per oggetto i circa cinquecento giorni che distanziarono l’acquisizione materiale del passaporto falso da parte di Olberg, all’inizio del 1935 e grazie all’aiuto di Tukalevskij e della Gestapo, dalla confessione effettuata da Valentin Olberg all’NKVD stalinista rispetto a tale eclatante notizia e avvenuta solo nel maggio del 1936, più di un anno dopo?
Per niente: si tratta invece di un’informazione sicura che demolisce ulteriormente la tesi di “Olberg-provocatore stalinista”, mentre simultaneamente conferma e comprova nuovamente l’ipotesi opposta, di una notizia sicura rispetto a una condotta di Olberg imperniata sul seguire scrupolosamente la “regola del silenzio” rispetto al nemico, nel caso specifico il regime stalinista.
I cinquecento giorni che separano l’acquisizione materiale da parte di Olberg del falso passaporto honduregno, grazie all’aiuto di Tukalevskij e della Gestapo, dalla data dell’ammissione di tale notizia all’NKVD costituiscono infatti l’elemento concreto che fa sparire anche i dubbi quasi irragionevoli sul fatto che Valentin Olberg fosse un coraggioso militante trotzkista, e non certo un infiltrato stalinista nelle fila trotzkiste”.
Creando, ovviamente, un’inevitabile domanda: perché la Gestapo e i nazisti fornirono un passaporto falso a un intellettuale ebreo, comunista e antistalinista, intenzionato e deciso a entrare in modo illegale nell’Unione Sovietica stalinista del 1935?”.
Anche nel nuovo articolo “Dalla tragedia alla farsa” la direzione del PCL riesce in modo farsesco e più che imbarazzante a non rispondere in alcun modo alle nostre sfide sul caso Olberg.
Nulla, zero e niente anche nella loro ultima pseudo risposta, e la ragione di tale silenzio risulta fin troppo semplice: chi con nulla ferisce, nel nulla perisce.
In secondo luogo avevamo dimostrato già in precedenza e con tutta una serie di argomenti, ivi compreso il significativo e lungo silenzio tenuto in merito dall’intelligente e preparato storico trotzkista Brouè, la concretissima realtà della ricevuta della lettera spedita da Trotskij a Karl Radek all’inizio del 1932: si può ritrovare tale materiale nel nostro articolo intitolato “McGregor, Pompei 1932 e le menzogne di Trotskij”.
Cosa ha opposto di concreto il PCL, nell’articolo dell’8 gennaio 2019, ai “fatti testardi” (Lenin) che abbiamo presentato rispetto alla cocciuta ricevuta della lettera del 1932, conservata non a caso negli insospettabili archivi Trotskij di Harvard?
Ancora una volta, nulla. Zero. Niente.
In terza battuta avevamo sfidato Ferrando e il PCL almeno a entrare nel merito di “Linköping”: parola e città svedese riportata dallo stesso Trotskij durante la tredicesima sessione della commissione Dewey, che demolisce senza scampo la tradizionale tesi antistalinista sulla presunta e immaginaria impossibilità materiale del volo di Pjatakov, nel dicembre 1935.
Anche su questa tematica nell’articolo in oggetto emerge un patetico zero, un niente farsesco e un nulla paradossalmente estremamente rivelatore.
E per le coincidenze da noi evidenziate rispetto agli eventi del 1935, a partire dal fatto sicuro e innegabile che un aereo civile proveniente dall’estero era atterrato in quel mese nell’aeroporto norvegese di Kjeller, a soli cinquanta chilometri in linea d’aria da Honefoss e da dove risiedeva allora Trotskij?

Nulla, zero, niente anche in questo caso specifico.

Avevamo altresì chiarito che Ferrando, nel suo articolo dell’inizio di dicembre dello scorso anno, non aveva detto alcunché neanche sul terzo capitolo del nostro libro: seguito fedelmente, nella sua strada nichilista, anche dal disastroso articolo intitolato “Dalla tragedia alla farsa”. 
E il quinto capitolo del libro “Il volo di Pjatakov”? Anche in questo caso nulla emerge dall’articolo in oggetto, che da una farsa si trasforma ormai in una burla mal riuscita.
Zero, nulla e neanche una risposta anche nei confronti dell’apparentemente assurda “gita nel ghiaccio” compiuta da Trotskij dal 20 al 22 dicembre del 1935, in una gelida foresta norvegese e nonostante che egli si dichiarasse allora “malato”, stanco e febbricitante.
Nell’allucinato pezzo in via di esame non si può trovare ovviamente nulla neanche sulla miserevole figuraccia rimediata da Trotskij durante la sesta sessione della commissione Dewey, sempre in relazione alla sopracitata “gita nel ghiaccio” del 20/22 dicembre 1935.
Infine avevamo sottolineato già nell’articolo intitolato “McGregor, Pompei 1932 e le menzogne di Trotskij” tutta una serie di indizi e prove indirette a favore dell’esistenza concreta dell’incontro segreto di Pjatakov con Trotskij, nella Norvegia del dicembre 1935.
Non si trattava certo di elementi di poco conto.
Ad esempio lo storico trotzkista Brouè aveva infatti ammesso che Lev Sedov, su incarico di Trotskij, mentì clamorosamente nel 1936 rispetto all’esistenza del concretissimo e indiscutibile Blocco delle opposizioni antistaliniste del 1932.
Inoltre erano venuti alla luce del sole i due viaggi compiuti apertamente da Trotskij, nel novembre e nel dicembre 1932, nell’Italia fascista di quel tempo; due viaggi senza avere guai e scocciature di alcun genere da parte della polizia del prototipo di quei regimi fascisti definiti correttamente dall’Internazionale Comunista di matrice stalinista, nel dicembre del 1933, come “la dittatura terrorista aperta degli elementi più reazionari, più imperialisti, più sciovinisti del capitale finanziario”.
Bene, a questo punto ripubblichiamo e ripetiamo per la seconda volta tale sezione del nostro intervento precedente, a cui ovviamente nulla ha potuto obiettare la patetica direzione del PCL all’inizio di gennaio.
“Primi due flash. 
Durante la sesta sessione della commissione Dewey “di fronte alla domanda di Dewey avente per oggetto se egli tenesse “un diario”, Trotskij rispose: non un diario. Le mie lettere sono annotate, lettere spedite e lettere che arrivano. In questo modo, io posso più o meno fissare il mio reale diario”.
Un’evidente bugia, visto che esiste un diario scritto sicuramente da Trotskij nel corso del 1935.
Tra l’altro Trotskij non scrisse unicamente il concretissimo diario del 1935, ma il leader in esilio della Quarta Internazionale ricordò con notevole precisione, in una nota del 9 febbraio contenuta proprio nel suo diario del 1935, che “ne tenni uno” (di diario) “per qualche settimana allo scoppio della guerra”, e cioè nell’agosto del 1914, e anche “un altro in Spagna, dopo la deportazione dalla Francia, nel 1916. Credo che sia tutto”. 
Quindi scopriamo l’esistenza di ben tre diari scritti da Trotskij, nel 1914, nel 1916 e nel 1935: niente male, per una persona che invece dichiarò nell’aprile del 1937 di non tenere “un diario”, a solo due anni di distanza dal momento in cui egli iniziò a scrivere il diario del 1935. 
Sempre sotto l’aspetto dell’abilità di Trotskij nel produrre disinformazione va notato altresì che sempre nel suo diario “dimenticato” del 1935, e più precisamente il 9 aprile del 1935, il leader della Quarta Internazionale annotò che, “nei giorni scorsi, ho letto sulla “Veritè” (l’organo principale di informazione dei trotzkisti francesi, dal 1929 al 1936) “un saggio intitolato: Où va la France? Si tratta di un giornale che, come dicono i francesi, “se rèclame de Trotskij”. Nella sua analisi c’è molto di vero, ma anche molto di taciuto. Non so chi scriva questa serie di articoli” (ripetiamo volutamente: “non so chi scriva questa serie di articoli”) “comunque, uno che conosce a fondo il marxismo”. 
Pertanto Trotskij sottolineò il 9 aprile del 1935, e sempre sul suo diario, che egli non sapeva chi scrivesse “questa serie di articoli”, contenuti sotto il titolo di “Où va la France” e appena usciti su un periodico trotzkista: il problema deriva dal fatto che l’autore di quella “serie di articoli” risulta senza ombra di dubbio proprio lo stesso Trotskij, ossia l’autore delle note contenute nel suo diario del 1935, in data 9 aprile 1935.
In quella data, pertanto, Trotskij dichiarò di non conoscere l’identità dell’autore di un saggio scritto ed elaborato da lui stesso, ossia “uno che conosce a fondo il marxismo”: il leader della costituenda Quarta Internazionale non era diventato schizofrenico di colpo, giudici-lettori.
Essendo ormai in cattivi rapporti con le autorità francesi a partire dalla seconda metà del 1934, dopo la buona accoglienza invece ricevuta al suo arrivo come esule in Francia nel luglio del 1933, Trotskij temeva in quella fase storica un’eventuale perquisizione della polizia locale, che avrebbe potuto colpire e interessare anche il suo diario: non desiderando in alcun modo rivelarsi come l’autore degli articoli dal titolo “Où va la France”, egli dichiarò quindi di non conoscere la paternità di questi ultimi. 
Un trucco e una forma sottile di disinformazione usata, per motivi comprensibili, dal leader in esilio della Quarta Internazionale? Certo, ma si tratta di un’ulteriore prova della capacità di Trotskij di produrre clamorose menzogne, in questo caso non prive d’arguzia e umorismo, quando tale particolare praxis gli faceva comodo e serviva i suoi bisogni concreti”. 
Passiamo ora a un terzo elemento illuminante, ossia la grande elasticità tattica dimostrata dal leader in esilio della costituenda Quarta Internazionale.
Un notevole grado di spregiudicatezza tattica nei confronti degli apparati statali borghesi era stato usato in ogni caso da Trotskij “già nel dicembre del 1932, rispetto all’orrendo regime fascista italiano allora al potere da dieci anni. 
Tornando nel suo esilio in Turchia, dopo una conferenza da lui tenuta a Copenaghen il 27 novembre del 1932, Trotskij transitò infatti per la Francia al fine di imbarcarsi verso i lidi ottomani, ma egli ebbe allora uno scontro con le autorità di Parigi per banali questioni logistiche; al fine di risolvere la situazione Trotskij cercò e ottenne aiuto, invece che dalla vicina Spagna democratico-borghese del 1932, proprio dalla dittatura anticomunista di Mussolini che, secondo le testuali parole dello storico trotzkista Brouè, gli concesse un “visto italiano di transito”. Quest’ultimo ha notato in proposito che Trotskij, “ripartito il mattino del 2 dicembre,” (1932, da Copenaghen) “attraversa la Francia con Lev Sedov, che l’accompagna fino a Marsiglia: qui hanno luogo incidenti con la polizia francese che lo vuole imbarcare a forza su una vecchia tartana, la Campidoglio” (della serie: la comodità prima di tutto). “Ne nasce uno scandalo da cui esce grazie a un visto italiano di transito”, passando brevemente per Milano prima di imbarcarsi per la Turchia. 
Molto prima dei suoi spregiudicatissimi colloqui in Messico, nel giugno e luglio del 1940, con il funzionario statunitense Robert McGregor, Trotskij non ebbe in sostanza alcun problema politico e morale nel dicembre del 1932 a ricercare e ad acquisire un “visto italiano di transito” dalle autorità fasciste italiane, ossia da quella dittatura reazionaria di Mussolini che da dieci anni perseguitava ferocemente e senza interruzione i comunisti e le forze democratiche. 
La sicura informazione sul viaggio italiano – legale e autorizzato dalle autorità fasciste – del leader in esilio della Quarta Internazionale va inoltre collegata e messa a confronto con la tesi, più volte esposta da Trotskij, secondo il quale egli non prese mai e in alcun caso “accordi”, e non avviò mai anche solo delle “trattative dietro le quinte” con i “nemici della classe operaia”. Ad esempio anche nel suo testamento del febbraio-marzo del 1940, redatto poco prima della morte del leader della Quarta Internazionale, Trotskij scrisse: “Non ho bisogno di confutare ancora una volta le stupide e vili calunnie di Stalin e dei suoi agenti: non v’è una macchia sul mio onore rivoluzionario. Né direttamente, né indirettamente non sono mai sceso ad accordi o anche solo a trattative dietro le quinte, coi nemici della classe operaia.
Avendo conosciuto ormai sia il viaggio (legale, autorizzato) di Trotskij, nell’Italia fascista del 1932 sia le affermazioni contenute nel suo testamento del febbraio-marzo 1940, sono possibili a questo punto solo tre ipotesi.
Prima ipotesi: a giudizio del Trotskij che scriveva nel 1940, Mussolini e il regime fascista italiano del 1932 non risultavano dei “nemici della classe operaia”. Escludiamo subito tale tesi.
Seconda ipotesi: Trotskij, nel 1940, si era dimenticato completamente del suo viaggio legale nell’Italia fascista del dicembre 1932. Vista l’ottima memoria di Trotskij, sommata al carattere molto particolare sia dell’incidente di Marsiglia sia della sua successiva permanenza in Italia, dove egli tra l’altro si trovò allora attorniato e seguito da alcuni giornalisti fascisti che cercavano inevitabilmente di ottenere le sue dichiarazioni, escludiamo subito anche tale ipotesi.
A questo punto non rimane che una sola alternativa: Trotskij mentì clamorosamente, anche nel suo testamento del 1940, sul fatto di non essere “mai sceso ad accordi”, “né direttamente né indirettamente”, “o anche solo a trattative dietro le quinte” con i “nemici della classe operaia”. Riteniamo che tale conclusione sia inattaccabile, visto che per entrare pubblicamente e legalmente nell’Italia fascista del dicembre del 1932 Trotskij doveva inevitabilmente “trattare” e “accordarsi”, “direttamente o indirettamente”, con la polizia fascista e le autorità fasciste italiane: per l’appunto egli doveva quindi “accordarsi” con inequivocabili e sicuri “nemici della classe operaia” come quel funzionario statunitense legato all’FBI, ossia Robert McGregor, a cui Trotskij fornì in Messico tutta una serie di succulente informazioni nell’estate del 1940, durante un colloquio tra i due su cui torneremo in seguito”. 
Un altro segmento “di prove indirette riguarda invece le innegabili ed evidenti bugie espresse nel 1936-37 dal leader della Quarta Internazionale e da suo figlio rispetto alle loro reali relazioni con molti imputati nei processi di Mosca, oltre ai casi sopra esaminati di Pjatakov e Radek. 
Partiamo dalla clamorosa menzogna espressa da Lev Sedov, con l’autorizzazione e l’impulso diretto da parte del padre, rispetto alla reale posizione politica di I.N. Smirnov.
Lo storico trotzkista P. Brouè ci ha infatti informati che dopo il primo processo di Mosca dell’agosto del 1936 “Sedov, spinto dal padre che gli chiede di fare quel che ormai non può più fare di persona, comincia la preparazione di un opuscolo, che lo porta a definire meglio la linea di difesa e a condurre un esame critico molto accurato del verbale del processo. Per evidenti ragioni di sicurezza e per timore di nuocere alla difesa degli uomini nelle mani della GPU” (ossia della polizia stalinista) “che non hanno ancora negato, Sedov decide di negare tutto ciò che ha a che fare con il blocco delle opposizioni del 1932. Per le esigenze della difesa Smirnov, che Sedov ammette di aver incontrato, banalizzando però la conversazione, è trattato come un qualsiasi capitolazionista” (della corrente trotzkista) “del 1929, distinto da Zinoviev solo per sfumature; allo stesso modo, tutti gli imputati di Mosca vengono presentati come avversari politici di Trotskij quali effettivamente sono stati in una certa epoca, ma non erano più veramente nel 1932”. 
Focalizziamo innanzitutto l’attenzione sulla figura di I.N. Smirnov: lo stesso storico trotzkista Brouè ammise apertamente che, per le “esigenze della difesa” e “spinto dal padre”, Lev Sedov mentì rispetto alla reale posizione e ruolo politico di I.N. Smirnov, e che cercò invece di farlo passare per un qualsiasi “capitolazionista” rispetto a Stalin, mentre sempre Brouè nel 1991 aveva invece stabilito che I.N. Smirnov fosse, senza dubbio e a tutti gli effetti, già nel corso del 1931 un dirigente politico antistalinista assai vicino alla Quarta Internazionale, come si è già citato in precedenza.
Siamo quindi in presenza di una plateale menzogna elaborata di comune accordo dal duo Sedov/Trotskij, certo sostenuta per le legittime “esigenze della difesa” della costituenda Quarta Internazionale (Brouè); ma se Sedov e Trotskij mentirono rispetto al reale ruolo politico svolto da Smirnov per le “esigenze della loro difesa”, per quale motivo non avrebbero potuto (e dovuto) pronunciare menzogne anche rispetto alla reale posizione politica di Pjatakov e Radek nel 1931-36, sempre “per le esigenze della difesa”? Si tratta in tutti i casi dell’esistenza (o non esistenza) di rapporti politici di matrice antistalinista, in entrambi negati con forza da Sedov/Trotskij.
La sequenza di bugie continuò con la clamorosa menzogna espressa da Lev Sedov, sempre con l’autorizzazione da parte del padre, rispetto alla concreta e indiscutibile esistenza del “blocco delle opposizioni” nel 1932.
Nel passo sopracitato lo storico trotzkista Brouè ammise apertamente che, sempre per le “esigenze della difesa” di Trotskij, suo figlio (e in seguito lo stesso Trotskij, davanti alla commissione Dewey e in altre occasioni) mentirono negando la realtà sicura e indubbia del “blocco delle opposizioni nel 1932”, alleanza politica invece realmente formatasi nel corso di quell’anno.
Di nuovo: se Sedov/Trotskij dissero bugie e raccontarono storie anche negando la concreta esistenza di un fronte unito delle opposizioni antistaliniste nel 1932, sempre per le (legittime) “esigenze della difesa”, perché non dedurne che essi raccontarono frottole anche sulla reale posizione politica di Pjatakov/Radek nel 1931-36 e sul volo di Pjatakov, sempre per le legittime “esigenze della difesa” di Trotskij e della costituenda Quarta Internazionale?
Un discorso identico va effettuato anche per la clamorosa menzogna pronunciata da Lev Sedov, sempre con l’autorizzazione da parte del padre, (“spinto dal padre”) in relazione ai reali rapporti politici creatisi nel 1932 tra Trotskij e Zinoviev/Kamenev, principali imputati al processo di Mosca dell’agosto del 1936.
Nel passo sopracitato lo storico trotzkista P. Brouè ci informa che, sempre per le “esigenze della difesa”, Sedov presentò “tutti gli imputati di Mosca” (al processo di Mosca dell’agosto 1936) “come avversari politici di Trotskij, quali effettivamente sono stati in una certa epoca ma non erano più veramente nel 1932”: tutti gli imputati quindi, ivi compresi Zinoviev e Kamenev, come del resto fece suo padre qualche mese dopo davanti alla commissione Dewey. 
Di nuovo: se Sedov/Trotskij mentivano sulla reale posizione politica di Zinoviev/Kamenev nel 1932, che allora operavano in qualità di astuti oppositori clandestini di Stalin, oltre che rispetto alla loro reale relazione (di alleanza politica) con Trotskij sempre nel 1932, per quale motivo non dedurre che essi produssero menzogne anche sulla reale posizione politica di Pjatakov e Radek nel 1931-36, oltre che sul volo di Pjatakov?”.
Sempre per le “esigenze della difesa”, certo.
Ultimi due flash rilevanti, rispettivamente su Robert McGregor e sulla gita di Trotskij a Pompei nel novembre del 1932, con un regime fascista allora dominante in Italia.
A giudizio di Trotskij si poteva infatti “diventare un informatore temporaneo dell’apparato statale degli USA, se le circostanze concrete l’avessero richiesto.
Trotskij giunse infatti fino al punto di incontrarsi due volte in Messico nel 1940 con un rappresentante del consolato statunitense nel paese latino-americano, un certo Robert G. McGregor, per un flusso di informazioni a senso unico sulle attività degli stalinisti in Messico, teso e finalizzato ad aprire uno spiraglio alla richiesta di visto per gli USA, espressa da tempo da parte del leader dell’ormai costituita Quarta Internazionale. Nel rapporto dell’FBI del 1940 risulta che “nel giugno, Robert Mc Gregor del consolato si è incontrato con Trotskij nella sua casa… Egli” (McGregor) “si incontrò di nuovo con Trotskij il 13 luglio… Egli diede a Mc Gregor i nomi di pubblicazioni messicane, di leader politici e sindacali e di funzionari governativi che, secondo quanto si asseriva, erano legati con il CPM” (Partito Comunista Messicano). “Egli” (Trotskij) “affermò che uno degli agenti principali del Komintern, Carlos Contreras” (l’italiano Vittorio Vidali) “era al servizio del Comitato Direttivo del CPM. Egli discusse anche i presunti sforzi di Narciso Bassols, ex ambasciatore messicano in Francia, che Trotskij sosteneva fosse un agente sovietico, per ottenere che egli” (Trotskij) “fosse espulso dal Messico”. 
Il professor William Chase dell’università di Pittsburgh, che ha trovato il rapporto arrivato all’FBI nel 1940 proprio negli Us States archives-RG 84, notò giustamente che “col procurare al consolato USA informazioni sui loro comuni nemici, fossero essi messicani o comunisti americani o agenti sovietici, Trotskij sperava di provare il suo valore a un governo” (quello statunitense) “che non aveva desiderio di garantirgli un visto d’ingresso”: diventare momentaneamente un informatore e un confidente dell’FBI non costituiva pertanto un grosso ostacolo per lo spregiudicato e disinvolto Trotskij, sempre che tale azione fosse finalizzata a raggiungere un obiettivo politico da lui ritenuto importante. 
A giudizio di Trotskij, dunque, entrare in rapporti di collaborazione momentanea e tattica con nazioni e apparati statali capitalistici non costituiva certo un tabù e un grave problema politico, in certi casi: provi dunque Ferrando, se ci riesce, a dimostrare che i colloqui confidenziali del 1940 di Trotskij con un funzionario statale americano siano una “falsificazione stalinista”.
Si è inoltre già ricordato in precedenza come il leader in esilio della Quarta Internazionale fosse entrato in diretto e indiscutibile contatto “con le autorità fasciste italiane alla fine del 1932, nel suo viaggio di ritorno in Turchia dalla conferenza da lui tenuta a Copenaghen, e a questo punto si può aggiungere che Trotskij si fermò tranquillamente nell’Italia di Mussolini anche durante la tappa di andata del suo viaggio in Europa, visitando Pompei in compagnia della moglie e attorniato in tale escursione anche da quasi una decina di altre persone.
Avvocato del diavolo: “Servono prove indiscutibili, per questa vostra affermazione”.
Ce le fornisce lo stesso Trotskij che, in un’intervista del 23 novembre 1932 rilasciata al giornale danese Politiken, citò esplicitamente Pompei notando che proprio in quel luogo “noi” – ossia lui stesso e sua moglie – “abbiamo avuto una grande esperienza”.
Si tratta di un’altra falsificazione stalinista, Ferrando?
In ogni caso stiamo analizzando una “grande esperienza” di Trotskij che ovviamente si basava sul preventivo e indiscutibile assenso del governo fascista rispetto al suo passaggio sul suolo italiano, con i relativi contatti preliminari tra le due parti in causa necessari a tal fine.
Per ammissione dello stesso leader della Quarta Internazionale in via di costruzione, dunque, nel novembre del 1932 e durante il viaggio di andata verso Copenaghen Trotskij si fece una bella gitarella a Pompei con la moglie, mentre durante il ritorno in Turchia egli si fermò una seconda volta e di nuovo nell’Italia fascista di quel tempo, sempre volontariamente e sempre con l’accordo indispensabile delle autorità anticomuniste di Roma.
Spesso un’immagine vale più di mille parole, e su questa materia si può facilmente trovare un breve ma interessante filmato sulla gita di Trotskij a Pompei cliccando su internet “Leon Trotsky: Trotsky visits the ruins of Pompeii with his wife, Natalia Sedova” (online footage.tv, 18 giugno 2015); oppure si può osservare la foto con Trotskij e sua moglie a Pompei ricercando “Leon Trotsky Russian statesman, visiting Pompeii with his wife”. 
Si tratta forse di un’altra falsificazione stalinista, Ferrando?”
È stato fin troppo facile evidenziare la totale vacuità e inconsistenza delle corbellerie partorite in questo caso specifico dalla fallimentare micro direzione del PCL: ma ormai, di fronte a un caso clinico di natura politica talmente disperato, conviene proprio pensare ad altro.

10 gennaio 2019

venerdì 24 marzo 2017

Il volo di Pjatakov - VI parte

NOICOMUNISTI

REDAZIONE NOICOMUNISTI


Da oltre ottant'anni sentiamo ripetere per ogni dove che i Processi di Mosca contro la quinta colonna in realtà furono una montatura orchestrata dallo "spietato tiranno asiatico" Stalin per disfarsi di ogni opposizione. 
La realtà come viene sempre più dimostrato da studi storici obiettivi è ben diversa.
In questo filone si inserisce, questo studio, unico nel panorama nazionale, dei compagni di MondoRosso.




mercoledì 1 febbraio 2017

Le menzogne di Trotsky - Quali sono e cosa significano

NOICOMUNISTI

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI GROVER FURR


Professore della Montclair State University, Montclair, NJ 07043 Stati Uniti d'America. Quello che segue è una presentazione tenuta alla 7° Forum Mondiale del Socialismo, del Centro di Ricerche per il Socialismo Mondiale Research Center, presso l'Accademia Cinese delle Scienze Sociali (CASS), il 22 ottobre 2016.

FONTE


TRADUZIONE DI GUIDO FONTANA ROS




La personalità e gli scritti di Leon Trotsky sono stati a lungo un punto di raccolta nel mondo per gli anticomunisti, ma durante gli anni '30 Trotsky deliberatamente mentì nei suoi scritti a riguardo di Joseph Stalin e dell'Unione Sovietica. Nel mio nuovo libro, Trotsky's Amalgams, discuto alcune delle menzogne di Trotsky che hanno ingannato la gente e demoralizzato i comunisti onesti per decadi.

Nel gennaio del 1980 l'Archivio Trotsky dell'Università di Harvard venne aperto ai ricercatori. Nel giro di pochi giorni Pierre Broué, il più importante storico trozkista del tempo, scoprì che Trozky aveva mentito. Trotsky aveva sempre negato che alcun "blocco degli oppositori", includente anche i trozkisti, fosse mai esistito in Unione Sovietica. Trozky definiva questo un "amalgama", volendo alludere che fosse una montatura da parte di Stalin. Questo "blocco" fu il principale soggetto del Primo e del Secondo Processo di Mosca del gennaio 1937 e del marzo 1938. Broué dimostrò, grazie alle lettere di Trotsky e del figlio Leon Sedov, conservate nell'Archivio Trotsky, che questo blocco in realtà esisteva.

Nel 1985 lo storico americano Arch Getty scoprì che l'Archivio Trtosky di Harvard era stato sì ripulito dai materiali compromettenti, ma in modo incompleto. Anche Getty trovò le prove che Trotsky invece era rimasto in contatto con alcuni dei suoi vecchi sostenitori all'interno dell'Unione Sovietica. Trosky negò sempre strenuamente questo, affermando di aver tagliato ogni tipo di legame con coloro che avevano "capitolato" dinanzi a Stalin e che avevano pubblicamente rinunciato alle idee trozkiste. Di nuovo Trosky stava mentendo. Nel 2010 il ricercatore svedese Sven-Eric Holmström, pubblicò un articolo sulla questione dell' Hotel Bristol nel quadro del Primo Processo di Mosca dell'agosto 1936. In codesto articolo Holmström dimostra che Trotsky mentiva per l'ennesima volta.

Nel 2005 cominciai a studiare in modo sistematico tutte le accuse contro Stalin e Beria che Nikita Khruschev fece nel suo infame "Discorso segreto". Scoprii che neanche una delle cosiddette "rivelazioni" di Khruschev poteva essere supportata da prove, ma durante gli anni '30 Trotsky aveva rivolto lo stesso tipo di accuse a Stalin che in seguito furono ripetute da Khruschev. Il fatto che Khruscheva non fece altro che mentire, suggeriva che anche Trotsky aveva mentito. Grazie a Broué e a Getty potei sapere che trotsky aveva mentito su punti molto importanti. Ogni investigatore, in ogni giallo, deve chiedersi:"Costui su che altro mente?". 

Stabilii di studiare i suoi scritti per determinare quali affermazioni di Trotsky potessero essere verificate. In questo modo avrei avuto delle prove indipendenti per controllare la veridicità di ogni accusa che Trotsky scagliò contro Stalin, trovai che Trotsky di nuovo aveva mentito. Oggi ho talmente tante prove che non basta un libro per racchiuderle tutte. Così ci saranno 2 altri volumi sulle menzogne di Trotzky. Il secondo volume sarà pubblicato all'inizio del 2017.


Tra il settembre 2010 e il gennaio del 2013, feci ricerche e scrissi un libro sull'assassinio di Sergei Mironovich Kirov del 1 dicembre 1934, il Primo segretario del Partito di Leningrado. Quel libro, The Murder of Sergei Kirov, fu pubblicato nel giugno 2013. L'assassinio di Kirov è la chiave dell'alta politica sovietica del resto degli anni '30:
  • i tre Processi pubblici di Mosca, dell'agosto 1936, del del gennaio 1937 e del marzo 1938, talvolta definì "Processi farsa"; 
  • la "Purga contro i militari" o la "Questione Tukhachevsky" del maggio e del giugno del 1937; 
  • l'Ezhovshchina, dal luglio 1937 all'ottobre 1938, che gli accademici anticomunisti chiamano "Grande terrore" sulla scia del libro disonesto di Robert Conquest. 
Trotsky scrisse anche sull'inchiesta sull'assassinio di Kirov. Egli identificò gli articoli che leggeva sulla stampa comunista francese e sovietica. Scoprii che Trotsky mentiva su quello che questi articoli raccontavano sull'inchiesta circa l'assassinio di Kirov. Trosky fabbricò una storia secondo cui Stalin e i suoi collaboratori erano responsabili della morte di Kirov. Ancora una volta Trotsky mentiva su quello che aveva letto sul giornale francese comunista L'Humanité e sulla stampa sovietica,a cui Trotsky accedeva nel giro di un solo paio di giorni dalla pubblicazione a Mosca.
Le menzogne di Trozky dovrebbero essere immediatamente evidenti a chiunque confronti gli articoli dei quotidiani russi e francesi, che egli leggeva e che affermava di analizzare e studiare accuratamente. Sembra che nessuno fino ad oggi l'abbia mai fatto. Il risultato fu che la versione falsificata da parte di Trosky dell'assassinio di Kirov, che Stalin e il NKVD avessero ucciso Kirov, fu ripresa non solo dai suoi seguaci ma anche da Nikita Khruscev.

Nel suo "Discorso Segreto", completamente falso, Khruschev aggiunse ulteriore credibilità alla storia che "Stalin uccise Kirov". Khruschev e i suoi scrittori di discorsi probabilmente attinsero direttamente da Trotsky. La favola di Trotsky secondo cui "Stalin aveva ucciso Kirov" fu trasmessa da Khruschev ai professionisti della propaganda anticomunista come Robert Conquest e parecchi altri. Alla fine degli anni '80 gli uomini Mikhail Gorbachev cercarono fallendo, di trovare negli archivi sovietici prove a supporto di questa storia.

Aleksandr Iakovlev, ideologo di punta, lì rispedì a scartabellare gli archivi per cercare di nuovo. Ancora una volta gli uomini della squadra di ricerca del Politburo non trovarono alcuna prova che potesse suggerire l'uccisione di Kirov da parte di Stalin. La storia della montatura "Stalin uccise Kirov" è un buon esempio di un certo numero di balle vere e proprie inventate da Trotsky siano state recepite dagli anticomunisti sovietici come Khrushcev e Gorbachev e dagli anticomunisti filocapitalisti dell'Occidente. Nel mio nuovo libro Trotsky’s “Amalgams” rivelo e discuto una seria di altre deliberate bugie da parte di Trotsky su Stalin e l'Unione Sovietica. Tutte queste balle sono state adottate dagli anticomunisti e dai trozkisti. Nel secondo e nel terzo volume di questo libro tratterò degli intrighi di Trotsky con i sabotatori e con i fascisti all'interno dell'URSS, con i nazisti e con i militaristi giapponesi.



All'inizio del 1937, Trosky riuscì a persuadere John Dewey, il famoso pedagogo, e alcuni altri, a tenere udienze per determinare se le accuse rivolte a Trotsky, nei "Processi farsa" del'agosto 1936 e del gennaio 1937 a Mosca, fossero vere. La Commissione stabilì decisamente che Trotsky fosse innocente e che i Processi di Mosca fossero una mera macchinazione. Ho studiato con molta attenzione le 1.000 pagine dei materiali della Commissione Dewey. Ho scoperto che la Commissione fu fu disonesta dimostrando una disarmante incompetenza. Fece errori su errori nei ragionamenti logici. La cosa più interessante è che Trotsky mentì alla Commissione parecchie volte. Non sarebbe stato possible che la Coomissione abbia dichiarato Trotsky "non colpevole" se i membri fossero stati a conoscenza che Trotsky stava loro mentendo. Vorrei menzionare brevemente due sezioni del mio libro. Sono: il mio progetto di verifica, che è mirato a controllare le testimonianze del Processi di Mosca e la mia disamina degli errori che commette la maggior parte dei cultori della storia sovietica, errori che li rendono incapaci di comprendere il significato delle prove che ora abbiamo.

La testimonianza resa dagli accusati nei tre Processi di Mosca pubblici è universalmente dichiarata falsa. Estorta ad uomini innocenti dall'accusa, il NKVD. "Stalin". Non c'è mai stato un brandello di prova a sostegno di questa nozione. Nondimeno è ostinatamente ripetuta da TUTTI gli specialisti in storia sovietica, come da tutti i trozkisti. Grazie agli anni passati ad identificare, cercare, collocare nello spazio gli eventi, ottenere e studiare fonti primarie, ho compreso che oggi ci sono abbastanza prove per controllare molte delle affermazioni fatte dagli imputati ai Processi di Mosca. Ho dedicato i primi 12 capitoli di Trotsky’s Amalgam ad una accurata verifica di molte dichiarazioni degli imputati dei Processi di Mosca, confrontandole con prove oggettive ora disponibili; viene fuori che gli imputati dei Processi di Mosca stavano dicendo la verità. Trostky, Khruschev e i suoi uomini, gli "esperti" sovietici della "guerra fredda", Gorbachev e i suoi uomini e gli accademici di oggi specializzati in studi sovietici, tutti affermano che i Processi furono una montatura. Con le prove ho dimostrato che si sbagliano. Le dichiarazioni testimoniali (confessioni) rese ai Processi di Mosca sono quello che dicono di essere: dichiarazione che gli imputati hanno scelto di rendere. Ho sottoposto a verifica tutto questo con una una gran messe di riscontri probatori al di fuori degli stessi processi e e perfino al di fuori dell'Unione Sovietica. Questa è una conclusione importante. Questo risultato in se stesso invalida il "paradigma antistaliniano" della storia sovietica. E contribuisce anche ad invalidare la versione di Trosky della storia sovietica, versione cui il movimento trozkista oggigiorno continua a credere e a diffondere.

Quelli tra noi, ricercatori, attivisti e altri, che vogliono trovare la verità sulla storia sovietica del periodo di Stalin e che non vogliono attenersi meramente alle nostre idee preconcette, ora sono in possesso di una quantità di risultanze che rovesciano completamente la convenzione del paradigma antistaliniano della storia sovietica. I fatti inclusi sono i seguenti:
  • il fatto che Nikita Khruschev abbia mentito in ogni accusa contro Stalin (e Lavrenti Beria) nel suo sconvolgente "Discorso Segreto" al XX Congresso del CPSU del febbraio 1956. Questo vuol dire recisamente che i ricercatori di Khruschev non trovarono alcun vero "crimine" di Stalin o Beria e così furono costretti alla falsificazione. 
  • il fatto che, nonostante una certosina ed estenuante ricerca negli archivi nel 1962-1964, la "Commissione Shvernik" di Khruschev non poté trovare alcuna prova che suggerisse che gli imputati del Processi di Mosca o quelli dell' "Affare Tukhacewsky" fossero vittime di una "montatura" o che in qualche modo avessero mentito nelle loro confessioni. 
  • il fatto che neppure i ricercatori di Gorbachev e di Eltsin o altri ricercatori anticomunisti, che fin da allora avevano avuto ampio accesso agli archivi ex sovietici, sono stati in grado di trovare alcuna prova che possa confutare le conclusioni nel caso dell'assassinio di Kirov, nei Processi di Mosca o nelle Purghe dei militari. 
  • il fatto che le confessioni ai Processi di Mosca, sono autentiche. 
  • il fatto che Ezhov e solo Ezhov, non Stalin e i suoi sostenitori all'interno della dirigenza sovietica, è responsabile per le esecuzioni di massa del periodo maggio 1938 - novembre 1939, conosciuto dagli accademici come "Ezhovshchina" e dai propagandisti anticomunisti come "Grande Terrore". 
  • il fatto che, nei suoi scritti sull'URSS dopo l'omicidio di Kirov, Trotsky mentì parecchie volte per coprire la sua complicità nei complotti. 
  • il fatto che la maggior parte degli odierni accademici che si occupano del periodo di Stalin in URSS mentono per ingannare i loro lettori. Questo, tuttavia, può essere scoperto solo studiando approfonditamente e meticolosamente le loro fonti. La scuola trotzkista è fortemente ancorata in modo parassitico alla scuola anticomunista maggioritaria. Di seguito un esempio. In una recensione apparsa sul ferocemente antistaliniano World Socialist Web Site, (wsws.org) del libro Stalin dello storico Stephen Kotkin dell'Università di Princeton, il recensore trozkista si riferisce approvandole, le affermazioni antistaliniane di Oleg Khlevniuk, definendolo il rispettato storico russo Oleg Khlevniuk (link all'articolo). Khlevniuk è un fanatico anticomunista e anche un bugiardo patentato in tutte le sue opere. Khlevniuk è un antistalinista; WSWS.ORG è una pubblicazione trozkista naturalmente antistalinista; quindi i trozkisti concedono "fiducia" al più grande bugiardo anticomunista del mondo odierno! Del resto la scuola maggioritaria anticomunista fu plasmata dagli scritti dello stesso Trotsky per decenni. Trostky, naturalmente, sapeva di mentire: 
  1. sul "blocco dei destri, trozkisti, degli zinoveviani e degli altri oppositori"; 
  2. sul suo coinvolgimento nell'assassinio di Kirov del dicembre 1934; 
  3. sul suo complottare con i congiurati militari dell'Affare Tukhachevsky per un golpe contro il governo di Stalin e per pugnalare alle spalle l'Armata Rossa duranti un'invasione ad opera della Germania o del Giappone; 
  4. sul suo complottare con i nazisti e i militaristi giapponesi; 
  5. sul suo cospirare con i fascisti e coni suoi seguaci all'interno dell'URSS per sabotare le industrie, i trasporti e le miniere; 
  6. sulle accuse e sulle confessioni degli imputati ai Processi di Mosca, che Trotsky sapeva essere autentiche; 
Trostky sapeva di aver mentito, più e più volte, nel suo Bollettino dell'Opposizione. Trotsky sapeva di ripetere le stesse menzogne alla Commissione Dewey.


La Guerra Civile Spagnola

E Trotsky sapeva di mentire ai suoi seguaci, inclusi quelli più stretti come Andreas Nin, Erwin Wolf e Kurt Landau. Nin era stato uno dei più stretti assistenti politici di Trotsky. Si supponeva che Nin avesse rotto con Trotsky nel 1931, ma nel 1930 Nin scriveva in un giornale trozkista che i seguaci di Trozky in URSS che avevano ritrattato la loro fede politica in Trotsky e promesso fedeltà alla linea del Partito, l'avevano fatto in malafede. L'avevano fatto per rimanere nel Partito per continuare a reclutare altri complici dei loro complotti segreti. Quindi, benché Nin avesse apertamente rotto con il movimento trozkista in senso organizzativo, le sue azioni i Spagna suggeriscono che si trattava di una copertura per mantenere un collegamento segreto con Trotsky.

Anche i comunisti spagnoli e il NKVD sovietico condividevano questo sospetto. Nin divenne uno dei capi del POUM, un partito antisovietico e antistalinista che era molto amichevole verso Trostky. Erwin Wolf andò in Spagna come rappresentante politico di Trotsky. Egli operava in questo modo per guidare una "rivoluzione" contro la Repubblica Spagnola, giusto nel mezzo della guerra con fascisti spagnoli aiutati da Hitler e Mussolini. Nin e Wolf corsero questi rischi poiché credevano che Trotsky fosse innocente dalle accuse che erano state fatte contro di lui nei Processi di Mosca. Ritenevano Trotsky e non Stalin, un vero comunista e un vero rivoluzionario. Di conseguenza pensavano di andare in Spagna per fare ciò che Lenin avrebbe voluto.

Nel maggio 1937 una rivolta scoppiò contro il governo della Spagna repubblicana a Barcellona. Il POUM e i trozkisti spagnoli aderirono entusiasticamente a questa rivolta. Wolf e landau pensarono di poter dare inizio a una rivoluzione di stile bolscevico, vedendo se stessi come come novelli Lenin, il POUM come i bolscevichi, il governo repubblicano come i capitalisti e i comunisti spagnoli e sovietici come falsi socialisti alla Kerensky! La "rivolta dei giorni di maggio di Barcellona", fu una malefica pugnalata alla schiena alla Repubblica durante il tempo di guerra. Fu domata in meno di una settimana. Dopo di che la polizia spagnoloa e il NKVD sovietico diedero la caccia ai trozkisti e alla dirigenza del POUM. Andreas Nin fu certamente rapito, interrogato e quindi ucciso dalla polizie spagnola e sovietica. La stessa fine toccò probabilmente a Landau e a Wolf.

I sovietici sapevano ciò che noi oggi sappiamo: che Trotsky stava cospirando insieme ai tedeschi, ai giapponesi e ai militari implicati nell' "Affare Tukhachevsky", ma Nin e Wolf certamente non sapevano nulla di tutto questo. Essi credettero nella professione di innocenza di Trotsky. Se Andreas Nin, Erwin Wolf e Kurt landau, avessero saputo quello che Trotsky sapeva e che noi ora sappiamo, sarebbero andati in Spagna per compiere le istruzione di Trotsky? Impossibile! Quindi Trotsky inviò questi uomini in una situazione estremamente pericolosa mentendo loro sulle proprie azioni e scopi e su quello che Stalin stava facendo. E questo costò le loro vite. La stessa cosa è vero per tutti quei trotzkisti che furono fucilati nella stessa Unione Sovietica. Evidentemente, ce n'erano centinaia. Tutti loro sostenevano Trotsky perché credevano alla sua versione della storia sovietica ed erano stati convinti dagli scritti di Trotsky che Stalin stesse mentendo, che i Processi di Mosca fossero una montatura e che il regime di Stalin avesse abbandonato lo scopo della rivoluzione socialista mondiale. Quegli uomini e quelle donne non avrebbero seguito Trotsky se avessero saputo che stava loro mentendo.

Nel primo capitolo di Trotsky’s “Amalgams” esamino gli errori che molti studiosi di storia sovietica, inclusi gli accademici professionisti, quando si confrontano con prove provenienti da fonti primarie. La verità è che pochi, inclusi gli storici di professione, sanno come esaminare le prove storiche. Pochissimi marxisti hanno dimestichezza con un'esame materialistico delle prove o sono capaci di riconoscere o criticare un argomento idealistico quando se lo trovano di fronte. Questi errori non sono solo errori di "negazione" da parte di persone che non vogliono che siano demoliti i i loro preconcetti filo trotzisti o antistalinisti. La maggior parte o tutti gli stessi errori sono fatti anche dagli antirevisionisti filostalin. Le argomentazioni anticomuniste sono state così soverchianti, non solo nella forma filocapitalista durante la "Guerra Fredda", ma anche fra gli apparentemente filocomunisti ma in realtà anticomunisti scritti delle ere di Khruscev e di Gorbachev; questo ha degradato il modo di pesare di tutti noi.

Le bugie di Trotsky che Pierre Broué e Arch Getty scoprirono 30 anni fa furono ignorate. Questo stesso fatto merita una spiegazione. Negli anni '80 e '90 Broué continuò a trovare e a scriverci sopra, altre menzogne di Trotsky, ma nonostante tutto egli continuò a negare l'importanza di queste menzogne. Broué ignorò anche le scoperte di Getty. Primo, l'Archivio Trotsky era stato "espurgato" del materiale compromettente; secondo, Trotsky era rimasto in contatto con gli oppositori come Radek con cui, spergiurava di aver rescisso ogni legame. Vadim Rogovin, prominente storico trozkista della storia sovietica dell'era di Stalin, si unì alla copertura di Broué ed introdusse anche alcune menzogne di suo. I trozkisti e i guerrafondai della "Guerra Fredda" continuano ad ignorare le scoperte di Broué o in alternativa ripetono l'affermazione di Broué che si tratta di bugie senza alcuna importanza. Noi possiamo capire perché facciano così.

Il fatto che Trotsky mentì, conduce a smantellare quello che io chiamo "paradigma antistalin": le versioni della storia sovietica proprie dei trozkisti e degli anticomunisti della "Guerra Fredda". Naturalmente Trotsky doveva mentire.

Egli stava dirigendo una grande congiura per rovesciare Stalin, insieme a molti complici all'interno dell'Unione Sovietica e in seno al Partito Bolscevico, essendo colluso con la Germania nazista, con il il Giappone militarista, con l'Inghilterra e con la Francia. Un complotto richiede segretezza e menzogne. Dopo tutto chi ingannava Trotsky? Non di certo Stalin e il governo sovietico. Essi sapevano che stava mentendo. La conclusione è inevitabile: Trotsky mentiva per ingannare i suoi seguaci! Essi erano i soli a credere a qualsiasi cosa che Trotsky scrivesse.
Credevano che Trotsky fosse il vero, originale leninista di principi che affermava di essere e che Stalin fosse un bugiardo. Questo costò la vita della maggior parte dei suoi sostenitori in Unione Sovietica, allorquando il trozkismo fu messo fuorilegge come alto tradimento dello stato sovietico a causa del complotto di Trotsky con la Germania e con il Giappone. Questo portò i seguaci di Trotsky all'estero a sprecare le loro vite in un culto devoto di un uomo che, in realtà, faceva proprio ciò di cui era imputato di fare dall'accusa e dagli imputati dei Processi di Mosca.

La figura di Leon Trotsky getta un'ombra gigantesca sulla storia dell'Unione Sovietica e quindi sulla storia mondiale del XX secolo. Trotsky fu la più prominente, realmente la sola in vista, figura dell'opposizione nelle dispute di fazione che scossero il Partito Bolscevico negli ani '20. Fu appunto negli anni '20 che Trotsky attrasse a sé il gruppo di persone che formarono l'Opposizione Unita e i cui complotti fecero così tanto, irreparabile danno al Partito, al Comintern e al movimento comunista mondiale.

Conclusioni

Cosa implicano le menzogne di Trotsky, di Khruscev e che siano state ignorate per così tanto tempo?

Cosa comporta per la principale questione che dobbiamo affrontare, noi e qualche miliardo di lavoratori nel mondo oggi? Io mi riferisco alla questione del perché il meraviglioso movimento comunista internazionale del 20° secolo sia crollato, il movimento che 70 anni fa, trionfante nella Seconda Guerra Mondiale , nella rivoluzione comunista cinese, nei movimenti anti-coloniali in tutto il mondo, sembrava di essere su punto di porre fine al capitalismo e portare alla vittoria del socialismo mondiale?

Come convincere i lavoratori, gli studenti e gli altri che conosciamo il motivo per cui il vecchio movimento comunista non è riuscito nei suoi scopi e che abbiamo imparato che dobbiamo fare in modo diverso per evitare di ripetere quei fallimenti in futuro? Dobbiamo studiare la questione. Abbiamo anche bisogno di discuterne, trattando e discutendo punti di vista diversi ma documentati.
Quindi dobbiamo difendere l'eredità del movimento comunista internazionale all'epoca di di Lenin e, in particolare, durante il tempo di Stalin. Allo stesso tempo, non dobbiamo avere alcun timore di criticare, in modo da scoprire quali errori abbiano fatto al fine di non ripetere nuovamente gli stessi errori. A mio giudizio, e spero che sia anche il vostro, scoprire le ragioni del crollo del magnifico movimento comunista internazionale del 20° secolo è la più importante questione storica e teorica per tutti gli sfruttati di oggi, vale a dire la stragrande maggioranza del genere umano. Per avere qualche speranza di riuscita, dobbiamo pensare con coraggio, di "andare dove nessuno è mai giunto prima". Se noi facessimo finta di credere che "Marx ed Engels avevano tutte le risposte" o che "Lenin aveva tutte le risposte" (molti trozkisti, naturalmente, credono che "Trotsky aveva tutte le risposte"), allora avremmo la garanzia, al massimo, di ottenere ben di meno di quello che loro hanno conquistato. Marx ha detto che i grandi eventi storici si verificano due volte "la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa".

La tragedia del movimento comunista internazionale del 20° secolo è stata, in ultima analisi, quella di non avere ottenuto la vittoria finale. A meno che non capiamo dove hanno sbagliato, siamo destinati alla "farsa." Potrebbe essere un crimine politico, il nostro crimine. Quindi, dobbiamo guardare con occhio critico a tutta la nostra eredità. Il detto preferito di Marx era: "De omnibus dubitandum" - "Dubita di tutto". Marx sarebbe stata l'ultima persona al mondo ad escludere se stesso da questo interrogatorio.

La storia non può insegnare direttamente le lezioni. E la storia non è teoria politica. Ma se facciamo le domande giuste, la storia può aiutarci a rispondere. Nel frattempo, tutti noi dovremmo diffondere in tutto il mondo e in ogni modo che, come Kruscev e Gorbaciov, Trotsky ha mentito, mentito dimostrabilmente e palesemente e, per di più, che mentono anche tutti gli "esperti" anticomunisti e antistalinisti ingrassati dalle università e dagli istituti di ricerca capitalisti.

Dobbiamo sottolineare che l'unica via da seguire è quella di costruire un nuovo movimento comunista per sbarazzarci del capitalismo. E che per fare questo, abbiamo bisogno di imparare dagli eroici successi e anche dai tragici errori, dei bolscevichi nel periodo in cui l'Unione Sovietica è stata guidata da Joseph Stalin. La mia speranza e il mio obiettivo è quello di contribuire, attraverso la mia ricerca, a questo progetto che è così vitale per il futuro delle persone che lavorano in tutto il mondo. Grazie.




mercoledì 4 gennaio 2017

Mandel’stam: vittima di Stalin o dell’eversione antistalinista ed antisovietica?

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI LUCA BALDELLI



Un’altra presunta “vittima” dello stalinismo: il poeta e scrittore Osip Emil’evic Mandel’stam.

Fu veramente una vittima del “peggiore tiranno” del secolo scorso?

Oppure siamo di fronte all’ennesima menzogna della propaganda anticomunista?

Come andò realmente questa vicenda ce lo spiega il compagno Luca Baldelli.


sabato 29 marzo 2014

Introduzione di 1937.Stalin'justice: not subject to appeal di Grover Furr e Vladimir Bobrov

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Guido Fontana Ros e Davide Spagnoli, revisione testo a cura di Danila Cucurnia

FONTE ORIGINALE


TRADUZIONE IN PDF


Secondo la storiografia "ufficiale" nel 1937, in URSS, infuria il "Grande Terrore", espressione coniata da Robert Conquest, maestro di disinformazione a libro paga dei servizi segreti britannici. La versione ufficiale è che i Processi di Mosca e la repressione dei complotti miranti al rovesciamento del governo sovietico siano frutto di una montatura del "paranoico" Stalin. Versione purtroppo condivisa da molti compagni che, nella loro ignoranza, continuano a ripetere pappagallescamente. A questo stato di fatto hanno contribuito e continuano a contribuire attivamente i troskisti che non a caso occupano spesso posti importanti nel mondo accademico e godono di ottima accoglienza sui mass media. 
Queste tonnellate di lerciume scaraventate addosso al governo sovietico del compagno Stalin, in realtà servono a nascondere un fatto inaccettabile: la gente non solo non deve sapere ma neanche sospettare che il sistema socialista è infinitamente migliore del sistema capitalista; in URSS, pur tra enormi difficoltà e mille contraddizioni, il sistema socialista funzionò in modo straordinario.
Questo libro articolato in saggi, sulla base della documentazione reale, getta nuova luce su quegli anni. 
Prossimamente sarà nostra cura tradurre un importante saggio di questo libro, seguendo la nostra linea di rendere disponibili interessanti testi ai compagni che non conoscono l'inglese o il russo.

venerdì 28 febbraio 2014

La ricerca della verità su Stalin


REDAZIONE NOICOMUNISTI

di Guido Fontana Ros

Traduzione di Guido Fontana Ros 


Venerdì, 08 settembre 2010 16:50 Yuri Yemelianov



Uno dei traditori: M. Gorbachev 


Recensione del libro di Yuri Zhukov' ”Inoi Stalin” (“Stalin differente”) 

Il collasso del sistema socialista in Unione Sovietica e in alcuni altri paesi d'Europa, la disintegrazione del blocco socialista e delll'URS furono preceduti da un'intensa propaganda antisovietica. Questa propaganda era sponsorizzata dall'occidente e organizzata dalla Quinta Colonna nazionale (in URSS, i membri più influenti della Quinta Colonna furono i leader del PCUS come M. Gorbachev, A. Yakovlev, B. Yeltsin e altri). Lo scopo della propaganda era quello di dipingere il capitalismo come un sistema sociale di libertà e di rispetto per i diritti umani mentre il socialismo era ritratto come un sistema di terrore, di deprivazione umana e di miseria. Tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, parecchi quotidiani popolari, riviste e tutti i canali TV dell'URSS, diffondevano menzogne sul socialismo e sulla sua storia. Le distorsioni maggiori riguardavano il periodo “staliniano”della storia sovietica. Tramite l'utilizzo delle false interpretazioni della storia sovietica esposte da N.S. Khrushchev al XX° Congresso del PCUS (1956), i nemici del socialismo attaccavano ferocemente Stalin e la sua politica. La storia sovietica, al massimo, era limitata agli arresti di massa e alle esecuzioni del 1937-1938. Al contempo, Stalin e i suoi sostenitori, erano ritenuti responsabili di violazioni grossolane della legalità, di arresti e di esecuzioni di molta gente innocente. 

Ora, a 15 anni dalla caduta del socialismo in Europa, la grande maggioranza della gente dei paesi ex socialisti è diventata consapevole dei guasti del capitalismo e ne risulta una diffusa nostalgia per i vantaggi perduti dello sviluppo socialista. Questo fatto fa sì che i gli attuali governanti capitalisti della Russia e degli altri paesi ex socialisti rinnovino i loro sforzi propagandistici contro il socialismo e il comunismo. Poiché continua la propaganda antisovietica, Stalin rimane il principale bersaglio e oggetto di bugie fantasiose. Gli autori di “documentari”, trasmessi in TV, parlano di 100 milioni di persone uccise dietro ordine di Stalin (l'intera popolazione dell'URSS ammontava, al tempo della morte di Stalin, a 200 milioni ed è un mistero come un paese così indebolito dagli arresti e dalle esecuzioni abbia potuto vincere contro i nazisti e i loro alleati...). Le frasi trite e ritrite circa la “repressione di Stalin”, “i gulag di Stalin” sono usate quotidianamente nel moderno gergo politico russo.

Comunque, l'esperienza degli ultimi 15 anni ha reso molta gente, in Russia, molto più diffidente verso la propaganda ufficiale. A dispetto della forte pressione delle autorità, musei e monumenti dedicati a Stalin appaiono, una città dopo l'altra, in tutta la Russia. Sempre più autori scrivono libri e articoli che confutano le menzogne ufficiali e tributano i giusti onori a Stalin.

Fra questi autori, non tutti sono marxisti. Ma l'esperienza del collasso del loro paese li ha spinti a cercare delle spiegazioni vere circa la storia della Russia. La loro familiarità con i fatti reali della storia e la loro integrità li spinge a rifiutare le falsificazioni della propaganda e a portare alla luce fatti nuovi dello sviluppo e dei leader della società sovietica. Un autore del genere è Yuri Zhukov. Il suo libro “Stalin differente” (“Inoi Stalin”, Moscow, 2003) ha provocato una viva impressione fra i cultori di storia sovietica.


Il titolo del libro può ingenerare qualche incomprensione. Zhukov non cerca di indagare la personalità di Stalin e il suo libro non vuole essere una biografia di Stalin. Il libro copre solamente 5 anni di attività politica da parte di Stalin. Come scritto nel sottotitolo, il libro si occupa delle riforme politiche dell'URSS, propugnate da Stalin alla metà degli anni '30.

Eppure, in una certa misura Yuri Zhukov aveva ragione nella scelta del titolo per il libro. Benché questo libro, come riconosce l'autore, non risponda a a tutte le domande su quel periodo complicato e controverso della storia sovietica, i fatti addotti e le conclusioni distruggono gli stereotipi che furono largamente diffuso per il mondo dal Rapporto Segreto di Khrushchev al XX Congresso del PCU. Per mezzo della presentazione di un vasto corpus di fatti irrefutabili, Yuri Zhukov giunge a conclusioni convincenti che ritraggono uno Stalin completamente diverso da quello rappresentato nel Rapporto di Khrushchev e nelle fabbricazioni successive della propaganda antistalinista.


Il traditore: N. Khrushchev 

Khrushchev e coloro che ripetevano le sue false accuse cercavano di far credere alla gente che gli arresti e le esecuzioni di molti membri del Partito fossero dovute ai metodi arbitrari di Stalin e a alla sua mania di persecuzione; proclamavano che nessun funzionario del Partito Comunista aveva mai partecipato ad attività sovversive contro lo stato sovietico e che non vi era mai stato, né prima, né dopo la guerra alcun complotto contro il governo sovietico.

Benché Yuri Zhukov non si addentri in una analisi dettagliata delle attività sovversive degli anni '30, contro il governo sovietico, espone nel suo libro come la lotta del Segretario del Comitato Centrale A. Yenukidze contro J. Stalin, lo condusse a organizzare un complotto per rovesciare il governo sovietico. Fra i partecipanti al complotto vi era il Commissario del Popolo per gli Affari interni (il capo del NKVD) N. Yagoda e coloro che si occupavano della sicurezza del Cremlino.

Mentre secondo Khrushchev, Stalin con i colleghi del Politburo (V. Molotov, K. Voroshilov, L. Kaganovich) erano gli arcinemici delle procedure democratiche, Yuri Zhukov ci presenta un quadro proprio diverso: Stalin spingeva per un programma di democratizzazione della vita sovietica con Molotov, Voroshilov e Kaganovich a completo supporto delle iniziative di Stalin, mentre Yenukidze e parecchi altri funzionari del Partito si opponevano con forza alle riforme democratiche di Stalin.


Yenukidze, Voroshilov, Kagnovich, Kuibishev, Ordjonidze, Stalin, Molotov, Kirov 

Yuri Zhukov correttamente ci delinea i principi democratici delle riforme politiche di Stalin ma sbaglia quando vuole mostrarci come debbano corrispondere organicamente alla natura democratica dell'ideologia comunista e come fossero il risultato del naturale sviluppo della vita politica sovietica. 

Mentre giustamente ci ricorda i tentativi del governo sovietico di organizzare un fronte unito contro Hitler, prima della Seconda Guerra Mondiale, Yuri Zhukov si affanna a spiegarci le riforme politiche interne all'URSS attraverso gli scopi di politica estera di Stalin. Secondo Zhukov, sembra che Stalin cerchi di rafforzare la lotta contro Hitler, ricostruendo la vita politica dell'Unione Sovietica secondo i canoni delle democrazie borghesi occidentali. Allo stesso tempo, Zhukov ritiene che l'opposizione di Yenukidze a queste riforme fosse causata dalla sua fedeltà agli ideali del comunismo e della rivoluzione comunista mondiale e che questo abbia causato la sua animosità, nel periodo prima della guerra, sia verso lo stabilire relazioni politiche più strette con le democrazie borghesi occidentali che verso le riforme democratiche di Stalin.

Zhukov evita di soffermarsi sui principi democratici del comunismo e quindi distorce le ragioni per cui Yenukidze e gli altri si opposero alle riforme di Stalin. Benché A. Yenukidze e gli altri abbiano aiutato Stalin nella lotta contro l'opposizione nel Partito, negli anni '20, alla fine fecero alleanza con i trotskisti. Questa alleanza si sviluppò per il crescente conflitto tra i loro interessi personali e gli scopi dello sviluppo socialista. L'opposizione di Yenukidze riflette le malsane tendenze continue che erano diffuse all'epoca, tra molti funzionari del Partito e del governo sovietico.

Si dovrebbe dire che a metà degli anni '30, era dal 1917-1918 che la maggior parte dei posti del governo e del partito erano occupati dalle stesse persone. All'epoca il Partito Comunista era carente di membri istruiti e e molti funzionari di partito avevano una preparazione culturale e politica insufficiente. Inoltre i loro primi anni di lavoro amministrativo coincisero con la guerra civile. In quegli anni, si abituarono a far ricorso nel loro lavoro, alla coercizione mediante l'uso della forza militare piuttosto che alla persuasione mediante argomenti politici. Questo spiega anche il grande ammontare di eccessi nella collettivizzazione del 1929-1930. 


La necessaria collettivizzazione delle fattorie si trasformò in una vera campagna militare e molti primi Segretari ricorsero alla violenza per costringere i contadini a confluire nelle fattorie collettive. Nel marzo 1930 Stalin censurava questi funzionari del Partito e scriveva che erano affetti da “vertigine da successi” per la costruzione del socialismo sovietico.

Alcuni funzionari del Partito erano ormai abituati ai loro alti incarichi amministrativi e molti di loro avrebbero fatto fatto qualsiasi cosa per non perderli. Molte sezioni del partito si erano trasformate in focolai di intrighi e in campi di battaglia di politici in lotta per il potere. I gruppi di competitori si accusavano di deviazione ideologica. Le purghe periodiche che il partito intraprendeva per buttare fuori i membri corrotti erano usate da molti Primi Segretari per allontanare dal Partito i loro nemici personali.

Yuri Zhukov ricorda che Stalin criticava i Primi Segretari delle organizzazioni delle repubbliche, delle regioni e locali per il fatto di creare “clan personali”, costituiti da persone a loro legate che li lusingavano. Stalin diceva che, ogni qualvolta questi leader di partito ricevevano nuovi incarichi in altre repubbliche o province, vi si trasferivano insieme al “loro clan personale”.

Inoltre Stalin diceva che le “purghe” del Partito del 1935-1936 avevano avuto come risultato, l'espulsione di molti membri del partito che non erano assolutamente colpevoli di alcuna deviazione dalla linea di partito. Stalin sottolineava come il numero degli espulsi superasse di molto la quantità complessiva dei seguaci di Trotsky, Zinoviev e degli altri leader dei gruppi di opposizione. Egli accusava questi leader del Partito per il trattamento arbitrario dei membri, affermando che le “purghe” avevano solo causato la rabbia degli espulsi.

Yuri Zhukov cita anche la dichiarazione di V. M. Molotov del giugno 1937, alla riunione plenaria del Comitato Centrale: “Il compagno Stalin ha detto ultimamente, parecchie volte che la nostra vecchia maniera di valutare le persone è largamente insufficiente. Uno può avere un'esperienza di Partito precedente alla Rivoluzione, per cui ha la caratteristica positiva di aver partecipato alla Rivoluzione d'Ottobre, si è comportato bene nella Guerra Civile, ha combattuto i Trotskisti e i Destri...ma non basta. Noi abbiamo bisogno ora … che i leader del Partito siano in grado di avere un'adeguata comprensione delle necessità della gente, per promuovere nuove persone al posto di quelli che si sono trasformati in burocrati”.

Stalin temeva che la burocratizzazione del Partito potesse portare alla sua caduta. Nel 1937 egli paragonò i comunisti sovietici con l'Anteo della mitologia greca, la cui forza era insuperabile fino a che rimaneva in contatto con sua madre la Terra. Stalin disse che fino a che “i comunisti rimanevano in contatto con la loro madre, il popolo che li aveva fatti nascere, nutriti ed educati, avrebbero avuto tutte le possibilità di rimanere invincibili”. Queste parole implicano che quando i comunisti perdono il contatto con il popolo, possono perdere la forza e possono essere sopraffatti. 

Benché Yuri Zhukov ignori e distorca parzialmente le profonde tematiche politiche e ideologiche retrostanti l'opposizione dei funzionari di Partito, è abbastanza nel giusto quando afferma che la lotta fra Stalin e gli oppositori si sviluppò nella redazione della nuova Costituzione cui si lavorò nel 1935-1936, specialmente in vista di una riforma elettorale.

Dal 1918 al al 1936 i deputati dei Soviet locali erano eletti a voto palese in assemblee popolari. Sempre dal 1918 al 1936, i rappresentanti dei Soviet provinciali erano eletti dai deputati dei Soviet locali allo stesso modo. A loro volta gli eletti nei Soviet delle Repubbliche eleggevano il Soviet Supremo dell'URSS. La rappresentanza delle città era cinque volte maggiore di quella delle campagne. Naturalmente ogni rappresentanza delle vecchie classi sfruttatrici e dei religiosi era esclusa dalle elezioni.

Il nuovo sistema elettorale istituiva elezioni dirette e proporzionali a scrutinio segreto. Furono revocate le limitazioni per i rappresentanti delle vecchie classi sfruttatrici e dei religiosi. Usando un vecchio proverbio russo (“Se temi i lupi, non devi andare nel bosco”), Stalin irrise ai tentativi di conservare queste limitazioni. Al Congresso dei Soviet di tutta l'Unione del novembre 1936, Stalin disse: “Primo, non tutti gli ex kulaki, tutte le ex guardie bianche e tutti i preti sono alieni al potere sovietico. Secondo, se la gente, da qualche parte, sceglie persone al di fuori del potere sovietico, significa solo che il nostro lavoro di propaganda non è stato efficace e ci meritiamo questa vergogna. Ma se il nostro lavoro di propaganda si sviluppa in modo bolscevico, il popolo non vorrà persone estranee nei supremi organi di governo”.

Inoltre, come soprattutto Yuri Zhukov sottolinea, Stalin con il supporto di Molotov, Voroshilov, Kaganovich e degli altri voleva avere le elezioni su una rosa di candidati. Nella bozza del ballottaggio per la prima elezione al Soviet Supremo dell'URSS erano menzionati diversi candidati per un seggio al Soviet. 

Yuri Zhukov sottolinea correttamente che i cambiamenti nel sistema elettorale dei Soviet erano accompagnati dalle proposte di Stalin di estesi cambi nella dirigenza del Partito. Yuri Zhukov, menzionando il discorso di Stalina alla riunione plenaria del Comitato Centrale del febbraio - marzo 1937, scrive della profonda insoddisfazione di Stalin circa il comportamento politico e personale di molti dirigenti del Partito.





Dopo i Processi di Mosca dell'agosto 1936 e del gennaio 1937 che svelano molti casi di sabotaggio, dopo la scoperta del complotto di Yenukidze nel febbraio 1937, Stalin e gli altri leader sovietici si convinsero che molti funzionari del Partito erano così assorbiti dai loro feudi personali da non curarsi delle attività dei cospiratori antisovietici. Stalin arrivò alla conclusione della necessità di rieducare i funzionari del Partito. Nel marzo1937, alla seduta del Plenum del Comitato Centrale Stalin suggerì che tutti i segretari del partito, dal più basso al più alto livello, (oltre 100 mila 100 funzionari) dovesse seguire corsi di educazione politica.

Allo stesso tempo, Stalin suggerì che, mentre i primi segretari frequentavano questi corsi, i loro compiti dovevano essere svolti da altri membri del Partito. Entro la metà degli anni '30 a causa della rapida crescita del sistema educativo sovietico, il numero dei membri del Partito che erano laureati aumentò immensamente. Dopo la laurea presso le università e gli altri istituti di alta formazione, i membri del Partito acquisivano una vasta esperienza di lavoro presso gli impianti sovietici di nuova costruzione. Partecipavano attivamente alla costruzione del socialismo e non erano coinvolti negli intrighi dei Comitati del Partito delle province e delle repubbliche. Stalin, Molotov e gli altri pensavano a queste persone come una riserva dalla crescita rapida per la leadership del Partito. 

I propositi di Stalin significavano il drastico cambiamento della composizione della dirigenza del Partito nello spirito della nuova Costituzione. La vecchia dirigenza avrebbe dovuto acquisire un migliore addestramento sia politico che generale. Contestualmente molti dei vecchi funzionari sarebbero stati rimpiazzati da persone con migliore istruzione e con esperienza sufficiente di lavoro in imprese moderne. Yuri Zhukov raccoglie molti fatti per mostrare come, mentre Yenukidze, Yagoda e gli altri fanno ricorso al complotto, molti dirigenti delle Repubbliche e delle Province cominciano a far ricorso a un sileniso ma attivo sabotaggio delle riforme di Stalin. Citando articoli scritti dal Primo segretario del Partito Transcaucasico, L. P. Beria e dal Primo Segretario del Partito di Mosca, N.S. Khrushchev, Yuri Zhukov mostra come i funzionari dirigenti ignorassero sia la nuova Costituzione che il nuovo sistema elettorale o come esprimessero esagerati timori che i nemici di classe potessero usare le elezioni secondo la nuova Costituzione per diventare deputati al Soviet Supremo. 

Yuri Zhukov asserisce che l'opposizione dei Primi Segretari delle province e delle repubbliche alla nuova Costituzione, fosse causata dalla paura di perdere i loro seggi al Soviet. Molti contadini e (non solo kulaki) ricordavano gli eccessi della collettivizzazione e avrebbero potuto votare contro coloro che, nel 1929-1930 avevano cercato di completare a tutti i coste il piano della collettivizzazione senza alcun riguardo delle aspettative dei contadini. Yuri Zhukov sottolinea giustamente che questi segretari del Partito non sarebbero stati eletti e la loro posizione di dirigenza sarebbe stata messa in discussione nel Partito. 

Secondo Yuri Zhukov il maggior sforzo di minare le riforme democratiche spinte da Stalin, da Molotov e dagli altri, fu intrapreso dal membro supplente del Politburo e Primo Segretario del Partito della Provincia della Siberia Occidentale, R.I. Eikhe. Alla fine del giugno 1936 presentò un memorandum al Politburo con proposte che andavano contro le riforme politiche di Stalin. Benché non si trovi il testo memorandum, ci sono parecchie prove indirette della sua esistenza grazie alle allusioni e alle decisioni prese sulla base memorandum.

Secondo Yuri Zhukov, R.I. Eikhe asserì che c'erano nella Siberia occidentale molti ex kulaki esiliati che pianificavano di organizzare un'insurrezione controrivoluzionaria. Eikhe chiese al Comitato Centrale l'autorizzazione di formare una cosiddetta “trojka” composta dal Procuratore della provincia , dal capo provinciale del NKVD e da sé stesso. La “troika” avrebbe dovuto avere poteri straordinari per investigare le attività controrivoluzionarie e prendere le decisioni giudiziarie riguardo ai cospiratori.

Yuri Zhukov paragona il memorandum di Eikhe “a un piccolo sasso che causa una valanga spaventosa”. Venne presto seguito da una decisione del Politburo del 2 luglio che sostenne la tesi che molti ex kulaki e criminali comuni, tornati ai loro luoghi originari di residenza dopo aver scontato le loro pene detentive, avessero intrapreso attività controrivoluzionarie . La decisione proclamava che queste persone “sono i maggiori istigatori delle attività antisovietiche e dei sabotaggi nelle fattorie collettive, nei trasporti e in parecchie branche dell'industria”. La decisione chiedeva l'immediato arresto e fucilazione per gli istigatori più attivi delle attività antisovietiche, mentre i meno attivi dovevano essere esiliati. La decisione disponeva che entro cinque giorni, i dirigenti provinciali avrebbero dovuto trasmettere al Comitato Centrale , le liste dei membri delle “trojke”, il numero delle persone da arrestare e da fucilare e quello delle persone da arrestare ed esiliare.

Perché questo cambiamento radicale della posizione di Stalin e degli altri membri del Comitato centrale? Yuri Zhukov afferma che fu dovuto alla forte pressione di un gran numero di Primi Segretari Provinciali. Menzionando un cospicuo numero di visite rese a Stalin e a Molotov da parte dei dirigenti provinciali del Partito che condividevano la posizione di Eikhe, Zhukov suggerisce che fu presentato un vero e proprio ultimatum a Stalin, Molotov e agli altri.

Per capire come mai Stalin, Molotov e gli altri membri del Politburo avessero cambiato la loro politica, si deve inserire nell'esposizione qualche fatto menzionato in breve nel libro di Zhukov. Per prima cosa si deve aver ben chiaro che la scoperta del complotto del Maresciallo Tukhachevsky era avvenuta in maggio. I cospiratori erano collegati a generali tedeschi e pianificavano un colpo di stato. Nonostante che la maggioranza dei partecipanti al complotto fosse di militari, ne facevano parte diversi memebri del Comitato Centrale. Il Commissario del Popolo per gli Affari interni (capo del NKVD dopo la destituzione di G. Yagoda) N.I. Yezhov, presentò una relazione al Plenum di giugno del Comitato Centrale, chiedendo l'autorizzazione ad arrestare 11 membri a pieno titolo e 14 membri supplenti del Comitato centrale coinvolti nel complotto di Tukhachevsky.

Per qualche ragione, Yuri Zhukov non inserisce nella sua esposizione i fatti narrati nel libro scritto da Vladimir Pyatnitsky “La congiura contro Stalin”, che è dedicato in modo specifico al Plenum del giugno 1937. Benché l'autore di questo libro attacchi Stalin, riconosce che durante questo Plenum ci fu un certo numero di discorsi contro il prolungamento dei poteri straordinari a Yezhov e al NKVD. Una protesta particolarmente veemente venne espressa da I.А. Pyatnitsky (padre dell'autore) che era a capo del Dipartimento Politico – Amministrativo del Comitato Centrale e, per lungo tempo, segretario del Comitato Centrale Esecutivo del Comintern.

Stalin cercò di venire a patti con Pyatnitsky durante la riunione plenaria. Dopo il discorso di Pyatnitsky venne annunciato un intervallo. Molotov, Voroshilov e Kaganovich parlarono con I.А. Pyatnitsky e gli dissero che Stalin credeva nella sua onestà e nel suo valore personale, nel suo talento di organizzatore e buon amministratore. Chiesero a Pyatnitsky di ritrattare la sua dichiarazione. Ma Pyatnitsky fu irremovibile. Successivamente altri 15 membri del Comitato Centrale si unirono a Pyatnitsky e chiesero la revoca dei poteri straordinari al NKVD e a Yezhov. 

Allora uno dei membri del Comitato Centrale, Filatov, disse a Stalin che l'opposizione di Pyatnitsky e degli altri al NKVD era una conseguenza della decisione presa in una riunione segreta a casa di Pyatnitsky. Filatov fu l'unico partecipante di questo incontro ad aver informato Stalin. Appena un mese prima, a maggio Stalin venne informato del complotto Tuchacevskij scoperto dal NKVD. Ora veniva a sapere di un incontro segreto cui hanno partecipato decine di membri del Comitato Centrale che hanno cercato di fermare ulteriori indagini da parte dell'NKVD. 



Così, quando Eiche e altri membri del Comitato Centrale andarono da Stalin e Molotov a chiedere di non frenare le attività del NKVD, ma di incrementarle anche se riorentate contro gli ex kulaki, Stalin e i suoi più stretti collaboratori avevano ragione a supporre che questi suggerimenti venissero proprio dalla parte opposta. In realtà, Stalin affrontò l'opposizione alla sua politica su due fronti. Mentre Pyatnitsky e altri chiedevano la fine degli arresti di alti funzionari coinvolti in complotti anti-governativi e accusavano il NKVD di arbitrarietà, Eiche e gli altri elogiando il NKVD, volevano solo dirigerlo verso altri obiettivi 

Si può supporre che in quel momento N.I. Yezhov non fosse molto sicuro della sua posizione. In qualità di capo del Dipartimento Politico - Amministrativo del Comitato Centrale del Partito, Pyatnitsky controllava il NKVD. Yezhov sapeva che Stalin si fidava Pyatnitsky. Yezhov avrebbe potuto temere di perdere la sua posizione di capo del NKVD se Pyatnitsky e i suoi sostenitori avessero prevalso. Pertanto Yezhov si unì a Eiche e agli altri. Zhukov ha ragione nel supporre che “facilmente Ezhov fosse venuto a patti con Eiche, e con molti Primi Segretari e concordasse sulla necessità di farla finita, il più presto possibile, con chi certamente avrebbe votato contro di loro. 

Così Stalin e i suoi fedeli sostenitori furono contrastati non solo da gruppi influenti che costituivano la maggioranza dei membri del Comitato Centrale, ma anche dal NKVD armato di poteri straordinari. Questo potrebbe spiegare perché Stalin e i suoi fecero quella svolta improvvisa nella loro politica. 

Nel frattempo, come afferma Zhukov, i Primi Segretari presentarono le loro richieste di esilio e di esecuzioni dei contro-rivoluzionari clandestini, che promisero di scovare nelle loro province e repubbliche. Zhukov sottolinea che “si rivelarono due persone come le più assetate di sangue: R. I. Eiche, che dichiarava l'intenzione di eliminare 10.800 abitanti della Siberia occidentale ... e N. S. Khrushchev, che riuscì con rapidità sospetta a trovare e conteggiare, nella provincia di Mosca, 41.305 ex kulaki e criminali per poi insistere sulla loro espulsione ed esecuzione”. E 'interessante notare che nella sua Relazione al XX Congresso del Partito Khrushchev non disse una parola né sul memorandum Eiche, o circa le richieste di esilio e di esecuzioni presentate da Eiche e da lui. Invece Khrushchev elogiò Eikhe, descrivendolo come una vittima innocente del terrore di Stalin. 

Mostrando che Stalin ed i suoi più stretti collaboratori avevano perso temporaneamente il controllo della situazione, Zhukov sottolinea che molti dei sostenitori di Stalin, attivi nelle sue riforme democratiche (Y. A. Yakovlev, B. M. Tal, A. I. Stetzky) persero il loro incarico e quindi furono arrestati. E' chiaro che Stalin non era in grado di difendere alcuni dei suoi sostenitori. Ci sono altre prove che Eikhe non voleva limitarsi a esecuzioni delle figure di minor rilievo tra i sostenitori di Stalin. Più tardi, quando Yezhov venne arrestato, furono trovate delle carte nella sua cassaforte personale, che aveva raccolto al fine di preparare “un caso” contro Stalin. 

Allo stesso tempo Ezov, Eikhe e gli altri non potevano rischiare di rovesciare Stalin e i suoi sostenitori. Il nome di Stalin era l'incarnazione stessa del socialismo. La popolarità di Molotov, Voroshilov e Kaganovic era ugualmente grande. Molte città, fabbriche, fattorie collettive erano chiamate con il loro nome. Yezhov e i suoi nascondevano la loro opposizione a Stalin con costanti lusinghe e dichiarazioni di fedeltà. Yezhov propose anche di cambiare il nome di Mosca in Stalinodar [NDT: dono di Stalin]. La proposta fu risolutamente respinta da Stalin.

Paradossalmente il tentativo di Eikhe e degli altri di deviare le indagini del NKVD dai complotti tra i funzionari del partito non impedìcil loro arresto. Con la scusa di ottenere l'autorizzazione a scoprire i complotti controrivoluzionari anti-sovietici, alcuni dei Primi Segretari si affrettarono a chiedere l'arresto dei loro rivali per le late cariche. Così il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista dell'Uzbekistan, AI Ikramov, chiese al Politburo, il 24 giugno 1937 di destituire il Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo dell'Uzbekistan, Faizulla Hodzhaev “per i suoi legami controrivoluzionari”. Successivamente Hodzhaev venne arrestato. 

Per cui, i sostenitori di Hodzhaev riuscirono a incriminare Ikramov. Come sottolinea Zhukov, Ikramov stesso venne espulso dal partito nel settembre del 1937 e poi arrestato. Nel marzo del 1938, sia Hodzhaev che Ikramov furono avviati all'esecuzione in base a accuse di alto tradimento e spionaggio, durante il processo di Mosca. 

Molte rivalità furono risolte nel 1937 in modo simile, poiché molti funzionari del Partito cercavano di farla finita con i loro competitori con per i posti vacanti nel Partito e nella gerarchia sovietica. Presto la campagna di false accuse si diffuse in tutto il paese. Molte persone calunniavano i loro colleghi che venivano poi arrestati dal NKVD. Questo periodo di massicce violazioni del diritto fu poi chiamato “Yezhovshina”. E 'ovvio che le pratiche illegali scatenate inizialmente da un certo numero di funzionari del Partito andavano nella direzione opposta dei principi sostenuti da Stalin e della sua politica di democratizzazione. Questo permette a Yuri Zhukov di trarre la conclusione che “il tentativo di Stalin di riformare il sistema politico dell'Unione Sovietica si risolse in un fiasco completo”. 


Questa affermazione categorica di Yuri Zhukov potrebbe essere contraddetta. In primo luogo, nonostante l'opposizione ostinata dal corpo influente dei funzionari del Partito, la Costituzione di Stalin venne adottata e la prima elezione al Soviet Supremo dell'URSS venne condotta in modo nuovo (diretto, uguale, segreto). In secondo luogo, Stalin con il sostegno di molti comunisti cominciò gradualmente a ripristinare la legalità, che era violato dai segretari provinciali e dal NKVD. Nel gennaio 1938 la riunione plenaria del Comitato Centrale del Partito condanava l'”approccio formalistico e burocratico agli appelli di persone espulse dal PCUS” e chiedeva di adottare misure energiche per fermare tale pratica. La decisione del Comitato Centrale prestava attenzione a una serie di espulsioni arbitrarie di membri del Partito nella seconda metà del 1937. La decisione proclamò un ritorno ai principi sostenuti da Stalin marzo 1937 in occasione della riunione plenaria del Comitato Centrale del Partito. 

Anche se la decisione addossava tutta la colpa delle violazioni delle norme di legge ai funzionari locali di partito, la posizione di Yezhov cominciava a indebolirsi. Nel mese di agosto 1938, il Politburo iniziò a studiare il lavoro del NKVD. Nel novembre 1938, Ezov perse il posto di capo del NKVD. Nell'aprile del 1939 fu arrestato e accusato di gravi violazioni delle norme di legge. Eikhe e gli altri segretari che erano stai attivi nel lancio dela campagna di esili e di esecuzioni furono arrestati. 

Allo stesso tempo, molte migliaia di persone arrestate durante la Yezhovshina furono rilasciate. Tra loro c'era un certo numero di generali sovietici, tra cui K.K. Rokossovsky, che giocò un ruolo importante nella Grande Guerra Patriottica. 



A dispetto delle pesanti perdite inflitte dalla “Yezhovshina”, l'Unione Sovietica non venne fatalmente indebolita da essa. In primo luogo, tra gli arrestati e giustiziati nel 1937-1938 c'erano vere spie e nemici del socialismo. A differenza dei paesi dell'Europa occidentale, l'URSS ha dimostrato di essere libera dalla “Quinta Colonna”, che permise a Hitler di ottenere successi. I generali tedeschi si lamentarono durante i primi mesi di guerra che mancassero informazioni affidabili sull'Armata Rossa e l'industria della difesa sovietica in quanto non avevano un numero sufficiente di loro agenti all'interno dell'URSS. Con l'eccezione del generale Vlasov che si arrese ai tedeschi nel 1942 e successivamente collaborò con loro, Hitler non è riuscì a trovare supporto tra il corpo dirigente sovietico di alto rango. 

In secondo luogo, molti politici dalla mentalità carrierista di che si curavano solo del loro potere persero l'incarico, la libertà e la vita durante la lotta interna del 1937-1938. I loro incarichi furono poi assunti da altri. Yuri Zhukov riconosce che uno dei risultati degli eventi del 1937-1938 fu l'emergere nella vertici sovietici di persone che erano più istruite e che avevano una migliore esperienza nell'economia moderna. Il posto di Maresciallo e di ufficiale di coloro che furono coinvolti nel complotto Tuchacevskij vennero assunti ufficiali più giovani che avevano ricevuto una migliore istruzione militare. I nuovi funzionari di partito che sostituirono le persone arrestate nel 1937-1938 erano sinceramente devote alla causa del comunismo e più istruite politicamente a differenza di molti funzionari più anziani. La nuova leadership del Partito, dell'economia sovietica e dell'Armata Rossa dimostrò il suo valore durante la Grande Guerra Patriottica. 

E ultima, ma non meno importante conseguenza degli avvenimenti del '30 è stato il consolidarsi del popolo sovietico intorno a Stalin e alle sue politiche. Va notato che la repressione di massa degli anni '30 toccò soprattutto gli strati sociali che costituivano solo una minoranza del popolo sovietico. Allo stesso tempo, l'adozione della Costituzione di Stalin che proclamava i principi della democrazia socialista e che incarnava le conquiste della costruzione del socialismo, ha fatto sì che la maggior parte del popolo sovietico si rendesse conto degli evidenti vantaggi del nuovo ordine socialista. La devozione del popolo sovietico a questo ordine socialista è stata dimostrata dalla sua lotta eroica durante la Grande Guerra Patriottica. 

Eppure Yuri Zhukov è corretto nel sottolineare che nel 1937-1938 Stalin non riuscì ad attuare alcune delle caratteristiche essenziali delle sue riforme politiche. Zhukov cita espressamente il fatto che a causa della ostinata opposizione di molti funzionari del partito nel 1937, Stalin dovette abbandonare il suo piano di condurre elezioni con candidati plurimi. L'unica resto dell'idea di Stalin era una scritta nella parte superiore di ogni urna, presente ad ogni elezione svoltasi in Unione Sovietica fino a che cessò di esistere nel 1991, che diceva: “Lasciare nella scheda elettorale il nome di un solo candidato, per il quale si vota, lasciando da parte tutti i restanti”. Anche se, in pratica, l'iscrizione non aveva senso, dal momento che durante queste elezioni vi era un solo candidato, l'iscrizione ricordava che in linea di principio, gli elettori devono avere una scelta da una rosa di candidati. 

Zhukov non menziona anche il fatto evidente che il piano di Stalin di educazione politica dei funzionari di partito, rivelato al pubblico nel marzo 1937, non fu messo in pratica. Forse le difficoltà del periodo pre-bellico, la guerra e poi, la Guerra Fredda non hanno permesso a Stalin di organizzare l'istruzione di tutti i funzionari di partito. Di conseguenza molti posti importanti furono ancora occupati da funzionari che non avevano un'adeguata educazione politica e generale. Tra di loro c'erano persone come N.S. Khrushchev e L.P. Beria. Inizialmente in silenzio sabotarono le riforme di Stalin. Poi furono attive nella “Yezhovshina”. Ma furono abbastanza sveglie da vedere il cambiamento del clima politico e si diedero da fare nella lotta contro Ezov e i suoi sostenitori. Anche se Stalin era consapevole del loro basso livello di istruzione generale e politica e dei loro altri difetti, tuttavia ne apprezzava la loro energia. Sia Khrushchev che Beria continuarono a ricoprire importanti incarichi. 

Poiché Stalin cercava costantemente di far emergere le persone che erano devote con tutto il cuore alla causa del comunismo, che avessero una buona preparazione ed esperienza nel lavoro pratico, sembra che avesse compreso le carenze della leadership politica a dell'Unione Sovietica dell'epoca. Durante il XIX Congresso del PCUS, Stalin fece un altro tentativo di cambiare la composizione degli alti ranghi del partito. Egli suggerì l'ampliamento del numero dei membri dell'appena creato Presidium del Comitato Centrale del PCUS, reclutando un certo numero di leader emergenti delle province, organizzatori di produzione economica e teorici. Nei primi mesi del 1953, Stalin preparò un documento in cui suggeriva le proprie dimissioni dalla carica di Presidente del Consiglio dei ministri dell'URSS, e questo incarico sarebbe stata assunto dall'ex Primo Segretario del Partito Comunista Bielorusso ed ex capo del Quartier Generale del movimento partigiano dell'URSS durante la guerra, P. K. Ponomarenko. 


P. K. Ponomarenko 

Si sa che L.P. Beria e N.S. e Khrushchev erano acerrimi nemici di Ponomarenko fin dagli anni della guerra. Anche la nomina di Ponomarenko avrebbe potuto significare che altre modifiche sarebbero presto seguite. La malattia improvvisa e poi la morte di Stalin in seguito causarono molti sospetti. Si è sostenuto che Stalin sia stato avvelenato dai suoi colleghi. Almeno è chiaro che Beria, Malenkov e Khrushchev che videro Stalin dopo che fu trovato svenuto sul pavimento nella sua residenza, non chiamarano nemmeno un medico a visitarlo. Tre anni dopo la morte di Stalin, Khrushchev iniziò la sua campagna anti-Stalin. 

I difetti del modo sovietico di selezionare persone per le posizioni dominanti diventarono evidenti durante gli 11 anni, in cui N. S. Khrushchev occupò l'incarico di Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito. Furono gli anni che divennero noti per una serie di grossolani errori nelle sfere ideologiche, economiche e politiche, nonché nella politica estera dell'URSS. Anche se Khrushchev venne destituito con il voto unanime del Comitato Centrale del Partito nell'ottobre del 1964, non fu fatto nulla per modificare il sistema politico dell'URSS e il PCUS. Gli eventi successivi hanno dimostrato che il sistema politico del PCUS e dell'URSS non ha impedito che arrivassero al potere quei traditori del comunismo e del proprio paese, come Gorbachev, Yakovlev e Yeltsin. E ' molto probabile che se Stalin e i suoi sostenitori fossero riusciti ad attuare le riforme politiche, l'URSS avrebbe potuto avere un migliore sistema di selezione dei leader politici e quindi evitare che salissero al potere Khrushchev, Gorbaciov e gli altri. E' anche ovvio che, se Yuri Zhukov non condivide l'ideologia comunista , anche lui come un vero patriota russo, è dispiaciuto che le riforme politiche di Stalin non siano state completate. Anche se Yuri Zhukov riconosce che la sua ricerca della vera spiegazione degli eventi del '30 in URSS è incompleta in quanto molti documenti relativi al periodo sono ancora tenuti segreti o sono stati distrutti su ordine da Khrushchev il suo libro dimostra la falsità delle invenzioni di Khrushchev e dei suoi seguaci circa gli eventi del 1937-1938. Con tutti i suoi evidenti difetti e le carenze, il libro di Zhukov ha realizzata una nuova e importante incursione nello studio della storia sovietica.

Yuri Yemelianov è l'autore di “Note su Bucharin: Rivoluzione, Storia, Personalità”, Mosca , 1989; “Stalin” (due volumi), Mosca, 2002 e “Khrushchev” (due volumi), Mosca 2005, il tutto in russo.