Visualizzazione post con etichetta Bandera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bandera. Mostra tutti i post

venerdì 25 novembre 2016

La giustizia ostacolata: come 8.000 soldati della Divisione Waffen SS Galitsien furono protetti dal governo britannico

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI ANDREY PANEVIN

FONTE

traduzione di Guido Fontana Ros

Soldati della Divisione Waffen SS Galizia sfilano davanti ad Himmler
In seno al continuo sostegno ai politici ed ai militari fascisti dell'Ucraina, fornito dai governi occidentali, molta gente si chiede come possa situarsi un tradimento di tal fatta dei sacrifici sopportati dagli Alleati durante la II GM. Comunque molte persone sono ignare, in gran parte a causa dei mezzi di informazioni sempre più corrotti, che questi governi hanno alle spalle una sconvolgente storia di protezione dei colpevoli di alcuni tra i più terribili crimini di quella guerra. Uno degli esempi più lampanti di questo comportamento, vale a dire la protezione dei criminali di guerra dai rigori della giustizia è stato confermato nel 2005 grazie alla declassificazione di documenti del British Home Office attestanti la protezione dalla giustizia penale che attendeva in Unione Sovietica, almeno 8.000 membri della Divisione Waffen SS Galizia.

Quando la Germania nazista si arrese nel maggio 1945 alle Potenze Alleate, la 14a Divisione Waffen SS Galizia, composta da volontari ucraini, continuò la sua ritirata dalle sue posizioni verso occidente per evitare la cattura e la conseguente punizione da parte dell'avanzante Armata Rossa. La divisione, contava circa 10.000 soldati, alla fine scelse di arrendersi alle forze americane e britanniche e fu spedita per un breve periodo nel campo di internamento di Spittal an de Drau in Austria. Il governo britannico, contravvenendo agli accordi della Conferenza di Yalta, si rifiutò di rimpatriare in Unione Sovietica la Divisione Galizia, trasferendola invece in un altro campo di internamento, quello di Bellaria-Igea Marina nell'Italia del Nord. Successe che un trio di importanti fascisti ucraini, Mykola Lebed, padre Ivan Hyry'okh e il vescovo Ivan Buchko, avesse convinto il Vaticano a intercedere in favore dei soldati, che il vescovo Buchko descriveva come "buoni cattolici e ferventi anticomunisti".

Soldati della Divisione Galizia sotto custodia degli Alleati in un campo nei dintorni di Rimini
In seguito a questa intercessione, le autorità americane e britanniche che sopraintendevano al campo di internamento, rimasero ferme nel loro proposito di contravvenire all'obbligo di rimpatriare in Unione Sovietica questi soldati. Uno dei principale fautori della decisione di non rimpatriare la Divisione Galizia fu il maggiore Denis Hills. Il maggiore Hills era fiero di proteggere questi uomini e nonostante ammettesse di "essere a conoscenza della loro appartenenza alle SS", diceva che "l'esercito non si interessava dei crimini di guerra". Secondo lo storico britannico Stephen Dorril, nel suo libro "M16: Inside the Covert World  of Her Majesty’s Secret Service", il maggiore Hills descriveva se stesso come un fascista e un acceso anticomunista che si era incaricato personalmente di trasferire la Divisione Galizia in Gran Bretagna. Hills in persona consigliò il capo della divisione, il maggiore Yaskevycz, di dare istruzione ai suoi uomini di mentire e di insistere sul fatto che erano stati costretti a servire i nazisti, non essendo in alcun modo volontari, quando erano interrogati dalla commissione sovietica per il rimpatrio. Il risultato di  questo e il timore che il miglioramento delle relazioni fra l'Italia e l'Unione Sovietica potesse sfociare nel rimpatrio, fecero prendere la decisione del 1 aprile 1947, di trasferire alemno 8.000 membri della Divisione Galizia in Gran Bretagna


Soldati della Divisioni Galizia mentre vengono trasferiti in Gran Bretagna
I documenti dell'Home Office mostrano anche una generale consapevolezza del retroterra di questi uomini e della Divisione Galizia. Era ben conosciuto il fatto che questi soldati fossero "pessimi e che sarebbero probabilmente sorti problemi se fossero stati impiegati assieme ai polacchi". A dispetto di questi fatti la tendenza nella corrispondenza britannica su questa divisione, era quella di sorvolare sulla sua storia recente e sul suo ruolo nelle Waffen SS. Tuttavia vi furono obiezioni degne di nota da parte di singoli funzionari dell'Home Office che si occupavano di questo caso, tra cui vi è quella di Beryl Hughes che rilevò:
...risulta difficile comprendere l'atteggiamento del Ministero del Lavoro verso questi prigionieri di guerra. Mentre si prende a cannonate il moscerino del PLF, ci si prepara ad inghiottire con serenità un cammello di grandi dimensioni sotto forma di oltre 4.000 indiscutibili volontari della Wehrmacht, questo mi sembra che tocchi la sommità dell'assurdo...Non posso essere d'aiuto avendo serie perplessità riguardo a questo tentativo di collocare i prigionieri di guerra ucraini sul mercato del lavoro come una semplice altra partita di EVWS. [Lavoratori volontari europei].
Un altro funzionario dell'Home Office, tal F.L.F. Devey si riferiva allo status di "personale nemico arreso" (SEP) assegnato alla Divisione Galizia, definendola una "graziosa finzione" che era stata escogitata durante l'internamento in Italia e che nascondeva il vero status di prigionieri di guerra.



Una componente interessante di questi documenti e in particolare dei solleciti del PM canadese Panchuk, è l'appello a simpatizzare con gli uomini della Divisione Galizia per il loro combattere contro i russi e i comunisti invece che contro gli "alleati occidentali". Questa logica sarà utilizzata dalla CIA negli anni successivi, con operativi di alto rango come Harry Rositzke che spiegava che appena prima e durante la Guerra Fredda, tutti potevano essere considerati degli alleati "in base a quanto fosse vecchio il loro anticomunismo... senza guardar troppo da vicino le loro credenziali".



Anche se c'era la tendenza di dare uno sguardo un po' più a fondo alle credenziali dei soldati della Divisione Galizia, il governo inglese intraprese una serie di passi per oscurare la brutta storia di questi uomini. Il Dr. Stephen Ankier, farmacologo che si trasformò in un ricercatore dell'Olocausto, portò alla luce l'importante "lista di Rimini". Questa era un documento classificato che annullava di fatto la possibilità di monitorare i membri della divisione che erano trasferiti in in Gran Bretagna e che bloccava inoltre ogni sforzo volto ad "intraprendere ogni azione contro di essi, nonostante il sospetto che ci fossero nel gruppo dei criminali di guerra che vivevano in Inghilterra". Uno dei vantaggi della lista di Rimini era che il governo britannico sarebbe stato in grado di nascondere in modo migliore l'identità di quei soldati della Divisione SS Galizia che si erano all'epoca uniti al M16 e all'esercito inglese per contribuire alla campagna antisovietica.


Un'inchiesta condotta dall'ex PM britannico Rupert Allason, scoprì che un significativo numero di membri della divisione era stato condotto nella RNAS [Royal Naval Air Station] di Crail in Scozia per insegnare il russo alle reclute dei servizi inglesi. Inoltre Allason disse nel 1990 al parlamento inglese che egli aveva:
ottenuto le prove da persone che avevano svolto là [RNAS Crail] il servizio e che avevano imparato il russo da gente che si vantava delle atrocità commesse... Queste vanterie erano note agli uomini dei servizi che stavano entrando nei reparti di intelligence e dovevano essere altresì note al governo inglese negli anni successivi
A dispetto di queste prove che furono a disposizione per decenni del governo inglese, nessuna azione significativa fu mai intrapresa e non venne mai riconosciuto ufficialmente il ruolo giocato dai britannici nel riparare dai rigori della legge centinaia di criminale di guerra. Ancor più sconvolgente è il fatto che l'accettazione di criminali di guerra della II GM in Inghilterra, non fu solo limitata a questi 8.000 fascisti ucraini, ma fu estesa a un significativo numero di soldati dell'Asse. Gli storici britannici Andrew Thompson e David Cesarani, nelle loro ricerche hanno mostrato che "criminali di guerra di diverse nazionalità entrarono in  Gran Bretagna "attraverso corsie preferenziali rappresentate dai programmi postbellici per i lavoratori e dalle iniziative per il reinsediamento volte a prevenire il rimpatrio nei territori sovietici".


Alla luce di queste informazioni la logica sottesa al sostegno occidentale odierno al fascismo in Ucraina, diventa più chiara, specialmente nel contesto della contemporanea isteria russofobica che si riallaccia pesantemente alla retorica antisovietica del periodo postbellico. Le immagini dei politici americani abbracciati ai difensori dell'Ucraina fascista all'inizio potevano apparire scioccanti, ma ora possono essere viste come la continuazione della tradizione politica vecchia di decenni che tradisce i veri eroi e le vittime della II Guerra Mondiale.




mercoledì 28 settembre 2016

Quando l'anticomunismo diventa fantascienza: l'invenzione di Stella Krenzbach


REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Luca Baldelli

L'orrendo massacro di Babi Yar

L’Ucraina, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, ha visto l’attivo collaborazionismo dei fascisti di Bandera, riuniti attorno all’OUN (Orhanizatsiya Ukrayins’ kykh Nationalistiv, Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini), il cui braccio armato era la famigerata UPA (Ukrains’ ka Povstans’ka Armija, Esercito Insurrezionale Ucraino). Gli emuli e fedeli alleati ucraini di Hitler, fin dal 12 settembre del 1939 (si presti attenzione alle date!) misero a punto, di concerto con l’Ammiraglio Wilhelm Franz Canaris, capo dell’ABWEHR, il Servizio segreto militare tedesco, la formazione di uno Stato ucraino filo – nazista e anticomunista, da far nascere sulle rovine della Polonia occupata. [vedasi qui e qui]

Alla faccia di quanti sostengono l’autenticità dei Protocolli del Patto Molotov – Ribbentrop, [vedasi qui] fu solo grazie all’intervento sovietico nelle regioni ex polacche a maggioranza ucraina e bielorussa , il 17 agosto del 1939, che all’Europa e al mondo fu risparmiata la nascita di un altro stato fascista e criminale, il quale avrebbe da subito proceduto alla liquidazione di tutte le minoranze etniche, dagli Ebrei ai Russi, passando per i Polacchi [vedasi qui e qui].

Contadini polacchi massacrati dai nazionalisti ucraini in Volinia


Con l’attacco tedesco all’Urss del 22 giugno 1941 (“Operazione Barbarossa“), e la successiva occupazione delle terre sovietiche in Ucraina, Bielorussia, Russia e Paesi Baltici, i nazionalisti ucraini si posero al servizio dei barbari invasori del Terzo Reich, attuando, con ardore e zelo pari alla spietatezza, l’eliminazione di centinaia di migliaia di civili, partigiani, militari dell’Armata Rossa. Molti ucraini entrarono direttamente nei corpi militari tedeschi. Ancora nel 1944, l’UPA, armata di tutto punto dai nazisti, metteva a segno un colpo storico, uccidendo in un attentato l’eroe di Kursk, il mai dimenticato Generale dell’Armata Rossa Nikolaj Fedorovic Vatutin.

Nel dopoguerra, i nazisti ucraini, con Stepan Bandera stesso ed altri esponenti del calibro di Yaroslav Stetsko, Ivan Grinoh, Mykola Lebed, Myroslav Prokop [vedasi qui], vennero inquadrati dai servizi segreti di Usa e Gran Bretagna, ovvero dei nuovi crociati dell’anticomunismo, in operazioni volte a provocare una guerra con l’Urss o, perlomeno, una destabilizzazione economica e politica della prima nazione al mondo con gli operai e i contadini al potere.

Pogrom di Leopoli perpetrato nel 1941 dai nazionalisti ucraini


Così prese avvio nel 1948, sfruttando l’esperienza di azioni eversive attuate fin dal 1945, l’operazione “Aerodinamik“, pilotata dalle centrali della CIA, del CIC (il Counter Intelligence Corps, servizio segreto dell’Esercito americano) e, fino al 1956 circa, dell’MI6 britannico: terroristi e sabotatori dell’UPA clandestina si infiltravano in territorio sovietico, partendo dalle basi dei Paesi occidentali che li ospitavano e li addestravano e, unendosi ai locali elementi clandestini, datisi alla macchia, colpivano industrie, infrastrutture, sedi istituzionali, seminando morte tra i civili e i militari.

Frank Wisner, vecchia volpe dello spionaggio, capo della sezione per le operazioni speciali della CIA, denominata “Ufficio di coordinamento politico“ (OPC), quantificò in 35.000 i militari sovietici e i membri del Partito Comunista dell’URSS uccisi dall’ UPA. Una goccia di franchezza, nel mare dell’intollerabile ipocrisia di un mondo occidentale che negava risolutamente, perfino con sdegno, il suo supporto al terrorismo anticomunista in tutto l’est europeo, o addirittura inventava di sana pianta fantomatici squadroni dell’NKVD (poi MGB) travestiti da brigate dell’UPA per screditare i nazionalisti ucraini.

E già, le invenzioni!

Quante se ne sentirono e se ne continuano a sentire sull’Urss e la sua opera di costruzione del socialismo, di un futuro migliore non solo per i cittadini sovietici, ma per l’umanità tutta!

Una delle invenzioni più assurde, inaudite e dure a morire riguarda proprio l’Esercito Insurrezionale Ucraino. E’ un caso in verità poco conosciuto in occidente, dal vasto pubblico, ma che la dice lunga sul grado di inquinamento informativo attuato da settori dei servizi occidentali e dai fascisti ucraini. Anzi, più che di inquinamento informativo, qui si deve parlare di creazione dal nulla di un personaggio, imposto poi a una parte dell’opinione pubblica come reale, elevato ad eroe, a fulgido esempio di lotta al comunismo.

Massacro di Babi Yar


Si tratta della vicenda di Stella Krenzbach. Gli strateghi dell’UPA, cullati e foraggiati nella mangiatoia della Guerra Fredda, sentirono ad un certo punto il bisogno di scrollarsi di dosso l’accusa di aver ucciso migliaia e migliaia di cittadini ebrei durante l’occupazione nazista dell’Ucraina, accusa comprovata da una quantità enorme di inoppugnabili riscontri. Per agevolare il tutto, verso il 1950 misero in giro la storia, tessuta su una trama commovente, da romanzo, di una certa Stella Krenzbach, un’ebrea ucraina, figlia di un rabbino, che sarebbe stata arrestata dalla famigerata NKVD sovietica, peraltro tutta o quasi formata da ebrei, secondo la vulgata anticomunista e antisemita più volgare e mistificante. Questa “eroina“ avrebbe evitato l’esilio tra i gelidi venti dell’Oriente russo, sfuggendo ai suoi carcerieri e rifugiandosi in clandestinità nelle natie contrade ucraine (quanta poca accortezza nella scelta del luogo!). Qui avrebbe raggiunto le file dell’UPA.

Nel 1945, costei sarebbe stata di nuovo arrestata dall’NKVD, torturata dai biechi bolscevichi e condannata a morte; anche in questo caso, però, miracolosamente (sbadati come pochi, questi agenti sovietici!), sarebbe stata soccorsa dai nazionalisti ucraini e condotta nei Carpazi, dove, sotto la protezione dell’UPA, avrebbe supervisionato la conduzione di un ospedale da campo clandestino. Da qui avrebbe poi raggiunto Vienna e dall’Austria si sarebbe trasferita infine in Israele, entrando alle dipendenze del Ministero degli Affari Esteri, con incarichi di peso.

A narrare le gesta epiche della Krenzbach furono soprattutto i giornali e i fogli dell’emigrazione ucraina in Argentina e in Canada, dove le centrali nazionaliste e fasciste erano particolarmente forti . In particolare, si distinse in questa vicenda il giornale “Nasha Meta“ (“Il nostro obiettivo“) di Toronto (Canada), che nel novembre – dicembre del 1954 uscì più volte sull’argomento, proponendo come esempio la figura di questa “eroina“ e, anzi, pubblicando le “sue“ memorie, riunite sotto al titolo “Sono viva grazie all’UPA“.

Questa “autobiografia“, pur senza raggiungere le dimensioni del best seller, venne diffusa un po’ ovunque, ai quattro punti cardinali. La storia, mentre strappò le lacrime di coccodrilli e sciacalli sempre pronti a commuoversi e a levare alti lai davanti ad immaginarie prodezze mortifere dei comunisti, suscitò, con la sua puzza di bruciato percepibile da chilometri di distanza, lo scetticismo di alcuni coraggiosi giornalisti d’inchiesta, storici ed esponenti politici, anche di destra e perfino interni all’emigrazione nazionalista ucraina.

Il primo a muoversi e a volerci vedere chiaro sulla vicenda fu Philip Friedman, il quale, nel 1958, aveva curato una pubblicazione sulla Resistenza ebraica, patrocinata dal Museo storico dell’Olocausto di Gerusalemme, il celebre Yad Vashem. Friedman interpellò il Ministero degli Esteri israeliano sulla figura di Stella Krenzbach e la risposta fu, per gli anticomunisti in servizio permanente, agghiacciante: non c’era stata mai nessuna donna, rispondente a quel nome, nei ranghi dei funzionari e nemmeno dei normali impiegati.

Nelle pubblicazioni nazionaliste ucraine, specialmente quelle argentine e canadesi, scese una cappa di assordante silenzio. Il castello dell’oscena menzogna si stava disintegrando. Voci ed illazioni circolanti nelle stesse cucine tirarono fuori la storia secondo la quale, dopo la pubblicazione di sue “memorie“ da parte del “Washington Post“, la donna sarebbe stata uccisa in Israele da mani misteriose, con un colpo alla nuca.

Anche in questo caso, fu facile verificare che il giornale statunitense mai aveva pubblicato memorie della fantomatica Stella Krenzbach. A rafforzare il parere di quanti avevano subodorato un clamoroso raggiro, scese in campo una figura al di sopra di ogni sospetto: lo studioso Bohdan Kordiuk, elemento di spicco dell’emigrazione ucraina nazionalista in Germania occidentale.

Costui scrisse nel luglio del 1958 un pezzo in “Suchasna Ucraina“ (“Ucraina contemporanea“ ), organo dei seguaci dell’UPA a Monaco di Baviera, nel quale sottolineò che nessuno dei veterani delle formazioni nazionaliste ucraine aveva mai conosciuto o semplicemente sentito nominare Stella Krenzbach. Anche tra gli ebrei conosciuti da Kordiuk e dai suoi sodali, non uno aveva mai udito, neppure per sbaglio, quel nome.

Dunque, l’ “attento storico Friedman“ (così lo qualificò l’insospettabile Kordiuk ) aveva colto nel segno. Quella di Stella Krenzbach era stata null’altro che una bufala, sapientemente costruita, che, sempre per dirla con Kordiuk, non aveva retto “ad un esame critico“. A diradare definitivamente la caligine del giallo, è stato però un giovane storico svedese – americano, Per Anders Rudling, il quale, esattamente come Friedman, inoltrò attorno al 2010 una richiesta di chiarimento al Ministero degli Esteri israeliano e si vide recapitare la stessa risposta inviata all’insigne collega cinquant’anni prima: nessuna donna di nome Stella Krenzbach aveva mai lavorato alle dipendenze del Ministero.

Stella Krenzbach non è mai esistita, se non nella fertile fantasia dei fascisti ucraini!

Il suo mito è servito solo e unicamente ad accreditare l’UPA come formazione non antisemita, “tollerante “ e pure “democratica“ nel dopoguerra, alfine di ampliare la platea dei suoi consensi e dei suoi appoggi, in un momento in cui essi stavano paurosamente vacillando. Si doveva nascondere l’essenza barbara, criminale e genocida del nazionalismo ucraino, fingendo una sua buona disposizione verso il mondo ebraico e le minoranze.

Opuscolo di propaganda antisovietica della Guerra Fredda


Ciò, in un momento in cui, a metà degli anni ’50, le forze di intelligence e militari sovietiche, forti del più ampio appoggio popolare in quell’Ucraina a nome della quale i fascisti pretendevano di parlare, stavano spazzando via gli ultimi focolai del sanguinoso terrorismo nazionalista eterodiretto, eliminando contestualmente anche agenti della CIA e del CIC penetrati nel Paese.

Come sempre, l’anticomunismo e l’antisovietismo erano stati capaci di spacciare solo merce avariata, in mancanza di solidi argomenti e di una dignità politica e storica sulla quale fare affidamento. Anzi, questa volta si erano superati, toccando le vette della fantascienza, inventando a tavolino una vita, un’esistenza che mai aveva calcato il suolo terreno.

Stella Krenzbach, questa creatura mitica, partorita dalla fantasia deviata dei nemici dell’umanità, non è stata se non l’esasperazione, l’acme di una strategia della menzogna che da Katyn [vedasi qui, qui, qui e qui] a Bandera, passando per la negazione di Babi Yar [vedasi qui], ha preteso riabilitare il fascismo come strumento della Guerra Fredda e come industria dell’assassinio, del complotto, della repressione, dell’eversione.

Riferimenti:

John Paul Himka – “Falsifying World War II history in Ukraine” (online)

Philip Friedman – “Ukrainian-Jewish Relations During the Nazi Occupation”, Yivo Institute for Jewish Research, 1959

Per A. Rudling – “The OUN, the UPA and the Holocaust: A Study in the Manufacturing of Historical Myths”, The Carl Beck Papers in “Russian & East European Studies”, No. 2107. Novembre 2011

lunedì 11 luglio 2016

Chi ha sganciato una bomba nucleare sui polacchi?

REDAZIONE NOICOMUNISTI


di VLADISLAV GULEVICH

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

Ogni mese di luglio la Polonia è scossa da dibattiti interni sulla responsabilità storica dell'Ucraina per il massacro del 1943 in Volinia e il 2016 non fa eccezione.

Il Partito della Legge e della Giustizia del partito (PiS) di Jaroslaw Kaczynski è salito al potere principalmente con la promessa di sollevare il tema del massacro della popolazione polacca della Volinia durante la Seconda Guerra Mondiale dai macellai dell'Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) di Kiev. «I crimini commessi contro i nostri connazionali dall'UPA dovrebbero essere definiti genocidio. Non permetterò scuse per quello che è successo durante il periodo più terribile della nostra storia», esortava Jarosław Kaczyński nel calore della campagna elettorale.


Tuttavia le sue azioni non sono andate al di là delle promesse. Come i suoi predecessori del partito Piattaforma Civica, il PiS si rifiuta di dichiarare l'11 luglio come Giorno della Memoria del Martirio della Kresy (Kresy è il nome per la regione dell'Ucraina occidentale, della Bielorussia occidentale e della Lituania che un tempo erano parte della Seconda Repubblica Polacca. In data 11 luglio 1943, al culmine di un'ondata di violenze commesse dall'UPA, 100 villaggi polacchi e insediamenti agricoli furono attaccati dalle bande di Stepan Bandera).


Invece di commemorare l'11 luglio, Jarosław Kaczyński propone di spostare il giorno del Martirio al 17 settembre (il 17 settembre del 1939 fu il giorno in cui l'Armata Rossa lanciò la sua campagna di Polonia, recuperando l'Ucraina occidentale e la Bielorussia occidentale, rispettivamente, alle repubbliche sovietiche dell'Ucraina e della Bielorussia).

L'Agenzia statale di stampa polacca  (Polska Agencja Pracowa - PAP) si è unita a questi sforzi di distorsione dei fatti storici. Al fine di controllare le tensioni anti-banderite nell'opinione pubblica polacca, una storia pubblicata dall'agenzia di stampa ha definito i militanti UPA che furono uccisi in scontri con l'esercito polacco vicino al villaggio di Bircza nel 1946 come «eroi di guerra ucraini» (Bohaterów wojennych) .

Il vice presidente del Sejm di Przemyśl Wojciech Bakun ha inviato alla PAP una richiesta formale per chiarire che tipo di guerra avesse avuto luogo nei pressi di Bircza nel 1946 che aveva prodotto questi «eroi di guerra ucraini». Il PAP ha risposto formalmente che non era possibile ritirare o modificare il testo della relazione.

E poi è esplosa una notizia bomba.

Il presidente della Verkhovna Rada dell'Ucraina, Andrij Parubij, ha twittato di un incontro che aveva avuto con il presidente del Sejm polacco, Marek Kuchciński. Il capo del parlamento polacco ha promesso che il Sejm non discuterà il disegno di legge per ricordare le vittime della strage della Volinia prima del vertice della Nato a Varsavia dell'8-09 Luglio.


La ricaduta è stata tanto più assordante perché uno dei partecipanti ai negoziati era Yuriy Shukhevych - il figlio del capo colpevole del massacro dei polacchi in Volinia, il comandante UPA Roman Shukhevych. Anche se i media mainstream polacchi hanno taciuto in merito ai negoziati di Kuchciński con Parubiy e Shukhevych Jr., i dirigenti del Kukiz'15 e dell'ala destra del partito della Repubblica hanno chiesto che l'ideologia Banderita sia vietata in Polonia e hanno esortato Kuchciński a dimettersi.

Tadeusz Isakowicz-Zaleski, polacco e prete cattolico armeno e autore del libro documentario del 2008 "Il genocidio soppresso di Kresy" ha invitato l'opinione pubblica a protestare contro le politiche PIS che maliziosamente distorcono la storia.

«Contrariamente alle assicurazioni precedenti, i leader del PiS hanno di nuovo rinviato una votazione per rendere omaggio alla memoria dei cittadini della Seconda Repubblica che sono stati uccisi durante il genocidio banderita nella regione orientale di Kresy ... Questo rinvio della procedura di voto è ancora un altro duro colpo per le famiglie delle vittime della Divisione SS Galizien e dell'UPA e ... esorto tutti coloro che sono affiliati con il Kresy a protestare davanti l'edificio del Sejm il 7 luglio alle 1:00 pm ».
Il giorno dopo il PiS cerca di cavalcare gli eventi. Stanisław Karczewski, presidente del Senato, commenta a proposito di questa iniziativa antibanderita del prete:

«Sono contrario a riaprire vecchie ferite ... Se fossi Isakowicz-Zaleski avrei abbassato il tono. Se vogliamo avere un colloquio franco con qualcuno, non dovremo impostare dei presupposti fin dall'inizio»
Ma era troppo tardi. Un certo numero di parlamentari polacchi aveva già postato dei video sostenendo l'idea di mettere in scena una protesta davanti alla porta del Sejm.

Il fatto stesso che i negoziati si siano svolti tra i rappresentanti del governo polacco e i nazionalisti ucraini mostra il desiderio dei dirigenti del partito della Legge e della Giustizia di distogliere l'attenzione del pubblico dal soggetto del massacro della Volinia in quanto atto di genocidio e di raffreddare il nazionalismo ucraino come ideologia. Questo è un tradimento vero e proprio del PiS nei confronti dei suoi elettori.

Se il 17 settembre fosse dichiarato come giorno della memoria, invece dell'11 luglio, alla fine i polacchi cominceranno a approvare i crimini commessi dai tagliagole ucraini, proprio come oggi molti giapponesi credono che Washington è stato corretta nella sua decisione di far sganciare bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki dalla US Air Force.

Il massacro di Volinia è stata una «bomba atomica» per la Polonia. Nel 1950, oltre 140.000 giapponesi morirono a seguito dei bombardamenti nucleari del 1945 da parte degli Stati Uniti e delleconseguenze. I militanti UPA macellarono circa lo stesso numero di polacchi.

Mentre i leader polacchi in carica vedono il nazionalismo ucraino come proprio alleato strategico, la prima vittima di questa politica sarà il popolo polacco e la sua coscienza nazionale.






sabato 9 luglio 2016

Adolf Hitler come idea nazionale dell'Ucraina

REDAZIONE NOICOMUNISTI



Traduzione di Guido Fontana Ros


Il 5 luglio un'importante sala congressi di Kiev, Casa Ucraina - Centro per l'Idea Nazionale, ha ospitato una grande "installazione", dedicata al 75° anniversario della proclamazione della "legge del ripristino dello stato ucraino". L'evento, progettato dall'Organizzazione dei nazionalisti ucraini, ha visto presenti un certo numero di politici,  di prelati della "Chiesa ucraina" autocefala, di rappresentanti dei media, di attivisti Maidan e di "veterani di guerra". L' "installazione" era intitolata "La volontà del popolo ucraino - contro Hitler e Stalin" in pieno accordo con il "politicamente corretto" ovvero la nuova lettura europea della storia moderna.E' stato trasmesso in diretta su Internet, ma il video al momento è privato.

Uno spettatore sottoposto al lavaggio del cervello della TV sarebbe ovviamente impressionato o addirittura commosso fino alle lacrime dalle rivelazioni di un vecchio collaborazionista nazista circa le  "sofferenze del popolo ucraino sotto il tallone dispotico di Stalin" e sugli avvenimenti complessivi. Ma coloro che sono ancora sani di mente, potrebbero facilmente ricordare alcuni fatti storici in contraddizione con tale versione.

L'Atto di Restaurazione dello Stato ucraino fu adottato a Leopoli (Lviv) il 30 giugno 1941, alcuni giorni dopo che la città fu occupata dalle truppe naziste in rapida avanzata nel territorio sovietico secondo il piano dell' Operazione Barbarossa. Fu annunciato da Yaroslav Stetsko, allora leader dei nazionalisti ucraini (OUN) a libro paga dell'Abwehr e presto pubblicato su volantini di propaganda nazista nei territori occupati di Ucraina:

L'edizione del giornale "Ucraina Indipendente" con il testo dell'Atto (10 luglio 1941)
Il testo completo dell'Atto:

1. Per volontà del popolo ucraino, l'Organizzazione dei nazionalisti ucraini sotto la direzione di Stepan Bandera proclama la formazione dello Stato ucraino per il quale si sono inchinate intere generazioni dei migliori figli di Ucraina. L'Organizzazione dei nazionalisti ucraini, che sotto la direzione del suo fondatore e leader Yevhen KONOVALETS ha intrapreso negli ultimi dieci anni una sanguinosa battaglia con gli schiavisti moscoviti-bolscevichi in una lotta energica per la libertà, chiama tutto il ​​popolo ucraino a non deporre le armi fino a che tutte le terre ucraine siano uniti sotto un governo ucraino sovrano. Il governo ucraino sovrano garantirà al popolo ucraino l'ordine, lo sviluppo multilaterale di tutte le sue energie e tutti i suoi bisogni.
2. Nelle terre occidentali dell'Ucraina si forma un governo ucraino, che è subordinato al governo nazionale ucraino che si formerà nella capitale dell'Ucraina, KIEV.
3. Lo stato ucraino di recente formazione lavorerà a stretto contatto con la Grande Germania nazionalsocialista, sotto la guida del suo Fuhrer,  Adolf Hitler che intende stabilire un nuovo ordine in Europa e nel mondo e sta aiutando il popolo ucraino a liberarsi dalla occupazione moscovita. L'esercito popolare rivoluzionario ucraino che è stato formato sulle terre ucraine, continuerà a combattere con l'esercito ALLEATO GERMANICO contro l'occupazione moscovita per uno Stato sovrano e unito e un nuovo ordine in tutto il mondo.Viva l'Ucraina unita e sovrana! Viva l'Organizzazione dei nazionalisti ucraini! Viva il leader dell'Organizzazione dei nazionalisti ucraini e del popolo ucraino - Stepan Bandera! GLORIA ALL'UCRAINA!
“Lunga vita ad Adolf Hitler!” – uno striscione di benvenuto in un villaggio ucraino
Il matrimonio di convenienza tra nazisti tedeschi e nazionalisti ucraini fu contratto nel settembre 1939, quando il leader del OUN, Andriy Melnik visitò Berlino e gli fu promessa la carica di capo di un nuovo stato ucraino nella Polonia del sud-est. Secondo l'archivio dell'ammiraglio Canaris, capo del servizio dell'intelligence militare tedesca, subito dopo l'invasione della Polonia, Hitler affidò all'ammiraglio il compito di organizzare una rivolta ucraina in Polonia tramite i suoi agenti dell'OUN. L'idea di Hitler era quella di creare una serie di fedeli quasi-Stati lungo il confine sovietico e cioè: "l'Ucraina" sul territorio della Galizia e della Volinia, un protettorato polacco e la Lituania. Gli archivi sovietici provano che Stalin fu prontamente informato circa questi piani ed immediatamente preparò la sua campagna polacca per reinstallare il dominio sulle storiche terre russe, annesse dalla Polonia dopo la Prima Guerra Mondiale.

Il periodo intercorrente tra la fine del 1939 e gli inizi del 1941 è il periodo dell'addestramento intensivo degli attivisti clandestini dell'OUN nei campi dell'Abwehr a Zacopane, Krynitsy, Komanchi nel territorio della Polonia occupata e delle loro azioni sovversive contro l'URSS. Nel febbraio 1941 a un capo dell'ala militare dell'OUN,  Richard Yaryi fu ordinato dall'Abwehr di formare oltre 700 combattenti nazionalisti. Allo stesso tempo, Stepan Bandera discuteva a Berlino con Canaris e von Brauchitsch la questione della creazione di un esercito ucraino alleato alla Wehrmacht. I battaglioni di pionieri, creati subito dopo, furono denominati Roland e Nachtigall. Questi battaglioni entrarono nel territorio sovietico con le prime armatei tedesche e organizzarono i bagni di sangue nelle regioni diLeopoli, Ternopol e Ivano-Frankovsk (allora Stanislavov).

La propaganda nazista presentò il pogroms  di Lvov del giugno 1941, perpetrato dagli assassini  dell'OUN , come "una vendetta contro i giudei bolscevichi"

Il 7 luglio 1941 il futuro "capo del governo ucraino" Yaroslav Stetsko scriveva al Ministero degli Esteri di Berlino:

"Come vice di Stepan Bandera, leader del OUN e in qualità di capo del governo, io mi pronuncio per una stretta cooperazione e solida alleanza con il Grande Stato tedesco che garantirà la nostra emancipazione dalla schiavitù. Comprendiamo, apprezziamo e siamo ben consapevoli che questa alleanza è decisiva per il futuro cammino della storia e per approfondire i rapporti bilaterali tra la Germania e popolo ucraino".
Stetsko non sapeva che Berlino non era mai stata seriamente interessata a concedere una qualsiasi forma statualità ai suoi tirapiedi ucraini. I nazisti utilizzarono i nazionalisti dell'OUN  come carne da cannone a buon mercato e per scopi di propaganda. Una volta che la guerra contro l'Unione Sovietica venne avviata, si neutralizzarono i leader dell'OUN (Bandera fu arrestato a Berlino il 5 luglio) e si sconfessarono tutti i documenti che stabilivano un "stato ucraino indipendente". Alla popolazione ucraina fu solo consentito di ammirare liberamente i cartelli tedeschi sui muri:

Manifesto nazista di propaganda "In nome della volontà popolare!"” in una strada di Kiev, 1941
L'incapacità intellettuale dei mythboosters europeisti di inventare anche un nuovo motto (si prega di scorrere verso l'alto per aggiornarsi sul titolo dell'installazione di ieri a Kiev) e la sala semi-vuota del "Centro dell'Idea Nazionale" suggeriscono che i patetici tentativi dei nazionalisti di fabbricare una realtà storica parallela in Ucraina siano di nuovo destinati a fallire.

La sala semivuota dell'inaugurazione dell'installazione




sabato 31 ottobre 2015

Perché i nazisti non riescono a creare uno stato ucraino nel 1939?

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Guido Fontana Ros e revisione del testo di Danila Cucurnia

Presentiamo la traduzione di un articolo dello storico russo Alexander Dyukov in cui vengono chiariti gli stretti legami fra i nazionalisti ucraini e i nazisti.
L'intenzione dei nazisti era quello di creare uno stato ucraino loro vassallo nelle regioni dell'Ucraina occidentale in funzione antisovietica, ma gli eventi presero una piega inaspettata con la firma del Trattato Ribbentrop- Molotov: l'Armata Rossa si mosse con estrema rapidità all'indomani della caduta del governo polacco sotto l'invasione dei nazisti. Essa occupò i territori un tempo russi della Galizia, della Volinia e della Bielorussia occidentale, vanificando così il disegno della creazione di uno stato fascista ucraino.

TRADUZIONE IN PDF


Questo articolo può essere letto anche qui

lunedì 15 ottobre 2012

Il mito della carestia provocata in Ucraina

NOICOMUNISTI


REDAZIONE NOI COMUNISTI 

Traduzione di Guido Fontana Ros

(da un articolo presente sul sito web Stalin Society)

THE UKRAINIAN FAMINE-GENOCIDE MYTH

di John Puntis 

N.B. A corredo dell'articolo sono state postate foto atroci dei massacri perpetrati dai nazionalisti ucraini. Questo non per una sorta di compiacimento pornografico, ma per far risaltare chi sono i "testimoni" del mito della carestia/genocidio in Ucraina. E' bene che si sappiano questi fatti. Si deve conoscere con chi si accompagnano "storici" come Robert Conquest.


Nel 1922 l'Unione Sovietica, in alcune aree patì una grave condizione di carestia a causa della intervento militare con cui le potenze imperialiste cercarono di schiacciare il nuovo stato sovietico. Le condizioni di carestia ricorsero di nuovo nel 1933, in particolare, ma non esclusivamente, in Ucraina. Ci sono due versioni radicalmente diverse di questa seconda carestia. Un'analisi oggettiva indica che la carestia fu il risultato di una combinazione di cattive condizioni climatiche e di sabotaggio da parte dei contadini ricchi o kulaki di fronte alla collettivizzazione dell’agricoltura. I nazionalisti ucraini tuttavia sostengono che la carestia fu deliberatamente creata da Stalin, al fine di spezzare lo spirito del popolo ucraino, causando attraverso milioni di morti inutili, morte e distruzione su una scala che in realtà supera di gran lunga l'Olocausto nazista. Prove documentali a sostegno di questa affermazione sono spesso portate da studiosi come Robert Conquest o James Mace della Harvard University.

Dal libro cit. del  Dr. E. Ammende; supposta vittima della carestia
a Kharkhov, Ucraina
Tali prove documentali sono estremamente traballanti in quanto si si basano spesso sui racconti screditati della stampa filofascista del 1930 in America o anche su documenti nazisti. Nonostante quanto detto, questo continua a riemergere, in particolare negli anni ‘80 come parte di un tentativo dei nazionalisti ucraini per commemorare il 50° anniversario della carestia, e al tempo stesso per alimentare la retorica da guerra fredda dell'era Reagan. Le stesse vecchie, sgranate immagini fotografiche che appaiono di volta in volta, pretendendo di mostrare le vittime della carestia dell'Ucraina, sono quasi sempre prive di fonti, oppure risalendo indietro nel tempo, in realtà provengono da documenti concernenti la lotta contro la fame nella carestia del 1922 o anche da documenti precedenti. Queste immagini raccolte insieme nel film “Harvest of Despair” , sono state mostrate in televisione nel Regno Unito, pur essendo stata respinte da alcune reti del servizio pubblico negli Stati Uniti a causa di una palese mancanza di obiettività. Le organizzazioni nazionaliste ucraine in Canada e altrove continuano a propagare la nozione di carestia uguale a genocidio deliberato, mentre con cura dissimulano le proprie origini antisemite, filonaziste e collaborazioniste. Una ricerca sul web con i termini “genocidio carestia ucraina” ha prodotto 845 riferimenti a quest' “uomo ha fatto” la fame, come al solito illustrato crudamente con immagini di un'epoca precedente. In questa conferenza io esplorerò la maggior parte dei retroscena di queste affermazioni e rivendicazioni, riferendomi all'eccellente libro sul tema di Douglas Tottle (Fraud, famin and fascism. The Ukrainan genocide myth from Hitler to Harvard. Progress book, Toronto, 1987. ISBN 0-919396-51-8) 

Frode giornalistica nel 1930 
Nell'autunno del 1934, un americano di nome di Thomas Walker entrò nell'Unione Sovietica. Dopo meno di una settimana trascorsa a Mosca, il resto del suo soggiorno ammontò a 13 giorni di transito alla volta del confine della Manciuria, punto in cui lasciò l'URSS per non farvi più ritorno. Quattro mesi più tardi, una serie di articoli cominciò a comparire sulle testate di Hearst in America, a firma Thomas Walker, “noto giornalista, viaggiatore e studioso di questione russe, il quale ha trascorso parecchi anni viaggiando in Unione Sovietica”. Gli articoli che descrivevano una carestia in Ucraina, che aveva mietuto sei milioni di vite, erano illustrati da fotografie di cadaveri e di bambini affamati. Si diceva che Walker avesse trafugato queste immagini in una macchina fotografica in "circostanze estremamente difficili e pericolose".
Testata della catena di Hearst
Louis Fischer, uno scrittore americano che, a quel tempo viveva a Mosca, divenne sospettoso. Perché le testate giornalistiche di Hearst avevano soprasseduto per circa dieci mesi, su queste storie sensazionali prima di pubblicarle? Egli stabilì che la breve visita di Walker in Unione Sovietica non gli avrebbe potuto permettere di visitare le zone descritte e fotografate. Egli sottolineò anche che la prove fotografiche di Walker erano decisamente strane: non solo erano le suggestive immagini di una decina di anni prima (Fischer pensava probabilmente che si trattasse della carestia del 1921 nella zona del Volga), ma conteneva un mix di scene riprese sia in estate che in inverno. Fischer inoltre osservò come nel 1933, il raccolto in Ucraina fosse stato buono. (NDR: qui il testo della lettera con cui Louis Fischer smaschera questa frode)
Alcune delle immagini sono state successivamente identificate come mostranti scene austro-ungariche della I guerra mondiale; inoltre si sapeva che i giornali di Hearst scovavano vecchie foto e le ritoccassero per usarle come propaganda. A volte queste immagini apparvero etichettate come provenienti dalla Russia, altre volte le stesse immagini vennero trasferite in Ucraina ovviamente per motivi politici. Non solo le fotografie erano una frode e il viaggio in Ucraina era una frode, ma lo stesso Thomas Walker era una frode: venne rivelato che era un evaso di nome Robert Green imprigionato per falso. Al processo successivo al suo secondo arresto ammise che la serie di immagini utilizzate negli articoli dei giornali di Hearst erano falsa e non erano state riprese, come indicato, in Ucraina. Nonostante questi fatti, le stesse foto sono ancora quelle usate in manifesti commemorativi, sui siti web e nel film “Harvest of Despair”. 

La stampa di Hearst 

La stampa di Hearst, è inutile dirlo, continuò con la sua campagna della carestia/genocidio, nonostante il fiasco “Walker”. Questo non è sorprendente se si considera che Hearst era noto a milioni di americani come "il numero uno fascista in America". (Una delle principali fonti di Mussolini di reddito personale durante i primi anni ’30, proveniva da pagamenti per essere un corrispondente delle testate di Hearst). 

William Randolph Hearst con gerarchi nazisti
Nel 1934 Hearst visitò la Germania nazista e incontrò Hitler. A seguito di questa visita i giornali di Hearst iniziarono a promuovere articoli sulla carestia/genocidio in Ucraina. Il Premier francese Edouard Herriot, che era da poco tornato da un viaggio in Ucraina, rese pubblico il fatto di non aver visto alcuna prova di carestia. A seguito degli articoli di Walker, Hearst continuò a cercare di convincere gli americani che l'Unione Sovietica era una terra di fame totale, di genocidio e di cannibalismo. A quel tempo fu spesso riconosciuto come sensazionalismo di matrice politica, ma con il passare degli anni queste invenzioni si trasformarono in "prove primarie". 

Notando le caratteristiche della campagna degli anni ‘30 e le memorie selettive di coloro che hanno contribuito con i giornali di Hearst alla diffusione della tesi sulla carestia/genocidio, luce può essere fatta sulle caratteristiche dell’odierna campagna sulla carestia/genocidio. 


In realtà questa immagine si riferisce alla carestia del 1921-23,
Contemporaneamente al lancio delle esternazioni di Hearst del 1935, la stampa nazista in Germania e i giornali simpatizzanti nel resto d'Europa, cominciarono a pubblicare storie analoghe. Proprio allora venne pubblicato un libro del dottor Ewald Ammende dal titolo "Human Life in Russia". Il libro ebbe un’influenza duratura su coloro che diffusero il mito della carestia/genocidio mito e fu ripubblicato nel 1984. Questo libro fa mostra di poca pretesa di oggettività accreditando i corrispondenti di Hearst, i resoconti dalla Germania nazista e dall'Italia fascista, riportando accuse di "viaggiatori" e di "esperti" innominati. 

La maggior parte delle prove fotografiche dei teorici della carestia/genocidio può essere fatta risalire sia a ad Ammende che a Thomas Walker. Le origini delle fotografie non sono documentate, anche se va notato che Ammende venne coinvolto nell'operazione di soccorso nella carestia degli anni 1921-1922. Si dice che le immagini siano state riprese per le strade e le piazze di Kharkov, nell'estate del 1933, anche se solo 10 su 26 sembrano mostrare scene urbane. Non ci sono indizi o riferimenti di interesse geografico per aiutare a inserirle in un qualche contesto. "The Human Life in Russia” contiene altre immagini che non appaiono nella edizione tedesca. Si è affermato che queste immagini siano state riprese dal dottor Ditloff, direttore della concessione governativa tedesca per l'agricoltura nel Caucaso del nord. Ci si potrebbe chiedere come potesse un funzionario nazista vagabondare liberamente per l'Ucraina scattando fotografie, ma in ogni caso in pubblicazioni successive le stesse fotografie sono a volte assegnate o attribuite ad una fonte completamente diversa. In realtà, alcune immagini sono stati identificate come provenienti dalla carestia del 1922 e alcune scene appaiono essere riprese in inverno nonostante dovessero essere riprese d’estate. Altre pubblicazioni utilizzano le stesse immagini senza specificarne la fonte o accreditandole a Thomas Walker, nonostante il fatto che esse sono state utilizzate per rappresentare eventi del 1932/1933 e Walker abbia affermato di averle scattate nella primavera del 1934. 
E’ chiaro che le prove fotografiche sono false e sono state usate principalmente come parte di una campagna per danneggiare e screditare l'Unione Sovietica. Nonostante ciò continuano ad essere utilizzate.


La Guerra Fredda 

La campagna incentrata sul genocidio/carestia degli anni ‘30 si appoggiò pesantemente a dubbie fonti di destra e non fu accettata dagli storici tradizionali dell’epoca, facendo sì che alcuni nazionalisti ucraini parlassero dell’esistenza di uno schieramento filosovietico e addirittura di una cospirazione ebraica per sopprimere la verità. Nel 1950 i nazionalisti pubblicarono libri come "The Black Deeds of the Kremlin” per diffondere la loro interpretazione della storia. Una sezione è dedicata alle accuse nazionaliste di esecuzioni di massa sovietiche, nel corso del 1930 in Vynnitsa. Realmente durante l'occupazione nazista nel 1943, le fosse sono state esaminate da una commissione nazista e utilizzate in film di propaganda. Tuttavia, nel dopoguerra, testimonianze di soldati tedeschi rivelarono, che si trattava di un inganno della propaganda nazista: i corpi sono quelli di ebrei giustiziati dalle SS e dalla milizia ucraina. 
Massacro di ebrei a Vinnitsa, Ucraina, ad opera dei collaborazionisti
ucraini e dei nazisti dell'Einsatzgruppe D. (28.000 vittime)
Le accuse raccapriccianti di cannibalismo nel secondo volume di "The Black Deed of Kremlin" fecero sì che venisse definito come "libro di cucina ucraina nazionalista"! 

Il gioco dei numeri 

I teorici del genocidio/carestia sono ansiosi di stabilire che milioni di persone sono morte in Ucraina. La loro metodologia, come al solito, è molto sospetta. Uno "studio fondamentale" di Dana Dalrymple pubblicato in "Soviet studies", nel 1964 si presenta con una cifra di 5,5 milioni sulla base di una media delle congetture di 20 giornalisti occidentali. Uno di questi è il nostro immaginario amico Thomas Walker. Dalrymple afferma che Walker fece la sua indagine eludendo una visita guidata e che aveva già trascorso diversi anni viaggiando in Russia. Una figura simile citata è quella dell'arcivescovo di Canterbury, sostenitore entusiasta di Hitler che aveva tentato di sollevare la questione carestia nella Camera dei Lord nel 1934, quando in realtà il ministero degli Esteri dichiarò che non vi era alcuna prova a sostegno delle accuse contro il governo sovietico. Inutile dire che la testimonianza di Sir John Maynard, un esperto di fame e carestie che visitò l'Ucraina nell'estate del 1933 e respinse i racconti di carestia/genocidio non è accettata dai nazionalisti. 
La campagna da “guerra fredda” riemerse nel 1980 con una notevole pubblicità e il sostegno scientifico del Research Institute ucraino della Harvard University, a lungo un centro di ricerca anticomunista. Nel 1983, il libro "The Ninth Circle", pubblicato la prima volta dai nazionalisti ucraini nel 1953 è stato ripubblicato, curato e introdotto dal dottor James Mace di Harvard. Una revisione critica di questo libro lo ha descritto come "una polemica, priva di tutta la documentazione, e privo di qualsiasi studio accademico". L'autore, è stato sottolineato, non fornisce alcun dettaglio sulla sua attività durante l'occupazione nazista dell'Ucraina, e non esprime un singolo commento critico sui nazisti. Ancora una volta i falsi di Thomas Walker vengono utilizzate come illustrazioni, nonostante l'autore affermi di essere stato testimone oculare della carestia. L’ "accademico" Mace scrivendo a proposito dei materiali di Walker, affermò: "Un giornalista americano come Thomas Walker ha scritto resoconti schietti e fornito documentazione grafica della carestia in base a ciò che aveva visto in Ucraina nel 1933". Si noti la retrodatazione conveniente del viaggio di Walker dal 1934 al 1933. 
Donne ebree ucraina in attesa dell'esecuzione
Un altro contributo alla letteratura sul genocidio/carestia è il libro di Walter Dushnyk “50 years ago: the Famine Holocaust in Ukraine”. La prefazione di questo libro è redatta niente meno che da Dalrymple. Le radici di Dushnyk possono essere rintracciate nell’Europa di prima della guerra, quando era attivo nel movimento dell'Organizzazione dei nazionalisti ucraini. Anche in questo caso un recensore critico commenta questo libro: “…piuttosto che essere una analisi scientifica, il materiale è costituito da una polemica al vetriolo di grande carica emotiva. Infatti che ha poco a che fare con uno studio scientifico e senza dubbio manca di obiettività”. Ancora una volta le stesse false fotografie vengono utilizzate come illustrazioni. Dushnyk calcola il numero di morti per carestia, proiettando una crescita prevista della popolazione, in base al censimento del 1926, sul censimento della popolazione elencato per l'Ucraina nel 1939. La differenza è di 7,5 milioni di persone e questo diventa quindi il numero di vittime della carestia. L'assurdità di questa metodologia può essere dimostrata con la sua trasposizione nel Canada degli anni ’30, e dimostrando che il 25% della popolazione del Saskatchewan scomparve durante la grande depressione. Infatti, la popolazione dell'Ucraina è aumentato in termini reali dal 1926 al 1939 di quasi 3,4 milioni. Sebbene non sia possibile fornire una cifra esatta per il numero di vittime della carestia, le rivendicazioni di persone come Dalrymple, Mace e Dushnyk hanno dimostrato che questi ultimi, per rafforzare le loro accuse politiche di genocidio, hanno fabbricato esagerazioni estreme. 

Il raccolto dell’inganno 

La campagna della carestia/genocidio campagna raggiunse il culmine nel 1986 con la pubblicazione del libro "Harvest of Sorrow" di Robert Conquest e con il film prodotto dalla commissione di ricerca sulla carestia dell’Istituto San Vladimir, "Harvest of Despair". Il film è pieno di vecchie foto senza documentazione e fa leva su interviste sia di ex nazisti e collaborazionisti ucraini, che di transfughi dall'Unione Sovietica; anche Malcolm Muggeridge si presta per una breve apparizione. I produttori del film a quanto pare, visionarono più di un milione di metri di pellicole, prima di sceglierne solo 720 metri. Invece di prove documentali della carestia viene presentato, un montaggio di fotogrammi privi di documentazione tra cui le immagini Walker/Ditloff della carestia del 1921/1922 ed altre da pubblicazioni della propaganda nazista. Con disprezzo mozzafiato per la verità, alcune scene sono prese in prestito da film sulla guerra civile e da film sovietici del 1920. In sostanza, sembra che i produttori del film abbiano frugato negli archivi alla ricerca di vecchi spezzoni di effetto “guerra-e-fame”, spezzoni che sono stati poi assemblati in parallelo nel film con un grande effetto subliminale, legati da una narrazione e intervallati da interviste di parte. Questo è stato addirittura ammesso da alcuni dei soggetti coinvolti, ma il film è stato ampiamente diffuso e lodato, anche sulla televisione britannica. Gli autori ricevettero anche sussidi e supporto logistico dal National Film Board of Canada e da un altro ente di finanziamento pubblico, il Multiculturalism Canada. "Harvest of Despair" è stato chiaramente non un documentario oggettivo come si pretendeva, ma piuttosto un grezzo, freddo esercizio di propaganda di guerra.
Il libro di Conquest “Harvest of Sorrow: Soviet Collectivisation and the Terror famine” è emerso come il miglior tentativo di legittimizzazione della carestia/genocido. L’affiliazione di destra di Conquest e le sue smentite circa l’Olocausto sono ormai ben noti. Un tempo fu impiegato nel progetto di disinformazione del servizio segreto britannico, il Dipartimento di Ricerca Informazione, i cui obiettivi chiave erano “terzo mondo” e “Russia”. Nel precedente lavoro, “Il Grande Terrore”, Conquest aveva affermato che solo 5-6 milioni di persone morirono nel periodo 1932/3 e solo la metà di loro in Ucraina. Nel 1983 Conquest, tuttavia alzava le sue stime a 14 milioni estendendo le condizioni di carestia al 1937! Tali revisioni coincisero comodamente con le commemorazioni del 50° anniversario della carestia. 

Conquest presenta le varie cricche nazionaliste che hanno controllato parti dell'Ucraina durante la guerra civile russa e l'intervento straniero come governi in buona fede. Il massacro di massa degli ebrei ucraini svolto nell'ambito dell’ “indipendenza” nazionalista nel 1918-19 è respinto in 3 parole. L'occupazione nazista dell'Ucraina è presentata implicitamente come una interruzione fra i periodi di “terrore” sovietico e la liberazione dai nazisti come una “rioccupazione” sovietica. Ci sono molti esempi nel libro di mancanza di ricerca scientifica. Un esempio lo si ha nella citazione dei resoconti di un corrispondente straniero che si rivela essere nientemeno che Thomas Walker, l'uomo che non fu mai. Nella sua nota di riferimento per la citazione sposta anche la data di questo articolo della stampa di Hearst dal 1935 al febbraio 1933. Vale la pena di ripetere le osservazioni dello storico americano J. Arch Getty sulla qualità di questo tipo di ricerca storica: 
“Grossolane generalizzazioni analitiche sono provenute da brandelli di testimonianze di seconda mano, da pettegolezzi di corridoio. Storie da campo di prigionia del tipo (" il mio amico ha incontrato la moglie di Bucharin in un campo e lei gli ha detto ... ") sono diventate fonti primarie sul modo in cui il potere politico sovietico prendeva le decisioni... la necessità di generalizzare a partire da particolari isolati e non verificati ha trasformato le voci in fonti e ha equiparato la ripetizione di storie alla conferma”.
Considerando che gli storici seri non accettano dicerie e voci come fatto storico, Conquest in contrasto con questa posizione afferma che "La verità non può filtrare che in forma di sentito dire" e che "su questioni politiche fondamentalmente la migliore fonte, benché non infallibile , è il si dice". 


La carestia 

Venendo ora alla carestia stessa e alle sue cause, la maggior parte degli storici di destra ha generalmente prestato poca attenzione ai fattori di siccità e di sabotaggio durante il processo di collettivizzazione. È interessante notare che, in “A History of Ucraina" di Mikhail Hrushevsky -descritto dagli stessi nazionalisti come “storico leader dell'Ucraina”- si legge che: "Ancora un anno di siccità ha coinciso con le caotiche condizioni agricole, e durante l'inverno del 1932-1933 una grande carestia, come quello del 1921-1922 spazzò tutta l’Ucraina Sovietica". Da nessuna parte questa storia suggerisce che la carestia fosse provocata e diretta contro gli ucraini e in effetti più spazio è dedicato alla carestia del 1921-1922. Ci sono molti riferimenti a condizioni di siccità in Ucraina nel 1931 e nel 1932. Anche Ewald Ammende nella sua "The Human Life in Russia" si riferisce a cause climatiche e naturali della carestia. 
Mentre la siccità fu un fattore che contribuì, la causa principale della carestia e fu la lotta contro la collettivizzazione delle campagne in quel periodo. Nel 1928 c’erano milioni di aziende contadine su piccola scala, i tre quarti del terreno erano seminati a mano, un terzo delle aree di raccolto venne mietuto con la falce, il 40% del raccolto fu trebbiato a mano con flagelli. Più di un quarto delle famiglie contadine non possedevano animali da tiro o attrezzi agricoli e il 47% aveva solo aratri. L'unità di collettivizzazione era una caratteristica fondamentale del primo piano quinquennale varato nel 1929. La piccola minoranza dei contadini ricchi, i kulak, si opposero alla socializzazione dell'agricoltura e combatterono contro la collettivizzazione con una campagna organizzata di distruzione su vasta scala. La lotta in alcuni settori, tra cui l'Ucraina assunse carattere di guerra civile. Osservatori stranieri, in visita in quel periodo testimoniarono che l'opposizione kulak macellava il proprio bestiame e i propri cavalli, piuttosto che vederlo collettivizzato. Dal 1928-1933 il numero di cavalli in Unione Sovietica diminuì da 30 a 15 milioni, i bovini da 70 a 38 milioni, gli ovini e i caprini da 147 a 50 milioni di. Alcuni kulaki bruciarono le proprietà dei collettivi e bruciarono anche la propria produzione di grano e di semi. Molti teorici della carestia/genocidio accantonano il sabotaggio dei kulaki, mentre altri ne offrono descrizioni entusiastiche celebrando l'opposizione alla pianificazione sovietica. Inoltre, la carestia fu aggravata dalle epidemie di tifo che ha indubbiamente causarono molte vittime. Nel 1933 ci fu un raccolto da record, essendo stati profusi enormi sforzi per migliorare ulteriormente le aziende agricole collettive e la fornitura di attrezzature meccanizzate. 
I successivi enormi aumenti della produzione agricola e industriale in Ucraina fino alla seconda guerra mondiale, smentiscono le accuse di 7-15 milioni di morti di fame solo sette anni prima. Inoltre, la testimonianza di resistenza ucraina ai nazisti e ai loro ausiliari ucraini nazionalisti fu esemplare. Nella parte più grande dell’Ucraina orientale la lealtà ucraina fu travolgente e attiva. Ci furono oltre mezzo milione di partigiani sovietici organizzati, e quattro milioni e mezzo di ucraini etnici combatterono nell'esercito sovietico. Gli storici nazionalisti ucraini riconoscono questo e può solo meravigliare la capacità di un paese di mobilitare tali numeri di maschi in età militare alla luce delle rivendicazioni nazionaliste circa le vittime della carestia. La realtà è che per la maggior parte dei contadini ucraini, per i lavoratori e per i professionisti appena emersi da tali classi, il sistema sovietico aveva dimostrato schiaccianti vantaggi economici e culturali.
L'unico posto in cui i nazionalisti trovarono alcun qualche forma di appoggio, durante l'occupazione nazista, fu nella parte dell’Ucraina che era stata fino al 1939, la Galizia polacca; questo fu il luogo dove i nazisti effettuarono la loro maggior parte del reclutamento per la polizia fascista e per le SS. Un esame di ciò che è accadde durante l'occupazione nazista rivela non solo il sostegno popolare ai sovietici dimostrato dal popolo dell'Ucraina, ma anche il ruolo svolto dai nazionalisti ucraini. 

Bambini polacchi massacrati in Volhynia 
nel 1943 per mano degli "eroi" ucraini 
di Bandera

Collaborazionismo e collusione 

Nel giugno 1941 l'esercito nazista entrò in Leopoli, capitale dell'Ucraina occidentale. Nella sua avanguardia arrivò anche in uniforme tedesca, il Battaglione Nachtigall dei nazionalisti ucraini. Durante i primi tre giorni di luglio, il Battaglione Nachtigall massacrò 7.000 ebrei nei pressi di Leopoli. Scrittori, intellettuali e professionisti, non ebrei, noti per essere ostili al nazismo parimenti furono uccisi. Nei primi 8 mesi di occupazione nazista il 15% degli ebrei galiziani - 100.000 persone – furono massacrati dalle azioni congiunte dei tedeschi e nazionalisti ucraini. Molte migliaia di nazionalisti che fuggirono in Germania e altrove, sulla scia delle armate naziste in ritirata dovettero coprire la loro colpa personale e collettiva nell'Olocausto e il tradimento del loro paese. Temi antisemiti e fascisti sono radicati profondamente nella storia del movimento nazionalista ucraino. I leader dei nazionalisti ucraini erano sul libro paga del partito nazista prima che Hitler invadesse l'Unione Sovietica. Battaglioni ucraini nazionalisti furono addestrati in Germania prima della guerra e alcuni furono utilizzati durante l'invasione della Polonia. I distaccamenti volontari ucraini Nachtigall e Roland combatterono con l'esercito tedesco e alla fine del 194, riorganizzati in un battaglione di polizia furono impiegati in Bielorussia. 

Banderisti ucraini durante il pogrom di Leopoli
Nonostante che questo sia ben noto, i sostenitori del genocidio/carestia ritraggono i  nazionalisti alla pari con la resistenza francese per aver combattuto in qualche modo contro Hitler e Stalin. Nello stesso modo distorto viene rappresentato il ruolo del 14° Waffen SS Galizien Divisione (anche conosciuta come la Division Halychyna). Formatasi nel 1943, la sua funzione principale era la brutale lotta anti-partigiana. Anche dopo il ritiro tedesco dall’Ucraina, i nazionalisti rimasti continuarono a molestare le linee di rifornimento sovietiche. Truppe nazionaliste servirono Hitler in Ucraina, Polonia, Bielorussia, Cecoslovacchia, Ungheria e Jugoslavia. Collaborazionisti ucraini parteciparono all'omicidio di centinaia di migliaia di persone nei campi di sterminio come Treblinka, Sobibor, Yanowska e Trawniki. Queste furono le credenziali “anti-naziste” dei nazionalisti che oggi si presentano come “combattenti nazionali di liberazione”, “eroi del popolo ucraino” e “patrioti che hanno lottato per una libera Ucraina”. 

Vittime del pogrom di Lviv ad opera degli "eroi" ucraini 
di Bandera

Dopo la guerra 

Dopo la vittoria alleata sulla Germania nazista molti collaborazionisti cercarono di sfuggire alla giustizia e alla vendetta, alla ricerca di una nuova vita in America del Nord e altrove. Agenzie di intelligence occidentali prestarono il loro aiuto per “disinfettare” collaborazionisti nazisti, favorendone l’emigrazione in terre nuove in cambio di una nuova collaborazione contro la Russia. L'Organizzazione Internazionale per i Rifugiati e le US Person Displaced Commission inizialmente considerarono i nazisti ucraini non ammissibili per i visti. Questo impedì alle agenzie di intelligence americane di presentare i membri dell'Organizzazione dei nazionalisti ucraini come combattenti antinazisti. 
Questa fu una totale invenzione, ma convinse le autorità preposte all’immigrazione a cambiare posizione. Collaborazionisti riciclati dell'Est europeo furono messi a lavorare presso Radio Free Europe, Radio Liberty, Voice of America e in istituti professionali per funzionari dei servizi segreti degli Stati Uniti specializzati in lingue dell'Europa dell'Est. Alcuni furono addestrati per operazioni di sabotaggio all'interno l'Unione Sovietica e altri vennero impiegati come testimoni viventi del “terrore comunista” per il condizionamento psicologico del popolo americano per la guerra contro l'URSS. Il tema ucraino della “carestia/genocidio” non era che uno dei molti temi. Alla fine divenne più importante per le autorità di immigrazione negli Stati Uniti e in Canada se uno poteva essere considerato comunista, piuttosto che un collaborazionista nazista. 

Conclusione 



Oltre 65 anni fa, la motivazione della falsità politica dell'editore filofascista William Hearst venne esposta dal giornalista americano Louis Fischer. Nell'esaminare la documentazione della campagna di stampa sul genocidio/carestia, anche oggi ci si trova spinti alla conclusione di Fischer: 
“Il tentativo è troppo trasparente e le mani sono troppo sporche per avere successo”