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giovedì 15 settembre 2016

I progetti di Kurdistan

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Thierry Meyssan

Traduzione di Marco Emilio Piano

FONTE



L’attuale progetto di Kurdistan sostenuto da Francia e Stati Uniti non ha alcuna relazione con quello, legittimo, riconosciuto dagli stessi paesi nel 1920 alla Conferenza di Sèvres. Non si trova affatto nello stesso territorio! Questo pseudo-Kurdistan è solo una carota occidentale per spingere i curdi siriani a rivoltarsi contro Damasco. La sua creazione non risolverebbe la questione curda e anzi provocherebbe un conflitto paragonabile a quello che da quasi settant’anni contrappone Israele ai palestinesi. Per sbrogliare la situazione attuale, Thierry Meyssan ricostruisce qui le posizioni contraddittorie delle nove grandi potenze estere coinvolte in questo affare.

I curdi sono parte integrante della società siriana. Qui la statua del condottiero
curdo Saladino il Magnifico all’ingresso della città vecchia di Damasco,
che la liberò nel 1174 e fondò la dinastia degli Ayyubidi.

Gli spostamenti di truppe e le battaglie estive nel nord della Siria sembrano senza senso agli occhi degli osservatori. Eppure ogni forza in gioco persegue con tenacia i propri obiettivi.
Mentre tutti i protagonisti dichiarano di combattere contro Daesh (l’Isis), l’Emirato Islamico si muove ma non fa che arretrare nel deserto. La vera posta in gioco degli eventi è la possibile creazione di un Kurdistan a spese degli abitanti arabi e cristiani. [1]

Quella che segue è un’analisi degli obiettivi di guerra delle principali forze in campo, fermo restando che la Siria è uno stato sovrano e che nessuna delle parti qui elencate ha il diritto di mutilarla per creare una nuova entità.

Nove risposte alla questione curda, di cui sette illegali

1. Daesh non ostacolerà la creazione di un Kurdistan a condizione che non sia a est dell’Eufrate. 

L’Emirato Islamico, creato in Iraq da John Negroponte e poi dal generale David Petraeus, è ancora controllato da quest’ultimo, che ha subappaltato alla Turchia la guida di questa unione tra Fratelli Musulmani, confratelli della Naqshbandiyya e tribù sunnite del deserto siro-iracheno.

Così, durante la presa di Jarabulus a Daesh da parte dell’esercito turco, i jihadisti si sono ritirati senza combattere obbedendo al loro mentore turco.
Dopo la battaglia di Ayn al-Arab (Kobanê, nel Kurdistan siriano), Daesh ha accettato l’idea di un Kurdistan ma non a est dell’Eufrate.

2. Gli Stati Uniti sono ormai favorevoli alla creazione di un Kurdistan in Siria.

Durante la prima guerra mondiale, il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson aveva fissato fra i suoi obiettivi la creazione dell’Armenia, di Israele e del Kurdistan. Alla fine del conflitto, per valutare la situazione inviò la Commissione King-Crane, la quale dichiarò:

«I curdi rivendicano un ampio territorio sulla base della loro presenza, ma poiché sono molto mescolati con gli armeni, con i turchi e con altri, e divisi tra Qizilbash [2], sciiti e sunniti, si ritiene preferibile limitarli all’area geografica naturale che si trova nella proposta di un’Armenia a nord e della Mesopotamia a sud, con il canale tra l’Eufrate e il Tigri come confine occidentale e la frontiera persiana come confine orientale (...). È possibile spostare fuori da questa zona la maggioranza dei turchi e degli armeni, che sono pochi, per uno scambio volontario della popolazione e ottenere così una provincia di circa un milione e mezzo di abitanti, quasi tutti curdi. La sicurezza dei caldei, nestoriani e cristiani siriani che vivono nella zona deve essere garantita».

La Commissione King-Crane visitò la regione proprio alla fine del massacro dei cristiani, che durò dal 1894 al 1923, prima da parte dell’Impero Ottomano poi dai Giovani Turchi con l’aiuto della Germania del Secondo Reich e della Repubblica di Weimar [3]. La commissione si mostrò molto prudente circa la possibilità di far vivere degli armeni in uno stato curdo, sapendo che i turchi usavano i combattenti curdi per massacrare i cristiani. Dal novembre 2015, dei curdi della YPG (Unità di Protezione Popolare: la milizia della regione a maggioranza curda nel nord della Siria, ndt) hanno cercato di curdizzare con la forza i cristiani assiri del nord della Siria, riaprendo questa vecchia ferita [4].

In ogni caso un Kurdistan fu creato sulla carta dalla Conferenza di Sèvres nel 1920, ma con l’avvento della rivolta turca guidata da Mustafa Kemal non vide mai la luce. Infine gli Stati Uniti vi rinunciarono nel 1923 col trattato di Losanna.
Su questa mappa, tratta dal sito web lesclesdumoyenorient.com, si vede che il presidente Wilson aveva previsto di creare il Kurdistan nell’odierna Turchia e in una piccola porzione dell’attuale Kurdistan iracheno. La Siria di oggi non era assolutamente interessata da questo progetto



Durante la guerra civile turca alla fine degli anni Settanta, la Siria di Hafiz al-Assad (padre dell’attuale presidente siriano, ndt) diede il suo sostegno al PKK curdo, sulla base delle proposte del presidente Wilson. Concesse asilo politico al leader del PKK Abdullah Öcalan, che assunse l’impegno scritto di non rivendicare mai il territorio siriano. Mentre il censimento del 1962 in Siria rilevava solo 162.000 curdi, un milione di curdi turchi si rifugiarono in Siria e ottennero ugualmente asilo politico. Ora sono due milioni e hanno ricevuto la cittadinanza siriana nel 2011. All’inizio della guerra hanno combattuto per difendere la Siria con armi e paghe fornite da Damasco contro i mercenari islamisti.

Tornando sui loro passi, gli Stati Uniti hanno poi promesso a diversi leader curdi in Iraq, Siria e Turchia di potersi ritagliare uno stato per loro in Siria se si fossero rivoltati contro Damasco. Alcuni hanno accettato.

Nei primi mesi del 2014, quando pianificò l’espansione di Daesh e l’invasione di al-Anbar in Iraq, il gruppo di David Petraeus autorizzò anche il governo regionale curdo dell’Iraq a conquistare i campi petroliferi di Kirkuk. Cosa che fu fatta senza sollevare la minima condanna internazionale, dato che l’opinione pubblica vedeva solo i crimini commessi da Daesh.

3. La Russia sostiene i diritti della minoranza curda

Inizialmente, la Russia ha sostenuto il progetto di una regione autonoma curda in Siria sul modello delle proprie repubbliche autonome. In febbraio è stata aperta a Mosca una rappresentanza della YPG, la milizia della regione curda in Siria.

Tuttavia, di fronte alle reazioni indignate dei siriani, la Russia si è resa conto che la situazione di questo paese è diversa dalla sua. Le minoranze siriane sono talmente intrecciate che non c’è un’area in cui costituiscano la maggioranza. Nel corso dei millenni la difesa del paese si è organizzata a cominciare dalla mescolanza delle popolazioni, in modo che, ovunque, una minoranza legata a un eventuale invasore potesse proteggere il resto della popolazione. Di conseguenza lo Stato siriano non garantisce i diritti delle minoranze delegando loro la gestione di regioni separate, ma organizzando le istituzioni e l’amministrazione in modo laico sul doppio livello religioso ed etnico.

Oggi la Russia affronta dunque la questione curda in modo diverso. Si è impegnata a difendere i diritti delle minoranze in generale e di questa in particolare, ma le ha imposto di schierarsi a favore o contro gli islamisti. In effetti, per il momento, i curdi di ogni orientamento lottano contro gli islamisti, non perché siano islamisti ma per impadronirsi dei territori che occupano e occuparli a loro volta, a proprio vantaggio. La Russia ha quindi chiesto loro di specificare con chi sono alleati: Washington o Mosca.

4. La Turchia è favorevole alla creazione di un Kurdistan in Siria amministrato dai Barzani

Ankara non vuole che un Kurdistan siriano possa servire come base di retrovia al PKK per estendersi in Turchia a danno di quest’ultima, che comunque mantiene ottimi rapporti con il governo regionale del Kurdistan iracheno e non ha alcun motivo per opporsi alla creazione di un Kurdistan siriano. Questo è il motivo per cui, in previsione di sostenere questo Stato, il presidente Recep Tayyip Erdoğan aveva concluso un accordo segreto con uno dei due co-presidenti della YPG siriana. Tuttavia questo accordo non ha resistito alla repressione dei curdi turchi da parte dello stesso Erdoğan, dopo il loro successo nelle elezioni legislative del giugno 2015 [5].

L’estrema destra turca, sia che si tratti di MPH e Lupi grigi o della Millî Görüş di Erdoğan, professa un’ideologia razziale. Secondo questi partiti e milizie, la Turchia deve essere islamica e fondata sulla razza turco-mongola, il che comporta l’espulsione dei cristiani e dei curdi. Questo punto di vista non è condiviso dall’opposizione, così che un gran numero di curdi è perfettamente integrato.

Quando il fondatore dei Lupi grigi, Alparslan Türkeş, diventa vice primo ministro e pubblicamente dichiara possibile la liquidazione dei curdi sul modello dell’eliminazione dei cristiani durante il genocidio degli armeni e dei greci del Ponto, Abdullah Öcalan crea il PKK (1978). Questi ottiene poi asilo politico a Damasco fino al 1998, quando Ankara minaccia di schiacciare il vicino siriano se continua a ospitarlo. Hafiz al-Assad chiede quindi a Öcalan di trovarsi un altro paese disposto ad accoglierlo. E alla fine sarà portato in Kenya dal Mossad, con l’aiuto dei curdi del KDP (partito politico del Kurdistan iracheno, ndt), e incarcerato in Turchia.

5. L’Iran si oppone alla creazione di un Kurdistan

Circa 4,5 milioni di curdi sono iraniani e dispongono di una regione dove sono la maggioranza. Se godono dell’uguaglianza giuridica, la loro regione è discriminata e meno sviluppata di quelle abitate dai Persiani.

La Repubblica islamica è molto legata all’inviolabilità delle frontiere, ancor più in quanto la creazione di un nuovo stato potrebbe incoraggiare il separatismo di altre minoranze, come i beluci.

Infine, essendo un alleato della Siria, l’Iran non può accettare che sia creato un Kurdistan a suo discapito.

6. Il governo regionale curdo dell’Iraq è favorevole alla creazione di un Grande Kurdistan a cavallo tra Iraq e Siria

Il governo regionale curdo dell’Iraq guarda con preoccupazione ai curdi in Siria. In effetti i due gruppi di popolazione non parlano la stessa lingua (il gorani e il kurmanji) e durante la guerra fredda hanno avuto una storia conflittuale. I curdi iracheni filtrano l’ingresso nel loro territorio dei curdi siriani, vietando l’accesso a coloro che sospettano essere ancora legati al PKK turco.

Il presidente Masud Barzani si è autoprorogato il potere dal 2012, impedendo lo svolgimento delle elezioni. Ha istituito un regime corrotto e autoritario, non esitando a far assassinare i suoi oppositori. Con l’aiuto di Daesh ha esteso del 40% il territorio della sua regione, annettendo i campi petroliferi di Kirkuk, poi attraverso il suo oleodotto ha smerciato il petrolio rubato da Daesh.

La conquista della zona ombreggiata sulla mappa qui sotto permette una continuità geografica tra la sua regione e un eventuale Kurdistan nel nord della Siria.



Dopo aver sostenuto Daesh durante la battaglia di Ayn al-Arab (Kobanê), il governo regionale curdo iracheno si è avvicinato alla YPG su richiesta di Washington e le ha fornito un’assistenza simbolica. Il «presidente» Barzani annuncia frequentemente che la sua regione dichiarerà la propria indipendenza e così prevede di annettere una parte della Siria. Tuttavia si oppone fermamente alla creazione di un Kurdistan guidato da Saleh Muslim, co-presidente del PYD (partito politico curdo della Siria settentrionale, ndt).

7. Israele è favorevole alla creazione di un Grande Kurdistan in Iraq e in Siria, ma non in Turchia

Per garantire la propria sicurezza, Israele ha caldeggiato inizialmente la creazione di zone smilitarizzate sul suo confine a scapito dei vicini, il Sinai egiziano e il Libano meridionale. Tuttavia, con lo sviluppo dei missili, ha abbandonato questa strategia ed evacuato sia il Sinai che il sud del Libano. Dal 1982 ha elaborato una strategia per controllare da dietro le tre grandi potenze della regione, che sono l’Egitto, la Siria e l’Iraq. Per fare questo, ha sostenuto la creazione di uno stato indipendente, il Sudan del Sud, e ora è per la creazione di un Grande Kurdistan a cavallo tra Siria e Iraq.

Dai tempi della guerra fredda Israele ha rapporti molto stretti con il clan Barzani, ora al potere nel Kurdistan iracheno.

8. La Francia sostiene la soluzione del problema curdo, senza influire sul territorio turco

Nel 2011 i ministri degli esteri francese e turco, Alain Juppé e Ahmet Davutoğlu, hanno firmato un trattato che prevedeva il sostegno della Turchia nelle guerre contro la Libia e contro la Siria (che non era ancora iniziata) in cambio del sostegno all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea e della soluzione della questione curda a spese dei vicini della Turchia. In altre parole, la Francia si è impegnata a creare uno stato indipendente, o in Siria o in Iraq o a cavallo tra i due paesi, per potervi deportare i membri del PKK. Questo trattato, che pianifica crimini contro l’umanità, naturalmente è tenuto segreto e non è stato ratificato dai rispettivi parlamenti.

Il 31 ottobre 2014 il presidente Hollande ha ricevuto Erdoğan all’Eliseo. Uno dei due co-presidenti della YPG siriana, Saleh Muslim, si è segretamente unito al loro incontro. I tre uomini si sono impegnati a creare, a spese dei suoi attuali abitanti, un Kurdistan in Siria del quale Muslim sarebbe «nominato» presidente.

Tuttavia, dopo la battaglia di Ayn al-Arab (Kobanê in curdo Kumandji) Hollande ha ricevuto, questa volta pubblicamente, su richiesta degli Stati Uniti, l’altro co-presidente della YPG, Asya Abdullah, scatenando la collera di Ankara (8 febbraio 2015). In effetti la signora Abdullah è considerata fedele al leader del PKK Abdullah Öcalan, quindi contraria a una presidenza di Saleh Muslim.

Cambiando ancora una volta posizione dopo gli attentati di Parigi, la Francia ha fatto adottare dal Consiglio di Sicurezza la risoluzione 2249 che autorizza l’intervento militare contro Daesh, il che fornisce un ottimo alibi per creare il nuovo stato. Ma gli Stati Uniti e la Russia hanno ritoccato all’ultimo momento il progetto francese in modo che Parigi non possa intervenire in Siria senza il consenso di Damasco.

9. Le tre principali fazioni curde sono favorevoli alla creazione di un Kurdistan ovunque, purché sia sotto il loro controllo e non dei rivali

Durante la guerra fredda i curdi si erano divisi tra pro Stati Uniti (PDK) e pro Unione Sovietica (PKK). La YPG rappresenta i rifugiati del PKK in Siria. A questa divisione fondamentale si sono aggiunte altre fazioni, al punto che oggi esistono una ventina di partiti politici curdi.

La società curda è organizzata secondo un sistema di clan che ricorda quello del sud Italia, nel senso che le appartenenze politiche sono decise dalla famiglia piuttosto che individualmente.

Nei secoli XVIII e XIX i leader curdi hanno sempre privilegiato le alleanze con grandi potenze piuttosto che con le persone con cui vivevano. In tal modo se la sono cavata a scapito del proprio popolo: una situazione che ricorda il comportamento dei leader maroniti in Libano.

Nel 1974-75 i curdi iracheni si allearono con gli Stati Uniti contro l’allora presidente iracheno Ahmed Hasan al-Bakr, ma gli statunitensi non intervennero quando al-Bakr represse gli stessi curdi sterminandoli sulle loro montagne. Interrogato da una commissione del Senato per sapere se si vergognava di averli abbandonati, il segretario di Stato Henry Kissinger rispose seccamente: «La politica estera degli Stati Uniti non è una questione filantropica».

I leader curdi che hanno accettato il progetto degli Stati Uniti con la speranza di raggiungere posizioni importanti nel futuro stato rifiutano di assumersi la responsabilità della Nakba (l’esodo della popolazione araba palestinese durante la guerra civile del 1947-48, letteralmente "disastro", "catastrofe", ndt) se dovessero essere lasciati fuori dal futuro potere. Sarebbe opportuno, infatti, espellere o massacrare le popolazioni arabe e cristiane assire che abitano nel nord della Siria e che li avevano accolti.

Recente uso della forza per sostenere ciascuno di questi progetti

Durante l’estate del 2016 gli Stati Uniti hanno sostenuto direttamente le FDS («forze democratiche siriane», cioè membri della YPG e alcuni mercenari arabi e cristiani) per sottrarre la città di Manbij a Daesh, che essi sostengono indirettamente attraverso la Turchia. A vittoria acquisita, il Pentagono ha costretto la YPG a ritirarsi dalla città che aveva conquistato, a vantaggio di gruppi oppositori di Damasco.

Il 23 agosto 2016, al Palazzo Bianco, il presidente turco Erdogan e il suo omologo
curdo iracheno Masud Barzani hanno stipulato un’alleanza contro gli altri curdi.

ll 23 agosto il presidente del governo regionale del Kurdistan iracheno, Masud Barzani, è stato ricevuto con tutti gli onori dai principali leader turchi. In particolare ha avuto un colloquio di due ore con il presidente Erdoğan. Il Kurdistan iracheno ha dato il proprio sostegno alla Turchia contro i curdi del PKK e ha stabilito con lei un piano per distruggere i suoi impianti nelle montagne irachene. Inoltre le due parti hanno discusso la cooperazione energetica, probabilmente su come continuare a rivendere il petrolio rubato da Daesh.

Lo stesso giorno, l’esercito turco è entrato in territorio siriano e ha portato via a Daesh la città di Jarabulus (tra il confine e Manbij). Questa operazione è stata fatta senza combattere perché Daesh ha obbedito al suo mentore turco. D’altronde, per il momento non c’è mai stata battaglia, né qui né altrove, tra l’esercito turco e Daesh.

Cercando di portare avanti il proprio vantaggio, l’esercito turco ha continuato l’avanzata conquistando villaggi e avvicinandosi a Manbij. Anche se gli Stati Uniti gli hanno ordinato di fermarsi, ha continuato la sua marcia. Così la CIA ha dato missili anticarro alla YPG, che inizialmente ha sparato sui carri armati turchi (ma non a Jarabulus) e poi sull’aeroporto turco di Diyarbakir. Avendo compreso il messaggio, l’esercito turco ha ripiegato su Jarabulus e ha consegnato i villaggi del sud della città a milizie turkmene, che questa volta agivano sotto la bandiera vacante dell’esercito siriano libero.

Il giorno dopo la visita di Barzani, il vicepresidente americano Joe Biden si è ugualmente recato in Turchia. Quando era senatore, aveva presentato un disegno di legge volto a proclamare l’indipendenza del Kurdistan iracheno. Ha dichiarato di aver chiesto alla YPG di ritirarsi dall’ovest dell’Eufrate, una zona che include Manbij, in caso contrario Washington cesserebbe ogni sostegno ai curdi. Tuttavia, poiché Daesh ha già fatto sapere che non consentirà alla YPG di installarsi a est dell’Eufrate, non è ben chiaro quale territorio rimanga a disposizione.

In definitiva, è stato concordato un tacito accordo tra Ankara e Damasco per contrastare un Kurdistan amministrato dalla YPG, mentre un altro accordo è stato ufficialmente concluso tra il Pentagono e la YPG affinché questi non si sparino addosso tra loro, malgrado la nuova giravolta di Washington contro la creazione di un Kurdistan.

[1] In questo articolo, i quattro principali partiti curdi sono: 
  • il PKK, creato durante la guerra fredda da Abdullah Öcalan, di obbedienza marxista-leninista. 
  • l’YPG, creato da esuli politici turchi del PKK in Siria. 
  • il PDK, intorno alla famiglia Barzani in Iraq, i cui leader hanno pubblicamente lavorato per il Mossad durante la Guerra fredda e che rimangono legati a Israele. 
  •  l’UPK, intorno alla famiglia Talabani, legato all’Iran.


[2] I Qizilbash sono un ordine sufi di origine iraniana.

[3] "La Turquie d’aujourd’hui poursuit le génocide arménien", par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 26 avril 2015.

[4] “Gli Stati Uniti e Israele iniziano la colonizzazione del Nord della Siria”, Traduzione Matzu Yagi, Rete Voltaire, 2 novembre 2015.

[5] "Erdoğan : déjà 5 359 Kurdes 'neutralisés' ", Réseau Voltaire, 29 mars 2016.


sabato 20 agosto 2016

Iran e Turchia hanno raggiunto un accordo circa le condizione di pace per la Siria.

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Gareth Porter

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros


[Nota del traduttore: Un altro capolavoro della diplomazia russa: Iran e Turchia hanno stretto un primo accordo preliminare per una proposta comune per la pace in Siria.

Naturalmente questo fulmine a ciel sereno, nel tormentato quadro del Medio Oriente, non ha goduto di nessuna copertura mediatica., meglio dire menzogne e ciarlare di idiozie.



Collegate questo primo accordo, con la mossa curda di attaccare le forze governative in Siria e l'accordo russo-iraniano per la base di Hamadan e comincerete a capire che in pentola sta bollendo qualcosa di grosso.

I colloqui avranno un seguito proprio questa settimana a Teheran, vediamo cosa escogiteranno gli anglosionisti per sabotare questa svolta quasi epocale.]



 Il ministro turco degli Esteri Mevlut Cavusoglu con il suo omologo iraniano
 Mohammad Javad Zarif ad Ankara il 12 agosto 2016


Da "Information Clearing House" 19 agosto 2016 - Con una stupefacente sorpresa diplomatica , la Turchia e l'Iran hanno annunciato di aver raggiunto un accordo preliminare su dei principi fondamentali per una composizione del conflitto siriano.


La brusca svolta nella diplomazia attinente la guerra in Siria è stata resa pubblica dal Primo Ministro turco Binali Yildirim, nel corso del suo abituale discorso settimanale al partito governativo AKP, davanti al Parlamento e confermato da un alto funzionario del ministero degli Esteri iraniano martedì scorso.

il discorso di Yildrim e la conferma iraniana sono state riportate martedì da Al-Araby Al-Jadeed e da Al-Hayat, quotidiani in lingua araba pubblicati a Londra, ma lo sviluppo potenzialmente cruciale ha goduto di una scarsissima copertura mediatica da parte dei media occidentali.

L'approccio comune alla composizione della questione siriana delineato dalla Turchia e dall'Iran rappresenta quello che appare essere la prima significativa interruzione diplomatic, nel conflitto internazionale siriano che perdurando da un lustro, pareva immune fono ad ora da ogni reale negoziato di pace. Le conferenze internazionali, tenutesi sotto gli auspici delle Nazioni Unite, non hanno mai fatto fare reali passi in avanti verso un accordo.

I nuovi negoziati fra Iran e Turchia sono il risultato del più grande spostamento politico del governo del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan verso una cooperazione diplomatica con la Russia e l'Iran sulla Siria e un distacco dall'allineamento con gli USA e i suoi alleati del Golfo, Arabia saudita e Qatar. La Turchia stava coordinando l'assistenza militare all'opposizione armata al governo di Assad, comprendente i jihadisti e altri estremisti, insieme all'Arabia Saudita e al Qatar fin dai primordi del conflitto. Comunque Erdogan già a maggio stava cercando una linea politica alternativa che fosse in sintonia con i principali interessi strategici della Turchia in Siria: si tratta del contenimento della minaccia della richiesta dei curdi di uno stato separato.

L'annunciata larga intesa su principi di massima per por fine alla crisi siriana è solo l'inizio di un percorso di negoziati sui dettagli della composizione, come chiarisce il viceministro iraniano degli esteri, Hossein Jaberi Ansari; secondo Al Hayat Ansari ha detto: "Questo accordo su linee generali contribuisce a creare un ambiente favorevole per la risoluzione della crisi siriana".

E' anche possibile che la Turchia abbia in mente di usare la minaccia di allinearsi alle posizioni russe ed iraniane sulla questione siriana, per forzare gli USA a ridurre il loro appoggio alle forze curde nel Nord della Siria, che rappresenta la questione principale che divide le politiche turche da quelle USA nella gestione del conflitto.

Tuttavia Yildrem ha già puntualizzato il mese scorso, prima del fallito colpo di stato e del lancio della nuova offensiva da parte del Fronte di Al Nusra/Al-Qaeda dentro e fuori Aleppo, l'intenzione turco di rivedere la politica verso la Siria per evitare che le forze curde possano istituire un loro mini stato in Siria.

Yildrim ha detto nel suo discorso martedì che la soluzione della crisi siriana richiederebbe "due condizioni di base: la prima dovrebbe preservare l'unità territoriale della Siria e la seconda stabilire un sistema di governo in cui tutte le etnie e le religioni fossero rappresentate". All'interno del contesto della questione dell'unità territoriale, Yildrim ha sollevato lo spettro di una spinta internazionale alla divisione della Siria. Yildrim ha affermato, sottolineando la netta contrarietà di parte turca: "Qualcuno potrebbe venire a dire: 'Darò l'ovest della Siria a uno e il sud ad un altro e il nord ai Curdi'. Questo non è possibile."


Il riferimento del primo ministro turco alla minaccia della spartizione in generale e dell'attribuzione ereditaria ai curdi di larga parte della Siria settentrionale, è chiaramente rivolto all'alleanza miliare de facto dell'amministrazione di Obama cone la milizia dell'YPG del Partito dell'Unione Democratica Curda (PYD) nella guerra contro il Daesh. Questa politica ha incoraggiato i curdi ad estendere il loro controllo territoriale verso ovest lungo il confine curdo. La Turchia è specialmente irritata del fatto che le milizie dell'YPG si siano già spostate ad ovest dell'Eufrate, che rappresenta la "linea rossa" pubblicamente annunciata dalla Turchia e che non intendano fermarsi. La Turchia ha chiesto agli USA di mantenere la promessa del ritiro dei curdi a est dell'Eufrate, ma l'YPG ha comunicato l'intenzione di collegare Manbij, la città ad ovest dell'Eufrate che è stata appena tolta al Daesh, con Afrin e quindi guadagnare il controllo della città di confine di Al-Bab per riunire due zone a controllo curdo prima separate.

La Turchia teme il consolidamento del potere curdo su una larga fetta del confine turco che rinforzerà la pretesa di ottenere uno stato curdo in Turchia da parte del militante Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Yildrim ha dichiarato: "Uno stato curdo nel medio Oriente non porterà alcuna soluzione".

In merito alla seconda condizione per una possibile soluzione, Yildrim ha detto che c'è "la possibilità di istituire una forma di governo in Siria dove tutte le etnie e le comunità religiose possano essere rappresentate...". Egli ha continuato: "Dopo che si sia fatto questo, non ci sarà più alcun ostacolo per trovare una soluzione".

Al-Hayat ha citato Ansari dicendo che un terzo punto è stato discusso, su cui però non è stato raggiunto l'accordo: "il popolo siriano deciderà il proprio destino". Questo è stato in apparenza un riferimento codificato al destino del presidente siriano Bashar al-Assad, La Turchia ha pubblicamente insistito nel passato che Assad deve fare un passo indietro prima che un accordo possa essere raggiunto. Il linguaggio di Yildrim circa il secondo punto e la chiarificazione di Ansari suggeriscono che la Turchia stia facendo balenare davanti a Russia e a Iran la possibilità che Assad possa rimanere al governo se la Turchia fosse soddisfatta con una serie di riforme assicuranti la paritaria rappresentanza politica di tutte le comunità etniche e religiose della Siria. A dispetto delle speculazioni degli "esperti" che l'Iran non permetterebbe che in Siria fossero create delle enclave sotto tutela estera, Teheran ha risposto con un accoglimento incondizionato della richiesta turca.

I punti che sono stati annunciati, indicano che che la Turchia insisterà davanti alla Russia e all'Iran affinché usino il loro peso in Siria per premere per il ritiro dei curdi dalle loro ocnquiste territoriali nel nord ovest. La Turchia dal canto suo dovrebbe arrestare ogni sostegno all'opposizione armata, a partire dai suoi gruppi favoriti come  Ahrar al Sham e  quel gruppo politico militare strettamente alleato, recentemente rinominato in Jabhat Fateh al-Sham, che quando era affiliato con Al-Qaeda era chiamato Jabhat al-Nusra.

La Russia ha giocato un ruolo strumentale in questo nuovo approccio diplomatico con la Turchia. L'8 agosto, proprio prima che Erdogan incontrasse il presidente Putin a San Pietroburgo, Mikhail Bogdanov, vice ministro degli Esteri con la delega per il Medio Oriente e l'Africa, si incontrava con il viceministro turco degli Esteri Ahmet Yiliz per quattro ore, secondo quanto detto dall'iraniano Ansari ad  Al-Hayat.

Dopo l'incontro, Bogdanov si incontrava con il ministro iraniano degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, sul tema dei colloqui russo-turchi circa la questione siriana. Questo conduceva alla cruciale visita di Zarif ad Ankara di venerdì, dove il ministro incontrava anche Erdogan, definita da Ansari come necessaria alla formulazione dell'ossatura dell'accordo concertato con la Turchia. I due paesi cercheranno di mantenere al massimo grado il clima diplomatico raggiunto per siglare un accordo nella prossima settimana, quando Yildiz dalla Turchia si recherà a Teheran per proseguire i negoziati, secondo Al-Hayat. benchè sia ancora parziale e in fieri, il quadro appare offrire molta più speranza alla pace di tutta la precedente collaborazione fra la Russia e l'amministrazione Obama che non presentava alcuna consistente strategia.


Gareth Porter, storico e giornalista investigativo, specializzato nelle politiche della sicurezza nazionale USA, ha ricevuto il britannico "Gellhorn Prize for journalism" nel 2011 per articoli concernenti  la guerra degli USA in Afghanistan. Il suo ultimo libro è Manufactured Crisis: the Untold Story of the Iran Nuclear Scare. Può essere contattato a  porter.gareth50@gmail.com







Breve nota sul dispiegamento dei bombardieri strategici russi in Iran

REDAZIONE NOICOMUNISTI


Di Guido Fontana Ros


La mossa russa di chiedere il permesso all'Iran per l'uso della base aerea di Hamadan e il rapidissimo assenso dell'IRAN, segnano l'evento più importante della settimana.
Non a caso il chiacchericcio costante dei media corporativi cerca di spostare l'attenzione sulla ridicola questione dei "burkini" in spiaggia sì, "burkini" in spiaggia no, indifferenti al fatto che in Italia la parola "burkini" si presta a salaci accostanti a un termine gergale indicante una pratica erotica.


In realtà la scelta russa e il relativo consenso iraniano hanno toccato qualche nervo scoperto se il Corriere della Sera o come un nostro compagno lo chiama, Corriere del Califfato è uscito con un articolo in cui definiva quasi servile la posizione dell'Iran nei confronti della Russia. Proprio nell'anniversario del colpo di stato del 1951, con cui gli USA con l'aiuto britannico e israeliano rovesciavano il legittimo governo di Mossadeq, il Corriere delle serva dando un calcio alle buonissime relazioni che legano l'Italia all'Iran, pubblicava un'intervista al figlio dell'ultimo scià, Reza Pahlevi. Il titolo dell'articolo, francamente emetico, recita: <<Il figlio dell'ultimo Scià: Iran regime che dipende da Mosca>>. Naturalmente la dura replica iraniana non si è fatta attendere, ad esempio qui la risposta
http://parstoday.com/it/news/iran-i36169-gravissimo_insulto_del_corriere_della_sera_all'iran_la_risposta_di_pars_today_italian

Da un punto della strategia globale che segna il confronto tra l'asse anglosionista e l'asse che ormai si sta chiaramente delineando dallo SCO di Shangai con Russia e Cina sempre più legate sul piano economico e su quello militare, vi è il deciso passo dell'Iran verso una vera e propria alleanza con le 2 superpotenze eurasiatiche. Il segnale mandato agli USA, soprattutto al probabile presidente USA, la sanguinaria Hitlery Clinton, se vivrà abbastanza a lungo da essere eletta, è fortissimo e inequivocabile. D'altro canto la Russia reagisce al proliferare di basi anglosioniste lungo i suoi confini, ponendo 3 basi che probabilmente dureranno a lungo, 2 in Siria, una navale a Tartous e una aerea a Hmeimim, e una aerea a Hamadan. A questo schieramento in Medio Oriente fa eco la strategia cinese che velocemente sta trasformando il mar Cinese Meridionale in una no man land per la marina a stelle e strisce costruendo una fitta rete di basi areonavali che impedirà, in caso di crisi il passaggio delle navi usa verso il sudest asiatico; se gli USA vorranno rifornire le loro basi nel sudest asiatico o la loro base di Diego Garcia nell'Oceano Indiano dovranno passare dall'Australia.
Tu-22 M3 sulla pista di Hamadan, Iran

Accanto alle ragioni strategico/geopolitiche vi sono una serie di ragioni militari tattiche. Le ragioni militari sono legate a 2 variabili: distanza e tempo. L'eccessiva distanza rendeva necessario un rifornimento in volo, causava un grosso consumo di carburante, un maggiore stress alle macchine e agli equipaggi e un carico bellico ridotto. Il troppo tempo impiegato faceva sì che i satelliti spia USA potessero trasmettere i dati di volo agli elaboratori a terra che così potevano tracciare la rotta e prevedere con ragionevole precisione l'obiettivo della missione, informazione che veniva comunicata dagli USA ai loro ratti drogati prediletti. Ora Hamadan si trova a 900 km dagli obiettivi in Siria e ai Tu-22 M3, qualora volessero pigliarsela comoda, occorre meno di un'ora ad arrivare sui loro obiettivi con il quadruplo di carico di bombe... Qualche stratega da divano ha detto che i russi potevano usare la base di Hmeimim. A parte il fatto che dire ai russi cosa devono fare in campo militare equivale a dare ad un gatto lezioni di come arrampicarsi, la base vicina a Latakia è già congestionata e non ha piste adatte sia come fondo che come lunghezza ad aerei come i Tu-22 M3 (la base iraniana di Hamadan ha piste lunghe 3 km e ha il vantaggio i trovarsi in un territorio la cui configurazione orgrafica rende problematico l'uso di missili da crociera per attaccarla).




Su questa pagina di Veteran Today diversi articoli (in inglese) sulla questione:

Qui articoli in italiano:



domenica 24 luglio 2016

Il sultano delle giravolte (di emergenza)

REDAZIONE NOICOMUNISTI


Di Pepe Escobar





Traduzione di Guido Fontana Ros

In mezzo a una sorprendente, implacabile, purga di ampio respiro che non mostra segni di cedimento, con 60.000 funzionari pubblici, accademici, giudici, procuratori, agenti di polizia, soldati che sono stati incarcerati, licenziati, sospesi o privati dell'accreditamento professionale, è relativamente assodato che da subito il governo turco era perfettamente a conoscenza dell'imminenza di un colpo di stato militare per il 15 luglio; le informazioni son potute provenire dai servizi segreti russi, anche se né Mosca né Ankara riveleranno mai alcun dettaglio. Così, una volta per tutte, questo non è stato un false flag.



Un analista di intelligence, ai massimi livelli e laico, del Medio Oriente e con un posto in prima fila su Istanbul ha chiarito il contesto politico interno del colpo di stato ben prima della, ampiamente prevista, proclamazione dello stato di emergenza (se la Francia può farlo, perché non la Turchia?):

"Sapevano da cinque a sei ore prima che un colpo di stato era in preparazione e lo hanno lasciato andare avanti, sapendo, come poi è successo, che sarebbe fallito ... Questa vicenda ha proiettato Erdogan allo stato di semi-divinità fra i suoi sostenitori. E' chiaro che questa è la via con cui egli otterrà ciò che vuole: un fortissimo presidenzialismo e la rimozione del principio della laicità dalla costituzione. Questo pone le basi per l'introduzione di aspetti della sharia. Ha provato a fare questo nei primi anni del governo dell'AKP con l'introduzione della Zina, una disposizione strettamente islamica, che avrebbe criminalizzato l'adulterio e potrebbe aver aperto la porta alla criminalizzazione delle altre relazioni sessuali islamicamente illecite perché la Zina riguarda in generale proprio queste e non solo l'adulterio. Ma quando l'UE obiettò fece marcia indietro".
La fonte informativa aggiunge:

"nelle settimane precedenti a questi fatti Erdogan si era mantenuto insolitamente sottotono. In questo stesso periodo, il primo ministro era stato sostituito e quello nuovo aveva annunciato un completo ribaltamento della politica estera, compresa la reinstaurazione di rapporti con la Siria. E' stato Erdogan stesso a raggiungere la conclusione che la politica nei confronti della Siria era insostenibile oppure è stato costretto dai maggiorenti del partito, a causa dello scenario del danno enorme che ha provocato al paese in vari modi, a lasciar perdere la Siria? Se sono state fatte pressioni su di lui, il fallito colpo di stato gli dà l'opportunità di riaffermare la propria autorità sui vertici dell'AKP. Certamente questo golpe è accaduto nel momento più conveniente".
Lo storico turco Cam Erimtan aggiunge altri elementi al contesto, spiegando come:

"all'inizio del mese prossimo, è stabilita la convocazione dell'Alto Consiglio Alto militare Turchia (o YAS, nell'acronimo turco) e si prevede che un gran numero di ufficiali risulterà ridondante. Lo Stato turco è impegnato in una operazione di pulizia, che eliminerà tutti gli avversari del governo a conduzione AKP. Questo colpo di stato-che-non-era-un colpo di stato offre molte cartucce per uno sfoltimento completo dei ranghi ... anche se il presidente ha puntato il dito attraverso l'Atlantico alla figura indistinta di Fethullah Gülen e alla sua presunta organizzazione terroristica FETO (Fettullahçı Teror Örgütü, o Fethullahist Terror Organization), insinuando che i golpisti sono parte integrante di questa organizzazione ombra, parecchio sfuggente e addirittura inesistente".
Il risultato finale non sarà gradevole:

"Ora ci si riferisce ad Erdogan come al comandante in capo della Turchia, il che indicherebbe, tra le altre cose, che egli considera il tentato colpo di stato come un attacco personale alla sua figura. Qualunque avrebbero potuto essere le motivazioni dei golpisti, il risultato finale delle loro azioni sarà un'accettazione ancora più sincera ed entusiasta della politica di Erdogan di "Sunnificazione" ed eventualmente uno smantellamento piuttosto rapido dello stato nazionale che è la Turchia, per essere sostituito da una "Federazione asiatica di etnie musulmane", forse legate revivale del Califfato rivivere, insieme a un possibile ritorno della Sharia in Turchia".

E'come se Erdogan fosse stato benedetto da un effetto "Padrino al contrario". Nel capolavoro di Coppola, Michael Corleone dice: "Proprio quando pensi che sei fuori, ti tirano di nuovo dentro". Nel caso del Padrino di Erdogan, proprio quando pensava di essere irrimediabilmente intrappolato, "Dio", come ha ammesso , lo ha tirato fuori. Parliamo del sultano delle giravolte.

Leoni contro falchi

Mentre Erdogan consolida la sua ferrea presa interna, una connessione precedentemente blindata , quella NATO/Turchia, si dissolve lentamente nel nulla. E'come se il destino della base aerea di Incirlik fosse appeso, letteralmente, ad alcuni, selezionati, fili di tracciati radar.

C'è un grave sospetto comune a tutto lo spettro politico della Turchia che il Pentagono sapesse quello che i "ribelli" stessero per fare. E' un fatto che neppure uno spillo possa cadere a Incirlik, senza che gli americani lo vengano a sapere. I membri dell'Akp sottolineano l'uso della rete di comunicazione della NATO per coordinare i golpisti e la fuga delle informazioni riservate. Come minimo i golpisti possono aver creduto di avere la NATO alle spalle. Nessun "alleato NATO" si è degnato di mettere in guardia Erdogan circa il colpo di stato.

Poi c'è la saga dell'aereo cisterna per l'F-16 "ribelle". Gli aerei cisterna a Incirlik sono tutti dello stesso modello, KC-135R Stratotanker, sia per gli americani che per i turchi. Operano fianco a fianco e sono tutti sotto lo stesso comando;la 10th Main Tanker Base, è guidata dal Gen. Bekir Ercan Van, che è stato opportunamente arrestato la scorsa domenica, quando sette giudici hanno anche confiscato tutte le comunicazioni della torre di controllo. Non per caso il generale Bekir Ercan Van è molto vicino al capo del Pentagono Ash Carter.

E' stato ampiamente mappato cosa sia successo nello spazio aereo turco dopo che il Gulfstream IV di Erdoga aveva lasciato la costa del Mediterraneo ed era atterrato all'aeroporto Ataturk di Istanbul, ma ci sono ancora alcune lacune cruciali nella narrazione aperte alla speculazione. Poiché Erdogan ha tenuto la bocca chiusa su questo in tutte le sue interviste, ci si ritrova con uno scenario in stile Mission Impossible con i "ribelli" F-16s "Lion One" e "Lion Two" in una "missione speciale" con i loro transponder spenti; il loro faccia a faccia con i lealisti "Falcon One" e "Falcon Two"; uno dei "Lions" pilotato nientemeno che dall'uomo che ha abbattuto il Su-24 russo nel novembre scorso; l'ormai famoso aereo cisterna che è decollato da Incirlik per rifornire di carburante i "ribelli"; e tre coppie di F-16 che si sono alzati da Dalaman, Erzurum e Balikesir per intercettare i "ribelli", tra cui la coppia che proteggeva il Gulfsteam di Erdogan (che stava usando il nominativo THY 8456 per mascherarsi come un volo delle Turkish Airlines).

Ma chi c'era dietro a tutto?

Erdogan in una missione per conto di Dio

Il noto informatore dall'Arabia "Mujtahid" ha causato sensazione rivelando che non solo gli EAU "hanno svolto un ruolo" nel colpo di stato, ma che anche la Casa di Saud era della partita. Come se questo non fosse abbastanza imbarazzante, l'emiro auto-deposto del Qatar, lo sceicco Hamad al-Thani, molto vicino a Erdogan, ha affermato che gli Stati Uniti e un'altra nazione occidentale (c'è la forte possibilità che si tratti della Francia) avevano messo in scena il tutto, con la complicità dell'Arabia Saudita. Ankara, prevedibilmente, ha negato tutto.

L'Iran, d'altra parte, che ha visto chiaramente il gioco a lungo termine è stato un convinto sostenitore di Erdogan fin dall'inizio. E ancora una volta nessuno ne parla, naturalmente, ma l'intelligence russa era ben consapevole di tutte queste mosse; versione un po' accreditata dalla telefonata tempestiva del Presidente Putin a Erdogan post-golpe.

Ancora una volta prendiamo in considerazioni i fatti di base; ogni agente operativo del sud-ovest asiatico sa che senza la luce verde del Pentagono, le fazioni militari turche avrebbero trovato estremamente difficile, se non impossibile, organizzare un colpo di stato soprattutto perché avrebbero avuto difficoltà nello scegliere il momento giusto. Inoltre, durante quella fatidica notte, fino a quando non fu chiaro che il golpe fosse un fallimento, i golpisti, da Washington a Bruxelles, non erano esattamente descritti come "il male".

Una fonte americana di alto livello dell'intelligence, che non è da ascrivere al solito del consenso della Beltway [ndt: nello slang americano indica l'opinione prevalente del mondo governativo/politico USA, è fermamente convinta che:

"l'esercito turco non si sarebbe mosso senza la luce verde da Washington. La stessa cosa era stata progettata per l'Arabia Saudita nel mese di aprile 2014, ma fu bloccato ai massimi livelli a Washington da un amico dell'Arabia Saudita".

La fonte che pensa fuori dagli schemi, sottoscrive ciò che dovrebbe essere considerato come la chiave, l'attuale ipotesi di lavoro; il colpo di stato ha avuto luogo o è stato velocemente attuato, in sostanza, "a causa del riavvicinamento improvviso di Erdogan alla Russia. Tutto lo spettro politico turco continua a gettare benzina sul fuoco, insistendo sul fatto che, più che probabilmente, l'attentato all'aeroporto di Istanbul sia stato un'operazione Gladio. Voci da est a ovest stanno già dicendo che Erdogan dovrebbe lasciare la NATO prima o poi e partecipare alla Shanghai Cooperation Organization (SCO).

Per quanto Erdogan sia un giocatore assolutamente inaffidabile e un cannone geopolitico "sciolto", potrebbe essere imminente un invito da Mosca-Pechino in un futuro non troppo lontano. Putin e Erdogan avranno un incontro assolutamente cruciale ai primi di agosto. Erdogan è stato al telefono con il presidente iraniano Hassan Rouhani. Ciò che ha detto ha procurato brividi per tutta la spina dorsale alla NATO:

"Oggi, siamo determinati più che mai a contribuire alla soluzione dei problemi regionali mano nella mano con l'Iran e la Russia e in collaborazione con loro".
Così ancora una volta, la scelta che definisce gli inizi del 21° secolo è in gioco; NATO contro l'integrazione dell'Eurasia, con il sultano delle giravolte della Turchia che giustamente oscilla proprio nel mezzo. "Dio" certamente ha giocato con questo scenario stimolante quando ha parlato a Erdogan sulla Face Time.


mercoledì 29 giugno 2016

Lo sterminio per fame del popolo iraniano ad opera dei britannici

REDAZIONE NOICOMUNISTI


Traduzione di Guido Fontana Ros


Negli anni a cavallo della Prima Guerra Mondiale, in Iran vi fu una spaventosa carestia accompagnata da epidemie che costò la vita a circa 8-10 milioni di iraniani. All'epoca l'Iran era sotto il controllo della Gran Bretagna che pianificò e curò l'esecuzione di questo spaventoso e infame genocidio.

Quasi nessuno è al corrente di questo crimine contro l'umanità, uno dei tanti dell'imperialismo anglosionista.
Presentiamo la traduzione di un articolo di un giornalista USA, un vero cretino antisemita e anticomunista che però riporta un articolo di uno storico iraniano, ed è questo che ci interessa.


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