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mercoledì 28 settembre 2016

Chi comanda il complesso militare in Usa? Di sicuro non Obama

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Gordon Duff 

Pubblicato  da Jim W. Dean 


Traduzione di Guido Fontana Ros



[Nota del direttore: Gordon ci fornisce un'altra delle sue classiche retrospettive, una breve sinopsi di ciò che è accaduto e perché oggi abbia importanza benché si possa fare poco. Era più facile farlo quando si era laggiù e lo si è fatto. 
Il colonnello Hanke era addetto militare in Israele in quei giorni in cui l'ambasciatore ed io passavamo i weekend ad andare in giro con un contatore Geiger per vedere che cosa loro potevano beccare da un fortunoso vento spirante da un'impianto nucleare, un lavoro sul campo in senso letterale. 
Egli era il nostro testimone oculare delle prime bombe nucleari tattiche cedute ad Israele come dono (sostegno alla carriera politica di qualcuno), poiché gente dell'IDF, un giorno gliele aveva mostrate.

Gordon , il grugno del  giovane marine che 
rifiutò la scuola ufficiali e finì a
pattugliare il perimetro di DaNang




Il colonnello Hackworth morì di cancro nel 2005, dopo aver dovuto vivere in esilio in Australia per parecchi anni. Ero in un diverso mondo in quegli anni giovanili quando Gordon gestiva the chat room militare per AOL e poi quella sul Vietnam e poi la versione di History Channel, ogni tanto in squadra con "Hack". Egli ha più ricordi di noi messi assieme, ma gli anni passano e continuiamo a rimanere in giro, stiamo recuperando terreno.
VT ha un patrimonio profondo, che i lettori devono scavare nel sito per trovarlo, la sezione In Memoriam in fondo alla pagina dei collaboratori, dove ci sono molti che non sono morti per cause naturali. Parecchi altri non possono essere citati per problemi familiari. Ogni anno altri vengono aggiunti... al nostro piccolo camposanto domestico. 
Vorremmo aggiungere noi stessi alla lista il più tardi possibile, in modo da poter tormentare un po' più a lungo quelli che se lo meritano. E siamo dei grandi ammiratori di quell'antico generale cinese che una volta disse  di voler vivere abbastanza da vedere i corpi dei suoi nemici galleggiare sul fiume prima di lui...Jim W. Dean]
L'esercito siriano non sta combattendo in una terra straniera come fanno i mercenari,
 ma sta salvando il proprio paese


Pubblicato per la prima volta il 20 settembre 2016



Una domanda sorge spontanea a causa dell'incremento delle vittime del bombardamento del tutto intenzionale delle posizioni dell'Esercito Arabo Siriano all'aeroporto di Der Ezzor e delle famiglie che seppelliscono i loro morti provocati dal non proprio casuale attacco a un convoglio di profughi curdi vicino a Manjib.

Chi comanda le forze armate USA?

Noi sappiamo questo: gli USA sanno come bombardare. Aerei americani come gli F16 sono aggiornati in continuazione con una spesa di milioni per ogni aereo, dotati di nuovi sistemi di bombardamento e l'aviazione USA adopera solamente bombe a guida GPS, non usa assolutamente munizionamento a caduta libera. Non ci sono scuse. 

Poi ci sono di nuovo i piloti, i più pagati e i più esperti del mondo, alcuni hanno 15 anni di esperienza nel bombardamento su matrimoni, funerali e paesini in giro per il mondo, molti con con record personale di uccisioni di centinaia di civili. Cosa ne ricavo?



Vedo qui due questioni: la prima consiste nel fatto che, secondo le nostre valutazioni, il complesso militare USa, il Pentagono risponde agli elementi estremisti che usano le forze armate USA come una forza mercenaria a sostegno del programma segreto formulato nell' "accademia del caos controllato" di Tel Aviv.

L'avamposto negli USA di questa "accademia" è l' Institute for the Study of War, un think tank gestito da Israele che semplicemente passa ordini al Pentagono, come talvolta sembra, per sabotare la politica estera americana e per aiutare senza dubbio l'ISIS, al Nusra e altri gruppi terroristici.

Come vediamo sempre più di frequente, questi gruppi sono controllati dagli USA e da Israele e includono unità dell'esercito turco mascherati da jihadisti. La maggior parte dei rimanenti sono mercenari pagati dai sauditi. Non c'è alcun Isis e la maggioranza degli altri gruppi e ora ce ne sono oltre 200, sono collegati a società appaltatrici del settore militare che usano le NGO e altre organizzazioni caritatevoli per rifornire i jihadisti e perfino per contrabbandare armi chimiche dalla Turchia e dalla Giordania.

C'è l'altra questione. La questione è che tipo di gente compone l'esercito USA e la massiccia forza di delinquenti ed assassini che ammontano quasi a 150.000, che gli USA hanno introdotto in Medio Oriente e nell'Asia del Sud? Dopo il Vietnam, decine di migliaia di veterani si sono uniti al movimento contro la guerra.




I dissidenti come numero mettono su da soli una forza enorme. Anche l'attuale Segretario di Stato Usa John Kerry, un veterano della guerra del Vietnam, ha apertamente parlato di atrocità commesse dai militari degli Stati Uniti, atrocità stranamente identiche a quelle che sono successe "casualmente" sotto il suo sguardo più e più volte.

Oggi non c'è alcuna voce, fuori o all'interno dei militari, che si levi contro la guerra, solo Chelsea Manning sta marcendo in una cella di una prigione, come sta marcendo nella sua tomba, Pat Tillman. Quindici anni di guerra e solo due? Questo cosa ci dice?

Dalla nostra esperienza personale, quando il redattore di VT, colonnello Jim Hamke e d io ci incontriamo con dei militari di oggi, rimaniamo sbalorditi. Essi ammettono apertamente la tortura, il traffico di droga e invariabilmente sono occupati a baciare rospi che mangiano bugie come se fossero caramelle..

Il col. Jim Hanke di VT – Vietnam

Mi sono unito al movimento contro la guerra nel 1970 e sono rimasto attivo fino al ritiro degli USA. Per alcuni di noi la guerra fu un'arma a doppio taglio. Il Vietnam era diventato come una casa per noi, per qualcuno la sola casa che avesse mai avuto.
Noi sentivamo realmente che la guerra sarebbe continuata per sempre e questo rendeva chiaro che potevamo sempre ritornare in Vietnam con qualche incarico, militare o della CIA e andarcene dagli USA. A nessuno di noi piaceva qui e ancora non ci piace.

Così quando finì la guerra, noi ci sentimmo tristi in quanto il Vietnam aveva rappresentato una scappatoia alla fatica di vivere nel vuoto morale ed intellettuale che erano divenuti gli Stati Uniti. A dispetto del fatto che i combattimenti e le malattie avessero ucciso 2 milioni di militari e veterani, per molti di noi la guerra era l'unica casa mai conosciuta.

Tuttavia, per tanti di noi che abbiano servito in combattimento, non ci siamo mai allineati al programma, non abbiamo mai creduto nella guerra, ci siamo rifiutati di macellare i civili quando ordinato e ci hanno ordinato di fare proprio questo così come i piloti americani lo stanno facendo ora, come è ovvio a chiunque abbia un minimo di discernimento.


Sovrintendere ad un atto di terrorismo false flag del genere 9/11 che ha ucciso migliaia di persone o a guerre chiaramente combattute per il progresso del marcio e della corruzione, richiede una flessibilità morale fuori dal comune e qui tiriamo in ballo un'altra questione

Quando l'America andò in Afghanistan nel 2001, aveva costituito un'alleanza con i cartelli della droga dell'Afghanistan. Essi avevano lavorato per decenni assieme alla CIA, in un'organizzazione conosciuta come Alleanza del Nord. Gli USA li promossero, da minoranza dedita alla pastorizia, di tribù che migravano dalle steppe russe, al ruolo di maggioranza dei Pashtun per mezzo della brutalità e della corruzione.


Essi sono l'attuale governo dell'Afghanistan e la guerra per l'indipendenza continua laggiù ma la trama sottotraccia è la droga. L'America ha trasformato l'Afghanistan da nazione libera dalla droga nel buco infernale con la più grande dipendenza del mondo e nel più grande produttore di eroina estremamente pura.

Il complesso militare USA sovrintendeva ad ogni aspetto dell'affare, lavorando a stretto contatto con membri del Congresso degli USA, che controllano personalmente il rifornimento di eroina nel mondo.

Per anni in Usa si sono  raccontate storie di reti dei trafficanti di droga talebani, di aeroporti segreti, storie molto simili a quelle raccontate nel 2001 da Donald Rumsfeld e Tim Russert su città sotterranee dove i congiurati del 9/11 si erano addestrati. Nel 2001, il Segretario alla Difesa, Donald Rimsfeld affermava che esisteva in Afghanistan, una dozzina di città sotterranee, alcune a 5 livelli, con strade e ospedali, dimora centinaia di migliaia di persone, una giustificazione per l'invasione USA.

Nel 2016 gli Stati Uniti non hanno ancora scoperto tutto questo, e nessuno nel mondo militare degli Stati Uniti ha ancora detto una parola. Non hanno mai detto una parola, fatto che ci riporta alla questione della droga. Qual è la percentuale del Pentagono? Come fanno a distribuire il denaro? Quanto ci guadagna un generale?

Colonel David Hackworth

Noi sappiamo con certezza questo, sono pagati. Noi conosciamo dove hanno i loro conti correnti, alle isole Cayman, sappiamo che sono gestiti dalla Bain Capital di Mitt Rowney e sappiamo che quei miliardi finanziano fondazioni che li riciclano in riserve di caccia private, prendono in leasing Mercedes, spediscono figli ad Harvard ed in viaggi della perversione nelle capitali mondiali del peccato. 

Questo è il vero Pentagono, questa è gente che prega tutti i giorni, che ha il petto pieno di medaglie e si pavoneggia in giro, aspettandosi di essere adulata dall'ignorante pubblico americano. 

Uno dei fondatori di VT, il colonnello David Hackworth, il soldato più decorato degli ultimi 100 anni, veterano della II GM, della guerra di Corea e di quella del Vietnam, è il solo ufficiale del Pentagono degno di sventolare la bandiera. Autore di bestseller, ha trascorso il resto della sua vita a denunciare la corruzione del Pentagono, e la complicità dei militari con i gangster.

Hackworth è stato l'unico, non ce ne sono stati altri, nessuno ha mai aperto bocca, né sulla droga, né sui 3 milioni di miliardi di danaro dei contribuenti rubato dagli appaltatori militari, né sulla tortura e neanche certamente sull'attitudine dei militari di operare in giro per il mondo agli ordini dei banchieri e dei trafficanti di droga che parecchi anni fa li hanno comprati armi e bagagli.

Hack ha sempre combattuto per questo paese
 ed è stato punito per questo

I nostri rilievi potrebbero essere infiniti. Certamente la debole leadership politica e i gruppi potenti e ben finanziati che controllano Washington, una combinazione fra operazioni bancarie, crimine organizzato, particolare interessi e il nesso Israele/Arabia Saudita/Turchia/terrorismo, hanno lasciato l'America prostrata e pronta alla sottomissione.
L'esercito americano ha anche un collegamento più debole col Congresso, roba da non crederci, di quello con l'esercito dei principi profumati da tempo in balia dei nemici dell'America.


Dove ci porterà una realistica analisi? La verità è che nessuno vuole andare lì. La verità, se esiste una cosa del genere, è così oscura, così malevolente, che la condotta di vita dei debosciati leader mondiali impallidisce al confronto.


mercoledì 10 agosto 2016

Rapporto afferma che 360.000 stranieri da decine di stati combattono a fianco dei terroristi in Siria

REDAZIONE NOICOMUNISTI



Di Iann Greenhalgh


Traduzione di Guido Fontana Ros

FONTE




Per coloro che sono consapevoli della reale natura dell'ISIS, questo rapporto non rappresenta una sorpresa. Rivela che che le forze dell'ISIS sono costituite da un mucchio di mercenari stranieri importati in Siria da agenti dell'Arabia Saudita, della Turchia del Qatar e dei loro alleati occidentali, specialmente Gran Bretagna e USA. La rivelazione che il 60% di questi mercenari stranieri sono americani ed europea, è abbastanza scioccante; noi sappiamo che questi uomini da quei paesi sono in un numero perfino maggiore di quanto sospettavamo. Un argomento che il rapporto non sfiora è su quanto sia grande la porzione delle forze dell'ISIS che combattono nel nord della Siria intorno ad Aleppo, da ascrivere a soldati dell'esercito turco senza divisa che pretendono di farsi passare da marmaglia vestita di nero di tagliatori di teste.

FARS



Circa 360.000 stranieri hanno combattuto contro il governo siriano fin dall'inizio dello scoppio della crisi nel paese arabo dal marzo 2011, rivela un rapporto di un centro di ricerche della Germania.


Oltre 95.000 terroristi sono stati uccisi, per cui circa altri 90.000 ora stanno prendendo parte attiva ai combattimenti contro il governo di Damasco, afferma il centro tedesco di ricerche, Vril.

Si afferma che su 360.000 terroristi combattenti il governo siriano, provenienti da 93 paesi, 215.000 siano americani ed europei.

Il rapporto afferma che i sauditi hanno avuto il più alto numero di perdite in Siria, 5.990 su 24.500 terroristi sauditi sono stati uccisi dal marzo 2011.
In un rilevante sviluppo in maggio, nuovi documenti di organizzazioni che si occupano di diritti umani, hanno rivelato che un uomo di origini miste, siriano -saudite sia stato il burattinaio dell'infiltrazione di oltre 6.000 terroristi da paesi europei in Siria.


I documenti della ricerca affermano che: "Tarrad Mohammad al-Jarba, siriano di origine che in seguito ha ottenuto la cittadinanza saudita è stato il comandante dell'ISIS incaricato del reclutamento di forze fresche dai paesi europei e del loro trasferimento nei campi di battaglia siriani. 
I documenti continuano dicendoci che Tarrad è stato ospite della patrie galere dell'Arabia saudita per almeno quattro anni. In seguito è riuscito a scappare dalla prigione e ad congiungersi all'ISIS.

Il giornale AL-Watan, nello stesso tempo, ha affermato che al-Jarba non è il vero cognome di Tarrad.  Tarrad è parente di Hareth al.Zari, l'ex segretario generale dell'Ulema iracheno che è stato ucciso in Giordania lo scorso anno.

Il Daily Telegraph ha anche scoperto prima che il vero cognome usato dal trentaseienne al-Jarba, che ha anche usato il cognome al-Haraki, era Abu Mohammad al-Shamali.

Il Telgraph ha aggiunto che al -Shamali era responsabile del trasferimento di 6.000 terroristi, un terzo dei terroristi non siriani, in sirio nel giro di di due anni, dal 2013 al 2015.

Il Telegraph continua dicendo che i cognomi di al-Jarba e di al-Haraki possono essere riscontrati in cima ai moduli di reclutamento di forze fresche condotte sui campi di battaglia siriani.

Il ministro siriano delle Informazioni, Omran al-Zoubi all'inizio di questo mese, ha comunicato che migliaia di terroristi hanno attraversato i confini, entrando nel suo paese, all'inizio di maggio o negli ultimi giorni di aprile.


Circa 6.000 terroristi hanno oltrepassato il confine e sono entrati in territorio siriano negli scorsi giorni, ha detto al-Zoubi.


Alla fine di aprile, il primo ministro siriano Wael Nader al-Halqi ha ammonito che 5.000 militanti freschi hanno attraversato il confine nelle province nordoccidentali di Aleppo ed Idlib dalla Turchia, facendo notare che l'accordo di cessate il fuoco è stato violato da certune parti.


Al-Halqui ha detto: "Alla fine noi vediamo come Arabia Saudita, Turchia e Qatar, nonché i loro alleati occidentali come Gran Bretagna e Francia, non aver alcun vero desiderio di portare avanti il processo di una composizione politica in Siria".
Il primo ministro ha anche insistito che "fanno proprio l'opposto, aiutando l'incremento dell'attività terroristica e armando i terroristi. La scorsa settimana, più di 5.000 miliziani hanno oltrepassato il confine con la Turchia, entrando nelle province di Aleppo e di Idlib.

domenica 24 luglio 2016

Il sultano delle giravolte (di emergenza)

REDAZIONE NOICOMUNISTI


Di Pepe Escobar





Traduzione di Guido Fontana Ros

In mezzo a una sorprendente, implacabile, purga di ampio respiro che non mostra segni di cedimento, con 60.000 funzionari pubblici, accademici, giudici, procuratori, agenti di polizia, soldati che sono stati incarcerati, licenziati, sospesi o privati dell'accreditamento professionale, è relativamente assodato che da subito il governo turco era perfettamente a conoscenza dell'imminenza di un colpo di stato militare per il 15 luglio; le informazioni son potute provenire dai servizi segreti russi, anche se né Mosca né Ankara riveleranno mai alcun dettaglio. Così, una volta per tutte, questo non è stato un false flag.



Un analista di intelligence, ai massimi livelli e laico, del Medio Oriente e con un posto in prima fila su Istanbul ha chiarito il contesto politico interno del colpo di stato ben prima della, ampiamente prevista, proclamazione dello stato di emergenza (se la Francia può farlo, perché non la Turchia?):

"Sapevano da cinque a sei ore prima che un colpo di stato era in preparazione e lo hanno lasciato andare avanti, sapendo, come poi è successo, che sarebbe fallito ... Questa vicenda ha proiettato Erdogan allo stato di semi-divinità fra i suoi sostenitori. E' chiaro che questa è la via con cui egli otterrà ciò che vuole: un fortissimo presidenzialismo e la rimozione del principio della laicità dalla costituzione. Questo pone le basi per l'introduzione di aspetti della sharia. Ha provato a fare questo nei primi anni del governo dell'AKP con l'introduzione della Zina, una disposizione strettamente islamica, che avrebbe criminalizzato l'adulterio e potrebbe aver aperto la porta alla criminalizzazione delle altre relazioni sessuali islamicamente illecite perché la Zina riguarda in generale proprio queste e non solo l'adulterio. Ma quando l'UE obiettò fece marcia indietro".
La fonte informativa aggiunge:

"nelle settimane precedenti a questi fatti Erdogan si era mantenuto insolitamente sottotono. In questo stesso periodo, il primo ministro era stato sostituito e quello nuovo aveva annunciato un completo ribaltamento della politica estera, compresa la reinstaurazione di rapporti con la Siria. E' stato Erdogan stesso a raggiungere la conclusione che la politica nei confronti della Siria era insostenibile oppure è stato costretto dai maggiorenti del partito, a causa dello scenario del danno enorme che ha provocato al paese in vari modi, a lasciar perdere la Siria? Se sono state fatte pressioni su di lui, il fallito colpo di stato gli dà l'opportunità di riaffermare la propria autorità sui vertici dell'AKP. Certamente questo golpe è accaduto nel momento più conveniente".
Lo storico turco Cam Erimtan aggiunge altri elementi al contesto, spiegando come:

"all'inizio del mese prossimo, è stabilita la convocazione dell'Alto Consiglio Alto militare Turchia (o YAS, nell'acronimo turco) e si prevede che un gran numero di ufficiali risulterà ridondante. Lo Stato turco è impegnato in una operazione di pulizia, che eliminerà tutti gli avversari del governo a conduzione AKP. Questo colpo di stato-che-non-era-un colpo di stato offre molte cartucce per uno sfoltimento completo dei ranghi ... anche se il presidente ha puntato il dito attraverso l'Atlantico alla figura indistinta di Fethullah Gülen e alla sua presunta organizzazione terroristica FETO (Fettullahçı Teror Örgütü, o Fethullahist Terror Organization), insinuando che i golpisti sono parte integrante di questa organizzazione ombra, parecchio sfuggente e addirittura inesistente".
Il risultato finale non sarà gradevole:

"Ora ci si riferisce ad Erdogan come al comandante in capo della Turchia, il che indicherebbe, tra le altre cose, che egli considera il tentato colpo di stato come un attacco personale alla sua figura. Qualunque avrebbero potuto essere le motivazioni dei golpisti, il risultato finale delle loro azioni sarà un'accettazione ancora più sincera ed entusiasta della politica di Erdogan di "Sunnificazione" ed eventualmente uno smantellamento piuttosto rapido dello stato nazionale che è la Turchia, per essere sostituito da una "Federazione asiatica di etnie musulmane", forse legate revivale del Califfato rivivere, insieme a un possibile ritorno della Sharia in Turchia".

E'come se Erdogan fosse stato benedetto da un effetto "Padrino al contrario". Nel capolavoro di Coppola, Michael Corleone dice: "Proprio quando pensi che sei fuori, ti tirano di nuovo dentro". Nel caso del Padrino di Erdogan, proprio quando pensava di essere irrimediabilmente intrappolato, "Dio", come ha ammesso , lo ha tirato fuori. Parliamo del sultano delle giravolte.

Leoni contro falchi

Mentre Erdogan consolida la sua ferrea presa interna, una connessione precedentemente blindata , quella NATO/Turchia, si dissolve lentamente nel nulla. E'come se il destino della base aerea di Incirlik fosse appeso, letteralmente, ad alcuni, selezionati, fili di tracciati radar.

C'è un grave sospetto comune a tutto lo spettro politico della Turchia che il Pentagono sapesse quello che i "ribelli" stessero per fare. E' un fatto che neppure uno spillo possa cadere a Incirlik, senza che gli americani lo vengano a sapere. I membri dell'Akp sottolineano l'uso della rete di comunicazione della NATO per coordinare i golpisti e la fuga delle informazioni riservate. Come minimo i golpisti possono aver creduto di avere la NATO alle spalle. Nessun "alleato NATO" si è degnato di mettere in guardia Erdogan circa il colpo di stato.

Poi c'è la saga dell'aereo cisterna per l'F-16 "ribelle". Gli aerei cisterna a Incirlik sono tutti dello stesso modello, KC-135R Stratotanker, sia per gli americani che per i turchi. Operano fianco a fianco e sono tutti sotto lo stesso comando;la 10th Main Tanker Base, è guidata dal Gen. Bekir Ercan Van, che è stato opportunamente arrestato la scorsa domenica, quando sette giudici hanno anche confiscato tutte le comunicazioni della torre di controllo. Non per caso il generale Bekir Ercan Van è molto vicino al capo del Pentagono Ash Carter.

E' stato ampiamente mappato cosa sia successo nello spazio aereo turco dopo che il Gulfstream IV di Erdoga aveva lasciato la costa del Mediterraneo ed era atterrato all'aeroporto Ataturk di Istanbul, ma ci sono ancora alcune lacune cruciali nella narrazione aperte alla speculazione. Poiché Erdogan ha tenuto la bocca chiusa su questo in tutte le sue interviste, ci si ritrova con uno scenario in stile Mission Impossible con i "ribelli" F-16s "Lion One" e "Lion Two" in una "missione speciale" con i loro transponder spenti; il loro faccia a faccia con i lealisti "Falcon One" e "Falcon Two"; uno dei "Lions" pilotato nientemeno che dall'uomo che ha abbattuto il Su-24 russo nel novembre scorso; l'ormai famoso aereo cisterna che è decollato da Incirlik per rifornire di carburante i "ribelli"; e tre coppie di F-16 che si sono alzati da Dalaman, Erzurum e Balikesir per intercettare i "ribelli", tra cui la coppia che proteggeva il Gulfsteam di Erdogan (che stava usando il nominativo THY 8456 per mascherarsi come un volo delle Turkish Airlines).

Ma chi c'era dietro a tutto?

Erdogan in una missione per conto di Dio

Il noto informatore dall'Arabia "Mujtahid" ha causato sensazione rivelando che non solo gli EAU "hanno svolto un ruolo" nel colpo di stato, ma che anche la Casa di Saud era della partita. Come se questo non fosse abbastanza imbarazzante, l'emiro auto-deposto del Qatar, lo sceicco Hamad al-Thani, molto vicino a Erdogan, ha affermato che gli Stati Uniti e un'altra nazione occidentale (c'è la forte possibilità che si tratti della Francia) avevano messo in scena il tutto, con la complicità dell'Arabia Saudita. Ankara, prevedibilmente, ha negato tutto.

L'Iran, d'altra parte, che ha visto chiaramente il gioco a lungo termine è stato un convinto sostenitore di Erdogan fin dall'inizio. E ancora una volta nessuno ne parla, naturalmente, ma l'intelligence russa era ben consapevole di tutte queste mosse; versione un po' accreditata dalla telefonata tempestiva del Presidente Putin a Erdogan post-golpe.

Ancora una volta prendiamo in considerazioni i fatti di base; ogni agente operativo del sud-ovest asiatico sa che senza la luce verde del Pentagono, le fazioni militari turche avrebbero trovato estremamente difficile, se non impossibile, organizzare un colpo di stato soprattutto perché avrebbero avuto difficoltà nello scegliere il momento giusto. Inoltre, durante quella fatidica notte, fino a quando non fu chiaro che il golpe fosse un fallimento, i golpisti, da Washington a Bruxelles, non erano esattamente descritti come "il male".

Una fonte americana di alto livello dell'intelligence, che non è da ascrivere al solito del consenso della Beltway [ndt: nello slang americano indica l'opinione prevalente del mondo governativo/politico USA, è fermamente convinta che:

"l'esercito turco non si sarebbe mosso senza la luce verde da Washington. La stessa cosa era stata progettata per l'Arabia Saudita nel mese di aprile 2014, ma fu bloccato ai massimi livelli a Washington da un amico dell'Arabia Saudita".

La fonte che pensa fuori dagli schemi, sottoscrive ciò che dovrebbe essere considerato come la chiave, l'attuale ipotesi di lavoro; il colpo di stato ha avuto luogo o è stato velocemente attuato, in sostanza, "a causa del riavvicinamento improvviso di Erdogan alla Russia. Tutto lo spettro politico turco continua a gettare benzina sul fuoco, insistendo sul fatto che, più che probabilmente, l'attentato all'aeroporto di Istanbul sia stato un'operazione Gladio. Voci da est a ovest stanno già dicendo che Erdogan dovrebbe lasciare la NATO prima o poi e partecipare alla Shanghai Cooperation Organization (SCO).

Per quanto Erdogan sia un giocatore assolutamente inaffidabile e un cannone geopolitico "sciolto", potrebbe essere imminente un invito da Mosca-Pechino in un futuro non troppo lontano. Putin e Erdogan avranno un incontro assolutamente cruciale ai primi di agosto. Erdogan è stato al telefono con il presidente iraniano Hassan Rouhani. Ciò che ha detto ha procurato brividi per tutta la spina dorsale alla NATO:

"Oggi, siamo determinati più che mai a contribuire alla soluzione dei problemi regionali mano nella mano con l'Iran e la Russia e in collaborazione con loro".
Così ancora una volta, la scelta che definisce gli inizi del 21° secolo è in gioco; NATO contro l'integrazione dell'Eurasia, con il sultano delle giravolte della Turchia che giustamente oscilla proprio nel mezzo. "Dio" certamente ha giocato con questo scenario stimolante quando ha parlato a Erdogan sulla Face Time.


giovedì 29 ottobre 2015

L'invasione saudita della Siria bloccata da Putin

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Guido Fontana Ros

Resoconto: sventato complotto saudita per attaccare Damasco

Di GPD, 28 ottobre 2015 


TEHERAN (FNA) - I media hanno detto che il regime saudita, con l'aiuto del gruppo terroristico Jeish al-Islam gruppo, aveva preparato un piano per attaccare Damasco partendo dalle province meridionali dopo che il presidente russo Vladimir Putin aveva respinto la proposta di scambio tra Siria e Yemen  del vice principe ereditario e ministro della Difesa dell'Arabia, Mohammed bin Salman.
Il quotidiano in lingua araba Al-Akhbar ha scritto che il vice  principe ereditario saudita ha consegnato la sua proposta al presidente Putin in un incontro a Mosca il 19 giugno.

Il giornale ha aggiunto che è stato rivelato due settimane fa che l'Arabia Saudita e la Giordania avevano previsto di effettuare un blitz sulla capitale Damasco attraverso le province meridionali di Daraa e Quneitra dopo il coordinamento con il leader terrorista Zahran Aloush sostenuto dai sauditi, che si trova nel Ghouta orientale.



Il quotidiano ha detto:

"I russi che erano stati informati del piano dell'Arabia Saudita e dopo aver verificato per mezzo informazioni provenienti dalla parte libanese del movimento di resistenza Hezbollah, hanno cambiato la direzione dei raid dei loro caccia, dal nord al sud della Siria per martellare le posizioni dei terroristi di Jobar e della parte orientale del Goutha nei dintorni di Damasco, in particolare le città di Marj al-Sultan e Deir al-Asafir"

Al-Akhbar ha scritto che gli attacchi aerei russi hanno portato alla distruzione dei centri di comando dei terroristi sventando così il loro tentativo di prendere Damasco.

Martedì scorso, l'aviazione russa ha colpito postazioni dei ribelli nel sud della Siria, vicino alle alture del Golan, per la prima volta da quando ha iniziato la sua campagna aerea contro i terroristi Takfiri il mese scorso. Gli attacchi aerei russi hanno preso di mira posizioni dell'ISIL e di al-Nusra nelle alture del Golan nella provincia di Quneitra, vicino al confine con Israele.
Gli attacchi aerei della Russia sono stati condotti nella zona più vicina ai territori palestinesi occupati da quando sono iniziati a settembre.
Anche lunedi sera, l'aviazione russa ha colpito per la prima volta le posizioni dei terroristi in provincia di Daraa dal mese passato. i caccia russi hanno colpito posizioni dei terroristi Takfiri nelle colline strategiche di Tal al-Harra e Tal Antar vicino Deir al-Adas nella campagna nord di Daraa.
L'esercito siriano ha inoltre effettuato attacchi contro la collina strategica di Tal al-Alaqiya nelle campagne di Daraa ed è riuscito a distruggere completamente le posizioni dei terroristi nella regione. La collina Tal al-Alaqiya è circondata da altre tre aree strategiche di Deir al-Adas, Kafar Nasej e Kafar Shams nel Nord Daraa.

Gli osservatori politici ritengono che gli attacchi degli aerei da combattimento russi abbiano inviato un messaggio importante a Israele, mentre Tal Aviv sta fingendo ddi aver raggiunto un accordo con Mosca nei cieli del sud della Siria. Anche lunedì, aerei da caccia russi hanno raso al suolo un certo numero di posizioni dei gruppi terroristici nella provincia di Aleppo.

I raid aerei russi hanno colpito posizioni dei gruppi terroristici di al-Nusra e dell'ISIL in prossimità della strada Khanasser-Ithriyah nella parte meridionale della città di Aleppo. I rapporti hanno anche detto che continuano scontri tra le truppe siriane e i terroristi ISIL sulla strada Khanasser-Ithriyah.
Altri raid russi hanno colpito le posizioni dei terroristi del Fronte di Levante o Jabhat al-Shamiyya nel quartiere di al-Sheikh Saeed ad Aleppo sud e ad el Sheikh Issa nelle campagne a sud della città.
Altri aerei hanno martellato le posizioni dei Takfiri nelle vicinanze dell'Accademia Aeronautica all'aeroporto Kuweires nelle campagne orientali di Aleppo.

FONTE

Questo articolo può anche essere letto qui






sabato 8 agosto 2015

La geopolitica dietro alla guerra in Yemen

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Guido Fontana Ros

Presentiamo un'interessante analisi delle reali motivazioni sottese all'attuale crisi che sta distruggendo lo stato arabo dello Yemen. 
Il conflitto non ha nulla a che fare con motivazioni religiose, di conflitto tra sunniti e sciti. In realtà è legato alla posizione geografica del paese geografica che permette il controllo delle rotte marittime energetiche

TRADUZIONE IN PDF

FONTE PRIMA PARTE

FONTE SECONDA PARTE