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venerdì 15 febbraio 2019

La bufala di Stalin che consegnò i comunisti ad Hitler




DI LUCA BALDELLI

Una delle più grandi bugie diffuse dalla propaganda antisovietica ed antistalinista in particolare, è quella dell’intesa Hitler-Stalin, che sarebbe stata cementata dal patto Ribbentrop-Molotov. Sembra ironia e barzelletta dover spiegare che chi distrusse il nazismo non può esser certo stato alleato di chi lo creò, eppure nel mondo borghese e capitalista succede di tutto, non a caso la droga e le sue intossicazioni sono frutto precipuo di questo mondo.
L’Urss riuscì, con quel patto sopra richiamato, ad ottenere tempo e modo per preparare la difesa contro l’assalto delle orde hitleriane, e questo dopo che le Nazioni occidentali “capitalistico-borghesi” e “liberali” avevano a più riprese rifiutato l’idea staliniana di un’alleanza antinazifascista europea e planetaria, pretendendo che l’Urss schierasse l’Esercito da sola e da sola si sacrificasse per tutti, istigando la Polonia (che tutto era meno che una Nazione pacifica) a sabotare ogni possibile intesa con l’Unione Sovietica, (vedasi qui) consegnando ad Hitler la Cecoslovacchia e la sua sovranità su un piatto d’argento, affinché un domani rivolgesse le sue armate contro il primo Stato mondiale degli operai e dei contadini. Da tutti questi bei pulpiti si è parlato e si parla di “alleanza” fra Hitler e Stalin, si sono inventate e si inventano storielle buone solo per i gonzi, si è cercato e si cerca di inquinare i cervelli e le coscienze. Si è così creata a tavolino la storia dei “protocolli segreti” del Patto Ribbentrop-Molotov, dei quali abbiamo già parlato (rimando al mio saggio: IL PATTO MOLOTOV – RIBBENTROPP. VERO PATTO, FINTI PROTOCOLLIIL PATTO MOLOTOV – RIBBENTROPP. VERO PATTO, FINTI PROTOCOLLI), e si è pure tentato di far passare, con documenti sempre fasulli o scientemente distorti, l’idea di un’intesa tra NKVD e GESTAPO per gestire la partita degli “oppositori”, con le relative deportazioni ed i relativi “trasferimenti” da una Nazione all’altra di personaggi “scomodi” da internare.

Bugie invereconde, costruite su pezzi di carta oscenamente taroccati. Il principale tra essi, riguarda la presunta firma, a Mosca, in data 11 novembre 1938, di un patto tra il capo della GESTAPO (sic!) Heinrich Muller ed il responsabile per l’NKVD (sic!) Stepan Solomonovic Mamulov. Ai sensi di tale intesa, anteriore persino al Patto di non aggressione, i due organi di sicurezza si sarebbero scambiati informazioni su argomenti, persone e movimenti di reciproco interesse, adottando poi adeguate misure di volta in volta stabilite, come la consegna di comunisti tedeschi nelle mani della GESTAPO. Una falsificazione filologicamente maldestra, per chi mastica un po’ di storia e si prende la briga di andare a confrontare fonti e documenti: ora, nel documento la GESTAPO è indicata come “Direzione generale per la sicurezza dello NSDAP (il Partito nazionalsocialista, ndr)”, quando tale denominazione nemmeno esisteva e la GESTAPO era null’altro che la Polizia segreta di Stato (Geheime Staatspolizei), organo dell’apparato statale e non del Partito.

Non solo: Muller, nel giorno 11 novembre 1938, come testimoniano documenti inoppugnabili, si trovava non a Mosca a firmare l’inesistente accordo, ma in Germania a compiere la ricognizione dei danni arrecati dalla Notte dei Cristalli, il pogrom antiebraico al quale non furono estranei agenti provocatori da una parte e dall’altra. Quanto a Mamulov, nel 1938 era responsabile (udite udite!) del Dipartimento agricoltura del VK(b)P della Georgia; solo il 3 gennaio del 1939 avrebbe scalato i vertici della NKVD. Nel 1938, poteva firmare al massimo documenti riguardanti fertilizzanti e capi di bestiame, non certo documenti come quello costruito a tavolino dai falsificatori professionisti. Sulla base di questa patacca, (vedasi Accordo tra Gestapo e NKVD), si è esibito in pompa magna tutto un coro di pseudostorici, memorialisti, personaggi anche con un passato nobile, ma con un presente non altrettanto di…qualità. Tutti impegnati a dimostrare, senza un documento dettagliato che sia uno, senza un elenco di nomi uscito da archivi che si possano definire tali, senza il minimo riscontro, che Hitler e Stalin si sono scambiati prigionieri.

Possiamo certamente annoverare, tra i memorialisti che non ce l’hanno raccontata giusta, Margarete Buber-Neumann (1901- 1989). Ella, nella sua opera Prigioniera di Stalin ed Hitler (tradotto in Italia ed uscito per i tipi de “Il Mulino”, nel 1994) racconta delle sue peripezie e del suo internamento nel lager di Ravensbruck, dopo la sua consegna alla GESTAPO nel 1940, ad opera dell’NKVD. Ebbene, chi era Margarete Buber-Neumann? Attivista comunista sin dall’età di 20 anni, sposata in prime nozze con il figlio del grande filosofo ebreo Martin Buber, divorziò negli anni ’20 risposandosi poi con Heinz Neumann, rampollo di una famiglia borghese e comunista anch’egli.

Nel KPD, Neumann rappresentava l’ala più settaria e dogmatica, impegnata più a sabotare gli sforzi per un vasto fronte antinazista, in nome di un’impossibile autosufficienza, che a combattere l’avvento della peste bruna. Questo atteggiamento, speculare a quello rinunciatario e codardo dei socialtraditori della socialdemocrazia di destra, sarebbe costato molto alla Germania. Fuggiti dalla Germania con l’avvento di Hitler, Margarete Buber (nata Thuring) ed Heinz Neumann ripararono prima in Spagna, poi in Svizzera, quindi, cacciati dalle elvetiche contrade (sempre molto poco solidali con i comunisti e gli antifascisti veri, specie quando non portavano denari nelle banche…), in Unione Sovietica.

Qui Neumann sarebbe stato arrestato nel 1937, condannato a morte e giustiziato, mentre la sua compagna sarebbe stata deportata in un Gulag presso Karaganda (Kazakhstan). Questo, stando ai racconti ufficiali, poiché abbiamo visto, ad esempio per l’italiano Guarnaschelli, (Roma a Mosca: lo spionaggio fascista in URSS e il caso Guarnaschelli di Giorgio Fabre), che la fucilazione data per certa in alcuni documenti non ci fu mai, essendo il rifugiato in questione deceduto di morte naturale. Ad ogni modo, dando per buone le risultanze delle quali disponiamo, Neumann tutto fu meno che un perseguitato: nel 1932, dopo che l’Internazionale comunista aveva già condannato il suo gruppo di accoliti come settario e lontano da ogni applicazione delle direttive generali, Kaganovic scrisse a Stalin riguardo alle diversioni di questa schiera, ma il Piccolo Padre, comunque, ricercò pazientemente il dialogo anche con il Bordiga tedesco, incontrandolo a Soci nell’estate di quell’anno (vedasi lettera di Kaganovich a Stalin). Fu un dialogo tra sordi, ma nessuno può dire che, da parte di Stalin, non vi fu buona disposizione ad ascoltare le ragioni altrui. Il fatto è che Neumann, che era ostile in maniera viscerale al grande combattente antifascista e vera guida dei comunisti tedeschi, Ernest Thalmann, non sentì ragioni e proseguì sul suo sentiero distruttivo.
Ernest Thalmann
Nel 1934, stabilitosi a Mosca, cercò in ogni modo di seminare zizzania nel gruppo dirigente bolscevico ed in quello dell’Internazionale, attirandosi strali e sospetti che, poi, sfociarono nel suo arresto e nella sua eliminazione, nel 1938. Ora, rispetto alla “purga” del 1937/38, molto si è scritto, ed è sempre più chiaro che, in gran parte, fu un’azione efficace nell’eliminare quinte colonne e sabotatori, non fece milioni di morti, fu strumentalizzata, in alcuni casi, da settori trockisti, zinovevisti e bukhariniani per infangare Stalin e creare malcontento. Non a caso, poi l’implacabile giustizia sovietica colpì chi si era fatto scudo con l’esigenza di ripulire il Paese dalle spie e dai criminali per consumare vendette o per destabilizzare il sistema. Non sappiamo molto della sorte di Neumann e della fondatezza dei capi d’accusa su di lui pendenti, ma certamente con i suoi comportamenti e con la sua contiguità ad ambienti e gruppi che sotto sotto simpatizzavano per l’Asse, quando non lo facevano in maniera aperta (si veda l’atteggiamento tenuto da Bordiga, e lo si veda in una fonte al di sopra di ogni sospetto: https://www.avvenire.it/agora/pagine/bordiga- ) non gli giovò di certo.
Amadeo Bordiga

La sua compagna Margarete è un altro enigma, da questo punto di vista: ella ha raccontato di essere stata deportata dall’NKVD e di esser stata poi consegnata alla GESTAPO. Ora, a parte che se fosse stata davvero scomoda e se i Gulag fossero stati quelli che ha raccontati, certamente non sarebbe sopravvissuta, c’è anche da chiedersi per quale motivo reale fu consegnata alla Germania. Stalin protesse tutti i comunisti tedeschi riparati in Urss, altro che consegne e patti con la GESTAPO!

Questa è la storia e riguarda, direttamente o indirettamente, tra gli altri, Misha Wolf e Walter Ulbricht, due nomi non proprio secondari nel panorama comunista tedesco… Abbiamo però notizia di comunisti tedeschi che, invischiati a torto o a ragione in trame eversive nel 1937/38, presi di mira dalla NKVD (alcuni erano spie ed infiltrati fascisti sul serio, come testimoniano anche vicende di italiani chiarite dai documenti desecretati), chiesero ad un certo punto di essere rimpatriati. Ne fa fede un documento, nel quale due comunisti tedeschi, sui quali aleggia ben più che il sospetto di essere state spie naziste, chiesero la protezione dell’ambasciata tedesca per venir rimpatriati senza scontare le pene irrogate dalla giustizia sovietica. I loro nomi: Fritz Baltes e Fritz Vinter. Nessuno di loro, rimpatriato, avrebbe fatto un giorno di lager. Strana storia, per dei comunisti nella Germania di Hitler…

Potevano mancare gli "orrori" di Stalin?

Sulla Buber-Neumann, non possiamo dire altrettanto. Non vi sono prove di una sua attività a favore della GESTAPO, ma certamente vi sono elementi inquietanti: costei venne rimpatriata e, nel lager, diventò la segretaria particolare della SS Johanna Langefeld, supervisora di ben tre campi di concentramento (Auschwitz, Ravensbruck, Lichtenburg) e svolse servizi per la multinazionale Siemens, legata a doppio filo con il sistema militare-industriale del Reich. Un curriculum un po’ particolare, per una pericolosa comunista… Una comunista che sopravvive ed ottiene anzi incarichi, mentre attorno a sé le donne antifasciste e comuniste più pericolose e combattive cadono sotto ai colpi delle SS e delle malattie endemiche nel sistema concentrazionario (vedasi Buber-Neumann, Margarita e il libro della Buber-Neumann summenzionato): non solo la sua vecchia protettrice, la SS sadica e cinica Lagenfeld, la va a trovare e le racconta particolari e vicissitudini legati al lager, nel quale Grete aveva anche avuto un ruolo nel selezionare prigionieri ed era pure stata punita, successivamente, per vendetta, quando l’astro della Lagenfeld era declinato (vedasi Il cielo sopra l’inferno), ma la Buber-Neumann stessa, in prima persona, prende parte a tutte le crociate anticomuniste ed antisovietiche più chiassose, dal processo Kravchenko (sul quale ci soffermeremo in futuro), trionfo delle bufale antisovietiche sull’holodomor ed altre nefandezze inventate, alla militanza nel Congresso o Associazione per la libertà della cultura, creatura della CIA, come bene ha dimostrato uno studio condotto da Frances Stonor Saunders, La guerra fredda culturale



Ad ogni passo, l’ombra delle centrali anticomuniste, dei centri bellicisti antisovietici, va di pari passo con Margerete Buber-Neumann. Colei che ha diffuso, se non per prima in assoluto, per prima con maggiore evidenza, forza e capacità di penetrazione mediatica, il mito dell’accordo tra NKVD e GESTAPO, dello scambio di prigionieri tra Hitler e Stalin. Proprio lei, che nel lager era segretaria di quello zuccherino di Johanna.



venerdì 1 luglio 2016

IL PATTO MOLOTOV – RIBBENTROPP. VERO PATTO, FINTI PROTOCOLLI

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Luca Baldelli

Chi non ha mai sentito ripetere, quasi ossessivamente, che Urss e Germania, nel 1939, si spartirono la Polonia in barba ad ogni conflittualità ideologica fra comunismo e nazismo? 



Chi non ha mai sentito le trombe della propaganda anglofila, reazionaria e clericale ripetere che Stalin e Hitler, in quell’estate che segnò il principiare della guerra, fecero della “povera“ Polonia una torta sacrificale, tagliata in succulenti pezzi tutti destinati alle mense moscovita e berlinese, con qualche briciola a guarnire i corredi slovacchi? 
Ebbene, gran parte di quel che avete sentito e letto in proposito è da archiviare nel già ricco archivio delle falsificazioni storiografiche. Urss e Germania mai furono alleate, né tanto meno complici. Hitler, nel “Mein Kampf “, aveva messo nero su bianco quello che doveva essere il destino dei popoli dell’Est e degli spazi da essi occupati: essi dovevano diventare terreni di conquista per le armate neo – teutoniche, fregiatesi con piglio usurpatorio dell’antico simbolo della svastica, ridotto a emblema di terrore, morte e di un imperialismo tra i più feroci mai visti. 

La Polonia come “vittima”….


L’Urss, con le sue pianure sconfinate, traboccanti di grano e colture agricole, con le sue immense risorse minerarie, rigurgitanti dal ventre della terra, doveva diventare il Lebensraum (“spazio vitale“) della razza “ariana“, la preda del Drang nach Osten (“Spinta verso Est“), obiettivo fissato dalla geopolitica germanica, sia pure non sempre con modalità univoche, fin dal XIX secolo almeno. In particolare, la fertile Ucraina era il boccone al centro degli appetiti nazisti, sapientemente incoraggiati e nutriti dai monopoli tedeschi. Stalin sapeva tutto ciò, naturalmente, e per questo si preoccupò da un lato di potenziare l’apparato difensivo dell’Urss, facendolo assurgere al più alto livello, dall’altro di rafforzare il patrimonio produttivo della Nazione, l’industria in particolare, favorendo, attraverso la pianificazione centralizzata e allo stesso tempo partecipata dal basso, un balzo in avanti degli indici di crescita come mai si era visto nella storia non solo della vecchia Rus’, ma del mondo moderno in generale. 
La minaccia nazista andava parata e respinta in ogni modo, specie davanti alle sue chiare, aperte collusioni con le Nazioni borghesi, fatto questo che in molti, in troppi, hanno dimenticato. 
Basta ripercorre alcune date per comprendere l’accerchiamento che, da parte del mondo capitalista, e non solo della Germania, si cercò di attuare ai danni dell’Urss. E’ il 26 gennaio del 1934 quando Hitler sottoscrive con il dittatore fascista polacco Pilsudski l’ “Accordo polacco – tedesco sulla soluzione pacifica delle vertenze“, che diventerà un paravento per coprire le trame antisovietiche; anche la Polonia, infatti, che ipocritamente rinnoverà un analogo patto con Mosca appena quattro mesi dopo, nutre appetiti espansionistici verso l’Urss. Quale migliore viatico, per dar loro concreto corso, di un’alleanza con il Satana di Berlino, fieramente antislavo? 
La Polonia, in mano a un regime reazionario e antioperaio, sarà la principale causa scatenante del Secondo conflitto mondiale, con la sua inamovibile volontà di ostacolare qualsiasi efficace strategia difensiva antifascista, concertata tra Urss e governi occidentali. 
Intanto, dal 1934 al 1939, regimi reazionari si affermano e si consolidano un po’ ovunque in Europa centrale ed orientale, a mò di cordone sanitario attorno all’Urss. Oltre alla Polonia, la Bulgaria, la Romania, gli Stati baltici, la Jugoslavia (Regno dei Serbi, Croati e Sloveni) conoscono tutti regimi autoritari, di impronta anticomunista e antisovietica. Non è, questo, né un caso né una fortuita incontranza spazio – temporale: la crisi economica morde le carni del mondo capitalista e bisogna in ogni modo contenere il Paese che, libero ormai dalle catene dello sfruttamento e interessato da un benessere crescente, inarrestabile, delle masse popolari, addita all’umanità intera mete di vera democrazia nemmeno immaginabili solo qualche lustro prima. 
Stalin, abile e scaltro quanto devoto alla causa del marxismo – leninismo, con talento diplomatico lavora per l’ingresso dell’Urss nella Società delle Nazioni, fatto questo che avviene il 18 settembre del 1934, a un anno e qualche mese dalla presa del potere di Hitler in Germania. L’obiettivo è evitare l’isolamento e allontanare, il più possibile, i venti di guerra che spirano minacciosi. Già nel 1933, l’Urss ha contribuito più di ogni altra Nazione alla definizione, in sede internazionale, del concetto di aggressione, approfittando dell’occasione offerta dalla Conferenza Economica Internazionale di Londra. In quella circostanza, il delegato sovietico Litvinov ha tenuto banco, proponendo anche un accordo internazionale contro l’aggressione economica, proposta lasciata cadere dai Paesi capitalisti che, così, indirettamente, hanno ribadito la loro “missione“ storica. Un po’ come il Giappone fascista, che nel 1931, rifiutando di sottoscrivere un patto di non aggressione con l’Unione Sovietica, ha mostrato il suo volto. 
L’Urss, entrata a pieno titolo nella Società delle Nazioni, si batte indefessamente per un patto di sicurezza collettiva che, in Europa, stronchi sul nascere ogni proposito aggressivo del nazifascismo: tutte le Nazioni amanti della libertà debbono unire le loro forze e garantirsi reciprocamente aiuto in caso di attacchi provenienti da parte delle potenze fasciste. Una proposta seria, onesta e franca, davanti alla quale i Paesi capitalistici oppongono dapprima la cortina fumogena di vaghe promesse, poi il sipario di ferro del rifiuto. 
L’Urss, con grave scorno, deve constatare che il nazifascismo, rivale economico delle potenze “democratiche“ borghesi, torna loro utile come testa d’ariete contro il primo Stato degli operai e dei contadini. Ciò appare evidente nell’inerzia occidentale dinanzi alla guerra scatenata dai fascisti spagnoli di Franco contro la Repubblica, sostenuta davvero, materialmente e moralmente, solo dall’Urss; ciò diviene addirittura eclatante con il Patto di Monaco del 1938, benedetto dalla Gran Bretagna di Chamberlain, che consegna la Cecoslovacchia alle fauci spalancate del pangermanesimo nazista, come rampa di lancio contro l’Urss. 
Anni dopo, nel primissimo dopoguerra, Churchill concepirà l’ “Operazione Impensabile“ (“Operation Unthinkable“), incentrata su un attacco concentrico contro l’Urss da parte di tutte le potenze occidentali e mitteleuropee. Solo la scienza sovietica, con la costruzione della bomba atomica, unita all’atteggiamento saggio ed equilibrato di alcune diplomazie, e al rafforzamento del socialismo nel quadro est – europeo, eviterà scenari da Dr. Stranamore. 
L’omogeneità della strategia britannica, prima e dopo il secondo conflitto mondiale, si commenta da sola. Dinanzi alla chiusura delle “democrazie“ borghesi, alle loro segrete trame, l’Urss, che per lungo tempo ha reiterato le proposte di formazione di un possente dispositivo di difesa collettiva nel Vecchio Continente, è costretta a cercare …..altri contatti! Ecco che si avvicina l’intesa, quindi, con la Germania nazista, che, negli intenti collegiali del Partito Comunista (bolscevico) dell’Urss e del Governo sovietico, deve servire a prendere tempo, rafforzare le difese del Paese e allontanare nel tempo un’aggressione e un conflitto che si danno per scontati, visti gli indirizzi hitleriani. Una scelta saggia, checché ne dicano gli sproloquiatori revisionisti in servizio permanente, alla quale l’Urss è costretta, in quel 1939 irto di pericoli e tensioni che trascineranno il mondo nella catastrofe. 

Propaganda polacca antisovietica


A spingere verso questa soluzione è anche, ancora una volta, l’atteggiamento della Polonia, che con l’avvento di Rydz – Smigly ribadisce, e anzi accentua, la sua linea antisovietica. Varsavia giocherà sempre a fare la vittima, con insolenza e ipocrisia tipicamente clericali, ma intanto, approfittando degli accordi di Monaco, nel 1938/39 si è pappata, infierendo su una Cecoslovacchia abbandonata da tutti meno che dall’Urss, l’area multietnica di Teschen/Teshin/Cieszyn, da lungo tempo nel mirino del nazionalismo polacco. 

Dimostrazione di simpatia verso i sovietici del governo fascista polacco


La Polonia, in quel tempo, brandisce la spada del più aggressivo nazionalismo, fidando (a torto!) sull’appoggio anglo – francese: proclami che parlano di un mega - Stato esteso da Berlino al Mar Nero, sono pane quotidiano nel 1938/39 e questo a Mosca impensierisce e a Berlino fa gioco per i disegni di Hitler. Intanto, con i sogni di gloria sempre balenanti ma di là da venire, il governo polacco mette un veto sui progetti di difesa comune europea proposti dall’Urss: le truppe sovietiche non dovranno mai entrare a Varsavia, nemmeno per proteggere il Paese dal nazismo, col quale, del resto, si pensa di potersi accordare. Da occidente, si fa sponda a questa follia: l’Urss difenda la Polonia e il Corridoio di Danzica, ma……senza aspettarsi nulla da Londra e Parigi e, soprattutto, tenendo le truppe e gli avamposti difensivi arretrati….Come dire a una squadra di vincere facendo segnare il portiere e i difensori e tenendo immobili tutto l’attacco e pure il centrocampo! 

Simpatia dei buoni cattolici polacchi verso gli ebrei


E’ così che Stalin e tutto il gruppo dirigente bolscevico fiutano l’inganno, il pericolo e… danno scacco al re, alla sua perfidia e disonestà, cercando un abboccamento con la Germania, per guadagnar tempo, mettere a punto le migliori difese possibili contro l’inevitabile “Drang nach Osten“ e salvare l’Urss dal destino di schiavitù e sottomissione architettato da Hitler. Occorre battere sul tempo l’Inghilterra di Chamberlain che, con piani e strategie per una crociata antisovietica che veda tutti uniti, ha intrapreso trattative segrete col Fuhrer nell’estate del ’39, trattative che falliscono di lì a poco solo per una litigata molto poco oxfordiana e molto in stile templare/teutonico sulla ripartizione dei bottini e dei dividendi imperialisti. 
Le porte sono aperte per il gioco dei giochi: il 23 agosto del 1939, viene sottoscritto a Mosca il “Patto di non aggressione, neutralità e reciproca consultazione” sovietico - tedesco. Si pone così, da parte sovietica, la pietra tombale sulla strategia dei circoli anglosassoni e francesi, volta a soddisfare gli appetiti nazisti a spese dell’Urss e del suo territorio. Il Giappone, che non digerisce il Patto, lo denuncia tirando in ballo la sua incoerenza con i protocolli segreti del Patto Anti – Komintern, svelando così la natura aggressiva e non difensiva di quell’accordo stesso. Il governo fascista di Tokyo è costretto a rimangiarsi le mire sull’Urss. 
Il Patto tra Urss e Germania cosa recita? Molto semplicemente, sintetizzando, le due parti si impegnano “ad astenersi da ogni azione di aggressione e da ogni aggressione sia individuale che comune“. Qualora sorgano problemi o dispute rilevanti,“ le due parti – così si legge – regoleranno le questioni attraverso scambi di vedute amichevoli ed in caso di necessità a mezzo di una commissione di arbitraggio“. Nessun cenno a confini da mutare, Paesi da invadere, linee di confine da sancire.




La storiografia di regime occidentale, borghese, ha tirato fuori, da subito dopo la guerra, il falso dei cosiddetti “protocolli segreti“ che sarebbero stati annessi al testo ufficiale. In queste postille “segrete“ sarebbero state stabilite, di comune intesa tra Urss e Germania, le seguenti misure da adottare: il confine tra le sfere di influenza tedesca e sovietica doveva correre lungo i limina baltici, con l’Estonia, la Lettonia e la Finlandia sotto l’influenza di Mosca e la Lituania condotta sotto l’egida del Reich. In caso di mutamenti territoriali, il destino della Polonia sarebbe dovuto essere il seguente: ad est dei fiumi Narev, Vistola e San avrebbe spadroneggiato l’Urss, mentre nel resto del Paese, o nella sua quasi totalità, la croce uncinata avrebbe proiettato la sua inesorabile ombra. La Germania, poi, metteva nero su bianco il suo disinteresse per la Bessarabia, regione rumena abitata da una forte minoranza russa, ucraina ed ebraica.

La “patacca” della spartizione della Polonia


Quale migliore manovra per infangare   l’immagine dell’Urss, di una patacca nella quale si parla di spartizione delle sfere di influenza tra Urss e Germania? Questo falso è dato per vero e assodato, purtroppo, anche da una parte rilevante della storiografia alternativa, a riprova di come le calunnie abbiano vita lunga, mentre la verità deve farsi strada tra mille ostacoli. Lo storico e militante comunista Kurt Gossweiler, ad esempio, nel suo pregevole testo pubblicato anche in Italia col titolo “Contro il revisionismo“, utilissimo per comprendere i passi della politica estera sovietica nel 1939/40, dà per scontata l’autenticità dei “protocolli“. Un’attenta analisi filologica e grafologica, unita ad una scrupolosa disamina dei fatti, chiarisce tutto e dissipa ogni dubbio, invece, sulla loro indubbia falsità. La Germania nazista, lanciata come è alla conquista degli spazi est – europei, se da un lato sottoscrive un patto temporaneo di non aggressione con il nemico giurato, ovvero l’Urss, per prendere tempo ( stessa tattica usata da Stalin per prepararsi), dall’altro non può programmare nessuna intesa spartitoria con il nemico stesso, per il semplice motivo che ciò significherebbe legarsi le mani eccessivamente e precludersi, sullo scacchiere geopolitico, spazi di manovra assolutamente necessari nell’ottica di un espansionismo aggressivo come quello nazista. E’ la logica che lo dice, prima di ogni altra cosa. I fatti, naturalmente, sono a conferma di questa elementare verità. L’Urss, che intende stare alla lettera dei patti sottoscritti, allo scoppiare del conflitto, con l’invasione della Polonia in data 1° settembre 1939, non muove le sue truppe. Se vi fossero stati davvero protocolli segreti incentrati sulla spartizione del Paese, l’Armata Rossa avrebbe, quel giorno stesso, o nel giro di pochi giorni, invaso anch’essa, come la Wehrmacht, la Polonia e occupato i territori di suo interesse. Nulla di questo accade, in quella calda fine d’estate del ’39; anzi, l’Urss rifiuta qualsiasi invito a un coinvolgimento diretto nel conflitto, in nome, in primis, del diritto internazionale e dei principi internazionalisti. 
Stalin, il Partito e il Governo sovietico sono anche consapevoli della trappola che si intende tirare loro da parte di Hitler : un'Urss lanciata alla conquista delle regioni orientali della Polonia (anche se abitate in maggioranza da russi e ucraini, quindi usurpate dallo Stato fascista polacco!) si qualificherebbe davanti al mondo intero come uno Stato invasore, con tutte le conseguenze del caso. Mosca si rende anche conto che l’alleanza occidentale con la Polonia e la protezione accordata a Varsavia da Francia ed Inghilterra, esistono solo sulla carta. Nessuno vuole morire per Danzica, per il Corridoio polacco causa scatenante il conflitto! 
Qualcuno, invece, sia a Londra che a Parigi, vuole bandire, previo accordo con una Germania resa più ragionevole, una crociata antisovietica che ricompatti l’occidente cementando una nuova alleanza in nome dell’anticomunismo. E anche questo, Mosca lo sa bene! 
Il volo di Rudolf Hess in Gran Bretagna, nella primavera del ’41, si situa in questa trama ancora oggi oscura, fatta di timide ammissioni e di documenti in larga parte secretati. Ad ogni modo, l’Armata Rossa fa il suo ingresso in Polonia solo il 17 settembre del 1939, quasi un mese dopo la sottoscrizione del Patto tra Urss e Germania e solo dopo che lo Stato polacco, mostrando il volto vigliacco e infido della sua classe dirigente, il velleitarismo della sua politica estera megalomane e pericolosa, nonché la totale impreparazione del suo Esercito, segnato da diserzioni in massa di appartenenti alle minoranze nazionali oppresse, si è dissolto completamente sotto i colpi delle armate naziste. 

Come la stampa “democratica” dà la notizia dell’intervento sovietico


Nel momento in cui lo Stato polacco cessa di esistere, con tanto di fuga ingloriosa del governo in Romania, l’Urss, giustamente, interviene per proteggere le minoranze russe e ucraine presenti nel territorio, all’interno del quale erano state vessate per venti lunghi anni. 
La Wehrmacht, infatti, sembra marciare senza impedimenti e milioni di russi e ucraini rischiano di venirsi a trovare sotto la giurisdizione tedesca. L’ingresso dell’Armata Rossa nel Paese, che non è un atto di guerra, in quanto non esiste più alcuna autorità statale a Varsavia già da qualche giorno, evita a quei popoli un tragico destino. L’Esercito polacco, così debole e arrendevole verso i tedeschi, ridotto a bande sparse dalla spinta della Wehrmacht, sfoga contro l’Armata Rossa la sua frustrazione e il suo odio nutriti da anni di educazione anticomunista e antisovietica, con azioni violente e uccisioni di soldati. Nonostante questo, il settembre del 1939 sarà tutto costellato di tentativi, da parte dell’Urss, per rimettere in piedi uno Stato polacco sovrano, amputato sia delle regioni a maggioranza russo – ucraina sia di quelle a maggioranza tedesca. 



Stalin si rende conto, assieme a tutti i dirigenti bolscevichi, che uno Stato cuscinetto è utile all’Urss e che una linea di confine con la Germania nazista è, invece, un rischio. Il 18 settembre 1939, un documento del Governo sovietico, sulla cui autenticità nessuno può porre dubbi, afferma che è intenzione di Mosca “adottare tutte le misure per garantire la protezione del popolo polacco dalla sciagura della guerra, nella quale è stato buttato dalla sconsideratezza dei suoi capi, offrendo al popolo stesso la possibilità di condurre una vita tranquilla“. 
Non solo: il giorno seguente, il 19 settembre, un comunicato congiunto sovietico – tedesco manifesta la comune intenzione di “aiutare il popolo polacco a riorganizzare la propria compagine statale”. Strano lessico, quello dei documenti in questione, per chi avesse inteso condurre in porto una spartizione, un’annessione, distruggendo per intero la sovranità di uno Stato! Altro elemento, che distrugge ogni tesi di “sacra unione“ sovietico – tedesca: il 7 settembre, nei suoi diari, Halder, Capo di Stato Maggiore tedesco, aveva affermato che Hitler era pronto a riconoscere, entro certi limiti territoriali, una Polonia sovrana svincolata da Gran Bretagna e Francia. Parimenti, le aree a maggioranza ucraina e russa dovevano essere staccate dalla nuova compagine statale. Il 12 settembre, Canaris aveva ricevuto l’ordine di attivare focolai insurrezionali per creare una Galizia nazionalista e anticomunista, sotto l’egida ucraina. E’ evidente che, se è vero questo, non esiste alcuna intesa con l’Urss ! 
Infatti, solo l’intervento dell’Armata Rossa, il giorno 17, evita questo scenario, che avrebbe portato ad uno Stato anticomunista aggressivo e fanaticamente nazionalista alle porte dell’Urss, con rivalse inimmaginabili verso le popolazioni polacca ed ebraica, concepite come dominatrici e vessatrici. Grazie a quell’intervento, la Germania, rappresentata a Mosca da Von der Schulenburg, pezzo da novanta della diplomazia, capisce che l’Urss, corretta nel rispetto dei trattati, non intende avallare espansionismi eccessivi e incontrollati, e nemmeno Stati fantoccio per essa pericolosi. Da parte sovietica si spera anche, e questo la storiografia non lo ha quasi mai messo in evidenza, che nella leadership nazista prevalga l’ala “eurasista“, non del tutto sopita, desiderosa di addivenire ad un patto organico con l’Urss buttando a mare le farneticazioni imperialiste del “Mein Kampf“ e realizzando il “Drang nach osten“ pacificamente, con il rafforzamento delle relazioni economiche e politiche con l’Urss e gli Stati dell’area centro – orientale e balcanica. Questa tendenza si appaleserà, ad onta di storiografie manichee e tendenziose, che nulla hanno di dialettico, tantomeno di marxista, quando nel giugno – luglio 1941 diversi studiosi, militari, politici nazionalsocialisti si dimetteranno dai loro posti, giudicando assurda e inammissibile l’invasione dell’Urss. 
Nel gruppo dirigente nazista c’è chi carezza l’ipotesi della Polonia indipendente per motivi contrastanti: l’ala eurasista, di cui abbiamo trattato, per rafforzare la propria concezione nel quadro politico – istituzionale del Reich; quella hitleriana ortodossa, per raggiungere, tramite una pace con l’Inghilterra, l’obiettivo di una futura crociata unitaria dell’occidente e della Polonia stessa contro l’Urss. Come abbiamo visto, sono proprio i Polacchi, o meglio il loro gruppo dirigente, a rendere impossibile uno scenario gradito, per ragioni opposte, tanto all’Urss quanto alla Germania: la fuga ingloriosa del governo polacco in Romania distrugge ogni possibilità di accordi e obbliga Urss e Germania a stabilire un confine, in forma pattizia, pubblica e trasparente, in territorio polacco, il 28 settembre 1939. 
L’Urss si attesta lungo la linea Narev – Bug – San, lasciando la Vistola all’influenza tedesca. Lo Stato sovietico vede riconosciuta anche la Lituania come componente della sua sfera di influenza. Ora, la Vistola sarebbe dovuta entrare, secondo i “protocolli“, nell’area sovietica, mentre la Lituania avrebbe dovuto essere appannaggio della Germania. Se ciò non avviene, è per mutamenti completamente indipendenti da inesistenti volontà pattizie presuntamente modificate nel tempo. 
La Germania, in quel 1939, vuol fare del Baltico un sol boccone, come provano movimenti e trame che dureranno fino a tutto il 1940 e che verranno sventati sventati solo grazie alla volontà sovietica di pace, al movimento dei lavoratori e al barlume di saggezza di settori governanti estoni, lituani e lettoni, consapevoli del rischio di finire sudditi del Reich. Se nel 1940 quei Paesi entreranno a far parte della comunità sovietica, sarà per la loro volontà di non sottostare alle minacce naziste e con il grave scorno della Germania, dimostrato da note di protesta e minacce. Stesso ragionamento vale per la Finlandia, che, lungi dall’essere una vittima, in quello stesso periodo provoca l’Urss in nome di un nazionalismo sapientemente rinfocolato da Berlino e finisce per pagarne il prezzo, rinunciando a propositi che prevedevano la conquista di una porzione consistente dell’area leningradese, assieme all’Esercito del Reich.  
Alla luce di tutto ciò, le falsificazioni dei protocolli appaiono grossolane, nella loro somma incoerenza con la realtà effettiva delle scelte compiute e dei fatti avvenuti. Intanto, le presunte copie originali del documento, nessuno le ha mai viste e mostrate, né negli archivi sovietici né in altri.



La stessa indicazione dei “protocolli segreti” presente in calce al documento, avallata nella sua improbabile autenticità dalla storiografia ufficiale, è farlocca finanche dal punto di vista linguistico: lo studioso russo A.A.Kungurov mostra come l’espressione “i protocolli sono parte organica del patto“ sia completamente incoerente con la struttura lessicale russa. Quest’ultima, infatti, prevede la dizione “parte integrante“, essendo l’organicità concepita e declinata come attributo scientifico, non filosofico, letterario o protocollare. “Неотъемлемую” (integrante) e “Oрганическую” (organico) non sono, nella lingua russa, parola intercambiabili, come invece avviene nella lingua inglese o italiana. Evidentemente nei laboratori della CIA, che con ogni probabilità hanno confezionato i “protocolli“, si ignorano queste sottigliezze. L’attenta analisi filologica, poi, mostra come vi siano altri grossolani errori grammaticali e formali, come quando si parla di “Stato polacco“ e “ Stati baltici “mettendo maiuscole e minuscole a casaccio: nella fattispecie, lo Stato polacco è indicato come “Польского Государства” (“Stato Polacco“), mentre gli Stati baltici sono indicati come “Прибалтийских государств” (“stati Baltici”), con un errore inammissibile in sede di accordi internazionali e, in assoluto, per persone letterate e colte.  
Sulla firma di Molotov, il documento è tutto un programma. Qui si intendono mostrare, a destra, le vere firme del Commissario del Popolo agli Affari Esteri e, a sinistra, le presunte firme dei protocolli, sia in alfabeto latino che in cirillico, evidentemente falsificate: 



La differenza balza anche agli occhi di un profano, non esperto di grafologia. E perché Molotov avrebbe dovuto firmare anche in alfabeto latino, quando nella sottoscrizione dei patti con il Giappone l’alfabeto nipponico gli era stato risparmiato? 



Il Processo di Norimberga, che segna il redde rationem verso i nazisti, fa emergere anche prove generali di guerra fredda attorno ai falsi “protocolli “: i nazisti Ernst Von Weizsacker (Ambasciatore in Vaticano) e Alfred Seidl (avvocato di Rudolf Hess), assieme ad altri, cercano, evidentemente per mettere zizzania tra Urss e potenze alleate occidentali, di tirar fuori la storia di questi protocolli. E’ qui che nasce la leggenda degli stessi, alimentata dalla storiografia di regime delle varie centrali e dei think thanks legati a doppio filo a CIA e apparati di guerra psicologica. Seidl cita il generale Jodl come fonte per l’asserita verità di questi protocolli, ma negli interrogatori di Jodl non v’è traccia di cenni a quelle patacche. Weizsacker, messo alle strette dai giudici sulla questione, è costretto ad ammettere di non aver nulla in mano, se non copie molto dubbie di documenti, che vengono respinte come inservibili non solo dal Procuratore Rudenko, sovietico, ma anche dallo statunitense Thomas Dodd, obiettivo e imparziale come pochi altri suoi concittadini.
Altri nazisti, quali Gustav Hilger, uomo di punta della cancelleria nazista, tentano di dar manforte alla tesi antisovietica dei protocolli senza produrre nulla di credibile, mentre a elementi come Friedrich Gaus (Consulente legale del Ministero degli Esteri) vengono messe in bocca parola mai pronunciate e comunque mai provate, con l’ausilio di documenti taroccati. Copie apocrife e fotocopie di fotocopie di documenti, con inspiegabili incoerenze e fin troppo spiegabili interpolazioni testuali, e filologiche: ecco i ridicoli assi nelle mani di ridicoli figuri, che sperano disperatamente di passare da imputati a giudici. Hilger ed altri nazisti sostenitori della tesi dei “protocolli“, ingrosseranno le fila degli specialisti degli apparati spionistici Usa e delle articolazioni del Dipartimento di Stato. Ribbentrop, dal canto suo, nulla dice e nulla svela di particolarmente significativo, men che meno avalla i taroccamenti di certi suoi sodali. 
Questo, insomma, è il brodo di coltura dal quale è scaturita la fetida fiamminga dei “falsi protocolli”: un caso montato ad arte per mettere l’Urss sullo stesso piano della Germania nazista ed oscurare l’impegno per la pace di Stalin e del gruppo dirigente bolscevico tutto, primo ad opporsi alle trame di guerra del Reich e ai maneggi delle potenze imperialiste occidentali, ammantate sotto il velo della “ democrazia “. Un caso orchestrato anche per nascondere il carattere guerrafondaio e reazionario della clericale Polonia, ancora oggi impegnata in una folle strategia di provocazione antirussa per procura, che minaccia di far implodere non solo l’area est – europea, ma quella eurasiatica e il mondo intero. Gratta gratta sotto la superficie della storia e trovi l’attualità! 

Riferimenti bibliografici utili:

“Storia universale” dell’Accademia delle Scienze dell’Urss , vol. 9 (Teti Editore, 1975) 
Ivan Majskij : “Perché scoppiò la seconda guerra mondiale (Editori Riuniti, 1965)
Kurt Gossweiler : “Contro il revisionismo“ (Zambon Editore, 2009)

domenica 3 aprile 2016

LA BALLA DELLA WERMACHT DURA MA CORRETTA SUL FRONTE ORIENTALE

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI GUIDO FONTANA ROS




Occupandosi delle vicende del Fronte Orientale è evidente che, per essere pubblicati in occidente, bisogna fare professione di antistalinismo vale a dire di anticomunismo ma spesso si oltrepassano i limiti della decenza e invece di scrivere di storia si finisce a fare propaganda.

Il caso di cui ci occuperemo questa volta è il mito della correttezza della Wermacht: “dura ma cavalleresca”.

La realtà storica è che i massacri in URSS furono compiuti non solo dalle SS ma in moltissime occasioni anche da reparti della Wermacht e questo avvenne fin dai primissimi giorni della guerra, non su base individuale ma pianificata.



domenica 3 maggio 2015

L'offensiva di gennaio: dalla Vistola all'Oder

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Guido Fontana Ros






Natale 1944, Adler Host, quartier generale di Hitler, sui Monti Taunus. Il generale Guderian, capo di stato maggiore della Wermacht, accorso da Berlino, in vista dell'imminente offensiva sovietica, chiede a Hitler, di arretrare il Fronte Orientale, di evacuare la Prussia Orientale, di fermare le ormai esaurite offensive delle Ardenne e di Budapest e di inviare subito le forze così liberate a oriente.
Hitler risponde che quello dei russi è il "più grande bluff dopo Gengis Kahn", supportato anche da Himmler che si era riscoperto geniale stratega...
Infatti nelle primissime ore del mattino del 12 gennaio, dal saliente di Baranow appena oltre la Vistola, 420 pezzi di artiglieria sovietici per miglio, scatenano l'apocalisse sui tedeschi. Lo sbarramento dura tre ore. Poi parte all'assalto la fanteria che affonda come una lama incandescente nel burro. A mezzogiorno gli ampi varchi aperti nel fronte tedesco vengono attraversati da oltre 1000 carri armati. 3 divisioni panzer del XXXXVIII Panzer Corps nel pomeriggio sono cancellate dalla faccia della terra. Le riserve tedesche? Stupidamente Hitler si era ostinato a tenerle vicinissime alla prima linea per cui vengono cancellate dall'inferno dello sbarramento di artiglieria russo.
I tedeschi hanno anche la fortuna che le condizioni meteo sono proibitive per l'aviazione russa, altrimenti il massacro sarebbe stato totale.
Nelle ore successive negli altri salienti, dai Carpazi a sud fino al Baltico a nord, si scatenano furiosi attacchi russi.
Comincia una cavalcata, al ritmo di 50 km al giorno, nonostante i disperati contrattacchi tedeschi, che porta i sovietici sull'Oder, il 3 febbraio, a 70 km da Berlino.
Centinaia di migliaia di profughi tedeschi intasano le strade in una disperata fuga verso occidente. I nazisti provano sulla loro pelle l'amara medicina che hanno propinato all'Europa.
La Germania ha perso.

Presentiamo la traduzione in 2 parti del XIX capitolo dell'opera Stalingrad to Berlin: The German Defeat in the East di Earl F. Ziemke.
Abbiamo scelto quest'opera perché è abbastanza onesta e si basa su documenti dell'epoca sia di parte sovietica che di parte tedesca. L'autore certamente non è dei nostri, è uno storico militare USA con un passato nei marines ma non è nutrito dei pregiudizi antisovietici e sostanzialmente anticomunisti nella misura in cui lo sono gli storici italiani che si sono occupati del tema.

TRADUZIONE IN PDF PARTE I

TRADUZIONE IN PDF PARTE II

FONTE

martedì 2 ottobre 2012

Prima del Patto Ribbentrop-Molotov...

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Prima del Patto Ribbentrop-Molotov


A cura della Redazione di Noicomunisti, su segnalazione di Bud Fox. Traduzione dall'inglese di Davide Spagnoli.

Riportiamo questo articolo dal giornale inglese Telegraph del 18/10/2008. L'articolo concerne la proposta dell'URSS alla Francia e alla Gran Bretagna di formare un'alleanza atta a contenere la politica aggressiva della Germania nazista in vista di una stabilizzazione della situazione geostrategica in Europa. Viene spacciato per uno scoop sensazionale. Non lo è: si tratta di un fatto conosciuto dagli storici "veri" da circa 70 anni.
Nonostante il tono anticomunista di fondo anche un giornale conservatore come il Telegraph è costretto ad ammettere quello che non vogliono ammettere (sicuramente in malafede) molti sedicenti compagni. L'importante è continuare a spalare fango sul più grande esperimento di costruzione del socialismo mai avvenuto nella storia: l'edificazione dell'URSS diretta, che piaccia o meno, dal compagno Stalin.
Passiamo all'articolo.

Stalin 'aveva progettato d'inviare un milione di soldati per fermare Hitler se la Gran Bretagna e la Francia avessero firmato l'accordo' 

Stalin stava 'preparando l'invio di un milione di soldati sovietici al confine tedesco per scoraggiare l'aggressione di Hitler prima della Seconda guerra mondiale' 

Di Nick Holdsworth da Mosca 17:16 BST 18 Ottobre 2008

Battaglia di Khalkhin Gol, aggressione giapponese in Estremo Oriente,
dal maggio al settembre del 1939. Carro BT-7.
Le carte che sono rimaste segrete per quasi 70 anni mostrano che l'Unione Sovietica propose d'inviare una potente forza militare nel tentativo di coinvolgere Gran Bretagna e Francia in un'alleanza anti nazista. 
Quell'accordo avrebbe cambiato il corso della storia del XX secolo, prevenendo il patto di Hitler con Stalin con il quale ebbe [Hitler ndt] le briglie sciolte per entrare in guerra con gli altri vicini della Germania.[NDR: Questa è una falsità; il Patto Ribbentrop-Molotov era solamente un patto di non aggressione e l'Armata Rossa dopo il crollo della Polonia avanzò al fine esclusivo di aumentare il più possibile la distanza dai centri vitali dell'URSS dall'esercito nazista]
L'offerta di una forza militare a sostegno del contenimento di Hitler, venne fatta da un membro di alto grado della delegazione militare sovietica ad un incontro al Cremlino ad ufficiali britannici e francesi di alto rango due settimane prima dello scoppio della guerra nel 1939. 
I nuovi documenti, copie dei quali sono stati esaminati dal The Sunday Telegraph, mostrano l'enorme numero di reparti di fanteria, artiglieria e truppe aviotrasportate che i generali di Stalin dissero che avrebbero potuto inviare se fossero state superate le obiezioni polacche al passaggio dell'Armata Rossa sul suo territorio.
Carro armato pesante KV-1 mod.1939 dell'Armata Rossa
Ma i britannici ed i francesi – che avevano informato i rispettivi governi dell'offerta, ma dai quali non erano stati autorizzati ad impegnarsi in offerte vincolanti – non risposero all'offerta sovietica fatta loro il 15 Agosto 1939. In seguito, Stalin si rivolse alla Germania firmando il famigerato trattato di non aggressione con Hitler appena una settimana dopo.[NDR: altro esempio di mistificazione anticomunista. Il governo dell'URSS fa un'effettiva offerta nonostante la continua aggressione subita fin dai tempi della guerra civile da parte di Francia, Gran Bretagna e Polonia. Non vanno dimenticati 14 eserciti sul suolo russo nel 1918, la continua ingerenza spionistica, le attività eversive e di sabotaggio eterodirette, il Piano Hoffman di invasione dell'URSS esaminato con estremo interesse dagli Stati Maggiori occidentali e il piano di spartizione dell'URSS da parte di Germania, Gran Bretagna, Francia, Giappone e Polonia]

Firme del trattato Ribbentrop-Molotov
Il Patto Molotov-Ribbentrop, così chiamato dal nome dei ministri degli esteri dei due paesi, venne firmato il 23 Agosto, appena una settimana prima che la Germania nazista attaccasse la Polonia, scatenando così lo scoppio della guerra. Ma, secondo il Maggiore Generale in pensione, Lev Sotskov, del servizio d'intelligence sovietico all'estero, che ha ordinato 700 pagine di documenti desecretati, la guerra non sarebbe mai scoppiata se fosse stata accettata l'offerta dell'alleanza occidentale fatta da Stalin. 

"Questa è stata l'ultima possibilità di uccidere il lupo dopo che il Primo Ministro britannico, il conservatore [NDR: Neville Chamberlain] e il primo ministro francese [NDR: Eduard Daladier] avevano abbandonato la Cecoslovacchia all'aggressione tedesca l'anno precedente con il trattato di Monaco," ha detto il Generale Sotskov, 75 anni.
L'offerta sovietica, come mostrano le minute declassificate dell'incontro – fatta dal Ministro della Guerra, Maresciallo Klementi Voroshilov e dal Capo di Stato Maggiore dell'Armata Rossa Boris Shaposhnikov – avrebbe schierato al confine tedesco, nel caso venisse mosso un attacco contro l'occidente 120 divisioni di fanteria, ognuna delle quali composta da 19.000 soldati; 16 divisioni di cavalleria; 5.000 pezzi di artiglieria pesante; 9.500 carri armati e circa 5.500 tra caccia e bombardieri.

L'Ammiraglio Reginald Drax
Ma l'Ammiraglio Sir Reginald Drax, a capo della delegazione britannica, disse alle controparti sovietiche che era solo autorizzato a parlare ma non a sottoscrivere accordi. 
"Se i britannici, i francesi e la Polonia, loro alleata, avessero preso seriamente in considerazione questa offerta, assieme si sarebbe potuto arrivare ad un dispiegamento di circa 300 divisioni o più, su due fronti contro la Germania, il doppio di quelle di cui Hitler disponeva all'epoca," ha detto il Generale Sotskov, che è entrato nei servizi segreti sovietici nel 1956. "Questa era un'occasione per salvare il mondo, o, almeno fermare il lupo sui suoi passi." 
Alla domanda su quali forze stessa Gran Bretagna avrebbe potuto schierare in occidente contro un'eventuale aggressione nazista, l'ammiraglio Drax rispose che c'erano sono solo 16 divisioni da combattimento pronte, lasciando i sovietici disorientati dalla mancanza di preparazione della Gran Bretagna  per l'incombente conflitto. 
Il tentativo sovietico di garantire un'alleanza anti-nazista che coinvolgesse gli inglesi e i francesi è ben noto. Ma quale fosse la dimensione delle forze che Mosca sarebbe stata disposta a mettere in campo non era mai stata rivelata. 
Simon Sebag Montefiore, autore dei best seller “Young Stalin” e “Stalin: The Court of The Red Tsar”, ha detto che è evidente che nei documenti desecretati ci sono dei dettagli sconosciuti agli storici occidentali. [NDR: addirittura lo dice un viscerale anticomunista]
"Il dettaglio dell'offerta di Stalin sottolinea ciò che è noto, e cioè che i britannici ed i francesi nel 1939 potrebbero aver perso un'occasione colossale per evitare l'aggressione tedesca che ha scatenato la Seconda Guerra Mondiale. Esso dimostra che l'offerta di quest'alleanza da parte di Stalin potrebbe essere stata più seria di quanto ci fossimo resi conto ".

Il Professor Donald Cameron Watt, autore di “How War Came” - considerato ampiamente come il resoconto definitivo degli ultimi 12 mesi prima dell'inizio della guerra - ha detto che i dettagli sono nuovi, ma si è detto scettico riguardo all'affermazione che essi siano stati specificati durante gli incontri. [NDR: è duro ammettere la realtà dei fatti quando distrugge le false convinzioni]
"Di questi non c'è menzione in nessuno dei tre diari contemporanei, due britannici ed uno francese – incluso quello di Drax," ha detto. "Personalmente non credo che i russi dicessero sul serio." [NDR: già e l'anno prima chi ha mandato gli unici aiuti militari alla Cecoslovacchia? E alla Spagna repubblicana? Il Papa?]
Donald Cameron Watt


Gli archivi desecretati, che coprono il periodo che va dall'inizio del 1938 fino allo scoppio della guerra nel Settembre del 1939, dimostrano che il Cremlino era a conoscenza della pressione senza precedenti fatta dalla Gran Bretagna e dalla Francia sulla Cecoslovacchia per calmare Hitler consegnandogli la regione etnica tedesca dei Sudeti nel 1938. [NDR: Meraviglia! I rozzi bolscevichi avevano dei servizi di informazione che funzionavano]
"In ogni fase del processo di pacificazione, fin dai primi incontri segreti tra britannici e francesi, abbiamo esattamente capito, e in dettaglio, cosa stava accadendo," ha detto il Generale Sotskov. 
"Era chiaro che la pacificazione non si sarebbe fermata con la consegna dei Sudeti della Cecoslovacchia e che né la Gran Bretagna né la Francia avrebbero mosso un dito quando Hitler avrebbe smantellato il resto del paese." 
Le fonti di Stalin, dice il Generale Sotskov, erano gli agenti segreti sovietici stranieri in Europa, ma non a Londra. "I documenti non rivelano con precisione chi fossero gli agenti, ma, probabilmente, questi erano a Roma o a Parigi." 
Poco prima del famigerato Patto di Monaco del 1938 - nel quale Neville Chamberlain, primo ministro britannico, effettivamente diede ad Hitler il via libera per l'annessione dei Sudeti – al Presidente della Cecoslovacchia, Eduard Benes, venne detto senza mezzi termini che, a fronte di un'ulteriore aggressione tedesca, di non invocare il trattato militare tra il suo paese e l'URSS. 
"Chamberlain sapeva che la Cecoslovacchia era stata data per persa il giorno del suo ritorno da Monaco di Baviera, nel settembre 1938, agitando un pezzo di carta con la firma di Hitler su di esso," dice il Generale Sotksov. 
Le discussioni top secret tra gli anglo-francesi e la delegazione militare sovietica nell'agosto del 1939 - cinque mesi dopo che i nazisti avevano marciato in Cecoslovacchia - suggerisce quale fosse la disperazione e l'impotenza delle potenze occidentali di fronte all'aggressione nazista. 
La Polonia, che l'enorme esercito russo avrebbe dovuto attraversare per affrontare la Germania, era fermamente contraria a tale alleanza. La Gran Bretagna era dubbiosa circa l'efficacia delle forze sovietiche, perché, solo l'anno precedente, Stalin aveva epurato migliaia dei migliori comandanti dell'esercito rosso. [NDR: certo che fu un dispiacere enorme per i paesi imperialisti perdere dei preziosi alleati come quella cricca di farabutti, traditori e fascisti...]
I documenti saranno utilizzati dagli storici russi per spiegare e giustificare il controverso patto di Stalin con Hitler, che rimane un esempio infame di opportunismo diplomatico.[NDR: incredibile! hanno esposto la dimostrazione lampante di come il governo sovietico fu obbligato  a quel trattato ma devono riprendere con la solita tiritera infame]
"Era chiaro che l'Unione Sovietica era sola e ha dovuto firmare un patto di non aggressione con la Germania per guadagnare un po' di tempo per prepararsi per il conflitto che stava chiaramente arrivando", ha detto il Generale Sotskov. 
Il 21 agosto, un disperato tentativo da parte dei francesi di rilanciare i colloqui viene respinto, in quanto i colloqui segreti sovietico-nazista erano già a buon punto. 
È stato solo due anni più tardi, dopo l'attacco di Hitler alla Russia, il Blitzkreig, nel giugno del 1941, che l'alleanza con l'Occidente, che Stalin aveva cercato di realizzare, finalmente nasce - quando la Francia, la Polonia e gran parte del resto d'Europa erano già sotto l'occupazione tedesca.