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mercoledì 14 settembre 2016

L'alterco Obama-Duterte: quello che i mezzi di comunicazione delle corporation non dicono

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di WAYNE MADSEN

Traduzione di Guido Fontana Ros

FONTE



La spiegazione dei media occidentali, che si rivolge a persone con un livello di istruzione molto elementare da scuola secondaria, circa i motivi alla base della recente guerra di parole tra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, ha poco a che fare con il fatto che il leader delle Filippine abbia definito Obama un "Putang ina" o "figlio di puttana" in tagalog [NDT: la lingua parlata nelle Filippine]. La rottura delle relazioni tra le Filippine, una ex e parecchio abusata colonia americana e gli Stati Uniti, si basa sul rinnovato nazionalismo filippino, sul disgusto di Duterte per la selettiva agenda dei diritti umani dell'amministrazione Obama e l'antipatia del leader delle Filippine per coloro che sono stati indottrinati nelle credenze musulmane nella vicina Indonesia.

Duterte sa bene che Obama ha pregato in una moschea e recitato il Corano nei suoi anni della prima infanzia in una scuola statale semislamica a Jakarta. E per Duterte, ex sindaco di Davao City a Mindanao, isola del sud delle Filippine, afflitta dal terrorismo del gruppo Abu Sayyaf, wahabita, finanziato dall'Arabia Saudita e nutrito dalle moschee radicali di tutto il Mare di Sulu dell'Indonesia, l'educazione di Obama nel sud-est asiatico è molto attinente.

Il riferimento di Duterte alla madre di Obama non è stato pronunciato ignorando la storia. Duterte conosce appieno il ruolo di Stanley Ann Dunham Obama-Soetoro nel prosieguo del sanguinoso colpo di stato del 1965, sostenuto dalla CIA e dai musulmani che ha rovesciato il presidente laico dell'Indonesia, Sukarno. Il colpo di stato, in cui il patrigno indonesiano di Obama, il tenente colonnello Lolo Soetoro, ha partecipato come un delinquente brutale per individuare ed uccidere il maggior numero possibile di comunisti e d'indonesiani di etnia cinese, è stato ingaggiato dall'ambasciata degli Stati Uniti a Giacarta.[1]

Nel 1967, la madre di Obama ha fatto ricongiungere a Jakarta il giovane Barack Obama con il suo marito criminale di guerra. Dopo il suo arrivo nel paese con la più grande popolazione musulmana al mondo, la madre di Obama ha lavorato per l'Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID), collegata alla CIA, nei villaggi della parte centrale dell'isola di Giava, con l'ordine di raccogliere il maggior numero possibile di nomi di comunisti. [2]

I documenti segreti indonesiani illustrano il coinvolgimento della madre di Obama nello sforzo di sradicamento dai villaggi rurali giavanesi dei quadri del Partito Comunista Indonesiano (PKI)  e dei sostenitori di Sukarno negli anni successivi al colpo di stato, operazione che si basava su antropologi finanziati dall'USAID come Ann Dunham-Soetoro e che aveva il nome in codice di operazione PROSYM. L'operazione PROSYM, gestita dalla CIA, era svolta da numerose controparti in tutto il Sud-Est asiatico.

L'operazione omologa che si svolgeva nel Vietnam del Sud, mirava ad eliminare i Vietcong e i loro simpatizzanti ed era conosciuto come programma Civil Operations and Revolutionary Development Support (CORDS), detto anche operazione Phoenix. In Laos, il programma di steminio delle forze comuniste del Pathet Lao e delle truppe nord-vietnamite, era conosciuto come operazione Rascal.

Con il predecessore di Duterte, Benigno Aquino, Obama aveva un partner militare disposto ad instaurare una nuova versione della defunta SEATO risalente all'epoca della Guerra Fredda, che legava in alleanza Washington con varie nazioni del sud est asiatico per confrontarsi militarmente e politicamente con la  Cina per acquisire il controllo del Pacifico occidentale. Una "SEATO II" dove le navi da guerra e gli aerei da combattimento degli Stati Uniti avrebbero, ancora una volta, completo accesso alle basi nelle Filippine per le loro implementazioni "WESTPAC"; questa era l'intenzione di Obama e dei suoi generali e ammiragli del Pentagono e di Pearl Harbor nelle Hawaii. Dopo essere stato eletto presidente in basa ad una piattaforma nazionalista, Duterte ha iniziato ad impegnarsi con la Cina e ha fatto sapere di essere pronto a un compromesso con Pechino che permetterebbe ai pescherecci filippini di continuare a pescare in intorno alle isole del contestato Mar Cinese Meridionale, tra cui il conteso Scarborough Shoal, uno sperone roccioso in questo mare.

Essere accomodanti con Pechino è l'ultima cosa nella mente di Obama. Pertanto Obama era pronto ad emettere una nota di ammonizione a Duterte nel corso del vertice dell'ASEAN nel Laos per il suo comportamento riguardo ai diritti umani e la sua politica in materia di esecuzione extragiudiziale di spacciatori nelle Filippine. Dopo che l'ambasciatore USA nelle Fillippine, Philip Goldberg, ha pubblicamente rimproverato Duterte per il suo giro di vite contro gli spacciatori di droga, il presidente delle Filippine, lo ha definito un "aay figlio-di-una-puttana". Goldberg ha una storia alle spalle di sabotaggio di paesi ai quali era stato assegnato. Fu espulso dal presidente boliviano Evo Morales per l'incontro con i membri dell'opposizione boliviani di destra al fine di fomentare un colpo di stato in Bolivia approvato da Obama.

Duterte, naturalmente, è a conoscenza dei legami che Obama e Goldberg hanno con la CIA. Il presidente delle Filippine, che Obama ha indicato come "colorito" non è, come sostengono i media delle corporation occidentali, un "Donald Trump filippino".

Invece, Duterte è un duro pragmatico che è sul chi va là nei confronti di Obama e dei falchi neoconservatori che, appoggiando i wahabiti e salafiti, dominano la CIA e il Dipartimento di Stato USA. Duterte e i suoi sostenitori sanno perfettamente che la sanguinosa epurazione ad opera della CIA dei membri e dei simpatizzanti del PKI, insieme a quella dell'etnia cinese, in Indonesia, non sarebbe stata possibile senza il supporto della gerarchia musulmana sunnita di Indonesia, un gruppo con cui la madre e il patrigno di Obama erano in stretto collegamento.

Prima e dopo il colpo di stato della CIA del 1965 in Indonesia, il partito politico islamico, il Partito della Stella e della Mezzaluna, ricevette assistenza finanziaria da parte della CIA nella sua jihad dichiarata contro il PKI, gli indonesiani di etnia cinese, cinese indonesiani, e i cristiani indonesiani.Il Partito della Stella e della Mezzaluna, che è ancora attivo in Indonesia, è favorevole all'adozione della sharia islamica in quello che è stato un paese in gran parte secolare dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il movimento politico islamico indonesiano era particolarmente forte a Java, dove la madre di Obama e il suo marito musulmano, Lolo Soetoro, avevano estesicontatti a livello di città, villaggio e borgata. Il problema per le forze di contro-insurrezione nelle Filippine è che i musulmani indonesiani sono stati anche attivi nel Kalimantan (Borneo) e oltre il confine nel Borneo settentrionale inglese (ora Sabah), aree pericolosamente vicine ai separatisti musulmani Moro che si sono ribellati a Mindanao, isola natale di Duterte. Le Filippine hanno anche una questione aperta di lunga data con lo stato di Sabah nel Borneo settentrionale.

Il terrorismo islamico transfrontaliero continua ad affliggere Mindanao, Sabah e l'indonesiana Kalimantan. Più fastidioso per il governo delle Filippine è che il patrigno di Obama era in combutta con un prete filippino gesuita di nome Padre Jose Blanco, agente della CIA che creò la KAMI, una organizzazione studentesca indonesiana anti-cinese e musulmana che fomentò le proteste di piazza nel 1965 contro Sukarno in Jakarta e in tutto l'arcipelago indonesiano. Pupazzi indonesiani della CIA iniziarono anche a fomentare il sentimento anti-cinese nello stato malese del Sarawak.

Tutte queste operazioni della CIA furono condotte sotto l'imprimatur della SEATO, un'organizzazione che Obama e Hillary Clinton vorrebbero vedere risorgere in una nuova forma, al fine di immergere il sud-est asiatico in una nuova Guerra fredda. Duterte ha la visione dello stesso tipo di nazionalismo e di populismo che si sta diffondendo in tutto il pianeta contro i mali gemelli del globalismo e del multilateralismo.

I grandi media occidentali, che conoscono la storia della Indonesia, delle Filippine, e della regione circostante come un bambino di 7 anni, banalizzano lo scontro Duterte-Obama come quello tra un presidente statista degli Stati Uniti e un "Donald Trump filippino".

Duterte è il primo abitante di Mindanao ad essere stato eletto presidente delle Filippine. Come isolano di Mindanao, che ne sa di più sulla storia del Mare di Sulu di molti suoi connazionali, Duterte ha poco tempo da perdere con un presidente americano il cui clan indonesiano ha le mani macchiate dal sangue di innocenti del sud-est asiatico. La lezione di Obama a Duterte sui diritti umani è stata il massimo in termini di arroganza. Duterte, sopravvissuto nella sua carica politica in una Mindanao incline alla violenza e piagata dalla guerriglia islamica, ha fatto capire ad Obama esattamente quello che pensava del parvenu americano.

[1] Per saperne di più vedi qui
[2] Anche qui

lunedì 8 agosto 2016

Il vero segreto del mar Cinese meridionale

REDAZIONE NOICOMUNISTI

di Pepe Escobar


Traduzione di Guido Fontana Ros

FONTE 1

FONTE 2

FONTE 3





Il mar della Cina del sudest continuerà ad essere la principale polveriera geopolitica di questo inizio di XXI secolo, di gran lunga avanti al Medio Oriente o alle frontiere occidentali della Russia. Non è solo in gioco il futuro dell'Asia ma anche quello dell'equilibrio dei rapporti est-ovest.

Per avere una visuale d'insieme, dobbiamo fare riferimento agli scritti del presidente dell'Accademia navale degli USA del 1890, Alfred Mahan, al fondamentale testo "L'influenza del potere marittimo nella storia. 1660-1783". La tesi centrale di quest'opera è che gli USA devono dispiegare una presenza mondiale alla ricerca di nuovi mercati e proteggere questi nuovi assi commerciali per mezzo di una rete di basi navali.

Si tratta dell'embrione dell'attuale Impero americano che ha conosciuto il suo debutto nei fatti successivi alla guerra ispano-americana di oltre un secolo fa, momento in cui gli USA diventarono la potenza regionale dell'Oceano Pacifico, essendosi annessi le Filippine, le Hawaii e l'isola di Guam.

Il colonialismo occidentale, americano ed europeo, è senza alcun equivoco il vero responsabile del clima esplosivo che caratterizza la battaglia per la sovranità che si sta svolgendo nel mar della Cina del Sud. E' proprio l'occidente ad essere responsabile della maggior parte dei tracciati delle frontiere terrestri e marittime di tutti questi stati. La lista è impressionante. Le Filippine sono state separate dall'Indonesia dalla Spagna e dal Portogallo nel 1529. la separazione tra Malesia ed Indonesia è dovuta all'intervento britannico e a quello olandese nel 1842. La frontiera tra la Cina e il Vietnam è stata imposta ai cinesi dalla Francia nel 1887. Le frontiere delle Filippine sono state ridisegnate dagli USA e dalla Spagna nel 1898. La frontiera tra Filippine e Malesia è stata ritracciata dagli USA e dal Regno Unito nel 1930.

Si tratta di frontiere tra diversi possedimenti coloniali, fatto che implica dei problemi insolubili fin dall'inizio, ereditati da queste nazioni nell'era post coloniale. E dire che tutto era iniziato come una configurazione morbida... I migliori studi antropologici sul soggetto, come quelli di Bill Solheim per esempio, chiamano con il nome di Nusantao, parola composta di origine austronesiana, le isole del sud e le popolazioni seminomadi che viaggiavano e commerciavano da tempi immemorabile per tutto il mar della Cina del sud. I Nusantao non costituivano un gruppo etnico a parte, ma piuttosto una rete di popolazioni marinare nomadi. Attraverso i secoli essi hanno sviluppato parecchi nodi commerciali, che si estendevano dalle coste del centro del Vietnam a Hong Kong, transitando per il delta del Mekong. Non erano collegati ad alcun stato e la nozione di frontiere non esisteva. Non è che alla fine del XIX secolo che il sistema westfaliano ha fissato il mar della Cina del sud in un giogo inamovibile. Questo ci conduce alla ragione per cui la Cina è così sensibile alla questione delle frontiere: perché è direttamente legata al secolo delle umiliazioni, vale a dire l'epoca dove la corruzione interna del sistema cinese e la sua debolezza avevano permesso ai barbari occidentali di impossessarsi di territori appartenenti alla Cina.


Tensioni all'interno della linea in nove tratti

L'eminente geografo cinese Bai Meichu era un fervente nazionalista cinese che aveva ridisegnato la sua versione di quella che era chiamata "la carta dell'umiliazione cinese". Nel 1936 egli pubblicò una carta che includeva una linea a forma di U, che inglobava tutto il mar della Cina del sud fino al Banco James, un banco di sabbia sottomarino situato a 1.500 km a sud delle coste cinesi e a solo 100 km dalle coste del Borneo. Numerose carte marittime cinese trassero ispirazione dalle carte del signor Bai. La maggior parte includeva le isole Spratly nelle rivendicazioni cinesi ma escludevano il Banco James.

Il fatto più importante è che il signor bai è l'inventore della linea in nove tratti, centrale nella retorica del governo cinese anche prima che fosse comunista e che è utilizzata come base giuridica per le rivendicazioni storiche della Cina sulle isole del mar della Cina del sud.
Tutti fu sospeso quando il Giappone invase la Cina nel 1937. Il Giappone occupava Taiwan dal 1895. Inoltre immaginiamo gli americani, nel 1942, abbandonare le Filippine alle truppe giapponesi. Questo significava che praticamente tutto il litorale del mar meridionale della Cina era per la prima volta nella storia sotto il controllo di un unico impero. Il mar Cinese meridionale era diventato un lago giapponese.

Questo stato di cose non dovette durare a lungo, infatti ebbe termine nel 1945. i giapponesi avevano anche occupato l'isola Woody nell'arcipelago delle Paracels e Itu Aba (oggi isola Taiping) nell'arcipelago delle Spratly. Alla fine della II Guerra Mondiale, dopo il bombardamento atomico del Giappone, i filippini ottenevano l'indipendenza nel 1946 e l'arcipelago delle Spratly fu dichiarato subito territorio filippino.

Nel 1947 i cinesi accelerarono le loro manovre per recuperare le isole Paracels dalla tutela coloniale francese. Simultaneamente tutte le isole del mar della Cina del sud ricevettero dalle autorità cinesi un nome cinese. Il Banco James fu retrocesso dallo status di banco di sabbia a quello di barriera corallina (in effetti questo banco di sabbia è immerso, ma Pechino lo considera sempre come il punto più a sud del territorio marittimo cinese).

Nel dicembre 1947, tutte le isole della regione furono poste sotto il controllo di Hainan (anch'essa isola del Mar Cinese Meridionale). Nuove carte marittime, basate su quelle del signor Bai, furono pubblicate, ma ormai con i nomi in cinese non solo di tutte le isole ma anche delle barriere coralline e dei banchi di sabbia. Il problema è che nessuno ha mai spiegato il significato dei nove tratti (che in origine erano undici).
Dunque nel giugno 1947, la repubblica di Cina [non ancora comunista] rivendicava ogni cosa che fosse inclusa in questa linea, dichiarandosi disponibile, in un futuro prossimo, a negoziati per frontiere marine definitive con gli stati limitrofi, ma all'epoca nessuna frontiere fu decisa, facendo nascere un'ambiguità strategica nel Mar della Cina del Sud mai risolta fino ai giorni nostri.

La Cina comunista [nel 1949] riconobbe tutte le carte e le decisioni collegate ad esse. Nonostante questo la frontiera marittima tra la Cina e il Vietnam, per esempio, non fu stabilita che nel 1999. Nel 2009 la Cina incluse la linea a U la linea in nove tratti in una presentazione alla Commissione delle nazioni Unite per i limiti delle piattaforme continentali; era la prima volta che questa linea era utilizzata ufficialmente in un negoziato internazionale.

Non c'è da stupirsi che gli altri paesi dell'Asia del sudest si siano infuriati di questo culmine della transizione da una rete marinara popolata da culture seminomadi, verso il sistema westfaliano di definizione degli stati. Stava per debuttare la guerra post moderna nel mar della Cina del sud.


La libertà per mezzo delle cannoniere

Nel 2013 le Filippine spinte dagli USA e dal Giappone, hanno deciso di portare la questione delle Zone economiche esclusive (EEZ in inglese) nel mar Cinese meridionale davanti alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto marittimo (UNCLOS nell'acronimo anglosassone), ratificato sia dalla Cina che dalle Filippine ma non dagli USA. L'obiettivo delle Filippine, come della Cina era di giungere a che l'UNCLOS e non ipotetici diritti storici, definissero quello che è un'isola, una barriera corallina e chi abbia il diritto di rivendicarle (con le zone economiche esclusive che si collegano nei dintorni).

La stessa esistenza dell’UNCLOS  è il risultato di feroci cavilli giuridici. Tuttavia alcune importanti nazioni, tra cui il gruppo dei BRICS, che sono la Cina, l'India e il Brasile e anche in modo significativo, il Vietnam e la Malesia, hanno dato battaglia per modificare una clausola della Convenzione UNCLOS che mirava a rendere obbligatoria per ogni ogni nave militare straniera la richiesta di un permesso di navigazione per penetrare all'interno di ogni zona economica esclusiva.

E' a questo stadio che si entra  veramente in acque torbide, anche molto agitate, partendo dalla definzione stessa di libertà di navigazione.

Per l'Impero americano, la libertà di navigazione a partire dalla costa occidentale degli USA fino all'Asia, attraverso l'oceano Pacifico, il mar della Cina del sud, lo stretto di Malacca e l'oceano Indiano, è trettamente sottoposta alla sua dottrina militare. Immaginiamo che una zona economica esclusiva sia un giorno chiusa per la navigazione della marina militare USA o che un'autorizzazione debba essere richiesta ogni volta; in questo caso, l'Impero delle basi militari perderebbe l'accesso alle... sue basi.

Aggiungiamoci l'abituale paranoia del Pentagono; cosa capitirebbe se una nazione ostile decidesse di bloccare il commercio mondiale da cui dipende l'economia USA (anche se il postulato di partenza, nonostante che la Cina prenda in considerazione questa opzione, è proprio ridicolo)? A causa di questo ridicolo postulato di partenza, il Pentagono sviluppa veramente un programma sulla libertà di navigazione. Per entrare nel dettaglio, non si tratta di altro che di un programma di diplomazia delle cannoniere rimodernizzato al XXI secolo, consistente nello spettacolo permanente delle portaerei americane che incrociano nel mar della Cina del sud. Per i dieci stati membri dell'Associazione degli Stati dell'Asia del sudest (ASEAN), il Santo Graal di questo affare, sarebbe di addivenire a un Codice di buona condotta regolante le dispute marittime tra le Filippine, il Vietnam, la Malesia, il Brunei e la Cina.

La redazione di questo codice stenta ad essere realizzata da diversi anni, principalmente perché le Filippine desiderano premere sulla Cina affinché accetti una serie di misure limitanti, ma solamente dopo che i dieci stati membri dell'ASEAN avranno tutti trovato l'accordo preliminare su queste misure.

La strategia di Pecchino si situa all'opposto di questo modo di negoziare, infatti Pechino cerca di moltiplicare i negoziati bilaterali con gli stati dell'ASEAN [invece di negoziare con un gruppo di stati d'accordo tra di loro], nei quali può far valere tutto il suo peso di fronte a nazioni di taglia più modesta. E' andata così, grazie al sostegno della Cambogia, ben evidente questa settimana, quando quest'ultima è riuscita ad impedire la condanna della Cina in un'importante diatriba con il Laos nella questione del mar della Cina del sud; la Cina e l'ASEAN hanno scelto di trattenere le loro ambizioni.

Ammirate Hillary fare l'Ercolino sempre in piedi

Nel 2011 il ministero americano degli Esteri rimase impietrito dall'annuncio dell'amministrazione Obama dell'intenzione di ritirare le truppe americane dall'Irak e dall'Afghanistan; cosa sarebbe successo alle ambizioni territoriali della superpotenza? Questa inquietudine sorse alla fine del mese di novembre 2011, quando l'allora ministro degli Esteri, Hillary Clinton, inventò una nuova dottrina, oggi celebre, quella del cardine verso l'Asia.

Sei direttrici di proiezione sono state inserite in questo cardine. Quattro di queste direttrici derivano da un copia/incolla del gruppo di riflessione basato a Washington, il CSIS (Center for Strategic and International Studies), risalente al 2009: rivitalizzare le alleanze esistenti, sviluppare relazioni con le potenze emergenti, sviluppare relazioni con le entità regionali multilaterali e lavorare in concerto con i paesi dell'Asia del sudest sulle questioni economiche. Hillary Clinton ha aggiunto di sua iniziativa, due direttrici: una larga presenza militare americana in Asia e la promozione della democrazia e dei diritti dell'uomo.

E' chiaro a tutti, non solo ai paesi del sud, che a partire dalla creazione di questa dottrina, l'artificio retorico del cardine sia veramente solo un modo di definire l'offensiva militare per contenere la Cina. Fatto ancor più grave, questa dottrina ha fatto la sua comparsa nel momento geopolitico di una disputa territoriale marittima nell'Asia del sudest coincidente con il confronto  tra un egemone, gli USA e un avversario dipari livello, la Cina, e questo ovunque, nei teatri operativi di tutto il mondo.
Quello che Hillary Clinton voleva dire veramente quando parlava di "far partecipare le potenze emergente", era piuttosto, secondo le proprie vedute, "unirsi nella fondazione e nella animazione di un ordine mondiale e regionale basato su regole di condotta", regole di condotta evidentemente decise dall'egemone, gli USA, vale a dire da tutto il meccanismo messo in campo dalle entità del Consenso di Washington [FMI, Banca Mondiale e dipartimento del Tesoro USA].

Non è sorprendente  che il mar della Cina del sud sia di una importanza altamente strategica, in quanto l'egemonia amricana dipende largamente dalla sua capacità di regnare sui mari (ricordiamoci degli scritti di Alfred Mahan). Questo è il centro della strategia nazionale militare USA. Il mar della Cina del sud è il punto di passaggio decisivo che collega gli oceani Pacifico e Indiano, il golfo Persico e finalmente l'Europa. Ed è là che noi scopriamo l'ultimo segreto del mar della Cina del sud. nell'ordine mondiale e regionale immaginato da Hillary Clinton e dalla sua amministrazione, la Cina deve obbedire all'egemone americano e garantire la libera circolazione della Marina militare USA nel mare della Cina del sud.

Questo è prodromo di un'inevitabile aumento di intensità del confronto lungo queste rotte marittime. La Cina, lentamente ma con sicurezza, sviluppa una pamplia di armi sofisticate, che potranno come ultima risorsa, impedire l'entrata della Marina militare USA nel mar della Cina del sud, fatto non ignorato dai falchi di Washington.

Quello che aggrava la situazione è il fatto che si tratta di due strategie antagoniste. Pechino si definisce come potenza antimperialista; questo implica che essa recupera i territori nazionali strappategli dalle potenze coloniali con l'aiuto di traditori cinesi (quegli isolotti sui quali si è recentemente pronunciata la Corte internazionale di giustizia dell'Aia, non sono nient'altro che degli scogli o dei rialzi di terra emersa che emergono solo con la bassa marea).

Gli USA d'altro canto, hanno la bocca piena del loro destino manifesto e della loro eccezionalità. Così sembra che il mar della Cina del sud sia la regione dove, molto più delle frontiere occidentali della Russia, degli Stati Baltici e dell'Irak/Siria, le regole decretate dall'Impero americano sono apertamente contestate.

La posta in gioco potrebbe diventare ancora più importante il giorno in cui la marina militare USA si vedrà vietare l'ingresso nel mar della Cina del sud. Quel giorno suonerà la fine dell'egemonia dell'Impero.












domenica 10 luglio 2016

Gli USA hanno esportato il terrorismo in Medio Oriente, afferma il nuovo presidente delle Filippine

REDAZIONE NOICOMUNISTI


Articolo di GPD

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

NOTA INTRODUTTIVA DEL TRADUTTORE:

Anche se i nostri media raramente ne parlano, una delle aree calde dove l'imperialismo anglosionista viene sfidato dai paesi della SCO è il Mar Cinese Meridionale.
Da una parte vi è la Cina dall'altra un eterogeneo gruppo di paesi manipolati dagli USA: Filippine, Vietnam, Malesia, Indonesia e più a nord Giappone.
Questo eterogeneo fronte comincia a manifestare le prime linee di frattura. E' il caso delle Filippine, il cui nuovo presidente, come leggerete  in questo articolo, si vuole smarcare da Washington e non solo. Ha dichiarato di volere una pacificazione nazionale con gli indipendentisti Moro del sud e vuole condurre una guerra spietata al mercato della droga.
Credo che presto avremo un problema di democrazia nelle Filippine.
Anche questa volta i nostri "sinistri" dirittoumanisti veganlgbt si schiereranno con gli anglosionisti?
Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte ha accusato gli USA di aver esportato il terrore in Medio Oriente per mezzo del suo interventismo, riferendosi come esempi all'Irak, alla Libia e alla Siria. Parlando in occasione della festività islamica del Eid’l Fit’r a Davao City, il capo di stato confutando la narrativa ufficiale che vede il Medio Oriente come la radice del terrorismo, ha detto:

"Non è il Medio Oriente ad aver esportato il terrorismo in America, è l' America ad averlo esportato in Medio Oriente"


Duterte ha stigmatizzato USA e Regno Unito per aver presentato Saddam Hussein come un dittatore per giustificare la guerra all'Irak nel 2003 e per il loro rifiuto di ammettere l'errore dopo i fatti. Ha detto alla folla musulmana:

"Hanno forzato l'invasione dell'Iraq"
"Dopo quasi 10 anni di inchiesta è venuto fuori che non c'erano le basi legali per dichiarare guerra all'Irak. E' stata una guerra inutile".
"Guardate in che stato è l'Irak adesso. Guardate cosa è successo in Libia. Guardate cosa è successo in Siria. Anche i bambini vengono cosparsi di benzina. Sono con le spalle al muro a causa delle loro false promesse."





Duterte vuole instaurare dei colloqui di pace fra i gruppi della regione, fra il Moro Naional Liberation Front e la sua gemmazione, il Moro islamic Liberation Front per un lavoro comune sui dettagli dell'accordo sull'autonomia raggiunto nel 2014. Egli ha sollecitato i dirigenti a concentrarsi sulla pace:

"Dobbiamo costruire una nazione basata sulla pace e sulla comprensione."
"Non accadrà questa notte. Nè certamente l'anno prossimo. Probabilmente ci vorranno da adesso 2 o 3 anni, ma vi assicuro che quacosa cambierà prima del termine del mio mandato."
Duterte ha anche affermato di non convocare il gruppo criminale ribelle di Abu Sayyaf poiché è "stato condotto alla disperazione" dalle promesse mancate e dalla mancanza di una politica seria. Ha continuato:

"E' per questo che loro sono spalle al muro. Si sono radicalizzati."
Il gruppo è stato considerato criminale e terrorista a causa dei rapimenti e degli assassini dal governo filippino che lo ha combattuto per anni. Ad aprile il gruppo ha apparentemente chiesto di allearsi con l'ISIS.

Duterte, ex sindaco di Davao, è stato eletto presidente nel giugno 2016 dopo una campagna elettorale schiettamente basata sulla lotta al crimine. Appena insediato come presidente, il capo dell'esercito ha affermato di poter dare il via a una campagna "shock and awe" per spazzare via il gruppo ribelle che ha richiesto di allearsi con l'ISIS.




Al Jazeera riporta che, martedì 9, membri di Abu Sayyaf e 1 soldato sono stati uccisi in uno scontro fra le forze armate e il gruppo terroristico nel sud delle Filippine.

Duterte ha disegnato un paragone tra il colonialismo e il suo paese, puntualizzando che tutti erano "nativi dei sultanati" prima che i colonizzatori spagnoli introducessero il cristianesimo.

"Benché la religione sia una materia molto delicata, non dovremmo veramente infiammarci e creare problemi con la religione. Noi crediamo tutti nello stesso Dio."

Il nuovo presidente ha detto inoltre che la sua politica estera non dipenderà più da quella degli USA con cui le Filippine hanno un'alleanza difensiva e "avrà una linea guida tesa a fare solo gli interessi delle Filippine".

Ha affermato la volontà di impegnarsi in colloqui a lungo termine con la rivale Cina riguardo al conteso Mar Cinese Meridionale dove Washington e Pechino si stanno scontrando da anni.

domenica 26 giugno 2016

Il ruolo della famiglia di Obama sotto la protezione degli estremisti islamici nel genocidio indonesiano

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Guido Fontana Ros

Articolo di Wayne Madsen 

FONTE


La proposta da parte del governo indonesiano di avviare un pubblico confronto e di condurre una seria inchiesta in merito alle circostanze del colpo di stato del 1965 che destituì il presidente Sukarno (in italiano anche qui e qui) e inaugurò gli anni del genocidio che si abbattè sui presunti o veri e propri membri del Partito Comunista Indonesiano (PKI) e sulla popolazione di etnia cinese, sta incontrando una forte resistenza nel paese da parte dei musulmani radicali. Questi estremisti lavorano fianco a fianco con ufficiali e veterani delle forze armate indonesiane.



Oggi rimane illegale esporre simboli comunisti in Indonesia, residuo del colpo di stato della CIA e della successiva epurazione ed esecuzione dei comunisti. Inoltre sono anche vietate la vendita di libri sul comunismo e la proiezione pubblica di film simpatizzanti coi diritti dei lavoratori e il socialismo. Il defunto PKI rimane illegale in Indonesia. Pertanto sembra piuttosto incongruente che il governo del presidente Joko «Jokowi» Widodo stia sostenendo discussioni pubbliche degli eventi del 1965, che coinvolgono i sopravvissuti dei massacri del 1960, mentre si permette alla polizia e alle violente bande di islamici di molestare chiunque sia a favore di un confronto a livello nazionale sulle purghe anti-comuniste del passato.



Al centro dell'opposizione di destra  ad un dialogo pubblico sul colpo di stato del 1965 è il ministro della Difesa del governo Jokowi, Ryamizard Ryacudu, che ha segretamente lavorato con gruppi islamisti per ri-alimentare la fiamma dell'anti-comunismo. Sotto Ryacudu le forze armate indonesiane sono passate da una posizione di neutralità nella situazione di stallo militare USA - Cina nel territorio marittimo conteso del Mar Cinese Meridionale a una posizione di confronto militare fra i pescherecci cinesi e le motovedette della Guardia Costiera nelle acque rivendicate come zona economica esclusiva dell'Indonesia. Ci sono stati tre incidenti tra la marina indonesiana e navi cinesi dal marzo di quest'anno nelle acque circostanti le isole di Natuna dell'Indonesia.



Nel mese di marzo, una nave della guardia costiera cinese ha cercato di evitare che la marina indonesiana rimorchiasse un peschereccio cinese. Nel mese di maggio la Marina indonesiana ha aperto il fuoco su un peschereccio cinese in fuga in quella zona. Il peschereccio è stato catturato e il suo equipaggio continua ad essere detenuto a Ranai, la capitale delle isole Natuna. Il 17 giugno, la Marina indonesiana ha aperto il fuoco su un altro peschereccio cinese, ferendo un membro dell'equipaggio.



La posizione bellicosa di Ryacudu nei confronti della Cina, insieme a tutti i ricordi degli anni '60, genocidio del PKI e dell'etnia cinese, è musica per le orecchie dei falchi del Pacific Command degli Stati Uniti alle Hawaii e della Casa Bianca di Obama.



Barack Obama, in particolare, non vuole vedere un'inchiesta pubblica e il rimaneggiamento degli eventi d'Indonesia degli anni '60 perché evidenzierebbero i ruoli che la madre, l'esperta giavanese Ann Dunham Soetoro, e il patrigno, Lolo Soetoro, giocarono in quei tempi orribili. Poiché Obama si prepara a lasciare l'ufficio, la sua eredità e quella della sua famiglia sono destinate a essere custodite per sempre dalla Biblioteca e Museo Obama di Chicago. Qualsiasi informazione che mettesse in dubbio l'effettivo ruolo della madre di Obama in Indonesia come spia della CIA mascherata da cooperatrice umanitaria dell'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e il periodo di servizio di suo padre come un brutale consigliere del genocidio di Suharto non solo sarà sgradito quando aprirà il museo ma sarà soppressa a ogni costo. Il costo che Obama e la sua corte sono disposti a pagare per nascondere per sempre il ruolo della famiglia Soetoro nel genocidio degli anni '60 è quello di fare causa comune con i gruppi indonesiani di  musulmani e con l'esercito indonesiano 



Le proteste contro l'indagine sul colpo di stato del 1965, in Indonesia sono pubblicamente guidate da islamici sotto influenza saudita. I capi delle proteste sono il Fronte dei difensori dell'Islam (FPI) e il Forum Islamico popolare (FUI), entrambi gruppi finanziati dai finanzieri wahabiti basati in Arabia Saudita e che sono stati attivi nel prendere di mira i cristiani in Indonesia con azioni violente. In aggiunta i figli e le figlie dei golpisti ed esecutori, alcuni dei quali probabilmente cresciuti con Obama nel quartiere Menteng di Jakarta, che operano sotto la bandiera del Forum della Comunicazione dei Figli dei Veteransi Indonesiani (FKPPI), si sono uniti agli estremisti islamici rifiutando un'indagine sul colpo di stato e sulla sanguinosa epurazione.

E'più che certo che Obama abbia detto a Jokowi esattamente quello che pensava sui piani del presidente indonesiano di indagare gli eventi del 1965 in occasione della riunione al Vertice USA-ASEAN nel febbraio di quest'anno a Sunnylands, California.

Per favorire l'adesione degli Stati Uniti alla falange composta da Vietnam, Filippine, Malesia, Brunei e Taiwan che affronta la Cina nel Mar Cinese Meridionale, Obama è in grado di mobilitare la stazione della CIA presso l'ambasciata Usa a Jakarta per fornire sostegno agli estremisti mussulmani e ai militari nell'opporsi al pubblico desiderio di riesaminare il 1965. Questa linea dura da parte di Washington e dei suoi alleati militari indonesiani è uno schiaffa in faccia all'impegno spesso dichiarato dell'amministrazione Obama per i diritti umani in altre parti del mondo.

Washington che ha schierato forze speciali e unità militari nelle Filippine, Brunei, Singapore e nello stato malese di Sabah nel Borneo per aiutare quelle nazioni nel confronto con la Cina nel Mar Cinese Meridionale, ha fatto lo stesso con l'Indonesia.

Viene riferito che squadre USA di operazioni speciali  sono schierate con le forze navali indonesiane nel pattugliamento delle acque del Mar Cinese Meridionale e forniscono assistenza alle motovedette della Guardia Costiera nell'interdizione dei pescherecci cinesi. Questo avviene nella scia della prima esercitazione sottomarina congiunta USA - Indonesia. Per molti anni, il personale della CIA ha lavorato con alcuni pescatori indonesiani, che integrano il loro reddito impegnandosi anche nella pirateria, nell'intercettamento e nell'abbordaggio di delle navi che interessavano a loro nei mari intorno alle isole Natuna. Un certo numero di navi mercantili battenti bandiera nordcoreana o bandiere di "comodo" sono state abbordate da gruppi misti di pescatori/pirati e di personale delle operazioni speciali. Le squadre dovevano individuare e impossessarsi di attrezzature militari dalla Corea del Nord, tra cui missili e componenti nucleari diretti in Corea del Nord, mentre i sedicenti pescatori indonesiani si impadronivano di tutti i televisori di fabbricazione cinese, dei computer portatili e di altri beni di consumo che potevano portare via. Alcuni di questi stessi pescatori sono stati ora arruolati per tenere d'occhio i presunti pescatori di frodo cinesi nelle acque contese al fine di chiamare in aiuto la marina indonesiana e i loro amici americani.

La stretta relazione tra Obama, che è stato dichiarato cittadino indonesiano dal patrigno e Jokowi, rende ogni seria indagine del genocidio indonesiano morta sul nascere. Nel 2015 Obama faceva penzolare la carota della Trans-Pacific Partnership di fronte a Jokowi nel corso di un vertice alla Casa Bianca. Jokowi rispondeva dicendo: «L'Indonesia intende aderire al TPP». Con questa affermazione Jokowi firmava l'ordine del giorno di Obama, che non permetterà alcun tipo di programma di «verità e riconciliazione» in Indonesia o, se Obama non fosse così ansioso e personalmente impegnato a proteggere l'eredità dei suoi genitori, una vero e proprio tribunale penale del tipo di quella condotto contro il regime dei Khmer Rossi in Cambogia.

Obama ha detto a Jokowi: «Ovviamente ho un interesse molto personale in Indonesia, in considerazione del fatto che ho trascorso un po' di tempo lì quando ero bambino e ho parenti indonesiani». E' vero che Obama ha un interesse personale in Indonesia. Tuttavia, il suo interesse è nel proteggere un regime installato e sostenuto dalla CIA che ha commesso uno dei peggiori genocidi mai avvenuti nella storia e una madre e un patrigno che fattivamente hanno sostenuto un diluvio di sangue e cadaveri nei canali di Giacarta e nei fiumi di tutto l'arcipelago indonesiano.