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martedì 19 febbraio 2019

La bufala dei 100.000 fucilati dall’NKVD nell’Ucraina occidentale nel 1941



Di Luca Baldelli


Tra il miliardo di persone sterminate dai senzadio kumunisti sovietici guidati dall'uomo più malvagio della storia, trova posto la narrazione dei 100.000 fucilati nell'Ucraina occidentale nei giorni immediatamente seguenti all'invasione tedesca.

Naturalmente l'incipit è ironico, per la comprensione del significato della parola ironia si veda l'Enciclopedia Trec:cani a questo URL:

Ultima cosa. Da qualche tempo siamo soliti abbinare qualche immagine sia alla presentazione sui social che all'interno, ai nostri articoli, questa volta non lo facciamo per non alimentare, in questo caso si tratterebbe di pornografia dell'orrore, questo feticismo dell'immagine. 

Comunque immagini ce ne sarebbero e si potrebbero ritrovare agevolmente nella rete; riguardano gli innominabili massacri perpetrati in quelle terre dai nazisti e dai loro servi, i nazionalisti ucraini.

La bufala dei 100.000 fucilati dall’NKVD nell’Ucraina occidentale nel 1941

venerdì 22 luglio 2016

Un fraudolento studio accademico anticomunista di una "rispettabile" fonte conservatrice: il Professor Paul Johnson

REDAZIONE NOICOMUNISTI


Di Grover Furr


Traduzione di Guido Fontana Ros


[NOTA: tutti i grassetti sono stati aggiunti da me - GF]

Una citazione del prof. Johnson da Modern Times (NY: Harper & Row, 1983), pp. 334-335:

"Durante il resto del 1937 e anche nel 1938, molte migliaia di membri del POUM e anzi altri uomini di sinistra di ogni formazione politica, furono giustiziati o torturati a morte nelle carceri comuniste. Tra di loro un gran numero di stranieri, come l'ex segretario di Trotsky, Erwin Wolff, il socialista austriaco Kurt Landau, il giornalista britannico 'Bob' Smilie e l'ex docente presso la Johns Hopkins University, José Robles. Tra coloro che a malapena riuscirono a scamparla ci furono Orwell e Willy Brandt, il futuro cancelliere tedesco. "[Nota 87]
Nota 87, p. 739: "Thomas, op.cit., 705­6; Bernard Crick, George Orwell: A Life (London 1980), 224-­6".

Secondo la n. 48 allo stesso capitolo, "Thomas" è Hugh Thomas, The Spanish Civil War, edizione del 1961.
Diamo una controllata alle note di piè pagina.

Non abbiamo sotto mano l'edizione del 1961 del Thomas ma abbiamo l' "edizione rivista ed accresciuta" del 1977 e il materiale corrispondente si trova nelle stesse pagine, nelle pagine 705-706. Qui sotto c'è quello che dice:

"Anche se Nin fu l'unico membro della direzione del Poum a essere ucciso, anche un certo numero di simpatizzanti internazionali morirono in circostanze misteriose: tra questi Erwin Wolf, metà ceco, metà tedesco, un altro ex segretario di Trotsky, che fu rapito a Barcellona ​​e mai più visto, il socialista austriaco Kurt Landau, Marc Rhein, il giornalista figlio del vecchio leader menscevico, Rafael Abramovich (Abramovich fece due infruttuosi viaggi in Spagna per scoprire quello che era accaduto), José Robles, docente presso la Johns Hopkins University di Baltimora, forse ucciso perché era stato interprete del generale Berzin caduto in disgrazia e forse, 'Bob' Smilie, il giornalista inglese, figlio del leader dei minatori che era venuto in Spagna per conto del British Independent Labour party e morto a quanto pare di appendicite, in una prigione a cui era stato inviato senza giustificazione".
In breve secondo Thomas:

  1. Niente circa i "migliaia"
  2. Nessuna prova che Wolf, Landau, Rhein, Robles o Smillie (questa è la corretta grafia), siano stati uccisi dai comunisti. Wolf fu "rapito" ma Thomas non dice da chi, e scomparve. Il padre di Rhein fece "due viaggi infruttuosi" e non riuscì a far luce sulle circostanze della scomparsa del figlio. Robles "forse" fu ucciso. Smillie ha un "forse" troppo attaccato al suo nome, benché qui non abbia alcun senso ed è contraddetto dalla successiva affermazione che egli "morì apparentemente di appendicite in prigione".
  3. Si noti che anche Thomas che non è uno storico obiettivo ma solo un accanito anticomunista, usi le parole "senza giustificazione" per qualificare l'arresto di Smillie. Le prove sono citate più sotto e dimostrano che questo è un ennesimo tentativo di frode anticomunista, in quanto vi erano parecchie ragioni per l'arresto di Smillie.
Le sole cose di qualche rilevanza dette nel testo di Crick a pp. 224-226 per la citazione di Johnson sono queste:

"Di ritorno al fronte dopo una licenza, Orwell apprese che un altro membro del contingente I.L.P., Bob Smillie (nipote del grande leader dei minatori scozzesi), era stato arrestato dopo aver fatto ritorno in Spagna da un giro di propaganda in Inghilterra. Smillie era in prigione a Valencia (dove morì e non è mai stato chiarito se per appendicite acuta o assassinato dai comunisti)". p.224
"Essi [Orwell e due amici, McNair e Cottman] cercarono di persuadere Brandt ad andare con loro in Inghilterra ma Brandt rifiutò. Cottman ricorda poi l'umore permeato di dispiacere di Brandt a causa di "lavoratori che uccidono altri lavoratori", che provava anche pietà per i poveri tra le fila fasciste, fino a diventare alquanto pacifista in questa sua tristezza in quanto una buona causa gli lasciava l'amaro in bocca".
Secondo Crick quindi:

  1. sulla morte di Smillie "non si è mai fatta chiarezza". Non ci sono prove per attribuirla a un assassinio da parte dei comunisti.
  2. Nulla dice sul fatto che Brandt "avesse proprio tentato di scappare" o che fosse minacciato da qualche pericolo in particolare.
La conclusione:ogni singola affermazione e accusa in questo paragrafo di Johnson è un falso, senza alcun supporto da fonti autentiche, anche da quelle estremamente anticomuniste, a cui si riferisce nella sua nota di piè pagina.


Prendiamo in esame alcuni dei personaggi citati e vediamo quali siano le altre prove che li riguardano


  1. Bob Smillie
    In "Morte di Bob Smillie, Guerra Civile Spagnola ed Eclissi del Partito Laburista Indipendente", l'Historical Journal 40, 2 (1997), conclude che egli fu arrestato in base all'accusa di essere un disertore; venne trasferito alla custodia della polizia segreta essendo sospettato di "ribellione contro le autorità" per la sua partecipazione ai combattimenti di Barcellona, cadde ammalato e quindi trasferito all' "ospedale provinciale nella notte di giovedì 11 giugno, dove morì a mezzanotte di peritonite" (p.445). Ulteriori dettagli medici sono dati nel prosieguo dell'articolo.
    Questi conclusioni furono raggiunte all'epoca dei fatti da David Murray, rappresentante dell'ILP che fece un'inchiesta sul campo e ne riportò, proprio contestualmente allora il risultato all'ILP. Perfino il dottore che curò Smillie fu sentito.
  2. Erwin Wolf
    Qui c'è una citazione da "Con Trotsky in Norvegia (seguito)", Revolutionary History, 2, 2 (estate 1989), giornale trozkista.
    https://www.marxists.org/history/etol/document/norway/nor02.htm
    "
    Erwin Wolf fu segretario di Trotsky nel 1936. Egli si innamorò di Hjordis, la figlia di Konrad Knudsen. A seguito del loro arresto da parte della polizia di stato, Jonas Lie decise di mettere su una nave diretta ad Amburgo, Wolf e jean van Heijenoort, che era come ucciderli. Subito entrarono in contatto con un membro del Partito del Lavoro, il giornalista Fin Moe [15] che intervenne. Si decise allora che la nave facesse prima scalo a Copenhagen dove avrebbe deciso la questione la polizia danese. Il fatto importante è che non vi erano accuse contro di loro che erano anche in possesso di regolari passaporti. La polizia danese comunque decise di espellerli dalla Danimarca. Per quanto è di mia conoscenza, so che presero un aereo per il Marocco per poi far ritorno da lì in Europa. 
    Hjordis Knudsen si ricongiunse con Erwin Wolf a Parigi e di lì, insieme, si recarono in Spagna. Non so se lo fecero con propri mezzi o con l'aiuto dell'organizzazione, ma Hjordis Knudsen mi disse in seguito che ricevettero un avviso che stavano per essere arrestati dalla GPU. Lei riusci a scappare. Erwin Wolf scomparve.". 
Alcuni passi tratti da "Kurt Landau, 'Stalinism in Spain', prefazione di Alfred Rosmer, Revolutionary History 1, 2 (estate 1988),

"Verso la mattina del del 27 luglio 1937 Erwin Wolf fu arrestato per la prima volta. Venne fermato al 24 della Puerta del Angel insieme ad un altro giornalista ed è proprio lì che P e KTh lo videro per l'ultima volta. Wolff fu rilasciato il giorno dopo. E' molto interessante notare come la stampa spagnola non pubblicasse nulla circa il suo arresto mentre il quotidiano italiano fascista Corriere della Sera, il 29 luglio pubblicasse questo trafiletto: 'Il 27 luglio 1937 la polizia segreta spagnola procedette all'arresto dei giornalisti Erwin Wolf e Rst. Furono fermati al 24 della Puerta del Angel, per aprire un'indagine preliminare sulla loro attività politica'. L'arresto dei due giornalisti era solo noto agli 'insiders', ulteriore prova che i fascisti italiani avevano piazzato dei loro agenti all'interno del GPU.Dopo essere stato rimesso in libertà, Wolf fece ritorno al suo domicilio. Dopo aver appreso che il suo giornale aveva cessato le pubblicazioni, decise di lasciare la Spagna. Non ebbe alcuna difficoltà ad ottenere il visto per l'espatrio. Il giorno della sua partenza il suo amico Tioli gli chiese al telefono di passare da  lui a ritirare delle lettere. Wolf promise alla moglie di fare ritorno entro un'ora. Un'ora dopo avvisò la moglie che avrebbe tardato ancora un po'. Da quel momento Wolf e Tioli scomparvero. La stanza di Tioli all'hotel Victoria era sorvegliata dalla polizia da parecchie settimane e tutti quelli che chiedevano di lui venivano fermati.La sorella di Wolf intervenne in favore del fratello presso l'ambasciata spagnola a Praga. Il 10 ottobre 1937 ricevette la seguente risposta:  
Ambasciata di Spagna, 
Praga 
Madame, 
Ho l'onore di comunicarle che secondo un'investigazione della Direzione Generale della Sicurezza, di cui il Ministero degli Interni ci ha informato, vostro fratello Ewin Wolf è stato in prigione, arrestato per attività sovversiva. Fu posto in libertà il 13 settembre 1937.
Hanno osato pretendere che Wolf venne arrestato per attività sovversiva! Non conosciamo fin troppo bene il motivo dell'arresto di Wolf e del perché il GPU sia la causa della sua scomparsa. Wolf era stato segretario personale di Trotzky e sembra che avesse dovuto pagarla cara".

La verità: secondo le informazioni disponibili a questi 2 ricercatori anticomunisti e trozkisti, nessuno sa cosa accadde a Wolf.

Kurt Landau
Da Eva Eisenschitz, "Un comunista tedesco nella Guerra Civile di Spagna", What Next, 1999 (dalla pagina internet dedicata a Trotsky su  
http://www.marxists.org/history/etol/revhist/otherdox/whatnext/eisensch.html:


"Katia Landau che era giunta da Vienna con il marito Karl, era stata arrestata con lui. Kurt era stato in precedenza segretario privato di Trotsky. Il PC era sulle sue tracce. Egli aveva abbastanza esperienza politica da sapere che non avrebbe lasciato vivo la Spagna. Gli anarchici lo nascosero per settimane. Quindi egli cambiò sistemazione. Gli portavo cibo e notizie. Lui prese a sottolineare continuamente una cosa: quando il movimento operaio si impadronisce di qualcosa, non lo abbandona più, sia se egli rimanesse in attività o meno. Due giorni dopo la mia ultima visita, Kurt svanì nel nulla. Quindi gli stalinisti avevano sistemato i loro conti. Alla fine della guerra civili, nessuno poté provare nulla contro di loro".
La verità: secondo questa fonte trotskista, nessuno sa quello che accadde a Landau. 

In Deadly Illusions di John Costello e Oleg Tsarev (New York, Crown, 1993), apprendiamo dalla documentazione d'archivio di Alexander Orlov, capo del NKVD nella repubblica spagnola, che degli agenti comunisti seguivano Landau per arrestarlo o più probabilmente per ucciderlo. Non c'è nessuna prova che ciò sia avvenuto. E' possibile che l'abbiano ucciso, ma anche se l'avessero fatto avrenmmo dovuto trovarne traccia nell'archivio di Orlov a Mosca e Tsarev non ne ha trovata alcuna.

Questo è avvenuto molto tempo dopo che i sovietici avevano ottenuto informazioni sui tentativi Trotskij di assassinare Stalin;  i sovietici ebbero le prove della collaborazione di Trotsky con i tedeschi per la sconfitta dell'Armata Rossa in tempo di guerra e le confessioni del Maresciallo Tukhachevsky, di molti altri alti ufficiali e di personaggi di spicco come Bukharin, Iagoda ed Enukidze concernenti il loro coinvolgimento con Trotstky e i trotkisti in questi piani. Questo avvenne dopo la rivolta dei Giorni di Maggio di Barcellona del 1937, una "pugnalata alla schiena" alla Repubblica Spagnola. I sovietici avevano eccellenti prove del coinvolgimento tedesco e franchista in questa rivolta. Tale coinvolgimento poteva consistere solo in una infiltrazione, anche se più probabilmente si trattò di qualcosa di vicino alla collaborazione.

Josè Robles

Dalla sfavillante recensione di Steven Schwartz, del libro di Radosh, sul The Weekly Standard del 16 giugno 2001 (Schwartz è un anticomunista del tipo di Radosh e scrive sul SCW):
http://www.weeklystandard.com/magazine/mag_6_41_01/schwartz_bkart_6_41_01.asp



"Il primo esempio per Dos Passos fu la sparizione del suo traduttore spagnolo, Josè Robles, professore alla Johns Hopkins che si era recato in Spagna, per servire la repubblica come Dos Passos. In una sequenza di eventi ancora da chiarire oggi, Robles entrò in conflitto con agenti sovietici e scomparve, nessuno lo vide più".
La verità: secondo questa fonte estremamente anticomunista, nessuno sa cosa accadde a Robles, benché siano menzionati "agenti sovietici" per cercare di gettare comunque un po' di onta sui comunisti.


Conclusioni

Noi abbiamo cominciato con la citazione dal libro di Paul Johnson:

"Durante il resto del 1937 e anche nel 1938, molte migliaia di membri del POUM e anzi altri uomini di sinistra di ogni formazione politica, furono giustiziati o torturati a morte nelle carceri comuniste. Tra di loro un gran numero di stranieri, come l'ex segretario di Trotsky, Erwin Wolff, il socialista austriaco Kurt Landau, il giornalista britannico 'Bob' Smilie e l'ex docente presso la Johns Hopkins University, José Robles. Tra coloro che a malapena riuscirono a scamparla ci furono Orwell e Willy Brandt, il futuro cancelliere tedesco".

Non c'è alcuna prova che una sola di queste persone sia stata uccisa dai comunisti, come non vi è alcuna prova che questi ultimi abbiano ucciso migliaia di persone.

Come può Johnson, storico britannico di fama, mentire così spudoratamente? Scommetterei che la causa è sola una: l'anticomunismo.

Il comunismo, una società basata sull'eguaglianza dove gli sfruttatori e i ricchi sono detronizzati in modo che la larga maggioranza delle persone possa vivere e lavorare decentemente, è odiato dai ricchi e dagli sfruttatori. Ci vorrebbero far credere che la disuguaglianza e lo sfruttamento siano "un bene per noi", mentre il comunismo è il "male". Coloro che dicono bugie che sostengono gli interessi dei ricchi sono onorati.

Ma nessuno mente quando la verità è dalla sua parte. La verità non è ciò che i bugiardi anticomunisti vorrebbero farci credere. In questo fatto c'è la speranza di un futuro migliore.














lunedì 20 giugno 2016

Katyn: la misteriosa "scoperta" dei documenti di Katyn

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Guido Fontana Ros


Le circostanze della scoperta della "lettera di Beria no.794/B"e del resto dei documenti di Katyn sono complicate, per non dire altro. Per cominciare, abbiamo le memorie di Mikhail Gorbaciov, "Zhizn 'i reformy" ("La vita e le riforme") a partire dal 1995, in cui egli afferma, che vide per la prima volta "la lettera di Beria" nel dicembre 1991, quando ha aperto il "pacchetto chiuso n° 1". Gorbachev afferma che l'ultima parte della lettera è stata "barrata e su di essa vi era una nota scritta dalla penna blu di Stalin: 'La decisione del Politburo'. Con le firme: Accetto - Stalin, Molotov, Voroscilov ...".

Gorbaciov consegnò il pacchetto contenente "la lettera di Beria n° 794/B" e altri documenti di Katyn a Boris Eltsin il 24 dicembre 1991, dopo aver letto il suo contenuto ad alta voce in presenza di Alexander Yakovlev. La seconda volta che questi documenti "saltarono fuori" di nuovo fu nel settembre 1992. Ma "la lettera di Beria", che fu trovata nel settembre 1992 non aveva né il testo barrato da Stalin, né la nota "La decisione del Politburo" scritta con una penna blu, che Gorbaciov aveva descritto. I nomi delle firme erano anche scritti in un ordine diverso: "D'accordo - Stalin, Voroscilov, Molotov ...". Inoltre, il nome di Beria a pagina quattro era stato cancellato con una matita blu, a giudicare dalla scrittura, per mano dallo stesso Stalin e invece era stato messo il nome di Bashtakov, che fu Vice Capo del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni (NKVD), sotto Beria.

E' possibile che Gorbaciov avesse rimescolato i fatti nelle sue memorie, ma può anche essere che effettivamente vide un'altra "lettera di Beria". In relazione a questo, dubbi e sospetti sorgono per quanto riguarda l'autenticità della "lettera di Beria", che venne trovata nel settembre 1992. Questi dubbi sono rafforzati dalla storia, che di solito si racconta circa la scoperta di tali documenti. Ufficialmente viene detto, che il "pacchetto chiuso no. 1", che conteneva "la lettera di Beria "e altri documenti provenienti dal Politburo del Comitato Centrale del Partito Comunista di tutte le Russie (b), venne rinvenuto il 24 settembre 1992 nell'Archivio del Presidente della Federazione Russa (precedentemente noto come l'Archivio del Comitato Centrale) da una commissione presieduta dal capo dell'amministrazione presidenziale Yuri Petrov, dal consigliere del Presidente della Repubblica Dmitry Volkogonov e dal direttore dell'Archivio Andrey Korotkov.

Quando il pacchetto è stato aperto, i membri della Commissione capirono l'importanza della loro scoperta e immediatamente la segnalarono al Presidente della Russia. Eltsin poi "diede l'ordine afinché Rudolf Pikhoya, nel suo ruolo di direttore degli archivi russi, volasse a Varsavia per consegnare tali documenti sensazionali al presidente Walesa" ("Katynskij sindrom v sovetsko-pol'skikh otnosheniyakh", Mosca , ROSSPEN, 2001, p. 397).

In data 15 ottobre 2009, il membro della Duma di Stato russa Andrey Makarov partecipava alla tavola rotonda su "falsificazione della storia e miti storici come strumento della politica moderna" che si teneva presso il Centro per la Politica Conservatrice, per cui raccontò la vera storia della scoperta dei documenti di Katyn. Questi furono infatti trovati nel settembre 1992 durante il processo in corso contro il PCUS (Partito Comunista dell'Unione Sovietica), anche se non proprio negli archivi, ma nella cassetta di sicurezza personale di Eltsin. Makarov disse che lui (molto probabilmente insieme a Sergey Shakhray, l'ex vice primo ministro della Russia) andò da Eltsin. "E noi gli dicemmo: 'Boris Nikolayevich, il processo contro il PCUS va piuttosto male'. Egli aprì la cassaforte e al fine di mostrare chiaramente come funzionava il tutto, tirò fuori sei cartelle da lì e disso: 'Va bene, prendete queste. In sua presenza, guardammo quello che c'era. Ritirò indietro due cartelle dicendo: 'No, è ancora troppo presto per parlare di questo oggi'. Poi, per caso, vidi il nome, di cosa si trattava, cosa che mi fece rizzare i capelli in testa. E nessuno nel paese sapeva ancora niente. Il problema era che una delle cartelle, che c'era prima che noi arrivassimo, era su Katyn"("Nashe Vremya", Nr. 139, 26 novembre-1 ottobre 2009).

Non c'è niente di strano in questa storia, in grado sollevare ogni sorta di dubbi, tranne per il fatto che Makarov vide una cartella denominata "Katyn". Questo non sarebbe mai potuto accadere, dal momento che né la cartella né il "pacchetto chiuso" hanno delle note su di loro che indicano che essi contengono documenti su Katyn. Al fine di comprendere, che all'interno di questi vi erano dei documenti su Katyn, occorreva aprire non solo la cartella, ma anche il "pacchetto chiuso" vero e proprio. È ovvio che Makarov era presente quando  il "pacchetto chiuso n° 1" venne aperto nell'ufficio di Eltsin. Ma è davvero così importante sapere, chi ha effettivamente trovato questo pacchetto e come avvenne questa scoperta?

Tutti sanno, che la gente inizia a mentire su cose diverse quando vuole nascondere una verità scomoda. Nel nostro caso, le informazioni circa il fatto che il "pacchetto chiuso" venne immagazzinato da Yeltsin di sicuro per circa un anno, permette di fare una domanda scomoda. Perché Eltsin non consegnò brevi manu quei documenti al presidente polacco Lech Walesa il 21 maggio del 1992, quando questi era in visita ufficiale di Stato a Mosca?

Non ci possono essere dubbi sul fatto che Walesa discusse la questione di Katyn durante il suo incontro personale con Boris Eltsin. Per i polacchi, questo problema è sempre stato una questione di massima priorità nelle loro relazioni con la Russia. Ma, a quanto pare, Eltsin sembra essersi limitato a discussioni generali e a tacere sui documenti di Katyn che erano conservati nella sua cassaforte.

Ma nel settembre 1992 Eltsin diede ordine ("immediatamente" come si suol dire) d'inviare i documenti di Katyn a Varsavia. Cosa gli impedì di fare esattamente la stessa cosa già nel maggio di quell'anno? Sia che lo vogliate o no, occorre iniziare ad ascoltare i ricercatori, che affermano, che questi documenti erano ancora "in fase di sviluppo" in quel momento e che non erano ancora "correttamente" progettati.

La situazione si  schiarì un po' il 28 marzo 2008, quando il noto storico russo Yuri Zhukov disse in un programma radiofonico sulla stazione radio "Serebryannyj dozhd'", che nei primi anni 1990 (nel 1993 o nel 1994), in connessione con il processo PCUS, richiese l'accesso ai materiali dell'Archivio del Presidente della Federazione russa per quanto riguarda le attività "criminali" del Partito Comunista sovietico.

Gli portarono una cartella "sottile", che conteneva vari documenti. Tra questi Zhukov vide una copia della "lettera di Berija a Stalin" scritta su una sola pagina e con la proposta di eliminare da 2.000 a 3.000 ufficiali polacchi catturati, che erano stati giudicati colpevoli di crimini di guerra e di altri crimini. L'ormai famosa "lettera di Beria", battuta su quattro pagine e che fu trovata nel 1992, contiene una proposta di eliminare 25.700 polacchi catturati e arrestati.

Il giorno dopo, il 29 marzo, 2008 Yuri Zhukov venne anche intervistato telefonicamente dal ricercatore indipendente su  Katyn, Sergey Strygin. Zhukov comunicò a Strygin un dettaglio interessante: la firma di Berija era presente nel documento, che vide negli archivi. Nella "lettera di Beria" "reale" di quattro pagine la sua firma è posta nell'ultima pagina del documento.

Le spiegazioni che suggeriscono che Beria avesse mandato due lettere successive a Stalin con la proposta di esecuzione dei polacchi non possono essere prese sul serio. Nel PCUS e in precedenza nella Partito Comunista di Tutte le Russie (b), aderivano ad una pratica consolidata. Quando si trattava di questioni che erano di massima importanza per il paese e che richiedevano una decisione "al più alto livello", si procedeva sempre a un colloquio preliminare di controllo sulla decisione da assumere. Pertanto le proposte e le richieste che erano inviate al Cremlino erano accuratamente vagliate dando forma alla versione finale. Inoltre l'iniziativa del processo decisionale per quanto riguarda l'esecuzione dei polacchi poteva venire solo da Stalin. Fu lui a dare a Beria l'ordine di preparare la lettera. Quindi, parlare di due lettere differenti è assolutamente fuori questione.

Non vi è dubbio che Yuri Zhukov avesse tenuto tra le mani una copia della vera e propria "lettera di Beria n° 794/B" indirizzata a Stalin, che fu datata 29 febbraio 1940. La testimonianza di Zhukov è confermata da un'altra fonte. Nel dicembre 2007, quando Vladislav Shved incontrò Viktor Galkin (l'ex dipendente presso il Dipartimento Generale del Comitato Centrale, che aveva lavorato con il "pacchetto chiuso n° 1" per quanto riguarda Katyn), Galkin gli disse, che nel mese di aprile del 1981, in nome di Konstantin Chernenko (che a quel punto era il direttore del settore pubblico del Comitato centrale) consegnò "la lettera di Beria" del "pacchetto chiuso n° 1" all'allora capo del Kgb Yuri Andropov. C'è una nota su questo sulla cartella stessa, che conteneva il "pacchetto chiuso n° 1".

Galkin ha sostenuto che "la lettera di Beria", che consegnò ad Andropov, era scritto su una pagina e che riguardava l'esecuzione di circa 2.000-3.000 ufficiali polacchi. Vide la lettera nello studio di Chernenko. Dopo che Chernenko ebbe aperto il "pacchetto chiuso n° 1", diede istruzioni a Galkin di mettere la lettera in una busta e sigillarla. Per quanto riguarda la "lettera di Beria" di quattro-pagina (disponibile solo come copia digitalizzata a colori) Galkin spiegò che non aveva mai visto un tale documento.

In un primo momento Vladislav Shved considerò la testimonianza di Viktor Galkin con certo scetticismo, presumendo che egli avesse confuso questo documento con la trascrizione della decisione del Politburo dal 5 marzo 1940, che è anche scritta su una sola pagina. Solo più tardi, dopo che Yuri Zhukov aveva raccontato la sua versione, comprese che la versione basata sulla memoria di Galkin era corretta. Dire qualcosa di più preciso circa la "lettera di Beria n° 794/B"non è possibile in questo momento, fino a quando non avremo l'opportunità di far condurre uno studio di essa, indipendente e obiettivo, ad esperti.

Aggiungendo un altro punto interrogativo ai molti dubbi che circondano il "pacchetto chiuso n°1", si dovrebbe parlare di quello che Mikhail Gorbachev scrisse nel 1995 nelle sue memorie. Ci racconta di come lui nell'aprile del 1989, poco prima dell'imminente visita di Wojciech Jaruzelski in Unione Sovietica, avesse esaminato i documenti di Katyn. Gorbaciov dice che c'erano due cartelle di Katyn (non solo una!) E che "entrambi le documentazioni" contenute, confermavano la versione della Commissione guidata dall'accademico Nikolai Burdenko. C'era una raccolta di vari materiali e tutti ne confermavano la versione "("Zhizn 'i reformy ", libro 2, 1995, p. 346).

C'è anche qualche prova reale che ci autorizza ad avere sospetti  su ciò che in realtà contenesse la cartella nel dicembre 1991. Come già accennato, Alexander Yakovlev era presente durante la consegna del "pacchetto chiuso n° 1 "da Gorbaciov a Eltsin il 24 dicembre, 1991. Il pacchetto venne trovato (secondo una delle versioni), da parte degli impiegati dell'archivio russo, che insisterono sul fatto che Gorbaciov dovesse essere informato proprio un giorno prima del suo ritiro dalla carica di Presidente dell'Unione Sovietica. In diverse occasioni successive (incluse nel suo libro "Sumerki" ("Crepuscolo", Materik, Mosca, 2003) e anche in un talk show dal vivo trasmesso alla televisione russa chiamato "Kak eto bylo") Yakovlev affermò, che la cartella di Katyn  conteneva anche una cosiddetta "lettera di Serov". Ma tale lettera non fu mai trovata, né allora né in sguito; per cui possiamo domandarci a che tipo di documento si riferisse Yakovlev. Stava parlando della "lettera di Beria"? Come mai si è sbagliato e lo ha fatto più e più volte?

Un indizio di quel mistero potrebbe risiedere nella recente pubblicazione di copie preliminari della "lettera di Beria", ad opera di Viktor Ilyukhin il 24 novembre 2010. Egli ricevette queste copie il ​​25 maggio 2010 da un utente anonimo, che lo aveva contattato, confessandogli di essere stato coinvolto in un gruppo di falsari, attivo nella prima metà degli anni '90, cioè nel periodo in cui Eltsin era il Presidente della Federazione russa. L'ultima pagina della copia preliminare della lettera contiene una nota singolare: "20). Bashtakov era a capo della segreteria NKVD! L.P. Beria difficilmente gli avrebbe affidato tale compito? Sostituire con Abakumov? K. .. ov? Serov? (Verificare le date) ". Qui Serov è indicato come un possibile sostituto per Bashtakov alla guida della troika del NKVD, che avrebbe condannato i polacchi a morte, ma ancora non era incluso il suo nome nel "documento finale", si manteneva quello di Bashtakov. Tenendo a mente questo, i racconti ripetuti di Yakovlev sull "lettera di Serov" potrebbero effettivamente essere un lapsus freudiano della lingua, vale a dire che egli disse inconsciamente troppo.

L'attuale governo russo e il presidente Dmitry Medvedev fingono che non sia successo niente di speciale e accusano tutti i critici che rovesciano la versione ufficiale dei fatti di Katyn, di "tentare di ripulire Stalin e i suoi collaboratori". Tale atteggiamento non è molto costruttivo. Sarebbe stato molto meglio lasciare che un gruppo di esperti indipendenti esaminasse il "pacchetto chiuso n°1" e porre fine una volta per tutte  a ogni speculazione sulla sua autenticità. Ma finché si tengono questi "originali" lontano pubblico e dalla comunità scientifica, si continua a confermare i sospetti che la vicenda di Katyn è stata falsificata. E probabilmente questo è ciò che è successo. 

Bibliografia e sitografia


Gorbaciov, Mikhail, Zhizn 'i reformy (2 libri), Novosti, Moscow 1995

Ilyukhin, Viktor, O rezolyutsii Gosdumy RF "Pamyati zhertv Katynskoi tragedii" (pubblicato il 24 novembre 2010)
(Questo articolo contiene la bozza di cinque pagine di "lettera di Beria")

Intervista con lo storico Yuri Zhukov alla stazione radio Serebryanyj dozhd', 100,1 FM, 28 marzo 2008 08:05 MSK / MSD
http://www.moskva.fm/stations/FM_100.1/programs/однажды_на_дожде/2008-03-28_08:05

Istorik Yuri Zhukov nd r / s Serebryannyj dozhd '(28 marta, 2008) (discussione dal forum del sito web "La verità su Katyn")

Documenti di Katyn del "pacchetto chiuso n°1" (pubblicato il 28 aprile 2010 sul sito ufficiale di Rosarkhiv)

Makarov, Andrey, Ya videl nazvaniye Papki: volosy dybom vstayut ..., da Nashe Vremya, Nr. 139, 26 ottobre-1 novembre, 2009
http://www.gazetanv.ru/archive/2009/139/6028/

Shved, Vladislav, Katyn del 2010. Novaya stranitsa ili ...? (Pubblicato il 30 aprile 2010)

Shved, Vladislav, Vnov 'o Katyni ili 70-letiye katynskogo rasstrela, kak Lozhka degtya k 65-letiyu Velikoj Pobedy (pubblicata il 14 febbraio 2010)

Yakovlev, Alexander, Sumerki, OOO Izdatel'skaya firma Materik, Mosca 2003

Yazhborovskaya I.S., Yablokov A.Yu., Parsadanova V.S., Katynskij sindrom v sovetsko-pol'skikh otnosheniyakh, Mosca, ROSSPEN 2001


domenica 25 novembre 2012

Trotskij e i Processi di Mosca


REDAZIONE NOICOMUNISTI

GUIDO FONTANA ROS

Tratteremo solo di alcune (tra le tante) circostanze probatorie che evidenziano chiaramente come Leiba Bronstein, alias Lev Trotskij, fosse direttamente implicato e tirasse le fila della colossale congiura smantellata durante i famosi “Processi di Mosca” (vedi post su questo blog, dal titolo "Schema dei Processi contro la Quinta Colonna in URSS dal 1936 al 1938").


Secondo il "main stream" propagandistico anticomunista, i Processi furono inventati di sana pianta dallo NKVD su ordine di Stalin per sbarazzarsi della vecchia guardia bolscevica. 
Trotskij, inoltre, affermò sempre di non aver più avuto nessuno contatto con i suoi sostenitori in URSS, dopo il suo esilio nel 1929.
Non è assolutamente così.
I Processi di Mosca furono veri processi a tutti gli effetti, le accuse erano reali e fu provata la colpevolezza degli imputati e Trotskij fu sempre in stretto contatto con i cospiratori come ha ampiamente dimostrato uno storico, per di più anticomunista, come Arch J. Getty in “Trotsky in Exile: The Founding of the Fourth International.” Soviet Studies 38, 1 (January, 1986), pp. 27-28".
Sentiamo qualche testimone diretto, non comunista e non sovietico.




Dal libro "Ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca. Relazioni autentiche e confidenziali sull'Unione Sovietica fino all’ottobre 1941" Zurigo, 1943 dell'ambasciatore USA, J. E. Davies:

"...Una ragione oggettiva (...) mi ha fatto concludere – a malincuore - che lo Stato ha realmente provato le accuse. Non esiste alcun dubbio sull'esistenza di una cospirazione assai grave fra i dirigenti contro il governo sovietico, e sul fatto che le violazioni della legge indicate nei capi d'accusa siano realmente state commesse, e siano dunque punibili. Ho parlato con praticamente tutti i membri del corpo diplomatico qui presenti, e tranne, forse, una sola eccezione, tutti sono dell’avviso che i dibattiti abbiano stabilito l’effettiva esistenza di un piano segreto e di una cospirazione miranti ad eliminare il governo." da pag. 33, dopo aver assistito al processo di Radek e altri,  il 17 febbraio del 1937 aveva inviato un rapporto in merito al Segretario di Stato degli Stati Uniti.


Stalin riceve Davies, dal film del 1943, Mission to Moscow


"Un altro diplomatico ha fatto ieri una considerazione istruttiva. Parlavamo del processo ed egli ha affermato: "Gli accusati sono senza alcun dubbio colpevoli, abbiamo tutti assistito al processo, siamo unanimi. Ma per il mondo esterno, al contrario, le descrizioni del processo hanno il carattere di una messinscena". Sapeva come ciò non rispondesse al vero, ma apparentemente era bene che il resto del mondo avesse questa impressione" da pag.86, Davies nel suo diario, l'11 marzo 1937.



"Nonostante i miei pregiudizi (...) dopo aver osservato quotidianamente i testimoni e il loro modo di deporre, e in ragione di fatti finora sconosciuti, giustificati (...) sono arrivato alla conclusione che gli accusati abbiano effettivamente violato le leggi sovietiche enumerate negli atti d'accusa. Le stesse, confermate nel contraddittorio, provano le accuse d'alto tradimento e giustificano le condanne emesse contro di loro. L'opinione dei diplomatici che hanno assistito regolarmente ai dibattiti è stata unanime: il processo ha denunciato l'esistenza di una congiura d'opposizione politica di altissimo livello. Il processo ha permesso loro di capire fatti che erano fino ad allora incomprensibili." da pag. 209, a proposito del processo a Bukarin del 1938.


Dal libro "From Right to Left" Londra 1965 dell'avvocato britannico D.N. Pritt:
"La mia impressione è che il processo sia stato condotto equamente, e che gli accusati fossero realmente colpevoli. La stessa sensazione è condivisa da tutti i giornalisti con i quali ho potuto parlare. E certamente pensavano la stessa cosa tutti gli osservatori stranieri (ce n’erano molti, soprattutto diplomatici). Ho sentito uno di loro affermare: "Naturalmente, sono colpevoli. Ma per ragioni di propaganda, dobbiamo negare.", da pag. 110-111, a proposito del Processo del 1936 contro Zinoviev e altri.


Dal libro "Mosca 1937" di Lion Feuchtwanger:

"Quando a Mosca assistetti al secondo processo, quando vidi ed udii Pjatakov, Radek ed i suoi amici,  l'impressione  di  quanto  questi  accusati  dissero  ed  il  modo  con  cui  lo  dissero  fece sciogliere questi miei sospetti come la neve al sole. Se quello che dissero è falso o predisposto, allora non so più che cosa è la verità. Presi quindi i verbali del processo, meditai su quanto avevo visto e sentito, e considerai, ancora una volta, il pro e il contro della veridicità dell'accusa"



"Non posso dire di aver ricevuto questa impressione. Gli uomini processati non erano affatto persone torturate e disperate davanti al loro boia. Non bisogna, naturalmente, pensare che questo processo abbia avuto qualche cosa di fittizio, di artificioso od anche soltanto di solenne o patetico. L'aula in  cui  ebbe luogo il  processo non era molto vasta, poteva contenere circa trecentocinquanta persone. I giudici, l'avvocato dello Stato, gli accusati ed i difensori sedevano su una bassa tribuna con scale per salirvi, non vi erano barriere fra tribunale e pubblico. E nemmeno c'era qualche cosa che ricordasse il banco degli accusati; la barriera che separava gli accusati dal pubblico sembrava piuttosto il parapetto di un palco."
"Gli accusati erano persone ben curate e ben vestite, dai gesti disinvolti e naturali, bevevano tè, avevano  giornali  in  tasca  e  guardavano  molto  il  pubblico.  Tutto  l'insieme  non  faceva l'impressione di un penosissimo processo, ma piuttosto di una discussione, condotta su un tono di conversazione, da uomini colti, che si occupavano di stabilire la verità e di giudicare quanto era successo"
Dal libro "Scritti sulla politica e la società, L.I. 1919-1941". Aufbau-Verlag. Berlino e Weimar 1968, di B. Brecht:
"Una falsa concezione li ha condotti ad un profondo isolamento e al crimine. Tutte le canaglie del Paese e dell’estero, tutti questi parassiti hanno visto instaurarsi in loro il sabotaggio e lo spionaggio. Avevano gli stessi obiettivi dei criminali. Sono persuaso che questa è la verità, e che come tale sarà intesa nell'Europa dell'Ovest, anche dai lettori nemici...Il politicante che ha bisogno della disfatta per impadronirsi del potere, persegue la disfatta. Colui che vuol essere il "salvatore" opera per mettere in atto una situazione nella quale potrà "salvare", e quindi una situazione cattiva... Trotsky ha dapprima interpretato il crollo dello Stato operaio come una conseguenza della guerra, o meglio del pericolo da essa rappresentato, ma più avanti la stessa è divenuta per lui un presupposto alla sua azione pratica. Se la guerra arrivasse, la costruzione "precipitata" sprofonderebbe, l'apparato sarebbe isolato delle masse. All'esterno occorrerà rinunciare all'Ucraina, alla Siberia orientale, ecc... All'interno, bisognerà fare concessioni, tornare alle forme capitaliste, rinforzare o lasciare rinforzarsi i gulag; ma tutto ciò va nella direzione di una nuova azione, il ritorno di Trotsky. I centri anti-stalinisti non hanno la forza morale di ricorrere al proletariato, non tanto perché siano vigliacchi, quanto piuttosto perché non possiedono una reale base organizzata in seno alle masse, non hanno niente da proporre, non hanno compiti da assegnare alle forze produttive del Paese. Dunque, confessano. E possiamo pensare che confessino anche più di quanto non ci si aspetterebbe."

Le circostanze probatorie riguardano questi punti:
1) Affaire Hotel Bristol. 
2) Telegramma di Trotskij del 18 giugno 1937 al Comitato Centrale
3) Dichiarazione del Ministro della Guerra nipponico Gen. Hajime Sugiyama del febbraio 1937 
4) Telegramma criptato dell’ambasciatore cecoslovacco in Berlino al presidente Benes 
5) Il coinvolgimento di Bucharin 
6) Falsa affermazione di Leon Sedov, figlio di Troskij

E' DA TENERE PRESENTE CHE SIA TROTSKIJ SIA SUO FIGLIO, LEON SEDOV, HANNO SEMPRE NEGATO OGNI CONTATTO CON GLI IMPUTATI DEI PROCESSI

1) AFFAIRE HOTEL BRISTOL
Confessione di Eduard Solomonovich Gol’tsman:
Durante una seduta dei Processi del 1936 (“Processo del centro terrorista trotskista-zinovievista” oppure “Processo dei 16”), il 21 agosto, uno degli imputati, Eduard Solomonovich Gol’tsman (“Holtzman” nella translitterazione anglosassone), ex membro dello staff (sottosegretario) del Commissariato del Popolo al Commercio Estero, affermò di avere incontrato Lev Trotskij, tramite Leon Sedov, figlio di Trotskij, a Copenaghen, nel novembre 1932.
Dal resoconto della sua testimonianza:
Holtzman:  …nel mese di novembre ho di nuovo telefonato a Sedov e ci siamo incontrati ancora. Sedov mi disse: "Prima di ritornare in URSS sarebbe una buona cosa se tu venissi con me a Copenaghen dove c’è mio padre."
Vyshinsky: Vale a dire?
Holtzman: Vale a dire, Trotsky.
Vyshinsky: Ci andaste?
Holtzman: Ero d'accordo, ma gli ho detto che non potevamo andare insieme per motivi di segretezza. Ho organizzato con Sedov di essere a Copenaghen nel giro di due o tre giorni, di prenotare all’Hotel Bristol e di incontrarci là. Sono andato in albergo direttamente dalla stazione e nel salone ho incontrato Sedov. Alle ore 10:00 siamo andati da Trotsky.


Indicato dalla freccia, l'ingresso al Grand Hotel accanto alla
confetteria Bristol 
Colpo di scena! L’Hotel Bristol a Copenaghen non esiste nel 1932!
Tutto sarebbe una sporca menzogna orchestrata dal NKVD (Narodnyj komissariat vnutrennich, Commissariato del popolo per gli affari interni)!
Questi ultimi sarebbero stati veramente dei ciaparat a far avvenire l’incontro in un hotel che non c’era più...naturalmente su ordine del cattivone per eccellenza: Stalin.
Un breve articolo pubblicato sulla prima pagina del quotidiano danese Social-Demokraten, a una settimana delle esecuzioni dei condannati in questo processo, rivela che l'Hotel Bristol a Copenhagen aveva cessato l'attività nel 1917 e non aveva mai più riaperto i battenti. Era addirittura bruciato.
A rovinare la festa, tuttavia, ci pensano i comunisti danesi che, nella edizione del 29 gennaio 1937 del loro Arbejderbladet, organo del Partito Comunista danese, affermano in un articolo di critica al pamphlet di Friedrich Adler, “Il processo alle streghe di Mosca” che sì, l’Hotel Bristol non esisteva più, ma che di fronte alla stazione di Copenaghen sorge un grande caffè di nome Bristol che:
Pianta che dimostra il collegamento fra confetteria e hotel

1) ha una grande insegna con il nome Bristol
2) ha l’ingresso proprio a fianco del Grand Hotel
3) c’è un collegamento interno con la hall dell’Hotel e sia l’hotel che il caffè appartengono alla stessa famiglia
Mettono pure una foto e una piantina…
A sciupare la fiaba ci si mette pure la rivista Soviet Russia Today, edita a New York,  che nel marzo 1937 ripubblica la foto suddetta.
Naturalmente passa tutto sotto silenzio; inoltre Leon Trotskij, nel famoso affidavit (testimonianza giurata davanti a una commissione, in questo caso un giurin giurello fatto davanti ad amici...come se Pacciani davanti ai compagni di merende giurasse di non c’entrare nulla) reso alla Commissione Dewey, nega ogni cosa, tranne il viaggio a Copenaghen.
Qualche accenno a codesta Commissione Dewey: per allontanare definitivamente i sospetti di qualsiasi coinvolgimento del "più grande rivoluzionario di tutti i tempi" con i congiurati che volevano sovvertire il primo stato socialista costruito nel mondo (ma allora i processi erano veri…), si decide di istituire una commissione di inchiesta indipendente che esaminasse i fatti, con Trostkij nelle vesti di imputato e tanto di avvocato difensore. Naturalmente una buffonata visto che i partecipanti erano o suoi collaboratori o suoi simpatizzanti. Venne anche invitato ad assistere ai lavori l’ambasciatore sovietico a Città del Messico che naturalmente declinò l'invito, essendo una persona con cognizione del senso del ridicolo.
Nelle testimonianze rese a questa Commissione ne compaiono anche 2 platealmente false che negano ogni possibile confusione tra il Grand Hotel e la caffetteria Bristol, quindi Eduard Solomonovich Gol’tsman mentiva... Tutto questo viene ampiamente discusso e smontato dal recente lavoro di uno storico svedese, Sven-Eric Holmström, New Evidence Concerning the “Hotel Bristol” Question in the First Moscow Trial of 1936, che potrete scaricare da questo link

2) TELEGRAMMA DI TROTSKY
Il 18 giugno 1937, un sorprendente telegramma giunge a Mosca. Provienente da Città del Messico ed indirizzato al Comitato Centrale del Partito Comunista Sovietico, è firmato Lev Trotskij.
Questo il testo, in inglese, in quanto i telegrammi internazionali  dal Messico in quell'epoca erano in tale lingua:



POLICY IS LEADING TO COMPLETE COLLAPSE INTERNAL AS WELL

AS EXTERNAL STOP ONLY SALVATION IS RADICAL TURN TOWARD

SOVIET DEMOCRACY BEGINNING WITH OPEN REVIEW OF THE LAST

TRIALS STOP ALONG THIS ROAD I OFFER COMPLETE SUPPORT –

TROTSKY

La traduzione:


POLITICA STA CONDUCENDO SIA COLLASSO INTERNO CHE ESTERNO

STOP SOLA SALVEZZA E’ RADICALE RIVOLGIMENTO VERSO DEMOCRAZIA

SOVIETICA COMINCIANDO CON APRIRE REVISIONE DEGLI ULTIMI

PROCESSI STOP LUNGO QUESTA STRADA IO OFFRO COMPLETO SUPPORTO -

TROTSKY



Ha qualche significato?
Troskij era stato espulso dall’URSS nel 1929 e, condannato in contumacia nei Processi, su di lui pendeva un mandato di arresto. Come pensava seriamente di rientrare in URSS?
A meno che…
1) fosse impazzito
2) volesse far dispetto a Stalin
3) non solo fosse perfettamente al corrente della cospirazione per il colpo di stato, ma sapeva che forse non tutto era ancora stato svelato dai Processi e che c’era ancora qualche margine di manovra
Del resto si può definire il 1937 un anno tremendo per l’URSS:


  • in aprile Genrikh Yagoda, (Commissario Capo del NKVD  fino al precedente settembre) e Avel’ Enukidze (come Yagoda membro del Comitato Centrale),  e altri membri del Governo, cominciarono a confessare circa il loro importante ruolo nella cospirazione;
  • a maggio vi è la rivolta interna in Spagna contro il governo repubblicano da parte degli anarchici del POUM e dei trotskisti in combutta con l’intelligence franchista e nazista;
  • a giugno scoppia il caso del processo ai militari, nel quale è imputato Mikhail Tukachevsky e non solo: risulta che nel complotto sono coinvolti oltre a Yagoda anche Bucharin e Rykov e che, cosa vergognosa, erano in contatto con i servizi segreti tedeschi e giapponesi;
  • Il 2 giugno Bucharin, dopo 3 mesi di silenzio totale, comincia a confessare. Lo stesso giorno anche Lev M. Karakhan, un prominente diplomatico ammette di far parte del complotto;
per il 23 giugno viene fissato il Plenum del Comitato centrale e il 18 arriva lo strano telegramma citato sopra.
Traetene voi stessi le conclusioni…

E' DA TENERE PRESENTE CHE SIA TROTSKIJ SIA SUO FIGLIO, LEON SEDOV, HANNO SEMPRE NEGATO OGNI CONTATTO CON GLI IMPUTATI DEI PROCESSI

Altra interessante implicazione
La stragrande maggioranza degli “storici” (ci sarebbe da aprire un bel dibattito su cosa sono in realtà questi storici), ha sempre affermato che in realtà Stalin e i suoi collaboratori sapevano che in realtà Trotskij non fosse implicato con lo spionaggio tedesco o quello giapponese. Bene, allora come si spiega la seguente annotazione autografa sulla traduzione del telegramma?
Stalin annota:
“Brutta spia” e “Sfacciata spia di Hitler”
Quindi firma lui stesso e fa firmare a V. Molotov, K. Voroshilov, A. Mikoian e A. Zhdanov
Originale del telegramma



3) DICHIARAZIONE DEL MINISTRO DELLA GUERRA NIPPONICO GEN. HAJIME SUGIYAMA
Il generale Hajime Sugiyama nel febbraio del 1937, rivelò di essere in contatti con oppositori dell'Urss che passavano informazioni riservate all'inteligence giapponese (“Soviet Links Tokyo With ‘Trotskyism.’” New York Times March 2, 1937, p. 5). Naturalmente anche quest'ultimo giornale era sotto il controllo degli "stalinisti"...

4) TELEGRAMMA CRIPTATO DELL'AMBASCIATORE CECOSLOVACCO IN BERLINO

Nel 1987, negli archivi di stato della Cecoslovacchia, viene scoperto un telegramma in cui si informava il presidente Benes che Hitler era a conoscenza che generali di alto rango preparavano un colpo di stato in URSS. Questo documento trova riscontro negli archivi nazisti catturati dagli Alleati e resi pubblici a partire dal 1974.

5) IL COINVOLGIMENTO DI BUCHARIN

Una conferma della luciferina doppiezza di Bucharin viene dalla testimonianza di un suo amico personale: Jules Humbert Droz esponente di primo piano del Partito Comunista svizzero, nonché feroce antistalinista.
Nel suo libro di memorie "Mémoirs de Jules Humbert-Droz. De Lénine à Staline. Dix ans au service de l’internationale communiste 1921-1931" Neufchâtel: A la Baconnière, 1971, afferma testualmente a pag.370 e pag 380:

"Nous eûmes une longue et franche conversation. Il me mit au courant des contacts pris par son groupe avec la fraction Zinoviev-Kamenev pour coordonner la lute contre le pouvoir de Staline. Je ne lui cachai pas que je n’approuvrais pas cette liaison des oppositions: «La lute contre Staline n’est pas un programme politique. Nous avons combattu avec raison le programme des troskystes sur des problems essentiels, le danger des koulaks en Russie, la lute contre le front unique avec les social démocrates, les problems chinois, la perspective révolutionnaire très courte, etc. Au lendemain d’une victoire commune contre Staline, ces problems politiques nous diviseront. Ce bloc est un bloc sans principles, qui s’effritera meme avant d’aboutir.»
Boukharine me dit aussi qu’ils avaient decide d’utiliser la terreur individuelle pour se débarrasser de Staline. Sur ce point aussi je fis d’expresses reserves: l’introduction de la terreur individuelle dans les lutes politiques nées de la Révolution russe risquait fort de se tourner contre ceux qui l’emploieraient. Elle n’a jamais été une arme révolutionnaire. «Mon opinion est que nous devons continuer la lute idéologique et politique contre Staline. Sa ligne conduira, dans un avenir proche, à une catastrophe qui ouvrira les yeux des communists et aboutira à un changement d’orientation. Le fascism menace l’Allemagne et notre parti de phraseurs sera incapable de lui resister. Devant la debacle du Parti communiste allemande et l’extension du fascism à la Pologne, à la France, l’Internationale devra change de politque. Ce moment-là sera notre heure. Il faut donc rester disciplines, appliquer les decisions sectaires après les avoir combtatues et s’opposer aux fautes et aux measures gauchistes, mais continue la lute sur le terrain strictement politique"
La frase chiave è questa:" Boukharine me dit aussi qu’ils avaient decide d’utiliser la terreur individuelle pour se débarrasser de Staline" vale a dire: "BUCHARIN MI HA ANCHE DETTO CHE ESSI AVEVANO DECISO DI UTILIZZARE IL TERRORE INDIVIDUALE PER SBARAZZARSI DI STALIN".


Questo nel 1929,9 anni prima del processo. Stalin stesso alla notizia del coinvolgimento di Bucharin rimase incredulo e raccomandò il massimo zelo nella condotta delle indagini al fine di esserne sicuri al 100%.


6)FALSA AFFERMAZIONE DI LEON SEDOV FIGLIO DI TROTSKIJ

Leon Sedov, nel suo " Libro rosso sui Processi di Mosca", afferma che il "Blocco della destra e dei Troskisti" non è mai esistito, che si trattò sempre di un'opposizione politica, alla luce del sole. Peccato che, tra le altre cose, esista negli archivi di Troskij, una lettera all'inchiostro simpatico scritta di suo pugno, lettera in cui attesta l'esistenza del citato Blocco e dei suoi contatti con i componenti. Lettera resa pubblica nel libro di Pierre Broué "Trotsky" - (Paris), Fayard, 1988. Del resto anche Pierre Broué era un acceso stalinista...(Per chi non capisse, è da intendersi in senso ironico: Pierre Broué era un acceso ANTIstalinista)

Chi fosse interessato ad approfondire può consultare questo breve saggio di Grover Furr a questo link.