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sabato 3 ottobre 2015

La biografia di Bukharin di Stephen Cohen: uno studio sulle falsità delle "Rivelazioni" dell'era Khrushcev

REDAZIONE NOICOMUNISTI


Traduzione di Davide Spagnoli e revisione testo di Mila Danesi

Presentiamo la traduzione di un saggio, uscito nel 2010, nel libro di Grover Furr e Vladimir Bobrov, 1937. Pravosudie Stalina. Obzhalovaniiu ne podlezhit! Moscow: Iauza-Eksmo, 2010 pp. 195-333 (1937. La giustizia di Stalin non è soggetta ad appello), di cui precedentemente abbiamo pubblicato il capitolo introduttivo, qui. Questo saggio poi è stato tradotto in inglese e rivisto per essere pubblicato nel sito di Grover Furr, qui.

Il saggio prende in esame la biografia di Bukharin scritta dallo storico Stephen Cohen,Bukharin and the Bolshevik Revolution: A Political Biography, 1888-1938 New York, 1980, Oxford University Press, che viene considerata la migliore opera in circolazione sull'argomento.

Bene, è un cumulo di falsità, di "si dice", di "lo sanno tutti", basati sui testi dei propagandisti anticomunisti precedenti (non possono essere definiti storici in quanto non vogliamo offendere una categoria degnissima di studiosi), confutati da almeno un trentennio dalla normalissima ricerca storica. Le asserzioni del testo in questione, in linea con quelle dei Conquest, dei Service, dei Mevdevev, troverebbero migliore collocazione nelle colonne di qualche rivistina scandalistica, ma tant'è: le falsificazioni, le bugie, le infamie sono state ripetute milioni di volte, ovunque, per decenni e decenni, fino a che sono diventate verità metafisiche, veri e propri dogmi. Il fatto più vergognoso e anche avvilente è che queste infamie vengano fieramente ripetute da ogni sedicente rivoluzionario comunista; pare che per essere veramente rivoluzionari, occorra non perdere l'occasione di unirsi alla schiera di spalatori di sterco su Stalin e l'URSS.

Dall'Introduzione:

"L’IMPORTANZA DI QUESTA TRADUZIONE"

Quella che presentiamo è la traduzione di una saggio cofirmato da Grover Furr e Vladimir Bobrov, che ha per tema il decimo capitolo della biografia di Bukharin scritta da Stephen Cohen. Furr e Bobrov dimostrano, documenti alla mano, che quanto scritto da Cohen è falso. Bukharin ne esce come tutt’altro che un eroe, una vittima di Stalin e dello stalinismo. 

La figura di Nikolaj Ivanovich Bukharin è centrale non solo per il suo ruolo giocato negli avvenimenti a lui coevi, ma anche in gran parte di quelli anche distanti dal suo tempo, ma che hanno a che fare con il revisionismo anticomunista utilizzato per distruggere i partiti comunisti.

Ogniqualvolta un partito comunista rivalutava la figura di Bukharin - e in questo la dirigenza del PCI della fine degli anni ‘70 è stata maestra di revisionismo anticomunista -, in realtà si puntava a distruggere il partito comunista. E sempre si è passati attraverso la mistificazione che porta alla santità di Bukharin per dimostrare quanto Stalin fosse cattivo, malvagio ecc. ecc.


Il primo revisionista anticomunista fu Kruscev – del quale, in altra sezione, abbiamo iniziato la pubblicazione delle puntate di “Kruscev attraverso le sue memorie”, che mostra chi fosse l’ex segretario del PCUS attraverso le sue stesse memorie - che indicò la strada a tutti gli anticomunisti per distruggere il PCUS e l’URSS, e fu fonte di ispirazione per Gorbachev e tutti i revisionisti anticomunisti del pianeta.

Ecco, questo prezioso lavoro di Furr-Bobrov smentisce, documenti alla mano, quanto la vulgata revisionista anticomunista amplificata da loschi figuri come Robert Conquest, Amy Knight, Stephen Cohen e moltissimi altri ancora ci ha bombardato da decenni sulla reale figura di Nikolaj Ivanovich Bukharin e, indirettamente, smentisce, sempre in maniera documentata, alcuni tratti dell’immagine di Stalin costruita dai revisionisti anticomunisti e dai loro megafoni occidentali.

Il lavoro è un po’ lungo, ma lo sforzo fatto per leggerlo sarà ampiamente ripagato.

Forlì, 10 ottobre 2015

Davide Spagnoli

TRADUZIONE

FONTE







domenica 25 novembre 2012

Trotskij e i Processi di Mosca


REDAZIONE NOICOMUNISTI

GUIDO FONTANA ROS

Tratteremo solo di alcune (tra le tante) circostanze probatorie che evidenziano chiaramente come Leiba Bronstein, alias Lev Trotskij, fosse direttamente implicato e tirasse le fila della colossale congiura smantellata durante i famosi “Processi di Mosca” (vedi post su questo blog, dal titolo "Schema dei Processi contro la Quinta Colonna in URSS dal 1936 al 1938").


Secondo il "main stream" propagandistico anticomunista, i Processi furono inventati di sana pianta dallo NKVD su ordine di Stalin per sbarazzarsi della vecchia guardia bolscevica. 
Trotskij, inoltre, affermò sempre di non aver più avuto nessuno contatto con i suoi sostenitori in URSS, dopo il suo esilio nel 1929.
Non è assolutamente così.
I Processi di Mosca furono veri processi a tutti gli effetti, le accuse erano reali e fu provata la colpevolezza degli imputati e Trotskij fu sempre in stretto contatto con i cospiratori come ha ampiamente dimostrato uno storico, per di più anticomunista, come Arch J. Getty in “Trotsky in Exile: The Founding of the Fourth International.” Soviet Studies 38, 1 (January, 1986), pp. 27-28".
Sentiamo qualche testimone diretto, non comunista e non sovietico.




Dal libro "Ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca. Relazioni autentiche e confidenziali sull'Unione Sovietica fino all’ottobre 1941" Zurigo, 1943 dell'ambasciatore USA, J. E. Davies:

"...Una ragione oggettiva (...) mi ha fatto concludere – a malincuore - che lo Stato ha realmente provato le accuse. Non esiste alcun dubbio sull'esistenza di una cospirazione assai grave fra i dirigenti contro il governo sovietico, e sul fatto che le violazioni della legge indicate nei capi d'accusa siano realmente state commesse, e siano dunque punibili. Ho parlato con praticamente tutti i membri del corpo diplomatico qui presenti, e tranne, forse, una sola eccezione, tutti sono dell’avviso che i dibattiti abbiano stabilito l’effettiva esistenza di un piano segreto e di una cospirazione miranti ad eliminare il governo." da pag. 33, dopo aver assistito al processo di Radek e altri,  il 17 febbraio del 1937 aveva inviato un rapporto in merito al Segretario di Stato degli Stati Uniti.


Stalin riceve Davies, dal film del 1943, Mission to Moscow


"Un altro diplomatico ha fatto ieri una considerazione istruttiva. Parlavamo del processo ed egli ha affermato: "Gli accusati sono senza alcun dubbio colpevoli, abbiamo tutti assistito al processo, siamo unanimi. Ma per il mondo esterno, al contrario, le descrizioni del processo hanno il carattere di una messinscena". Sapeva come ciò non rispondesse al vero, ma apparentemente era bene che il resto del mondo avesse questa impressione" da pag.86, Davies nel suo diario, l'11 marzo 1937.



"Nonostante i miei pregiudizi (...) dopo aver osservato quotidianamente i testimoni e il loro modo di deporre, e in ragione di fatti finora sconosciuti, giustificati (...) sono arrivato alla conclusione che gli accusati abbiano effettivamente violato le leggi sovietiche enumerate negli atti d'accusa. Le stesse, confermate nel contraddittorio, provano le accuse d'alto tradimento e giustificano le condanne emesse contro di loro. L'opinione dei diplomatici che hanno assistito regolarmente ai dibattiti è stata unanime: il processo ha denunciato l'esistenza di una congiura d'opposizione politica di altissimo livello. Il processo ha permesso loro di capire fatti che erano fino ad allora incomprensibili." da pag. 209, a proposito del processo a Bukarin del 1938.


Dal libro "From Right to Left" Londra 1965 dell'avvocato britannico D.N. Pritt:
"La mia impressione è che il processo sia stato condotto equamente, e che gli accusati fossero realmente colpevoli. La stessa sensazione è condivisa da tutti i giornalisti con i quali ho potuto parlare. E certamente pensavano la stessa cosa tutti gli osservatori stranieri (ce n’erano molti, soprattutto diplomatici). Ho sentito uno di loro affermare: "Naturalmente, sono colpevoli. Ma per ragioni di propaganda, dobbiamo negare.", da pag. 110-111, a proposito del Processo del 1936 contro Zinoviev e altri.


Dal libro "Mosca 1937" di Lion Feuchtwanger:

"Quando a Mosca assistetti al secondo processo, quando vidi ed udii Pjatakov, Radek ed i suoi amici,  l'impressione  di  quanto  questi  accusati  dissero  ed  il  modo  con  cui  lo  dissero  fece sciogliere questi miei sospetti come la neve al sole. Se quello che dissero è falso o predisposto, allora non so più che cosa è la verità. Presi quindi i verbali del processo, meditai su quanto avevo visto e sentito, e considerai, ancora una volta, il pro e il contro della veridicità dell'accusa"



"Non posso dire di aver ricevuto questa impressione. Gli uomini processati non erano affatto persone torturate e disperate davanti al loro boia. Non bisogna, naturalmente, pensare che questo processo abbia avuto qualche cosa di fittizio, di artificioso od anche soltanto di solenne o patetico. L'aula in  cui  ebbe luogo il  processo non era molto vasta, poteva contenere circa trecentocinquanta persone. I giudici, l'avvocato dello Stato, gli accusati ed i difensori sedevano su una bassa tribuna con scale per salirvi, non vi erano barriere fra tribunale e pubblico. E nemmeno c'era qualche cosa che ricordasse il banco degli accusati; la barriera che separava gli accusati dal pubblico sembrava piuttosto il parapetto di un palco."
"Gli accusati erano persone ben curate e ben vestite, dai gesti disinvolti e naturali, bevevano tè, avevano  giornali  in  tasca  e  guardavano  molto  il  pubblico.  Tutto  l'insieme  non  faceva l'impressione di un penosissimo processo, ma piuttosto di una discussione, condotta su un tono di conversazione, da uomini colti, che si occupavano di stabilire la verità e di giudicare quanto era successo"
Dal libro "Scritti sulla politica e la società, L.I. 1919-1941". Aufbau-Verlag. Berlino e Weimar 1968, di B. Brecht:
"Una falsa concezione li ha condotti ad un profondo isolamento e al crimine. Tutte le canaglie del Paese e dell’estero, tutti questi parassiti hanno visto instaurarsi in loro il sabotaggio e lo spionaggio. Avevano gli stessi obiettivi dei criminali. Sono persuaso che questa è la verità, e che come tale sarà intesa nell'Europa dell'Ovest, anche dai lettori nemici...Il politicante che ha bisogno della disfatta per impadronirsi del potere, persegue la disfatta. Colui che vuol essere il "salvatore" opera per mettere in atto una situazione nella quale potrà "salvare", e quindi una situazione cattiva... Trotsky ha dapprima interpretato il crollo dello Stato operaio come una conseguenza della guerra, o meglio del pericolo da essa rappresentato, ma più avanti la stessa è divenuta per lui un presupposto alla sua azione pratica. Se la guerra arrivasse, la costruzione "precipitata" sprofonderebbe, l'apparato sarebbe isolato delle masse. All'esterno occorrerà rinunciare all'Ucraina, alla Siberia orientale, ecc... All'interno, bisognerà fare concessioni, tornare alle forme capitaliste, rinforzare o lasciare rinforzarsi i gulag; ma tutto ciò va nella direzione di una nuova azione, il ritorno di Trotsky. I centri anti-stalinisti non hanno la forza morale di ricorrere al proletariato, non tanto perché siano vigliacchi, quanto piuttosto perché non possiedono una reale base organizzata in seno alle masse, non hanno niente da proporre, non hanno compiti da assegnare alle forze produttive del Paese. Dunque, confessano. E possiamo pensare che confessino anche più di quanto non ci si aspetterebbe."

Le circostanze probatorie riguardano questi punti:
1) Affaire Hotel Bristol. 
2) Telegramma di Trotskij del 18 giugno 1937 al Comitato Centrale
3) Dichiarazione del Ministro della Guerra nipponico Gen. Hajime Sugiyama del febbraio 1937 
4) Telegramma criptato dell’ambasciatore cecoslovacco in Berlino al presidente Benes 
5) Il coinvolgimento di Bucharin 
6) Falsa affermazione di Leon Sedov, figlio di Troskij

E' DA TENERE PRESENTE CHE SIA TROTSKIJ SIA SUO FIGLIO, LEON SEDOV, HANNO SEMPRE NEGATO OGNI CONTATTO CON GLI IMPUTATI DEI PROCESSI

1) AFFAIRE HOTEL BRISTOL
Confessione di Eduard Solomonovich Gol’tsman:
Durante una seduta dei Processi del 1936 (“Processo del centro terrorista trotskista-zinovievista” oppure “Processo dei 16”), il 21 agosto, uno degli imputati, Eduard Solomonovich Gol’tsman (“Holtzman” nella translitterazione anglosassone), ex membro dello staff (sottosegretario) del Commissariato del Popolo al Commercio Estero, affermò di avere incontrato Lev Trotskij, tramite Leon Sedov, figlio di Trotskij, a Copenaghen, nel novembre 1932.
Dal resoconto della sua testimonianza:
Holtzman:  …nel mese di novembre ho di nuovo telefonato a Sedov e ci siamo incontrati ancora. Sedov mi disse: "Prima di ritornare in URSS sarebbe una buona cosa se tu venissi con me a Copenaghen dove c’è mio padre."
Vyshinsky: Vale a dire?
Holtzman: Vale a dire, Trotsky.
Vyshinsky: Ci andaste?
Holtzman: Ero d'accordo, ma gli ho detto che non potevamo andare insieme per motivi di segretezza. Ho organizzato con Sedov di essere a Copenaghen nel giro di due o tre giorni, di prenotare all’Hotel Bristol e di incontrarci là. Sono andato in albergo direttamente dalla stazione e nel salone ho incontrato Sedov. Alle ore 10:00 siamo andati da Trotsky.


Indicato dalla freccia, l'ingresso al Grand Hotel accanto alla
confetteria Bristol 
Colpo di scena! L’Hotel Bristol a Copenaghen non esiste nel 1932!
Tutto sarebbe una sporca menzogna orchestrata dal NKVD (Narodnyj komissariat vnutrennich, Commissariato del popolo per gli affari interni)!
Questi ultimi sarebbero stati veramente dei ciaparat a far avvenire l’incontro in un hotel che non c’era più...naturalmente su ordine del cattivone per eccellenza: Stalin.
Un breve articolo pubblicato sulla prima pagina del quotidiano danese Social-Demokraten, a una settimana delle esecuzioni dei condannati in questo processo, rivela che l'Hotel Bristol a Copenhagen aveva cessato l'attività nel 1917 e non aveva mai più riaperto i battenti. Era addirittura bruciato.
A rovinare la festa, tuttavia, ci pensano i comunisti danesi che, nella edizione del 29 gennaio 1937 del loro Arbejderbladet, organo del Partito Comunista danese, affermano in un articolo di critica al pamphlet di Friedrich Adler, “Il processo alle streghe di Mosca” che sì, l’Hotel Bristol non esisteva più, ma che di fronte alla stazione di Copenaghen sorge un grande caffè di nome Bristol che:
Pianta che dimostra il collegamento fra confetteria e hotel

1) ha una grande insegna con il nome Bristol
2) ha l’ingresso proprio a fianco del Grand Hotel
3) c’è un collegamento interno con la hall dell’Hotel e sia l’hotel che il caffè appartengono alla stessa famiglia
Mettono pure una foto e una piantina…
A sciupare la fiaba ci si mette pure la rivista Soviet Russia Today, edita a New York,  che nel marzo 1937 ripubblica la foto suddetta.
Naturalmente passa tutto sotto silenzio; inoltre Leon Trotskij, nel famoso affidavit (testimonianza giurata davanti a una commissione, in questo caso un giurin giurello fatto davanti ad amici...come se Pacciani davanti ai compagni di merende giurasse di non c’entrare nulla) reso alla Commissione Dewey, nega ogni cosa, tranne il viaggio a Copenaghen.
Qualche accenno a codesta Commissione Dewey: per allontanare definitivamente i sospetti di qualsiasi coinvolgimento del "più grande rivoluzionario di tutti i tempi" con i congiurati che volevano sovvertire il primo stato socialista costruito nel mondo (ma allora i processi erano veri…), si decide di istituire una commissione di inchiesta indipendente che esaminasse i fatti, con Trostkij nelle vesti di imputato e tanto di avvocato difensore. Naturalmente una buffonata visto che i partecipanti erano o suoi collaboratori o suoi simpatizzanti. Venne anche invitato ad assistere ai lavori l’ambasciatore sovietico a Città del Messico che naturalmente declinò l'invito, essendo una persona con cognizione del senso del ridicolo.
Nelle testimonianze rese a questa Commissione ne compaiono anche 2 platealmente false che negano ogni possibile confusione tra il Grand Hotel e la caffetteria Bristol, quindi Eduard Solomonovich Gol’tsman mentiva... Tutto questo viene ampiamente discusso e smontato dal recente lavoro di uno storico svedese, Sven-Eric Holmström, New Evidence Concerning the “Hotel Bristol” Question in the First Moscow Trial of 1936, che potrete scaricare da questo link

2) TELEGRAMMA DI TROTSKY
Il 18 giugno 1937, un sorprendente telegramma giunge a Mosca. Provienente da Città del Messico ed indirizzato al Comitato Centrale del Partito Comunista Sovietico, è firmato Lev Trotskij.
Questo il testo, in inglese, in quanto i telegrammi internazionali  dal Messico in quell'epoca erano in tale lingua:



POLICY IS LEADING TO COMPLETE COLLAPSE INTERNAL AS WELL

AS EXTERNAL STOP ONLY SALVATION IS RADICAL TURN TOWARD

SOVIET DEMOCRACY BEGINNING WITH OPEN REVIEW OF THE LAST

TRIALS STOP ALONG THIS ROAD I OFFER COMPLETE SUPPORT –

TROTSKY

La traduzione:


POLITICA STA CONDUCENDO SIA COLLASSO INTERNO CHE ESTERNO

STOP SOLA SALVEZZA E’ RADICALE RIVOLGIMENTO VERSO DEMOCRAZIA

SOVIETICA COMINCIANDO CON APRIRE REVISIONE DEGLI ULTIMI

PROCESSI STOP LUNGO QUESTA STRADA IO OFFRO COMPLETO SUPPORTO -

TROTSKY



Ha qualche significato?
Troskij era stato espulso dall’URSS nel 1929 e, condannato in contumacia nei Processi, su di lui pendeva un mandato di arresto. Come pensava seriamente di rientrare in URSS?
A meno che…
1) fosse impazzito
2) volesse far dispetto a Stalin
3) non solo fosse perfettamente al corrente della cospirazione per il colpo di stato, ma sapeva che forse non tutto era ancora stato svelato dai Processi e che c’era ancora qualche margine di manovra
Del resto si può definire il 1937 un anno tremendo per l’URSS:


  • in aprile Genrikh Yagoda, (Commissario Capo del NKVD  fino al precedente settembre) e Avel’ Enukidze (come Yagoda membro del Comitato Centrale),  e altri membri del Governo, cominciarono a confessare circa il loro importante ruolo nella cospirazione;
  • a maggio vi è la rivolta interna in Spagna contro il governo repubblicano da parte degli anarchici del POUM e dei trotskisti in combutta con l’intelligence franchista e nazista;
  • a giugno scoppia il caso del processo ai militari, nel quale è imputato Mikhail Tukachevsky e non solo: risulta che nel complotto sono coinvolti oltre a Yagoda anche Bucharin e Rykov e che, cosa vergognosa, erano in contatto con i servizi segreti tedeschi e giapponesi;
  • Il 2 giugno Bucharin, dopo 3 mesi di silenzio totale, comincia a confessare. Lo stesso giorno anche Lev M. Karakhan, un prominente diplomatico ammette di far parte del complotto;
per il 23 giugno viene fissato il Plenum del Comitato centrale e il 18 arriva lo strano telegramma citato sopra.
Traetene voi stessi le conclusioni…

E' DA TENERE PRESENTE CHE SIA TROTSKIJ SIA SUO FIGLIO, LEON SEDOV, HANNO SEMPRE NEGATO OGNI CONTATTO CON GLI IMPUTATI DEI PROCESSI

Altra interessante implicazione
La stragrande maggioranza degli “storici” (ci sarebbe da aprire un bel dibattito su cosa sono in realtà questi storici), ha sempre affermato che in realtà Stalin e i suoi collaboratori sapevano che in realtà Trotskij non fosse implicato con lo spionaggio tedesco o quello giapponese. Bene, allora come si spiega la seguente annotazione autografa sulla traduzione del telegramma?
Stalin annota:
“Brutta spia” e “Sfacciata spia di Hitler”
Quindi firma lui stesso e fa firmare a V. Molotov, K. Voroshilov, A. Mikoian e A. Zhdanov
Originale del telegramma



3) DICHIARAZIONE DEL MINISTRO DELLA GUERRA NIPPONICO GEN. HAJIME SUGIYAMA
Il generale Hajime Sugiyama nel febbraio del 1937, rivelò di essere in contatti con oppositori dell'Urss che passavano informazioni riservate all'inteligence giapponese (“Soviet Links Tokyo With ‘Trotskyism.’” New York Times March 2, 1937, p. 5). Naturalmente anche quest'ultimo giornale era sotto il controllo degli "stalinisti"...

4) TELEGRAMMA CRIPTATO DELL'AMBASCIATORE CECOSLOVACCO IN BERLINO

Nel 1987, negli archivi di stato della Cecoslovacchia, viene scoperto un telegramma in cui si informava il presidente Benes che Hitler era a conoscenza che generali di alto rango preparavano un colpo di stato in URSS. Questo documento trova riscontro negli archivi nazisti catturati dagli Alleati e resi pubblici a partire dal 1974.

5) IL COINVOLGIMENTO DI BUCHARIN

Una conferma della luciferina doppiezza di Bucharin viene dalla testimonianza di un suo amico personale: Jules Humbert Droz esponente di primo piano del Partito Comunista svizzero, nonché feroce antistalinista.
Nel suo libro di memorie "Mémoirs de Jules Humbert-Droz. De Lénine à Staline. Dix ans au service de l’internationale communiste 1921-1931" Neufchâtel: A la Baconnière, 1971, afferma testualmente a pag.370 e pag 380:

"Nous eûmes une longue et franche conversation. Il me mit au courant des contacts pris par son groupe avec la fraction Zinoviev-Kamenev pour coordonner la lute contre le pouvoir de Staline. Je ne lui cachai pas que je n’approuvrais pas cette liaison des oppositions: «La lute contre Staline n’est pas un programme politique. Nous avons combattu avec raison le programme des troskystes sur des problems essentiels, le danger des koulaks en Russie, la lute contre le front unique avec les social démocrates, les problems chinois, la perspective révolutionnaire très courte, etc. Au lendemain d’une victoire commune contre Staline, ces problems politiques nous diviseront. Ce bloc est un bloc sans principles, qui s’effritera meme avant d’aboutir.»
Boukharine me dit aussi qu’ils avaient decide d’utiliser la terreur individuelle pour se débarrasser de Staline. Sur ce point aussi je fis d’expresses reserves: l’introduction de la terreur individuelle dans les lutes politiques nées de la Révolution russe risquait fort de se tourner contre ceux qui l’emploieraient. Elle n’a jamais été une arme révolutionnaire. «Mon opinion est que nous devons continuer la lute idéologique et politique contre Staline. Sa ligne conduira, dans un avenir proche, à une catastrophe qui ouvrira les yeux des communists et aboutira à un changement d’orientation. Le fascism menace l’Allemagne et notre parti de phraseurs sera incapable de lui resister. Devant la debacle du Parti communiste allemande et l’extension du fascism à la Pologne, à la France, l’Internationale devra change de politque. Ce moment-là sera notre heure. Il faut donc rester disciplines, appliquer les decisions sectaires après les avoir combtatues et s’opposer aux fautes et aux measures gauchistes, mais continue la lute sur le terrain strictement politique"
La frase chiave è questa:" Boukharine me dit aussi qu’ils avaient decide d’utiliser la terreur individuelle pour se débarrasser de Staline" vale a dire: "BUCHARIN MI HA ANCHE DETTO CHE ESSI AVEVANO DECISO DI UTILIZZARE IL TERRORE INDIVIDUALE PER SBARAZZARSI DI STALIN".


Questo nel 1929,9 anni prima del processo. Stalin stesso alla notizia del coinvolgimento di Bucharin rimase incredulo e raccomandò il massimo zelo nella condotta delle indagini al fine di esserne sicuri al 100%.


6)FALSA AFFERMAZIONE DI LEON SEDOV FIGLIO DI TROTSKIJ

Leon Sedov, nel suo " Libro rosso sui Processi di Mosca", afferma che il "Blocco della destra e dei Troskisti" non è mai esistito, che si trattò sempre di un'opposizione politica, alla luce del sole. Peccato che, tra le altre cose, esista negli archivi di Troskij, una lettera all'inchiostro simpatico scritta di suo pugno, lettera in cui attesta l'esistenza del citato Blocco e dei suoi contatti con i componenti. Lettera resa pubblica nel libro di Pierre Broué "Trotsky" - (Paris), Fayard, 1988. Del resto anche Pierre Broué era un acceso stalinista...(Per chi non capisse, è da intendersi in senso ironico: Pierre Broué era un acceso ANTIstalinista)

Chi fosse interessato ad approfondire può consultare questo breve saggio di Grover Furr a questo link.





mercoledì 24 ottobre 2012

Troskij fu il mandante dell'omicidio di M. Gorkij

REDAZIONE NOICOMUNISTI


A cura di Guido Fontana Ros






Dal "PROCESSO CONTRO IL “BLOCCO ANTISOVIETICO DELLA DESTRA E DEI TROTZKISTI” davanti al Tribunale Militare della Corte Suprema dell’URSS, Mosca 2–13 marzo 1938 


Seduta antimeridiana dell’8 marzo 1938 

(NDR: Nell’interrogatorio d G. Iagoda, ex direttore dell’OGPU, dopo aver chiarito il ruolo degli esecutori dell’omicidio di Gorkij e del figlio Peskhov, viene il momento di gettare luce sui mandanti e sugli organizzatori…) 

Vishinskij: È quello che vi chiedo. Adesso diteci, prego, quale è stato, secondo gli elementi a vostra disposizione, il ruolo degli imputati Rikov e Bukarin nella condanna a morte di A.M. Gorkij? 
Iagoda: Da quel che me ne aveva detto Jenukidze, sapevo che avevano partecipato all’esame di questo problema. 
Vyshinskij: Per quel che riguarda Rikov, avevamo chiarito la questione. Rikov ha dichiarato che nel corso di un colloquio con Jenukidze si era prospettata la possibilità di un atto terroristico. 
In proposito desidererei interrogare Bukarin. 
Bukarin: Non vi ho preso alcuna parte. 
V.: Non vi ho ancora fatto la domanda e voi vi affrettate a rispondere. 
B.: Avete detto di volermi interrogare a questo proposito. 
V.: Ho detto che vi volevo interrogare a questo proposito, ma non vi ho ancora posto la domanda e ho quasi ricevuto la risposta. Io vi voglio domandare questo: qual era l’atteggiamento di Gorkij nei riguardi di Trotzkij? 
B.: Nettamente negativo. 
V.: E sapete qual era l’atteggiamento di Trotzkij nei riguardi di A.M. Gorkij? 
B.: Lo stesso, il più nettamente negativo. Volete che esponga maggiori dettagli? 
Vyshinskij: No, per il momento non è necessario. Vorrei interrogare Bessonov. Imputato Bessonov, confermate che l’atteggiamento di Trotzkij nei riguardi di A.M. Gorkij era decisamente negativo? 
Bessonov: Sì, lo confermo. 
V.: In base a che cosa? 
Be.: In base a ciò che ha detto Trotzkij in un colloquio personale con me. 
V.: Confermate ciò che avete dichiarato alla Corte, che Trotzkij aveva trasmesso vostro tramite la direttiva di sopprimere fisicamente Gorkij? 
Be.: Sì, ho trasmesso questo ordine di Trotzkij a Pyatakov. 
V.: Trotzkij aveva scelto Pyatakov come uno dei capi del “blocco”: è così? 
Be.: Sì. 
V..· Eravate affiatato con Pyatakov nel vostro lavoro clandestino di cospiratore? 
Be.: Perfettamente. 
Vyshinskìj: Imputato Bukarin, sapevate che questo atteggiamento ostile verso Gorkij era non solo di Trotzkij ma anche dei trotzkisti? 
Bukarin: Sì, certamente, perché Trotzkij e i trotzkisti fanno una sola unità. I cospiratori obbedivano militarmente. 
V.: Sapevate che questo atteggiamento negativo da parte dei trotzkisti nei riguardi di Gorkij aveva un indirizzo preciso? 
B.: Volete parlare del colloquio che avevo avuto con Tomskij? 
V.: Se è una prova di ciò di cui parliamo. 
B.: Ebbi un colloquio con Tomskij. 
V.: Dove e quando ebbe luogo questo colloquio? 
B.: Nel 1935 Tomskij mi aveva detto che Trotzkij preparava una azione ostile o un atto ostile contro Gorkij. 
V.: Voi avete saputo da Tomskij che Trotzkij preparava un atto ostile contro Gorkij; e non avete domandato a Tomskij da chi lo aveva saputo? 
B.: No. Suppongo che ne fosse stato informato dai membri trotzkisti del “blocco”. 
V.: E non vi ha detto perché i trotzkisti preparavano questa azione o questo atto ostile contro Gorkij? 
B.: Non me lo ha detto. Mi ha detto che c’era una azione contro lo “stalinista Gorkij”, come difensore dell’edificazione socialista in generale e della politica di partito staliniano in particolare. Io penso che la ragione fosse la grande risonanza che ogni parola di A.M. Gorkij aveva nel campo internazionale in generale e presso gli intellettuali in particolare. 
V.: Tomskij non ne ha parlato in riferimento al proposito di rovesciamento del potere dei soviet? 
B.: No, Cittadino Procuratore. 
V.: Ve ne ricordate bene? 
B.: Me ne ricordo bene. 
V.: Permettetemi di ricordare ciò che ha detto Bukarin durante l’istruttoria (T. 5, f. 117): <<I trotzkisti, mi disse Tomskij, giustificavano in questo modo la loro posizione: se si pone seriamente la questione del rovesciamento della direzione staliniana, non si può non tener conto del fatto che l’organizzazione della destra e dei trotzkisti si scontrerà con un avversario attivo e molto influente nella persona di A.M. Gorkij. Tomskij mi disse che i trotzkisti insistevano vivamente sulla loro proposta e sulla sua realizzazione>>. 
B.: Vedete, Cittadino Procuratore, quando sono stato interrogato a proposito del mio colloquio con Tomskij, mi è stato domandato quale significato attribuissi a quelle brevi osservazioni di Tomskij e quale impressione mi fosse rimasta di quel colloquio: così io l’ho esposto in modo più dettagliato. Aggiungo che questa era l’impressione di cui mi ero ricordato quando sono stato interrogato sul colloquio con Tomskij. 
V.: Dite, Tomskij collegava il compimento di un atto ostile contro Gorkij alla questione del rovesciamento del governo sovietico? 
B.: Lo collegava come questione di fondo. 
V.: Come questione di fondo? 
B.: Ho già risposto: sì. 
V.: È la questione di fondo che mi interessa. 
B.: Ma voi interrogate in concreto... 
V.: Il vostro colloquio con Tomskij vi ha fatto pensare che l’atto ostile contro Gorkij fosse concepito in rapporto con il rovesciamento della direzione staliniana? 
B.: Sì, si può dire così, fondamentalmente. 
V..· Di conseguenza, sapevate che si trattava di un atto ostile 
contro Gorkij? 
B.: Sì. 
V.: Secondo voi, di quale atto ostile si trattava? 
B.: In quel momento non ci pensavo affatto e l’idea non mi era neanche venuta... 
V.: A che cosa pensavate, ditemi? 
B.: Quasi non pensavo a niente. 
V.: Ma si trattava di cose serie? Di che cosa si trattava? 
B.: Permettetemi di spiegarmi in due parole. Adesso, a fatto concluso, in questo processo, posso dire... 
V.: Non in questo processo, ma nel corso del colloquio che avete avuto con Tomskij. 
B.: È stata una breve conversazione, una conversazione durante una seduta dell’Ufficio politico, che durò solo pochi secondi. 
V.: Non mi interessa sapere quanto è durato il colloquio: avreste potuto chiacchierare con Tomskij un’ora intera, da qualche parte, in un angolo; la vostra argomentazione non ha importanza. Ciò che importa sono i fatti che voglio accertare. E i fatti sono i seguenti: nel 1935, al principio del 1935 (se avete detto la verità durante l’istruttoria preliminare) avete avuto un colloquio con Tomskij, il quale vi ha fatto sapere che il gruppo trotzkista-zinovievista del “ blocco della destra e dei trotzkisti” intraprendeva un atto ostile contro Gorkij, in quanto partigiano della direzione staliniana. È esatto? 
B.: Si può dire in questo modo. 
V.: È un fatto? 
B.: È un fatto. 
V.: Come avete giudicato questa comunicazione? 
B.: Non vi ho fatto attenzione. 
V.: Non vi avete fatto attenzione? 
B.: No. 
V.: Quando si parla di atti ostili si può intendere anche atti seri, anche atti terroristici. 
B.: Sì; ma fra una dichiarazione sulla stampa, una conversazione spiacevole e un atto terroristico, la differenza è grande. 
V.: E in quel momento qual era il vostro atteggiamento al riguardo? 
B.: Non mi sono intrattenuto su questo. In quel momento non c’era niente nel mio spirito. 
V.: Era dunque una dichiarazione così insignificante che non valeva la pena di soffermarvisi? 
B.: Era una osservazione di sfuggita. 
V.: Ammettiamolo. Vi si dice che si prepara un atto ostile contro A.M. Gorkij... 
B.: Ecco all’incirca come è avvenuto. Ho già descritto seriamente la cosa in istruttoria, perché volevo ricordare se questo momento del nostro colloquio potesse far luce sui documenti di cui disponeva l’istruttoria; ed è alla luce di questi documenti che tutto ha preso contorni precisi. Ma in quel momento non ci pensavo; non avevo fatto caso al senso che si poteva attribuire a 
questa cosa. 
V.: Non è escluso che in quel momento preciso si trattasse di soppressione fisica, dell’assassinio di Gorkij? 
B.: Ora penso che non fosse escluso. 
V.: Cioè: ciò che Tomskij diceva faceva capire che si trattava di un atto terroristico contro Gorkij? 
B.: Adesso penso di sì. 
V.: Ma allora non l’avevate capito? 
B.: Allora non avevo capito assolutamente nulla. 
Vyshinskij (rivolgendosi alla Corte). Non ho altre domande da fare. 
Presidente (rivolgendosi agli imputati): Qualcuno ha domande da fare a Iagoda? 
Rikov: Iagoda ha nominato Vinetskij come qualcuno che sarebbe stato mio complice e sarebbe servito da tramite fra me e non so chi. Io chiedo che mi si dica come lo si è saputo e chi fosse questo Vinetskij; se Iagoda ha saputo questo da Vinetskij o da un’altra fonte. Personalmente non ho visto nessun ispettore. 
Iagoda: Vinetskij è ispettore di collegamento del Commissariato del popolo alle PTT e, nello stesso tempo, ispettore di collegamento del Commissariato del popolo agli Affari Interni. Un giorno mi telefonò per dirmi che Rikov gli chiedeva di portare un plico a Nikolaevskij, all’estero, e se poteva prenderlo. Io dissi: <<Parlatene a Rikov e, se ve lo dà, prendetelo>>. Da ciò conclusi che Vinetskij era un agente di collegamento fra Nikolaevskij e Rikov. 
Presidente: (a Vyshinskij): Avete altre domande da fare? 
Vyshinskij: No. 
Presidente: La Corte non ha altre domande da fare. Sedete, prego.

Gorkij e Jagoda: la vittima e l'assassino