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mercoledì 10 maggio 2017

Sul referendum costituzionale in Turchia

NOICOMUNISTI



di Anonimo

Presentiamo un sintetico ma chiaro contributo sulla situazione generale politica turca di un compagno comunista turco di cui per ovvie ragioni non pubblichiamo il nome. In particolare si tratta della situazione venutasi a creare dopo il recente referendum.


SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE IN TURCHIA

C'è stato un referendum in Turchia con il quale Erdoğan, legalmente, ha assunto poteri dittatoriali.

Il mondo intero sa che Erdoğan è un assassino, un delinquente, corrotto, disonesto, inaffidabile e immorale; come spiegare allora il sostegno datogli da più del cinquanta per cento dei cittadini?

Tenterò con questo scritto di spiegare le ragioni ai miei compagni.

1. Prima dell’avvento del AKP (il partito di Erdogan), i partiti kemalisti non avevano investito in infrastrutture.
Riassumendo: gli ospedali erano piuttosto costosi e inadeguati; le autostrade erano messe molto male.  Inoltre la gente ha conosciuto Erdoğan quando amministrava il Comune di Istanbul; Erdoğan ha risolto il problema dell'acqua a Istanbul. All'epoca la gente non sapeva che Erdoğan fosse un corrotto e che prendesse tangenti sugli appalti pubblici. Erdoğan aveva un'immagine brillante

2. L'ideologia Kemalista è principalmente fascista e blanquista; credevano di poter risolvere tutte le irregolarità con il bullismo (forza, violenza); non hanno mai riconosciuto le differenze etniche e religiose. La maggior parte delle persone è consevatrice, come evidenziato da Erdoğan stesso.

3. Erdoğan, dopo il colpo di stato militare, ha fondato il suo partito e ha promesso di portare la democrazia, con il sostegno di intellettuali liberali  con alcuni di sinistra. L'Islam non ufficiale è stato sdoganato; sono stati intrapresi colloqui con gli zingari, gli alauiti e con i curdi;  Inoltre egli si è impegnato con le minoranze cristiane per restituire loro le proprietà, che Atatürk aveva confiscato negli anni che vanno dal 1920 al 1930, ma non ha mantenuto nessuna promessa; più diventava forte più diventava prepotente. Prima ha fagocitato i suoi amici che l’avevano accompagnato.

4. All'inizio del suo dominio, fece una coalizione con l'organizzazione religiosa più potente, quella di Fettullah Gülen e la infiltrò nello Stato. Insieme hanno ripulito lo Stato dai kemalisti e quando entrambi si sono sentiti forti, hanno cominciato a litigare tra loro per il potere. In questa fase Fettullah Gülen era più potente di Erdoğan ed Erdoğan ha fatto una nuova coalizione, con i kemalisti che erano imprigionati, contro Gülen. 

5. La destra in Turchia ha un sogno che esiste dal 16° secolo: trasformare l'intera Anatolia in un territorio geografico dell’Islam sunnita; Erdoğan continua a cercare di avverare questo sogno irrealizzabile. 

6. Le cattive intenzioni non possono essere nascoste quando possono essere realizzate. Erdogan, nel corso del tempo, ha cominciato a mostrare il suo lato più oscuro; ha fatto uccidere armeni, alauiti, curdi e democratici ...  ed ha incominciato ad insultare il suo ex alleato Fethullah Gülen.

7. I greci e gli armeni in Turchia costituiscono una piccola parte della popolazione e non hanno la facoltà di organizzare alcuna resistenza. Non c'è alcuna resistenza da parte delle persone di  cultura alauita; ubbidiscono malgrado sia fatto loro ogni male. I kemalisti sanno solo parlare, ma sono incapaci di una rivolta. I kurdi sono l'unica forza in grado di resistere e sono davvero forti. Il kemalismo è ancora debole e sotto l'influenza della sinistra socialista.
8. Il perdurare del potere di Erdoğan è dovuto al fatto che l'opposizione è frammentata e dall’odio dei kemalismo; perché i kemalisti rifiutano ancora l'esistenza delle minoranze curde e cristiane. Anche gli alaui hanno ancora paura dei kurdi, a causa di tristi eventi storici. I curdi stanno pian piano avviandosi verso la loro indipendenza. 

9. Tuttavia al referendum l'opposizione unita ha respinto l'emendamento costituzionale che permette la dichiarazione del regno di Erdoğan.

10. Nel frattempo una parte importante del popolo ha capito che Erdoğan è il capo dell’ISIS, che è quella forza che sta dietro agli attacchi con i gas e, che è quella forza distruttiva che sta ancora martoriando le citta’ curde, che è un corrotto e un immorale.

11. L'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), ha stabilito che Erdogan ha imbrogliato nel referendum e anche se si può dubitare che l'esistenza dell'OSCE sia fragile, Erdogan è ormai in un vicolo cieco.

12. Fino ad ora le persone che non lo amavano, e che ancora non lo amano, avevan perso ogni speranza; tranne i socialisti. Credevano che Erdoğan fosse invincibile, ma i risultati del referendum hanno prodotto nuove speranze nei cuori degli avversari. Ora capiscono che si può sconfiggere Erdogan  e che oramai non ha altro futuro se non quello di consumarsi.

13. D'altra parte Erdoğan ha bisogno di un grande scudo protettivo perché sa benissimo quali grandi crimini ha commesso. Ha persino promesso il paradiso alla gente per ottenere il sessanta per cento dei voti al referendum e per annullare la possibilità di un processo, ma non ha ottenuto quello che voleva.

14. Dopo Stalingrado Churchill disse: "Ora, questa non è la fine, non è nemmeno l'inizio della fine. Ma è forse la fine dell'inizio". Adesso Erdogan deve affrontare un'economia collassata, una resistenza curda invincibile e una popolazione che si sveglia lentamente. Ciò che è più importante è che Erdoğan deve stare faccia a faccia con il suo passato sporchissimo e l' unico mezzo che ha in mano è scatenare una repressione illimitata fino a sprofondare.
Non credo che Erdoğan possa durare più di due anni.

giovedì 15 settembre 2016

I progetti di Kurdistan

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Thierry Meyssan

Traduzione di Marco Emilio Piano

FONTE



L’attuale progetto di Kurdistan sostenuto da Francia e Stati Uniti non ha alcuna relazione con quello, legittimo, riconosciuto dagli stessi paesi nel 1920 alla Conferenza di Sèvres. Non si trova affatto nello stesso territorio! Questo pseudo-Kurdistan è solo una carota occidentale per spingere i curdi siriani a rivoltarsi contro Damasco. La sua creazione non risolverebbe la questione curda e anzi provocherebbe un conflitto paragonabile a quello che da quasi settant’anni contrappone Israele ai palestinesi. Per sbrogliare la situazione attuale, Thierry Meyssan ricostruisce qui le posizioni contraddittorie delle nove grandi potenze estere coinvolte in questo affare.

I curdi sono parte integrante della società siriana. Qui la statua del condottiero
curdo Saladino il Magnifico all’ingresso della città vecchia di Damasco,
che la liberò nel 1174 e fondò la dinastia degli Ayyubidi.

Gli spostamenti di truppe e le battaglie estive nel nord della Siria sembrano senza senso agli occhi degli osservatori. Eppure ogni forza in gioco persegue con tenacia i propri obiettivi.
Mentre tutti i protagonisti dichiarano di combattere contro Daesh (l’Isis), l’Emirato Islamico si muove ma non fa che arretrare nel deserto. La vera posta in gioco degli eventi è la possibile creazione di un Kurdistan a spese degli abitanti arabi e cristiani. [1]

Quella che segue è un’analisi degli obiettivi di guerra delle principali forze in campo, fermo restando che la Siria è uno stato sovrano e che nessuna delle parti qui elencate ha il diritto di mutilarla per creare una nuova entità.

Nove risposte alla questione curda, di cui sette illegali

1. Daesh non ostacolerà la creazione di un Kurdistan a condizione che non sia a est dell’Eufrate. 

L’Emirato Islamico, creato in Iraq da John Negroponte e poi dal generale David Petraeus, è ancora controllato da quest’ultimo, che ha subappaltato alla Turchia la guida di questa unione tra Fratelli Musulmani, confratelli della Naqshbandiyya e tribù sunnite del deserto siro-iracheno.

Così, durante la presa di Jarabulus a Daesh da parte dell’esercito turco, i jihadisti si sono ritirati senza combattere obbedendo al loro mentore turco.
Dopo la battaglia di Ayn al-Arab (Kobanê, nel Kurdistan siriano), Daesh ha accettato l’idea di un Kurdistan ma non a est dell’Eufrate.

2. Gli Stati Uniti sono ormai favorevoli alla creazione di un Kurdistan in Siria.

Durante la prima guerra mondiale, il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson aveva fissato fra i suoi obiettivi la creazione dell’Armenia, di Israele e del Kurdistan. Alla fine del conflitto, per valutare la situazione inviò la Commissione King-Crane, la quale dichiarò:

«I curdi rivendicano un ampio territorio sulla base della loro presenza, ma poiché sono molto mescolati con gli armeni, con i turchi e con altri, e divisi tra Qizilbash [2], sciiti e sunniti, si ritiene preferibile limitarli all’area geografica naturale che si trova nella proposta di un’Armenia a nord e della Mesopotamia a sud, con il canale tra l’Eufrate e il Tigri come confine occidentale e la frontiera persiana come confine orientale (...). È possibile spostare fuori da questa zona la maggioranza dei turchi e degli armeni, che sono pochi, per uno scambio volontario della popolazione e ottenere così una provincia di circa un milione e mezzo di abitanti, quasi tutti curdi. La sicurezza dei caldei, nestoriani e cristiani siriani che vivono nella zona deve essere garantita».

La Commissione King-Crane visitò la regione proprio alla fine del massacro dei cristiani, che durò dal 1894 al 1923, prima da parte dell’Impero Ottomano poi dai Giovani Turchi con l’aiuto della Germania del Secondo Reich e della Repubblica di Weimar [3]. La commissione si mostrò molto prudente circa la possibilità di far vivere degli armeni in uno stato curdo, sapendo che i turchi usavano i combattenti curdi per massacrare i cristiani. Dal novembre 2015, dei curdi della YPG (Unità di Protezione Popolare: la milizia della regione a maggioranza curda nel nord della Siria, ndt) hanno cercato di curdizzare con la forza i cristiani assiri del nord della Siria, riaprendo questa vecchia ferita [4].

In ogni caso un Kurdistan fu creato sulla carta dalla Conferenza di Sèvres nel 1920, ma con l’avvento della rivolta turca guidata da Mustafa Kemal non vide mai la luce. Infine gli Stati Uniti vi rinunciarono nel 1923 col trattato di Losanna.
Su questa mappa, tratta dal sito web lesclesdumoyenorient.com, si vede che il presidente Wilson aveva previsto di creare il Kurdistan nell’odierna Turchia e in una piccola porzione dell’attuale Kurdistan iracheno. La Siria di oggi non era assolutamente interessata da questo progetto



Durante la guerra civile turca alla fine degli anni Settanta, la Siria di Hafiz al-Assad (padre dell’attuale presidente siriano, ndt) diede il suo sostegno al PKK curdo, sulla base delle proposte del presidente Wilson. Concesse asilo politico al leader del PKK Abdullah Öcalan, che assunse l’impegno scritto di non rivendicare mai il territorio siriano. Mentre il censimento del 1962 in Siria rilevava solo 162.000 curdi, un milione di curdi turchi si rifugiarono in Siria e ottennero ugualmente asilo politico. Ora sono due milioni e hanno ricevuto la cittadinanza siriana nel 2011. All’inizio della guerra hanno combattuto per difendere la Siria con armi e paghe fornite da Damasco contro i mercenari islamisti.

Tornando sui loro passi, gli Stati Uniti hanno poi promesso a diversi leader curdi in Iraq, Siria e Turchia di potersi ritagliare uno stato per loro in Siria se si fossero rivoltati contro Damasco. Alcuni hanno accettato.

Nei primi mesi del 2014, quando pianificò l’espansione di Daesh e l’invasione di al-Anbar in Iraq, il gruppo di David Petraeus autorizzò anche il governo regionale curdo dell’Iraq a conquistare i campi petroliferi di Kirkuk. Cosa che fu fatta senza sollevare la minima condanna internazionale, dato che l’opinione pubblica vedeva solo i crimini commessi da Daesh.

3. La Russia sostiene i diritti della minoranza curda

Inizialmente, la Russia ha sostenuto il progetto di una regione autonoma curda in Siria sul modello delle proprie repubbliche autonome. In febbraio è stata aperta a Mosca una rappresentanza della YPG, la milizia della regione curda in Siria.

Tuttavia, di fronte alle reazioni indignate dei siriani, la Russia si è resa conto che la situazione di questo paese è diversa dalla sua. Le minoranze siriane sono talmente intrecciate che non c’è un’area in cui costituiscano la maggioranza. Nel corso dei millenni la difesa del paese si è organizzata a cominciare dalla mescolanza delle popolazioni, in modo che, ovunque, una minoranza legata a un eventuale invasore potesse proteggere il resto della popolazione. Di conseguenza lo Stato siriano non garantisce i diritti delle minoranze delegando loro la gestione di regioni separate, ma organizzando le istituzioni e l’amministrazione in modo laico sul doppio livello religioso ed etnico.

Oggi la Russia affronta dunque la questione curda in modo diverso. Si è impegnata a difendere i diritti delle minoranze in generale e di questa in particolare, ma le ha imposto di schierarsi a favore o contro gli islamisti. In effetti, per il momento, i curdi di ogni orientamento lottano contro gli islamisti, non perché siano islamisti ma per impadronirsi dei territori che occupano e occuparli a loro volta, a proprio vantaggio. La Russia ha quindi chiesto loro di specificare con chi sono alleati: Washington o Mosca.

4. La Turchia è favorevole alla creazione di un Kurdistan in Siria amministrato dai Barzani

Ankara non vuole che un Kurdistan siriano possa servire come base di retrovia al PKK per estendersi in Turchia a danno di quest’ultima, che comunque mantiene ottimi rapporti con il governo regionale del Kurdistan iracheno e non ha alcun motivo per opporsi alla creazione di un Kurdistan siriano. Questo è il motivo per cui, in previsione di sostenere questo Stato, il presidente Recep Tayyip Erdoğan aveva concluso un accordo segreto con uno dei due co-presidenti della YPG siriana. Tuttavia questo accordo non ha resistito alla repressione dei curdi turchi da parte dello stesso Erdoğan, dopo il loro successo nelle elezioni legislative del giugno 2015 [5].

L’estrema destra turca, sia che si tratti di MPH e Lupi grigi o della Millî Görüş di Erdoğan, professa un’ideologia razziale. Secondo questi partiti e milizie, la Turchia deve essere islamica e fondata sulla razza turco-mongola, il che comporta l’espulsione dei cristiani e dei curdi. Questo punto di vista non è condiviso dall’opposizione, così che un gran numero di curdi è perfettamente integrato.

Quando il fondatore dei Lupi grigi, Alparslan Türkeş, diventa vice primo ministro e pubblicamente dichiara possibile la liquidazione dei curdi sul modello dell’eliminazione dei cristiani durante il genocidio degli armeni e dei greci del Ponto, Abdullah Öcalan crea il PKK (1978). Questi ottiene poi asilo politico a Damasco fino al 1998, quando Ankara minaccia di schiacciare il vicino siriano se continua a ospitarlo. Hafiz al-Assad chiede quindi a Öcalan di trovarsi un altro paese disposto ad accoglierlo. E alla fine sarà portato in Kenya dal Mossad, con l’aiuto dei curdi del KDP (partito politico del Kurdistan iracheno, ndt), e incarcerato in Turchia.

5. L’Iran si oppone alla creazione di un Kurdistan

Circa 4,5 milioni di curdi sono iraniani e dispongono di una regione dove sono la maggioranza. Se godono dell’uguaglianza giuridica, la loro regione è discriminata e meno sviluppata di quelle abitate dai Persiani.

La Repubblica islamica è molto legata all’inviolabilità delle frontiere, ancor più in quanto la creazione di un nuovo stato potrebbe incoraggiare il separatismo di altre minoranze, come i beluci.

Infine, essendo un alleato della Siria, l’Iran non può accettare che sia creato un Kurdistan a suo discapito.

6. Il governo regionale curdo dell’Iraq è favorevole alla creazione di un Grande Kurdistan a cavallo tra Iraq e Siria

Il governo regionale curdo dell’Iraq guarda con preoccupazione ai curdi in Siria. In effetti i due gruppi di popolazione non parlano la stessa lingua (il gorani e il kurmanji) e durante la guerra fredda hanno avuto una storia conflittuale. I curdi iracheni filtrano l’ingresso nel loro territorio dei curdi siriani, vietando l’accesso a coloro che sospettano essere ancora legati al PKK turco.

Il presidente Masud Barzani si è autoprorogato il potere dal 2012, impedendo lo svolgimento delle elezioni. Ha istituito un regime corrotto e autoritario, non esitando a far assassinare i suoi oppositori. Con l’aiuto di Daesh ha esteso del 40% il territorio della sua regione, annettendo i campi petroliferi di Kirkuk, poi attraverso il suo oleodotto ha smerciato il petrolio rubato da Daesh.

La conquista della zona ombreggiata sulla mappa qui sotto permette una continuità geografica tra la sua regione e un eventuale Kurdistan nel nord della Siria.



Dopo aver sostenuto Daesh durante la battaglia di Ayn al-Arab (Kobanê), il governo regionale curdo iracheno si è avvicinato alla YPG su richiesta di Washington e le ha fornito un’assistenza simbolica. Il «presidente» Barzani annuncia frequentemente che la sua regione dichiarerà la propria indipendenza e così prevede di annettere una parte della Siria. Tuttavia si oppone fermamente alla creazione di un Kurdistan guidato da Saleh Muslim, co-presidente del PYD (partito politico curdo della Siria settentrionale, ndt).

7. Israele è favorevole alla creazione di un Grande Kurdistan in Iraq e in Siria, ma non in Turchia

Per garantire la propria sicurezza, Israele ha caldeggiato inizialmente la creazione di zone smilitarizzate sul suo confine a scapito dei vicini, il Sinai egiziano e il Libano meridionale. Tuttavia, con lo sviluppo dei missili, ha abbandonato questa strategia ed evacuato sia il Sinai che il sud del Libano. Dal 1982 ha elaborato una strategia per controllare da dietro le tre grandi potenze della regione, che sono l’Egitto, la Siria e l’Iraq. Per fare questo, ha sostenuto la creazione di uno stato indipendente, il Sudan del Sud, e ora è per la creazione di un Grande Kurdistan a cavallo tra Siria e Iraq.

Dai tempi della guerra fredda Israele ha rapporti molto stretti con il clan Barzani, ora al potere nel Kurdistan iracheno.

8. La Francia sostiene la soluzione del problema curdo, senza influire sul territorio turco

Nel 2011 i ministri degli esteri francese e turco, Alain Juppé e Ahmet Davutoğlu, hanno firmato un trattato che prevedeva il sostegno della Turchia nelle guerre contro la Libia e contro la Siria (che non era ancora iniziata) in cambio del sostegno all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea e della soluzione della questione curda a spese dei vicini della Turchia. In altre parole, la Francia si è impegnata a creare uno stato indipendente, o in Siria o in Iraq o a cavallo tra i due paesi, per potervi deportare i membri del PKK. Questo trattato, che pianifica crimini contro l’umanità, naturalmente è tenuto segreto e non è stato ratificato dai rispettivi parlamenti.

Il 31 ottobre 2014 il presidente Hollande ha ricevuto Erdoğan all’Eliseo. Uno dei due co-presidenti della YPG siriana, Saleh Muslim, si è segretamente unito al loro incontro. I tre uomini si sono impegnati a creare, a spese dei suoi attuali abitanti, un Kurdistan in Siria del quale Muslim sarebbe «nominato» presidente.

Tuttavia, dopo la battaglia di Ayn al-Arab (Kobanê in curdo Kumandji) Hollande ha ricevuto, questa volta pubblicamente, su richiesta degli Stati Uniti, l’altro co-presidente della YPG, Asya Abdullah, scatenando la collera di Ankara (8 febbraio 2015). In effetti la signora Abdullah è considerata fedele al leader del PKK Abdullah Öcalan, quindi contraria a una presidenza di Saleh Muslim.

Cambiando ancora una volta posizione dopo gli attentati di Parigi, la Francia ha fatto adottare dal Consiglio di Sicurezza la risoluzione 2249 che autorizza l’intervento militare contro Daesh, il che fornisce un ottimo alibi per creare il nuovo stato. Ma gli Stati Uniti e la Russia hanno ritoccato all’ultimo momento il progetto francese in modo che Parigi non possa intervenire in Siria senza il consenso di Damasco.

9. Le tre principali fazioni curde sono favorevoli alla creazione di un Kurdistan ovunque, purché sia sotto il loro controllo e non dei rivali

Durante la guerra fredda i curdi si erano divisi tra pro Stati Uniti (PDK) e pro Unione Sovietica (PKK). La YPG rappresenta i rifugiati del PKK in Siria. A questa divisione fondamentale si sono aggiunte altre fazioni, al punto che oggi esistono una ventina di partiti politici curdi.

La società curda è organizzata secondo un sistema di clan che ricorda quello del sud Italia, nel senso che le appartenenze politiche sono decise dalla famiglia piuttosto che individualmente.

Nei secoli XVIII e XIX i leader curdi hanno sempre privilegiato le alleanze con grandi potenze piuttosto che con le persone con cui vivevano. In tal modo se la sono cavata a scapito del proprio popolo: una situazione che ricorda il comportamento dei leader maroniti in Libano.

Nel 1974-75 i curdi iracheni si allearono con gli Stati Uniti contro l’allora presidente iracheno Ahmed Hasan al-Bakr, ma gli statunitensi non intervennero quando al-Bakr represse gli stessi curdi sterminandoli sulle loro montagne. Interrogato da una commissione del Senato per sapere se si vergognava di averli abbandonati, il segretario di Stato Henry Kissinger rispose seccamente: «La politica estera degli Stati Uniti non è una questione filantropica».

I leader curdi che hanno accettato il progetto degli Stati Uniti con la speranza di raggiungere posizioni importanti nel futuro stato rifiutano di assumersi la responsabilità della Nakba (l’esodo della popolazione araba palestinese durante la guerra civile del 1947-48, letteralmente "disastro", "catastrofe", ndt) se dovessero essere lasciati fuori dal futuro potere. Sarebbe opportuno, infatti, espellere o massacrare le popolazioni arabe e cristiane assire che abitano nel nord della Siria e che li avevano accolti.

Recente uso della forza per sostenere ciascuno di questi progetti

Durante l’estate del 2016 gli Stati Uniti hanno sostenuto direttamente le FDS («forze democratiche siriane», cioè membri della YPG e alcuni mercenari arabi e cristiani) per sottrarre la città di Manbij a Daesh, che essi sostengono indirettamente attraverso la Turchia. A vittoria acquisita, il Pentagono ha costretto la YPG a ritirarsi dalla città che aveva conquistato, a vantaggio di gruppi oppositori di Damasco.

Il 23 agosto 2016, al Palazzo Bianco, il presidente turco Erdogan e il suo omologo
curdo iracheno Masud Barzani hanno stipulato un’alleanza contro gli altri curdi.

ll 23 agosto il presidente del governo regionale del Kurdistan iracheno, Masud Barzani, è stato ricevuto con tutti gli onori dai principali leader turchi. In particolare ha avuto un colloquio di due ore con il presidente Erdoğan. Il Kurdistan iracheno ha dato il proprio sostegno alla Turchia contro i curdi del PKK e ha stabilito con lei un piano per distruggere i suoi impianti nelle montagne irachene. Inoltre le due parti hanno discusso la cooperazione energetica, probabilmente su come continuare a rivendere il petrolio rubato da Daesh.

Lo stesso giorno, l’esercito turco è entrato in territorio siriano e ha portato via a Daesh la città di Jarabulus (tra il confine e Manbij). Questa operazione è stata fatta senza combattere perché Daesh ha obbedito al suo mentore turco. D’altronde, per il momento non c’è mai stata battaglia, né qui né altrove, tra l’esercito turco e Daesh.

Cercando di portare avanti il proprio vantaggio, l’esercito turco ha continuato l’avanzata conquistando villaggi e avvicinandosi a Manbij. Anche se gli Stati Uniti gli hanno ordinato di fermarsi, ha continuato la sua marcia. Così la CIA ha dato missili anticarro alla YPG, che inizialmente ha sparato sui carri armati turchi (ma non a Jarabulus) e poi sull’aeroporto turco di Diyarbakir. Avendo compreso il messaggio, l’esercito turco ha ripiegato su Jarabulus e ha consegnato i villaggi del sud della città a milizie turkmene, che questa volta agivano sotto la bandiera vacante dell’esercito siriano libero.

Il giorno dopo la visita di Barzani, il vicepresidente americano Joe Biden si è ugualmente recato in Turchia. Quando era senatore, aveva presentato un disegno di legge volto a proclamare l’indipendenza del Kurdistan iracheno. Ha dichiarato di aver chiesto alla YPG di ritirarsi dall’ovest dell’Eufrate, una zona che include Manbij, in caso contrario Washington cesserebbe ogni sostegno ai curdi. Tuttavia, poiché Daesh ha già fatto sapere che non consentirà alla YPG di installarsi a est dell’Eufrate, non è ben chiaro quale territorio rimanga a disposizione.

In definitiva, è stato concordato un tacito accordo tra Ankara e Damasco per contrastare un Kurdistan amministrato dalla YPG, mentre un altro accordo è stato ufficialmente concluso tra il Pentagono e la YPG affinché questi non si sparino addosso tra loro, malgrado la nuova giravolta di Washington contro la creazione di un Kurdistan.

[1] In questo articolo, i quattro principali partiti curdi sono: 
  • il PKK, creato durante la guerra fredda da Abdullah Öcalan, di obbedienza marxista-leninista. 
  • l’YPG, creato da esuli politici turchi del PKK in Siria. 
  • il PDK, intorno alla famiglia Barzani in Iraq, i cui leader hanno pubblicamente lavorato per il Mossad durante la Guerra fredda e che rimangono legati a Israele. 
  •  l’UPK, intorno alla famiglia Talabani, legato all’Iran.


[2] I Qizilbash sono un ordine sufi di origine iraniana.

[3] "La Turquie d’aujourd’hui poursuit le génocide arménien", par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 26 avril 2015.

[4] “Gli Stati Uniti e Israele iniziano la colonizzazione del Nord della Siria”, Traduzione Matzu Yagi, Rete Voltaire, 2 novembre 2015.

[5] "Erdoğan : déjà 5 359 Kurdes 'neutralisés' ", Réseau Voltaire, 29 mars 2016.


sabato 20 agosto 2016

Iran e Turchia hanno raggiunto un accordo circa le condizione di pace per la Siria.

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Gareth Porter

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros


[Nota del traduttore: Un altro capolavoro della diplomazia russa: Iran e Turchia hanno stretto un primo accordo preliminare per una proposta comune per la pace in Siria.

Naturalmente questo fulmine a ciel sereno, nel tormentato quadro del Medio Oriente, non ha goduto di nessuna copertura mediatica., meglio dire menzogne e ciarlare di idiozie.



Collegate questo primo accordo, con la mossa curda di attaccare le forze governative in Siria e l'accordo russo-iraniano per la base di Hamadan e comincerete a capire che in pentola sta bollendo qualcosa di grosso.

I colloqui avranno un seguito proprio questa settimana a Teheran, vediamo cosa escogiteranno gli anglosionisti per sabotare questa svolta quasi epocale.]



 Il ministro turco degli Esteri Mevlut Cavusoglu con il suo omologo iraniano
 Mohammad Javad Zarif ad Ankara il 12 agosto 2016


Da "Information Clearing House" 19 agosto 2016 - Con una stupefacente sorpresa diplomatica , la Turchia e l'Iran hanno annunciato di aver raggiunto un accordo preliminare su dei principi fondamentali per una composizione del conflitto siriano.


La brusca svolta nella diplomazia attinente la guerra in Siria è stata resa pubblica dal Primo Ministro turco Binali Yildirim, nel corso del suo abituale discorso settimanale al partito governativo AKP, davanti al Parlamento e confermato da un alto funzionario del ministero degli Esteri iraniano martedì scorso.

il discorso di Yildrim e la conferma iraniana sono state riportate martedì da Al-Araby Al-Jadeed e da Al-Hayat, quotidiani in lingua araba pubblicati a Londra, ma lo sviluppo potenzialmente cruciale ha goduto di una scarsissima copertura mediatica da parte dei media occidentali.

L'approccio comune alla composizione della questione siriana delineato dalla Turchia e dall'Iran rappresenta quello che appare essere la prima significativa interruzione diplomatic, nel conflitto internazionale siriano che perdurando da un lustro, pareva immune fono ad ora da ogni reale negoziato di pace. Le conferenze internazionali, tenutesi sotto gli auspici delle Nazioni Unite, non hanno mai fatto fare reali passi in avanti verso un accordo.

I nuovi negoziati fra Iran e Turchia sono il risultato del più grande spostamento politico del governo del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan verso una cooperazione diplomatica con la Russia e l'Iran sulla Siria e un distacco dall'allineamento con gli USA e i suoi alleati del Golfo, Arabia saudita e Qatar. La Turchia stava coordinando l'assistenza militare all'opposizione armata al governo di Assad, comprendente i jihadisti e altri estremisti, insieme all'Arabia Saudita e al Qatar fin dai primordi del conflitto. Comunque Erdogan già a maggio stava cercando una linea politica alternativa che fosse in sintonia con i principali interessi strategici della Turchia in Siria: si tratta del contenimento della minaccia della richiesta dei curdi di uno stato separato.

L'annunciata larga intesa su principi di massima per por fine alla crisi siriana è solo l'inizio di un percorso di negoziati sui dettagli della composizione, come chiarisce il viceministro iraniano degli esteri, Hossein Jaberi Ansari; secondo Al Hayat Ansari ha detto: "Questo accordo su linee generali contribuisce a creare un ambiente favorevole per la risoluzione della crisi siriana".

E' anche possibile che la Turchia abbia in mente di usare la minaccia di allinearsi alle posizioni russe ed iraniane sulla questione siriana, per forzare gli USA a ridurre il loro appoggio alle forze curde nel Nord della Siria, che rappresenta la questione principale che divide le politiche turche da quelle USA nella gestione del conflitto.

Tuttavia Yildrem ha già puntualizzato il mese scorso, prima del fallito colpo di stato e del lancio della nuova offensiva da parte del Fronte di Al Nusra/Al-Qaeda dentro e fuori Aleppo, l'intenzione turco di rivedere la politica verso la Siria per evitare che le forze curde possano istituire un loro mini stato in Siria.

Yildrim ha detto nel suo discorso martedì che la soluzione della crisi siriana richiederebbe "due condizioni di base: la prima dovrebbe preservare l'unità territoriale della Siria e la seconda stabilire un sistema di governo in cui tutte le etnie e le religioni fossero rappresentate". All'interno del contesto della questione dell'unità territoriale, Yildrim ha sollevato lo spettro di una spinta internazionale alla divisione della Siria. Yildrim ha affermato, sottolineando la netta contrarietà di parte turca: "Qualcuno potrebbe venire a dire: 'Darò l'ovest della Siria a uno e il sud ad un altro e il nord ai Curdi'. Questo non è possibile."


Il riferimento del primo ministro turco alla minaccia della spartizione in generale e dell'attribuzione ereditaria ai curdi di larga parte della Siria settentrionale, è chiaramente rivolto all'alleanza miliare de facto dell'amministrazione di Obama cone la milizia dell'YPG del Partito dell'Unione Democratica Curda (PYD) nella guerra contro il Daesh. Questa politica ha incoraggiato i curdi ad estendere il loro controllo territoriale verso ovest lungo il confine curdo. La Turchia è specialmente irritata del fatto che le milizie dell'YPG si siano già spostate ad ovest dell'Eufrate, che rappresenta la "linea rossa" pubblicamente annunciata dalla Turchia e che non intendano fermarsi. La Turchia ha chiesto agli USA di mantenere la promessa del ritiro dei curdi a est dell'Eufrate, ma l'YPG ha comunicato l'intenzione di collegare Manbij, la città ad ovest dell'Eufrate che è stata appena tolta al Daesh, con Afrin e quindi guadagnare il controllo della città di confine di Al-Bab per riunire due zone a controllo curdo prima separate.

La Turchia teme il consolidamento del potere curdo su una larga fetta del confine turco che rinforzerà la pretesa di ottenere uno stato curdo in Turchia da parte del militante Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Yildrim ha dichiarato: "Uno stato curdo nel medio Oriente non porterà alcuna soluzione".

In merito alla seconda condizione per una possibile soluzione, Yildrim ha detto che c'è "la possibilità di istituire una forma di governo in Siria dove tutte le etnie e le comunità religiose possano essere rappresentate...". Egli ha continuato: "Dopo che si sia fatto questo, non ci sarà più alcun ostacolo per trovare una soluzione".

Al-Hayat ha citato Ansari dicendo che un terzo punto è stato discusso, su cui però non è stato raggiunto l'accordo: "il popolo siriano deciderà il proprio destino". Questo è stato in apparenza un riferimento codificato al destino del presidente siriano Bashar al-Assad, La Turchia ha pubblicamente insistito nel passato che Assad deve fare un passo indietro prima che un accordo possa essere raggiunto. Il linguaggio di Yildrim circa il secondo punto e la chiarificazione di Ansari suggeriscono che la Turchia stia facendo balenare davanti a Russia e a Iran la possibilità che Assad possa rimanere al governo se la Turchia fosse soddisfatta con una serie di riforme assicuranti la paritaria rappresentanza politica di tutte le comunità etniche e religiose della Siria. A dispetto delle speculazioni degli "esperti" che l'Iran non permetterebbe che in Siria fossero create delle enclave sotto tutela estera, Teheran ha risposto con un accoglimento incondizionato della richiesta turca.

I punti che sono stati annunciati, indicano che che la Turchia insisterà davanti alla Russia e all'Iran affinché usino il loro peso in Siria per premere per il ritiro dei curdi dalle loro ocnquiste territoriali nel nord ovest. La Turchia dal canto suo dovrebbe arrestare ogni sostegno all'opposizione armata, a partire dai suoi gruppi favoriti come  Ahrar al Sham e  quel gruppo politico militare strettamente alleato, recentemente rinominato in Jabhat Fateh al-Sham, che quando era affiliato con Al-Qaeda era chiamato Jabhat al-Nusra.

La Russia ha giocato un ruolo strumentale in questo nuovo approccio diplomatico con la Turchia. L'8 agosto, proprio prima che Erdogan incontrasse il presidente Putin a San Pietroburgo, Mikhail Bogdanov, vice ministro degli Esteri con la delega per il Medio Oriente e l'Africa, si incontrava con il viceministro turco degli Esteri Ahmet Yiliz per quattro ore, secondo quanto detto dall'iraniano Ansari ad  Al-Hayat.

Dopo l'incontro, Bogdanov si incontrava con il ministro iraniano degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, sul tema dei colloqui russo-turchi circa la questione siriana. Questo conduceva alla cruciale visita di Zarif ad Ankara di venerdì, dove il ministro incontrava anche Erdogan, definita da Ansari come necessaria alla formulazione dell'ossatura dell'accordo concertato con la Turchia. I due paesi cercheranno di mantenere al massimo grado il clima diplomatico raggiunto per siglare un accordo nella prossima settimana, quando Yildiz dalla Turchia si recherà a Teheran per proseguire i negoziati, secondo Al-Hayat. benchè sia ancora parziale e in fieri, il quadro appare offrire molta più speranza alla pace di tutta la precedente collaborazione fra la Russia e l'amministrazione Obama che non presentava alcuna consistente strategia.


Gareth Porter, storico e giornalista investigativo, specializzato nelle politiche della sicurezza nazionale USA, ha ricevuto il britannico "Gellhorn Prize for journalism" nel 2011 per articoli concernenti  la guerra degli USA in Afghanistan. Il suo ultimo libro è Manufactured Crisis: the Untold Story of the Iran Nuclear Scare. Può essere contattato a  porter.gareth50@gmail.com







La transumanza dei ratti

REDAZIONE NOICOMUNISTI


di Guido Fontana Ros


Mentre sui media e sui social media imperversa un fuoco di sbarramento di bugie e cretinate, vedi "burkini" da un lato e "bambino di Aleppo" dall'altro ( qui una decostruzione della, tutto sommato rozza ma efficace operazione di Psy Ops o di COINTELPRO che dir si voglia, data la pandemia di cretinismo nella nostra epoca), testate come la Repubblica e il Fatto Quotidiano esaltano la "vittoria" dei curdi del YPG legati ai filoamericani del PYD nella città di Manbij. Francamente non se può più di questi video e foto di peshmerga curdi, per lo più donne, con tanto di Bella Ciao di sottofondo e pastasciuttata antifascista in agguato da un lato e di rave party da centro sociale per la "straordinaria esperienza" similanarchica del Rojava dall'altro.



La verità è che il PYD curdo, sostenuto militarmente dagli USA, vuole staccare le province del Nord est della Siria dal paese a scapito del legittimo governo di Damasco e della consistente popolazione araba.




Non c'è stata nessuna vittoria dell'YPG curdo a Manbij. C'è stato un accordo fra i due burattini USA ai fini di conservare il più possibile integre le forze che combattono il legittimo governo siriano, i curdi "democratici" e l'ISIS. Male che vada con la derattizzazione della Siria, questa verrà smembrata quantomeno nella sue province nordorientali. Alla fine il Piano Yinon è salvo.

In pratica all'ISIS è stato garantito un lasciapassare con cui sono riusciti a far uscire dalla città i loro miliziani che si sono fatti scudo dei loro familiari.



La riprova della verità di quello che scriviamo è che subito dopo la "liberazione" della città siriana, sono scoppiati furiosi combattimenti ad Hasakah nell'est siriano fra l'Asayish, la polizia curda, presto sostenuta dall'YPG, contro la Forza di Difesa Nazionale, araba, leale a Damasco. Sono dovuti intervenire reparti dell'esercito siriano e ci sono state incursioni dell'aviazione siriana.






Tutto questo mentre il governo siriano sta combattendo una durissima battaglia per la riconquista totale della città di Aleppo.

Che combinazione!

I ratti in ciabatte e strafatti di captagon stanno per essere sterminati e l'ONU comincia a cianciare di tregua umanitaria, i media ci inondano di immagini strappalacrime e inventano inesistenti stragi da parte dei russi e i "valorosi" curdi si accordano con l'ISIS e attaccano le forze governative siriane.

domenica 27 marzo 2016

LA TURCHIA RIVENDICA IL BAGNO DI SANGUE DI BRUXELLES


REDAZIONE NOICOMUNISTI


Traduzione di Guido Fontana Ros

Presentiamo un altro articolo sulla pesante responsabilità del governo turco nei recenti attentati in Europa.

Non leggetelo, continuate a colorare con i gessetti e a piagnucolare sui poveri migranti; magari mandate pure un euro con un sms a qualche ONG, così vi sentirete meglio.