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lunedì 8 agosto 2016

Il vero segreto del mar Cinese meridionale

REDAZIONE NOICOMUNISTI

di Pepe Escobar


Traduzione di Guido Fontana Ros

FONTE 1

FONTE 2

FONTE 3





Il mar della Cina del sudest continuerà ad essere la principale polveriera geopolitica di questo inizio di XXI secolo, di gran lunga avanti al Medio Oriente o alle frontiere occidentali della Russia. Non è solo in gioco il futuro dell'Asia ma anche quello dell'equilibrio dei rapporti est-ovest.

Per avere una visuale d'insieme, dobbiamo fare riferimento agli scritti del presidente dell'Accademia navale degli USA del 1890, Alfred Mahan, al fondamentale testo "L'influenza del potere marittimo nella storia. 1660-1783". La tesi centrale di quest'opera è che gli USA devono dispiegare una presenza mondiale alla ricerca di nuovi mercati e proteggere questi nuovi assi commerciali per mezzo di una rete di basi navali.

Si tratta dell'embrione dell'attuale Impero americano che ha conosciuto il suo debutto nei fatti successivi alla guerra ispano-americana di oltre un secolo fa, momento in cui gli USA diventarono la potenza regionale dell'Oceano Pacifico, essendosi annessi le Filippine, le Hawaii e l'isola di Guam.

Il colonialismo occidentale, americano ed europeo, è senza alcun equivoco il vero responsabile del clima esplosivo che caratterizza la battaglia per la sovranità che si sta svolgendo nel mar della Cina del Sud. E' proprio l'occidente ad essere responsabile della maggior parte dei tracciati delle frontiere terrestri e marittime di tutti questi stati. La lista è impressionante. Le Filippine sono state separate dall'Indonesia dalla Spagna e dal Portogallo nel 1529. la separazione tra Malesia ed Indonesia è dovuta all'intervento britannico e a quello olandese nel 1842. La frontiera tra la Cina e il Vietnam è stata imposta ai cinesi dalla Francia nel 1887. Le frontiere delle Filippine sono state ridisegnate dagli USA e dalla Spagna nel 1898. La frontiera tra Filippine e Malesia è stata ritracciata dagli USA e dal Regno Unito nel 1930.

Si tratta di frontiere tra diversi possedimenti coloniali, fatto che implica dei problemi insolubili fin dall'inizio, ereditati da queste nazioni nell'era post coloniale. E dire che tutto era iniziato come una configurazione morbida... I migliori studi antropologici sul soggetto, come quelli di Bill Solheim per esempio, chiamano con il nome di Nusantao, parola composta di origine austronesiana, le isole del sud e le popolazioni seminomadi che viaggiavano e commerciavano da tempi immemorabile per tutto il mar della Cina del sud. I Nusantao non costituivano un gruppo etnico a parte, ma piuttosto una rete di popolazioni marinare nomadi. Attraverso i secoli essi hanno sviluppato parecchi nodi commerciali, che si estendevano dalle coste del centro del Vietnam a Hong Kong, transitando per il delta del Mekong. Non erano collegati ad alcun stato e la nozione di frontiere non esisteva. Non è che alla fine del XIX secolo che il sistema westfaliano ha fissato il mar della Cina del sud in un giogo inamovibile. Questo ci conduce alla ragione per cui la Cina è così sensibile alla questione delle frontiere: perché è direttamente legata al secolo delle umiliazioni, vale a dire l'epoca dove la corruzione interna del sistema cinese e la sua debolezza avevano permesso ai barbari occidentali di impossessarsi di territori appartenenti alla Cina.


Tensioni all'interno della linea in nove tratti

L'eminente geografo cinese Bai Meichu era un fervente nazionalista cinese che aveva ridisegnato la sua versione di quella che era chiamata "la carta dell'umiliazione cinese". Nel 1936 egli pubblicò una carta che includeva una linea a forma di U, che inglobava tutto il mar della Cina del sud fino al Banco James, un banco di sabbia sottomarino situato a 1.500 km a sud delle coste cinesi e a solo 100 km dalle coste del Borneo. Numerose carte marittime cinese trassero ispirazione dalle carte del signor Bai. La maggior parte includeva le isole Spratly nelle rivendicazioni cinesi ma escludevano il Banco James.

Il fatto più importante è che il signor bai è l'inventore della linea in nove tratti, centrale nella retorica del governo cinese anche prima che fosse comunista e che è utilizzata come base giuridica per le rivendicazioni storiche della Cina sulle isole del mar della Cina del sud.
Tutti fu sospeso quando il Giappone invase la Cina nel 1937. Il Giappone occupava Taiwan dal 1895. Inoltre immaginiamo gli americani, nel 1942, abbandonare le Filippine alle truppe giapponesi. Questo significava che praticamente tutto il litorale del mar meridionale della Cina era per la prima volta nella storia sotto il controllo di un unico impero. Il mar Cinese meridionale era diventato un lago giapponese.

Questo stato di cose non dovette durare a lungo, infatti ebbe termine nel 1945. i giapponesi avevano anche occupato l'isola Woody nell'arcipelago delle Paracels e Itu Aba (oggi isola Taiping) nell'arcipelago delle Spratly. Alla fine della II Guerra Mondiale, dopo il bombardamento atomico del Giappone, i filippini ottenevano l'indipendenza nel 1946 e l'arcipelago delle Spratly fu dichiarato subito territorio filippino.

Nel 1947 i cinesi accelerarono le loro manovre per recuperare le isole Paracels dalla tutela coloniale francese. Simultaneamente tutte le isole del mar della Cina del sud ricevettero dalle autorità cinesi un nome cinese. Il Banco James fu retrocesso dallo status di banco di sabbia a quello di barriera corallina (in effetti questo banco di sabbia è immerso, ma Pechino lo considera sempre come il punto più a sud del territorio marittimo cinese).

Nel dicembre 1947, tutte le isole della regione furono poste sotto il controllo di Hainan (anch'essa isola del Mar Cinese Meridionale). Nuove carte marittime, basate su quelle del signor Bai, furono pubblicate, ma ormai con i nomi in cinese non solo di tutte le isole ma anche delle barriere coralline e dei banchi di sabbia. Il problema è che nessuno ha mai spiegato il significato dei nove tratti (che in origine erano undici).
Dunque nel giugno 1947, la repubblica di Cina [non ancora comunista] rivendicava ogni cosa che fosse inclusa in questa linea, dichiarandosi disponibile, in un futuro prossimo, a negoziati per frontiere marine definitive con gli stati limitrofi, ma all'epoca nessuna frontiere fu decisa, facendo nascere un'ambiguità strategica nel Mar della Cina del Sud mai risolta fino ai giorni nostri.

La Cina comunista [nel 1949] riconobbe tutte le carte e le decisioni collegate ad esse. Nonostante questo la frontiera marittima tra la Cina e il Vietnam, per esempio, non fu stabilita che nel 1999. Nel 2009 la Cina incluse la linea a U la linea in nove tratti in una presentazione alla Commissione delle nazioni Unite per i limiti delle piattaforme continentali; era la prima volta che questa linea era utilizzata ufficialmente in un negoziato internazionale.

Non c'è da stupirsi che gli altri paesi dell'Asia del sudest si siano infuriati di questo culmine della transizione da una rete marinara popolata da culture seminomadi, verso il sistema westfaliano di definizione degli stati. Stava per debuttare la guerra post moderna nel mar della Cina del sud.


La libertà per mezzo delle cannoniere

Nel 2013 le Filippine spinte dagli USA e dal Giappone, hanno deciso di portare la questione delle Zone economiche esclusive (EEZ in inglese) nel mar Cinese meridionale davanti alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto marittimo (UNCLOS nell'acronimo anglosassone), ratificato sia dalla Cina che dalle Filippine ma non dagli USA. L'obiettivo delle Filippine, come della Cina era di giungere a che l'UNCLOS e non ipotetici diritti storici, definissero quello che è un'isola, una barriera corallina e chi abbia il diritto di rivendicarle (con le zone economiche esclusive che si collegano nei dintorni).

La stessa esistenza dell’UNCLOS  è il risultato di feroci cavilli giuridici. Tuttavia alcune importanti nazioni, tra cui il gruppo dei BRICS, che sono la Cina, l'India e il Brasile e anche in modo significativo, il Vietnam e la Malesia, hanno dato battaglia per modificare una clausola della Convenzione UNCLOS che mirava a rendere obbligatoria per ogni ogni nave militare straniera la richiesta di un permesso di navigazione per penetrare all'interno di ogni zona economica esclusiva.

E' a questo stadio che si entra  veramente in acque torbide, anche molto agitate, partendo dalla definzione stessa di libertà di navigazione.

Per l'Impero americano, la libertà di navigazione a partire dalla costa occidentale degli USA fino all'Asia, attraverso l'oceano Pacifico, il mar della Cina del sud, lo stretto di Malacca e l'oceano Indiano, è trettamente sottoposta alla sua dottrina militare. Immaginiamo che una zona economica esclusiva sia un giorno chiusa per la navigazione della marina militare USA o che un'autorizzazione debba essere richiesta ogni volta; in questo caso, l'Impero delle basi militari perderebbe l'accesso alle... sue basi.

Aggiungiamoci l'abituale paranoia del Pentagono; cosa capitirebbe se una nazione ostile decidesse di bloccare il commercio mondiale da cui dipende l'economia USA (anche se il postulato di partenza, nonostante che la Cina prenda in considerazione questa opzione, è proprio ridicolo)? A causa di questo ridicolo postulato di partenza, il Pentagono sviluppa veramente un programma sulla libertà di navigazione. Per entrare nel dettaglio, non si tratta di altro che di un programma di diplomazia delle cannoniere rimodernizzato al XXI secolo, consistente nello spettacolo permanente delle portaerei americane che incrociano nel mar della Cina del sud. Per i dieci stati membri dell'Associazione degli Stati dell'Asia del sudest (ASEAN), il Santo Graal di questo affare, sarebbe di addivenire a un Codice di buona condotta regolante le dispute marittime tra le Filippine, il Vietnam, la Malesia, il Brunei e la Cina.

La redazione di questo codice stenta ad essere realizzata da diversi anni, principalmente perché le Filippine desiderano premere sulla Cina affinché accetti una serie di misure limitanti, ma solamente dopo che i dieci stati membri dell'ASEAN avranno tutti trovato l'accordo preliminare su queste misure.

La strategia di Pecchino si situa all'opposto di questo modo di negoziare, infatti Pechino cerca di moltiplicare i negoziati bilaterali con gli stati dell'ASEAN [invece di negoziare con un gruppo di stati d'accordo tra di loro], nei quali può far valere tutto il suo peso di fronte a nazioni di taglia più modesta. E' andata così, grazie al sostegno della Cambogia, ben evidente questa settimana, quando quest'ultima è riuscita ad impedire la condanna della Cina in un'importante diatriba con il Laos nella questione del mar della Cina del sud; la Cina e l'ASEAN hanno scelto di trattenere le loro ambizioni.

Ammirate Hillary fare l'Ercolino sempre in piedi

Nel 2011 il ministero americano degli Esteri rimase impietrito dall'annuncio dell'amministrazione Obama dell'intenzione di ritirare le truppe americane dall'Irak e dall'Afghanistan; cosa sarebbe successo alle ambizioni territoriali della superpotenza? Questa inquietudine sorse alla fine del mese di novembre 2011, quando l'allora ministro degli Esteri, Hillary Clinton, inventò una nuova dottrina, oggi celebre, quella del cardine verso l'Asia.

Sei direttrici di proiezione sono state inserite in questo cardine. Quattro di queste direttrici derivano da un copia/incolla del gruppo di riflessione basato a Washington, il CSIS (Center for Strategic and International Studies), risalente al 2009: rivitalizzare le alleanze esistenti, sviluppare relazioni con le potenze emergenti, sviluppare relazioni con le entità regionali multilaterali e lavorare in concerto con i paesi dell'Asia del sudest sulle questioni economiche. Hillary Clinton ha aggiunto di sua iniziativa, due direttrici: una larga presenza militare americana in Asia e la promozione della democrazia e dei diritti dell'uomo.

E' chiaro a tutti, non solo ai paesi del sud, che a partire dalla creazione di questa dottrina, l'artificio retorico del cardine sia veramente solo un modo di definire l'offensiva militare per contenere la Cina. Fatto ancor più grave, questa dottrina ha fatto la sua comparsa nel momento geopolitico di una disputa territoriale marittima nell'Asia del sudest coincidente con il confronto  tra un egemone, gli USA e un avversario dipari livello, la Cina, e questo ovunque, nei teatri operativi di tutto il mondo.
Quello che Hillary Clinton voleva dire veramente quando parlava di "far partecipare le potenze emergente", era piuttosto, secondo le proprie vedute, "unirsi nella fondazione e nella animazione di un ordine mondiale e regionale basato su regole di condotta", regole di condotta evidentemente decise dall'egemone, gli USA, vale a dire da tutto il meccanismo messo in campo dalle entità del Consenso di Washington [FMI, Banca Mondiale e dipartimento del Tesoro USA].

Non è sorprendente  che il mar della Cina del sud sia di una importanza altamente strategica, in quanto l'egemonia amricana dipende largamente dalla sua capacità di regnare sui mari (ricordiamoci degli scritti di Alfred Mahan). Questo è il centro della strategia nazionale militare USA. Il mar della Cina del sud è il punto di passaggio decisivo che collega gli oceani Pacifico e Indiano, il golfo Persico e finalmente l'Europa. Ed è là che noi scopriamo l'ultimo segreto del mar della Cina del sud. nell'ordine mondiale e regionale immaginato da Hillary Clinton e dalla sua amministrazione, la Cina deve obbedire all'egemone americano e garantire la libera circolazione della Marina militare USA nel mare della Cina del sud.

Questo è prodromo di un'inevitabile aumento di intensità del confronto lungo queste rotte marittime. La Cina, lentamente ma con sicurezza, sviluppa una pamplia di armi sofisticate, che potranno come ultima risorsa, impedire l'entrata della Marina militare USA nel mar della Cina del sud, fatto non ignorato dai falchi di Washington.

Quello che aggrava la situazione è il fatto che si tratta di due strategie antagoniste. Pechino si definisce come potenza antimperialista; questo implica che essa recupera i territori nazionali strappategli dalle potenze coloniali con l'aiuto di traditori cinesi (quegli isolotti sui quali si è recentemente pronunciata la Corte internazionale di giustizia dell'Aia, non sono nient'altro che degli scogli o dei rialzi di terra emersa che emergono solo con la bassa marea).

Gli USA d'altro canto, hanno la bocca piena del loro destino manifesto e della loro eccezionalità. Così sembra che il mar della Cina del sud sia la regione dove, molto più delle frontiere occidentali della Russia, degli Stati Baltici e dell'Irak/Siria, le regole decretate dall'Impero americano sono apertamente contestate.

La posta in gioco potrebbe diventare ancora più importante il giorno in cui la marina militare USA si vedrà vietare l'ingresso nel mar della Cina del sud. Quel giorno suonerà la fine dell'egemonia dell'Impero.












martedì 12 luglio 2016

Gli sforzi per contenere la Cina sono FALLITI: l'attacco in Bangladesh vanifica il gioco segreto navale di Abe

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Yoichi Shimatsu

FONTE


Traduzione di Guido Fontana Ros





L'attacco notturno che ha ucciso 20 stranieri nel quartiere diplomatico di Gulshan di Dhaka, in Bangladesh non era semplicemente un attacco terroristico a caso, dal momento che aveva tutte le caratteristiche di un'operazione in stile militare meticolosamente preparata contro un bersaglio selezionato per motivi specifici.

Gli aggressori si sono identificati come sostenitori dell'ISIS, ma le loro richieste ai negoziatori della polizia includevano il rilascio dei membri del locale Jamaat-al-Mujaheedin (JM), una rete di militanti diffusa e ben collegata che è a favore della sostituzione del sistema politico del partito laico del Bangladesh, imposto dall'intervento indiano che ha posto fine alla sua unione con il Pakistan, con uno stato islamico.

L'JM è sostenuto da clan locali di primo piano, comprese le famiglie di militari e di capi della polizia e ha accesso ai file classificati dell'intelligence nazionale, compresi quelli attinenti alle relazioni di interesse strategico-militare del Giappone in Bangladesh e nella regione del Mar delle Andamane.

L'obiettivo dell'attacco al Bakery Cafe Holey Artisan era quello di impedire un'alleanza in erba giapponese-indiana-americana-australiana chiamata Dialogo Quadrilaterale sulla Sicurezza, che intende segretamente stabilire una base navale alleata in Bangladesh che serva da "fortezza dei crociati" contro gli interessi islamici nell'Asia del Sud-Medio Oriente e per contrastare la crescente presenza della Cina nella regione dell'Oceano Indiano-Andamane.

L'operazione di controspionaggio JM contro gli interessi giapponesi in Bangladesh ha richiesto mesi di sorveglianza e il tracciamento dei movimenti dei funzionari giapponesi, tra cui le delegazioni in visita, la cui eliminazione era l'obiettivo dell'attacco in stile militare.

I sette giapponesi che si sono incontrati al caffé in riva al lago, non erano "ingegneri" con un progetto di "costruzioni", come affermato ai media da parte del governo di Shinzo Abe. Solo un uomo lavorava per una ditta di ingegneria vera e propria, gli altri sei erano lì con la copertura di "studi di progettazione" coinvolti in operazioni di influenza-spaccio e corruzione di politici e burocrati del Bangladesh, con l'obiettivo di installare una base navale, come parte di un piano per la costruzione di un porto commerciale.


Abe e il QSD: una nuova sfera di prosperità condivisa


Il piano di Shinzo Abe è quello di stabilire una base navale nel Mar delle Andamane del nord come parte di una strategia geopolitica chiamata Dialogo Quadrilaterale sulla Sicurezza (QSD), in base alla quale un'alleanza (offensiva) di Stati Uniti-Giappone mira a coinvolgere l'Australia e l'India nel contenimento dell'espansione della potenza navale cinese. Il QSD è in sostanza la NATO per il teatro di battaglia del Pacifico e dell'Oceano Indiano.

Per il Governo neo-militarista di Tokyo, il QSD è un revival sanzionato degli Stati Uniti della Sfera della Grande Comune Prosperità dell'Oriente, la scommessa del Giappone di stabilire un impero militare pan-asiatico durante la Seconda Guerra Mondiale. Il nonno di Abe, il ministro per le munizioni di guerra Nobusuke Kishi, fu un architetto chiave della strategia di co-prosperità.

Abe ha salutato l'eredità della "liberazione" da parte dell Giappone dell'Asia del Sud nella Seconda Guerra Mondiale nel corso della sua prima visita di stato in India. Il suo discorso revanscista è stato seguito dalla vendita di idrovolanti ShinMaywa all'esercito indiano per proteggere i suoi nuovi campi petroliferi offshore nelle Andamane meridionali e per condurre una sorveglianza aerea a lunga distanza nella regione ricca di energia.

Una base navale segreta contro i cinesi


Il Bangladesh è stato scelto come sito di fatto per un porto navale alleato sia per motivi geografici che politici. La nazione economicamente debole fornisce una piattaforma a terze parti per la costruzione di basi militari e per operazioni militari segreteicontro l'influenza cinese nel Mar delle Andamane, senza il coinvolgimento diretto e aperto delle potenze regionali, India, Thailandia e Myanmar, che sono riluttanti di farsi ulteriormente impegolare con le operazioni militari degli Stati Uniti.

Dopo le battute d'arresto politiche nel vicino Myanmar, la Cina ha sviluppato legami militari più stretti con il Bangladesh, rinforzati con la proposta cinese di costruire un porto in acque profonde a Sonadaria, un progetto di costruzione del valore stimato in 8 miliardi di dollari.

Per contrastare il piano cinese, Tokyo è attivamente intervenuta con un'offerta alternativa per un'altro porto nella vicina Matarbari, per mezzo della Japan International Cooperation Agency (JICA) che offre un mutuo agevolato di 3 miliardi di dollari per un progetto da 4,6 miliardi di dollari.

Il progetto del porto di Matarbari comprende quattro centrali elettriche a carbone con 2.400 megawatt di capacità totale di generazione elettrica insieme al dragaggio dei canali di navigazione per le navi cisterna GNL e prevede che il porto sia in grado di gestire cacciatorpedinieri e sottomarini. Il porto in apparenza civile sarebbe stato gradualmente convertito a scopi militari, inizialmente attraverso "operazioni di salvataggio e recupero" durante le frequenti catastrofi causate dai cicloni in Bangladesh.

La Sumitomo Heavy Industry e la società Marubenitrading sono coinvolte in questa operazione, che ha oscurato rapidamente il precedente progetto cinese, pur essendo grande solo la metà del pacchetto di Pechino. La differenza di scala è stata fatta dalla corruzione dei funzionari governativi da parte della rete di lobbying giapponese.

JICA come la J-CIA


Significativamente, il programma giapponese di aiuti JICA e molti dei suoi appaltatori collegati in Myanmar e Bangladesh sono dominati da due gruppi alleati della yakuza, l'organizzazione Sasakawa (che include la Nippon Foundation) e la Soka Gakkai. La nuova religione Soka Gakkai sponsorizza il Komeito (il partito del governo pulito), che è un membro della coalizione di governo con il Partito Liberal Democratico.

La SG è alleata con il gruppo del crimine organizzato Yamaguchi-gumi in particolare nel riciclaggio di denaro sporco attraverso le sue filiali religiose estere e reti di piccole imprese (tra cui ristoranti in stile giapponese).

L'organizzazione Sasakawa, agendo nominalmente attraverso la Nippon Foundation che si occupa d iniziative caritatevoli e la Chiesa dell'Unificazione, è una rete criminale che gestisce le operazioni di gioco d'azzardo che coinvolgono la motonautica in Giappone.

Questi affari clandestini legati agli sport acquatici, che sono collegati con il commercio delle metanfetamine (shabu), sono condotti in collaborazione con la Tosei-kai, un gruppo della yakuza di Tokyo gestito da mafiosi coreani (zai-nichi), discendenti dei soldati che hanno prestato servizio per l'impero giapponese nella Corea occupata.

L'ala di destra della yakuza, Yoshio Kodama ha creato Tosei-kai, come forza paramilitare noleggiandola alla stazione della CIA a Tokyo per proteggere le basi militari degli USA dal movimento studentesco di sinistra del Giappone durante la Guerra Fredda e la guerra del Vietnam. Da allora, la Nippon Foundation ha sponsorizzato progetti collegati ai mari come un mezzo per promuovere l'espansione navale giapponese all'estero, tra cui la festa Ocean Day, che promuove l'espansione navale giapponese e l'industria baleniera.

Il gruppo criminale Sasakawa ha una lunga storia di collaborazione segreta con i gruppi fascisti italiani, a partire da prima della guerra con il Partito Popolare che il suo defunto fondatore (Kokusai Taishu-a), modellò sul Partito Fascista di Benito Mussolini.

La collaborazione con le operazioni nere dei fascisti italiani continuò nel dopoguerra, con il Giappone che servì come un rifugio sicuro per i terroristi di destra, tra cui il latitante di nome Zorzi, coinvolto nel 1969 nel'attentato dinamitardo false flag alla sede milanese della Banca dell'Agricoltura.

Il continuo collegamento criminale continue tra i neo-militaristi giapponesi e i fascisti italiani è un filo che collega i nove italiani uccisi nell'attacco alla Holey Bakery. Alcuni degli italiani apparentemente lavoravano nel settore dell'abbigliamento in Bangladesh, ma il settore tessile fornisce una copertura conveniente ad eventuali agenti della NATO assegnati a quella regione.

La corruzione stile Tokyo


Come ha fatto Tokyo a battere l'offerta dei rivali cinesi così in fretta? I sette imprenditori a pranzo alla Holely Artisan Bakery rappresentano i metodi subdoli utilizzati dai giapponesi per ottenere favori dalle élite politiche nei paesi in via di sviluppo. Solo uno di loro era un vero e proprio ingegnere.

Gli altri tre, tra cui due donne, apparentemente erano dipendenti della Almec, una società di "design" di Shinjuku con un ruolo abbozzato nella pianificazione e facilitazione dei progetti con le pratiche tipiche giapponesi del corteggiare i clienti con viaggi regalo, favori e regalie, tra cui borse di denaro contante.

Le altre tre imprese giapponesi alla cena erano presenti con lo spin-off recentemente organizzato dei Oriental Consultants, un'altra società di "pianificazione" con 57 anni di storia di facilitazioni all'estero per la JETRO (Japan External Trade Relations Office) e la JICA.

L'affiliata Global della Oriental Consultants è stato creata nel 2014, una linea temporale che coincide con la formazione da parte di Shinzo Abe di un'agenzia di intelligence nazionale, sul modello della US National Security Agency, la CIA e della Defense Intelligence Agency, la DIA.

Oriental Consultants ha una divisione di mappatura satellitare, fatto che segnala il coivolgimento del team in Bangladesh nella sorveglianza geospaziale finalizzata alla creazione di un'enclave della difesa giapponese nella regione del Mar delle Andamane per contrastare l'influenza militare cinese.

La capogruppo ha anche una divisione comunicazioni satellitari che fornisce trasmissioni di dati sicure. Aspetti della loro missione clandestina includerebbero l'antiterrorismo, mettendo i consulenti giapponesi in rotta di collisione con Jamaat-al-Mujaheedin/ISIS.




L'attacco all'Islam militante


L'operazione clandestina che coinvolge il progetto del porto giapponese è stata progettato per controllare la rabbia nazionalista in Bangladesh, dove la popolazione musulmana è sempre più diffidente nei confronti del coinvolgimento di Shinzo Abe nelle guerre in Medio Oriente e per l'alleanza militare sempre più stretta del Giappone con Nuova Delhi, la potenza egemone dell'Asia meridionale.

La sfiducia popolare nei confronti dell'India è aumentata a causa dell'avvento al potere del BJP, il partito di Modi, una coalizione nazionalista indù con un passato di atrocità di massa contro i musulmani in India.

Il coinvolgimento segreto di Shinzo Abe nel conflitto siriano ha portato direttamente alla decisione dell'ISIS di decapitare gli ostaggi giapponesi, tra cui gli "otaku militari (fan)" Haruna Yukawa e il giornalista Kenji Goto.

La spia transessuale Yukawa era un agente segreto del generale in pensione dell'Aviazione militare Toshio Tamogami, il fondatore della Nippon Kaigi, la potente lobby parlamentare dei conservatoi per la revisione costituzionale e la rimilitarizzazione del Giappone. Tamogami funge da portavoce degli ufficiali neoconservatori politicizzati nelle Forze di autodifesa, che sostengono il riprisino della capacità militare offensiva delle forze giapponesi.

Le operazioni di intelligence giapponesi in Siria e l'atteggiamento belligerante di Abe hanno innescato le ripetute minacce da parte dell'ISIS. Nel vano tentativo di assolvere lo sciovinismo di Abe dalle responsabilità, Tokyo ha l'importanza di questo nell'uccisione di un operatore umanitario giapponese in Bangladesh e il pedinamento di altri cittadini giapponesi in quel paese.

L'attacco alla panetteria di Dhaka mostra che il Giappone sarà d'ora in poi l'obiettivo primario per il massacro di ostaggi di ostaggi a causa della strategia di Abe di stabilire delle basi militari nell'Asia del Sud, insieme alle vendite di armi, alle operazioni segrete e ai cosiddetti interventi umanitari per bloccare il progetto cinese della "One Belt" attraverso Asia del sud.

Questo ambizioso sforzo per contenere la Cina invece, ha messo il Giappone in rotta di collisione con i militanti islamici che si oppongono alle forze americane e indiane nella regione.

Con la loro rete internazionale di sostenitori, i gruppi militanti affiliati con l'ISIS possono colpire gli interessi giapponesi in qualsiasi parte del mondo, compreso l'interno del Giappone. Tokyo è ora profondamente coinvolta in una guerra globale cui non può sopravvivere e tanto meno vincere.