Tra il miliardo di persone sterminate dai senzadio kumunisti sovietici guidati dall'uomo più malvagio della storia, trova posto la narrazione dei 100.000 fucilati nell'Ucraina occidentale nei giorni immediatamente seguenti all'invasione tedesca.
Naturalmente l'incipit è ironico, per la comprensione del significato della parola ironia si veda l'Enciclopedia Trec:cani a questo URL:
Ultima cosa. Da qualche tempo siamo soliti abbinare qualche immagine sia alla presentazione sui social che all'interno, ai nostri articoli, questa volta non lo facciamo per non alimentare, in questo caso si tratterebbe di pornografia dell'orrore, questo feticismo dell'immagine.
Comunque immagini ce ne sarebbero e si potrebbero ritrovare agevolmente nella rete; riguardano gli innominabili massacri perpetrati in quelle terre dai nazisti e dai loro servi, i nazionalisti ucraini.
I senatori statunitensi ammettono che per gli Stati Uniti e
l'UE l'Ucraina è un «problema incontrollabile»
di Paul Antonopoulos il 6 gennaio 2019
Secondo l'International
Policy Digest, negli Stati Uniti c'è stato un incontro
tra senatori repubblicani e rappresentanti di varie organizzazioni civili
ucraine, dopo che i legislatori hanno fortemente criticato la politica
dell'Ucraina.
Soprattutto, i
senatori hanno detto che l'Ucraina è diventata un paese incontrollabile per gli
Stati Uniti e l'Unione europea.
I politici
statunitensi hanno sottolineato che le autorità ucraine seguono una politica
economica estremamente improduttiva.
Secondo loro, le
istituzioni finanziarie internazionali contribuiscono con miliardi di dollari
all'Ucraina, tuttavia, la corruzione frenetica e le sterili spese per il
conflitto interno del Donbass, rendono superflui gli sforzi
internazionali. Questo porta anche alla graduale riduzione del PIL del
paese, registrata negli ultimi anni, e alla massiccia emigrazione degli
ucraini.
Inoltre, i senatori
hanno criticato il presidente ucraino, Pyotr Poroshenko, per il metodo che ha scelto per perseguire i suoi
oppositori con l'aiuto della legge. Secondo loro, gli organi di pubblica
sicurezza sono utilizzati nel paese per raggiungere obiettivi politici, mentre
i tribunali, controllati da politici e imprenditori influenti, sono tutt'altro
che indipendenti, spesso condannando i nemici politici, ha sottolineato la
rivista.
In particolare, i
politici americani hanno criticato una causa contro l'ex presidente Viktor Yanukovych, che hanno definito una «parodia di giudizio», sostenendo che l'accusa è stata fatta senza fornire prove
sostanziali di tradimento. Inoltre, nel corso del procedimento, sono
state registrate numerose violazioni materiali e negligenze della legge, mentre
il processo si è concluso con il disprezzo per la supremazia delle norme
ucraine e dei principi universali di giustizia e diritti umani, ha aggiunto l’International
Policy Digest.
Nel frattempo, il
rappresentante permanente dell'Ucraina alle Nazioni Unite, Vladimir
Yelchenko, ha detto di non aspettarsi una
risoluzione pacifica del conflitto di Donbass a breve.
«Non credo che
accadrà», ha detto Yelchenko
all'agenzia Ucrinform in
un'intervista sulla possibilità di risolvere la crisi del Donbass nel prossimo
futuro.
La traduzione ad opera di Davide Spagnoli di un interessante articolo della Pravda che non vederete mai sulla nostra stampa. Cosa sta accadendo in Siria e cosa sta per accadere in Donbass.
Bush senior con il criminale di guerra ucraino Yaroslav Stetsko
Presentiamo un’intervista a uno storico americano, Russ Bellant, autore di Old Nazis,The New Right and The Republican Party, in cui viene rimarcato come da 70 anni vi sono stati e vi sono strettissimi legami tra il Partito Repubblicano, tra cui alcuni suoi esponenti eletti come presidenti USA come Richard Nixon e Ronald Reagan e una pletora di criminali di guerra ucraini che collaborarono con i nazisti.
Da questo si capisce benissimo la corresponsione attuale di amorosi sensi fra gli attuali governanti dell’Ucraina e il governo USA. Un po’ meno comprensibile è l’ammore che lega esponenti piddini e della “sinistra” lgbtqwerty equosolidale con i loro impresentabili nipotini ucraini…
La data del 26 aprile 1986 è entrata nella storia, e ci rimarrà per sempre, per il tragico incidente di Chernobyl: la “Чернобыльская авария” o “Чорнобильська катастрофа”, nell’accezione ucraina ancora più incisiva e forte, è da più di 30 anni, e lo sarà ancora per molti anni a venire, il simbolo dei rischi connessi al nucleare e al suo sviluppo. La versione ufficiale ci ha informati, e continua a ripeterci, che in quel giorno, alle ore 1:23, presso la centrale nucleare situata a 3 km da Pryp’jat e a 18 km da Chernobyl, avvenne il fatale incidente: il personale, in maniera inopinata ed irresponsabile, in violazione di numerosi protocolli e allo scopo di eseguire un test per saggiare la sicurezza complessiva dell’impianto, avrebbe aumentato repentinamente la temperatura nel nocciolo del reattore numero 4. La scissione dell’acqua in idrogeno ed ossigeno, determinata da quella dinamica, avrebbe provocato la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore, con esplosione, scoperchiamento dello stesso e conseguente, vasto incendio della grafite, minerale presente, negli impianti nucleari, in barre per assorbire le radiazioni. Una nuvola di materiale radioattivo, sprigionandosi, avrebbe esteso la sua mortifera ombra su un’area sterminata. Fin qui, la versione ufficiale, illuminante e certamente degna di fede rispetto alla descrizione oggettiva di alcuni passaggi, ma assolutamente lacunosa e omertosa sul quadro generale esistente in quella maledetta notte dell’aprile ’86.
Versione che diventa addirittura grottesca e paradossale quando pretende di accreditare presunte carenze strutturali della centrale nucleare esistente, costruita invece secondo i più rigorosi criteri allora esistenti, a livello edile ed ingegneristico. Che poi il nucleare sia intrinsecamente pericoloso, vulnerabile e rischioso, questa è una considerazione, almeno per chi scrive, assolutamente condivisibile, ma che vale a Chernobyl come a Fukushima e in ogni altra parte del mondo. La verità ufficiale, diffusa con al potere il revisionista Gorbaciov, legato alle centrali imperialiste e ai circoli mondialisti, è tutto fuorché oro colato da custodire nei crogioli della ricerca storica: è – con ogni evidenza – una verità di comodo, come dimostrano diversi fatti. Vediamoli uno per uno.
L’insigne fisico nucleare Nikolaj Kravchuk, supportato da altri eminenti calibri della scienza russa ed ucraina, tra i quali I.A. Kravets e V.A. Vyshinsky, ha presentato, nel 2011, uno studio sull’incidente occorso alla centrale nucleare ucraina, dal titolo di per sé eloquente: “L’enigma del disastro di Chernobyl”. Frutto di ricerche condotte con coraggio, abnegazione e autentica sete di verità, tale studio ha sollevato polemiche e provocato la levata di scudi del mondo accademico, chiuso nel suo conformismo, quando non nella complicità verso la disinformazione pilotata dal potere che lo sostiene, lo foraggia, ne avalla o ne impone le tesi ufficiali. Per il suo testo decisamente al di là di ogni verità di comodo, Kravchuk ha subito un ostracismo che nemmeno al più immorale e abietto dei delinquenti sarebbe toccato in sorte: dileggiato, emarginato, minacciato, è stato infine espulso (lui, studioso tra i migliori presenti sul campo!) dall’Istituto di Fisica Teorica “Bogoljubov” dell’Accademia Nazionale delle Scienza dell’Ucraina, quello stesso Istituto che ha visto, nei decenni, operare con profitto e risultati apprezzati a livello mondiale calibri quali lo scienziato eponimo, ovvero Nikolaj Nikolaevich Bogoljubov, Aleksandr Sergeevich Davydov, Aleksej Grigor’evic Sitenko. Il torto di Nikolaj Kravchuk qual è stato? Uno solo, ma imperdonabile: quello di aver evidenziato, con rigore analitico e inappuntabile metodo scientifico, i talloni d’Achille della tesi ufficiale sull’incidente di Chernobyl, diffusa subito dalla cupola gorbacioviana affinché il mondo pensasse a negligenze, arretratezze strutturali della base materiale industriale e scientifica dell’Urss, debolezze inesistenti, anziché ad altro, in primis a complotti orchestrati e condotti per minare l’Urss in quanto unica potenza capace di competere con il mondo capitalista e superarlo per produttività, concorrenzialità, capacità di costruire una società migliore, a misura d’uomo. In primis, Kravchuk dimostra, con dovizia di dati, come l’azione di sollecitazione sul reattore n. 4 sia stata reiterata nel tempo, a partire dal 1° aprile 1986 fino al 23 dello stesso mese, e non esercitata solo la notte del tragico incidente, nel quadro del famoso “test di sicurezza”, come ha preteso e pretende il “dogma” ufficiale. Tutto ciò in nome di un obiettivo, lucido e scientemente perseguito, volto a sabotare la centrale. Kravchuk non usa troppo la parola “complotto”, o meglio non ne fa abuso, ma quando scrive che, a Chernobyl, nell’aprile del 1986, sono state poste in essere “azioni ben pianificate e pre – implementate”, egli intende rendere pienamente intellegibile una situazione nella quale tutto ha avuto posto, fuorché la casualità.
L’enorme cappa protettiva realizzata sopra il luogo del disastro
In particolare, il reattore n. 4 era stato stipato di materiali radioattivi con un contenuto fino a 1500 MegaCurie (il “Curie” è l’unità di misura della radioattività, adottata a partire dal Congresso Internazionale di Radiologia di Bruxelles del 1910). In alcune cellule del reattore, poi, era presente del Plutonio – 239, combustibile utilizzato nei sottomarini nucleari e potente fattore di innalzamento della temperatura complessiva. Tutto questo, non poteva essere né casuale né incidentale: dobbiamo pensare vi fosse, altresì, la deliberata volontà di mandare in tilt l’impianto, di provocare un incidente, a meno di non postulare la follia, l’insania di qualcuno come il movente unico e solo del fatto, dopodiché non si spiegherebbero, però, le coperture, gli insabbiamenti, i depistaggi sistematicamente attuati dal vertice del potere, in Urss come a livello mondiale. Vi sono però altri tasselli che, messi insieme, vanno a comporre un mosaico inquietante: la notte del 26 aprile, qualificati specialisti in forza alla centrale, a partire da A. Chernyshev, non furono autorizzati a prestare servizio e altri presenti fecero di tutto, disperatamente, per fare in modo che Anatolij Stepanovich Djatlov, ingegnere capo, quadro direttivo della centrale, stoppasse l’assurdo test di sicurezza, nel quale, lo ribadiamo, la maggior parte dei sistemi di protezione erano stati disattivati per… saggiare il livello di sicurezza dell’impianto (!!!). Come se, per testare la sicurezza di un’automobile, la si spingesse a 200 all’ora lungo una discesa, con i passeggeri privi di cinture di sicurezza e le portiere spalancate. Vi era stata, da parte di molti quadri tecnici, una sollevazione generale contro le criminali sollecitazioni, ripetute nel tempo, del reattore n. 4? Djatlov era lo strumento di una volontà superiore alla quale non aveva voluto o saputo opporsi? Di certo, si sa che almeno due tecnici, Aleksandr Akimov e Leonid Toptunov, furono minacciati di licenziamento per essersi opposti al disinserimento dei meccanismi di sicurezza, misura questa non solo folle, ma anche proibita dai protocolli disciplinanti il funzionamento della centrale. Sono ancora molti i lati oscuri della vicenda, ma, di certo, in quella primavera solo apparentemente dolce e rigenerante di 31 anni fa, a Chernobyl tutto era stato predisposto per la creazione di una “bomba” devastante, pronta ad esplodere senza freni, e l’esito fu, in tal senso, coronato da successo. Non è tutto, però: altri tre elementi aggiungono alla disamina dei fatti un corredo di precedenti e di circostanze da brivido. Già nel 1982 (ci si concentri su questa data, come vedremo in seguito, strategica!) il reattore n. 1 della centrale in questione, sempre a causa di “manovre errate”, aveva subito la distruzione dell’elemento centrale e si era evitata la catastrofe solo grazie alla prontezza e alla perizia del personale.
Qualche anno dopo la tragedia, poi, vicino al teatro dell’esplosione furono ritrovate tracce di TNT e di esplosivo al plastico: ne parlò il giornale russo “Trud” in un articolo pubblicato nel numero 74 del 1995, subito circondato dal chiasso assordante dell’omertà, della congiura del silenzio, come sempre avviene quando la verità viene sbattuta in faccia a chi pensa che il Re sia nudo. A Chernobyl vi fu anche un’esplosione di natura terroristica? Una “doppia bomba”, con effetto combinato di ordigno ed esplosione indotta del reattore?
Nessuno, su questo, ha fornito risposte efficaci e convincenti. Come nessuno le ha anche solo adombrate rispetto a quanto sostenuto dagli studiosi Je. Sobotovich e S. Chebanenko, i quali hanno riferito di aver trovato, nella zona della centrale nucleare, un gran numero di tracce di uranio altamente arricchito, ricollegando questo al “carico segreto” con il quale era stato riempito il reattore n. 4 esploso. Chi poteva avere interesse a generare un disastro? E com’è possibile pensare che una parte dei tecnici presenti a Chernobyl accettasse di suicidarsi, anche in nome di piani eversivi condivisi? Andiamo per ordine. Come abbiamo già accennato, l’interesse a sabotare l’economia dell’Urss, il suo possente apparato infrastrutturale tecnico – scientifico, era ben vivo e anzi prioritario nelle strategie dell’imperialismo, specie dopo l’ascesa al potere, negli Usa, di Ronald Reagan, sostenuto dalle più agguerrite lobbies anticomuniste. Abbiamo prima parlato del 1982, anno nel quale il reattore n. 1 della centrale di Chernobyl subì un danno derivato da azioni “improvvide” del personale in servizio. Ebbene, in quello stesso anno la CIA di William Casey dava inizio al suo piano aggiornato di destabilizzazione dell’Urss e dei Paesi socialisti, mediante sabotaggi e attentati, piano approvato e “vidimato” da Reagan nel mese di gennaio, in coincidenza temporale con fatti come il rapimento Dozier in Italia, pilotato dai servizi Usa, e il massiccio finanziamento del sindacato anticomunista polacco “Solidarnosc” ad opera delle centrali imperialiste. Il via alle “danze” terroristiche ed eversive lo dà l’esplosione di un gasdotto in Siberia, generata dall’impiego di un software difettoso, esportato deliberatamente dagli Usa in Urss per produrre danni irreversibili. Il fuoco ed il fumo che si sprigionarono dalla deflagrazione, furono ripresi dai satelliti ed allarmarono un gran numero di persone, convinte che fosse avvenuta una catastrofe nucleare. Tutto ciò è stato raccontato, fin nei più minimi dettagli, da Thomas C. Reed, ex membro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti d’America, nel suo libro dal titolo “At the Abyss: An Insider’s History of The Cold War” (“Nell’abisso: una storia della guerra fredda scritta da uno all’interno”), mai tradotto in Italia, Paese dove certe sudditanze dure a morire arrivano, spesso, al tragicomico epilogo dell’eccesso di zelo censorio, anche dopo che il “burattinaio” ha mostrato i fili. Alla luce di quanto narrato e documentato da Reed, come escludere che anche a Chernobyl, nel 1982 e nel 1986, possa essere avvenuto qualcosa di simile? E qui già sento aleggiare le obiezioni, già prima fugacemente menzionate, di chi sa guardare poco lontano dal suo naso, ma anche di chi, in buona fede e sincera volontà di capire, strabuzza gli occhi davanti a scenari da Dottor Stranamore: com’è possibile che delle persone, per quanto pedine di un complotto, abbiano accettato scientemente di provocare un danno in una centrale nucleare dalle prevedibilissime tragiche conseguenze, in primis su esse stesse? Chi si pone un simile interrogativo (legittimo nella misura in cui chi lo avanza non si è dato già risposte refrattarie ad ogni chiarimento in senso opposto), deve tener presente che, quando si studia un sabotaggio e lo si mette in atto, le conseguenze, spesso, vanno ben oltre le intenzioni. La notte del 26 aprile 1986, plausibilmente, chi ha attuato i piani del complotto pensava, di certo, ad un sabotaggio che avrebbe comportato un danno ridotto, o non così devastante come quello che poi avvenne. L’importante era infliggere un vulnus all’economia ed all’immagine dell’Urss, consci del fatto che, con il nuovo indirizzo della “Perestrojka”, i panni sarebbero stati non lavati in casa, come avveniva prima (e giustamente, per certi fatti!), ma esposti in pubblico, a rinfocolare il coro mondiale del dileggio per l’ “arretrata” e “pericolosa” tecnologia sovietica. La sottovalutazione delle conseguenze riconduce all’umana fallibilità, in questo caso accompagnata da comportamento criminale dei tecnici non solo in ordine all’atto compiuto, ma anche alla leggerezza (questa sì) con la quale si pensò di scartare a priori conseguenze più gravi. Ciò, naturalmente, nell’ipotesi in cui complotto vi sia stato, e su questo chi scrive intende non affermare dogmi di fede, ma portare elementi di riflessione. Le vicende processuali di alcuni responsabili della tragedia, in primis quella che interessò l’ingegner Djatlov, lasciano pensare a una trama molto poco “cristallina”: il dirigente in questione fu condannato, nel 1986, a 10 anni di colonia penale, ai sensi del Codice Penale della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, ma quattro anni dopo venne rilasciato, ufficialmente per una malattia grave (morirà nel 1995, a 64 anni). Appoggiato e sostenuto ad ogni piè sospinto dagli immancabili templari dell’antisovietismo Andrej Sacharov ed Elena Bonner, Djatlov dette la colpa di tutto quanto era accaduto ai progettisti dell’impianto, tesi debolissima e, anzi, inconsistente, visto che l’impianto di Chernobyl, a detta di molti scienziati, anche occidentali, era stato costruito con tutti i crismi della sicurezza strutturale. Djatlov sapeva e voleva coprire responsabilità sue e di altri? Se poi a questo associamo il ritrovamento di tracce di TNT e di esplosivo al plastico attorno all’area dell’incidente, allora si può pensare addirittura ad un doppio binario: sabotaggio interno ed esplosivo collocato all’esterno, a rafforzare gli effetti disastrosi della deflagrazione, da parte di agenti stranieri introdottisi furtivamente e poi prontamente fuggiti. Ipotesi, congetture, certo, ma sostenute dai lati oscuri della vicenda, dai suoi “buchi neri” non ancora colmati dalla benefica luce della chiarezza, non meno che da fatti espliciti e sottaciuti o censurati con violenza. In tutto ciò, cosa sapeva Gorbaciov? Come minimo, vi erano quinte colonne al servizio dell’imperialismo, nel suo entourage, ma la sua stessa figura, come testimoniano le dichiarazioni rese all’Università di Ankara nel 1999, è tutt’altro che adamantina: l’ex Segretario del PCUS, coccolato dai circoli imperialisti mondiali, ha pubblicamente affermato, in Turchia, di aver lavorato con gli americani per la disgregazione dell’Urss. Non si spiegherebbero altrimenti misure e provvedimenti economici e politici che minarono la stabilità dell’Urss, il suo benessere e il suo potenziale produttivo, facendo regredire la seconda superpotenza mondiale allo status di colonia. Che anche Chernobyl abbia fatto parte della congiura antisovietica è perfettamente plausibile, quindi, con attori e comparse non solo stranieri, ma anche all’interno delle frontiere del Paese, a ripetere il copione stabilito almeno fin dal 1982 dai “gentiluomini” di Langley, come li definiva lucidamente, e con pepata ironia, la stampa sovietica fin dagli anni ’60.
La macchina propagandistica dell'Occidente, che bellamente stampa resoconti inventati sul coinvolgimento della Russia in Siria, ebbe origine all'inizio dell'epoca comunista nel 1917; la balla dell'Holodomor del 1932-32 fu inventata dall'Occidente in stretta collaborazione con la Germania nazista e con i nazionalisti ucraini filonazisti.
Fin dalla Rivoluzione d'Ottobre del 1917 in Russia, i media occidentali fecero ogni sforzo per denigrare i successi dei sovietici, creando un quadro di totale orrore e disperazione che aveva apparentemente avvolto l'URSS.
Il coraggioso esperimento storico intrapreso dai comunisti e basato sul concetto di un' "equa distribuzione della ricchezza nazionale" e di un egalitarismo e internazionalismo, agghiacciò il sangue dei plutocrati occidentali.
Notano gli storici come il comunismo sovietico fosse l'assoluta antitesi del capitalismo. Se il nuovo sistema avesse dato prova della sua efficienza, il mondo sarebbe potuto cambiare per sempre. Non è necessario aggiungere che questo non collimava con i piani dell'élite finanziaria e politica.
"Coloro che erano al potere nei paesi capitalisti vedevano il socialismo come una minaccia ai loro profitti e ai loro continui privilegi. Sia per minare il sostegno ad un'alternativa socialista a casa propria, sia per mantenere una posizione dominante nell'economia internazionale e nelle relazioni politiche, venne impiegata ogni sorta di bugie e di distorsioni ponendo l'URSS nella peggior luce possibile.". Così ci dice il ricercatore canadese, sindacalista e scrittore, Douglas Tottle, nel suo libro del 1987, Fraud, Famine and Fascism: The Ukrainian Genocide Myth from Hitler to Harvard. [ndt: in questo articolo viene citato ampiamente]
In questo libro, Tottle ha presentato la storia dettagliata della campagna della propaganda occidentale basata sulla tesi che la carestia del 1932-33 sia stata pianificata deliberatamente come un "genocidio" degli ucraini da parte del governo sovietico. La ricerca di Tottle ha acquisito un nuovo significato oggi, in quanto il vento del mito del cosiddetto "Holodomor ucraino" ha ripreso a soffiare in Ucraina e in Occidente.
In collusione con la Germania nazista: la nascita del mito
Le radici della propaganda della carestia-genocidio affondano in una serie di articoli scritti da un "noto giornalista, viaggiatore e cultore di studi russi", Thomas Walker [ndt: in questo articolo viene spiegato chi fosse in realtà il "noto" giornalista...], per la stampa di Hearst nel 1935. Gli articoli descrivono l'orrenda carestia del 1932-33 in Ucraina, con il corredo di fotografie che accompagnando gli articoli ritraggono le vittime disperate della carestia.
Il materiale e le fotografie sono veramente impressionanti, ma è venuto fuori che il "noto" giornalista Thomas Walker non ha mai visitato l'Ucraina nel 1932-33 e per di più non è mai esistito.
Per quanto riguarda le fotografie, alcuni giornalisti investigativi americani rivelarono nel 1939 che la maggior parte erano state scattate nelle aree devastate dalla guerra in Europa proprio appena dopo la fine della Prima Guerra Mondiale , mentre altre ritraevano le vittime della carestia della regione del Volga in Russia del 1921-22.
Tottle ha sottolineato come l'editore di quel quotidiano americano, William Randoph Hearst non avesse avuto alcun scrupolo a pubblicare notizie inventate.
Il ricercatore canadese ha detto che: "Non solo le fotografie erano false, falso era il viaggio in Ucraina e anche lo stesso Thomas Walker era fasullo".
Tottle annotò nel 1987 e significativamente non è cambiato nulla da allora, che "Comunque sia, le fotografie della carestia di Walker sono veramente notevoli perché, nonostante siano state ulteriormente smascherate come balle circa 50 anni fa, continuano ad essere usate dalla propaganda nazionalisti ucraini e dalle istituzioni universitarie come prove del preteso genocidio.".
In effetti Hearst non fu solo a lanciare una campagna sulla carestia-genocidio: il magnate della stampa aveva potenti alleati, i fascisti tedeschi ed italiani.
Nel 1933 la bufala fu escogitata dal ministro della Propaganda del Reich, Joseph Goebbels, che viene considerato il vero e proprio creatore del mito. Fu lui infatti a dare inizio alla campagna propagandistica contro il governo sovietico in Ucraina, inventando storie delle atrocità sovietiche nella regione. L'Ucraina era visto dai nazisti come potenziale "lebensraum" della Germania.
Nel 1934, Hearst visitò la Germania e incontrò l'infame Fuhrer tedesco.
Tottle ha evidenziato: "Fu proprio dopo il viaggio di Hearst nella Germania nazista che la sua stampa cominciò a promuovere il tema della carestia-genocidio in Ucraina.".
Assumendo una posizione morbida sulle azioni dei nazisti in Germania, Hearst scatenò una guera a tutto campo di propaganda contro l'URSS. Egli denigrava i risultati sovietici dell'industrializzazione e della collettivizzazione, mentre elogiava gli sviluppi economici della Germania nazista. Comunque Tottle ha rimarcato che: "Hearst non era affatto l'unico magnate della stampa di estrema destra negli USA.". Bisognerebbe tener conto del fatto che il "miracolo economico" della Germania nazista avvenne in realtà grazie ai generosi investimenti fatti dai capitalisti britannici ed americani (questa vicenda è stata brillantemente descritta dall'economista americano Guido Giacomo Preparata nel suo libro "Conjuring Hitler [ndt: in realtà codesto autore è un italiano che vive e studia negli USA, su noicomunisti.wordpress.com, a questo link, si può trovare una traduzione di alcuni capitoli del suo libro]). L'epoca della Guerra Fredda: il mito dell' "Holodomor" viene adottato dall'Occidente
Benché non si fosse mai avverato il sogno di un "lebensraum" tedesco, la balla della carestia-genocidio fu adottata di buon grado dai politici occidentali e dagli accademici a loro asserviti, nonché dalle fonti mediatiche durante il periodo successivo alla Guerra Fredda. Tottle ci ha raccontato che: "Un matrimonio anticomunista di convenienza fu celebrato fra la destra estrema americana e i nazionalisti ucraini, di cui alcuni settori avevano collaborato con i nazisti. Questo fatto richiese da allora in poi una nuova veste e una storia di copertura delle passate attività, mentre i propugnatori della Guerra Fredda, poterono presentare personaggi del genere come "testimoni viventi della minaccia posta dal comunismo all'umanità." Ci sono dozzine di libri scritti dagli ex collaboratori ucraini dei nazisti e da autori occidentali che raccontano storie inventate di atrocità, brutalità e sfrenatezze da parte dei sovietici. Il numero delle vittime di quello che viene definito "la deliberata carestia-genocidio dell'Ucraina" o "Holodomor" crebbe balzellon balzelloni e raggiunse quasi i 10 milioni. Proprio nel 1986 lo scrittore britannico Robert Conquest pubblicò un libro intitolato Harvest of Sorrow: Soviet Collectivization and the Terror Famine. Non sarebbe necessario dire che la ricerca svolta da Conquest, ex impiegato dell'IRD (Information Research Department), ha poca se ne ha, attinenza con la realtà. Tottle evidenzia che Conquest si basò per lo più su fonti della destra ucraina, sugli articoli comparsi sulla stampa di Hearst nel 1935, sul diario del viaggio mai avvenuto di Thomas walker e sulla sua collezione falsa di fotografie, nonché sui libri scritti dai membri dell'infame Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini che collaborò con la Germania nazista durante la II Guerra Mondiale. Per illustrare la misura della paranoia antisovietica di Conquest, Tottle si è riferito ad un altro libro, scritto dall'autore britannico con John Manchip White: What to Do When the Russians Come: A Survivalist's Handbook (1984).
"Il libro compila una lista di 'ingegnose variazioni" del terrore comunista pronte per i democratici americani, inclusi lo stupro di gruppo delle donne americane da parte dei soldati russi, un destino miserabile per i bambini americani e l'ammonimento di una carestia inevitabile". Annota Tottle, aggiungendo un tocco di sarcasmo: "Quale altro 'storico', meglio del dottor Robert Conquest, avrebbe potuto imbellettare accademicamente la campagna della carestia-genocidio?".
Quindi diventa ora chiaro quali tecniche propagandistica giacciano alla base della narrativa occidentale presente della minaccia e del pericolo che il fantasma della Russia pone sull'Ucraina, sugli Stati Baltici e sul resto d'Europa. Cosa accadde realmente nel 1932-1933 Cosa avvenne veramente in Ucraine nel 1932-1933?
"La Rivoluzione russa del 1917 fu seguita dall'intervento militare di 14 potenze estere (inclusi gli USA, la Gran Bretagna e il Canada) e da una diffusa guerra civile. La distruzione dei sette anni di guerra, rivoluzione e di intervento combinata con una dura siccità, condusse ad una una diffusa fame e carestia, la carestia russa del 1921-1922", puntualizza il ricercatore canadese.".
Essendo sopravvissuti a tali difficoltà, i sovietici lanciarono il progetto che non aveva alcun precedente nella storia: la costruzione di una società socialista. Essi dovettero trasformare uno stato arrretrato in un paese industrializzato con un comparto agricolo efficiente. La collettivizzazione dell'URSS e progetti di industrializzazione erano mirati al raggiungimento di questo scopo.
E' d'uopo menzionare il fatto che l'Impero Russo aveva sofferto carestie periodiche e devastanti fin dalla fine del XIX° secolo, ben prima che i Bolscevici addivenissero al potere nel 1917. Quindi vi era stata una serie di carestie nel 1920-21, nel 1924, nel 1927 e nel 1928.
L'urbanista canadese, Hans Blumenfeld, che aveva lavorato come architetto in Ucraina all'epoca della carestia, come riportato da Tottle, affermava: "Ci fu infatti una carestia nel 1933, ma non solo in Ucraina, anche nella regione del Basso Volga e nel Nord del Caucaso".
A complicare ulteriormente la situazione, la carestia fu accompagnata da un'epidemia di tifo, annota il Dr. Blumenfeld, aggiungendo anche che la maggior parte dei decessi nel 1933 fu dovuta al tifo, alla dissenteria e alla febbre tifoide.
Secondo alcune stime, durante la carestia del 1932-1933, circa tre milioni di persone morirono (sia di fame che di epidemie) in URSS, mentre un terzo morì in Ucraina."
Non ci fu alcuna deliberata carestia-genocidio in Ucraina, afferma il prominente storico americano della West Virginia University. Il professore che svolse un'accurata ricerca sulla carestia del 1932-1933, giunse alla conclusione che il disastro fu dovuto a circostanze ambientali che non fu in alcun modo correlato alle politiche sovietiche nella regione.
Mentre puntano il dito contro l'URSS infamandola, i propugnatori dell' "Holodomor" rimangono muti circa il fatto che dopo il 1933, l'Unione Sovieticanon si trovò mai più di fronte al disastro di una carestia: il progettodi collettivizzazione del leader sovietico Joseph Stalin diede prova della sua efficienza.
Noisiamo dietro ai paesi avanzati da 50 anni a 100 anni. Dobbiamo annullare questo distacco in 10 anni. O facciamo così osaremo schiacciati". Disse Stalin nel 1931, secondo la citazione del giornalista americano Albert Rhys.
E Tottle fa notare: "E la fecero correre!"
La Seconda Guerra Mondiale ha indicato con chiarezza che l'URSS ha proprio colmato la distanza di 100 anni in soli 10 anni.
"Qualcuno si chiede come i Bolscevici siano riusciti a produrre tutto questo", si meraviglia lo storico tedesco Heinz Hohne, secondo la citazione del ricercatore canadese.".
Nel corso di un'intervista esclusiva a Sputnk, l'economista, scrittore e politico russo, Nikolai Starikov, condivide le sue opinioni sulla controversia circa la carestia del 1932-33 e ci illumina sulla politica occidentale delle sanzioni antisovietiche nei primi anni '30.
La carestia disastrosa del 1932-33 dell'URSS, usata a mo' di mazza ferrata contro l'Unione Sovietica durante la Guerra Fredda, non dovrebbe essere estrapolata dal suo contesto storico.
La carestia, pesantemente politicizzata in seguito e senza alcun fondamento volgarizzata come "Holodomor", è solo una parte della storia del giovane stato sovietico e delle difficoltà cui ha dovuto fare frone dopo la Prima Guerra Mondiale.
Colpito duramente dalla Prima Guerra Mondiale ed esaurito dalla guerra civile e dall'intervento straniero, lo stato sovietico doveva ricostruire l'industria e modernizzare il settore agricolo per sopravvivere e e migliorare le condizioni di vita del popolo sovietico.
L' "embargo occidentale dell'oro" e i "Piatilecki" di Stalin
I governi occidentali fin dal principio furono ostili alla dirigenza sovietica e rifiutarono di riconoscere il nuovo stato. Dopo l'inglorioso fallimento dell'intervento dell'Intesa, le potenze occidentali, le maggiori erano la Gran Bretagna, la Francia e gli Stati Uniti, cercarono di sopraffare l'URSS con la pressione economica.
Nikolai Starikov, economista, scrittore e politico russo ha detto a Sputnik:
"In quel periodo la dirigenza sovietica fu obbligata a concentrarsi sulla creazione di industrie di cui lo stato sovietico mancava. Per adempiere a questo compito, il Cremlino mise in opera i cosidetti "piatilecki" (vale a dire i "piani quinquennali"). In realtà la soluzione del problema fu divisa in due fasi: per prima cosa [la dirigenza sovietica aveva pianificato] di costruire nuovi impianti industriali, per seconda cosa di accrescere bruscamente la produzione di raccolti agricoli attraverso la meccanizzazione dell'agricoltura, per pagare le importazioni di macchine utensili dall'estero con il danaro guadagnato grazie all'esportazione dei prodotti agricoli.".
Lo scrittore inoltre ha notato:
"E a questo punto l'Occidente fece un tentativo di sottomettere l'Unione Sovietica" Starikov ha sottolineato che:
"Nel 1925 "l'embargo dell'oro" fu imposto all'URSS: le potenze occidentali rifiutavano di accettare l'oro come mezzo di pagamento per i macchinari industriali spediti in Russia. Di punto in bianco chiesero al governo sovietico di pagare il macchinario industriale con legname, petrolio e grano.".
I governi occidentali spiegarono questa loro decisione come provocata dal rifiuto bolscevico di ripagare i debiti dell'Impero Russo.
Tuttavia questo non è tutto: nei primi anni '30 le più grandi potenze occidentali, USA, Francia e Gran Bretagna, instaurarono un embargo commerciale con l'Unione Sovietica, rifiutando di venderle alcunché se non avessero ricevuto in pagamento il GRANO.
Starikov ha spiegato più in dettaglio:"Immaginate che l'Unione Sovietica sia stata "intrappolata" nel bel mezzo dei suoi sforzi a tutto campo per ricostruire e modernizzare la sua base industriale", e che proprio in quel momento i macchinari (di cui l'URSS aveva un disperato bisogno) potevano essere acquistati solo in cambio di grano".
Il circolo vizioso delle carestie e l'agricoltura sovietica
Com'era il settore agricolo della Russia?
E' opportuno menzionare che dalla fine del XIX secolo l'Impero Russo aveva sofferto di carestie ripetute. Inoltre, durante la Prima Guerra Mondiale, l'area coltivata era diminuita in modo significativo.
"Negli anni '20 la Russia, incluso il territorio della moderna Ucraina fu afflitta da una serie di carestie, che ricorrevano ogni 2 o 4 anni. I fautori del concetto del cosiddetto "Holodomor" (idea secondo cui il governo sovietico abbia deliberatamente organizzato la devastante carestia del 1932-33), ignorano di norma il fatto che l'Unione Sovietica avesse attraversato periodi di dure carestie nel 1920-21, nel 1924, nel 1927 e nel 1928.".
Il professor Grover Carr Furr dell'Università di Montclair, ha scritto nel suo libro "Blood Lies: The Evidence that Every Accusation Against Joseph Stalin and the Soviet Union in Timothy Snyder's Bloodlands Is False", citando i lavori di ricerca del professor Mark. B. Tauger, un noto esperto di carestie:
"l'anno delle due Rivoluzioni, il 1917, vide una grande scarsità nei raccolti provocare una carestia negli agglomerati urbani nel 1917-18. Negli anni '20, l'URSS conobbe una serie di carestie: nel 1920-23 nella regione de Volga e in Ucraina e un'altra, nel 1923 nella Siberia occidentale.".
Le carestie, causate dall'arretratezza dell'agricoltura russa, i disastri naturali e gli effetti a lungo termine della guerra, furono parte di un problema più grande di rifornimento di cibo nella Russia post Prima Guerra Mondiale.
Quindi si impone una domanda: le potenze occidentali erano consce della disperata necessità dell'URSS di grano quando imposero le sanzioni chiedendo grano o petrolio come unico mezzo di pagamento?
Nikolai Starikov ha detto a Sputnik, commentando la questione:
"Naturalmente, le élite politiche occidentali erano a conoscenza del problema.".
L'economista continuando ha sottolineato che:
"Proprio la richiesta occidentale di essere pagati dall'Unione Sovietica per i beni importati dall'occidente, può aver condotto ad un ulteriore deficit di grano in URSS.".
"Starikov ha spiegato che, non avendo alcun altro strumento per rovesciare l'indesiderato regime comunista, le élite finanziarie dell'occidente pianificarono di istigare disordini interni per mezzo, in particolare, del deficit artificiale di cibo nello stato sovietico. La necessità di utilizzare il grano come mezzo di pagamento rafforzò anche rafforzato la collettivizzazione sovietica, secondo l'economista.".
Nel suo libro Crisis: How is It Organized ("Krizis: Kak Eto Delayetsya," 2009) Nikolai Starikov richiama l'attenzione su fatto che la "guerra delle sanzioni" contro l'URSS da parte dell'Occidente coincise con la "Grande Depressione".
L'embargo imposto all'URSS dai governi occidentali assestò un duro colpo al commercio occidentale verso l'URSS. L'economista rimarca con enfasi che questa mossa era assolutamente contraria agli interessi dei produttori occidentali, colpiti dalla recessioni dei primi anni '30.
Nulla di nuovo sotto il sole: mentre imponevano le sanzioni economiche contro la Russia nel 2014, le élite politiche occidentali facevano mostra di ignorare gli interessi dei loro produttori manifatturieri nazionali e dei loro uomini d'affari.
Starikov ha rivelato che l'embargo occidentale poteva esser stato uno tra i tanti fattori che erano alla radice della devastante carestia del 1932-33 dell'URSS.
Comunque sia, la carestia non può essere definita in alcun modo come un tentativo deliberato della dirigenza sovietica di affamare fino alla morte la popolazione dell'Ucraina, della regione del Volga, del Caucaso e del Kazakistan nel 1932-33. E la collettivizzazione sovietica non deve essere considerata come l'innesco della carestia del 1932-33.
La collettivizzazione di Stalin: per rompere il circolo vizioso
Grove Furr ha detto a Sputnik:
"Le carestie degli anni '20 e specilmente quella del 1928, furono il retroterra, l'immediato contesto, per la rapida e in parte forzosa collettivizzazione dell'agricoltura. Questo ciclo di carestie è cruciale in quanto ci permette di vedere che la collettivizzazione NON fu la causa della carestia del 1932-33. Le carestie accadevano regolarmente. Come Tauger prova e come io menziono in "Blood Lies", la carestia del '32-33 ebbe cause ambientali proprio come le altre carestie degli ultimi mille anni.
Egli ha sottolineato che:"L'unico modo per fermare questo ciclo millenario di carestie era quello di modernizzare l'agricoltura. Questo fu il grande trionfo della collettivizzazione, che pose fine al ciclo di carestie.".
Il professor Furr ha anche puntualizzato che i fautori del concetto dell' "Holodomor" e quelli che, pur rigettando l' "Holodomor", attribuiscono la carestia alla collettivizzazione, non hanno mai detto una parola su questo ciclo di carestie o sulle carestie degli anni '20.
Il professor Furr ha aggiunto che:" La carestia del 1932-33 fu l'ULTIMA carestia! Veramente fu un trionfo immenso che viene negato solamente perché fu ottenuto dai comunisti e da socialismo e non dai capitalisti e dal capitalismo.".
Secondo Nikolai Starikov, il problema della carestia del 1932-33 è diventato una questione altamente politicizzata. Baloccandosi con i numeri delle vittime della carestia la maggior parte degli opinionisti politici perde di vista il nocciolo della questione: in primo luogo a carestia del 1932-33 fu una tragedia per milioni di sovietici di varie etnie. Era eticamente appropriato l'uso di questa tragedia per tracciare un solco fra russi ed ucraini durante l'era della Guerra fredda? Cosa fece l'élite occidentale per prevenire o minimizzare il disastro? E chi trae beneficio oggi dall'etichettare la tragedia come "la carestia genocida di Stalin"?
Il sostegno americano al fascismo ucraino odierno per quanto possa apparire impressionante non è tuttavia un fenomeno politico nuovo. Documenti della CIA desecretati secondo il FOIA. dal titolo "The NAZI War Crimes Declassification Act", mostrano come la CIA non solo controllasse i gruppi di fascisti ucraini durante e dopo la II GM, ma come li aiutasse attivamente proteggendoli dalla legge. Questi e altri documenti possono essere reperiti nella CIA’s Freedom of Information Act Electronic Reading Room. I documenti seguenti sono alcuni fra i molti che attengono alla protezione accordata dall'America ai criminali di guerra di tutto il mondo.
STEPAN BANDERA
Stepan Bandera, che fu il capo dell'OUN (Organizzazione dei Nazionalisti ucraini), è un uomo venerato dalle attuali autorità ucraine ed è visto dai battaglioni fascisti ucraini come un eroe nazionale. I politici occidentali con i mezzi di comunicazione dominanti hanno svolto un buon lavoro nell'oscuramento del suo ruolo nella storia dei movimenti fascisti e ultranazionalisti dell'Ucraina. Egli fu infatti un assassino di massa senza scrupoli, le cui atrocità possono essere viste solo come crimini contro l'umanità. Con la sua totale riabilitazione in Ucraina, l'opposizione antifascista ha cominciato a chiamare i suoi sostenitori "banderisti" e "banderismo" le loro azioni.
L'eredità di Bandera non solo trae beneficio dall'ignoranza ingenerata dai politici e dai mezzi di comunicazione, ma anche lui stesso, dagli anni della II GM fino alla sua morte, trasse benefici personali dall'aiuto del governo americano. Non solo fu protetto dalla giustizia dell'Unione Sovietica ma godette anche della possibilità di chiedere l'aiuto di Washington per ottenere visti e alloggiamenti segreti.
La CIA era ben conscia delle opinioni fasciste di Bandera, ma sapeva che, se fosse stato catturato dall'Unione Sovietica, non gli sarebbe stata accordata la stessa pietà garantitagli dagli interessi americani nell'Europa del dopoguerra. La seguente serie di immagini documenta in dettaglio le lungaggini cui ricorse la CIA onde tener Bandera fuori dalle mani dei sovietici e per evitare di marchiarlo come "criminale di guerra".
L'aiuto da parte del governo USA a Stepan Bandera si estese fino all'anno della sua morte (1959), come mostrato dall'immagine seguente. Lo stesso Bandera sapeva che l'ottenimento di un visto poteva essergli accordato solo con l' "approvazione di Washington".
YAROSLAV STETSKO
Yaroslav Stetsko era una prominente figura al'interno dell'OUN e ne fu il capo dal 1968 fino all'anno della sua morte, il 1986.Il libro di Stetsko, "Two Revolutions" (1951), fornisce una delle basi della piattaforma ideologica del partito ultranazionalista "Svoboda". Le relazioni di Stetsko con la CIA e il governo USA sono ampie e si estendono dai tempi della militanza nell'OUN con Bandera fino alla sua morte a Monaco. Le seguenti immagini mostrano come Stetsko ricevesse continue informazioni dai membri dell'UPA e dell'OUN che si trovavano in Ucraina e le passasse ai contatti americani.
Stetsko non solo forniva informazioni alle autorità USA sulla situazione in Ucraina, ma godeva anche della fiducia di Allen Dulles, il direttore della Cia all'epoca. Come dimostra la lettera sottostante, Stetsko, in qualità di presidente del "Blocco Antibolscevico delle Nazioni", consigliava la CIA su come utilizzare il nazionalismo come "potente forza" negli affari europei.
Un altro documento prova ulteriormente che Stetsko e gli altri "banderisti" ricevevano aiuti non solo dagli USA, ma anche dal governo britannico.
MYKOLA LEBED
Mykola Lebed era un importante fascista ucraino, il cui desiderio era quello di "pulire l'intero territorio rivoluzionario dalla popolazione polacca". Questo condusse a scene inimmaginabili di violenza:
"...(UPA) non faceva distinzione su chi uccidere; essi sparavano sulla popolazione di interi villaggi... quando diventò difficile trovare degli ebrei da uccidere, le masnade di Bandera si rivolsero contro i polacchi. facevano letteralmente a pezzi i polacchi. Ogni giorno [...], si potevano vedere corpi di polacchi, con fili di ferro attorno ai colli, galleggiare sul fiume Bug". Hitler’s Shadow: Nazi War Criminals, U.S Intelligence and the Cold War
Non v'è alcun dubbio che, tra i fascisti ucraini criminali di guerra, Lebed fosse uno dei più sadici e privi di scrupoli. Questo rende ancor più scioccante che fu protetto continuamente dalla CIA fino alla sua morte. La protezione accordatagli era così grande che Allen Dulles personalmente lo mise al riparo dall'affrontare la giustizia. Dulles scrisse una lettera che non solo permetteva l'ingresso negli USA a Lebed ma negava con veemenza il suo ruolo nell'assassinio nel 1934 del ministro polacco degli Interni e la sua collaborazione con i nazisti nella II GM.
La CIA controllava costantemente Lebed e faceva tutto quello che era in suo potere per evitare che la verità sul suo passato fosse svelata dai giornalisti o dal Dipartimento della Giustizia. Per di più questi documenti mostrano la collaborazione fra la CIA ed elementi del'OSI (Office of Special Investigations), che cooperavano per tenere il passato di Lebed fuori dalla portata del loro dipartimento.
Questi documenti fra molti altri, mostrano come il governo americano aiutasse e proteggesse i fascisti ucraini e i criminali di guerra da parecchio tempo prima della "rivoluzione arancione" o "Maidan" in Ucraina. Questi anni di sostegno al fascismo ucraino hanno permesso agli USA e ai loro alleati di affinare le loro sordide abilità alla perfezione, al punto che nel 2015, un governo ucraino apertamente fascista sta terrorizzando quelli che sono considerati indesiderabili e vomita odio sui vicini russi considerati "subumani". Nello stesso tempo la stampa dominante e i suoi padroni continuano a diffondere la balla facilmente dimostrabile che "in Ucraina non ci sono fascisti". Non solo in Ucraina ci sono i fascisti, ma questi ultimi occupano anche i più alti livelli del governo americano e delle sue agenzie.
REDAZIONE NOICOMUNISTI DI ANDREY PANEVIN FONTE traduzione di Guido Fontana Ros
Soldati della Divisione Waffen SS Galizia sfilano davanti ad Himmler
In seno al continuo sostegno ai politici ed ai militari fascisti dell'Ucraina, fornito dai governi occidentali, molta gente si chiede come possa situarsi un tradimento di tal fatta dei sacrifici sopportati dagli Alleati durante la II GM. Comunque molte persone sono ignare, in gran parte a causa dei mezzi di informazioni sempre più corrotti, che questi governi hanno alle spalle una sconvolgente storia di protezione dei colpevoli di alcuni tra i più terribili crimini di quella guerra. Uno degli esempi più lampanti di questo comportamento, vale a dire la protezione dei criminali di guerra dai rigori della giustizia è stato confermato nel 2005 grazie alla declassificazione di documenti del British Home Office attestanti la protezione dalla giustizia penale che attendeva in Unione Sovietica, almeno 8.000 membri della Divisione Waffen SS Galizia.
Quando la Germania nazista si arrese nel maggio 1945 alle Potenze Alleate, la 14a Divisione Waffen SS Galizia, composta da volontari ucraini, continuò la sua ritirata dalle sue posizioni verso occidente per evitare la cattura e la conseguente punizione da parte dell'avanzante Armata Rossa. La divisione, contava circa 10.000 soldati, alla fine scelse di arrendersi alle forze americane e britanniche e fu spedita per un breve periodo nel campo di internamento di Spittal an de Drau in Austria. Il governo britannico, contravvenendo agli accordi della Conferenza di Yalta, si rifiutò di rimpatriare in Unione Sovietica la Divisione Galizia, trasferendola invece in un altro campo di internamento, quello di Bellaria-Igea Marina nell'Italia del Nord. Successe che un trio di importanti fascisti ucraini, Mykola Lebed, padre Ivan Hyry'okh e il vescovo Ivan Buchko, avesse convinto il Vaticano a intercedere in favore dei soldati, che il vescovo Buchko descriveva come "buoni cattolici e ferventi anticomunisti".
Soldati della Divisione Galizia sotto custodia degli Alleati in un campo nei dintorni di Rimini
In seguito a questa intercessione, le autorità americane e britanniche che sopraintendevano al campo di internamento, rimasero ferme nel loro proposito di contravvenire all'obbligo di rimpatriare in Unione Sovietica questi soldati. Uno dei principale fautori della decisione di non rimpatriare la Divisione Galizia fu il maggiore Denis Hills. Il maggiore Hills era fiero di proteggere questi uomini e nonostante ammettesse di "essere a conoscenza della loro appartenenza alle SS", diceva che "l'esercito non si interessava dei crimini di guerra". Secondo lo storico britannico Stephen Dorril, nel suo libro "M16: Inside the Covert World of Her Majesty’s Secret Service", il maggiore Hills descriveva se stesso come un fascista e un acceso anticomunista che si era incaricato personalmente di trasferire la Divisione Galizia in Gran Bretagna. Hills in persona consigliò il capo della divisione, il maggiore Yaskevycz, di dare istruzione ai suoi uomini di mentire e di insistere sul fatto che erano stati costretti a servire i nazisti, non essendo in alcun modo volontari, quando erano interrogati dalla commissione sovietica per il rimpatrio. Il risultato di questo e il timore che il miglioramento delle relazioni fra l'Italia e l'Unione Sovietica potesse sfociare nel rimpatrio, fecero prendere la decisione del 1 aprile 1947, di trasferire alemno 8.000 membri della Divisione Galizia in Gran Bretagna
Soldati della Divisioni Galizia mentre vengono trasferiti in Gran Bretagna
I documenti dell'Home Office mostrano anche una generale consapevolezza del retroterra di questi uomini e della Divisione Galizia. Era ben conosciuto il fatto che questi soldati fossero "pessimi e che sarebbero probabilmente sorti problemi se fossero stati impiegati assieme ai polacchi". A dispetto di questi fatti la tendenza nella corrispondenza britannica su questa divisione, era quella di sorvolare sulla sua storia recente e sul suo ruolo nelle Waffen SS. Tuttavia vi furono obiezioni degne di nota da parte di singoli funzionari dell'Home Office che si occupavano di questo caso, tra cui vi è quella di Beryl Hughes che rilevò:
...risulta difficile comprendere l'atteggiamento del Ministero del Lavoro verso questi prigionieri di guerra. Mentre si prende a cannonate il moscerino del PLF, ci si prepara ad inghiottire con serenità un cammello di grandi dimensioni sotto forma di oltre 4.000 indiscutibili volontari della Wehrmacht, questo mi sembra che tocchi la sommità dell'assurdo...Non posso essere d'aiuto avendo serie perplessità riguardo a questo tentativo di collocare i prigionieri di guerra ucraini sul mercato del lavoro come una semplice altra partita di EVWS. [Lavoratori volontari europei].
Un altro funzionario dell'Home Office, tal F.L.F. Devey si riferiva allo status di "personale nemico arreso" (SEP) assegnato alla Divisione Galizia, definendola una "graziosa finzione" che era stata escogitata durante l'internamento in Italia e che nascondeva il vero status di prigionieri di guerra.
Una componente interessante di questi documenti e in particolare dei solleciti del PM canadese Panchuk, è l'appello a simpatizzare con gli uomini della Divisione Galizia per il loro combattere contro i russi e i comunisti invece che contro gli "alleati occidentali". Questa logica sarà utilizzata dalla CIA negli anni successivi, con operativi di alto rango come Harry Rositzke che spiegava che appena prima e durante la Guerra Fredda, tutti potevano essere considerati degli alleati "in base a quanto fosse vecchio il loro anticomunismo... senza guardar troppo da vicino le loro credenziali".
Anche se c'era la tendenza di dare uno sguardo un po' più a fondo alle credenziali dei soldati della Divisione Galizia, il governo inglese intraprese una serie di passi per oscurare la brutta storia di questi uomini. Il Dr. Stephen Ankier, farmacologo che si trasformò in un ricercatore dell'Olocausto, portò alla luce l'importante "lista di Rimini". Questa era un documento classificato che annullava di fatto la possibilità di monitorare i membri della divisione che erano trasferiti in in Gran Bretagna e che bloccava inoltre ogni sforzo volto ad "intraprendere ogni azione contro di essi, nonostante il sospetto che ci fossero nel gruppo dei criminali di guerra che vivevano in Inghilterra". Uno dei vantaggi della lista di Rimini era che il governo britannico sarebbe stato in grado di nascondere in modo migliore l'identità di quei soldati della Divisione SS Galizia che si erano all'epoca uniti al M16 e all'esercito inglese per contribuire alla campagna antisovietica.
Un'inchiesta condotta dall'ex PM britannico Rupert Allason, scoprì che un significativo numero di membri della divisione era stato condotto nella RNAS [Royal Naval Air Station] di Crail in Scozia per insegnare il russo alle reclute dei servizi inglesi. Inoltre Allason disse nel 1990 al parlamento inglese che egli aveva:
ottenuto le prove da persone che avevano svolto là [RNAS Crail] il servizio e che avevano imparato il russo da gente che si vantava delle atrocità commesse... Queste vanterie erano note agli uomini dei servizi che stavano entrando nei reparti di intelligence e dovevano essere altresì note al governo inglese negli anni successivi
A dispetto di queste prove che furono a disposizione per decenni del governo inglese, nessuna azione significativa fu mai intrapresa e non venne mai riconosciuto ufficialmente il ruolo giocato dai britannici nel riparare dai rigori della legge centinaia di criminale di guerra. Ancor più sconvolgente è il fatto che l'accettazione di criminali di guerra della II GM in Inghilterra, non fu solo limitata a questi 8.000 fascisti ucraini, ma fu estesa a un significativo numero di soldati dell'Asse. Gli storici britannici Andrew Thompson e David Cesarani, nelle loro ricerche hanno mostrato che "criminali di guerra di diverse nazionalità entrarono in Gran Bretagna "attraverso corsie preferenziali rappresentate dai programmi postbellici per i lavoratori e dalle iniziative per il reinsediamento volte a prevenire il rimpatrio nei territori sovietici".
Alla luce di queste informazioni la logica sottesa al sostegno occidentale odierno al fascismo in Ucraina, diventa più chiara, specialmente nel contesto della contemporanea isteria russofobica che si riallaccia pesantemente alla retorica antisovietica del periodo postbellico. Le immagini dei politici americani abbracciati ai difensori dell'Ucraina fascista all'inizio potevano apparire scioccanti, ma ora possono essere viste come la continuazione della tradizione politica vecchia di decenni che tradisce i veri eroi e le vittime della II Guerra Mondiale.