sabato 13 agosto 2016

La debolezza della Russia è la sua politica economica

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Paul Craig Roberts e Michael Hudson

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros



11 agosto 2016

Da "Information Clearing House" 


Secondo vari resoconti  il governo russo sta riconsiderando la politica neoliberale che ha funzionato così male dal collasso dell?unione Sovietica. Se la Russia avesse adottato una politica economica intelligente, l'economia russa sarebbe molto al di là del punto in cui si trova adesso. Avrebbe evitato la fuga di capitali all'ovest, potendo contare sull'autofinanziamento.

Washington, comunque, si è avvantaggiato dell'ingenuo, credulone e demoralizzato governo russo che guardava a Washington per essere guidato nell'era post sovietica. I russi pensavano che la rivalità fra i due paesi fosse finita con il collasso sovietico e ponevano fiducia nei consigli americani su come modernizzare l'economia russa con le migliori idee occidentali. Invece, Washington abusava di questa fiducia per far gravare sulla Russia una politica economica che le strappasse i beni economici russi per trasferirli nelle mani degli stranieri. Imbrogliando la Russia, facendogli accettare i capitali esteri ed esponendo il rublo alla speculazione valutaria, Washington si assicura che gli USA possano destabilizzare la Russia per mezzo della fuga dei capitali e degli attacchi al valore del rublo. Solamente un governo non familiare con le mire neoconservative, egemoniche e mondialiste degli USA, poteva esporre il suo sistema economico a una manipolazione straniera di tale portata.

Le sanzioni che Washington ha imposto, e che ha forzato l'Europa ad imporre, nei confronti della Russia, mostrano come l'economia neoliberale agisca contro questo paese. La scelta politica di alti tassi d'interesse e l'austerità ha affondato inutilmente l'economia russa. Il rublo è stato demolito dalla fuga dei capitali, con il risultato che la banca centrale russa dalla politica neoliberale sperpera le riserve valutarie russe nello sforzo di sostenere il rublo, sostenendo invece l'attuale fuga di capitali.

Perfino Vladimir Putin trova attraente la nozione romantica di un'economia globale a cui ogni paese abbia accesso su base egualitaria, ma i problemi risultanti dalla politica neoliberale lo hanno costretto a intraprendere una svolta col sostituire l'importazione [ndt: con la produzione interna dei beni necessari] per rendere l'economia russa meno dipendente dalle importazioni. Questo ha fatto comprendere a Putin che, se si ha un piede nell'ordine economico dell'occidente, vi è la necessità di avere l'altro nell'ordine in costruzione di Cina, India e dell'ex Repubbliche Sovietiche dell'Asia centrale.

Le ricette economiche neoliberali prescrivono una politica di dipendenza che si basa su crediti stranieri e investimenti dall'estero. Questa politica crea una situazione di debito riguardo alla valuta e l'appropriazione da parte i stranieri dei profitti realizzati in Russia. Queste sono vulnerabilità per una nazione dichiarata da Washington essere una "minaccia esistenziale agli USA".

La struttura economica istituita da Washington per la Russia è neoliberale. Il capo della banca centrale Elvira Nabiullina, il ministro dello Sviluppo economico Alexei Ulyukayev e gli ex ministri delle Finanze  Anton Siluanov e Alexei Kudrin sono dei dottrinari neoliberali. Questa compagnia vuole confrontarsi con il deficit di bilancio per mezzo della vendita dei beni pubblici agli stranieri. Se questa politica fosse attualmente perseguita, darebbe a Washington ancora più controllo sull'economia della Russia.

All'opposto di questa collezioni di "economisti spazzatura" si leva Sergey Glaziev. Si dice che Boris Titov e Andrei Klepach siano suoi alleati.  

Questo gruppo comprende che le politiche neoliberali rendono l'economia della Russia suscettibile alla destabilizzazione da parte di Washington qualora gli USA vogliano punire il governo russo che non seguisse Washington in politica estera. Il loro scopo consiste nella promozione di una Russia autosufficiente affinché siano protette la sovranità nazionale e la capacità governativa di perseguire in Russia gli interessi nazionali in luogo di essere soggiogati a quelli di Washington. Il modello neoliberale non è un modello di sviluppo, è proprio solo un modello per ricavare profitti. Gli americani hanno plasmato questo modello nel caso della Russia, facendone la "portatrice di acqua e di legna", in questo caso di petrolio, gas, platino e diamanti.

L'autosufficienza significa non dipendere dalle importazioni, dal capitale estero per investimenti che possono essere finanziati dalla banca centrale russa. Significa anche che parti strategiche dell'economia rimangano in mani pubbliche, non private. I servizi delle infrastrutture di base devono essere fornite all'economia al costo, su una base sussidiata o libera, non concessi a proprietari stranieri che ne estraggano profitti in regime di monopolio. Glaziev vuole anche che il valore del rublo sia stabilito dalla banca centrale e non dalle speculazione del mercato valutario.

Gli economisti neoliberali non vogliono riconoscere che lo sviluppo economico di una nazione dotata di risorse naturali come la Russia possa essere finanziato dalla banca centrale che crea la moneta richiesta per intraprendere i progetti. Essi pretendono che questo generi inflazione. I neoliberali negano il fatto riconosciuto da lungo tempo, che in termini di massa monetaria, non fa differenza da dove proviene il denaro, sia che provenga dalla banca centrale, sia che provenga dalle banche private che creano denaro facendo prestiti o arrivi dall'estero. la differenza consiste nel fatto che, se il denaro arriva dalle banche private o dall'estero, devono essere pagati interessi alle banche e i profitti devono essere divisi con gli investitori esteri che finiranno per avere sempre più maggiore presa sull'economia.

In apparenza, i neoliberali della Russia sono insensibili alla minaccia che, Washington insieme ai suoi vassalli europei, pone allo stato russo. Sulla base di menzogne Washington ha imposte le sanzioni contro la Russia. Questa demonizzazione politica si fonda su basi fittizie come la propaganda economica neoliberale.  Sulle basi di queste bugie, Washington sta disseminando i confini e le acque russe di basi militari e di missili. Washington cerca di rovesciare i governi degli stati russi ex sovietici per installarne altri, ostili alla Russia, come nel caso di Ucraina e Georgia. La Russia viene continuamente demonizzata da Washington e dalla NATO. Washington ha perfino politicizzato i giochi olimpici e impedito la partecipazione a molti atleti russi. 

Nonostante questi atti apertamente ostili verso la Russia, i neoliberali russi ancora credono che le politiche economiche a cui spinge Washingotn siano nell'interesse della Russia e non siano intese ad assumere il controllo della sua economia. Agganciare il destino della Russia all'egemonia occidentale in queste condizioni potrebbe distruggere la sovranità russa.

Gli autori

Il dr. Paul Craig Roberts fu Assistant Secretary of the Treasury for Economic Policy ed è collaboratore del Wall Street Journal. Ha scritto per Business Week, Scripps Howard News Service e Creators Syndicate. Ha un notevole curriculum universitario. I suoi articoli su internet hanno attirato l'interesse di un largo pubblico mondiale. Gli ultimi libri di Roberts sono  The Failure of Laissez Faire Capitalism and Economic Dissolution of the West, How America Was Lost e The Neoconservative Threat to World Order.


Michael Hudson è un ricercatore in economia  alla University of Missouri di Kansas City e ricercatore associato presso  il Levy Economics Institute of Bard College

L'omicidio politico - La via americana

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Finian Cunningham


Traduzione di Guido Fontana Ros


Un Trump da...riporto

11 agosto 2016 


Da Information Clearing House e Sputnik

Donald Trump è entrato nella zona politica degli assassinii. E il sistema politico/istituzionale USA è pronto a portarlo in essere. Noi ne stiamo parlando in termini virtuali, almeno per ora.

Oggigiorno l'omicidio politico da parte dei poteri USA che non sempre contempla la liquidazione fisica di un tizio ritenuto nemico dello stato. Chi ha bisogno di tutto quel sangue e di tutte quelle polemiche? Specialmente quando la liquidazione di una persona di buona reputazione raggiunge lo stesso obiettivo finale che è l'eliminazione del bersagli dalla vita pubblica.

Lo spietato fuoco incrociato cui è sottoposto il contendente repubblicano, lascia pochi dubbi sul fatto che siamo di fronte a uno sforzo concertato per la distruzione del politico.

Nella scorsa settimana, abbiamo assistito a una fucilazione degna di un plotone d'esecuzione nei confronti del magnate di New York dalla speranze presidenziali. Gli è stato scagliato addosso, come sembra, di tutto, dalle violazioni in tema di permesso di soggiorno dalla moglie di origine slovena, alle sue prepotenze nei confronti di bambini piangenti alle manifestazioni, per finire al suo essere un servitore involontario del capo del presidente russo Vladimir Putin. 

E' cosi evidente e assurdo da essere talvolta ridicolo.

Evidentemente i media USA di notizie, controllati dalle corporation stanno cercando di scalzare Trump dal supporto del suo zoccolo duro di normali elettori repubblicani. E' ovvio che il sistema di potere di Washington ha deciso che il rivale democratico, Hillary Clinton, sia la scelta di elezione per proteggere interessi privilegiati quando sarà il prossimo occupante della Casa Bianca.

E i media USA, in quanto pilastri del sistema, stanno facendo il loro lavoro per eliminare Trump dalla pretesa libera competizione elettorale di novembre, promuovendo e favorendo l'omicidio delle sua figura pubblica.

E' ironico, dato che vi sono storie molto più sordide sulla Clinton, visto il suo coinvolgimento nelle operazioni guerrafondaie e clandestine di cambiamento di regime e dell'abuso del segreto di stato per il proprio arricchimento grazie a fonti estere di danaro.

L'ultimissimo segno che il segreto "Stato profondo", vale a dire il Pentagono, la CIA, l'FBI e l'alta finanza di Wall Street, si stia muovendo per installare il proprio candidato alla Casa Bianca, è la lettera pubblicata questa settimana da 50 "esperti nella sicurezza nazionale", repubblicani di lungo corso, che appoggiano la Clinton mentre fanno a pezzi Trump.

Ebbene sì, è proprio così. i repubblicani sostengono un democratico. Questo è quello a cui porta l'uniformità egli interessi. 

Tra i firmatari vi sono, l'ex direttore della CIA Michael Hayden, l'ex capo della sicurezza della patria Michael Chertoff, entrambi servirono nell'amministrazione di George W. Bush, e infine John Neroponte che fu l'ex direttore dei servizi segreti nazionali e l'istigatore degli squadroni della morte in America centrale negli anni '80.

La lettera a firma congiunta contro Trump segue solo di pochi giorni la pubblicazione di un editoriale sul New York Times da parte dell'ex capo della CIA Michael Morell dove biasima Trump, additandolo come un fantoccio della Russia.

Tutti questi personaggi sono intimamente connessi allo "Stato profondo" USA e dipingono Trump in modo unanime come "una pericolosa minaccia alla sicurezza nazionale americana".

Da parte sua Trump ribatte a questa bordata di fango, dicendo che la lista degli "esperti" di sicurezza nazionale è responsabile della creazione della guerra in Irak, delle perdite di soldati USA e della crescita del terrorismo nel Medio Oriente. Sfacciatamente li ringrazia per aver reso manifesti i loro nomi in modo che il popolo americano sappia chi accusare per i disastri combinati in politica estera.

Comunque il punto è che la campagna di discredito verso Trump non è solo uno sfortunato inciampo di percorso per il candidato, dovuto a passi falsi e a dichiarazioni avventate che possono avere intessuto il suo percorso elettorale.

L'intensa, concertata natura della campagna di distruzione di Trump dimostra come la struttura di potere di Washington, incluse i media dominati dalle corporation, stiano ordendo l'eliminazione della sua figura pubblica.

Questo è un tipo di liquidazione politica in cui la la plutocrazia americana eccelle.

Qualche decennio prima un' "azione esecutiva" od una "fine alle estreme conseguenze", prevedevano spesso, l'assassinio vero e proprio del bersaglio.

Il caso più famoso è il presidente John F. Kennedy assassinato a Dallas il 22 novembre 1966. In quell'epoca, parecchi altri capi di stato stranieri furono eliminati dagli agenti USA, Patrice Lumumba in Congo, Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana e Ngo Diem nel Vietnam del sud. L'omicidio politico era, ed ancora è, parte del modo di operare americano.

L'ultimo procuratore di New Orleans, Jim Garrison, che indagò sull'omicidio di JFK Kennedy, disse che il presidente stava lavorando alla fine della Guerra Fredda con la Russia. Kennedy in silenzio stava utilizzando un canale riservato con la controparte russa Nikita Kruschev per implementare un ambizioso piano di disarmo nucleare.

JFK aveva anche recisamente rigettato le proposte segrete presentate dal pentagono per un attacco nucleare preventivo sull'Unione Sovietica. Inoltre voleva chiudere le operazioni terroristiche sostenute dalla CIA contro Cuba e ritirare le truppe USA dalla nascente guerra del Vietnam.

In questo modo Kennedy era entrato nel campo di tiro dell'omicidio politico, poiché lo "Stato profondo" mai eletto era preoccupato. Le sue scelte politiche minacciavano gli enormi interessi delle imprese di armamenti, le grandi imprese petrolifere e l'alta finanza di Wall Street. Quindi la CIA e i suoi sicari prezzolati furono impiegati per risolvere il "problema".

Donald Trump condivide 2 aspetti con JFK. In primo luogo, come Kennedy, l'uomo d'affari è ricco in modo tale da essere indipendente e da potere permettersi di dire quello che ha in mente senza dover ingraziarsi potenti protettori. In secondo luogo ha ripetutamente puntato la sua lezione su una piattaforma elettorale di programma contro l'instancabile rafforzamento dell'alleanza militare a guida USA, la NATO, nell'Europa dell'est e contro lo schieramento di truppe USA oltremare e, in particolare, contro la politica ostile di Washington nei confronti della Russia.

Trump si è appellato alla normalizzazione delle relazioni con la Russia. La sua posizione in politica estera risulta essere un anatema per il sistema di potere di Washington che richiede, come necessità assoluta, la demonizzazione di paesi esteri in quanto "minacce alla sicurezza nazionale" per mantenere la pantagruelica economia militarizzata americana. In breve lo "stato profondo americano" deve proseguire una politica di guerre continue. La guerra è funzionale alla permanenza del capitalismo americano in bancarotta.

La disfunzione sistemica consiste nella continuazione della Guerra Fredda con la Russia e nel conseguente pompaggio di migliaia di miliardi di dollari nelle casse delle élite delle corporation e dell'alta finanza che la fanno franca grazie ai loro lacchè fra i politici e i canali dei media.

Chiunque sfidi questi potenti interessi americani è passibile di essere terminato. Si entra nel campo di tiro.

Nei tempi passati, il metodo di eliminazione fino alle estreme conseguenze normalmente prevedeva l'eliminazione fisica.

Cinque decadi dopo JFK, i metodi USA di omicidio politico si sono evoluti in qualcosa di più sofisticato. L'omicidio della figura pubblica è sufficiente per la maggior parte dei casi. Nessuna necessità di mettere sotto contratto dei sicari o di mescolarsi ad inchieste pubbliche. Il lavoro sarà fatto dai sicari dei media.

Basta che il bersaglio sia sottoposto al tiro incrociato di uno sbarramento di fuoco dei media che non gli lasci scampo.

Anche ogni capo di stato estero che diventa un "problema" per gli interessi del potere USA viene bersagliato nello stesso modo. Infatti il presidente della Russia, Putin, ne è il miglior esempio.

Avvicinandosi le elezioni presidenziali USA , previste fra tre mesi, bisogna solo solo guardare come i poteri ombra di Washington si stiano mobilitando per buttare fuori gara Trump.

Mettere fuori gioco nemici politici con misure estreme è il modo americano di fare le cose.





giovedì 11 agosto 2016

NEO – Hijacking Trump

REDAZIONE NOICOMUNISTI



Di Gordon Duff


FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros





[Nota del redattore: Questo è un pezzo clamoroso di Gordon che rimarrà nel tempo. Diffondetelo in lungo e in largo mentre lo potete ancora fare. Non importa se siete occupati, leggetelo anche se siete lettori di lungo corso di VT e avete familiarità con la storia sottesa. Il pezzo su Trump è nuovo.

Vi avverto che è una storia deprimente, perché abbiamo ancora un'enorme porzione di popolazione cui è negato questo, che è educata a un livello dove potrebbero sapere, ma si pretende che non si sappia, che loro non hanno intenzione di andarsene.




I manipolatori hanno fornito loro una copertura/scappatoia meravigliosa, la capacità di ripulire ogni cosa dicendo; "si tratta di ciarpame della teoria della cospirazione"... solo poche parole da ricordare che sono popolari perfino tra le persone con quoziente intellettivo di 60.

Il mio risveglio su molte di queste cose fu un processo lungo e lento, ma ho cominciato a credere a qualche sospetto su Hoover quando affermava che non ci fosse la mafia e che giunse dopo i rapinatori di banche e i contrabbandieri di liquore come se essi fossero un ricco giacimento di PR.

Gordon tratta di questo qui sotto con il tirapugni, nel suo solito stile... più in fretta di quanto riesca a scrivere, perché non deve guardare alcuna altra cosa. Salvate il link per quando incapperete in qualcuno che merita di essere inserito in questa storia dell'orrore... Jim W. Dean]




Pubblicato per la prima volta il 9 agosto 2016


Nei due mesi passati, la popolarità di Donald Trump fra i più starnazzanti ed estremisti degli elettori americani di destra è salita, gli elettori non sono mai in discussione, mentre con "gli elettori indecisi" le cose sono molto diverse. Sia per caso che di proposito, il sabotaggio della campagna di Trump può essere delineato facilmente.




La gomma incontra la tabella di marcia del Trump


Quando prendeva in considerazione l'idea di concorrere alla presidenza, i membri del comitato elettorale contattarono Veterans Today. Essi ci offrirono carte da riunioni sull'Africa, il Medio Oriente, sulle relazioni NATO e Russia e su una nuova "Guerra fredda" e atri materiali  i cui allora necessitavamo ovviamente. In cambio ci chiesero una mano sulle teorie della cospirazione.

Cominciarono col menzionare questioni come quella dell' "Elmo di Giada" e dell'allora corrente assedio nell'Oregon, alla cui origine vi erano dei violenti estremisti antigovernativi manovrati da troll di internet. La squadra di Trump ignorava di addentrarsi nel "mondo delle milizie" dove gli informatori dell'FBI sopravanzano i "veri credenti" 10 a 1.

Ci sono così tanti informatori del FBI nella milizia e nei movimenti neonazisti della destra americana che, per anni, sono stati a spiarsi a vicenda. Naturalmente l' FBI all'epoca ha spezzato il confronto in Oregon, imprigionando molti che da anni lavoravano per essa.

Questa è la trappola in cui è caduto Trump, i suoi burattinai lo hanno indottrinato con la falsa credenza di movimenti antigovernativi di milioni di membri, portandolo a una retorica violenta e infarcita di odio per eberei, neri e intellettuali.

Dietro di lui ci sono i manipolatori del FBI e della Sicurezza Interna che si assicurano il posto fabbricando minacce terroristiche interne come gli attentati di Oklahoma, dove quasi tutte le persone coinvolte lavorano per l'FBI, incluso Tim McVeigh, ex membro delle Forze Speciali dell'esercito e informatore e "affiliato" della milizia del Michigan gestita dall'FBI.
Tim McVeigh

Non bisogna dimenticarsi del famigerato "cecchino di DC", John Allen Muhammad ex membro delle Delta Forces, giustiziato nel 2009 nella sparatoria di Fort Hood dal dottor Nidal Hasan, ex consigliere della squadra di transizione del presidente Bush, scoperta fatta esaminando i dati dell'università George Washington.

C'è la piccola questione che la miscela di terroristi interni, di ufficiali ai massi livelli e di operativi clandestini dei servizi, di agitatori e di informatori, tutti tipi marginali con precedenti penali, stanno conducendo le forze dietro gli estremisti basati su internet che hanno sposato le vedute di Trump.

C'è anche un'altra piccola questione: i burattinai di Trump l'hanno inserito in questo ciarpame e sono stati così elettrizzati dal nutrire un miliardario candidato presidenziale di fantasie e da ricorrere dall'FBI per vantarsi di esso.

Questa non è una supposizione, non lo è per nulla.

Retroterra

Si guarda da qui a là

La nostra investigazione mostra che i "burattinai" di Trump, alla ricerca di un modo "economico e sporco" per pregiudicare la sensibilità degli elettori, si siano rivolti rapidamente alla parte peggiore di internet, ad imbonitori podcaster e blogger, molto dei quali hanno un retroterra suprematista e di identitarismo cristiano e quindi siano caduti in trappola in quanto quasi tutti quegli individui sono informatori dell'FBI.

Le affermazioni di Trump, il suo sostegno alla Russia, popolare presso un ampio numero di americani, ma combinato con accuse insensate e buffonate inbarazzanti, lo hanno fatto affondare non solo in una scommessa perdente per la presidenza ma anche in ua minaccia per il sistema politico dell'America.

Preso atto di questo, si pensava che Jeb Bush e John Kasich fossero i candidati del GOP in un'elezione truccata dagli intermediari del potere, dove i candidati doveavano "adempiere" certe "aspettative" o fare i conti con le bizzarrie del voto elettronico o con l'assassinio. Questo è il reale sistema politico americano, ma Trump ha oltrepassato la linea.

Cos'è l'FBI e come cominciò il suo coinvolgimento nella politica? L'FBI è un'organizzazione sfuggente istituita nel 20° secolo per combattere l'immoralità e la libera sessualità in America. Nel 1919 era stata approvata la proibizione dell'alcol, le donne avevano ottenuto il voto e quindi era stata istituita un'organizzazione per supervisionare le camere da letto dell'America, la sola che potesse controllare le pratiche sessuali tra coppie di sesso opposto, anche legalmente sposate

Per gestire questa organizzazione venne scelto J. Edgard Hoover, ritenuto ora non solo un gay dichiarato ma anche un travestito, se si pone credito alle storie diffuse dai media dopo la sua morte. Spargere tali notizie prima della sua morte, voleva dire esporsi a rappresaglie. Hoover non solamente gestì un'enorme operazione di ricatti politici, ma l'FBI avrebbe potuto assassinare chiunque avesse offeso Hoover, purché non facessero parte della mafia o del crimine organizzato.


Vedete, l'FBI andava a caccia di comunisti e di "pervertiti", ma mai di membri del crimine organizzato. Hoover affermava che non esisteva una cosa del genere, niente mafia, niente gruppi rituali di satanisti, niente cabale di Wall Street, solo hippie comunisti e un'élite intellettuale che bisognava spiare.




Questa è l'FBI e per questo che i programmi delle operazioni coperte, COINTELPRO, furono istituiti e nei fatti mai fermati. Il consulente di Veteran Today ed esperto di controsionaggio, Fred Coward, ha collaborato a COINTELPRO, rispondendone direttamente a Hoover e ancora difende astiosamente la sua guerra ai comunisti interni ma alcuni di noi vanno oltre e fanno ulteriori domande.

Oggi non solo l'FBI ma anche 16 agenzie note al pubblico e oltre 10 clandestine istituite nell'era della legislazione di emergenza della legge marziale di Bush, hanno ancora il diritto di detenere e di torturare senza ogni limite costituzionale cittadini americani per qualsiasi ragione.

Gli americani si sono assuefatti a sapere che le loro telefonate sono registrate, i loro computer violati, che ai lettori di contatori viene detto di guardare dalle finestre, che ai vicini viene detto di dare informazioni su altri vicini, questo è quello che l'America è diventata.
Dando a Cesare quello che è di Cesare, Trump potrebbe mettere fine a questo e non c'è nessun altro che lo potrebbe fare. Solo per questa ragione , nonostante gli orribili errori commessi, Trump merita la candidatura.

Questo di per sé è il motivo per cui Trump è nel mirino. La logica alla base di questo non è tanto la preoccupazione per il controllo degli americani che sono diventati tra i popoli più istituzionalizzati e politicamente senza speranza sulla terra, ma piuttosto per mantenere la narrazione, l'aria di normalità, avvolta in un velo di bugie, che è diventato il palcoscenico politico dell'America.

E'che oltre 50 miliardi di dollari l'anno vanno a queste agenzie e alle potenti società appaltatrici che le supportano, denaro in gran parte rubato. Peggio ancora l'infrastruttura della polizia di stato, ora impiega quasi 800.000 tra i peggiori dell'America, gente senza rispetto per la legge o per i diritti umani, una nuova generazione di guardie dei campi di sterminio di morte e di kapo, che vedono se stessi come governanti, i controllori d'America, al di sopra della legge, cui è stato dato il potere di proteggere una popolazione schiava dall'abusare delle libertà democratiche e delle scelte elettorali.

per comprenderli bisogna solo riandare al dopo 9/11 e all'istituzione del Dipartimento per la Sicurezza della Patria e a chi è realmente Michael Chertoff.

il nome stesso, "Sicurezza Interna" è ripugnante agli americani. L'America non è mai stata una "patria" e gli americani non hanno mai usato tele termine. Questo viene dritto dal "reich" di Hitler e non ha alcuna base nella cultura e tradizione americane, è un termine inventato da un gruppo di esperti di Washington.

Concesso che Trump possa essere la persona che possa mettere fine a tutto questo, vederlo calato in un mondo di fantasia creato da un'operazione di COINTELPRO e di pianificati eventi terroristici, di paure di invasioni fasulle e di teorie cospirazioniste inventate, è una vera e propria vergogna.







mercoledì 10 agosto 2016

Rapporto afferma che 360.000 stranieri da decine di stati combattono a fianco dei terroristi in Siria

REDAZIONE NOICOMUNISTI



Di Iann Greenhalgh


Traduzione di Guido Fontana Ros

FONTE




Per coloro che sono consapevoli della reale natura dell'ISIS, questo rapporto non rappresenta una sorpresa. Rivela che che le forze dell'ISIS sono costituite da un mucchio di mercenari stranieri importati in Siria da agenti dell'Arabia Saudita, della Turchia del Qatar e dei loro alleati occidentali, specialmente Gran Bretagna e USA. La rivelazione che il 60% di questi mercenari stranieri sono americani ed europea, è abbastanza scioccante; noi sappiamo che questi uomini da quei paesi sono in un numero perfino maggiore di quanto sospettavamo. Un argomento che il rapporto non sfiora è su quanto sia grande la porzione delle forze dell'ISIS che combattono nel nord della Siria intorno ad Aleppo, da ascrivere a soldati dell'esercito turco senza divisa che pretendono di farsi passare da marmaglia vestita di nero di tagliatori di teste.

FARS



Circa 360.000 stranieri hanno combattuto contro il governo siriano fin dall'inizio dello scoppio della crisi nel paese arabo dal marzo 2011, rivela un rapporto di un centro di ricerche della Germania.


Oltre 95.000 terroristi sono stati uccisi, per cui circa altri 90.000 ora stanno prendendo parte attiva ai combattimenti contro il governo di Damasco, afferma il centro tedesco di ricerche, Vril.

Si afferma che su 360.000 terroristi combattenti il governo siriano, provenienti da 93 paesi, 215.000 siano americani ed europei.

Il rapporto afferma che i sauditi hanno avuto il più alto numero di perdite in Siria, 5.990 su 24.500 terroristi sauditi sono stati uccisi dal marzo 2011.
In un rilevante sviluppo in maggio, nuovi documenti di organizzazioni che si occupano di diritti umani, hanno rivelato che un uomo di origini miste, siriano -saudite sia stato il burattinaio dell'infiltrazione di oltre 6.000 terroristi da paesi europei in Siria.


I documenti della ricerca affermano che: "Tarrad Mohammad al-Jarba, siriano di origine che in seguito ha ottenuto la cittadinanza saudita è stato il comandante dell'ISIS incaricato del reclutamento di forze fresche dai paesi europei e del loro trasferimento nei campi di battaglia siriani. 
I documenti continuano dicendoci che Tarrad è stato ospite della patrie galere dell'Arabia saudita per almeno quattro anni. In seguito è riuscito a scappare dalla prigione e ad congiungersi all'ISIS.

Il giornale AL-Watan, nello stesso tempo, ha affermato che al-Jarba non è il vero cognome di Tarrad.  Tarrad è parente di Hareth al.Zari, l'ex segretario generale dell'Ulema iracheno che è stato ucciso in Giordania lo scorso anno.

Il Daily Telegraph ha anche scoperto prima che il vero cognome usato dal trentaseienne al-Jarba, che ha anche usato il cognome al-Haraki, era Abu Mohammad al-Shamali.

Il Telgraph ha aggiunto che al -Shamali era responsabile del trasferimento di 6.000 terroristi, un terzo dei terroristi non siriani, in sirio nel giro di di due anni, dal 2013 al 2015.

Il Telegraph continua dicendo che i cognomi di al-Jarba e di al-Haraki possono essere riscontrati in cima ai moduli di reclutamento di forze fresche condotte sui campi di battaglia siriani.

Il ministro siriano delle Informazioni, Omran al-Zoubi all'inizio di questo mese, ha comunicato che migliaia di terroristi hanno attraversato i confini, entrando nel suo paese, all'inizio di maggio o negli ultimi giorni di aprile.


Circa 6.000 terroristi hanno oltrepassato il confine e sono entrati in territorio siriano negli scorsi giorni, ha detto al-Zoubi.


Alla fine di aprile, il primo ministro siriano Wael Nader al-Halqi ha ammonito che 5.000 militanti freschi hanno attraversato il confine nelle province nordoccidentali di Aleppo ed Idlib dalla Turchia, facendo notare che l'accordo di cessate il fuoco è stato violato da certune parti.


Al-Halqui ha detto: "Alla fine noi vediamo come Arabia Saudita, Turchia e Qatar, nonché i loro alleati occidentali come Gran Bretagna e Francia, non aver alcun vero desiderio di portare avanti il processo di una composizione politica in Siria".
Il primo ministro ha anche insistito che "fanno proprio l'opposto, aiutando l'incremento dell'attività terroristica e armando i terroristi. La scorsa settimana, più di 5.000 miliziani hanno oltrepassato il confine con la Turchia, entrando nelle province di Aleppo e di Idlib.

martedì 9 agosto 2016

Attentato dinamitardo a Quetta: una guerra di 4° generazione a base di False Flag prende di mira il Pakistan

REDAZIONE NOICOMUNISTI



Traduzione di Guido Fontana Ros


State godendovi le immagini di caos in Pakistan? Dovreste, lo state pagando con i soldi delle vostre tasse. 



Questa mattina un attentato dinamitardo attribuito a "fanatici estremisti" ha ucciso più di cinquanta persone all'ospedale di Quetta, Pakistan.

Benché bersaglio paiono essere stati i musulmani sciti e i legali loro difensori, il gruppo estremista dietro l'attentato non è sunnita, né wahabita, né tafkiro.




Questo attentato, come altri massacri in Pakistan, è con tutta probalità, un lavoro di estremisti neoconservatori,  seguaci del culto ultra machiavellico del filosofo politico Leo Strauss. Queste sono le persone che hanno creato "lo socntro di civltà" usando il terrorismo False Flag e che stanno cercando di destabilizzare e distruggere la nazione del pakistan in generale e in particolare la regione del Belucistan.


Le autorità pakistane lo sanno e ne parlano apertamente. Perfino il New York Times  non può sopprimere del tutto la verità:

Il generale (Asim Saleem) Bajwa, in un messaggio postato su Twitter, ha affermato che l'attacco è stato "un tentativo di minare l'aumentata sicurezza" in Belucistan, avendo a bersaglio nello specifico il Corridoio Economico Cino-pakistano, un accordo multimilardario  fra i due paesi che include una rete di infrastrutture e progetti nel campo dell'energia.

Ovviamente "gli estremisti sunniti/wahabiti/tafkiri" non hanno alcun interesse a distruggere il Corridoio Economico Cina-Pakistan. Chi ha interesse?

La stessa gente che ha interesse a ridurre il pakistan in uno stato fallito in modo da eliminare la sua capacità nucleare militare.


Questa gente potrebbe essere l'Asse del Male sionista/indù/neocon. E non si dimentichi che questa gente talvolta opera sotto i colori della CIA, dell'apparato militare USA e delle forze speciali e dei loro affiliati privati... e anche dei strettamente collegati servizi indiani (RAW) e israeliani (Mossad).



Nel mio libro pubblicato  ANOTHER French False Flag, il prominente analista pakistano della Difesa, Zaid Hamid spiega:


"Il revival dell'Islam come forza politica potrebbe porre una seria sfida ai poteri occidentali; e fatto ancora più importante potrebbe significare la fine del sogno sionista della creazione del "Grande Israele" nel cuore del mondo musulmano.
Nello scenario del post 9/11, la nuova strategia della guerra di 4 generazione e le tattiche impiegate per dividere ulteriormente le terre musulmane sono così complesse che pochissimi analisti sono in grado comprendere l'intera portata. La "guerra globale al terrorismo" americana (GWOT), ha ingoiato l'intera Asia occidentale, il Medio Oriente e il Nord dell'Africa. Le fondamenta di questi stati nazione in queste regioni sono stati scosse e un fenomeno violento di militanza religiosa e il terrorismo sono emersi.




Un caso di studio: il Pakistan
La posizione geografica strategica, la capacità nucleare e fatto ancora più importante la sua ideologia islamica, ne fanno un guardiano naturale, protettore e fratello dell'intere Umma musulmana e un nemico per tutte le ostili forze antislamiche dell'est e dell'ovest. Il Pakista, nonostante tutti i suoi problemi interni, è in grado di schierare il 5 esercito più grande del mondo includendo anche un arsenale nucleare. Le forze armate del Pakistan sono le sole nel mondo musulmano, ad aver combattuto contro India, Israele e l'ex URSS ed aver abbattuto caccia di tutti i 3 stati nemici. [NDT: il buon Zamid Hamid, preso da un accesso combinato di patriottismo, anticomunismo e antisemitismo la sta facendo fuori dal vasino: ad esempio l'aviazione indiana nell'ultimo confronto ha selvaggiamente sculacciato l'aviazione pakistana...]. Insieme all'ISIS, l'organizzazione più brutale e priva di scrupoli del mondo e il bene più apprezzato dalle forze sioniste, è il TTP, i cosiddetti "talebani pakistani". Emersi nel 2005 con la'aiuto diretto della CIA e del RAW indiano, il TTP ha agito come organizzazione ombrello dei gruppi di militanti Deobandi che combattono contro lo stato pakistano, sotto l'ideologia del tafkiro. Il TTP è guidato da militanti deobandi manovrati dall'India ma annovera nelle sue fila, pakistani, arabi, uzbeki e afghani.
Seguendo la loro strategia kharidita (ideologia ultra fanatica e antimusulmana), il TTP ha dichiarato l'intera nazione pakistana, infedele e ha lanciato una spietata e brutale guerra allo stato del Pakista. Per ottenere una legittimazione religiosa, il TTP ha adottato i proclami della Jihad contro l'occupazione USA dell'Afghanistan per aumentare il reclutamento nell'area tribale pakistana per intensificare ed espandere la guerra contro il Pakistan. negli ultimi nove anni di operazioni, il TTP non ha mai sparato un colpo contro le forze USA in Afghanistan e la sua intera guerra si è svolta contro i musulmani del pakistan, con una focalizzazione particolare sull'esercito pakistano sui servizi segreti. Quasi 100.000 pakistani sono morti in questa brutale campagna terroristica che sta minacciando le vere e proprie fondamenta dello stato.
Ringraziamo Zaid Amid e gli altri acuti analisti pakistani che dicono la verità, il governo pakistano, specialmente i militari che cominciano a comprendere chi devono combattere. Questo accade in quanto ufficiali di alto rango come il gen. Baiwa immediatamente hanno messo in luce l'evidente False Flag di Quetta. Loro sanno che l'Asse del Male a conduzione sionista/Usa/indù vuole uccidere il Corridoio Economico Cino-pakistano... non importa quanta gente debbano ammazzare per farlo.
Dal punto di vista degli organizzatori, questi eventi terroristici dovuti al "fanatismo" hanno aggiunto il bonus della diffusione del caos (fitna [NDT: la parola araba fitna non vuol dire caos ma discordia] e del sospetto di fanatismo nella comunità musulmana. Proprio come è successo con i soldati inglesi che, travestiti da arabi, hanno realizzato il falso attentato sunnita contro gli sciti a Basra, il governo britannico ha fatto saltare le mura della prigione di Basra con dei carri armati per liberare i loro terroristi false Flag e con l'agente americano della CIA, Raymond Davis che orchestrava il terrorismo in Pakistan dei "talebani pakistani".

Come scriveva qualche anno fa a VT, Jonathan Azaziah:

Il 27 gennaio un uomo affermante essere un diplomatico USA, con lo pesudonimo "Raymond Allen Davis sparava a 2 giovani pakistani disarmati di fronte all'ambasciata americana di Lahore. "Davis" affermava che gli uomini fossero armati e che avessero tentato di derubarlo. Niente di più lontano dal vero. Chiunque sia veramente "Raymond Davis", non appartiene neppure alla stessa galassia dei diplomatici. Davis non solo è legato alla infame  società di cacciatori/assassini mercenari Blackwater (Xe), è un ex ufficiale delle forze speciali che agiva come capo della CIA in Pakistan dopo l'espulsione da parte del popolo pakistano del capo stazione CIA, "Jonathan Banks".

Gli innocenti pakistani non stati uccisi perché tentassero di derubare Davis. Sono stati uccisi perché avrebbero visto Davis e un altro gruppo di mercenari caricare le loro auto di mitragliatori ed esplosivi e li sentirono parlare del loro viaggio in un area di Lahore conosciuta come luogo di "attentati terroristici". Mentre Davis veniva arrestato, l'altra auto, piena di mercenari, corse via investendo un altro pakistano innocente. Il telefono trovato nell'auto di Davis, rivelava numerose chiamate fatte dall'assassino CIA/Xe a un'organizzazione chiamata "Tehrik-I-Taliban", gruppo collegato a centinaia di attentati dinamitardi commessi in Pakistan negli ultimi dieci anni. La polizia pakistano ha scoperto anche fotografie nell'apparecchio fotgrafico di Davis, di installazioni sensibili della Difesa, inclusi il Forte Balahisar, quartier generale del corpo paramilitare delle Guardie di Frontiera nell'importante città strategica di Peshawr e parecchi bunker al confine indiano. La polizia pakistana vuole accusare Davis di spionaggio.

Le connessioni di Davis con la Blackwater (XE) e la sua occupazione come operativo della CIA, insieme all'uccisione a sangue freddo di due innocenti sono  sufficienti al suo arresto e incriminazioni per diversi crimini, ma i dettagli sottostanti il duplice omicidio, connettono Davis a una cospirazione più grande e più sinistra. Le conversazioni con "Therik-I-Taliban", le sue fotografie di installazioni militari che servono da da punti d'appoggio verso i scaglioni superiori del sistema della Difesa pachistana, e la sua squadra di mercenari in viaggio verso una destinazione "letto caldo" con armi automatiche ed esplosivi, collegano Davis all'operazione terroristica False Flag, in corso da molto tempo, conosciuta come "la politica del dragone", gestita dall'entità sionista e dai suoi alleati al'interno del RAW, della CIA e della Blackwater.



Così mentre il governo USA imbroglia e minaccia i pakistani affinché Raymond Davis sia rimandato a casa in America, ci sono sicuramente centinaia se non migliaia di americani, israeliani, indiani e vari affiliati alla "Raymond Davis" che ancora girano per il Pakistan assassinando innocenti. Siate sicuri, come solo lo è il generale Bajwa, che è questa gente e non "fanatici radicali musulmani" che sono dietro l'ultima tornata di massacro a Quetta.

L'ultima uscita sui False Flag  ORLANDO FALSE FLAG  che tratta anche degli attentati di Nizza e di Monaco.
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lunedì 8 agosto 2016

Il vero segreto del mar Cinese meridionale

REDAZIONE NOICOMUNISTI

di Pepe Escobar


Traduzione di Guido Fontana Ros

FONTE 1

FONTE 2

FONTE 3





Il mar della Cina del sudest continuerà ad essere la principale polveriera geopolitica di questo inizio di XXI secolo, di gran lunga avanti al Medio Oriente o alle frontiere occidentali della Russia. Non è solo in gioco il futuro dell'Asia ma anche quello dell'equilibrio dei rapporti est-ovest.

Per avere una visuale d'insieme, dobbiamo fare riferimento agli scritti del presidente dell'Accademia navale degli USA del 1890, Alfred Mahan, al fondamentale testo "L'influenza del potere marittimo nella storia. 1660-1783". La tesi centrale di quest'opera è che gli USA devono dispiegare una presenza mondiale alla ricerca di nuovi mercati e proteggere questi nuovi assi commerciali per mezzo di una rete di basi navali.

Si tratta dell'embrione dell'attuale Impero americano che ha conosciuto il suo debutto nei fatti successivi alla guerra ispano-americana di oltre un secolo fa, momento in cui gli USA diventarono la potenza regionale dell'Oceano Pacifico, essendosi annessi le Filippine, le Hawaii e l'isola di Guam.

Il colonialismo occidentale, americano ed europeo, è senza alcun equivoco il vero responsabile del clima esplosivo che caratterizza la battaglia per la sovranità che si sta svolgendo nel mar della Cina del Sud. E' proprio l'occidente ad essere responsabile della maggior parte dei tracciati delle frontiere terrestri e marittime di tutti questi stati. La lista è impressionante. Le Filippine sono state separate dall'Indonesia dalla Spagna e dal Portogallo nel 1529. la separazione tra Malesia ed Indonesia è dovuta all'intervento britannico e a quello olandese nel 1842. La frontiera tra la Cina e il Vietnam è stata imposta ai cinesi dalla Francia nel 1887. Le frontiere delle Filippine sono state ridisegnate dagli USA e dalla Spagna nel 1898. La frontiera tra Filippine e Malesia è stata ritracciata dagli USA e dal Regno Unito nel 1930.

Si tratta di frontiere tra diversi possedimenti coloniali, fatto che implica dei problemi insolubili fin dall'inizio, ereditati da queste nazioni nell'era post coloniale. E dire che tutto era iniziato come una configurazione morbida... I migliori studi antropologici sul soggetto, come quelli di Bill Solheim per esempio, chiamano con il nome di Nusantao, parola composta di origine austronesiana, le isole del sud e le popolazioni seminomadi che viaggiavano e commerciavano da tempi immemorabile per tutto il mar della Cina del sud. I Nusantao non costituivano un gruppo etnico a parte, ma piuttosto una rete di popolazioni marinare nomadi. Attraverso i secoli essi hanno sviluppato parecchi nodi commerciali, che si estendevano dalle coste del centro del Vietnam a Hong Kong, transitando per il delta del Mekong. Non erano collegati ad alcun stato e la nozione di frontiere non esisteva. Non è che alla fine del XIX secolo che il sistema westfaliano ha fissato il mar della Cina del sud in un giogo inamovibile. Questo ci conduce alla ragione per cui la Cina è così sensibile alla questione delle frontiere: perché è direttamente legata al secolo delle umiliazioni, vale a dire l'epoca dove la corruzione interna del sistema cinese e la sua debolezza avevano permesso ai barbari occidentali di impossessarsi di territori appartenenti alla Cina.


Tensioni all'interno della linea in nove tratti

L'eminente geografo cinese Bai Meichu era un fervente nazionalista cinese che aveva ridisegnato la sua versione di quella che era chiamata "la carta dell'umiliazione cinese". Nel 1936 egli pubblicò una carta che includeva una linea a forma di U, che inglobava tutto il mar della Cina del sud fino al Banco James, un banco di sabbia sottomarino situato a 1.500 km a sud delle coste cinesi e a solo 100 km dalle coste del Borneo. Numerose carte marittime cinese trassero ispirazione dalle carte del signor Bai. La maggior parte includeva le isole Spratly nelle rivendicazioni cinesi ma escludevano il Banco James.

Il fatto più importante è che il signor bai è l'inventore della linea in nove tratti, centrale nella retorica del governo cinese anche prima che fosse comunista e che è utilizzata come base giuridica per le rivendicazioni storiche della Cina sulle isole del mar della Cina del sud.
Tutti fu sospeso quando il Giappone invase la Cina nel 1937. Il Giappone occupava Taiwan dal 1895. Inoltre immaginiamo gli americani, nel 1942, abbandonare le Filippine alle truppe giapponesi. Questo significava che praticamente tutto il litorale del mar meridionale della Cina era per la prima volta nella storia sotto il controllo di un unico impero. Il mar Cinese meridionale era diventato un lago giapponese.

Questo stato di cose non dovette durare a lungo, infatti ebbe termine nel 1945. i giapponesi avevano anche occupato l'isola Woody nell'arcipelago delle Paracels e Itu Aba (oggi isola Taiping) nell'arcipelago delle Spratly. Alla fine della II Guerra Mondiale, dopo il bombardamento atomico del Giappone, i filippini ottenevano l'indipendenza nel 1946 e l'arcipelago delle Spratly fu dichiarato subito territorio filippino.

Nel 1947 i cinesi accelerarono le loro manovre per recuperare le isole Paracels dalla tutela coloniale francese. Simultaneamente tutte le isole del mar della Cina del sud ricevettero dalle autorità cinesi un nome cinese. Il Banco James fu retrocesso dallo status di banco di sabbia a quello di barriera corallina (in effetti questo banco di sabbia è immerso, ma Pechino lo considera sempre come il punto più a sud del territorio marittimo cinese).

Nel dicembre 1947, tutte le isole della regione furono poste sotto il controllo di Hainan (anch'essa isola del Mar Cinese Meridionale). Nuove carte marittime, basate su quelle del signor Bai, furono pubblicate, ma ormai con i nomi in cinese non solo di tutte le isole ma anche delle barriere coralline e dei banchi di sabbia. Il problema è che nessuno ha mai spiegato il significato dei nove tratti (che in origine erano undici).
Dunque nel giugno 1947, la repubblica di Cina [non ancora comunista] rivendicava ogni cosa che fosse inclusa in questa linea, dichiarandosi disponibile, in un futuro prossimo, a negoziati per frontiere marine definitive con gli stati limitrofi, ma all'epoca nessuna frontiere fu decisa, facendo nascere un'ambiguità strategica nel Mar della Cina del Sud mai risolta fino ai giorni nostri.

La Cina comunista [nel 1949] riconobbe tutte le carte e le decisioni collegate ad esse. Nonostante questo la frontiera marittima tra la Cina e il Vietnam, per esempio, non fu stabilita che nel 1999. Nel 2009 la Cina incluse la linea a U la linea in nove tratti in una presentazione alla Commissione delle nazioni Unite per i limiti delle piattaforme continentali; era la prima volta che questa linea era utilizzata ufficialmente in un negoziato internazionale.

Non c'è da stupirsi che gli altri paesi dell'Asia del sudest si siano infuriati di questo culmine della transizione da una rete marinara popolata da culture seminomadi, verso il sistema westfaliano di definizione degli stati. Stava per debuttare la guerra post moderna nel mar della Cina del sud.


La libertà per mezzo delle cannoniere

Nel 2013 le Filippine spinte dagli USA e dal Giappone, hanno deciso di portare la questione delle Zone economiche esclusive (EEZ in inglese) nel mar Cinese meridionale davanti alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto marittimo (UNCLOS nell'acronimo anglosassone), ratificato sia dalla Cina che dalle Filippine ma non dagli USA. L'obiettivo delle Filippine, come della Cina era di giungere a che l'UNCLOS e non ipotetici diritti storici, definissero quello che è un'isola, una barriera corallina e chi abbia il diritto di rivendicarle (con le zone economiche esclusive che si collegano nei dintorni).

La stessa esistenza dell’UNCLOS  è il risultato di feroci cavilli giuridici. Tuttavia alcune importanti nazioni, tra cui il gruppo dei BRICS, che sono la Cina, l'India e il Brasile e anche in modo significativo, il Vietnam e la Malesia, hanno dato battaglia per modificare una clausola della Convenzione UNCLOS che mirava a rendere obbligatoria per ogni ogni nave militare straniera la richiesta di un permesso di navigazione per penetrare all'interno di ogni zona economica esclusiva.

E' a questo stadio che si entra  veramente in acque torbide, anche molto agitate, partendo dalla definzione stessa di libertà di navigazione.

Per l'Impero americano, la libertà di navigazione a partire dalla costa occidentale degli USA fino all'Asia, attraverso l'oceano Pacifico, il mar della Cina del sud, lo stretto di Malacca e l'oceano Indiano, è trettamente sottoposta alla sua dottrina militare. Immaginiamo che una zona economica esclusiva sia un giorno chiusa per la navigazione della marina militare USA o che un'autorizzazione debba essere richiesta ogni volta; in questo caso, l'Impero delle basi militari perderebbe l'accesso alle... sue basi.

Aggiungiamoci l'abituale paranoia del Pentagono; cosa capitirebbe se una nazione ostile decidesse di bloccare il commercio mondiale da cui dipende l'economia USA (anche se il postulato di partenza, nonostante che la Cina prenda in considerazione questa opzione, è proprio ridicolo)? A causa di questo ridicolo postulato di partenza, il Pentagono sviluppa veramente un programma sulla libertà di navigazione. Per entrare nel dettaglio, non si tratta di altro che di un programma di diplomazia delle cannoniere rimodernizzato al XXI secolo, consistente nello spettacolo permanente delle portaerei americane che incrociano nel mar della Cina del sud. Per i dieci stati membri dell'Associazione degli Stati dell'Asia del sudest (ASEAN), il Santo Graal di questo affare, sarebbe di addivenire a un Codice di buona condotta regolante le dispute marittime tra le Filippine, il Vietnam, la Malesia, il Brunei e la Cina.

La redazione di questo codice stenta ad essere realizzata da diversi anni, principalmente perché le Filippine desiderano premere sulla Cina affinché accetti una serie di misure limitanti, ma solamente dopo che i dieci stati membri dell'ASEAN avranno tutti trovato l'accordo preliminare su queste misure.

La strategia di Pecchino si situa all'opposto di questo modo di negoziare, infatti Pechino cerca di moltiplicare i negoziati bilaterali con gli stati dell'ASEAN [invece di negoziare con un gruppo di stati d'accordo tra di loro], nei quali può far valere tutto il suo peso di fronte a nazioni di taglia più modesta. E' andata così, grazie al sostegno della Cambogia, ben evidente questa settimana, quando quest'ultima è riuscita ad impedire la condanna della Cina in un'importante diatriba con il Laos nella questione del mar della Cina del sud; la Cina e l'ASEAN hanno scelto di trattenere le loro ambizioni.

Ammirate Hillary fare l'Ercolino sempre in piedi

Nel 2011 il ministero americano degli Esteri rimase impietrito dall'annuncio dell'amministrazione Obama dell'intenzione di ritirare le truppe americane dall'Irak e dall'Afghanistan; cosa sarebbe successo alle ambizioni territoriali della superpotenza? Questa inquietudine sorse alla fine del mese di novembre 2011, quando l'allora ministro degli Esteri, Hillary Clinton, inventò una nuova dottrina, oggi celebre, quella del cardine verso l'Asia.

Sei direttrici di proiezione sono state inserite in questo cardine. Quattro di queste direttrici derivano da un copia/incolla del gruppo di riflessione basato a Washington, il CSIS (Center for Strategic and International Studies), risalente al 2009: rivitalizzare le alleanze esistenti, sviluppare relazioni con le potenze emergenti, sviluppare relazioni con le entità regionali multilaterali e lavorare in concerto con i paesi dell'Asia del sudest sulle questioni economiche. Hillary Clinton ha aggiunto di sua iniziativa, due direttrici: una larga presenza militare americana in Asia e la promozione della democrazia e dei diritti dell'uomo.

E' chiaro a tutti, non solo ai paesi del sud, che a partire dalla creazione di questa dottrina, l'artificio retorico del cardine sia veramente solo un modo di definire l'offensiva militare per contenere la Cina. Fatto ancor più grave, questa dottrina ha fatto la sua comparsa nel momento geopolitico di una disputa territoriale marittima nell'Asia del sudest coincidente con il confronto  tra un egemone, gli USA e un avversario dipari livello, la Cina, e questo ovunque, nei teatri operativi di tutto il mondo.
Quello che Hillary Clinton voleva dire veramente quando parlava di "far partecipare le potenze emergente", era piuttosto, secondo le proprie vedute, "unirsi nella fondazione e nella animazione di un ordine mondiale e regionale basato su regole di condotta", regole di condotta evidentemente decise dall'egemone, gli USA, vale a dire da tutto il meccanismo messo in campo dalle entità del Consenso di Washington [FMI, Banca Mondiale e dipartimento del Tesoro USA].

Non è sorprendente  che il mar della Cina del sud sia di una importanza altamente strategica, in quanto l'egemonia amricana dipende largamente dalla sua capacità di regnare sui mari (ricordiamoci degli scritti di Alfred Mahan). Questo è il centro della strategia nazionale militare USA. Il mar della Cina del sud è il punto di passaggio decisivo che collega gli oceani Pacifico e Indiano, il golfo Persico e finalmente l'Europa. Ed è là che noi scopriamo l'ultimo segreto del mar della Cina del sud. nell'ordine mondiale e regionale immaginato da Hillary Clinton e dalla sua amministrazione, la Cina deve obbedire all'egemone americano e garantire la libera circolazione della Marina militare USA nel mare della Cina del sud.

Questo è prodromo di un'inevitabile aumento di intensità del confronto lungo queste rotte marittime. La Cina, lentamente ma con sicurezza, sviluppa una pamplia di armi sofisticate, che potranno come ultima risorsa, impedire l'entrata della Marina militare USA nel mar della Cina del sud, fatto non ignorato dai falchi di Washington.

Quello che aggrava la situazione è il fatto che si tratta di due strategie antagoniste. Pechino si definisce come potenza antimperialista; questo implica che essa recupera i territori nazionali strappategli dalle potenze coloniali con l'aiuto di traditori cinesi (quegli isolotti sui quali si è recentemente pronunciata la Corte internazionale di giustizia dell'Aia, non sono nient'altro che degli scogli o dei rialzi di terra emersa che emergono solo con la bassa marea).

Gli USA d'altro canto, hanno la bocca piena del loro destino manifesto e della loro eccezionalità. Così sembra che il mar della Cina del sud sia la regione dove, molto più delle frontiere occidentali della Russia, degli Stati Baltici e dell'Irak/Siria, le regole decretate dall'Impero americano sono apertamente contestate.

La posta in gioco potrebbe diventare ancora più importante il giorno in cui la marina militare USA si vedrà vietare l'ingresso nel mar della Cina del sud. Quel giorno suonerà la fine dell'egemonia dell'Impero.