sabato 6 aprile 2013

L'origine e la funzione del concetto di “libera impresa”

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Tratto da Glen Yeadon & John Hawkins, The Nazi Hydra In America, Progressive Press, The Joshua Tree, California 92252, 2008, pp.251-252 

Traduzione a cura di Davide Spagnoli 

Lammont Du Pont

Lammont DuPont nascondeva la sua piena adesione al fascismo avvolgendosi in uno slogan elettorale basato su di un falso patriottismo. Dietro questo sottile velo di falso patriottismo, ammantato di “libera impresa”, si nascondevano le forti radici fasciste del dominio delle multinazionali. Iniziava così la più palese frode perpetrata ai danni del popolo americano. Lammont DuPont vestiva il fascismo di un volto sorridente per rassicurare gli americani. Per realizzare questa terribile truffa della libertà vennero impiegate tutte le risorse disponibili, creando un vero e proprio assalto, che continua ancora oggi, ai diritti del popolo americano. Sotto la bandiera di questa nuova inutile dea della “libera impresa” i fascisti americani lanciarono un attacco multiplo su più fronti contro le nostre libertà. Una prima direttrice di questo attacco fu contro il patriottismo, che diventa tale solo se sottoscrive le azioni sfrenate delle multinazionali; un altro fronte fu quello dell'attacco ai sindacati; il terzo, infine, l'attacco lanciato contro il socialismo ed il comunismo. 
Iwo jima

Il lancio, da parte di uno dei più noti fascisti del suo tempo, di questa campagna dimenticata, è un punto imperativo per comprendere il fascismo in America nel primo dopoguerra, perché questa offensiva segna chiaramente l'adozione dell'ideologia fascista da parte della destra negli USA. Prima che le truppe di Eisenhower iniziassero a marciare nell'Africa del Nord e prima che i Marines iniziassero la furiosa e sanguinosa conquista degli atolli, uno dopo l'altro fino al Giappone, in territorio americano infuriava un terzo fronte per i controllo della gente. Tragicamente gli sforzi bellici contro il fascismo vennero rapidamente dimenticati con lo sbriciolamento e la riduzione in cenere del Terzo Reich. Mentre i nostri eserciti vincevano sui campi di battaglia dell'Europa e del Pacifico Meridionale, la battaglia per il controllo degli statunitensi era perduta. 
Così, in America, la nuova dea della “libera impresa” sostituì la democrazia. Invece di essere le corporation a servire l'interesse generale della società è la società stessa che ora è costretta a servire l'interesse delle multinazionali. 
Lo slogan politico di DuPont della "libera impresa" era stato inventato dall'Associazione Nazionale Produttori (NAM), nel corso del 1930, nel tentativo di evitare le connotazioni negative della parola "capitalismo", come quella della colpa della depressione. Nella Costituzione americana non vi è alcun diritto per quanto riguarda la “libera impresa” né la nostra legge fondamentale concede alcun diritto alle corporation. 
I fondatori, che credevano in un'economia basata sui diritti di proprietà, sarebbero stati degli stupidi a consentire al commercio di andare avanti in maniera non regolamentata. Durante la rivoluzione americana un terzo della popolazione era tenuto in condizione servile dalle corporation britanniche per cui, gli Stati dell’Unione, emanarono leggi restrittive nei confronti delle corporation britanniche. Tuttavia il corporativismo senza regole era proprio quello che lo slogan “libera impresa” di DuPont intendeva. 
L'ordine del giorno della “libera impresa”, così come era stato immaginato dalla Lammont&Pont, emerge con chiarezza dal discorso tenuto da DuPont prima di una riunione segreta del Comitato deliberativo della National Manufacturers Association (NAM), il 17 Settembre 1942: 
"Il modo di vedere il problema è questo: ci sono dei denominatori comuni per vincere la guerra e la pace? Se ci sono, allora dobbiamo affrontarli entrambi entro il 1943. Che cosa sono? Per dare il nostro contributo allo sforzo bellico vogliamo la riduzione delle tasse alle corporation, alla fascia di popolazione ad alto reddito e l’ aumento delle tasse sui redditi più bassi, togliendo ai sindacati la possibilità di indicare all'industria come produrre, come trattare con i propri dipendenti o qualsiasi altra cosa, distruggendo tutte le agenzie governative che si distinguono per essere un ostacolo alla “libera impresa”.(1)
DuPont progetta di chiudere qualsiasi agenzia governativa che abbia ostacolato le sue azioni sovversione e di tradimento. È la stessa agenda seguita da Hitler per prendere il potere. Ed ora, nel XXI secolo, è la stessa agenda proposta dai repubblicani e dalla destra. 
Fascisti della Black Legion
I media cominciarono immediatamente a tessere le lodi delle virtù della “libera impresa” ignorando deliberatamente sia come DuPont finanziava gruppi filonazisti come la Liberty League e la Black Legion, sia il suo coinvolgimento nel complotto fascista contro la Casa Bianca di un decennio prima. Questo della “libera impresa”è stato un vero e proprio attacco contro il New Deal e contro un governo responsabile. La tempistica di questa campagna per la “libera impresa” ha coinciso con le elezioni del 1942, che hanno ridotto la maggioranza dei Democratici al Congresso, lasciando, in effetti, il Congresso sotto il controllo dei repubblicani e dei conservatori "Dixiecrats." (2)

Sostenitori dei Dixiecrats 




(1) George Seldes, Fact And Fascism, In Fact Inc., 1943, p.99 
(2) Si tratta di stati democratici di destra che nel 1948 costituirono una fazione segregazionista, che ebbe una breve durata, nel Partito Democratico. La fazione era determinata a proteggere ciò che veniva descritto come il modo di vivere nel sud degli Stati Uniti, assediato da un oppressivo governo federale. I suoi sostenitori assunsero il controllo di diversi stati democratici del Sud. Questi stati nelle mani del Partito Democratico si opponevano all'integrazione razziale, erano cioè segregazionisti e non volevano abrogare la legge Jim Crow sulla supremazia bianca.


domenica 31 marzo 2013

Navi. elicotteri, marò.



di Guido Fontana Ros della redazione Noicomunisti




Aiesh Binki uno dei 2 pescatori uccisi
Avvertenza preliminare. Noi ci basiamo su quello che è stato diffuso in rete e nei media. Chiaramente siamo pronti a cambiare la nostra opinione sui fatti disponendo di informazioni ulteriori e attendibili. E’ un caso dove viene prodotta una grande cortina fumogena. 

Il fatto. 15 febbraio 2012 due pescatori indiani, Valentine Jalstine e Ajesh Binki, vengono uccisi da colpi di arma da fuoco a bordo della loro barca al largo delle coste del Kerala. Nella stessa zona si trovava la petroliera Enrica Lexie, (qui per sapere dove si trova ora) vuota, pare diretta in Egitto. Dovendo passare al largo delle coste somale, teatro di frequenti episodi di pirateria, oltre ai 28 membri dell’equipaggio, imbarca anche 6 fucilieri di marina del Battaglione San Marco (anche se noi stessi l’abbiamo utilizzato nel titolo, il termine marò andrebbe evitato in quanto ricorda i militari della X MAS del fascista Junio Valerio Borghese). Circa alle 16,30, ora locale, i 2 fucilieri di marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che sono di guardia esplodono una serie di colpi di avvertimento verso un’imbarcazione che, nonostante le segnalazioni punta verso la Lexie. (qui la testimonianza del comandante in seconda della petroliera) 

I 2 fucilieri di marina accusati

Si tratta forse del peschereccio dello stato indiano del Kerala, il Saint Anthony con 11 pescatori a bordo? Il peschereccio, via radio, contatta la capitaneria di Kollam, riportando l’accaduto. La guardia costiera di Kollam, utilizzando le rilevazioni satellitari, individua in zona la petroliera italiana e chiede se fosse stata oggetto di un attacco piratesco, ne riceve conferma. A questo punto viene richiesto l’attracco della petroliera al porto di Kochi. Il comandante dell’Enrica Lexie, Umberto Vitelli, nonostante il parere contrario della Marina Italiana, ubbidisce e comincia il caos. I 2 fucilieri di marina vengono infatti arrestati 2 giorni dopo e formalmente incriminati di omicidio…

La petroliera Enrica Lexie


Le reazioni. A destra: “… riportiamo a casa i nostri ragazzi. I nostri eroi. Indiani bastardi e subumani”. Il solito bla bla retorico di chi, in preda a una vera e propria patologia psichiatrica, vede il mondo con la lente dei propri preconcetti. Infatti si trascura il fatto che l’India non è più quella di Rudyard Kipling e non è quella di Sai Baba o di Madre Teresa di Calcutta, bensì è una grande nazione che comincia giocare un ruolo imperialistico nella regione. 


A sinistra: “Fascisti bastardi e assassini” (riferito ai 2 fucilieri di marina). A sinistra hanno forse lo stesso meccanismo di pensiero di quelli della destra? Allora anche quelli di “sinistra” in realtà sono di destra? Mah. 

In India: Kollam, cittadina da cui provenivano i pescatori uccisi, per un paio di giorni dopo il fatto, è teatro di manifestazioni popolari al grido di “Italiani mascalzoni, dateci i colpevoli’’, “giustizia per i nostri pescatori’’ e “massima pena per i marines italiani”. 

Antefatto. Ci sarà pure qualche minus habens all’origine del pasticcio? Ce n’è più di uno. Svetta su tutti Ignazio La Russa, gioia dei darwinisti essendo forse l’anello mancante nella catena dell’evoluzione dei primati. 
Un problema a livello internazionale è la pirateria praticata in certe aree del mondo, soprattutto al largo delle coste somale. A questo riguardo sarebbe oltremodo interessante indagare quali ragioni inconfessabili ci possano essere dietro al fatto che si permetta a un pugno di signori della guerra di controllare una specie di santuario per i pirati in Somalia.
Zone di pirateria


Anche le navi italiane necessitano di protezione ed ecco la genialata: lo stato italiano affitta, come se fossero mercenari, pardonnez nous, volevamo dire contractors, termine molto più cool, soldati delle forze armate italiane ad armatori privati. Complimentoni.
Infatti, il nostro Ignazio, nella veste di Ministro della Difesa, firma il decreto del 12 luglio 2001 con cui istituisce i NMP (Nuclei Militari di protezione). Si tratta di militari dello Stato italiano cui viene conferito lo status di ufficiale di polizia giudiziaria per quanto attiene ai reati previste dagli art. 1135 -1136 del Codice della Navigazione. Naturalmente ci si “dimentica” di stabilire con chiarezza sia le regole di ingaggio che la catena di comando cui devono essere sottoposti questi militari a noleggio… 

Inquadramento giuridico dell’episodio alla luce del Diritto Internazionale. Viene accertato, secondo le autorità indiane il nesso causale tra i colpi esplosi dai fucili d’assalto Beretta AR 70/90 dei 2 fucilieri della San Marco e le ferite mortali dei 2 pescatori indiani e i fori nella chiglia del peschereccio indiano. In realtà i fatti non sono del tutto ben acclarati: i corpi delle vittime sono sepolti in gran fretta, alla perizia balistica non han potuto partecipare i nostri periti e la Saint Anthony è stata fatta demolire dal governo del Kerala o dal governo federale, non si sa… la scatola nera della Lexie, guarda caso, ufficialmente viene cancellata il giorno dopo il fatto…; comunque sia, al massimo ci troviamo di fronte a un omicidio colposo o al limite preterintenzionale. Omicidio avvenuto, come riconosciuto dalle stesse autorità indiane a 20,5 miglia dalle coste del Kerala, quindi in acque internazionali. In questo caso la giurisdizione dovrebbe essere dello stato cui appartiene il naviglio coinvolto. 
Appunto, 20,5 miglia dalla costa sono acque internazionali . Non importa in questo caso che si trattasse di una zona contigua alle acque territoriali indiane, le zone contigue non sono né sotto la giurisdizione indiana né sotto quella di qualsiasi altro Stato ma sotto la giurisdizione internazionale. Le zone contigue possono essere zone di sfruttamento economico da parte dello stato rivierasco e, per inciso, sono zone dove i pescatori indiani pescano abitualmente e spesso “puntano” le grandi navi per farle deviare dalle zone in cui hanno steso le reti. 
Proprio per questo la pretesa indiana di processare i 2 fucilieri non appare infondata perché la giurisdizione internazionale prevede che il reato sia giudicato a seconda della imbarcazione. Quindi i colpi sono partiti da un’imbarcazione italiana ma le vittime erano su un naviglio indiano e per la legge indiana, reati commessi contro cittadini indiani su un’imbarcazione indiana, benché commessi in acque internazionali, sono di giurisdizione indiana. Situazione complessa che necessitava di soluzioni diplomatiche improntate al più elementare buon senso che avrebbe suggerito processo in India e pena in Italia. Cosa, sicuramente non avvenuta. Siamo sicuri che questo sia avvenuto esclusivamente per la dabbenaggine del Ministro Terzi di Sant’Agata e non ci siano stati mestatori che avrebbero tratto vantaggio dall’acuirsi della crisi diplomatica italo-indiana? 

“Dopo la nave oceanografica da 5 mila tonnellate Sagar Nidhi, consegnata nel 2008 all’Istituto Oceanografico indiano, Fincantieri ha fornito pochi mesi fa all’India la Shakti, seconda di due grandi navi rifornitrici di squadra da 27mila 500 tonnellate per la Marina (l’altra è la Deepak, e insieme valgono oltre 300 milioni di euro), Inoltre, ha ottenuto lo scorso novembre un contratto da circa 30 milioni per la progettazione di sette fregate da 6mila 200 tonnellate della nuova classe P17A, o Shivalik. Le navi saranno realizzate in due cantieri indiani, il Mazagon Dock di Mumbai e il Garden Reach di Kolkata, ma Fincantieri aspira ad accaparrarsi qualcosa di più della semplice pregettazione: intende infatti acquisire i contratti, ben più interessanti, per la loro realizzazione (ogni nave costerà circa 900 milioni di euro) fornendo, per esempio, assistenza e tecnologia nel settore delle costruzioni navali modulari, un know how che i cantieri locali non posseggono ancora, ma che offrono anche altre aziende cantieristiche la cui concorrenza andrà battuta sul campo. 
Sempre Fincantieri ha ricevuto nel 2004 un prestigioso incarico: quello di progettare l’intero apparato motore della Vikrant, la prima vera portaerei indiana attualmente in costruzione proprio nei cantieri di Kochi, il porto dove ora è attraccata l’Enrica Lexie. La Selex Sistemi Integrati, società della galassia Finmeccanica, ha recentemente firmato un contratto multimilionario per la fornitura di un radar RAN40L e per i super-segreti dispositivi IFF (cioè, quelli che servono a capire se una nave o un aereo in avvicinamento sono amici o nemici) da installare sulla nuova portaerei. Della quale, è bene ricordarlo, si sa già che la Marina vuole un secondo esemplare, il che porterebbe al più che probabile raddoppio delle forniture. Sempre Selex ha fornito in passato molta elettronica per altre fregate indiane, le classi Godavari e Brahmaputra. 
Ma il vero contratto del secolo, quello che farebbe gola a qualsiasi industria degli armamenti, riguarda i 126 caccia che l’Aeronautica indiana intende acquisire in base al programma MMRCA (Medium Multi-Role Combat Aircraft), un boccone da almeno 12 miliardi dollari (più gli “optional”, non certo a buon mercato) che è stato oggetto di una feroce battaglia, prima tra una rosa di concorrenti della quale facevano parte anche le proposte di Stati Uniti e Svezia, e poi tra i due finalisti: il Rafale della francese Dassault (gruppo Eads) e il Typhoon del consorzio Eurofighter, che è già in servizio o in fase di acquisizione nelle forze aeree di Arabia Saudita, Austria, Italia, Germania, Inghilterra e Spagna. Per inciso, l’ala sinistra e alcune parti della fusoliera del super-caccia europeo sono realizzate in Italia da Alenia Aeronautica, senza contare altre componenti affidate a industrie italiane. Insomma, il nostro apparato industrial-militare è fortemente interessato alla mega-commessa MMRCA.
Eurofighter Typhoon


Sfortunatamente, il 31 gennaio scorso il ministero della Difesa indiano ha comunicato che la vittoria è andata al caccia francese, che però pare abbia vinto principalmente per il prezzo, più basso di 4-5 milioni di dollari al pezzo rispetto al Typhoon. Insomma, le solite voci di corridoio dicono che in realtà i piloti indiani preferiscano quest’ultimo e che siano stati costretti a digerire il Rafale solo per questioni economiche, anche se va detto che il caccia francese, a differenza del concorrente, è già disponibile nella versione “navalizzata” (ce l’ha la Francia) adatta alla nuova portaerei indiana, della quale l’aereo diverrebbe l’arma principale. Insomma, le ultime indiscrezioni dicono che Eurofighter non abbia ancora gettato la spugna e che si prepari a un ultimo, disperato tentativo di vincere la gara abbassando le pretese in denaro. 
Tornando alla vicenda dei due marò e al perché la loro vicenda venga definita “ingarbugliata” e abbia costretto l’italia a mobilitare le sue migliori energie diplomatiche. L’atteggiamento a dir poco intransigente di Nuova Delhi nella vicenda (e forse anche il mistero che circonda il vero svolgimento dei fatti in mare) potrebbe essere nient’altro di più che una sottile ma formidabile arma di pressione per costringere l’Italia, quale membro del consorzio Eurofighter, a far leva sul consorzio stesso affinché renda più robusto quello sconto che permetterebbe all’India di mettere le mani sull’ambito Typhoon a un prezzo più ragionevole. Senza contare, ovviamente, che sul piatto della bilancia ci sono anche tutte le altre forniture per le quali l’industria degli armamenti italiana compete da sola, con trattative ancora in corso, e pure i programmi futuri di un India che sta dando un enorme impulso al rinnovamento delle sue Forze Armate.” 
Bene ammettiamo che questo sia l’interesse del governo indiano, siamo sicuri che non ce ne siano altri?
Quelli francesi ad esempio della Dassault Mirage o della Lokheed Martin o della Douglas Mc Donnel o di qualche multinazionale degli armamenti israeliana che non sarebbero dispiaciute nel sostituire la Fincantieri nelle ghiottissime commesse.
Agusta Aw-101


E non diciamo nulla della vicenda Finmeccanica/tangenti pagate al ministero della Difesa indiano per la commessa dei 12 elicotteri (qui la notizia degli ultimi sviluppi) Agusta Aw-101 o dei siluri “black shark” della Whitehead Sistemi Subacquei, controllata di Finmeccanica? E qui oltre all’azione di potenti concorrenti dobbiamo anche tener conto dell’appetito che suscita in molte corporation questa grande azienda nazionale. Magari condurla in cattive acque, annullando le commesse del governo indiano non ne farebbe abbassare di molto il valore di mercato? A questo punto una domanda sorge spontanea, il Ministro degli Esteri, Terzi di Sant’Agata e il Ministro della Difesa, l’Ammiraglio Giampaolo Di Paola, vista l’apparente gestione dissennata della vicenda, a chi hanno giurato fedeltà?





sabato 30 marzo 2013

Etnocentrismo, russofobia e pregiudizio anticomunista di Eric J. Hosbawm

REDAZIONE NOICOMUNISTI


Di Cristiano Alves

Traduzione Danila Cucurnia e Guido Fontana Ros




La Pagina Vermelha identificò nell’opera, “The Age of Extremes: the short twentieth century. 1914-1991” (pubblicato in Italia con il titolo “Il Secolo breve: 1914-1991”) del cosiddetto "famoso storico marxista", una serie di falsi che vanno dalla disinformazione sul sistema politico sovietico fino alla russofobia e all'etnocentrismo.

Eric J. Hobsbawm


E’ molto comune sentire il nome di Hobsbawm nei quattro angoli del mondo accademico, in particolare nelle facoltà di Storia. Il suo lavoro è consigliato in uno dei più ambiti concorsi in Brasile, la carriera diplomatica, il cui programma prevede lo studio del "Secolo breve" dell’autore, egiziano di nascita e cittadino britannico. In realtà, molti lo vedono come “l'ultima parola in fatto di storia”, una specie di guru per alcuni, che influenza anche la cosiddetta “sinistra vera”, cioè coloro che, a sinistra si definiscono, apertamente o meno, “l'ultima parola in termini di marxismo”. La sua influenza è rafforzata ancora di più a causa della militanza nel CPGB, vale a dire nel Partito Comunista della Gran Bretagna. Tuttavia la verità e l'intenzione di trasmetterla non sono sempre elementi contenuti nei libri di Eric John Hobsbawm. La verità dovrebbe essere cercata e diffusa, in modo che nuovi errori non si ripetano e che le menzogne che sono come un muro che impedisce di vedere la verità, possano essere distrutte.
“Il Secolo breve”, così come molte altre opere di Hobsbawm, è un punto di riferimento per molte persone per quanto riguarda la storia del XX secolo, a prescindere dalle loro idee politiche fino al punto che, lo storico britannico può radunare nello stesso gruppo di estimatori sia persone di “sinistra” che di “destra” ed è classificato come tale da entrambi i gruppi. Il titolo stesso del libro è di parte perché deduce implicitamente (e si deve leggere l'intero libro per rendersene conto), il “Secolo breve” è un periodo di “estrema sinistra” e di “estrema destra”, che hanno fortemente influenzato il mondo in cui viviamo. Non è un segreto che le tendenze esistono, tuttavia, per Hobsbawm la “estrema sinistra” non è altro che la tendenza presentata da parte dell'Unione Sovietica e degli altri paesi che di fatto hanno cercato di realizzare il socialismo nei loro paesi, a differenza del CPGB, che lo fa solo a parole. Per Hobsbawm le idee di Lenin e Stalin sono “di estrema sinistra” e un estratto dal libro che corrobora questa tesi si trova nel capitolo "Il socialismo reale" (pagina 363). Questo capitolo espone una vasta ricerca sul socialismo in alcuni paesi della Cortina di Ferro, trascurando tuttavia, che non tutti questi stati di “orientamento marxista” erano necessariamente degli Stati Socialisti, alcuni erano Repubbliche Popolari; inoltre commette una leggerezza nel trascurare la difesa fatta da Marx, dell'Economia Pianificata e Centralizzata, che è difesa dal filosofo tedesco già nel Manifesto del Partito Comunista. Finora, nessun problema, l'autore fa anche una analisi accurata della figura di Nikolay Bucharin, che Hobsbawm identifica giustamente come un “proto-Gorbaciov”, analisi che va contro quella dello storico belga Ludo Martens. (1)
Secondo William Bland, marxista britannico, “antistalinismo” è anticomunismo, dal momento che il primo termine non è niente di più che un modo di attaccare non l'uomo I.V. Stalin, ma il suo lavoro nell’edificare il primo Stato socialista della storia, poiché la sua opera seguì quasi alla lettera gli scritti di Karl Heinrich Marx, e l’ “antistalinismo” è il grande totem di Hobsbawm. Parlando di Stalin, il cui governo condusse la Russia dall’aratro all'era del nucleare (quindi la forma più avanzata della tecnologia del tempo), parole di Winston Churchill, anche lui inglese, Hobsbawm non nasconde la sua avversione contro l'ex calzolaio georgiano, presentandolo come un "autocrate di ferocia, crudeltà e mancanza di scrupoli eccezionali, che per molti erano “uniche”. (2) Questo punto di vista, tuttavia, può essere facilmente confutato da un certo numero di autori che vanno da sua figlia Svetlana citata nel libro “Venti lettere ad un amico”, dello storico Simon Sebag Montefiore(anche lui inglese), autore di “Giovane Stalin”, libro che ha avuto un successo di vendite in Europa, in quanto mostra un lato sconosciuto del leader sovietico, un poeta del Caucaso. Va però ricordato qui che questo stesso signor Montefiore, in una delle sue opere, insinua che “la madre di Stalin era una prostituta, perché era molto povera e probabilmente non sarebbe riuscita a sopravvivere lavando solo i panni" (in poche parole, per S. Montefiore, Stalin era letteralmente un “figlio di puttana”), tale è il suo pregiudizio elitista. (3)
L'idea che “Stalin fosse un dittatore” (termine che, Hobsbawm sostituisce con “autocrate” per non cadere nel cliché), è oggetto di onanismo politico dei sostenitori del liberalismo economico, del conservatorismo e delle altre idee politiche della classe degli sfruttatori del popolo, ed è anche oggetto dell’onanismo politico di estrema sinistra, che per Lenin era una “malattia infantile del comunismo”. (4) L'idea di “Stalin dittatore assolutista”, realistica quanto un cavallo alato o un leone parlante, è stata chiarita in un dialogo di Stalin con Eugenio Lyons (5), che lo ha intervistato personalmente e confutata da autori come William Bland, il quale ha studiato il suo governo e anche la sua personalità in base alla testimonianza delle persone che erano con lui. Gli studi di Bland dimostrano che Stalin, come Premier nel governo sovietico, aveva minor potere del Presidente degli Stati Uniti. Mentre Stalin era Segretario Generale del PCUS e Capo del Governo sovietico (ma non di Stato), il Presidente americano era sia capo del governo che presidente dello Stato. Questa limitazione del potere di Stalin in seguito venne anche riconosciuta dal Presidente Usa, Harry Truman, che nel corso dei negoziati sulle aree di influenza in Europa disse che non si poteva prendere le “decisioni dello Zio Joe” come parametri (nota: Stalin) (6), in quanto era “prigioniero del Politburo”. Questa versione è supportata dallo studioso statuinitense Grover Furr che l’ampliò in un dibattito con un professore del Regno Unito, dando origine a un testo importante in materia, che mostra i limiti del governo di Stalin. (7) Questo stesso autore, nel suo “Stalin e la lotta per la riforma democratica” (8), mostra diversi limiti dell’autorità del leader georgiano e presenta anche un fatto ignorato da quasi tutti gli studiosi del Premier sovietico: la proposta di elezioni dirette per i membri del governo sovietico da inserire nella Costituzione del 1936, incontrò il veto da parte degli altri membri del Politburo. Grover Furr, sulla base di studi di un famoso storico russo, il dottor Yuri Zhukov, sostiene che è una menzogna il mito di Stalin come “onnipotente dittatore”. Ancora, il leader albanese Enver Hodja disse che “Stalin non era un tiranno, un despota”, ma “un uomo di principi”. (9) Anche Sidney e Beatrice Webb, in “Il comunismo sovietico: una nuova civiltà”, respingono l'idea che lo Stato sovietico fosse governato da una sola persona. (10)
Atlete sovietiche durante una parata
negli anni '30

Confutata l'idea di “Stalin l’autocrate”, è necessario mettere in discussione, indagare e concludere a riguardo dell'idea di “Stalin il crudele”, adottando una corrente di pensiero che non ha nulla di “stalinista”, ma piuttosto di razionalista più vicina a Voltaire che a Stalin. L'immagine di questo “rosso Darth Vader”, venduta da storici come Hobsbawm, il cui pregiudizio antistalinista lo porta agli estremi, è stato studiata dal marxista-leninista inglese William Bland. Nel suo studio “Il culto della personalità” (11), Bland riporta che, secondo il leader albanese Enver Hodja, “Stalin era piuttosto modesto e gentile con le persone, i quadri e i colleghi” e secondo l'ambasciatore americano in Unione Sovietica, Joseph Davies, citato nel lavoro di Bland, Stalin era un uomo semplice, dai modi affabili. In contrasto con questa immagine di crudeltà, la figlia di Stalin, Svetlana Alilulyeva, descrive il leader sovietico come un padre premuroso, amorevole. Secondo Georgiy Zhukov, il maresciallo dell'Unione Sovietica, “Stalin conquistava il cuore di tutti coloro con cui egli conversava” .(12) Come se queste dichiarazioni non bastassero, il “crudele Stalin” non ordinò mai l'arresto di Mihail Bulgakov, uno scrittore che la pensava diversamente circa lo stato sovietico ed era molto critico; apprezzava il talento di Maria Yudina, pianista considerata pazza in URSS, ma ammirata da Stalin ed aveva come hobby non la caccia o la pesca, ma semplicemente piantare alberi o piante da giardino, caratteristiche insolite in un “ragazzo crudele”. Se si vuole affermare che “Stalin era crudele” è necessario dimostrare una tale affermazione, ad esempio, con documenti degli atti di Stalin che dimostrino crudeltà; tali documenti non esistono, rendendo in tal modo le affermazioni di Hobsbawm pure sofisticherie.(13)
Stalin secondo Eric J. Hobsbwam

Non fosse sufficiente l’avversione anti-Stalin di Hobsbawm, da far invidia a qualsiasi propagandista del Terzo Reich, Hobsbawm raggiunge un altro estremo affermando che “pochi uomini manipolarono il terrore in scala più universale”. Ci si può chiedere perché Eric abbia aggiunto questa descrizione; definire Stalin “crudele e autoritario” non era sufficiente per il britannico? Si può presumere che questa dichiarazione sia stata inserita come un modo per “proteggere” l'autore di “Il secolo breve” in caso di caso di accuse di essere "stalinista" da parte dei suoi editori o patrocinatori borghesi. Un apprezzamento di Hobsbawm per la Banca Mondiale in quel libro può essere indicativo di una delle sue fonti di finanziamento. E’ comune per alcuni individui confondere “l'amore per una cosa” con "l'odio per un’altra”, utilizzando l’odio come un modo per mostrare “apprezzamento” per qualcos'altro, come Hitler in Germania, essendo austriaco, usava l'odio per gli slavi , i neri e gli ebrei come un modo per dimostrare un presunto “amore” per il paese, o come il marito che picchia la moglie come un modo per dimostrare che “l'ama”. Ancora una volta, questo tentativo disperato di Hobsbawm di disorientarci con i suoi sofismi attraverso un linguaggio di odio avviene prima degli studi del dottor Yuri Zhukov e del professor Grover Furr. Anche il discorso di Nikita Kruschev al XX Congresso del PCUS, che potrebbe conferire una certo legittimità allo storico britannico è stato dimostrato essere falso da parte di un certo professore americano nel suo "Kruschev ha mentito", dove dimostra che 60 delle 61 accuse che Kruschev mosse nel suo discorso al Congresso sono false, discorso, diciamo per inciso, che viene ignorato da Eric Hobsbawm, pur essendo uno dei discorsi più importanti del XX secolo; la sua opera è priva di qualsiasi seria indagine su questo discorso e sulla sua veridicità. Il Professor Grover Furr, responsabile delle indagini e dell’esporre la natura fraudolenta del discorso di Kruschev, dimostra quanto sia falsa l'idea di Stalin come “l’onnipotente sovietico”, dimostrando che questo non esercitava neanche il controllo sulla NKVD, organo preposto alla difesa della Rivoluzione Bolscevica che negli anni ’30 del secolo scorso commise gravi abusi di potere sotto la guida di Genrich Jagoda e Nikolay Yezhov, entrambi licenziati, perseguiti, processati e condannati. Yezhov venne poi sostituito da da Lavrentij Beria.
Giocando il ruolo del fustigatore del marxismo al servizio delle forze reazionarie, Hobsbawm descrive la crescita del sistema sovietico come il risultato di una “forza lavoro oscillante tra i 4 e i 13 milioni di persone imprigionate (nei gulag)” citando Van der Linden. Questa cifra assurda è stata contestata da una serie di autori e confutata da documenti resi pubblici nell'era della Glasnost e firmati dal Procuratore generale dell'Unione Sovietica R. Rudenko, dal ministro degli Interni S. Kruglov e dal ministro della Giustizia K. Gorshenin, che mostrano il numero di circa 2 milioni di detenuti in URSS, un numero inferiore in sia in termini assoluti che in proporzione al numero dei detenuti negli Stati Uniti (che nel il 2006 è stato di 7 milioni di detenuti). La stessa tabella rilasciata dal governo antistalinista di M. Gorbaciov è stata pubblicata dallo svedese Mario Sousa (14), da Alexander Dugin, da Zemskov e da Ludo Martens. E’ la prova che autori come Hobsbawm e gli altri della sua cricca deliberatamente mentono quando si tratta di "Unione Sovietica", cosa che non ha il coraggio di fare quando si parla dei propri paese, responsabile della morte di milioni di persone in tutto il mondo Si stima che la Gran Bretagna, il paese di Hobsbawm, ha deliberatamente provocato una carestia in India, che uccise circa 30 milioni di persone. È interessante notare che il suo sovrano, la Regina Elisabetta II e i suoi ministri, non siano oggetto nemmeno della metà degli epiteti che lo storico getta furiosamente e irresponsabilmente su Stalin.
Adottando una posizione reazionaria, Hobsbawm, attribuisce la carestia in Ucraina del 1932-33 alla “collettivizzazione dell'agricoltura” misura adottata per promuovere la giustizia sociale nel settore ed eliminare la figura del kulak; lo storico britannico ignora completamente il ruolo svolto da questi ultimi nel sabotaggio dell’agricoltura e fattori quali, il tifo e la siccità ricercati e dettagliatamente discussi nei particolari dallo storico belga Ludo Martens (15). Con pochissima obiettività, E. Hobsbawm descrive Stalin come un "uomo piccolo di m "1,58", anche se le cartelle cliniche lo indicano di m 1.71 e le osservazioni di Graham Wallace, medico di Harry Truman (16) lo descrivono della stessa altezza di Hitler che era di circa m 1.73 e le schede informative del governo zarista lo danno sul m 1.74. A pagina 386 della edizione portoghese del suo libro, Hobsbawm, secondo il suoi soliti anti-sovietismo e russofobia, descrive l'Unione Sovietica come responsabile del “saccheggio” dei paesi poi liberati dall'Armata Rossa. In un atto di vigliaccheria, omette di informare il lettore che questi paesi liberati erano ex alleati della Germania nazista che, insieme con questa, parteciparono al massacro di oltre 20 milioni di cittadini sovietici, paesi come la Cecoslovacchia, l'Ungheria, la Romania e la Bulgaria, il cui contingente inviato per l’operazione Barbarossa superò i 300.000 uomini. Parlando di Ungheria, tra l'altro, Hobsbawm osa difendere la rivolta del 1956, organizzata dai sostenitori del fascista Horty, alleato di Hitler durante la seconda guerra mondiale.
Senza dubbio, uno dei punti più curiosi del “Il Secolo breve” è l'ossessione antistalinista latente in Eric Hobsbawm, che lo porta a spogliarsi di ogni metodo dialettico per abbracciare il metodo manicheo. Pochi nomi nel suo libro impregnato di soggettivismo sono così demonizzati come la figura di Stalin. Nemmeno Hitler, il cui progetto politico sterminò circa 60 milioni di persone (17) ed includeva nel suo programma, un aperto razzismo, è descritto come “tiranno, crudele e malvagio”. Nel libro di Hobsbawm, nemmeno Harry Truman, il cui governo ha introdotto i batteri della sifilide in centinaia di persone per usarle come cavie umane, è descritto come “perverso”. Nomi come Mussolini, Margaret Thatcher e altri personaggi reazionari del XX secolo non hanno ricevuto uno spazio speciale di demonizzazione come il responsabile della distruzione di più del 70% delle forze naziste.
Cosa vuole ottenere e qual è l’obiettivo perseguito da Eric Hobsbawm con il suo onanismo politico? Ritiene davvero che tutti i suoi lettori siano stupidi o senza cervello nonché incapaci di ricerca nei confronti di un personaggio di così grande importanza nel XX secolo, considerato uno dei tre più grandi nomi della storia della Russia come dimostra l'indagine demoscopica "Il nome della Russia" effettuata nel 2008, anche dopo anni di scelleratezze anti-staliniste e quindi anti-comuniste? Colpisce il fatto come libri di testo consigliati sul socialismo reale del signor Hobsbawm non comprendano anche un solo autore che esamini l'URSS obiettivamente e senza pregiudizi. E’ forse un falsario e un imbroglione “il grande storico marxista”? Che “marxisti” come Hobsbawm con il suo onanismo politico, vengano esaltate e godano di un'ottima reputazione nei mezzi di comunicazione di massa, è abbastanza comprensibile, ma è solamente da sciocchi digerire il prodotto della sua diarrea mentale. Coloro che comprendano realmente la forza dei valori dell'Illuminismo, l'importanza della ricerca, come mezzo per ottenere conoscenza, non si accontentano di “storici marxisti consigliati dai media” e denunciano i demolitori del movimento marxista e fanno sì che la verità vada sulla cima delle vette, risuoni sulle pareti rocciose e attraverso le nuvole cada come pioggia, come lame taglienti di spade, frantumando la malvagità e l’inganno!






Fonti:

1 - Hobsbawm, Eric J. The Age of Extremes: 1914-1991- Il breve secolo ventesimo 2 ° edizione. Traduzione di Marco Santarrita. Companhia das Letras
2 -. Ibidem pag. 371
3 - Articolo da Il giornale Ora del Popolo. In: http://www.horadopovo.com.br/2009/janeiro/2733-14-01-09/P8/pag8a.htm
4 - V. "L’estremismo, malattia infantile del comunismo ", di V. I. Lenin
5 - E. Lione: Stalin: Zar di tutte le Russie, Philadelphia, 1940, p. 196, 200, citato in "Il culto della personalità", di William Bland. In: http://www.mltranslations.org/Britain/StalinBB.htm
6 - In originale: ".. sono molto ben informato su Joe Stalin, e mi piace il vecchio Joe . E’ un brav'uomo, ma Joe è prigioniero del Politburo" Il presidente Harry S. TRUMAN, osservazioni informali, Eugene, Oregon, 11 giugno 1948. Documenti pubblici dei Presidenti degli Stati Uniti d'America: Harry S. Truman, 1948, p. 329.
7 - Furr, Grover. Stalin era un dittatore? Traduzione Glauber Ataíde In: http://www.omarxistaleninista.org/2011/04/stalin-foi-um-ditador.html
8 - In http://pt.scribd.com/doc/62898033/stalinealutapelareformademocratica-parte-II
9 - E. Hoxha: Con Stalin: Memorie, Tirana, 1979, p. 14-15, citato in "Il culto della personalità", di William Bland. In: http://www.mltranslations.org/Britain/StalinBB.htm
10 - Citato in "Il culto della personalità", di William Bland. In: http://www.mltranslations.org/Britain/StalinBB.htm
11 - In http://www.mltranslations.org/Britain/StalinBB.htm
12 - G. K. Zhukov: Le memorie del maresciallo Zhukov, Londra, 1971, p. 283. Citato in 'Il culto della personalità ", di William Bland. In: http://www.mltranslations.org/Britain/StalinBB.htm
13 - Ci sono diverse indicazioni di un documento falso presumibilmente firmato da Stalin, che ultimamente ha ottenuto una grande popolarità, che avrebbe rivelato la sua "crudeltà a Katyn": http://pt.scribd.com/doc/62732715/Katyn-49-sinais- Falsificazione di-pacchetto-secret-n-1
14 - Vista http://www.mariosousa.se/MentirassobreahistoriadaUniaoSovietica.html
15 – Stalin, un altro punto di vista.
16 - Citato in: http://humanheight.net/famous_people/sources/height_of_stalin_source.html
17 - http://en.wikipedia.org/wiki/World_War_II_casualties








lunedì 11 marzo 2013

AFFAIRE MALI

REDAZIONE NOICOMUNISTI

di Guido Fontana Ros

Per inquadrare correttamente il recente intervento coloniale/militare della Francia, nell'Africa subsahariana, non basta porre l'accento sui giacimenti di minerali strategici presenti in questo poverissimo stato. A tutte le persone mediamente dotate di intelletto, (purtroppo in questo gruppo non paiono rientrare molti comunisti odierni)pare quantomeno curioso che formazioni di combattenti islamici, formate ed equipaggiate dai servizi segreti Usa col supporto degli analoghi francesi e inglesi, le stesse utilizzate per abbattere il regime del colonello Gheddafi, improvvisamente diventino il nemico da combattere. Le multinazionali che determinano sia la politica USA che quella francese non si sarebbero certo fatto scrupoli di stringere lucrosissimi accordi commerciali con questi branchi di tagliagole.
Vediamo il retropalco.
Dobbiamo fare un passo indietro, precisamente nel 2007, quando George W. Bush insieme a Dick Cheney firmò la direttiva per la creazione dell'AFRICOM.

Cos'è l'AFRICOM?

 E' una struttura militare che ha il compito di supportare la politica USA in Africa. Per dirla con le parole stesse del generale Kip Ward che comanda questa organizzazione. "“in accordo con le agenzie governative statunitensi e gli interlocutori internazionali, (per condurre) azioni a favore della sicurezza attraverso programmi militari e altre operazioni simili, dirette a favorire un ambiente stabile e sicuro in Africa, di supporto alla politica estera statunitense”.

In parole semplici: interventi militari a difesa degli interessi delle corporation.
Perché bisognava creare l'AFRICOM?
Perché l'Africa è il campo di scontro fra 2 imperialismi a causa delle sue ingenti ricchezze, visto che l'altra enorme zona di risorse strategiche la Siberia è saldamente nelle mani di Putin.
Lo scontro tra l'imperialismo del complesso dei monopoli USA e europei da una parte e dall'altra quello dei monopoli cinesi.
Vediamo brevemente i motivi  salienti del confronto:
  1. Pechino, 2000. Creazione del FOCAC, forum di coordinamento fra Cina e stati africani per sviluppare l'interscambio commerciale 
  2. 2008. Completando un tour in Africa che toccò otto nazioni in dodici giorni – la terza visita simile da quando iniziò il suo incarico- il Presidente cinese Hu Jintao annunciò un programma triennale da tre miliardi di dollari di prestiti ed altri aiuti umanitari per l’Africa. Questi fondi si aggiunsero ai 3 miliardi di dollari di prestiti e 2 miliardi di dollari in crediti da esportazione che Hu Jintao aveva già precedentemente annunciato.  
  3. Nei quattro anni seguenti, il commercio tra Cina e nazioni africane aumentò vertiginosamente nella misura in cui l’influenza francese e statunitense sul “continente nero” diminuiva. Secondo le statistiche cinesi il volume degli scambi tra Pechino e l’Africa raggiunse i 166 miliardi di dollari nel 2011 e le esportazioni africane verso la Cina – in particolar modo materie prime necessarie all’industria cinese – salirono a 93 miliardi dai 5,6 miliardi del decennio precedente. Nel luglio 2012 la Cina offrì alle nazioni africane 20 miliardi in prestiti per il triennio successivo, un ammontare doppio rispetto ai prestiti concessi nel triennio precedente.  
  4. La Cina, per sostenere il suo tasso di crescita del PIL, in media il 9% negli ultimi 2 decenni, ha un bisogno smodato di risorse strategiche. Basti pensare che che del suo import di petrolio, 2,6 milioni di barili di greggio al giorno, quasi la metà proviene dall'Africa.  
  5. Le corporation cinesi sotto il controllo governativo sono più scaltre di quelle occidentali. Invece di offrire pesanti imposizioni da parte dell’FMI implicanti pesanti riforme economiche ed austerity, la Cina sta offrendo crediti e generosi prestiti per costruire strade e scuole.
Tutto questo cosa ha che vedere con il Mali?
Ad esempio, l'imponente diga, in costruzione ad opera dei cinesi... 3 accordi commerciali firmati un mese prima dell'intervento militare francese fra Pechino e Bamako per un totale di 694 miliardi di reminbi (85.600.000 di euro).
Inoltre, il Primo ministro francese Pierre Moscovici affermò nel dicembre scorso a Abidjan che le imprese francesi devono andare all’attacco e scatenare un’offensiva contro l’influenza della rivale Cina scommettendo su mercati africani sempre più competitivi. ” È evidente che la Cina è sempre più presente in Africa… le imprese (francesi) che hanno i mezzi devono perseguire questa offensiva. Esse devono essere più presenti sul territorio. Esse devono combattere” affermò Moscovici durante un suo viaggio in Costa d’Avorio.Così si chiude il cerchio.




domenica 27 gennaio 2013

Le streghe della notte

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Guido Fontana Ros.

Piccolo esempio di mistificazione storica anticomunista. Si tratta di una vecchia recensione di un documentario RAI sul reparto femminile più famoso dell'aviazione sovietica: il 588° reggimento da bombardamento notturno, chiamato dai tedeschi "Le streghe della notte".
Il reparto più decorato dell'aviazione sovietica. Ogni pilota sopravvissuto di questo reparto, nel 1945 aveva alle spalle oltre 1.000 missioni di combattimento. Volavano su biplani biposto Polikarpov Po-2, aerei da addestramento e da irrorazioni agricole, lenti ma estremamente maneggevoli, soprattutto in grado di volare in condizioni proibitive per aerei molto più evoluti. Erano condotti da piloti eccezionali: donne. Il reparto, interamente femminile era in grado di rifornire di carburante e di bombe il biplano in meno di 5 minuti, ogni bomba pesava 100 kg e veniva agganciata a mano e questo per parecchie volte a notte. Così ogni equipaggio poteva fare fino a 7/8 missioni per notte. Di notte, a carlinga aperta, nell'inverno russo, cercando di dormire a turno nel viaggio di andata o in quello di ritorno... volando appena sopra gli alberi...senza paracadute e pronte a suicidarsi per evitare la cattura.


Veniamo alle falsità.
1) E' falso che Stalin lanciò l'appello per l'arruolamento delle donne aviatrici. All'inizio respinse la proposta della grande aviatrice Marina Raskova di creare reparti femminili:
" Tu capisci – avrebbe detto alla Raskova –, le future generazioni non ci perdonerebbero il sacrificio di tante giovani”. La replica fu: “Loro accorreranno al fronte ugualmente. Lo faranno da sole e sarà peggio se ruberanno gli aerei per andare a combattere”. Proprio in quei giorni, alcune aviatrici respinte presero un aereo da caccia e volarono in prima linea"

2) E' falso che fossero poco addestrate. Per la stragrande maggioranza avevano già molta esperienza di volo, provenivano da aeroclub. Ammetto che per un borghese è impensabile che figlie di contadini e operai potessero avere il brevetto di pilota negli anni 30 dello scorso secolo...

3)E' falso che i tedeschi le accusassero di usare droghe. Il soprannome di "Streghe della notte" fu dato loro in segno di rispetto.Infatti In pochi mesi i reggimenti 587° e (soprattutto) 588° misero a segno un tale considerevole numero di attacchi notturni contro le postazioni tedesche che il comandante Johannes Steinhoff, all'epoca capitano tedesco, coniò per le sue componenti il soprannome di «Streghe della notte» (in tedesco Nachthexen): «Non ci capacitiamo del fatto che i piloti sovietici che ci stanno dando i più grossi problemi siano donne. Non temono nulla, vengono di notte a tormentarci con i loro obsoleti biplani e non ci fanno chiudere occhio per molte notti», scrisse l'ufficiale in una nota del settembre 1942.

4)E' falso che fossero dotate di mezzi inadeguati. Furono creati altri 2 reparti femminili: il 586° cacciabombardieri dotato di Yak 1-S (aereo in grado di opporsi con successo ai caccia tedeschi)  e il 587° bombardieri in picchiata dotato di bimotori Petlyakov_Pe-2, uno dei migliori aerei da bombardamento tattico che insieme  all'Ilyushin Il-2 Šturmovik causò enormi danni all'esercito nazista.
Tra i piloti sovietici che colsero il maggior numero di vittorie figurano ben 3 donne: Ekaterina Budanova, Lidija Litvja  e Tamara Pamyatnika.
Questa è la realtà dei fatti storici.




domenica 25 novembre 2012

Trotskij e i Processi di Mosca


REDAZIONE NOICOMUNISTI

GUIDO FONTANA ROS

Tratteremo solo di alcune (tra le tante) circostanze probatorie che evidenziano chiaramente come Leiba Bronstein, alias Lev Trotskij, fosse direttamente implicato e tirasse le fila della colossale congiura smantellata durante i famosi “Processi di Mosca” (vedi post su questo blog, dal titolo "Schema dei Processi contro la Quinta Colonna in URSS dal 1936 al 1938").


Secondo il "main stream" propagandistico anticomunista, i Processi furono inventati di sana pianta dallo NKVD su ordine di Stalin per sbarazzarsi della vecchia guardia bolscevica. 
Trotskij, inoltre, affermò sempre di non aver più avuto nessuno contatto con i suoi sostenitori in URSS, dopo il suo esilio nel 1929.
Non è assolutamente così.
I Processi di Mosca furono veri processi a tutti gli effetti, le accuse erano reali e fu provata la colpevolezza degli imputati e Trotskij fu sempre in stretto contatto con i cospiratori come ha ampiamente dimostrato uno storico, per di più anticomunista, come Arch J. Getty in “Trotsky in Exile: The Founding of the Fourth International.” Soviet Studies 38, 1 (January, 1986), pp. 27-28".
Sentiamo qualche testimone diretto, non comunista e non sovietico.




Dal libro "Ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca. Relazioni autentiche e confidenziali sull'Unione Sovietica fino all’ottobre 1941" Zurigo, 1943 dell'ambasciatore USA, J. E. Davies:

"...Una ragione oggettiva (...) mi ha fatto concludere – a malincuore - che lo Stato ha realmente provato le accuse. Non esiste alcun dubbio sull'esistenza di una cospirazione assai grave fra i dirigenti contro il governo sovietico, e sul fatto che le violazioni della legge indicate nei capi d'accusa siano realmente state commesse, e siano dunque punibili. Ho parlato con praticamente tutti i membri del corpo diplomatico qui presenti, e tranne, forse, una sola eccezione, tutti sono dell’avviso che i dibattiti abbiano stabilito l’effettiva esistenza di un piano segreto e di una cospirazione miranti ad eliminare il governo." da pag. 33, dopo aver assistito al processo di Radek e altri,  il 17 febbraio del 1937 aveva inviato un rapporto in merito al Segretario di Stato degli Stati Uniti.


Stalin riceve Davies, dal film del 1943, Mission to Moscow


"Un altro diplomatico ha fatto ieri una considerazione istruttiva. Parlavamo del processo ed egli ha affermato: "Gli accusati sono senza alcun dubbio colpevoli, abbiamo tutti assistito al processo, siamo unanimi. Ma per il mondo esterno, al contrario, le descrizioni del processo hanno il carattere di una messinscena". Sapeva come ciò non rispondesse al vero, ma apparentemente era bene che il resto del mondo avesse questa impressione" da pag.86, Davies nel suo diario, l'11 marzo 1937.



"Nonostante i miei pregiudizi (...) dopo aver osservato quotidianamente i testimoni e il loro modo di deporre, e in ragione di fatti finora sconosciuti, giustificati (...) sono arrivato alla conclusione che gli accusati abbiano effettivamente violato le leggi sovietiche enumerate negli atti d'accusa. Le stesse, confermate nel contraddittorio, provano le accuse d'alto tradimento e giustificano le condanne emesse contro di loro. L'opinione dei diplomatici che hanno assistito regolarmente ai dibattiti è stata unanime: il processo ha denunciato l'esistenza di una congiura d'opposizione politica di altissimo livello. Il processo ha permesso loro di capire fatti che erano fino ad allora incomprensibili." da pag. 209, a proposito del processo a Bukarin del 1938.


Dal libro "From Right to Left" Londra 1965 dell'avvocato britannico D.N. Pritt:
"La mia impressione è che il processo sia stato condotto equamente, e che gli accusati fossero realmente colpevoli. La stessa sensazione è condivisa da tutti i giornalisti con i quali ho potuto parlare. E certamente pensavano la stessa cosa tutti gli osservatori stranieri (ce n’erano molti, soprattutto diplomatici). Ho sentito uno di loro affermare: "Naturalmente, sono colpevoli. Ma per ragioni di propaganda, dobbiamo negare.", da pag. 110-111, a proposito del Processo del 1936 contro Zinoviev e altri.


Dal libro "Mosca 1937" di Lion Feuchtwanger:

"Quando a Mosca assistetti al secondo processo, quando vidi ed udii Pjatakov, Radek ed i suoi amici,  l'impressione  di  quanto  questi  accusati  dissero  ed  il  modo  con  cui  lo  dissero  fece sciogliere questi miei sospetti come la neve al sole. Se quello che dissero è falso o predisposto, allora non so più che cosa è la verità. Presi quindi i verbali del processo, meditai su quanto avevo visto e sentito, e considerai, ancora una volta, il pro e il contro della veridicità dell'accusa"



"Non posso dire di aver ricevuto questa impressione. Gli uomini processati non erano affatto persone torturate e disperate davanti al loro boia. Non bisogna, naturalmente, pensare che questo processo abbia avuto qualche cosa di fittizio, di artificioso od anche soltanto di solenne o patetico. L'aula in  cui  ebbe luogo il  processo non era molto vasta, poteva contenere circa trecentocinquanta persone. I giudici, l'avvocato dello Stato, gli accusati ed i difensori sedevano su una bassa tribuna con scale per salirvi, non vi erano barriere fra tribunale e pubblico. E nemmeno c'era qualche cosa che ricordasse il banco degli accusati; la barriera che separava gli accusati dal pubblico sembrava piuttosto il parapetto di un palco."
"Gli accusati erano persone ben curate e ben vestite, dai gesti disinvolti e naturali, bevevano tè, avevano  giornali  in  tasca  e  guardavano  molto  il  pubblico.  Tutto  l'insieme  non  faceva l'impressione di un penosissimo processo, ma piuttosto di una discussione, condotta su un tono di conversazione, da uomini colti, che si occupavano di stabilire la verità e di giudicare quanto era successo"
Dal libro "Scritti sulla politica e la società, L.I. 1919-1941". Aufbau-Verlag. Berlino e Weimar 1968, di B. Brecht:
"Una falsa concezione li ha condotti ad un profondo isolamento e al crimine. Tutte le canaglie del Paese e dell’estero, tutti questi parassiti hanno visto instaurarsi in loro il sabotaggio e lo spionaggio. Avevano gli stessi obiettivi dei criminali. Sono persuaso che questa è la verità, e che come tale sarà intesa nell'Europa dell'Ovest, anche dai lettori nemici...Il politicante che ha bisogno della disfatta per impadronirsi del potere, persegue la disfatta. Colui che vuol essere il "salvatore" opera per mettere in atto una situazione nella quale potrà "salvare", e quindi una situazione cattiva... Trotsky ha dapprima interpretato il crollo dello Stato operaio come una conseguenza della guerra, o meglio del pericolo da essa rappresentato, ma più avanti la stessa è divenuta per lui un presupposto alla sua azione pratica. Se la guerra arrivasse, la costruzione "precipitata" sprofonderebbe, l'apparato sarebbe isolato delle masse. All'esterno occorrerà rinunciare all'Ucraina, alla Siberia orientale, ecc... All'interno, bisognerà fare concessioni, tornare alle forme capitaliste, rinforzare o lasciare rinforzarsi i gulag; ma tutto ciò va nella direzione di una nuova azione, il ritorno di Trotsky. I centri anti-stalinisti non hanno la forza morale di ricorrere al proletariato, non tanto perché siano vigliacchi, quanto piuttosto perché non possiedono una reale base organizzata in seno alle masse, non hanno niente da proporre, non hanno compiti da assegnare alle forze produttive del Paese. Dunque, confessano. E possiamo pensare che confessino anche più di quanto non ci si aspetterebbe."

Le circostanze probatorie riguardano questi punti:
1) Affaire Hotel Bristol. 
2) Telegramma di Trotskij del 18 giugno 1937 al Comitato Centrale
3) Dichiarazione del Ministro della Guerra nipponico Gen. Hajime Sugiyama del febbraio 1937 
4) Telegramma criptato dell’ambasciatore cecoslovacco in Berlino al presidente Benes 
5) Il coinvolgimento di Bucharin 
6) Falsa affermazione di Leon Sedov, figlio di Troskij

E' DA TENERE PRESENTE CHE SIA TROTSKIJ SIA SUO FIGLIO, LEON SEDOV, HANNO SEMPRE NEGATO OGNI CONTATTO CON GLI IMPUTATI DEI PROCESSI

1) AFFAIRE HOTEL BRISTOL
Confessione di Eduard Solomonovich Gol’tsman:
Durante una seduta dei Processi del 1936 (“Processo del centro terrorista trotskista-zinovievista” oppure “Processo dei 16”), il 21 agosto, uno degli imputati, Eduard Solomonovich Gol’tsman (“Holtzman” nella translitterazione anglosassone), ex membro dello staff (sottosegretario) del Commissariato del Popolo al Commercio Estero, affermò di avere incontrato Lev Trotskij, tramite Leon Sedov, figlio di Trotskij, a Copenaghen, nel novembre 1932.
Dal resoconto della sua testimonianza:
Holtzman:  …nel mese di novembre ho di nuovo telefonato a Sedov e ci siamo incontrati ancora. Sedov mi disse: "Prima di ritornare in URSS sarebbe una buona cosa se tu venissi con me a Copenaghen dove c’è mio padre."
Vyshinsky: Vale a dire?
Holtzman: Vale a dire, Trotsky.
Vyshinsky: Ci andaste?
Holtzman: Ero d'accordo, ma gli ho detto che non potevamo andare insieme per motivi di segretezza. Ho organizzato con Sedov di essere a Copenaghen nel giro di due o tre giorni, di prenotare all’Hotel Bristol e di incontrarci là. Sono andato in albergo direttamente dalla stazione e nel salone ho incontrato Sedov. Alle ore 10:00 siamo andati da Trotsky.


Indicato dalla freccia, l'ingresso al Grand Hotel accanto alla
confetteria Bristol 
Colpo di scena! L’Hotel Bristol a Copenaghen non esiste nel 1932!
Tutto sarebbe una sporca menzogna orchestrata dal NKVD (Narodnyj komissariat vnutrennich, Commissariato del popolo per gli affari interni)!
Questi ultimi sarebbero stati veramente dei ciaparat a far avvenire l’incontro in un hotel che non c’era più...naturalmente su ordine del cattivone per eccellenza: Stalin.
Un breve articolo pubblicato sulla prima pagina del quotidiano danese Social-Demokraten, a una settimana delle esecuzioni dei condannati in questo processo, rivela che l'Hotel Bristol a Copenhagen aveva cessato l'attività nel 1917 e non aveva mai più riaperto i battenti. Era addirittura bruciato.
A rovinare la festa, tuttavia, ci pensano i comunisti danesi che, nella edizione del 29 gennaio 1937 del loro Arbejderbladet, organo del Partito Comunista danese, affermano in un articolo di critica al pamphlet di Friedrich Adler, “Il processo alle streghe di Mosca” che sì, l’Hotel Bristol non esisteva più, ma che di fronte alla stazione di Copenaghen sorge un grande caffè di nome Bristol che:
Pianta che dimostra il collegamento fra confetteria e hotel

1) ha una grande insegna con il nome Bristol
2) ha l’ingresso proprio a fianco del Grand Hotel
3) c’è un collegamento interno con la hall dell’Hotel e sia l’hotel che il caffè appartengono alla stessa famiglia
Mettono pure una foto e una piantina…
A sciupare la fiaba ci si mette pure la rivista Soviet Russia Today, edita a New York,  che nel marzo 1937 ripubblica la foto suddetta.
Naturalmente passa tutto sotto silenzio; inoltre Leon Trotskij, nel famoso affidavit (testimonianza giurata davanti a una commissione, in questo caso un giurin giurello fatto davanti ad amici...come se Pacciani davanti ai compagni di merende giurasse di non c’entrare nulla) reso alla Commissione Dewey, nega ogni cosa, tranne il viaggio a Copenaghen.
Qualche accenno a codesta Commissione Dewey: per allontanare definitivamente i sospetti di qualsiasi coinvolgimento del "più grande rivoluzionario di tutti i tempi" con i congiurati che volevano sovvertire il primo stato socialista costruito nel mondo (ma allora i processi erano veri…), si decide di istituire una commissione di inchiesta indipendente che esaminasse i fatti, con Trostkij nelle vesti di imputato e tanto di avvocato difensore. Naturalmente una buffonata visto che i partecipanti erano o suoi collaboratori o suoi simpatizzanti. Venne anche invitato ad assistere ai lavori l’ambasciatore sovietico a Città del Messico che naturalmente declinò l'invito, essendo una persona con cognizione del senso del ridicolo.
Nelle testimonianze rese a questa Commissione ne compaiono anche 2 platealmente false che negano ogni possibile confusione tra il Grand Hotel e la caffetteria Bristol, quindi Eduard Solomonovich Gol’tsman mentiva... Tutto questo viene ampiamente discusso e smontato dal recente lavoro di uno storico svedese, Sven-Eric Holmström, New Evidence Concerning the “Hotel Bristol” Question in the First Moscow Trial of 1936, che potrete scaricare da questo link

2) TELEGRAMMA DI TROTSKY
Il 18 giugno 1937, un sorprendente telegramma giunge a Mosca. Provienente da Città del Messico ed indirizzato al Comitato Centrale del Partito Comunista Sovietico, è firmato Lev Trotskij.
Questo il testo, in inglese, in quanto i telegrammi internazionali  dal Messico in quell'epoca erano in tale lingua:



POLICY IS LEADING TO COMPLETE COLLAPSE INTERNAL AS WELL

AS EXTERNAL STOP ONLY SALVATION IS RADICAL TURN TOWARD

SOVIET DEMOCRACY BEGINNING WITH OPEN REVIEW OF THE LAST

TRIALS STOP ALONG THIS ROAD I OFFER COMPLETE SUPPORT –

TROTSKY

La traduzione:


POLITICA STA CONDUCENDO SIA COLLASSO INTERNO CHE ESTERNO

STOP SOLA SALVEZZA E’ RADICALE RIVOLGIMENTO VERSO DEMOCRAZIA

SOVIETICA COMINCIANDO CON APRIRE REVISIONE DEGLI ULTIMI

PROCESSI STOP LUNGO QUESTA STRADA IO OFFRO COMPLETO SUPPORTO -

TROTSKY



Ha qualche significato?
Troskij era stato espulso dall’URSS nel 1929 e, condannato in contumacia nei Processi, su di lui pendeva un mandato di arresto. Come pensava seriamente di rientrare in URSS?
A meno che…
1) fosse impazzito
2) volesse far dispetto a Stalin
3) non solo fosse perfettamente al corrente della cospirazione per il colpo di stato, ma sapeva che forse non tutto era ancora stato svelato dai Processi e che c’era ancora qualche margine di manovra
Del resto si può definire il 1937 un anno tremendo per l’URSS:


  • in aprile Genrikh Yagoda, (Commissario Capo del NKVD  fino al precedente settembre) e Avel’ Enukidze (come Yagoda membro del Comitato Centrale),  e altri membri del Governo, cominciarono a confessare circa il loro importante ruolo nella cospirazione;
  • a maggio vi è la rivolta interna in Spagna contro il governo repubblicano da parte degli anarchici del POUM e dei trotskisti in combutta con l’intelligence franchista e nazista;
  • a giugno scoppia il caso del processo ai militari, nel quale è imputato Mikhail Tukachevsky e non solo: risulta che nel complotto sono coinvolti oltre a Yagoda anche Bucharin e Rykov e che, cosa vergognosa, erano in contatto con i servizi segreti tedeschi e giapponesi;
  • Il 2 giugno Bucharin, dopo 3 mesi di silenzio totale, comincia a confessare. Lo stesso giorno anche Lev M. Karakhan, un prominente diplomatico ammette di far parte del complotto;
per il 23 giugno viene fissato il Plenum del Comitato centrale e il 18 arriva lo strano telegramma citato sopra.
Traetene voi stessi le conclusioni…

E' DA TENERE PRESENTE CHE SIA TROTSKIJ SIA SUO FIGLIO, LEON SEDOV, HANNO SEMPRE NEGATO OGNI CONTATTO CON GLI IMPUTATI DEI PROCESSI

Altra interessante implicazione
La stragrande maggioranza degli “storici” (ci sarebbe da aprire un bel dibattito su cosa sono in realtà questi storici), ha sempre affermato che in realtà Stalin e i suoi collaboratori sapevano che in realtà Trotskij non fosse implicato con lo spionaggio tedesco o quello giapponese. Bene, allora come si spiega la seguente annotazione autografa sulla traduzione del telegramma?
Stalin annota:
“Brutta spia” e “Sfacciata spia di Hitler”
Quindi firma lui stesso e fa firmare a V. Molotov, K. Voroshilov, A. Mikoian e A. Zhdanov
Originale del telegramma



3) DICHIARAZIONE DEL MINISTRO DELLA GUERRA NIPPONICO GEN. HAJIME SUGIYAMA
Il generale Hajime Sugiyama nel febbraio del 1937, rivelò di essere in contatti con oppositori dell'Urss che passavano informazioni riservate all'inteligence giapponese (“Soviet Links Tokyo With ‘Trotskyism.’” New York Times March 2, 1937, p. 5). Naturalmente anche quest'ultimo giornale era sotto il controllo degli "stalinisti"...

4) TELEGRAMMA CRIPTATO DELL'AMBASCIATORE CECOSLOVACCO IN BERLINO

Nel 1987, negli archivi di stato della Cecoslovacchia, viene scoperto un telegramma in cui si informava il presidente Benes che Hitler era a conoscenza che generali di alto rango preparavano un colpo di stato in URSS. Questo documento trova riscontro negli archivi nazisti catturati dagli Alleati e resi pubblici a partire dal 1974.

5) IL COINVOLGIMENTO DI BUCHARIN

Una conferma della luciferina doppiezza di Bucharin viene dalla testimonianza di un suo amico personale: Jules Humbert Droz esponente di primo piano del Partito Comunista svizzero, nonché feroce antistalinista.
Nel suo libro di memorie "Mémoirs de Jules Humbert-Droz. De Lénine à Staline. Dix ans au service de l’internationale communiste 1921-1931" Neufchâtel: A la Baconnière, 1971, afferma testualmente a pag.370 e pag 380:

"Nous eûmes une longue et franche conversation. Il me mit au courant des contacts pris par son groupe avec la fraction Zinoviev-Kamenev pour coordonner la lute contre le pouvoir de Staline. Je ne lui cachai pas que je n’approuvrais pas cette liaison des oppositions: «La lute contre Staline n’est pas un programme politique. Nous avons combattu avec raison le programme des troskystes sur des problems essentiels, le danger des koulaks en Russie, la lute contre le front unique avec les social démocrates, les problems chinois, la perspective révolutionnaire très courte, etc. Au lendemain d’une victoire commune contre Staline, ces problems politiques nous diviseront. Ce bloc est un bloc sans principles, qui s’effritera meme avant d’aboutir.»
Boukharine me dit aussi qu’ils avaient decide d’utiliser la terreur individuelle pour se débarrasser de Staline. Sur ce point aussi je fis d’expresses reserves: l’introduction de la terreur individuelle dans les lutes politiques nées de la Révolution russe risquait fort de se tourner contre ceux qui l’emploieraient. Elle n’a jamais été une arme révolutionnaire. «Mon opinion est que nous devons continuer la lute idéologique et politique contre Staline. Sa ligne conduira, dans un avenir proche, à une catastrophe qui ouvrira les yeux des communists et aboutira à un changement d’orientation. Le fascism menace l’Allemagne et notre parti de phraseurs sera incapable de lui resister. Devant la debacle du Parti communiste allemande et l’extension du fascism à la Pologne, à la France, l’Internationale devra change de politque. Ce moment-là sera notre heure. Il faut donc rester disciplines, appliquer les decisions sectaires après les avoir combtatues et s’opposer aux fautes et aux measures gauchistes, mais continue la lute sur le terrain strictement politique"
La frase chiave è questa:" Boukharine me dit aussi qu’ils avaient decide d’utiliser la terreur individuelle pour se débarrasser de Staline" vale a dire: "BUCHARIN MI HA ANCHE DETTO CHE ESSI AVEVANO DECISO DI UTILIZZARE IL TERRORE INDIVIDUALE PER SBARAZZARSI DI STALIN".


Questo nel 1929,9 anni prima del processo. Stalin stesso alla notizia del coinvolgimento di Bucharin rimase incredulo e raccomandò il massimo zelo nella condotta delle indagini al fine di esserne sicuri al 100%.


6)FALSA AFFERMAZIONE DI LEON SEDOV FIGLIO DI TROTSKIJ

Leon Sedov, nel suo " Libro rosso sui Processi di Mosca", afferma che il "Blocco della destra e dei Troskisti" non è mai esistito, che si trattò sempre di un'opposizione politica, alla luce del sole. Peccato che, tra le altre cose, esista negli archivi di Troskij, una lettera all'inchiostro simpatico scritta di suo pugno, lettera in cui attesta l'esistenza del citato Blocco e dei suoi contatti con i componenti. Lettera resa pubblica nel libro di Pierre Broué "Trotsky" - (Paris), Fayard, 1988. Del resto anche Pierre Broué era un acceso stalinista...(Per chi non capisse, è da intendersi in senso ironico: Pierre Broué era un acceso ANTIstalinista)

Chi fosse interessato ad approfondire può consultare questo breve saggio di Grover Furr a questo link.