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mercoledì 10 maggio 2017

Sul referendum costituzionale in Turchia

NOICOMUNISTI



di Anonimo

Presentiamo un sintetico ma chiaro contributo sulla situazione generale politica turca di un compagno comunista turco di cui per ovvie ragioni non pubblichiamo il nome. In particolare si tratta della situazione venutasi a creare dopo il recente referendum.


SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE IN TURCHIA

C'è stato un referendum in Turchia con il quale Erdoğan, legalmente, ha assunto poteri dittatoriali.

Il mondo intero sa che Erdoğan è un assassino, un delinquente, corrotto, disonesto, inaffidabile e immorale; come spiegare allora il sostegno datogli da più del cinquanta per cento dei cittadini?

Tenterò con questo scritto di spiegare le ragioni ai miei compagni.

1. Prima dell’avvento del AKP (il partito di Erdogan), i partiti kemalisti non avevano investito in infrastrutture.
Riassumendo: gli ospedali erano piuttosto costosi e inadeguati; le autostrade erano messe molto male.  Inoltre la gente ha conosciuto Erdoğan quando amministrava il Comune di Istanbul; Erdoğan ha risolto il problema dell'acqua a Istanbul. All'epoca la gente non sapeva che Erdoğan fosse un corrotto e che prendesse tangenti sugli appalti pubblici. Erdoğan aveva un'immagine brillante

2. L'ideologia Kemalista è principalmente fascista e blanquista; credevano di poter risolvere tutte le irregolarità con il bullismo (forza, violenza); non hanno mai riconosciuto le differenze etniche e religiose. La maggior parte delle persone è consevatrice, come evidenziato da Erdoğan stesso.

3. Erdoğan, dopo il colpo di stato militare, ha fondato il suo partito e ha promesso di portare la democrazia, con il sostegno di intellettuali liberali  con alcuni di sinistra. L'Islam non ufficiale è stato sdoganato; sono stati intrapresi colloqui con gli zingari, gli alauiti e con i curdi;  Inoltre egli si è impegnato con le minoranze cristiane per restituire loro le proprietà, che Atatürk aveva confiscato negli anni che vanno dal 1920 al 1930, ma non ha mantenuto nessuna promessa; più diventava forte più diventava prepotente. Prima ha fagocitato i suoi amici che l’avevano accompagnato.

4. All'inizio del suo dominio, fece una coalizione con l'organizzazione religiosa più potente, quella di Fettullah Gülen e la infiltrò nello Stato. Insieme hanno ripulito lo Stato dai kemalisti e quando entrambi si sono sentiti forti, hanno cominciato a litigare tra loro per il potere. In questa fase Fettullah Gülen era più potente di Erdoğan ed Erdoğan ha fatto una nuova coalizione, con i kemalisti che erano imprigionati, contro Gülen. 

5. La destra in Turchia ha un sogno che esiste dal 16° secolo: trasformare l'intera Anatolia in un territorio geografico dell’Islam sunnita; Erdoğan continua a cercare di avverare questo sogno irrealizzabile. 

6. Le cattive intenzioni non possono essere nascoste quando possono essere realizzate. Erdogan, nel corso del tempo, ha cominciato a mostrare il suo lato più oscuro; ha fatto uccidere armeni, alauiti, curdi e democratici ...  ed ha incominciato ad insultare il suo ex alleato Fethullah Gülen.

7. I greci e gli armeni in Turchia costituiscono una piccola parte della popolazione e non hanno la facoltà di organizzare alcuna resistenza. Non c'è alcuna resistenza da parte delle persone di  cultura alauita; ubbidiscono malgrado sia fatto loro ogni male. I kemalisti sanno solo parlare, ma sono incapaci di una rivolta. I kurdi sono l'unica forza in grado di resistere e sono davvero forti. Il kemalismo è ancora debole e sotto l'influenza della sinistra socialista.
8. Il perdurare del potere di Erdoğan è dovuto al fatto che l'opposizione è frammentata e dall’odio dei kemalismo; perché i kemalisti rifiutano ancora l'esistenza delle minoranze curde e cristiane. Anche gli alaui hanno ancora paura dei kurdi, a causa di tristi eventi storici. I curdi stanno pian piano avviandosi verso la loro indipendenza. 

9. Tuttavia al referendum l'opposizione unita ha respinto l'emendamento costituzionale che permette la dichiarazione del regno di Erdoğan.

10. Nel frattempo una parte importante del popolo ha capito che Erdoğan è il capo dell’ISIS, che è quella forza che sta dietro agli attacchi con i gas e, che è quella forza distruttiva che sta ancora martoriando le citta’ curde, che è un corrotto e un immorale.

11. L'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), ha stabilito che Erdogan ha imbrogliato nel referendum e anche se si può dubitare che l'esistenza dell'OSCE sia fragile, Erdogan è ormai in un vicolo cieco.

12. Fino ad ora le persone che non lo amavano, e che ancora non lo amano, avevan perso ogni speranza; tranne i socialisti. Credevano che Erdoğan fosse invincibile, ma i risultati del referendum hanno prodotto nuove speranze nei cuori degli avversari. Ora capiscono che si può sconfiggere Erdogan  e che oramai non ha altro futuro se non quello di consumarsi.

13. D'altra parte Erdoğan ha bisogno di un grande scudo protettivo perché sa benissimo quali grandi crimini ha commesso. Ha persino promesso il paradiso alla gente per ottenere il sessanta per cento dei voti al referendum e per annullare la possibilità di un processo, ma non ha ottenuto quello che voleva.

14. Dopo Stalingrado Churchill disse: "Ora, questa non è la fine, non è nemmeno l'inizio della fine. Ma è forse la fine dell'inizio". Adesso Erdogan deve affrontare un'economia collassata, una resistenza curda invincibile e una popolazione che si sveglia lentamente. Ciò che è più importante è che Erdoğan deve stare faccia a faccia con il suo passato sporchissimo e l' unico mezzo che ha in mano è scatenare una repressione illimitata fino a sprofondare.
Non credo che Erdoğan possa durare più di due anni.

mercoledì 28 settembre 2016

Chi comanda il complesso militare in Usa? Di sicuro non Obama

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Gordon Duff 

Pubblicato  da Jim W. Dean 


Traduzione di Guido Fontana Ros



[Nota del direttore: Gordon ci fornisce un'altra delle sue classiche retrospettive, una breve sinopsi di ciò che è accaduto e perché oggi abbia importanza benché si possa fare poco. Era più facile farlo quando si era laggiù e lo si è fatto. 
Il colonnello Hanke era addetto militare in Israele in quei giorni in cui l'ambasciatore ed io passavamo i weekend ad andare in giro con un contatore Geiger per vedere che cosa loro potevano beccare da un fortunoso vento spirante da un'impianto nucleare, un lavoro sul campo in senso letterale. 
Egli era il nostro testimone oculare delle prime bombe nucleari tattiche cedute ad Israele come dono (sostegno alla carriera politica di qualcuno), poiché gente dell'IDF, un giorno gliele aveva mostrate.

Gordon , il grugno del  giovane marine che 
rifiutò la scuola ufficiali e finì a
pattugliare il perimetro di DaNang




Il colonnello Hackworth morì di cancro nel 2005, dopo aver dovuto vivere in esilio in Australia per parecchi anni. Ero in un diverso mondo in quegli anni giovanili quando Gordon gestiva the chat room militare per AOL e poi quella sul Vietnam e poi la versione di History Channel, ogni tanto in squadra con "Hack". Egli ha più ricordi di noi messi assieme, ma gli anni passano e continuiamo a rimanere in giro, stiamo recuperando terreno.
VT ha un patrimonio profondo, che i lettori devono scavare nel sito per trovarlo, la sezione In Memoriam in fondo alla pagina dei collaboratori, dove ci sono molti che non sono morti per cause naturali. Parecchi altri non possono essere citati per problemi familiari. Ogni anno altri vengono aggiunti... al nostro piccolo camposanto domestico. 
Vorremmo aggiungere noi stessi alla lista il più tardi possibile, in modo da poter tormentare un po' più a lungo quelli che se lo meritano. E siamo dei grandi ammiratori di quell'antico generale cinese che una volta disse  di voler vivere abbastanza da vedere i corpi dei suoi nemici galleggiare sul fiume prima di lui...Jim W. Dean]
L'esercito siriano non sta combattendo in una terra straniera come fanno i mercenari,
 ma sta salvando il proprio paese


Pubblicato per la prima volta il 20 settembre 2016



Una domanda sorge spontanea a causa dell'incremento delle vittime del bombardamento del tutto intenzionale delle posizioni dell'Esercito Arabo Siriano all'aeroporto di Der Ezzor e delle famiglie che seppelliscono i loro morti provocati dal non proprio casuale attacco a un convoglio di profughi curdi vicino a Manjib.

Chi comanda le forze armate USA?

Noi sappiamo questo: gli USA sanno come bombardare. Aerei americani come gli F16 sono aggiornati in continuazione con una spesa di milioni per ogni aereo, dotati di nuovi sistemi di bombardamento e l'aviazione USA adopera solamente bombe a guida GPS, non usa assolutamente munizionamento a caduta libera. Non ci sono scuse. 

Poi ci sono di nuovo i piloti, i più pagati e i più esperti del mondo, alcuni hanno 15 anni di esperienza nel bombardamento su matrimoni, funerali e paesini in giro per il mondo, molti con con record personale di uccisioni di centinaia di civili. Cosa ne ricavo?



Vedo qui due questioni: la prima consiste nel fatto che, secondo le nostre valutazioni, il complesso militare USa, il Pentagono risponde agli elementi estremisti che usano le forze armate USA come una forza mercenaria a sostegno del programma segreto formulato nell' "accademia del caos controllato" di Tel Aviv.

L'avamposto negli USA di questa "accademia" è l' Institute for the Study of War, un think tank gestito da Israele che semplicemente passa ordini al Pentagono, come talvolta sembra, per sabotare la politica estera americana e per aiutare senza dubbio l'ISIS, al Nusra e altri gruppi terroristici.

Come vediamo sempre più di frequente, questi gruppi sono controllati dagli USA e da Israele e includono unità dell'esercito turco mascherati da jihadisti. La maggior parte dei rimanenti sono mercenari pagati dai sauditi. Non c'è alcun Isis e la maggioranza degli altri gruppi e ora ce ne sono oltre 200, sono collegati a società appaltatrici del settore militare che usano le NGO e altre organizzazioni caritatevoli per rifornire i jihadisti e perfino per contrabbandare armi chimiche dalla Turchia e dalla Giordania.

C'è l'altra questione. La questione è che tipo di gente compone l'esercito USA e la massiccia forza di delinquenti ed assassini che ammontano quasi a 150.000, che gli USA hanno introdotto in Medio Oriente e nell'Asia del Sud? Dopo il Vietnam, decine di migliaia di veterani si sono uniti al movimento contro la guerra.




I dissidenti come numero mettono su da soli una forza enorme. Anche l'attuale Segretario di Stato Usa John Kerry, un veterano della guerra del Vietnam, ha apertamente parlato di atrocità commesse dai militari degli Stati Uniti, atrocità stranamente identiche a quelle che sono successe "casualmente" sotto il suo sguardo più e più volte.

Oggi non c'è alcuna voce, fuori o all'interno dei militari, che si levi contro la guerra, solo Chelsea Manning sta marcendo in una cella di una prigione, come sta marcendo nella sua tomba, Pat Tillman. Quindici anni di guerra e solo due? Questo cosa ci dice?

Dalla nostra esperienza personale, quando il redattore di VT, colonnello Jim Hamke e d io ci incontriamo con dei militari di oggi, rimaniamo sbalorditi. Essi ammettono apertamente la tortura, il traffico di droga e invariabilmente sono occupati a baciare rospi che mangiano bugie come se fossero caramelle..

Il col. Jim Hanke di VT – Vietnam

Mi sono unito al movimento contro la guerra nel 1970 e sono rimasto attivo fino al ritiro degli USA. Per alcuni di noi la guerra fu un'arma a doppio taglio. Il Vietnam era diventato come una casa per noi, per qualcuno la sola casa che avesse mai avuto.
Noi sentivamo realmente che la guerra sarebbe continuata per sempre e questo rendeva chiaro che potevamo sempre ritornare in Vietnam con qualche incarico, militare o della CIA e andarcene dagli USA. A nessuno di noi piaceva qui e ancora non ci piace.

Così quando finì la guerra, noi ci sentimmo tristi in quanto il Vietnam aveva rappresentato una scappatoia alla fatica di vivere nel vuoto morale ed intellettuale che erano divenuti gli Stati Uniti. A dispetto del fatto che i combattimenti e le malattie avessero ucciso 2 milioni di militari e veterani, per molti di noi la guerra era l'unica casa mai conosciuta.

Tuttavia, per tanti di noi che abbiano servito in combattimento, non ci siamo mai allineati al programma, non abbiamo mai creduto nella guerra, ci siamo rifiutati di macellare i civili quando ordinato e ci hanno ordinato di fare proprio questo così come i piloti americani lo stanno facendo ora, come è ovvio a chiunque abbia un minimo di discernimento.


Sovrintendere ad un atto di terrorismo false flag del genere 9/11 che ha ucciso migliaia di persone o a guerre chiaramente combattute per il progresso del marcio e della corruzione, richiede una flessibilità morale fuori dal comune e qui tiriamo in ballo un'altra questione

Quando l'America andò in Afghanistan nel 2001, aveva costituito un'alleanza con i cartelli della droga dell'Afghanistan. Essi avevano lavorato per decenni assieme alla CIA, in un'organizzazione conosciuta come Alleanza del Nord. Gli USA li promossero, da minoranza dedita alla pastorizia, di tribù che migravano dalle steppe russe, al ruolo di maggioranza dei Pashtun per mezzo della brutalità e della corruzione.


Essi sono l'attuale governo dell'Afghanistan e la guerra per l'indipendenza continua laggiù ma la trama sottotraccia è la droga. L'America ha trasformato l'Afghanistan da nazione libera dalla droga nel buco infernale con la più grande dipendenza del mondo e nel più grande produttore di eroina estremamente pura.

Il complesso militare USA sovrintendeva ad ogni aspetto dell'affare, lavorando a stretto contatto con membri del Congresso degli USA, che controllano personalmente il rifornimento di eroina nel mondo.

Per anni in Usa si sono  raccontate storie di reti dei trafficanti di droga talebani, di aeroporti segreti, storie molto simili a quelle raccontate nel 2001 da Donald Rumsfeld e Tim Russert su città sotterranee dove i congiurati del 9/11 si erano addestrati. Nel 2001, il Segretario alla Difesa, Donald Rimsfeld affermava che esisteva in Afghanistan, una dozzina di città sotterranee, alcune a 5 livelli, con strade e ospedali, dimora centinaia di migliaia di persone, una giustificazione per l'invasione USA.

Nel 2016 gli Stati Uniti non hanno ancora scoperto tutto questo, e nessuno nel mondo militare degli Stati Uniti ha ancora detto una parola. Non hanno mai detto una parola, fatto che ci riporta alla questione della droga. Qual è la percentuale del Pentagono? Come fanno a distribuire il denaro? Quanto ci guadagna un generale?

Colonel David Hackworth

Noi sappiamo con certezza questo, sono pagati. Noi conosciamo dove hanno i loro conti correnti, alle isole Cayman, sappiamo che sono gestiti dalla Bain Capital di Mitt Rowney e sappiamo che quei miliardi finanziano fondazioni che li riciclano in riserve di caccia private, prendono in leasing Mercedes, spediscono figli ad Harvard ed in viaggi della perversione nelle capitali mondiali del peccato. 

Questo è il vero Pentagono, questa è gente che prega tutti i giorni, che ha il petto pieno di medaglie e si pavoneggia in giro, aspettandosi di essere adulata dall'ignorante pubblico americano. 

Uno dei fondatori di VT, il colonnello David Hackworth, il soldato più decorato degli ultimi 100 anni, veterano della II GM, della guerra di Corea e di quella del Vietnam, è il solo ufficiale del Pentagono degno di sventolare la bandiera. Autore di bestseller, ha trascorso il resto della sua vita a denunciare la corruzione del Pentagono, e la complicità dei militari con i gangster.

Hackworth è stato l'unico, non ce ne sono stati altri, nessuno ha mai aperto bocca, né sulla droga, né sui 3 milioni di miliardi di danaro dei contribuenti rubato dagli appaltatori militari, né sulla tortura e neanche certamente sull'attitudine dei militari di operare in giro per il mondo agli ordini dei banchieri e dei trafficanti di droga che parecchi anni fa li hanno comprati armi e bagagli.

Hack ha sempre combattuto per questo paese
 ed è stato punito per questo

I nostri rilievi potrebbero essere infiniti. Certamente la debole leadership politica e i gruppi potenti e ben finanziati che controllano Washington, una combinazione fra operazioni bancarie, crimine organizzato, particolare interessi e il nesso Israele/Arabia Saudita/Turchia/terrorismo, hanno lasciato l'America prostrata e pronta alla sottomissione.
L'esercito americano ha anche un collegamento più debole col Congresso, roba da non crederci, di quello con l'esercito dei principi profumati da tempo in balia dei nemici dell'America.


Dove ci porterà una realistica analisi? La verità è che nessuno vuole andare lì. La verità, se esiste una cosa del genere, è così oscura, così malevolente, che la condotta di vita dei debosciati leader mondiali impallidisce al confronto.


giovedì 15 settembre 2016

I progetti di Kurdistan

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Thierry Meyssan

Traduzione di Marco Emilio Piano

FONTE



L’attuale progetto di Kurdistan sostenuto da Francia e Stati Uniti non ha alcuna relazione con quello, legittimo, riconosciuto dagli stessi paesi nel 1920 alla Conferenza di Sèvres. Non si trova affatto nello stesso territorio! Questo pseudo-Kurdistan è solo una carota occidentale per spingere i curdi siriani a rivoltarsi contro Damasco. La sua creazione non risolverebbe la questione curda e anzi provocherebbe un conflitto paragonabile a quello che da quasi settant’anni contrappone Israele ai palestinesi. Per sbrogliare la situazione attuale, Thierry Meyssan ricostruisce qui le posizioni contraddittorie delle nove grandi potenze estere coinvolte in questo affare.

I curdi sono parte integrante della società siriana. Qui la statua del condottiero
curdo Saladino il Magnifico all’ingresso della città vecchia di Damasco,
che la liberò nel 1174 e fondò la dinastia degli Ayyubidi.

Gli spostamenti di truppe e le battaglie estive nel nord della Siria sembrano senza senso agli occhi degli osservatori. Eppure ogni forza in gioco persegue con tenacia i propri obiettivi.
Mentre tutti i protagonisti dichiarano di combattere contro Daesh (l’Isis), l’Emirato Islamico si muove ma non fa che arretrare nel deserto. La vera posta in gioco degli eventi è la possibile creazione di un Kurdistan a spese degli abitanti arabi e cristiani. [1]

Quella che segue è un’analisi degli obiettivi di guerra delle principali forze in campo, fermo restando che la Siria è uno stato sovrano e che nessuna delle parti qui elencate ha il diritto di mutilarla per creare una nuova entità.

Nove risposte alla questione curda, di cui sette illegali

1. Daesh non ostacolerà la creazione di un Kurdistan a condizione che non sia a est dell’Eufrate. 

L’Emirato Islamico, creato in Iraq da John Negroponte e poi dal generale David Petraeus, è ancora controllato da quest’ultimo, che ha subappaltato alla Turchia la guida di questa unione tra Fratelli Musulmani, confratelli della Naqshbandiyya e tribù sunnite del deserto siro-iracheno.

Così, durante la presa di Jarabulus a Daesh da parte dell’esercito turco, i jihadisti si sono ritirati senza combattere obbedendo al loro mentore turco.
Dopo la battaglia di Ayn al-Arab (Kobanê, nel Kurdistan siriano), Daesh ha accettato l’idea di un Kurdistan ma non a est dell’Eufrate.

2. Gli Stati Uniti sono ormai favorevoli alla creazione di un Kurdistan in Siria.

Durante la prima guerra mondiale, il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson aveva fissato fra i suoi obiettivi la creazione dell’Armenia, di Israele e del Kurdistan. Alla fine del conflitto, per valutare la situazione inviò la Commissione King-Crane, la quale dichiarò:

«I curdi rivendicano un ampio territorio sulla base della loro presenza, ma poiché sono molto mescolati con gli armeni, con i turchi e con altri, e divisi tra Qizilbash [2], sciiti e sunniti, si ritiene preferibile limitarli all’area geografica naturale che si trova nella proposta di un’Armenia a nord e della Mesopotamia a sud, con il canale tra l’Eufrate e il Tigri come confine occidentale e la frontiera persiana come confine orientale (...). È possibile spostare fuori da questa zona la maggioranza dei turchi e degli armeni, che sono pochi, per uno scambio volontario della popolazione e ottenere così una provincia di circa un milione e mezzo di abitanti, quasi tutti curdi. La sicurezza dei caldei, nestoriani e cristiani siriani che vivono nella zona deve essere garantita».

La Commissione King-Crane visitò la regione proprio alla fine del massacro dei cristiani, che durò dal 1894 al 1923, prima da parte dell’Impero Ottomano poi dai Giovani Turchi con l’aiuto della Germania del Secondo Reich e della Repubblica di Weimar [3]. La commissione si mostrò molto prudente circa la possibilità di far vivere degli armeni in uno stato curdo, sapendo che i turchi usavano i combattenti curdi per massacrare i cristiani. Dal novembre 2015, dei curdi della YPG (Unità di Protezione Popolare: la milizia della regione a maggioranza curda nel nord della Siria, ndt) hanno cercato di curdizzare con la forza i cristiani assiri del nord della Siria, riaprendo questa vecchia ferita [4].

In ogni caso un Kurdistan fu creato sulla carta dalla Conferenza di Sèvres nel 1920, ma con l’avvento della rivolta turca guidata da Mustafa Kemal non vide mai la luce. Infine gli Stati Uniti vi rinunciarono nel 1923 col trattato di Losanna.
Su questa mappa, tratta dal sito web lesclesdumoyenorient.com, si vede che il presidente Wilson aveva previsto di creare il Kurdistan nell’odierna Turchia e in una piccola porzione dell’attuale Kurdistan iracheno. La Siria di oggi non era assolutamente interessata da questo progetto



Durante la guerra civile turca alla fine degli anni Settanta, la Siria di Hafiz al-Assad (padre dell’attuale presidente siriano, ndt) diede il suo sostegno al PKK curdo, sulla base delle proposte del presidente Wilson. Concesse asilo politico al leader del PKK Abdullah Öcalan, che assunse l’impegno scritto di non rivendicare mai il territorio siriano. Mentre il censimento del 1962 in Siria rilevava solo 162.000 curdi, un milione di curdi turchi si rifugiarono in Siria e ottennero ugualmente asilo politico. Ora sono due milioni e hanno ricevuto la cittadinanza siriana nel 2011. All’inizio della guerra hanno combattuto per difendere la Siria con armi e paghe fornite da Damasco contro i mercenari islamisti.

Tornando sui loro passi, gli Stati Uniti hanno poi promesso a diversi leader curdi in Iraq, Siria e Turchia di potersi ritagliare uno stato per loro in Siria se si fossero rivoltati contro Damasco. Alcuni hanno accettato.

Nei primi mesi del 2014, quando pianificò l’espansione di Daesh e l’invasione di al-Anbar in Iraq, il gruppo di David Petraeus autorizzò anche il governo regionale curdo dell’Iraq a conquistare i campi petroliferi di Kirkuk. Cosa che fu fatta senza sollevare la minima condanna internazionale, dato che l’opinione pubblica vedeva solo i crimini commessi da Daesh.

3. La Russia sostiene i diritti della minoranza curda

Inizialmente, la Russia ha sostenuto il progetto di una regione autonoma curda in Siria sul modello delle proprie repubbliche autonome. In febbraio è stata aperta a Mosca una rappresentanza della YPG, la milizia della regione curda in Siria.

Tuttavia, di fronte alle reazioni indignate dei siriani, la Russia si è resa conto che la situazione di questo paese è diversa dalla sua. Le minoranze siriane sono talmente intrecciate che non c’è un’area in cui costituiscano la maggioranza. Nel corso dei millenni la difesa del paese si è organizzata a cominciare dalla mescolanza delle popolazioni, in modo che, ovunque, una minoranza legata a un eventuale invasore potesse proteggere il resto della popolazione. Di conseguenza lo Stato siriano non garantisce i diritti delle minoranze delegando loro la gestione di regioni separate, ma organizzando le istituzioni e l’amministrazione in modo laico sul doppio livello religioso ed etnico.

Oggi la Russia affronta dunque la questione curda in modo diverso. Si è impegnata a difendere i diritti delle minoranze in generale e di questa in particolare, ma le ha imposto di schierarsi a favore o contro gli islamisti. In effetti, per il momento, i curdi di ogni orientamento lottano contro gli islamisti, non perché siano islamisti ma per impadronirsi dei territori che occupano e occuparli a loro volta, a proprio vantaggio. La Russia ha quindi chiesto loro di specificare con chi sono alleati: Washington o Mosca.

4. La Turchia è favorevole alla creazione di un Kurdistan in Siria amministrato dai Barzani

Ankara non vuole che un Kurdistan siriano possa servire come base di retrovia al PKK per estendersi in Turchia a danno di quest’ultima, che comunque mantiene ottimi rapporti con il governo regionale del Kurdistan iracheno e non ha alcun motivo per opporsi alla creazione di un Kurdistan siriano. Questo è il motivo per cui, in previsione di sostenere questo Stato, il presidente Recep Tayyip Erdoğan aveva concluso un accordo segreto con uno dei due co-presidenti della YPG siriana. Tuttavia questo accordo non ha resistito alla repressione dei curdi turchi da parte dello stesso Erdoğan, dopo il loro successo nelle elezioni legislative del giugno 2015 [5].

L’estrema destra turca, sia che si tratti di MPH e Lupi grigi o della Millî Görüş di Erdoğan, professa un’ideologia razziale. Secondo questi partiti e milizie, la Turchia deve essere islamica e fondata sulla razza turco-mongola, il che comporta l’espulsione dei cristiani e dei curdi. Questo punto di vista non è condiviso dall’opposizione, così che un gran numero di curdi è perfettamente integrato.

Quando il fondatore dei Lupi grigi, Alparslan Türkeş, diventa vice primo ministro e pubblicamente dichiara possibile la liquidazione dei curdi sul modello dell’eliminazione dei cristiani durante il genocidio degli armeni e dei greci del Ponto, Abdullah Öcalan crea il PKK (1978). Questi ottiene poi asilo politico a Damasco fino al 1998, quando Ankara minaccia di schiacciare il vicino siriano se continua a ospitarlo. Hafiz al-Assad chiede quindi a Öcalan di trovarsi un altro paese disposto ad accoglierlo. E alla fine sarà portato in Kenya dal Mossad, con l’aiuto dei curdi del KDP (partito politico del Kurdistan iracheno, ndt), e incarcerato in Turchia.

5. L’Iran si oppone alla creazione di un Kurdistan

Circa 4,5 milioni di curdi sono iraniani e dispongono di una regione dove sono la maggioranza. Se godono dell’uguaglianza giuridica, la loro regione è discriminata e meno sviluppata di quelle abitate dai Persiani.

La Repubblica islamica è molto legata all’inviolabilità delle frontiere, ancor più in quanto la creazione di un nuovo stato potrebbe incoraggiare il separatismo di altre minoranze, come i beluci.

Infine, essendo un alleato della Siria, l’Iran non può accettare che sia creato un Kurdistan a suo discapito.

6. Il governo regionale curdo dell’Iraq è favorevole alla creazione di un Grande Kurdistan a cavallo tra Iraq e Siria

Il governo regionale curdo dell’Iraq guarda con preoccupazione ai curdi in Siria. In effetti i due gruppi di popolazione non parlano la stessa lingua (il gorani e il kurmanji) e durante la guerra fredda hanno avuto una storia conflittuale. I curdi iracheni filtrano l’ingresso nel loro territorio dei curdi siriani, vietando l’accesso a coloro che sospettano essere ancora legati al PKK turco.

Il presidente Masud Barzani si è autoprorogato il potere dal 2012, impedendo lo svolgimento delle elezioni. Ha istituito un regime corrotto e autoritario, non esitando a far assassinare i suoi oppositori. Con l’aiuto di Daesh ha esteso del 40% il territorio della sua regione, annettendo i campi petroliferi di Kirkuk, poi attraverso il suo oleodotto ha smerciato il petrolio rubato da Daesh.

La conquista della zona ombreggiata sulla mappa qui sotto permette una continuità geografica tra la sua regione e un eventuale Kurdistan nel nord della Siria.



Dopo aver sostenuto Daesh durante la battaglia di Ayn al-Arab (Kobanê), il governo regionale curdo iracheno si è avvicinato alla YPG su richiesta di Washington e le ha fornito un’assistenza simbolica. Il «presidente» Barzani annuncia frequentemente che la sua regione dichiarerà la propria indipendenza e così prevede di annettere una parte della Siria. Tuttavia si oppone fermamente alla creazione di un Kurdistan guidato da Saleh Muslim, co-presidente del PYD (partito politico curdo della Siria settentrionale, ndt).

7. Israele è favorevole alla creazione di un Grande Kurdistan in Iraq e in Siria, ma non in Turchia

Per garantire la propria sicurezza, Israele ha caldeggiato inizialmente la creazione di zone smilitarizzate sul suo confine a scapito dei vicini, il Sinai egiziano e il Libano meridionale. Tuttavia, con lo sviluppo dei missili, ha abbandonato questa strategia ed evacuato sia il Sinai che il sud del Libano. Dal 1982 ha elaborato una strategia per controllare da dietro le tre grandi potenze della regione, che sono l’Egitto, la Siria e l’Iraq. Per fare questo, ha sostenuto la creazione di uno stato indipendente, il Sudan del Sud, e ora è per la creazione di un Grande Kurdistan a cavallo tra Siria e Iraq.

Dai tempi della guerra fredda Israele ha rapporti molto stretti con il clan Barzani, ora al potere nel Kurdistan iracheno.

8. La Francia sostiene la soluzione del problema curdo, senza influire sul territorio turco

Nel 2011 i ministri degli esteri francese e turco, Alain Juppé e Ahmet Davutoğlu, hanno firmato un trattato che prevedeva il sostegno della Turchia nelle guerre contro la Libia e contro la Siria (che non era ancora iniziata) in cambio del sostegno all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea e della soluzione della questione curda a spese dei vicini della Turchia. In altre parole, la Francia si è impegnata a creare uno stato indipendente, o in Siria o in Iraq o a cavallo tra i due paesi, per potervi deportare i membri del PKK. Questo trattato, che pianifica crimini contro l’umanità, naturalmente è tenuto segreto e non è stato ratificato dai rispettivi parlamenti.

Il 31 ottobre 2014 il presidente Hollande ha ricevuto Erdoğan all’Eliseo. Uno dei due co-presidenti della YPG siriana, Saleh Muslim, si è segretamente unito al loro incontro. I tre uomini si sono impegnati a creare, a spese dei suoi attuali abitanti, un Kurdistan in Siria del quale Muslim sarebbe «nominato» presidente.

Tuttavia, dopo la battaglia di Ayn al-Arab (Kobanê in curdo Kumandji) Hollande ha ricevuto, questa volta pubblicamente, su richiesta degli Stati Uniti, l’altro co-presidente della YPG, Asya Abdullah, scatenando la collera di Ankara (8 febbraio 2015). In effetti la signora Abdullah è considerata fedele al leader del PKK Abdullah Öcalan, quindi contraria a una presidenza di Saleh Muslim.

Cambiando ancora una volta posizione dopo gli attentati di Parigi, la Francia ha fatto adottare dal Consiglio di Sicurezza la risoluzione 2249 che autorizza l’intervento militare contro Daesh, il che fornisce un ottimo alibi per creare il nuovo stato. Ma gli Stati Uniti e la Russia hanno ritoccato all’ultimo momento il progetto francese in modo che Parigi non possa intervenire in Siria senza il consenso di Damasco.

9. Le tre principali fazioni curde sono favorevoli alla creazione di un Kurdistan ovunque, purché sia sotto il loro controllo e non dei rivali

Durante la guerra fredda i curdi si erano divisi tra pro Stati Uniti (PDK) e pro Unione Sovietica (PKK). La YPG rappresenta i rifugiati del PKK in Siria. A questa divisione fondamentale si sono aggiunte altre fazioni, al punto che oggi esistono una ventina di partiti politici curdi.

La società curda è organizzata secondo un sistema di clan che ricorda quello del sud Italia, nel senso che le appartenenze politiche sono decise dalla famiglia piuttosto che individualmente.

Nei secoli XVIII e XIX i leader curdi hanno sempre privilegiato le alleanze con grandi potenze piuttosto che con le persone con cui vivevano. In tal modo se la sono cavata a scapito del proprio popolo: una situazione che ricorda il comportamento dei leader maroniti in Libano.

Nel 1974-75 i curdi iracheni si allearono con gli Stati Uniti contro l’allora presidente iracheno Ahmed Hasan al-Bakr, ma gli statunitensi non intervennero quando al-Bakr represse gli stessi curdi sterminandoli sulle loro montagne. Interrogato da una commissione del Senato per sapere se si vergognava di averli abbandonati, il segretario di Stato Henry Kissinger rispose seccamente: «La politica estera degli Stati Uniti non è una questione filantropica».

I leader curdi che hanno accettato il progetto degli Stati Uniti con la speranza di raggiungere posizioni importanti nel futuro stato rifiutano di assumersi la responsabilità della Nakba (l’esodo della popolazione araba palestinese durante la guerra civile del 1947-48, letteralmente "disastro", "catastrofe", ndt) se dovessero essere lasciati fuori dal futuro potere. Sarebbe opportuno, infatti, espellere o massacrare le popolazioni arabe e cristiane assire che abitano nel nord della Siria e che li avevano accolti.

Recente uso della forza per sostenere ciascuno di questi progetti

Durante l’estate del 2016 gli Stati Uniti hanno sostenuto direttamente le FDS («forze democratiche siriane», cioè membri della YPG e alcuni mercenari arabi e cristiani) per sottrarre la città di Manbij a Daesh, che essi sostengono indirettamente attraverso la Turchia. A vittoria acquisita, il Pentagono ha costretto la YPG a ritirarsi dalla città che aveva conquistato, a vantaggio di gruppi oppositori di Damasco.

Il 23 agosto 2016, al Palazzo Bianco, il presidente turco Erdogan e il suo omologo
curdo iracheno Masud Barzani hanno stipulato un’alleanza contro gli altri curdi.

ll 23 agosto il presidente del governo regionale del Kurdistan iracheno, Masud Barzani, è stato ricevuto con tutti gli onori dai principali leader turchi. In particolare ha avuto un colloquio di due ore con il presidente Erdoğan. Il Kurdistan iracheno ha dato il proprio sostegno alla Turchia contro i curdi del PKK e ha stabilito con lei un piano per distruggere i suoi impianti nelle montagne irachene. Inoltre le due parti hanno discusso la cooperazione energetica, probabilmente su come continuare a rivendere il petrolio rubato da Daesh.

Lo stesso giorno, l’esercito turco è entrato in territorio siriano e ha portato via a Daesh la città di Jarabulus (tra il confine e Manbij). Questa operazione è stata fatta senza combattere perché Daesh ha obbedito al suo mentore turco. D’altronde, per il momento non c’è mai stata battaglia, né qui né altrove, tra l’esercito turco e Daesh.

Cercando di portare avanti il proprio vantaggio, l’esercito turco ha continuato l’avanzata conquistando villaggi e avvicinandosi a Manbij. Anche se gli Stati Uniti gli hanno ordinato di fermarsi, ha continuato la sua marcia. Così la CIA ha dato missili anticarro alla YPG, che inizialmente ha sparato sui carri armati turchi (ma non a Jarabulus) e poi sull’aeroporto turco di Diyarbakir. Avendo compreso il messaggio, l’esercito turco ha ripiegato su Jarabulus e ha consegnato i villaggi del sud della città a milizie turkmene, che questa volta agivano sotto la bandiera vacante dell’esercito siriano libero.

Il giorno dopo la visita di Barzani, il vicepresidente americano Joe Biden si è ugualmente recato in Turchia. Quando era senatore, aveva presentato un disegno di legge volto a proclamare l’indipendenza del Kurdistan iracheno. Ha dichiarato di aver chiesto alla YPG di ritirarsi dall’ovest dell’Eufrate, una zona che include Manbij, in caso contrario Washington cesserebbe ogni sostegno ai curdi. Tuttavia, poiché Daesh ha già fatto sapere che non consentirà alla YPG di installarsi a est dell’Eufrate, non è ben chiaro quale territorio rimanga a disposizione.

In definitiva, è stato concordato un tacito accordo tra Ankara e Damasco per contrastare un Kurdistan amministrato dalla YPG, mentre un altro accordo è stato ufficialmente concluso tra il Pentagono e la YPG affinché questi non si sparino addosso tra loro, malgrado la nuova giravolta di Washington contro la creazione di un Kurdistan.

[1] In questo articolo, i quattro principali partiti curdi sono: 
  • il PKK, creato durante la guerra fredda da Abdullah Öcalan, di obbedienza marxista-leninista. 
  • l’YPG, creato da esuli politici turchi del PKK in Siria. 
  • il PDK, intorno alla famiglia Barzani in Iraq, i cui leader hanno pubblicamente lavorato per il Mossad durante la Guerra fredda e che rimangono legati a Israele. 
  •  l’UPK, intorno alla famiglia Talabani, legato all’Iran.


[2] I Qizilbash sono un ordine sufi di origine iraniana.

[3] "La Turquie d’aujourd’hui poursuit le génocide arménien", par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 26 avril 2015.

[4] “Gli Stati Uniti e Israele iniziano la colonizzazione del Nord della Siria”, Traduzione Matzu Yagi, Rete Voltaire, 2 novembre 2015.

[5] "Erdoğan : déjà 5 359 Kurdes 'neutralisés' ", Réseau Voltaire, 29 mars 2016.


sabato 20 agosto 2016

Iran e Turchia hanno raggiunto un accordo circa le condizione di pace per la Siria.

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Gareth Porter

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros


[Nota del traduttore: Un altro capolavoro della diplomazia russa: Iran e Turchia hanno stretto un primo accordo preliminare per una proposta comune per la pace in Siria.

Naturalmente questo fulmine a ciel sereno, nel tormentato quadro del Medio Oriente, non ha goduto di nessuna copertura mediatica., meglio dire menzogne e ciarlare di idiozie.



Collegate questo primo accordo, con la mossa curda di attaccare le forze governative in Siria e l'accordo russo-iraniano per la base di Hamadan e comincerete a capire che in pentola sta bollendo qualcosa di grosso.

I colloqui avranno un seguito proprio questa settimana a Teheran, vediamo cosa escogiteranno gli anglosionisti per sabotare questa svolta quasi epocale.]



 Il ministro turco degli Esteri Mevlut Cavusoglu con il suo omologo iraniano
 Mohammad Javad Zarif ad Ankara il 12 agosto 2016


Da "Information Clearing House" 19 agosto 2016 - Con una stupefacente sorpresa diplomatica , la Turchia e l'Iran hanno annunciato di aver raggiunto un accordo preliminare su dei principi fondamentali per una composizione del conflitto siriano.


La brusca svolta nella diplomazia attinente la guerra in Siria è stata resa pubblica dal Primo Ministro turco Binali Yildirim, nel corso del suo abituale discorso settimanale al partito governativo AKP, davanti al Parlamento e confermato da un alto funzionario del ministero degli Esteri iraniano martedì scorso.

il discorso di Yildrim e la conferma iraniana sono state riportate martedì da Al-Araby Al-Jadeed e da Al-Hayat, quotidiani in lingua araba pubblicati a Londra, ma lo sviluppo potenzialmente cruciale ha goduto di una scarsissima copertura mediatica da parte dei media occidentali.

L'approccio comune alla composizione della questione siriana delineato dalla Turchia e dall'Iran rappresenta quello che appare essere la prima significativa interruzione diplomatic, nel conflitto internazionale siriano che perdurando da un lustro, pareva immune fono ad ora da ogni reale negoziato di pace. Le conferenze internazionali, tenutesi sotto gli auspici delle Nazioni Unite, non hanno mai fatto fare reali passi in avanti verso un accordo.

I nuovi negoziati fra Iran e Turchia sono il risultato del più grande spostamento politico del governo del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan verso una cooperazione diplomatica con la Russia e l'Iran sulla Siria e un distacco dall'allineamento con gli USA e i suoi alleati del Golfo, Arabia saudita e Qatar. La Turchia stava coordinando l'assistenza militare all'opposizione armata al governo di Assad, comprendente i jihadisti e altri estremisti, insieme all'Arabia Saudita e al Qatar fin dai primordi del conflitto. Comunque Erdogan già a maggio stava cercando una linea politica alternativa che fosse in sintonia con i principali interessi strategici della Turchia in Siria: si tratta del contenimento della minaccia della richiesta dei curdi di uno stato separato.

L'annunciata larga intesa su principi di massima per por fine alla crisi siriana è solo l'inizio di un percorso di negoziati sui dettagli della composizione, come chiarisce il viceministro iraniano degli esteri, Hossein Jaberi Ansari; secondo Al Hayat Ansari ha detto: "Questo accordo su linee generali contribuisce a creare un ambiente favorevole per la risoluzione della crisi siriana".

E' anche possibile che la Turchia abbia in mente di usare la minaccia di allinearsi alle posizioni russe ed iraniane sulla questione siriana, per forzare gli USA a ridurre il loro appoggio alle forze curde nel Nord della Siria, che rappresenta la questione principale che divide le politiche turche da quelle USA nella gestione del conflitto.

Tuttavia Yildrem ha già puntualizzato il mese scorso, prima del fallito colpo di stato e del lancio della nuova offensiva da parte del Fronte di Al Nusra/Al-Qaeda dentro e fuori Aleppo, l'intenzione turco di rivedere la politica verso la Siria per evitare che le forze curde possano istituire un loro mini stato in Siria.

Yildrim ha detto nel suo discorso martedì che la soluzione della crisi siriana richiederebbe "due condizioni di base: la prima dovrebbe preservare l'unità territoriale della Siria e la seconda stabilire un sistema di governo in cui tutte le etnie e le religioni fossero rappresentate". All'interno del contesto della questione dell'unità territoriale, Yildrim ha sollevato lo spettro di una spinta internazionale alla divisione della Siria. Yildrim ha affermato, sottolineando la netta contrarietà di parte turca: "Qualcuno potrebbe venire a dire: 'Darò l'ovest della Siria a uno e il sud ad un altro e il nord ai Curdi'. Questo non è possibile."


Il riferimento del primo ministro turco alla minaccia della spartizione in generale e dell'attribuzione ereditaria ai curdi di larga parte della Siria settentrionale, è chiaramente rivolto all'alleanza miliare de facto dell'amministrazione di Obama cone la milizia dell'YPG del Partito dell'Unione Democratica Curda (PYD) nella guerra contro il Daesh. Questa politica ha incoraggiato i curdi ad estendere il loro controllo territoriale verso ovest lungo il confine curdo. La Turchia è specialmente irritata del fatto che le milizie dell'YPG si siano già spostate ad ovest dell'Eufrate, che rappresenta la "linea rossa" pubblicamente annunciata dalla Turchia e che non intendano fermarsi. La Turchia ha chiesto agli USA di mantenere la promessa del ritiro dei curdi a est dell'Eufrate, ma l'YPG ha comunicato l'intenzione di collegare Manbij, la città ad ovest dell'Eufrate che è stata appena tolta al Daesh, con Afrin e quindi guadagnare il controllo della città di confine di Al-Bab per riunire due zone a controllo curdo prima separate.

La Turchia teme il consolidamento del potere curdo su una larga fetta del confine turco che rinforzerà la pretesa di ottenere uno stato curdo in Turchia da parte del militante Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Yildrim ha dichiarato: "Uno stato curdo nel medio Oriente non porterà alcuna soluzione".

In merito alla seconda condizione per una possibile soluzione, Yildrim ha detto che c'è "la possibilità di istituire una forma di governo in Siria dove tutte le etnie e le comunità religiose possano essere rappresentate...". Egli ha continuato: "Dopo che si sia fatto questo, non ci sarà più alcun ostacolo per trovare una soluzione".

Al-Hayat ha citato Ansari dicendo che un terzo punto è stato discusso, su cui però non è stato raggiunto l'accordo: "il popolo siriano deciderà il proprio destino". Questo è stato in apparenza un riferimento codificato al destino del presidente siriano Bashar al-Assad, La Turchia ha pubblicamente insistito nel passato che Assad deve fare un passo indietro prima che un accordo possa essere raggiunto. Il linguaggio di Yildrim circa il secondo punto e la chiarificazione di Ansari suggeriscono che la Turchia stia facendo balenare davanti a Russia e a Iran la possibilità che Assad possa rimanere al governo se la Turchia fosse soddisfatta con una serie di riforme assicuranti la paritaria rappresentanza politica di tutte le comunità etniche e religiose della Siria. A dispetto delle speculazioni degli "esperti" che l'Iran non permetterebbe che in Siria fossero create delle enclave sotto tutela estera, Teheran ha risposto con un accoglimento incondizionato della richiesta turca.

I punti che sono stati annunciati, indicano che che la Turchia insisterà davanti alla Russia e all'Iran affinché usino il loro peso in Siria per premere per il ritiro dei curdi dalle loro ocnquiste territoriali nel nord ovest. La Turchia dal canto suo dovrebbe arrestare ogni sostegno all'opposizione armata, a partire dai suoi gruppi favoriti come  Ahrar al Sham e  quel gruppo politico militare strettamente alleato, recentemente rinominato in Jabhat Fateh al-Sham, che quando era affiliato con Al-Qaeda era chiamato Jabhat al-Nusra.

La Russia ha giocato un ruolo strumentale in questo nuovo approccio diplomatico con la Turchia. L'8 agosto, proprio prima che Erdogan incontrasse il presidente Putin a San Pietroburgo, Mikhail Bogdanov, vice ministro degli Esteri con la delega per il Medio Oriente e l'Africa, si incontrava con il viceministro turco degli Esteri Ahmet Yiliz per quattro ore, secondo quanto detto dall'iraniano Ansari ad  Al-Hayat.

Dopo l'incontro, Bogdanov si incontrava con il ministro iraniano degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, sul tema dei colloqui russo-turchi circa la questione siriana. Questo conduceva alla cruciale visita di Zarif ad Ankara di venerdì, dove il ministro incontrava anche Erdogan, definita da Ansari come necessaria alla formulazione dell'ossatura dell'accordo concertato con la Turchia. I due paesi cercheranno di mantenere al massimo grado il clima diplomatico raggiunto per siglare un accordo nella prossima settimana, quando Yildiz dalla Turchia si recherà a Teheran per proseguire i negoziati, secondo Al-Hayat. benchè sia ancora parziale e in fieri, il quadro appare offrire molta più speranza alla pace di tutta la precedente collaborazione fra la Russia e l'amministrazione Obama che non presentava alcuna consistente strategia.


Gareth Porter, storico e giornalista investigativo, specializzato nelle politiche della sicurezza nazionale USA, ha ricevuto il britannico "Gellhorn Prize for journalism" nel 2011 per articoli concernenti  la guerra degli USA in Afghanistan. Il suo ultimo libro è Manufactured Crisis: the Untold Story of the Iran Nuclear Scare. Può essere contattato a  porter.gareth50@gmail.com







domenica 14 agosto 2016

Colpo di stato in Turchia: dalla Turchia in Russia con bastante amore fino alla GRANDE GUERRA

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Imran N. Hosein


[Nota del traduttore: presentiamo un interessante punto di vista di un religioso musulmano, studioso di escatologia coranica, lo sheikh Imran N. Hosein. Il fatto che lo condividiamo non significa che condividiamo il suo punto di vista, che è escatologico, ma contiene interessanti considerazioni geopolitiche che ricorrono spesso nei suoi scritti dedicati alla situazione mondiale. 
La sua visione escatologica/geopolitica può essere sintetizzata nel modo seguente:
1) Ci sarà un conflitto, definito la Grande Guerra che vedrà opporsi l'occidente alla Russia e alla Cina. 
2) L'occidente sarà sconfitto e devastato ma anche la Russia e la Cina ne usciranno con le ossa rotte
3) Costantinopoli, l'attuale Istambul sarà in mani russe
4) La potenza sionista, Israele, si proporrà come unica potenza mondiale
5) comparirà l'Anticristo, il dhajal che proporrà falsi ideali new age ma in seguito perseguiterà coloro che non si piegheranno al suo volere.
6) il dhajal sarà ucciso da Gesù Cristo a Damasco
7) ci sarà il Giudizio]



Il presidente turco Erdogan, naturalmente, molto correttamente afferma il coinvolgimento degli USA (e quindi della NATO) nel tentativo di golpe contro il suo governo. Egli ha ragione nell'accusare di coinvolgimento nel golpe, lo sheikh sufi turco Fathullah Gulen. Comunque si sarebbe potuto essere più onesti di Erdogan, se avesse anche rivelato di sapere della preparazione del golpe, come sapeva del coinvolgimento della NATO e sapeva pure che i seguaci di Gulen, così come gli altri oppositori al suo governo, sarebbero stati ingannati e utilizzati come agnelli sacrificali nella preparazione della guerra della NATO contro la Russia.

Il risultato immediato del tentativo di colpo di stato è stato quello di far diventare Erdogan abbastanza forte da guidare meglio la Turchia, a fianco della NATO, nella prossima guerra con la Russia.

Se la Turchia dovesse annunciare la fine dell'adesione alla NATO e se una delegazione turca dovesse andare in Russia per discutere di un'alleanza alternativa con la Russia, la migliore risposta dalla Russia a una tale visita ,sarebbe quello di suggerirne graziosamente il rinvio fino a dopo la fine della Grande Guerra. Se il governo turco dovesse insistere per la visita a Mosca di un Erdogan che porta doni, il presidente russo dovrebbe aumentare lo schieramento delle sue guardie del corpo.

Notiamo in aggiunta e brevemente che  in questo momento, la NATO ha bisogno di una Turchia forte con credenziali abbaglianti per guidare il mondo dell'Islam verso un nuovo Impero Ottomano islamico che garantirà il sostegno del  mondo dell'Islam alla NATO nella prossima guerra con Russia. Questo, in breve, è un'altra spiegazione del tentato colpo di stato turco.

Mentre le informazioni pubblicate qui sotto, (preparate prima del golpe e diffuse proprio al momento della sua attuazione), concernenti i progressi materiali della Turchia sotto Erdogan possono essere giuste, ho condannato pubblicamente Erdogan per quello che ha fatto (veramente imperdonabile) in Libia e quello che sta ancora facendo (di nuovo veramente imperdonabile) in Siria. Sono anche disgustato dell'ISIS e allarmato dalle continue dichiarazioni russe che la Turchia di Erdogan sta sostenendo l'ISIS clandestinamente. So di chi ha viaggiato in lungo e in largo per entrare nelle fila dell'ISIS e che c'è riuscito transitando dal territorio turco. Quindi io non sono sorpreso dalle notizie delle congratulazioni dell'ISIS a Erdogan per il suo successo nello schiacciare la rivolta.

Ho anticipato che chi nelle forze armate turche che è opposto ad Erdogan avrebbe dovuto rispondere presto a questo crack-down, rivelando pubblicamente informazioni che quest'ultimo avrebbe preferito tenere nascoste. La prima cosa che mi aspettavo uscisse era la prova che la pretesa turca dell'ingresso dell'aereo russo nello spazio aereo turco fosse una menzogna palese e la richiesta russa di scuse fosse giustificata! La seconda cosa è che potessero essere rese pubbliche le prove del sostegno  turco clandestino all'ISIS.

Invece, ho capito che il governo turco ha già arrestato i due piloti che hanno abbattuto il velivolo da combattimento russo, incolpando la NATO dell'atto che ha portato alla rottura del rapporto della Turchia con la Russia. Si tratta di una magnifica azione progettata per costruire la fiducia russa nell'abbraccio di Erdogan.

Tuttavia, i russi probabilmente già sanno che i recenti avvenimenti in Turchia, culmineranno nella guerra civile che da molto tempo ho previsto. Mi aspetto che la guerra civile permetta la vera conquista di Costantinopoli profetizzata da Nabi Muhammad (sallalalhu 'alayhi wa sallam).

Quando ciò accadrà,  si vedrà la menzogna vecchia di 500 cento anni del sultano ottomano Muhammad Fatih, che pretese di aver adempiuto la profezia quando conquistò Costantinopoli nel 1452.

Non ho assolutamente alcun dubbio che i martiri (Shuhada), nella battaglia del 1452, non furono i musulmani mal guidati caduti durante la conquista di Costantinopoli. Piuttosto, i veri martiri (Shuhada) furono quei cristiani ortodossi coraggiosi che caddero nella difesa di Costantinopoli.

Potrei non vivere abbastanza per vedere tutto questo, ma io non sono ingannato dai due imperi del Dajjal, né dall'Impero Ottomano instaurato da Gog e Magog, né dalla sua replica resuscitata ai giorni nostri sotto la guida di Erdogan. Prego affinché i veri musulmani della Turchia, così come anche i miei studenti, non siano ingannati!

Tuttavia rispetto il diritto di esprimersi di coloro che hanno diverse opinioni e di sostenere la validità delle loro opinioni contrarie.

Che Allah l'Altissimo possa sempre mostrarci la verità.



La Turchia sotto Erdogan

Che cosa si dovrebbe conoscere del presidente della Turchia, Recap Tayyip Erdogan:

1. L'economia turca tra il nel 2002 e il 2012 ha avuto una crescita del 64% del PIL reale e un aumento del 43% del PIL pro capite.

2. Erdogan ha ereditato un debito di 23 miliardi e 500 milioni di dollari verso il Fondo Monetario Internazionale, che è stato ridotto a 0,9 miliardi di dollari nel 2012. Ha deciso di non firmare un nuovo contratto. Il debito della Turchia verso il FMI è stato dichiarato essere pagato completamente e lui ha detto che il FMI potrebbe prendere a prestito soldi dalla Turchia.

3. Nel 2010, il default dei crediti swap del debito sovrano commerciale della Turchia sono al minimo storico del 1,17%, inferiori a quelli dei nove paesi membri della UE e della Russia.

4. Nel 2002, la Banca Centrale turca aveva 26,5 miliardi di dollari di riserve. Tale importo ha raggiunto i 92,2 miliardi di dollari nel 2011. Sotto la guida di Erdogan, l'inflazione è scesa dal 32% al 9,0% nel 2004.

5. Sotto il governo di Erdogan, il numero di aeroporti in Turchia è aumentato da 26 a 50.

6. Tra il 2002 e 2011, oltre 13.500 chilometri di superstrade sono stati costruiti.

7. Per la prima volta nella storia della Turchia, sono state costruite linee ferroviarie ad alta velocità e il servizio di treni ad alta velocità del Paese ha avuto inizio nel 2009. In 8 anni, 1076 km di ferrovia sono stati costruiti e 5449 km rinnovati.

8. Gli investimenti di Erdogan nel sistema sanitario sono stati maggiori di qualsiasi predecessore. Come parte delle riforme, ecco il programma "Green Card", che offre cure gratuite per i poveri.

9. Erdogan ha aumentato la spesa per l'istruzione da 7,5 miliardi di lire nel 2002 a 34 miliardi di lire nel 2011. La quota più alta del bilancio nazionale data a un ministero e alle università in Turchia è quasi raddoppiata, da 98 nel 2002 a 186, nell'ottobre 2012.

10. Nel 1996 il cambio era di 1 $ = 222 lire, nel 2016 1$ = 2.94 Lire, anche dopo le recenti turbolenze.

Oggi sembra che loro siano l'unico popolo  con il potenziale per farlo. Gli arabi si sono disintegrati. Gli indiani subcontinentali in ogni caso non sono mai stati leader della Ummah. Solo despoti locali che non hanno mai avuto alcun impatto complessivo.

La cosa incoraggiante è che, anche l'opposizione, compresi i leader curdi, è accorsa in sostegno di Erdogan. La campagna dei media occidentali sta cercando di diffamarlo ancora una volta parlando della sua cosiddetta natura autocraticoa perché egli si alza contro di loro. Egli è l'unico che si è sbarazzato del giogo del FMI. E ha costretto Israele a consentire gli aiuti a Gaza. Gli Ottomani prima hanno sculacciato selvaggiamente l'Europa e poi governato per 400 anni, lasciando un segno indelebile. Questo è ciò che l'uomo bianco non può digerire. Così lo odiano. Vogliono dei lacchè che facciano la sujood (vale a dire, la prostrazione) a loro invece che ad Allah?