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lunedì 22 ottobre 2018

Forse esiste Dio?



Di Guido Fontana Ros

Esiste forse un'intelligenza superiore? Un forte indizio in tal senso promana indubbiamente dal fatto seguente: un missile nucleare imbarcato su un sommergibile atomico britannico della classe Trident, una volta lanciato verso, ca va sans dire, la Federazione Russa, durante l'esercitazione ha invertito la rotta e si è diretto verso gli USA!!!
Maledetto Putin!
Un vero peccato che il missile non avesse alcuna testata nucleare.
Naturalmente la Difesa russa è rimasta agghiacciata da tale dimostrazione di geometrica potenza di fuoco inglese.
E smettete di fare i malpensanti, alla centrale di direzione di tiro non c'era mr. Bean.

https://www.cnbc.com/2017/01/23/uk-leader-keeps-quiet-over-failed-nuclear-missile-test-off-florida-coast.html

Membro dei servizi di sicurezza della Marina controlla che sul sottomarino Vigilant non salgano più gli speztznaz russi....


giovedì 23 febbraio 2017

1971: l’anno del grande complotto spionistico contro l’URSS

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI LUCA BALDELLI



L’autunno del 1971 vide tingersi di giallo, quasi all’unisono, le rive del Tamigi, le amene vallate delle Fiandre, i boschi della Baviera, le contrade francesi e lo Stivale italiano… . Un giallo intenso, punteggiato di complotti, trappole e azioni diversive volti a raffigurare il KGB ed il GRU, i due servizi segreti dell’Urss, l’uno “civile”, l’altro legato agli ambienti militari, come lupi famelici volti ad azzannare, per colpa della disattenzione e della “generosità” democratica dell’Occidente, i pacifici ed innocenti popoli del “Mondo Libero”.

Tutto cominciò in Gran Bretagna, nel mese di settembre, quando fu montato uno scandalo spionistico volto a ridimensionare la sempre maggiore influenza dell’Urss nell’opinione pubblica britannica ed il crescente peso di quel Paese nell’interscambio commerciale e nei rapporti economici in generale. Ben 105 funzionari sovietici, addetti sia dell’Ambasciata che di altri uffici di rappresentanza (Intourist, Aeroflot, Narodny Bank, Tass e ditte varie), furono espulsi in base ad accuse false e tendenziose, o comunque mai dimostrate da fatti concreti. Dei 550 diplomatici e rappresentanti sovietici in Inghilterra, ne restarono, dunque, 445. Da tempo, gli ambienti reazionari, anticomunisti e bellicisti avevano espresso il desiderio di ridurre la presenza sovietica in Gran Bretagna, con le buone o con le cattive; spaventava questi ambienti la sempre maggiore simpatia riscossa dall’Urss, dalle sue iniziative di pace, dai suoi primati economici, dalle sue proposte di pacifica cooperazione, presso la società inglese, percorsa da positivi fermenti di rinnovamento ed apertura al mondo. I banchieri e gli usurocrati, i fabbricanti di cannoni e ordigni bellici, i vecchi arnesi del militarismo e del decadente imperialismo britannico, un tempo coronato dai profitti di rapina del peggior colonialismo, non potevano darsi pace per il prevalere di nuovi orientamenti anche in una parte del mondo politico, non più allineato a proclami da crociata o a maccartismi ridicoli ed anacronistici. Così, il teatrino della provocazione aprì il suo sipario sulla scena dei rapporti diplomatici fra le due Nazioni, innalzando pericolosamente il livello della tensione. 

Oleg Adol’fovic Ljalin


A dare il via alle danze fu un agente provocatore dei servizi sovietici, tale Oleg Adol’fovic Ljalin che, al soldo degli ambienti reazionari londinesi, inventò una storia di infiltrazioni ai più alti livelli, di spionaggio industriale, di inganni tessuti all’ombra del KGB: insomma, il solito Mitrokhin che prima viene agganciato, assoldato e messo al servizio delle trame anticomuniste, quindi viene dipinto come transfuga nel momento in cui inizia a recitare il finto copione scritto dai suoi burattinai. Gli strateghi della tensione ebbero buon gioco nel godere della protezione e dell’attiva partecipazione, al complotto, da parte del Primo Ministro britannico Edward Heath e del Segretario di Stato per gli Affari Esteri Sir Alec Douglas Home. Entrambi avevano un curriculum, per così dire, di tutto rispetto, nel quadro dei programmi in agenda: il primo era un fervido sostenitore della guerra contro i Vietcong in Indocina, nonché artefice delle più crudeli repressioni nell’Irlanda del Nord; il secondo, vecchio volpone della diplomazia, era stato Segretario personale del Premier Neville Chamberlain, l’ammiratore di Hitler che aveva consegnato al tiranno tedesco la Cecoslovacchia a Monaco, su un piatto d’argento. Con una simile “regia politica”, il “caso Ljalin” si sviluppò sui binari del più accanito antisovietismo.

Il ministro Alec Douglas Home in una raffigurazione satirica


Ricattabile, in quanto dedito all’alcool e alle donne, Ljalin fu costretto a recitare una parte sapientemente studiata per conseguire due obiettivi, lucidamente individuati anche dai laburisti inglesi guidati da Harold Wilson: deviare l’attenzione dell’opinione pubblica britannica dallo stato sempre più precario dell’economia, con crisi e disoccupazione dilagante e, in secondo luogo, infliggere un vulnus al commercio estero sovietico. L’Urss, in quel periodo, aveva raggiunto la posizione di terzo partner commerciale della Gran Bretagna, con un attivo di ben 100 milioni di rubli nell’interscambio. Minare l’immagine ed il ruolo dell’Urss, significava sferrare un attacco pericoloso alla distensione. Come rispose l’Urss? Lungi dall’adottare toni isterici e bellicisti, Mosca dimostrò ancora una volta la propria volontà di pace, arginando le derive più burrascose nello scenario internazionale. Certamente, la stampa ebbe buon gioco a raffigurare la crociata britannica per quello che era: un ridicolo tentativo di rilanciare la “guerra fredda”, con un Douglas Home ironicamente ritratto, dalla “Komsomolskaja Pravda”, nei panni del regista prescelto per una nuova serie di “James Bond”. 

La quinta colonna in GB dello spionaggio sovietico...


Le “”Izvestija” del 2 ottobre, invece, ospitarono un’intervista a Kim Philby, controverso agente inglese, il quale aveva offerto i suoi servizi anche al KGB per la suprema causa della pace nel mondo: il misterioso 007 mise in guardia sui piani spionistici occidentali verso l’Urss, attuati anche per mezzo di turisti di apparentemente innocue comitive in visita a Mosca, Leningrado e ad altri luoghi dello sterminato Paese dei Soviet. Che vi fossero, in Gran Bretagna, agenti e “antenne” del KGB e del GRU, ciò era pacifico, come era pacifico il fatto che, in Urss, vi fossero 007 di Sua Maestà britannica. Che agenti del KGB e del GRU fossero attivi in Gran Bretagna per carpire a tutto spiano segreti industriali e militari, non è seriamente ipotizzabile: quale convenienza poteva avere ad attuare trame spionistiche rischiosissime un Paese, come l’Urss, che nell’interscambio commerciale con la Gran Bretagna era sistematicamente in attivo, esportando valore aggiunto e non certo chincaglierie? Evidentemente, i “dividendi” dello scandalo potevano essere intascati solo e soltanto da chi aveva interesse a scavare un solco tra Londra e Mosca in nome dell’anticomunismo e dell’antisovietismo più retrivo. Il vertice del governo sovietico rispose, compattamente, in maniera ferma ma senza colpi di testa: si ricordarono all’opinione pubblica mondiale gli atti di spionaggio (reali, non fantasiosi) avvenuti ad opera dei britannici in Urss, i processi e le espulsioni legati a tali episodi. Si ribadì che l’Urss perseguiva una politica di pace e distensione mondiale e che questo indirizzo sarebbe rimasto invariato, anche dinanzi alle provocazioni orchestrate a tavolino, in modo scientifico, dai circoli dei “falchi” imperialisti. 

Temibile spia del GRU


Che vi fosse una centrale operante in tal senso, con azioni coordinate e pianificate, è provato dal fatto che la campagna contro l’Urss si estese, di lì a poco, anche in Francia, in Germania e, soprattutto, in Belgio. Qui il complotto antisovietico assunse aspetti talmente maldestri e caricaturali da suscitare, oggi, ad una disamina spassionata e distaccata dei fatti, le più squillanti risate. Nel mese di ottobre del 1971, infatti, si annunciò la “scoperta” di una rete spionistica sovietica a Bruxelles, a danno niente popò dimeno chè della sede della NATO, nel sobborgo di Evere. A dirigere quest’ennesima “orchestra rossa” sarebbe stato l’addetto commerciale Anatolij K. Cebotarev, nel frattempo misteriosamente sparito dopo aver “svelato” tutto alle autorità britanniche. Il KGB ed il GRU avrebbero controllato, senza soluzione di continuità, le comunicazioni telefoniche della NATO da ben 15 mesi, 24 ore su 24 (!!!). Praticamente, il principale organo e dispositivo militare del mondo occidentale se la sarebbe fatta fare sotto al proprio naso dai servizi sovietici, in una maniera tale da far impallidire anche il più sprovveduto pivello di strada. Se, per paradosso, dessimo per vere queste deliranti premesse, allora ci sarebbe da meravigliarsi, ancora oggi, di come l’Armata Rossa non avesse approfittato, in quel tempo, per balzare in un lampo su tutto il mondo occidentale, invaderlo e annetterselo! Evidentemente, il senso del ridicolo non era particolarmente sviluppato, in quel 1971, negli ambienti antisovietici, a corto di storie credibili per condire la loro sete di crociata. Anche il Belgio vide il suo contorno di cacce alle streghe, sensazionalismi giornalistici, fughe indotte di funzionari sovietici, dipinte come il classico fuggi – fuggi di spie, quando invece alla base c’era solo l’ovvio desiderio di mettersi al sicuro nel Paese natale, al riparo da minacce e isterie. Cebotarev, passato nel campo occidentale con una fuga rocambolesca, chiaramente costruita con tanto di sceneggiatura, fu un fiume in piena quanto a rivelazioni e “soffiate”, ma… anche qui, alle volute del fumo, libratesi come arabeschi nell’aria stantia delle cucine antisovietiche, non corrispose l’arrosto dei fatti! Anzi, i fatti furono legnate nei denti degli strateghi dell’indecente polverone, a mo’ di boomerang: si scoprì, in poco tempo, che i sovietici avevano potuto intercettare le conversazioni telefoniche dei funzionari e dei militari della NATO in quanto il cavo telefonico della sede dell’Alleanza atlantica passava… sotto al vicino palazzo della “Scaldia – Volga”, società sovietico – belga impegnata nella fabbricazione e nel commercio di autovetture. Insomma, gli spioni della NATO, attentissimi fino alla maniacalità e alla paranoia, avevano fatto passare il cavo telefonico del loro quartier generale… sotto al naso dei sovietici! Fu facile, persino ovvio dimostrare che il palazzo, inaugurato nel 1970, era stato edificato dopo, molto dopo che la sede NATO, con relative utenze, era entrato in funzione e che, pertanto, se nessuno aveva mosso allora obiezioni sull’ubicazione della società sovietico – belga, farlo ora acquistava il sapore della beffa più ridicola. Fu facile dimostrare che, con una prossimità così estrema dei gangli del cablaggio, le interferenze erano frequenti e, quindi, anche involontariamente, poteva capitare che il personale sovietico in forza alla “Scaldia – Volga” ascoltasse, con sua somma sorpresa, le comunicazioni che intercorrevano tra la NATO e il mondo esterno. Nessuno spiegò piuttosto all’opinione pubblica per quale motivo la NATO non avesse approntato, data quella vicinanza “sensibile”, misure di protezione e di isolamento degne di questo nome. Nessuno, tanto meno, poté dimostrare l’esistenza dei fantascientifici strumenti di intercettazione che, si asseriva, fossero nella disponibilità dei perfidi sovietici. 

Il colpo di scena, però, ci fu nel dicembre del ’71, circa due mesi dopo lo scoppio del finto scandalo: l’ineffabile Anatolij K. Cebotarev si sottrasse alla vigilanza occhiuta e pressante dei suoi “arruolatori – carcerieri” e… tornò in Urss, a dimostrazione di quanto le sue “confessioni” e “rivelazioni” fossero state ottenute con l’inganno, la prepotenza e pilotate verso l’obiettivo del sabotaggio dei rapporti sempre più fecondi tra Urss e Belgio. Nessuno parlò di rapimento mascherato da defezione, o ne parlò per brevissimo tempo in maniera non convinta né convincente, ma si può ipotizzare oggi, decantate le acque burrascose di allora, anche questo scenario, sul quale magari l’Urss (è solo un’ipotesi) decise di soprassedere per non rovinare l’assetto delle relazioni bilaterali con il piccolo ma nevralgico Paese europeo. L’esistenza stessa della “Scaldia – Volga“ era un obiettivo centrale per la propaganda e l’azione eversiva dello spionaggio occidentale, quello inglese in primis: tale impresa, infatti, sempre più fiorente, minacciava di erodere quote di mercato rilevanti alle case automobilistiche occidentali non solo in Belgio, ma in tutta l’area del BENELUX, mettendo a disposizione degli acquirenti modelli eleganti, funzionali ed economici (si arriverà, nel 1984, a 435 punti vendita e assistenza in tutta l’Europa centrale ). Nel 1970, il dinamico e capace funzionario Boris Savic, in forza alla “Scaldia – Volga”, era stato espulso dal Paese con accuse gonfiate ad arte. Al tempo stesso, il vespaio rafforzava il ricatto verso il governo belga da parte della NATO, che da tempo aveva alzato il prezzo della sua presenza a Bruxelles. 

Il ciclone anticomunista non si fermò al Centro – Europa, ma dilagò nel Mediterraneo con qualche mese di ritardo: nella primavera del 1972, infatti, i servizi segreti italiani (SID), controllati dal piduista e filofascista Vito Miceli, deputato del MSI per tre legislature, montarono il caso della “scoperta” di una rete spionistica del KGB in Italia, chiedendo al governo in carica, guidato da Giulio Andreotti, di procedere all’espulsione di un gran numero di diplomatici, funzionari, addetti sovietici. Una bomba che avrebbe irrimediabilmente compromesso, anche in questo caso, i sempre migliori rapporti tra Urss e Italia, dal punto di vista diplomatico, commerciale, economico, culturale. A disinnescare l’ “ordigno” furono (dobbiamo riconoscerlo!) la saggezza e l’equilibrio del Primo Ministro, novello Richelieu, il quale mise subito la mordacchia ai cori latranti dei circoli anticomunisti e stoppò le loro spericolate iniziative: vi fu non un’ espulsione in massa di cittadini sovietici, ma, al contrario, una valutazione prudente e ponderata del caso, con al termine addirittura un rafforzamento dei legami tra Italia e Urss. Qualche buon anno dopo, davanti alla Commissione Mitrokhin, Andreotti ricorderà quei giorni con la consueta lucidità e capacità analitica: “Certo, non furono espulsi, perché la proposta non fu accolta, anche perché la motivazione era di un ridicolo assoluto: si diceva che alcuni di questi funzionari (…) si incontravano con dei deputati comunisti. Volevo vedere che non lo facessero, ma non è che per questo gli si potevano imputare atti di spionaggio. Erano atti di cortesia.”. 

Giulio Andreotti con il ministro degli Esteri sovietico Andrei Gromyko


Tutto ciò, si badi bene, avveniva mentre l’Italia vedeva le più serie scorribande di CIA, MOSSAD e MI 6 contro la propria indipendenza, sovranità e, in particolare, contro la prospettiva di un’ascesa al governo da parte dei comunisti e contro la politica estera filo – araba inaugurata, in modo particolare, da Aldo Moro, accompagnata da apprezzabili aperture ed accordi con un’Urss in pieno sviluppo. Insomma, in quel 1971/72, gli spettri della “guerra fredda” erano ben vivi e tentarono, a più riprese, di sabotare i rapporti tra occidente e mondo sovietico. Le risposte da parte dell’Urss, in modo particolare da parte del Ministro degli Esteri Gromyko, furono sempre, come abbiamo visto, improntate alla cautela (forse eccessiva) e al buon senso (a volte degno di miglior causa). Era ancora lontano a venire il traditore Gorbaciov, con la sua cerchia di liquidatori del socialismo, legati mani e piedi alla reazione internazionale, agli ambienti mondialisti e massonici. Scalato il massimo livello del potere sovietico, con l’avvio della “perestrojka”, davanti a quei circoli si sarebbe spalancata la strada verso l’obiettivo agognato da decenni: la fine del socialismo reale e di ogni contrappeso all’imperialismo, senza più la necessità di intrighi diplomatici e scandali confezionati ad arte. Il resto, è storia dei nostri giorni, con una Russia, quella di Putin, non certo socialista, ma rinata comunque a nuova vita sullo scacchiere mondiale, nel suo ruolo di rivale geopolitico del sempre più decadente unipolarismo americano, particolarmente aggressivo ed arrogante sotto la gestione dei neocon padrini di Bush jr. e dei “ liberal “ mentori di Obama. 

FONTI BIBLIOGRAFICHE E SITOGRAFICHE 

“La Stampa”, numeri del 25/09/1971, del 27/09 /1971, del 30/09/1971, del 2/10/1971, del 17/10 /1971, del 18/10/1971, del 19/10/1971, del 6/11/1971, consultabili in : “ http://www.archiviolastampa.it “

Dichiarazioni di Giulio Andreotti rispetto ai fatti del 1972 in Italia:


Notizie sulla “Scaldia – Volga”: 


Per un panorama delle provocazioni antisovietiche e anticomuniste, anche a livello spionistico, vedi:

Victor Marchetti - John D. Marks: “Cia. Culto e mistica del servizio segreto” (Garzanti, 1975). 

William Blum: “Il libro nero degli Stati Uniti” ( Fazi Editore, 2003 ).

venerdì 25 novembre 2016

La giustizia ostacolata: come 8.000 soldati della Divisione Waffen SS Galitsien furono protetti dal governo britannico

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI ANDREY PANEVIN

FONTE

traduzione di Guido Fontana Ros

Soldati della Divisione Waffen SS Galizia sfilano davanti ad Himmler
In seno al continuo sostegno ai politici ed ai militari fascisti dell'Ucraina, fornito dai governi occidentali, molta gente si chiede come possa situarsi un tradimento di tal fatta dei sacrifici sopportati dagli Alleati durante la II GM. Comunque molte persone sono ignare, in gran parte a causa dei mezzi di informazioni sempre più corrotti, che questi governi hanno alle spalle una sconvolgente storia di protezione dei colpevoli di alcuni tra i più terribili crimini di quella guerra. Uno degli esempi più lampanti di questo comportamento, vale a dire la protezione dei criminali di guerra dai rigori della giustizia è stato confermato nel 2005 grazie alla declassificazione di documenti del British Home Office attestanti la protezione dalla giustizia penale che attendeva in Unione Sovietica, almeno 8.000 membri della Divisione Waffen SS Galizia.

Quando la Germania nazista si arrese nel maggio 1945 alle Potenze Alleate, la 14a Divisione Waffen SS Galizia, composta da volontari ucraini, continuò la sua ritirata dalle sue posizioni verso occidente per evitare la cattura e la conseguente punizione da parte dell'avanzante Armata Rossa. La divisione, contava circa 10.000 soldati, alla fine scelse di arrendersi alle forze americane e britanniche e fu spedita per un breve periodo nel campo di internamento di Spittal an de Drau in Austria. Il governo britannico, contravvenendo agli accordi della Conferenza di Yalta, si rifiutò di rimpatriare in Unione Sovietica la Divisione Galizia, trasferendola invece in un altro campo di internamento, quello di Bellaria-Igea Marina nell'Italia del Nord. Successe che un trio di importanti fascisti ucraini, Mykola Lebed, padre Ivan Hyry'okh e il vescovo Ivan Buchko, avesse convinto il Vaticano a intercedere in favore dei soldati, che il vescovo Buchko descriveva come "buoni cattolici e ferventi anticomunisti".

Soldati della Divisione Galizia sotto custodia degli Alleati in un campo nei dintorni di Rimini
In seguito a questa intercessione, le autorità americane e britanniche che sopraintendevano al campo di internamento, rimasero ferme nel loro proposito di contravvenire all'obbligo di rimpatriare in Unione Sovietica questi soldati. Uno dei principale fautori della decisione di non rimpatriare la Divisione Galizia fu il maggiore Denis Hills. Il maggiore Hills era fiero di proteggere questi uomini e nonostante ammettesse di "essere a conoscenza della loro appartenenza alle SS", diceva che "l'esercito non si interessava dei crimini di guerra". Secondo lo storico britannico Stephen Dorril, nel suo libro "M16: Inside the Covert World  of Her Majesty’s Secret Service", il maggiore Hills descriveva se stesso come un fascista e un acceso anticomunista che si era incaricato personalmente di trasferire la Divisione Galizia in Gran Bretagna. Hills in persona consigliò il capo della divisione, il maggiore Yaskevycz, di dare istruzione ai suoi uomini di mentire e di insistere sul fatto che erano stati costretti a servire i nazisti, non essendo in alcun modo volontari, quando erano interrogati dalla commissione sovietica per il rimpatrio. Il risultato di  questo e il timore che il miglioramento delle relazioni fra l'Italia e l'Unione Sovietica potesse sfociare nel rimpatrio, fecero prendere la decisione del 1 aprile 1947, di trasferire alemno 8.000 membri della Divisione Galizia in Gran Bretagna


Soldati della Divisioni Galizia mentre vengono trasferiti in Gran Bretagna
I documenti dell'Home Office mostrano anche una generale consapevolezza del retroterra di questi uomini e della Divisione Galizia. Era ben conosciuto il fatto che questi soldati fossero "pessimi e che sarebbero probabilmente sorti problemi se fossero stati impiegati assieme ai polacchi". A dispetto di questi fatti la tendenza nella corrispondenza britannica su questa divisione, era quella di sorvolare sulla sua storia recente e sul suo ruolo nelle Waffen SS. Tuttavia vi furono obiezioni degne di nota da parte di singoli funzionari dell'Home Office che si occupavano di questo caso, tra cui vi è quella di Beryl Hughes che rilevò:
...risulta difficile comprendere l'atteggiamento del Ministero del Lavoro verso questi prigionieri di guerra. Mentre si prende a cannonate il moscerino del PLF, ci si prepara ad inghiottire con serenità un cammello di grandi dimensioni sotto forma di oltre 4.000 indiscutibili volontari della Wehrmacht, questo mi sembra che tocchi la sommità dell'assurdo...Non posso essere d'aiuto avendo serie perplessità riguardo a questo tentativo di collocare i prigionieri di guerra ucraini sul mercato del lavoro come una semplice altra partita di EVWS. [Lavoratori volontari europei].
Un altro funzionario dell'Home Office, tal F.L.F. Devey si riferiva allo status di "personale nemico arreso" (SEP) assegnato alla Divisione Galizia, definendola una "graziosa finzione" che era stata escogitata durante l'internamento in Italia e che nascondeva il vero status di prigionieri di guerra.



Una componente interessante di questi documenti e in particolare dei solleciti del PM canadese Panchuk, è l'appello a simpatizzare con gli uomini della Divisione Galizia per il loro combattere contro i russi e i comunisti invece che contro gli "alleati occidentali". Questa logica sarà utilizzata dalla CIA negli anni successivi, con operativi di alto rango come Harry Rositzke che spiegava che appena prima e durante la Guerra Fredda, tutti potevano essere considerati degli alleati "in base a quanto fosse vecchio il loro anticomunismo... senza guardar troppo da vicino le loro credenziali".



Anche se c'era la tendenza di dare uno sguardo un po' più a fondo alle credenziali dei soldati della Divisione Galizia, il governo inglese intraprese una serie di passi per oscurare la brutta storia di questi uomini. Il Dr. Stephen Ankier, farmacologo che si trasformò in un ricercatore dell'Olocausto, portò alla luce l'importante "lista di Rimini". Questa era un documento classificato che annullava di fatto la possibilità di monitorare i membri della divisione che erano trasferiti in in Gran Bretagna e che bloccava inoltre ogni sforzo volto ad "intraprendere ogni azione contro di essi, nonostante il sospetto che ci fossero nel gruppo dei criminali di guerra che vivevano in Inghilterra". Uno dei vantaggi della lista di Rimini era che il governo britannico sarebbe stato in grado di nascondere in modo migliore l'identità di quei soldati della Divisione SS Galizia che si erano all'epoca uniti al M16 e all'esercito inglese per contribuire alla campagna antisovietica.


Un'inchiesta condotta dall'ex PM britannico Rupert Allason, scoprì che un significativo numero di membri della divisione era stato condotto nella RNAS [Royal Naval Air Station] di Crail in Scozia per insegnare il russo alle reclute dei servizi inglesi. Inoltre Allason disse nel 1990 al parlamento inglese che egli aveva:
ottenuto le prove da persone che avevano svolto là [RNAS Crail] il servizio e che avevano imparato il russo da gente che si vantava delle atrocità commesse... Queste vanterie erano note agli uomini dei servizi che stavano entrando nei reparti di intelligence e dovevano essere altresì note al governo inglese negli anni successivi
A dispetto di queste prove che furono a disposizione per decenni del governo inglese, nessuna azione significativa fu mai intrapresa e non venne mai riconosciuto ufficialmente il ruolo giocato dai britannici nel riparare dai rigori della legge centinaia di criminale di guerra. Ancor più sconvolgente è il fatto che l'accettazione di criminali di guerra della II GM in Inghilterra, non fu solo limitata a questi 8.000 fascisti ucraini, ma fu estesa a un significativo numero di soldati dell'Asse. Gli storici britannici Andrew Thompson e David Cesarani, nelle loro ricerche hanno mostrato che "criminali di guerra di diverse nazionalità entrarono in  Gran Bretagna "attraverso corsie preferenziali rappresentate dai programmi postbellici per i lavoratori e dalle iniziative per il reinsediamento volte a prevenire il rimpatrio nei territori sovietici".


Alla luce di queste informazioni la logica sottesa al sostegno occidentale odierno al fascismo in Ucraina, diventa più chiara, specialmente nel contesto della contemporanea isteria russofobica che si riallaccia pesantemente alla retorica antisovietica del periodo postbellico. Le immagini dei politici americani abbracciati ai difensori dell'Ucraina fascista all'inizio potevano apparire scioccanti, ma ora possono essere viste come la continuazione della tradizione politica vecchia di decenni che tradisce i veri eroi e le vittime della II Guerra Mondiale.




martedì 18 agosto 2015

Operazione Unthinkable: il piano di Churchill per dare inizio alla III Guerra Mondiale

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Guido Fontana Ros


Mentre continua la guerra nel Pacifico, nell'Europa ridotta a un cumulo di macerie fumanti, la Germania schiacciata dall'Armata Rossa si arrende. Finalmente il più grande massacro che abbia mai visto l'umanità è terminato. C'è però chi non ne ha abbastanza, bisogna portare avanti il compito che Hitler non è riuscito a portare a termine: la distruzione dell'URSS.
Churchill progetta di attaccare l'URSS.

TRADUZIONE IN PDF

FONTE 1

FONTE 2



martedì 4 agosto 2015

Chi firmò la condanna a morte della Francia nel 1940?

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Guido Fontana Ros



Non molti sanno dello strano andamento delle vicende dell'inizio della II Guerra Mondiale. Il saggista russo Nikolai Starikov in questo articolo illustra i retroscena che causarono il repentino crollo della Francia nel maggio del 1940. Non fu solo opera della formidabile macchina bellica nazista e della bravura dei suoi generali, altre forze diedero un contributo fondamentale alla capitolazione della Francia.
Lo stesso Hitler a lungo esitò prima di proseguire la guerra dopo aver annientato la Polonia.

TRADUZIONE IN PDF

FONTE



sabato 27 giugno 2015

La Francia e la Gran Bretagna avevano pianificato nel 1940 un attacco all'URSS

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Guido Fontana Ros
  • Parigi, primavera del 1919, negli incontri a latere della Conferenza di pace, si parla di un possibile attacco alla nascente Russia sovietica; il generale tedesco Karl Hoffmann ne presenta il piano. Piano che verrà discusso a lungo nei 2 decenni successivi e modificato più volte dai britannici e dai francesi.
  • Mosca 1939, dopo i vergognosi Accordi di Monaco in cui si dà mano libera a Hitler in Europa, 2 settimane prima dello scoppio della guerra, il 15 agosto l'URSS fa l'ultima offerta agli inglesi e ai francesi per fermare Hitler. La risposta degli occidentali è negativa.
  • Londra/Parigi, inverno/primavera 1940, i britannici e i francesi con l'aiuto USA preparano un attacco a sorpresa contro l'URSS: questo è l'argomento della traduzione qui presentata.
  • Londra, Washington, estate del 1945. Operazione Unthinkable: per ordine di Churchill vengono preparati 2 piani per un attacco di sorpresa contro i sovietici. Lo Stato Maggiore Alleato valutando la grande disparità delle forze in campo ne sconsiglia l'esecuzione.
Non parliamo del successivo piano di bombardamento nucleare dell'URSS da parte del malato di mente ammiraglio Forrestal, dell'immediato dopoguerra...ancora vi stracciate le vesti e vi rotolate nella disperazione per il Trattato Ribbentrop-Molotov? Veramente? Pensate che qualcosa sia cambiato oggi?
Leggete questo articolo dove si tratta di come, con i nazisti pressoché sotto casa, i francesi e gli inglesi progettino di attaccare l'URSS.


FONTE