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sabato 20 gennaio 2018

Sul fronte del grano

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI G. STALIN




Circa un anno fa, proprio su queste pagine, il compagno Baldelli pubblicava un sunto,(reperibile a questo link), dello studio Climate Dependence and Food Problems in Russia 1900-1990 di Nikolai M. Dronin e di Edward G. Bellinger, accademici di provata fede anticomunista, che quasi obtorto collo evidenziava gli straordinari successi raggiunti nella produzione agricola dai Piani Quinquennali elaborati dal "feroce dittatore georgiano" (naturalmente le virgolette sono d'obbligo, trattandosi di ironia).

Per avere un quadro generale completo consiglio la lettura di questo scritto del compagno Stalin intitolato Sul fronte del grano contenuto in Questioni del Leninismo, Edizioni in lingue estere, Mosca, 1946 (questo volume sarà ripubblicato nella primavera ventura dalle Edizioni Rapporti Sociali).

Impressionante è il livello di approfondimento su una questione tecnica, l'incremento della produzione cerealicola dello scritto del compagno Stalin, soprattutto se paragonato al livello delle discussioni non solo degli esponenti politici della borghesia, ma anche alla quasi totalità degli attuali leaderini e intellettuali che si definiscono comunisti; veri e propri minus habentes non solo in riferimento alla padronanza della scienza marxista, ma anche per quello che attiene all'intellettualità e alla cultura.

mercoledì 12 luglio 2017

La lotta dei bolscevichi e dei lavoratori sovietici, tutti contro il sabotaggio economico dei contabili dei kolkhoz

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di LUCA BALDELLI

Un capitolo poco noto della lotta di classe combattuta dai contadini, dagli operai e dai quadri tecnici e impiegatizi onesti delle aziende agricole collettive dell’Urss negli anni ’30, è, senza dubbio, quello relativo alla vigilanza e alla battaglia contro gli abusi, le soperchierie, le diversioni, i furti e le malversazioni compiuti da alcuni economi, contabili e revisori dei conti. In tutta l’Urss, all’inizio del processo imponente e spesso vorticoso di collettivizzazione delle terre, vi fu chi intese sabotare, con ogni mezzo a sua disposizione, i progressi nel campo dell’organizzazione del lavoro, i miglioramenti delle tecniche di conduzione dei fondi agricoli, l’elevamento del benessere generale delle masse contadine, l’arricchimento del patrimonio sociale, economico e infrastrutturale delle aziende agricole collettive (kolkhoz e sovkhoz). I ceti sfruttatori e parassitari, spodestati dalla Rivoluzione d’Ottobre, fin dagli albori del nuovo ordine sovietico imbracciarono le armi e dettero fuoco alla miccia della controrivoluzione e del sabotaggio, pur di difendere i loro privilegi attaccati frontalmente e aboliti dal governo degli operai e dei contadini. Chi, piangendo lacrime di coccodrillo, e spargendo il più delle volte menzogne e imposture storiche, deplora la sorte dei kulaki e vaneggia di un loro inesistente “sterminio” da parte delle autorità comuniste, dovrebbe tener presente che i kulaki, assieme agli esponenti dei vecchi ceti mercantili, agli ex gendarmi e scherani dell’Impero zarista, furono deportati solo in minima parte in Siberia o in altri luoghi di nuovo insediamento e quasi mai d’imperio, bensì sempre per una forte volontà espressa dal basso, dai contadini poveri e medi. In gran parte, i rappresentanti dei ranghi sociali espropriati, aboliti o ridimensionati nel loro peso e nella loro capacità di interdizione sociale e politica, trovarono impiego nei gangli della pubblica amministrazione e negli organi di gestione economico – contabile delle aziende agricole e industriali . Alcuni di loro – va detto per amor di verità e di obiettività storica – scrollatisi di dosso il fardello dell’inglorioso passato e delle tramontate idee, furono leali, fedeli e specchiati servitori dello Stato degli operai e dei contadini; altri, invece, irriducibili nemici di ogni principio di uguaglianza, di reale libertà ed emancipazione delle classe sociali subalterne, sfruttarono il loro livello di istruzione, senz’altro superiore alla media, visto che per secoli ne avevano negato uno dello stesso livello a milioni di uomini e donne, per tessere trame eversive, minare l’economia del Paese, provocare il crollo del potere sovietico nel vortice di un malcontento scientificamente coltivato e nutrito. Molti avranno letto sicuramente dei numerosi incendi dolosamente appiccati a kolkhoz e sovkhoz negli anni 1929 – 1933, con depositi distrutti, ricoveri per animali ridotti in cenere, raccolti arsi nel rogo dell’egoismo e dell’odio di classe spinto fino a negare il pane al popolo, a distruggerlo in maniera crudele e spietata. Accanto a questi truci aspetti della reazione dello strato sociale capitalista e benestante delle campagne, ve ne furono altri meno indagati in sede storiografica, più sottili ed insidiosi, ma non per questo meno devastanti per la costruenda economia collettiva sovietica: contabilità falsificate per far apparire passività inesistenti, giornate lavorative dei kolkhosiani misconosciute o pagate per metà (il trudoden, la giornata lavorativa effettivamente prestata sulle terre collettive, era la base per il conteggio delle paghe degli agricoltori delle fattorie collettive, in natura e in denaro), fannulloni amici del contabile di turno, o ad esso legati da antichi rapporti di protectio – oboedientia, retribuiti in maniera ingiustificata sulle spalle dei contadini onesti e laboriosi, coi fondi che a questi ultimi avrebbero dovuto essere destinati. Infine, mancata registrazione di raccolti, prodotti orticoli, capi di bestiame, pollame e uova, alfine di spianare la strada ad appropriazioni indebite, corruttele e ruberie attuate in forma “consortile” tra ex kulaki espropriati, economi, ragionieri, revisori dei conti. Contro questa piaga, che, specie nei primissimi anni ’30, minacciò di scardinare l’organizzazione economica agricola in tutto il Paese, si eresse un potente vallo da parte della vigilanza operaia e contadina; assediata dall’esterno e minata all’interno dall’azione dei nemici del popolo e degli elementi politicamente ostili, l’Unione Sovietica reagì potentemente stroncando complotti e fermenti rovinosi, nelle città e nelle campagne. L’NKVD (Comissariato del Popolo agli Affari Interni), coadiuvò in maniera indefessa l’operato del Partito, dei Sindacati, dei Soviet (specie i Sel’ Soviet, i Soviet di villaggio) per stanare i nemici infiltrati negli organismi economici e gestionali delle campagne, nelle articolazioni deputate ad assicurare gli approvvigionamenti e i materiali necessari all’economia agricola. Nel 1935, la partita era vinta ormai quasi al 90%: un documento dell’NKVD, uscito dagli archivi ex sovietici, ci mostra con dovizia di dati la situazione sul campo in quell’anno, anno di resoconto, verifica e bilancio di un’epurazione sacrosanta e necessaria per il Paese e per la stabilità del socialismo.


Il Segretario politico del GUGB (Direttorato principale per la sicurezza di Stato), Molchanov, in data 19/07/1935 scrive alle massime cariche del VK (b)P (denominazione allora in uso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica), ripercorrendo le tappe dell’azione degli organi ispettivi e di sicurezza dell’Urss in merito al controllo e alla verifica degli apparati amministrativi e contabili dei kolkhoz. L’inchiesta, svolta con la costante e fruttuosa collaborazione delle articolazioni istituzionali e politiche del potere sovietico, marciò a ritmi serrati e coinvolse vari territori dell’Urss, di capitale importanza per le dinamiche sociali ed economiche legate al cammino della collettivizzazione dell’agricoltura e, più in generale, alla costruzione del socialismo (si va dalla Siberia Occidentale all’Ucraina, passando per l’Uzbekistan, la regione caucasica, l’area del Mar Nero, la zona delle ubertose Terre nere centrali)  Dal documento inoltrato da Molchanov, veniamo a conoscere dati e particolari assai significativi per una comprensione completa ed approfondita del ruolo di sabotaggio esercitato, tenacemente ed in varie forme, da personaggi infiltrati negli apparati contabili e di gestione delle aziende agricole collettive. In 14 Repubbliche, con relativi Oblast’ (Regioni), Kraj (Territori) e Rajoni (Distretti), furono controllati 1940 kolkhoz e più della metà risultarono infiltrati, negli uffici deputati alla conduzione amministrativo – contabile, da elementi di estrazione diversa da quella operaia e contadina, quasi sempre socialmente e politicamente ostili, spesso protagonisti di episodi di malcostume e di sabotaggio. Per la precisione, vennero individuati 1013 individui espressione di ceti espropriati dalla Rivoluzione, 491 ex kulaki e commercianti, 83 ex ministri del culto (pope, mullah ecc…), 15 ex poliziotti in servizio nell’epoca zarista, 25 ex banditi controrivoluzionari, 90 ex Guardie Bianche (alcune delle quali ancora attive, legati a circoli revanscisti e reazionari vivi e foraggiati dallo spionaggio imperialista), 7 ex funzionari imperiali, 17 ex menscevichi e socialisti rivoluzionari, 22 elementi criminali di vario tipo, 162 persone sottoposte a indagini, 37 alcoolisti ed elementi antisociali.


Un panorama tetro, che certamente spiegava e spiega meglio di mille parole, l’insopprimibile realtà delle manovre di diversione e sabotaggio volte a mandare in frantumi l’economia agricola collettiva e lo Stato sovietico tutto, alla faccia dei tanto pubblicizzati storici “revisionisti”, sempre pronti a brandire, in funzione anti – staliniana ed anti – sovietica, la memorialistica falsa e tendenziosa di pseudo – testimoni, nonché la pamphlettistica d’accatto di pennivendoli al servizio degli apparati spionistici del mondo capitalista.


Scendendo nel dettaglio, veniamo a sapere che in 245 kolkhoz ucraini, nelle Regioni di Vinnycja, Kharkov, Dnepropetrovsk, nonché nella Repubblica socialista sovietica autonoma moldava, su 264 economi, ragionieri e revisori sottoposti a verifica, 60 erano ex kulaki o discendenti di kulaki, 25 erano compresi nel novero degli ex (ex?) seguaci del fascista Petljura, 25 appartenevano a sette religiose o ad ambienti clericali, 9 avevano ingrossato, in passato, le fila degli ufficiali e dei funzionari zaristi, 7 erano ex soldati delle armate bianche o appartenenti a bande controrivoluzionarie, 8 erano elementi schedati nei casellari penali, 27 avevano subito condanne a vario titolo e in diversi periodi. Molti economi, contabili e revisori dei conti agivano in diretto collegamento coi kulaki, orchestrando sistematici sabotaggi, sperperi di risorse collettive preziose, fino al dissesto dei kolkhoz nei quali lavoravano, al termine del quale c’era chi ne usciva con le tasche piene e chi ne usciva, invece, rovinato (i più). Kharkov, Vinnycja… non erano e non sono, forse, gli stessi luoghi da sempre indicati, dalla mendace propaganda holodomorista, come luoghi di tremende carestie e privazioni, di tragedie da film horror da addebitare tutte ai trinariciuti bolscevichi, affamatori e dispotici, nel periodo 1932/33? Come sempre, le donne di strada debbono dare delle prostitute a quelle oneste per passare da pulite! Se in quelle terre, negli anni sopra menzionati, vi furono difficoltà alimentari, di produzione ed approvvigionamento di derrate agricole, ciò avvenne non certo per l’azione decisa dei comunisti i quali, stroncando le trame controrivoluzionarie, salvarono anzi il Paese dalla fame vera e dal tracollo, ma per l’opera subdola e viscida dei nemici del popolo annidati e infiltrati ovunque, a partire dalle aziende agricole. Essi, unitamente all’influenza di calamità naturali e fenomeni climatici avversi, non prevedibili né del tutto arginabili, tentarono, nel 1930/33, di dare la spallata al potere degli operai e dei contadini e, non riuscendovi, anzi venendo scoperti, sparsero a macchia d’olio le loro menzogne su carestie mai avvenute e su tragedie esistenti solo nelle loro menti perverse. Dove più forti furono il controllo, la vigilanza operaia e contadina contro i sabotatori, dove più rilevanti furono i successi della lotta di classe contro gli elementi controrivoluzionari, tanto più velenose, macroscopiche e grottesche furono le invenzioni e le menzogne dei circoli colpiti dalla spada implacabile del potere sovietico.


Anche lontano da questi “epicentri”, nelle Repubbliche e nei territori dell’Asia centrale, la lotta non fu di poco conto e le situazioni venute alla luce grazie all’indagine promossa congiuntamente dagli organi di sicurezza, dal Partito, dagli organismi istituzionali centrali e periferici dell’Urss, dai tribunali, furono assai eloquenti: in Uzbekistan, ad esempio, su 100 contabili sottoposti a verifica e controllo in 97 kolkhoz di 30 Rajon, 83 appartenevano ai vecchi ceti feudali – capitalistico – clericali. Tra questi, 5 erano ex kulaki, 28 figli di ex kulaki, 10 ex mercanti e sensali, 6 ex ministri del culto, 13 figli di ministri del culto. Solo 17 ragionieri, economi e revisori su 83 erano di estrazione operaia e contadina.


Nella Regione di Ivanovo, il 39% dei contabili e dei quadri amministrativi dei kolkhoz appartenevano agli ambienti socialmente ostili al potere sovietico e il 16% manifestava disarmante impreparazione teorica e tecnica, così da spianare la strada alle malversazioni ed alle ruberie dei più “esperti “.


Lo spartito della musica non era granché diverso nella Regione di Kirov, presso la quale, nel Distretto di Vozhgalsk, su 11 contabili sottoposti a controlli, 7 risultarono esser figli di kulaki e mercanti, 2 erano ex impiegati perseguiti, dopo la Rivoluzione, per appropriazione indebita e corruzione, mentre gli altri due provenivano dallo strato sociale dei contadini medi, ma la loro origine non era di per sé una garanzia: infatti, uno era stato condannato per l’incendio doloso degli essiccatoi di un kolkhoz, l’altro era stato invece processato e condannato per il sabotaggio delle semine, atto riprovevole che, in varie parti dell’Urss, determinò situazioni di pesante difficoltà al popolo onesto e laborioso.

Al termine dell’indagine, vennero allontanate decine di individui dagli organismi contabili, gestionali ed amministrativi dei kolkhoz e 20 contabili, colpevoli di abusi, malversazioni, corruttele, sabotaggi, furono denunciati ed arrestati. Si voltò pagina, con tutti i conseguenti positivi riflessi sulla stabilità economico – patrimoniale delle aziende agricole collettive: non si sentì più parlare di paghe non corrisposte ad agricoltori e braccianti, di accantonamenti ingiustificati che privavano i kolkhoz di risorse vitali per le gestioni correnti, di semine ritardate deliberatamente, di inspiegabili ammanchi, di incendi dolosi, di morie ingiustificate di bestiame. Non tutto andò a posto subito e ovunque, certo (in quale luogo della Terra e in quale ambito della vita associata domina la perfezione?), ma il quadro economico dei kolkhoz migliorò rapidamente in ogni angolo dell’Urss, fino a raggiungere livelli ottimali verso la fine degli anni ’30. Verso la fine del 1937, si contarono in Urss 243.700 kolkhoz, con dentro 18.500.000 aziende contadine, ovvero il 99,1% di tutte le aree coltivate. Possiamo altresì vedere come nel 1930 vi fossero, in tutta l’Urss, 31.100 trattori, diventati appena due anni dopo 74.800 e, nel 1937, ben 365.800.

La grandezza del potere sovietico rifulse non solo nella prontezza con la quale vennero stanati i sabotatori, i delinquenti, i parassiti, i disonesti travestiti nei nobili panni del contabile, ma anche e soprattutto nell’intelligenza con la quale il problema venne affrontato e risolto. Contro l’estremismo ed il settarismo di precisi ambienti del Partito e dello Stato, i quali identificavano frettolosamente, e ingiustamente, ogni contabile, revisore, economo in un nemico di classe, e contro il lassismo di altri settori, ingenui quando non collusi e complici, i quali peroravano la linea della tolleranza sempre e comunque, la linea maggioritaria nel Partito e negli organismi istituzionali seppe scegliere la via giusta: quella del rigore, manifestatosi in un sano repulisti di elementi infidi o criminali, abbinato alla selezione ed alla promozione di quadri contabili ed amministrativi di provenienza sì borghese o feudale, ma onesti, scrupolosi e leali. In questo modo, gli agenti del caos e dell’eversione furono messi alle corde, privati del teatro nel quale attuare le loro malefatte, mentre le figure positive e costruttive furono fidelizzate, guadagnate stabilmente alla causa del socialismo. Parallelamente a ciò, si investì molto nella formazione di nuovi contabili esperti di schietta estrazione operaia e contadina, facendo piazza pulita di quell’impreparazione generale, di quelle deboli e frammentarie nozioni da computista dell’abaco, sulle quali avevano giocato e costruito le loro fortune i più “esperti” contabili nemici del potere sovietico, pronti ogni volta a sorridere col loro ghigno beffardo di coloro i quali, onesti ma sprovveduti, cercavano di districarsi disperatamente tra partite doppie, coefficienti di ammortamento, accantonamenti. Sorse autorevole, ben istruita ed addestrata, nonché strettamente legata alla causa del proletariato rivoluzionario, una nuova leva di ragionieri, revisori, economi delle aziende collettive, i cui successi rappresentarono un vanto per tutto l’immenso Paese dei Soviet. Gli operai e i contadini sapevano, nella loro stragrande maggioranza, formata da individui maturi e coscienti, che il contabile non era un nemico, ma un insostituibile alleato nella difesa e nella valorizzazione della proprietà socialista, un presidio fondamentale contro i furti, le azioni economicamente nocive, le gestioni anti – economiche. Ancora oggi, solo per fare un esempio, si rimane incantati ed ammirati nel constatare come, in Urss, qualsiasi bene fosse, almeno fino alle controriforme gorbacioviane, scrupolosamente censito, inventariato, descritto, dai grandi, avveniristici macchinari agricoli ed industriali, fino ai più banali soprammobili. E’, questo, un piccolo indice di come, in Urss, accanto agli operai e contadini, operò per lungo tempo un apparato contabile di prima qualità. Anche grazie a quell’apparato, il socialismo uscì vittorioso negli anni ’30 e poté veder dissolversi, sotto i caldi raggi del Sol dell’avvenire, tra le messi rigogliose dei campi estesi a perdita d’occhio, il ghigno perfido dei nemici del popolo.

Nota. Il documento analizzato e descritto nel presente articolo è reperibile a questo indirizzo: http://istmat.info/node/57180

Per le vicende dei kolkhoz e dei sovkhoz, per l’analisi della loro consistenza economica e patrimoniale, per i progressi nel campo della meccanizzazione dell’agricoltura, è utile consultare il secondo volume di “Lineamenti di storia dell’Urss” (Edizioni Progress, Mosca, 1982, in italiano ).

domenica 5 febbraio 2017

La balla dell'Holodomor: l'embargo occidentale dell'oro e la carestia sovietica del 1932-1933.

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI EKATERINA BLINOVA

FONTE

TRADUZIONE DI GUIDO FONTANA ROS





Nel corso di un'intervista esclusiva a Sputnk, l'economista, scrittore e politico russo, Nikolai Starikov, condivide le sue opinioni sulla controversia circa la carestia del 1932-33 e ci illumina sulla politica occidentale delle sanzioni antisovietiche nei primi anni '30.

La carestia disastrosa del 1932-33 dell'URSS, usata a mo' di mazza ferrata contro l'Unione Sovietica durante la Guerra Fredda, non dovrebbe essere estrapolata dal suo contesto storico.

La carestia, pesantemente politicizzata in seguito e senza alcun fondamento volgarizzata come "Holodomor", è solo una parte della storia del giovane stato sovietico e delle difficoltà cui ha dovuto fare frone dopo la Prima Guerra Mondiale.

Colpito duramente dalla Prima Guerra Mondiale ed esaurito dalla guerra civile e dall'intervento straniero, lo stato sovietico doveva ricostruire l'industria e modernizzare il settore agricolo per sopravvivere e e migliorare le condizioni di vita del popolo sovietico. 

L' "embargo occidentale dell'oro" e i "Piatilecki" di Stalin

I governi occidentali fin dal principio furono ostili alla dirigenza sovietica e rifiutarono di riconoscere il nuovo stato. Dopo l'inglorioso fallimento dell'intervento dell'Intesa, le potenze occidentali, le maggiori erano la Gran Bretagna, la Francia e gli Stati Uniti, cercarono di sopraffare l'URSS con la pressione economica.

Nikolai Starikov, economista, scrittore e politico russo ha detto a Sputnik:
"In quel periodo la dirigenza sovietica fu obbligata a concentrarsi sulla creazione di industrie di cui lo stato sovietico mancava. Per adempiere a questo compito, il Cremlino mise in opera i cosidetti "piatilecki" (vale a dire i "piani quinquennali"). In realtà la soluzione del problema fu divisa in due fasi: per prima cosa [la dirigenza sovietica aveva pianificato] di costruire nuovi impianti industriali, per seconda cosa di accrescere bruscamente la produzione di raccolti agricoli attraverso la meccanizzazione dell'agricoltura, per pagare le importazioni di macchine utensili dall'estero con il danaro guadagnato grazie all'esportazione dei prodotti agricoli.". 

Lo scrittore inoltre ha notato:
"E a questo punto l'Occidente fece un tentativo di sottomettere l'Unione Sovietica" Starikov ha sottolineato che:
"Nel 1925 "l'embargo dell'oro" fu imposto all'URSS: le potenze occidentali rifiutavano di accettare l'oro come mezzo di pagamento per i macchinari industriali spediti in Russia. Di punto in bianco chiesero al governo sovietico di pagare il macchinario industriale con legname, petrolio e grano.".
I governi occidentali spiegarono questa loro decisione come provocata dal rifiuto bolscevico di ripagare i debiti dell'Impero Russo.

Tuttavia questo non è tutto: nei primi anni '30 le più grandi potenze occidentali, USA, Francia e Gran Bretagna, instaurarono un embargo commerciale con l'Unione Sovietica, rifiutando di venderle alcunché se non avessero ricevuto in pagamento il GRANO.
Starikov ha spiegato più in dettaglio:"Immaginate che l'Unione Sovietica sia stata "intrappolata" nel bel mezzo dei suoi sforzi a tutto campo per ricostruire e modernizzare la sua base industriale", e che proprio in quel momento i macchinari (di cui l'URSS aveva un disperato bisogno) potevano essere acquistati solo in cambio di grano".

Il circolo vizioso delle carestie e l'agricoltura sovietica

Com'era il settore agricolo della Russia?

E' opportuno menzionare che dalla fine del XIX secolo l'Impero Russo aveva sofferto di carestie ripetute. Inoltre, durante la Prima Guerra Mondiale, l'area coltivata era diminuita in modo significativo.
"Negli anni '20 la Russia, incluso il territorio della moderna Ucraina fu afflitta da una serie di carestie, che ricorrevano ogni 2 o 4 anni. I fautori del concetto del cosiddetto "Holodomor" (idea secondo cui il governo sovietico abbia deliberatamente organizzato la devastante carestia del 1932-33), ignorano di norma il fatto che l'Unione Sovietica avesse attraversato periodi di dure carestie nel 1920-21, nel 1924, nel 1927 e nel 1928.".
Il professor Grover Carr Furr dell'Università di Montclair, ha scritto nel suo libro "Blood Lies: The Evidence that Every Accusation Against Joseph Stalin and the Soviet Union in Timothy Snyder's Bloodlands Is False", citando i lavori di ricerca del professor Mark. B. Tauger, un noto esperto di carestie:

"l'anno delle due Rivoluzioni, il 1917, vide una grande scarsità nei raccolti provocare una carestia negli agglomerati urbani nel 1917-18. Negli anni '20, l'URSS conobbe una serie di carestie: nel 1920-23 nella regione de Volga e in Ucraina e un'altra, nel 1923 nella Siberia occidentale.".

Le carestie, causate dall'arretratezza dell'agricoltura russa, i disastri naturali e gli effetti a lungo termine della guerra, furono parte di un problema più grande di rifornimento di cibo nella Russia post Prima Guerra Mondiale. 

Quindi si impone una domanda: le potenze occidentali erano consce della disperata necessità dell'URSS di grano quando imposero le sanzioni chiedendo grano o petrolio come unico mezzo di pagamento?

Nikolai Starikov ha detto a Sputnik, commentando la questione:

"Naturalmente, le élite politiche occidentali erano a conoscenza del problema.".

L'economista continuando ha sottolineato che:
"Proprio la richiesta occidentale di essere pagati dall'Unione Sovietica per i beni importati dall'occidente, può aver condotto ad un ulteriore deficit di grano in URSS.". 
"Starikov ha spiegato che, non avendo alcun altro strumento per rovesciare l'indesiderato regime comunista, le élite finanziarie dell'occidente pianificarono di istigare disordini interni per mezzo, in particolare, del deficit artificiale di cibo nello stato sovietico. La necessità di utilizzare il grano come mezzo di pagamento rafforzò anche rafforzato la collettivizzazione sovietica, secondo l'economista.".
Nel suo libro Crisis: How is It Organized ("Krizis: Kak Eto Delayetsya," 2009) Nikolai Starikov richiama l'attenzione su fatto che la "guerra delle sanzioni" contro l'URSS da parte dell'Occidente coincise con la "Grande Depressione".

L'embargo imposto all'URSS dai governi occidentali assestò un duro colpo al commercio occidentale verso l'URSS. L'economista rimarca con enfasi che questa mossa era assolutamente contraria agli interessi dei produttori occidentali, colpiti dalla recessioni dei primi anni '30.

Nulla di nuovo sotto il sole: mentre imponevano le sanzioni economiche contro la Russia nel 2014, le élite politiche occidentali facevano mostra di ignorare gli interessi dei loro produttori manifatturieri nazionali e dei loro uomini d'affari.

Starikov ha rivelato che l'embargo occidentale poteva esser stato uno tra i tanti fattori che erano alla radice della devastante carestia del 1932-33 dell'URSS.

Comunque sia, la carestia non può essere definita in alcun modo come un tentativo deliberato della dirigenza sovietica di affamare fino alla morte la popolazione dell'Ucraina, della regione del Volga, del Caucaso e del Kazakistan nel 1932-33. E la collettivizzazione sovietica non deve essere considerata come l'innesco della carestia del 1932-33.

La collettivizzazione di Stalin: per rompere il circolo vizioso

Grove Furr ha detto a Sputnik:

"Le carestie degli anni '20 e specilmente quella del 1928, furono il retroterra, l'immediato contesto, per la rapida e in parte forzosa collettivizzazione dell'agricoltura. Questo ciclo di carestie è cruciale in quanto ci permette di vedere che la collettivizzazione NON fu la causa della carestia del 1932-33. Le carestie accadevano regolarmente. Come Tauger prova e come io menziono in "Blood Lies", la carestia del '32-33 ebbe cause ambientali proprio come le altre carestie degli ultimi mille anni.
Egli ha sottolineato che:"L'unico modo per fermare questo ciclo millenario di carestie era quello di modernizzare l'agricoltura. Questo fu il grande trionfo della collettivizzazione, che pose fine al ciclo di carestie.".
Il professor Furr ha anche puntualizzato che i fautori del concetto dell' "Holodomor" e quelli che, pur rigettando l' "Holodomor", attribuiscono la carestia alla collettivizzazione, non hanno mai detto una parola su questo ciclo di carestie o sulle carestie degli anni '20.
Il professor Furr ha aggiunto che:" La carestia del 1932-33 fu l'ULTIMA carestia! Veramente fu un trionfo immenso che viene negato solamente perché fu ottenuto dai comunisti e da socialismo e non dai capitalisti e dal capitalismo.".
Secondo Nikolai Starikov, il problema della carestia del 1932-33 è diventato una questione altamente politicizzata. Baloccandosi con i numeri delle vittime della carestia la maggior parte degli opinionisti politici perde di vista il nocciolo della questione: in primo luogo a carestia del 1932-33 fu una tragedia per milioni di sovietici di varie etnie. Era eticamente appropriato l'uso di questa tragedia per tracciare un solco fra russi ed ucraini durante l'era della Guerra fredda? Cosa fece l'élite occidentale per prevenire o minimizzare il disastro? E chi trae beneficio oggi dall'etichettare la tragedia come "la carestia genocida di Stalin"?





mercoledì 11 gennaio 2017

Analisi climatologica dell’agricoltura sovietica. Un miracolo geografico ed economico

NOICOMUNISTI

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI LUCA BALDELLI



Eh ma la produzione agricola dell'URSS è sempre stata scadente e scarsa nonostante gli immensi investimenti...eh, se non fosse stato per le importazioni di prodotti agricoli dagli USA, in Russia si sarebbe sempre fatto la fame... i piani quinquennali favorivano l'industria pesante a discapito dell'agricoltura... il socialismo ha fallito nel nutrire il paese...

Quante volte abbiamo letto o sentito queste scempiaggini?

Il compagno Baldelli, come ormai ci ha abituato, fa giustizia di queste bufale, tanto per rimanere in tema di agricoltura.

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