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giovedì 25 agosto 2016

Breve nota su la più famosa cheerleader dell’anticomunismo sovietico: Alexander Solzhenitsyn

REDAZIONE NOICOMUNISTI


Traduzione di Guido Fontana Ros




Nell'attesa del pezzo sulla cheerleader anticomunista citata nel titolo, promessoci dal compagno Luca Baldelli, cominciamo a scaldare i motori, proponendo una breve traduzione dall'inglese di una parte di uno scritto del compagno Mario Sousa, intitolato "Bugie sulla storia dell'Unione Sovietica"

Alexander Solzhenitsyn

Un'altra persona che è sempre associata a libri e articoli sui presunti milioni di persone che hanno perso la loro vita o la libertà in Unione Sovietica, è l'autore russo Alexander Solzhenitsyn. Solzhenitsyn è diventato famoso in tutto il mondo capitalista verso la fine del 1960 con il suo libro, Arcipelago Gulag.

Egli stesso era stato condannato nel 1946 a 8 anni di campo di lavoro per attività controrivoluzionaria esplicata attraverso la distribuzione di propaganda antisovietica. Secondo Solzhenitsyn  la lotta contro la  Germania durante la Seconda Guerra Mondiale si sarebbe potuto evitare se il governo sovietico avesse raggiunto un compromesso con Hitler. Solzhenitsyn ha anche accusato il governo sovietico e Stalin di essere ancora peggio di Hitler, secondo lui, a giudicare dagli effetti terribili della guerra sul popolo dell'Unione Sovietica. Solzhenitsyn non ha mai nascosto le sue simpatie naziste. Fu condannato come traditore.

Solzhenitsyn ha cominciato nel 1962 a pubblicare libri in Unione Sovietica con il consenso e l'aiuto di Nikita Krusciov. Il primo libro che ha pubblicato è stato "Un giorno nella vita di Ivan Denisovic", che riguardavala vita di un prigioniero. Krusciov ha utilizzato i testi di Solzhenitsyn per combattere l'eredità socialista di Stalin. Nel 1970 Solzhenitsyn ha vinto il premio Nobel per la letteratura con il suo libro Arcipelago Gulag. In seguito i suoi libri hanno cominciato ad essere pubblicati in grandi tirature nei paesi capitalisti; il loro autore divennne uno dei più preziosi strumenti dell'imperialismo nella lotta contro il socialismo dell'Unione Sovietica. I suoi testi sui campi di lavoro si aggiunsero alla propaganda sui milioni di persone che sarebbero morti in Unione Sovietica e
furono presentati presentati dai mass media capitalisti come se fossero veri. Nel 1974 Solzhenitsyn rinunciava alla cittadinanza sovietica ed emigrava prima in Svizzera e poi negli Stati Uniti. A quel tempo era considerato dalla stampa capitalista come il più grande combattente per la libertà e la democrazia. Le sue simpatie naziste furono sepolte in modo da non interferire con la guerra della propaganda contro il socialismo.


Negli Stati Uniti, Solzhenitsyn era spesso invitato a parlare in importanti importanti. Fu, per esempio, il relatore principale al congresso dell'Unione AFL-CIO nel 1975 e il 15 luglio 1975 fu invitato a tenere una conferenza sulla situazione mondiale al Senato degli Stati Uniti! Le sue lezioni attenevano a una violenta agitazione provocatoria, sostenendo e propagandando le posizioni più reazionarie. Tra le altre cose  faceva propaganda per una nuova aggressione al Vietnam dopo la vittoria sugli Stati Uniti. E ancora: dopo 40 anni di fascismo in Portogallo, quando gli ufficiali di sinistra ufficiali esercito presero il potere nella rivoluzione popolare del 1974 , Solzhenitsyn cominciò un'azione di  propaganda per un intervento militare degli Stati Uniti in Portogallo che, secondo lui, si sarebbe unito alPatto di Varsavia se gli Stati Uniti non fossero intervenuti! Nelle sue lezioni, Solzhenitsyn si lamentava sempre della liberazione delle colonie africane del Portogallo, ma è chiaro che lo spunto principale dei discorsi di Solzhenitsyn era sempre la guerra sporca contro il socialismo, spaziando  dalla presunta esecuzione di diversi milioni di persone in Unione Sovietica alle decine di migliaia di americani presumibilmente imprigionati e ridotti in schiavitù, secondo Solzhenitsyn, nel Vietnam del Nord! Questa idea di Solzhenitsyn di americani utilizzati come schiavi nel Vietnam del Nord ha dato origine ai film di Rambo sulla guerra del Vietnam. I giornalisti americani che osavano scrivere in favore della pace tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica venivano accusati da Solzenicyn nei suoi discorsi, di essere potenziali traditori. Solzhenitsyn faceva anche propaganda a favore di un incremento  del potenziale militare USA contro l'Unione Sovietica, che  sosteneva essere più forte degli USA nei carri armati e aeroplani, con rapporto da cinque a sette volte, a sfavore  degli USA' così come nelle armi atomiche che egli "in breve" asseriva che la dotazione sovietica fosse da "due, tre o perfino cinque" volte più potente di quella USA. Le lezioni di Solzhenitsyn sull'Unione Sovietica rappresentavano la voce dell'estrema destra, ma egli andò ancora  più a destra nel suo sostegno pubblico del fascismo.



Il sostegno al fascismo di Franco

Dopo la morte di Franco nel 1975, il regime fascista spagnolo cominciò a perdere il controllo della situazione politica e all'inizio del 1976, una serie di eventi in Spagna catturarono l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale. Ci furono scioperi e
dimostrazioni per chiedere democrazia e libertà e l'erede di Franco, il re Juan Carlos fu costretto ad introdurre con estrema cautela qualche liberalizzazione per calmare lo scontro sociale.

In quel momento, proprio quello più importante nella storia politica spagnola, Alexander Solzhenitsyn comparve a Madrid e concesse un'intervista nella notte di sabato 20 marzo 1976 al programma "Directisimo" che raggiunse il picco di audience (vedi i giornali spagnoli, ABC e Ya del 21 marzo 1976). Solzhenitsyn, che era a conoscenza in anticipo delle domande, colse l'occasione per sciorinare tutto il suo repertorio di dichiarazioni reazionarie. La sua intenzione non era sostenere le cosidette misure di liberalizzazione del re. Al contrario Solzhenitsyn mise in guardia contro la riforma democratica. Nella sua intervista televisiva dichiarò che 110 milioni di russi erano morti come vittime del Socialismo e paragonò la "schiavitù cui era stato sottoposto il popolo sovietico alla
libertà che si gode in Spagna". Solzhenitsyn accusò anche i "circoli progressisti" di "utopismo" pensare che la Spagna fosse una dittatura. Con "progressisti" intendeva chiunque si schierasse nell'opposizione democratica, fosse liberale, socialdemocratico o comunista.
"Lo scorso autunno," dichiarò Solzhenitsyn, "l'opinione pubbblica mondiale era preoccupata per la sorte dei terroristi spagnoli [cioè gli antifascisti spagnoli condannati a morte dal regime di Franco]. Per tutto il tempo l'opinione pubblica progressista richiedeva una riforma politica democratica, sostenendo gli atti di terrorismo". "Coloro che cercano una rapida riforma democratica, si rendono conto che cosa accadrà domani o dopodomani? Domani in Spagna ci può essere la democrazia, ma dopodomani le Nazioni Unite saranno in grado di evitare che dalla democrazia che si cada nel totalitarismo?".

Alle prudenti domande dei giornalisti se siffatte affermazioni non fossero un sostegno ai regimi di paesi dove non vi era alcuna libertà, Solzhenitsyn rispose: "Conosco solo un paese dove non c'è libertà ed è la Russia!" Le dichiarazioni di Solzhenitsyn alla televisione spagnola furono un chiaro appoggio al fascismo spagnolo, un'ideologia che quel giorno egli sostenne. Questo fu uno dei motivi per cui Solzhenitsyn da quel momento cominciò a scomparire alla vista del pubblico nei suoi 18 anni di esilio negli Stati Uniti e una delle ragioni per cominciò a ricevere sempre meno sostegno da parte dei governi capitalisti. Per i capitalisti fu un dono del cielo in qunato poterono utilizzare un uomo come Solzhenitsyn nella loro guerra sporca contro il socialismo, ma tutto ha un limite. Nella nuova Russia capitalista, ciò che determina il sostegno dell'occidente ai vari raggruppamenti politici, è puramente e semplicemente la possibilità di fare buoni affari con alti profitti sotto l'ala di questi raggruppamenti. Il fascismo come regime politico alternativo in Russia, non è considerata cosa buona per gli affari. Per questo motivo, i progetti politici di Solzhenitsyn per la Russia sono come lettera morta per ottenere il sostegno occidentale. Ciò che Solzhenitsyn auspica nel futuro politico della Russia è un ritorno al regime autoritario degli zar mano nella mano con la tradizionale Chiesa Ortodossa Russa! Anche il più arrogante degli imperialisti non è interessato a sostenere una stupidaggine politica di questa portata. Per trovare qualcuno che, in occidente, sostenga Solzhenitsyn, si deve cercare tra i somari di estrema destra (1).


(1) NDT: Non è del tutto esatto, senza cercare molto, tra il sinistrume italiota, sopratutto quello liberlaveganlgbtetc, se ne trovano moltissimi; però va detto, tutti rigorosamente antifascisti (che sostengono un fascista).




lunedì 21 ottobre 2013

La questione dei dissidenti spiegata da Yuri Andropov

REDAZIONE NOICOMUNISTI


Pubblichiamo un interessante documento digitalizzato e introdotto da  Andrej Zdanov (pseudonimo)


Il suono della parola «dissidente» evoca nella coscienza dei più quell'immagine stereotipata e romantica che le fonti di disinformazione della borghesia ci hanno demagogicamente propinato per decenni, e tuttora ci impongono (alcuni hooligan del capitalismo ancora oggi creano siti a sostegno del «dissenso» nei paesi socialisti ormai crollati ma che, a quanto pare, incutono ancora timore nelle loro anime meschine; ecco un esempio:www.italian-samizdat.com/),l’immagine dell'«intellettuale» perseguitato dai potenti unicamente «per le sue idee». Questa fotografia completamente alterata dal photoshop dei mass media capitalistici non riflette fedelmente la realtà e questo dovrebbe esser chiaro ad ogni comunista cosciente. Ciononostante l’enorme flusso di «informazioni» deformate e, in molti casi, completamente false, così come l’assenza di una egemonia culturale comunista nell'odierna fase storica, creano non poche difficoltà nel rispondere agli attacchi del nemico. Un efficace rimedio a questa debolezza è costituito dalle spiegazioni fornite dai dirigenti sovietici, in questo caso dall'allora presidente del KGB Yuri Andropov, per lunghi anni direttamente coinvolto nella lotta contro i «dissidenti» e al medesimo tempo capace di osservare i fatti col distacco e col realismo che si convengono all'analisi scientifica marxista. Le sue parole sono altresì in grado di chiarire alcune questioni, come quella del carattere monolitico della società sovietica e della «lotta di classe sotto il socialismo», non di rado oggetto di divergenze con i compagni maoisti e hoxhaisti. Buona lettura, compagni.




Dal Rapporto presentato alla riunione solenne tenuta a Mosca in occasione del 100° anniversario della nascita di F.E. Dzeržynskij (9 settembre 1977) da Yuri Andropov



[…]


Compagni,


nel momento in cui il nostro paese si volge verso il passato per commemorare il sessantesimo anniversario della Rivoluzione socialista d’ottobre, non possiamo dimenticare che la formidabile attività creativa del popolo sovietico si è svolta nel contesto di una lotta incessante contro le forze che si frapponevano sulla via dello sviluppo socialista della nostra patria, tentando in tutti i modi di impedirci di costruire la vita nuova, sforzandosi di strangolare il paese dei Soviet. Ingerenze, blocco economico, complotti controrivoluzionari, aggressione nazista, ricatto economico: ecco alcune sfide che abbiamo raccolto e affrontato vittoriosamente. La realtà ha mostrato l’invincibilità del sistema sovietico, la volontà inflessibile del popolo sovietico di difendere le conquiste della Rivoluzione d’ottobre. 
Tuttavia, i nemici del socialismo non hanno ancora rinunciato ai loro tentativi di boicottare il nuovo regime, o per lo meno di complicare il suo sviluppo, visto che è diventato impossibile abbatterlo con la forza delle armi. Essi combattono il socialismo nella politica e nell'economia, nonché con i loro servizi segreti, usando lo spionaggio e fomentando il deviazionismo, compreso quello ideologico. 
I servizi speciali dell’imperialismo tentano di travisare in modo vergognoso gli scopi e la natura stessa della politica del PCUS e dello Stato sovietico e di nuocere alla realtà sovietica. Essi svolgono in campo ideologico azioni di sabotaggio, puntando sul cosiddetto deviazionismo ideologico. Vogliono erodere e smantellare la convinzione comunista dei sovietici, imporci punti di vista e una morale estranei al socialismo e tentare infine di ottenere cambiamenti politici e sociali nella società sovietica, a vantaggio dell’imperialismo. 
Tutto ciò fa purtroppo parte del mondo così duro in cui viviamo. Ecco perché anche oggi dobbiamo essere molto vigili e prendere tutte le misure indispensabili per neutralizzare le azioni di sabotaggio dei nemici del socialismo. Il partito considera questo un dovere non solo degli organi di sicurezza dello Stato, ma anche di tutte le organizzazioni sociali di Stato, di tutti i comunisti e di tutti i cittadini del nostro paese. 
Abbiamo motivi validi per considerare una conquista fondamentale l’unità ideologica e politica della società sovietica. La storia non aveva mai conosciuto un sistema sociale come il nostro, in grado di far convivere quasi in un’unica famiglia tutte le classi e tutti i gruppi sociali di una società, tutte le nazionalità e le etnie di un paese. Questo si è verificato perché l’unità ideologica e politica è divenuta una delle principali fonti di forza della società sovietica. Da qui si spiegano gli attacchi violenti da parte degli avversari del socialismo a questa unità. Da qui anche l’incredibile chiasso organizzato dalla propaganda occidentale intorno alla famosa questione «dei diritti e delle libertà», alla questione detta dei «dissidenti». Lo stesso termine di «dissidente» (colui che la pensa in un modo diverso) è un’abile trovata propagandistica, che mira a indurre in errore l’opinione pubblica. Utilizzando questo termine, la propaganda borghese spera di dare a intendere che il sistema sovietico non lascia ai suoi cittadini la libertà di pensarla come vogliono e perseguita tutti coloro «che la pensano diversamente», vale a dire che dissentono dalla linea ufficiale. Questo quadro non ha assolutamente nulla a che vedere con la realtà. 

Nel corso di un recente intervento, il compagno Leonid Brežnev ha chiaramente enunciato la posizione del partito a questo proposito. «Non è proibito da noi pensare diversamente dalla maggioranza, né valutare in maniera critica questi o quegli aspetti della vita sociale», ha detto. «Siamo riconoscenti ai compagni che muovono critiche fondate con il fine di far progredire le cose. Coloro che muovono critiche sbagliate vengono da noi considerati semplicemente persone fuorviate». 
Signori ideologi borghesi, vorremmo attirare la vostra attenzione sull'articolo 49 della nuova Costituzione dell’Unione Sovietica. Vi si trova chiaramente enunciato il diritto dei cittadini dell’Unione Sovietica a muovere critiche e a proporre suggerimenti. Vi è detto molto esplicitamente che le vessazioni nei confronti di chi muove delle critiche sono proibite. 
La cosa è diversa quando un pugno di individui che si sono estraniati dalla nostra società si impegnano in attività antisovietiche, violano le leggi, forniscono informazioni calunniose all'Occidente, diffondono dicerie infondate e tentano di provocare comportamenti antisociali. Questi rinnegati non possono godere di nessun appoggio all'interno del paese. Per questo motivo non si azzardano a intervenire nelle fabbriche, nei kolchoz e nelle amministrazioni. Se lo facessero, verrebbero subito allontanati. I «dissidenti» sono nemici del socialismo che hanno fatto appello alla stampa occidentale, ai servizi diplomatici, ai servizi segreti o simili. Tutti sanno che esiste una professione di «dissidente» generosamente remunerata con valuta pregiata e altre elemosine: il che, alla fine, non è molto diverso dal sistema con cui i servizi segreti imperialisti retribuiscono i loro agenti. 
Alcuni esponenti occidentali pongono questa domanda che credono sottile: Come spiegate l’esistenza di «dissidenti» dopo sessant’anni di potere sovietico? 
Questa domanda è «sottile» solo a prima vista. In effetti, sarebbe aberrante supporre che tra i sovietici (più di 260 milioni di persone) non vi fosse nessuno che, su questo o quel problema, la pensa diversamente dalla grande maggioranza. 
Gli scritti di Marx e di Lenin e la realtà ci insegnano che l’educazione dell’uomo nuovo richiede moltissimo tempo e moltissimi sforzi, che è molto più facile realizzare mutamenti sociali ed economici anche profondi. Ma l’elemento più importante è un altro: l’educazione dell’uomo nuovo nei paesi socialisti non si fa sottovuoto, ma nel contesto di una lotta ideologica e politica sempre più aspra in campo internazionale. Sessant’anni di vita nuova sono poca cosa rispetto a millenni trascorsi sotto il segno di una mentalità e di una morale scaturita dalla proprietà privata; non è dunque il caso di stupirsi se esistono nella nostra società persone che non si adattano ai princìpi collettivi del socialismo. Abbiamo il diritto di considerare un successo che queste persone siano sempre più rare. 
Che ogni decisione fondamentale in materia di politica interna ed estera (il nuovo progetto di Costituzione, per esempio) sia oggetto di un dibattito nazionale; che la politica del partito venga intesa dal popolo sovietico come una questione che gli attiene profondamente; che praticamente il 100 per cento degli elettori voti in favore di questa politica; tutto questo non è forse una testimonianza eloquente dell’unità ideologica e politica della nostra società? 
Questo non significa che nel socialismo avanzato non possano esservi individui le cui azioni non si inscrivono né nell'ambito morale, né in quello giuridico, della società sovietica. Le ragioni del fenomeno sono diverse: smarrimento politico o ideologico, fanatismo religioso, deviazionismo nazionalista, rancori e fallimenti personali – vissuti come sottovalutazione da parte della società dei meriti e delle possibilità di un singolo individuo – infine instabilità psichica. Abbiamo a che fare con tutti questi casi. L’edificazione della nuova società, della nuova civiltà comunista è un processo complesso e difficile. Non potrebbe essere altrimenti. 
Come abbiamo già detto, noi ci sforziamo di aiutare coloro che sbagliano, di far loro cambiare opinione e di portarli a correggere i loro errori. Ma quando alcuni di questi «dissidenti» intraprendono azioni che violano le leggi sovietiche, è necessario utilizzare altri metodi. Anche se poco numerose, queste persone esistono ancora nel nostro paese, così come esistono, purtroppo, ladri, colpevoli di concussione, speculatori e altri tipi di delinquenti comuni. Tutti costoro danneggiano la nostra società e per questo devono essere puniti conformemente alle leggi sovietiche. 
E che non ci si rimproveri di mancare di umanità in questi casi. Noi riteniamo che dar prova di umanità significhi difendere gli interessi della società e porre termine all'attività criminale di coloro che impediscono ai sovietici di vivere e lavorare con tranquillità e nella sicurezza. 
Devo dire a questo proposito che nel nostro paese i cittadini condannati per attività antisovietiche non sono stati mai così poco numerosi come oggi, da quando esiste il potere sovietico. Si tratta di eccezioni. Questa situazione è il logico riflesso dei processi politici e socio-economici di rafforzamento dell’unità della società sovietica. 
Ecco in che cosa consiste realmente la questione dei «dissidenti». Differisce dal quadro che ne dà la propaganda borghese come il giorno dalla notte. […] 

(Yuri Andropov, Sulla strada del socialismo, Mondadori, 1984, pp. 229-233)