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sabato 30 marzo 2019

Da che parte stavano Pjatakov e Radek?




Di Daniele Burgio


Relazione tenuta dal compagno Daniele Burgio durante l’affollata assemblea di presentazione del libro “Il volo di Pjatakov. La collaborazione tattica tra Trotskij e i nazisti” tenutasi il 28 febbraio presso il Centro culturale Concetto Marchesi di Milano.

Passiamo ora, a un’altra questione: e cioè stabilire da che parte politica stavano Pjatakov e Radek, nel 1931-1936.

Si tratta di una domanda fondamentale per decidere sulla veridicità e sulla realtà del volo di Pjatakov/colloquio clandestino di quest’ultimo con Trotskij, nel dicembre del 1935 e in Norvegia.

Ora, senza nessun dubbio Pjatakov e Radek erano stati trotzkisti, anzi alti dirigenti della corrente politica trotzkista in Unione Sovietica dal 1923 al 1927: ma dopo rientrarono nel partito e si posero apertamente di fianco a Stalin, sia Pjatakov (dall’inizio del 1928) sia Radek (dal luglio del 1929).

Se Pjatakov e Radek non fossero stati in alcun modo ivi compreso quello epistolare e della lettera, in contatto con Trotskij nel 1931, nel 1932, nel 1933, nel 1934, nel 1935, nel 1936, la questione del volo di Pjatakov sarebbe risultata decisamente a favore di Trotskij e contro Stalin.

Risulta infatti subito chiaro che se Pjatakov e Radek fossero stati realmente e senza soluzione di continuità, a partire dal 1929 e fino al dicembre 1935, degli stalinisti e dei concreti nemici di Trotskij, come sostenne quest’ultimo con forza, svanirebbe inevitabilmente qualunque motivo plausibile per un loro ipotetico incontro in Norvegia con il leader della costituenda Quarta Internazionale. E viceversa, se risultasse invece che Radek e Pjatakov fossero tornati realmente ad essere, nel 1932-1936, dei dirigenti dell’organizzazione clandestina trotskista operante in Unione Sovietica, i due personaggi in esame avrebbero invece sicuramente avuto una predisposizione mentale e politica completamente favorevole nei confronti di un loro eventuale incontro diretto con il loro leader in esilio: sempre dovendo tener conto dei rischi politici e personali derivanti da un eventuale colloquio segreto, certo, ma con l’ottica di desiderare, volere e agognare una loro discussione ravvicinata, personale e “viso a viso” con Trotskij.

Lo stesso discorso vale ovviamente anche per Trotskij: attuare un incontro segreto con Pjatakov sarebbe stato assurdo, se quest’ultimo fosse stato davvero un suo nemico politico e uno stalinista a partire dal 1928, ma viceversa tale azione diventava perfettamente comprensibile, razionale e allo stesso tempo desiderabile nel dicembre del 1935, se Pjatakov fosse invece risultato uno dei leader dell’organizzazione clandestina trotzkista attiva nell’Unione Sovietica stalinista del 1932-36.

Siamo pertanto in presenza di un punto assai importante per la nostra indagine storica rispetto al quale la traccia concreta e la prova fondamentale, come nel caso di Linköping, ci viene fornita sempre per il tramite di Trotskij che, per la seconda volta, tradisce e autodistrugge involontariamente le sue stesse posizioni negazioniste sul volo di Pjatakov procurandoci una clamorosa “pistola fumante”, attraverso un inconfutabile documento del 1932.

Archivi Trotskij di Harvard, classificazione sotto “18 Trotskij Papers, 15821, seq. 17”, nella sezione dedicata alle ricevute delle lettere spedite da Trotskij e dai suoi collaboratori ad altri soggetti, persone o organizzazioni politiche: quindi una fonte sicura, per la “seconda versione” che nega l’esistenza del volo di Pjatakov e del suo colloquio segreto con Trotskij, da cui emerge una ricevuta di spedizione estremamente interessante.

In un piccolo segmento dell’estesa raccolta di lettere e scritti elaborati via via da Trotskij sono apparse al pubblico, grazie a un accurato saggio elaborato dallo storico John A. Getty nel 1986, le ricevute delle lettere spedite nel 1932 dal leader in esilio della Quarta Internazionale a Sokolnikov (un membro dell’Opposizione di sinistra, ancora legale all’interno del partito bolscevico nel biennio 1926/1927), a Preobrazensky (un leader della frazione trotzkista del 1923-1927, durante la prima fase della lotta contro la nascente egemonia di Stalin) e soprattutto a Karl Radek.

Troviamo quindi una nuova sorpresa e un nuovo colpo di scena, dopo Linköping.

Proprio dagli insospettabili archivi Trotskij di Harvard emerge un fatto clamoroso, con materiale probatorio scritto (come richiesto giustamente dallo stesso Trotskij nell’aprile del 1937, di fronte alla commissione Dewey): abbiamo infatti a disposizione la ricevuta di una lettera spedita in segreto a Ginevra nel marzo del 1932 da Trotskij (già in esilio, a partire dal 1929) a Karl Radek, residente invece di solito in Unione Sovietica, oltre che le ricevute di altre sue missive spedite nel 1932 a Preobrazensky e ad altri cittadini sovietici. Lettere segrete inviate nel 1932 da Trotskij a Karl Radek, a Preobrazhensky e altri soggetti: fatti sicuri e inequivocabili, che costituiscono quindi una prova certa sui reali rapporti politici esistenti tra Trotskij da un lato, e Radek e Pjatakov dall’altra nel periodo 1932-36.

Per quanto riguarda la lettera inviata da Trotskij a Radek, essa era stata spedita nel marzo del 1932 con cura e attenzioni speciali a quest’ultimo anche attraverso gli uffici postali di Parigi e Ginevra tramite il signor “Molinier”: e proprio i due fratelli Molinier, Raymond e Henry, risultavano all’inizio del 1932 tra i principali dirigenti dell’organizzazione trotzkista operante in terra francese, a cui allora Trotskij concedeva la sua fiducia politica e che si dimostreranno assai utili a quest’ultimo anche sul piano logistico e materiale nel 1933-35, quando Trotskij rimase legalmente e per quasi due anni in Francia.

A questo punto andiamo al nocciolo della questione, cioè all’importanza che assume la ricevuta della lettera spedita da Trotskij a Radek nel 1932 rispetto al volo di Pjatakov.

Su questo aspetto lascio volentieri la parola proprio all’insospettabile testimone (insospettabile per gli antistalinisti) Trotskij. Quest’ultimo ci fornisce dell’altro materiale probatorio scritto, visto che già il 27 gennaio del 1937, come si è già ricordato in precedenza, Trotskij stesso si rivolse ai mass-media internazionali, oltre che agli stessi giudici del processo di Mosca del gennaio del 1937, proclamando solennemente che “Io ho dichiarato più di una volta, e lo dichiaro ancora, che Pjatakov, come Radek, per gli ultimi nove anni” (quindi come minimo dal 1929) “non è stato mio amico ma uno dei miei nemici più feroci e infidi, e che non ci sarebbe potuto essere alcuna negoziazione o incontri tra noi”.

Un’affermazione che non lascia spazio ad alcun dubbio o malinteso, quella espressa da Trotskij il 27 gennaio del 1937.

Queste chiarissime ed inequivocabili parole di Trotskij riprese e ripetute tra l’altro nell’aprile del 1937 davanti alla commissione Dewey, hanno un solo ed unico significato: egli negò recisamente e senza mezzi termini di aver avuto alcun tipo di rapporto con Pjatakov e Radek dopo il 1928, oltre a rivelare allo stesso tempo come Pjatakov e Radek, sempre dopo il 1928, fossero ormai diventati tra i suoi “più feroci e infidi nemici”, con i quali risultava quindi fuori discussione, impossibile e assurdo tenere “negoziati” politici e incontri di alcun genere, in Norvegia o in altri posti. Siamo pertanto in presenza di tre tesi inequivocabili, tra l’altro rese per iscritto e ripetute più volte nel corso del 1937 dallo stesso Trotskij, ossia da una fonte sicura per la “seconda versione” che nega l’esistenza del volo/colloquio di Pjatakov.

Secondo Trotskij, in altri termini, egli non aveva avuto alcun rapporto politico e umano con Pjatakov e Radek, sia in modo diretto che sotto forma epistolare, nel 1929.

Nel 1930.

Nel 1931.

Nel 1932.

Nel marzo del 1932.

Nel 1933 e cosi via, fino ad arrivare al 1938.

Ma non solo: nel 1937 Trotskij dichiarò che, almeno a partire dal 1929 e senza alcuna interruzione, ivi compreso quindi il marzo 1932, Pjatakov e Radek erano diventati suoi nemici politici fino ad arrivare senza soluzione di continuità al gennaio del 1937.

Non solo: alla fine della terza sessione della commissione Dewey, Trotskij arrivò altresì a dichiarare, che dalla fine del 1929 “egli” (Radek) “era diventato la più odiosa figura per l’Opposizione di sinistra” (ossia per i trotzkisti) “perché egli non era solo un capitolatore” (di fronte a Stalin) “ma un traditore”.

A questo punto, mettiamo in contatto e facciamo “incontrare” reciprocamente tutte le dichiarazioni rese da Trotskij, il 27 gennaio 1937 e nell’aprile del 1937 davanti alla commissione Dewey, con la ricevuta scritta della lettera spedita proprio da Trotskij e proprio a Karl Radek nel 1932: l’effetto risulta sicuramente devastante e clamoroso, sia a livello generale che per la questione dell’esistenza del volo di Pjatakov.

In primo luogo la concreta e indiscutibile ricevuta della lettera spedita da Trotskij a Radek all’inizio del 1932 dimostra subito che Trotskij mentì spudoratamente durante la tredicesima sessione della commissione Dewey, quando egli qualificò come “presunta” e quindi inesistente la – invece reale e concretissima – missiva da lui stesso inviata a Karl Radek all’inizio di marzo del 1932: siamo quindi in presenza di una e gravissima menzogna da parte di Trotskij e che viene rilevata senza ombra di dubbio proprio mediante gli archivi Trotskij di Harvard, attraverso quella ricevuta di spedizione della lettera del 1932 che tradisce involontariamente Trotskij.

Simultaneamente emerge un elemento ancora più importante, per la nostra indagine storica: come risulta fin troppo evidente, la ricevuta scritta della lettera spedita clandestinamente da Trotskij a Radek nel 1932 mostra infatti che Trotskij mentiva clamorosamente anche quando sosteneva di non aver avuto più rapporti di alcun tipo con Radek/Pjatakov dopo il 1928, ossia anche quando egli rilevava che questi ultimi erano divenuti dopo il 1928 “tra i suoi più accaniti e feroci nemici”.

A persone con cui davvero non si ha più, dal 1929 fino al 1936, alcun rapporto umano e politico, non si spediscono lettere, né tantomeno lettere segrete come quella invece inviata da Trotskij a Radek nel 1932 (e di cui ci resta solo la ricevuta di spedizione); e tantomeno si indirizzano delle missive clandestine a persone che sono diventate tra i nostri “più accaniti e perfidi nemici”; e tantomeno si mandano lettere segrete a persone che si valutano come dei “disertori” della propria causa, come almeno a suo dire Trotskij considerava Radek sia nel 1929 che nel 1937 (terza sessione della commissione Dewey); e ancora meno si inviano delle missive confidenziali a persone che si considerano addirittura dei “traditori” della propria causa politica, come almeno in pubblico Trotskij valutava Radek dalla fine del 1929 fino al 1937, sempre secondo le dichiarazioni rese dal leader della Quarta Internazionale durante la terza sessione della commissione Dewey.

Detto in altri termini, Radek costituiva l’ultima persona al mondo a cui Trotskij avrebbe dovuto spedire nel marzo del 1932 una lettera, sempre in assenza di un ritorno del primo a un atteggiamento favorevole alla costituenda Quarta Internazionale e alla lotta segreta contro Stalin.

L’invio nel corso del 1932 di una missiva segreta, e con mezzi clandestini, a una persona come Radek ancora operante di regola nell’URSS stalinista di quel tempo, attraverso come minimo un certo sforzo materiale e un certo margine di rischio per il “postino” clandestino che doveva recapitare lo scritto di Trotskij a Radek, costituisce pertanto un atto concreto che può essere spiegato solo ed esclusivamente con l’esistenza all’inizio del 1932 di una relazione speciale di affinità politica tra i due soggetti in esame, complicità che demolisce ovviamente le tesi avanzate da Trotskij il 27 gennaio del 1937.

La ricevuta di spedizione della lettera spedita da Trotskij a Radek prova pertanto con assoluta sicurezza la grande menzogna del leader della Quarta Internazionale rispetto ai suoi reali rapporti con Radek, mostrando innanzitutto che Trotskij aveva (eccome se aveva!) “rapporti” con Radek dopo il 1928, e più precisamente a partire dall’inizio del 1932.

Dimostra altresì che per Trotskij, sempre a partire dal 1932, Radek risultava tutt’altro che un “nemico accanito e feroce”, ma altresì un referente politico importante nella lotta politica antistalinista, anche se costretto (per celare il suo doppiogioco rispetto a Stalin) a professare pubblicamente fedeltà al leader georgiano e a criticare in modo durissimo proprio Trotskij, anche nel 1932-36.

Attesta altresì che sia Radek, tornato via via alla militanza trotzkista nel corso del 1932, sia Trotskij avevano una predisposizione favorevole e un movente generale di natura politica per incontrarsi tra loro, nel 1932 come nel 1935 e nel dicembre del 1935.

La ricevuta di spedizione del 1932 fa inoltre cadere subito a zero il grado di attendibilità della testimonianza di Trotskij, rispetto alla sua tesi di non aver incontrato Pjatakov nel dicembre del 1935 nei pressi di Oslo: l’esistenza concreta e materiale della ricevuta, assieme alla “misteriosa” sparizione della lettera di Trotskij a Radek di cui essa attesta in modo indiscutibile la realtà, comportano inevitabilmente che Trotskij risulti come minimo un testimone inaffidabile anche rispetto agli eventi del dicembre del 1935.


mercoledì 1 novembre 2017

Il volo di Pjatakov

REDAZIONE NOICOMUNISTI

A CURA DI GUIDO FONTANA ROS






Coscienti di dare un dispiacere ai credenti della Chiesa di Trotskij nonché a coloro che pensano che il Che Guevara sia un ibrido fra Madre Teresa da Calcutta, Papa Francesco e Jovanotti, insomma i "sinistri" attuali che infestano la nostra nazione, presentiamo la fatica editoriale di alcuni compagni che hanno minuziosamente esaminato e sottoposto a un'indagine improntata a una ferrea logica, una delle accuse che durante i noti Processi di Mosca furono rivolte agli imputati.

Dal 19 ottobre 2017 è disponibile il libro “Il volo di Pjatakov. La collaborazione tattica tra Trotskij e i nazisti” di Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli, pubblicato dalla casa editrice PGreco edizioni, pag. 596, euro 28,00.
Il saggio può anche essere richiesto direttamente alla casa editrice PGreco Mimesis edizioni (tel. 02 24416383 – email: ordini@edizionipgreco.it www.edizionipgreco.it) al costo di euro 23,80 compreso spese di spedizione (con pagamento paypal, bonifico ecc.).

Dal 19 ottobre 2017 è disponibile il libro “Il volo di Pjatakov. La collaborazione tattica tra Trotskij e i nazisti” di Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli, pubblicato dalla casa editrice PGreco edizioni, pag. 596, euro 28,00.

Il saggio può anche essere richiesto direttamente alla casa editrice PGreco Mimesis edizioni (tel. 02 24416383 – email: ordini@edizionipgreco.it www.edizionipgreco.it) al costo di euro 23,80 compreso spese di spedizione (con pagamento paypal, bonifico ecc.).




CAPITOLO SECONDO

Linköping e i nove “buchi neri” di Gulliksen

Partiamo dall’esame critico della “seconda versione” proprio nella sua tradizionale roccaforte, e cioè la tesi secondo cui il volo clandestino di Pjatakov non era avvenuto (e non poteva in ogni caso avvenire) nel dicembre del 1935 per la semplice ragione che nessun aereo straniero era giunto in volo dall’estero in Norvegia nel mese preso in esame, né tantomeno nell’aeroporto di Kjeller posto vicino a Oslo, indicato dalla pubblica accusa stalinista nel gennaio del 1937 come punto di scalo e di arrivo di Pjatakov sul suolo norvegese. Pertanto mancavano totalmente i mezzi materiali e l’opportunità concreta affinché quest’ultimo potesse compiere, partendo da Berlino, il suo presunto volo/colloquio segreto con Trotskij, che a sua volta nel dicembre del 1935 sicuramente risiedeva a Honefoss, cittadina collocata nella parte meridionale della Norvegia e a circa cinquanta chilometri di distanza da Kjeller.

Anche per noi risulta evidente l’importanza del problema, ma lo poniamo in modo diverso: se nessun velivolo proveniente dall’estero e da paesi stranieri fosse arrivato sul suolo norvegese nel dicembre del 1935, se nessun aereo – senza far distinzione di nazionalità tra i vettori aereonautici – fosse giunto negli aeroporti norvegesi nel dicembre del 1935, se nessun aereo proveniente dall’estero – sempre senza far distinzione di nazionalità tra i velivoli – fosse giunto nell’aeroporto di Kjeller nel dicembre del 1935, allora il volo di Pjatakov non sarebbe mai esistito. E a catena, non sarebbe mai potuto avvenire l’incontro clandestino tra Pjatakov e Trotskij; e a catena, Pjatakov avrebbe detto clamorosamente il falso, e Trotskij invece la verità sul (presunto) volo a Kjeller; e di conseguenza cadrebbe subito la tesi sull’esistenza di rapporti di collaborazione politica tra Trotskij e alcuni gerarchi nazisti.

Siamo pertanto in presenza di un punto nodale e decisivo per la questione dell’esistenza/inesistenza del volo di Pjatakov.

Nessun aereo proveniente dall’estero, dal di fuori dei confini norvegesi, nel dicembre del 1935. Se questa fosse stata realmente la situazione in Norvegia nel fatidico mese di dicembre del 1935, per Pjatakov sarebbe stato assolutamente impossibile raggiungere la zona vicino Oslo partendo da Berlino, in cui egli si trovava a quel tempo in visita ufficiale, visto che qualunque altra forma di trasporto avrebbe portato via all’allora viceministro sovietico per l’industria pesante troppo tempo per il viaggio di andata e ritorno, e cioè due giorni di andirivieni (treno/auto per i confini settentrionali della Germania, traghetto per le coste norvegesi, treno/auto per la zona norvegese di Honefoss dove allora risiedeva Trotskij, ritorno a Berlino per via terrestre/marittima, ecc.); tale ipotetica modalità di viaggio avrebbe comportato inoltre troppi controlli doganali e troppi possibili testimoni lungo il tragitto, oltre a un’assenza eccessivamente prolungata e vistosa da Berlino, dal personale sovietico operante in loco e dagli obblighi diplomatici, dagli incontri ufficiali che comporta inevitabilmente una missione politico-commerciale in paesi esteri.

Nessun aereo proveniente dall’estero, dal di fuori dei confini norvegesi, nel dicembre del 1935: in questo caso a Pjatakov sarebbero mancati in modo assoluto sia i mezzi materiali che le opportunità per compiere il suo volo a Kjeller e quindi per vedere Trotskij, e sia i mezzi che le opportunità risultano di sicuro due elementi centrali, al fine di verificare l’esistenza di un particolare “delitto” quale il volo clandestino in via d’esame.

È questa la premessa fondamentale del punto di forza (apparente) della “seconda versione” rispetto al quale vogliamo confrontarci, specificando ancora che la frase e il concetto “nessun aereo proveniente dall’estero in Norvegia, dal di fuori dei confini norvegesi, nel dicembre del 1935” non deve assolutamente far distinzione di nazionalità tra gli aerei: deve comprendere infatti gli aerei di nazionalità estera e non norvegese (argentini, finlandesi, cubani, britannici e via elencando, senza eccezione) come anche gli stessi aerei norvegesi, i velivoli di nazionalità norvegese.

Se invece emergesse che anche un solo velivolo proveniente dall’estero fosse giunto nell’aeroporto di Kjeller nel dicembre del 1935, sempre senza alcun riguardo rispetto alla nazionalità dell’aereo proveniente da fuori dei confini della Norvegia, crollerebbe subito il caposaldo della “seconda versione”, ossia l’impossibilità materiale del volo di Pjatakov e l’assoluta mancanza di mezzi e opportunità per il volo di quest’ultimo, a causa dell’assenza di aeroplani giunti da paesi stranieri sul suolo norvegese e a Kjeller nel mese in via d’esame: a Pjatakov bastava infatti usare un solo e unico aereo, per compiere il viaggio di andata e ritorno da Berlino alla Norvegia.

Sembra solo una banale specificazione, assolutamente ragionevole e quasi scontata, ma non risulta né banale né scontata e, come vedremo, assumerà subito una certa importanza: non fu infatti un caso che sia l’intelligente e astuto Trotskij che l’astuto Gulliksen non abbiano parlato mai di “un volo proveniente dall’estero” ma invece di un “aereo straniero”, giunto a Kjeller ovviamente provenendo dall’estero, concentrando da abili illusionisti l’attenzione proprio su tale punto.

A questo punto andiamo al sodo esaminando proprio la testimonianza resa nel gennaio del 1937 da T. Gulliksen, un militare norvegese che dirigeva l’aeroporto di Kjeller nel dicembre del 1935.

Si tratta di una testimonianza accettata come assolutamente valida da Trotskij, dai sostenitori della “seconda versione” e dagli storici occidentali in genere, con il protagonista (Gulliksen) che si trovava in Norvegia, non certo a Mosca e pertanto fuori dalle grinfie di Stalin: non vi è alcun sospetto che egli fosse un simpatizzante nascosto di Stalin e anzi, come si vedrà tra poco, egli risulta come minimo un testimone assai reticente e molto sospetto, ma tuttavia proprio Gulliksen, e con le sue stesse parole, ci fornisce involontariamente tutta una serie di prove concrete che demoliscono dalla radice la tesi dell’impossibilità materiale (nessun mezzo, nessuna opportunità) del volo di Pjatakov.

Rispondendo per via telefonica, alla fine del gennaio del 1937, alle domande rivoltegli da un giornalista del quotidiano socialdemocratico Arbeiderbladet (controllato dal partito laburista norvegese, allora al governo) e la cui trasposizione corretta egli confermò in seguito per iscritto, Gulliksen infatti affermò dopo aver “esaminato il registro giornaliero” che “nessun aereo straniero atterrò a Kjeller nel dicembre del 1935. Durante quel mese” (dicembre del 1935) “solo un aereo atterrò qui” (nell’aeroporto di Kjeller, diretto allora dallo stesso Gulliksen), “ed esso fu un aereo norvegese proveniente da Linköping. Ma quell’aereo non conteneva passeggeri”.

Inoltre Gulliksen sottolineò che dal 19 settembre del 1935, quando atterrò a Kjeller un aereo inglese guidato dal “signor Robertson”, fino al 1° maggio del 1936 nessun aereo straniero giunse nell’aeroporto di Kjeller.

Durante la tredicesima sessione della commissione Dewey, Trotskij stesso riportò la versione dei fatti pubblicata dal quotidiano laburista norvegese Arbeiderbladet, nella quale si sostenne che “un rappresentante dell’Arbeiderbladet ha fatto un’altra ricerca presso l’aeroporto di Kjeller, e il suo direttore Gulliksen ha confermato per telefono che nessun aereo straniero è atterrato a Kjeller nel dicembre del 1935. Durante questo mese solo un aereo è atterrato qui, e fu un aereo norvegese che arrivava da Linköping. Ma questo aereo non conteneva passeggeri. Il direttore Gulliksen ha esaminato il registro giornaliero prima di fornirci questa dichiarazione, e rispondendo alla nostra domanda aggiunse che è assolutamente fuori questione per alcun aereo di atterrare senza essere osservato, visto che durante la notte una guardia militare sorveglia l’aeroporto”.

Il nostro giornalista chiese al direttore Gulliksen: “quando fu l’ultima volta, prima del dicembre del 1935, che un aeroplano straniero è atterrato a Kjeller?”.
“Il 19 settembre. Era un aereo inglese, SACSF, da Copenaghen. Era pilotato da un pilota inglese, Mr. Robertson, con il quale sono in buoni rapporti”.
“E dopo il dicembre del 1935, quando il primo aereo straniero atterrò a Kjeller?”.
“Il primo di maggio del 1936”.
“In altre parole, in accordo con le registrazioni tenute all’aeroporto, questo stabilisce che nessun aereo straniero è atterrato a Kjeller nell’intervallo tra il 19 settembre del 1935 e il primo maggio del 1936?”.
“Si”.
Poche parole e tante prove emergono dalla testimonianza di Gulliksen, ma con una sorta di involontario “fuoco amico” contro la tesi che nega l’esistenza del volo di Pjatakov.

Prima prova sicura fornita da Gulliksen: l’aeroporto di Kjeller risultò sicuramente aperto e funzionante nel dicembre del 1935, visto che “solo un aereo atterrò qui”. Lasciando stare per un attimo la frase “solo un aereo”, secondo lo stesso Gulliksen perlomeno un “aereo atterrò qui”, a Kjeller e nel dicembre del 1935, e pertanto l’aeroporto di Kjeller risultava certamente operativo e funzionante nel dicembre del 1935. Parola di Gulliksen, e non certo di Stalin: l’aeroporto di Kjeller, situato vicino a Oslo, accoglieva aerei e non risultava certo chiuso nel dicembre del 1935, come del resto risulta da un rapporto che venne elaborato dalle autorità aeroportuali di Kjeller a fine febbraio del 1937 e su cui ritorneremo.

Seconda prova sicura fornita da Gulliksen: come minimo un aereo viaggiava e volava realmente nei cieli della Norvegia, nel dicembre del 1935. In altri termini, con la sua affermazione Gulliksen ha provato senza lasciare spazio ad eventuali dubbi che la Norvegia meridionale del dicembre del 1935 non si era in alcun modo trasformata in una sorta di “triangolo delle Bermude”, ossia in una zona in cui era impossibile volare e atterrare per gli aerei operanti e attivi nel 1935.

Terza prova sicura fornita da Gulliksen: almeno un aereo era realmente atterrato nell’aeroporto di Kjeller proprio nel dicembre del 1935, ossia nello stesso mese in cui si svolse (secondo la tesi stalinista) il volo di Pjatakov e il colloquio segreto tra quest’ultimo e Trotskij.

Nessun dubbio è possibile, in proposito: Gulliksen disse chiaramente che “nel dicembre del 1935” – dicembre – “un aereo” (certo, un solo aereo: ma ci torneremo) “atterrò qui” a Kjeller, mentre Pjatakov a sua volta affermò che il suo viaggio diplomatico ufficiale a Berlino era avvenuto proprio nel dicembre del 1935 e poco dopo il suo arrivo nella capitale tedesca, in data 10 o 11 dicembre 1935, verificandosi quindi proprio nel mese indicato da Gulliksen.

Forniamo inoltre altre prove sicure (non fornite questa volta da Gulliksen, ma su cui Gulliksen avrebbe concordato) di carattere tecnico-logistico, e cioè che:

  • a Berlino, nel dicembre del 1935, esisteva un aeroporto di buona qualità come quello di Tempelhof;
  • nel 1935 a Berlino esistevano aerei (tedeschi o di marca straniera) capaci di effettuare lunghe distanze, assai più prolungate di quella Berlino-Oslo (nel 1927 e otto anni prima del 1935, C. Lindberg aveva ad esempio trasvolato senza sosta l’Atlantico coprendo una distanza di ben 5860 chilometri);
  • Berlino dista da Oslo 839 chilometri in linea diretta, con una rotta aerea invece pari a 1031 chilometri;
  • il viaggio aereo tra Berlino e Oslo richiedeva nel 1935 circa quattro ore per un aereo di trasporto di medie prestazioni in condizioni metereologiche normali, senza compiere uno scalo intermedio;
  • lo statunitense J. H. Doolittle nel settembre del 1929 aveva simulato con successo un volo strumentale, mentre nel maggio del 1932 era stato compiuto il primo volo strumentale in solitaria;
  • fin dal 1931 proprio i piloti tedeschi erano addestrati al volo strumentale e quindi in grado di volare anche di notte, oltre ad avere una radio a bordo;
  • esistevano altresì aerei che portavano più di due passeggeri a bordo, come ad esempio l’aereo tedesco Junkers JU 52 del 1931, capace di portare fino a diciotto passeggeri da Berlino a Roma senza scalo e volando sopra le Alpi in circa otto ore;
  • esistevano altresì aerei come il tedesco Messerschmitt BF 108 nella versione B, capace di portare tre passeggeri oltre al pilota e con un’autonomia di volo di circa 1000 km, che entrò in servizio proprio nel 1935;
  • la Norvegia stessa acquistò alcuni aerei tedeschi del modello Messerschmitt BF 108, prima del 1939.
Giudici-lettori: “D’accordo, diamo per assodati e sicuri i dati di fatto geografici e tecnici di cui sopra, ma arriviamo al punto per favore: abbiamo infatti verificato che in Norvegia si poteva volare e atterrare, nel dicembre del 1935, oltre che un aereo risulta atterrato a Kjeller proprio nel dicembre del 1935 e nel mese in cui si sarebbe svolto il presunto/reale volo di Pjatakov.".
Ma la sostanza della questione è diversa, come ammesso da voi in precedenza, e riguarda invece l’impossibilità materiale del volo di Pjatakov, derivata a sua volta dal fatto che nessun aereo era giunto in Norvegia da fuori dei confini norvegesi, nel dicembre del 1935, e Gulliksen dice chiaramente che nessun aereo proveniente dall’estero era arrivato a Kjeller nel dicembre del 1935, oltre che nel suo aeroporto era arrivato solo un aereo norvegese sempre in quel periodo”.

No, cari giudici-lettori: l'astuto Gulliksen certo ci informa che nessun aereo straniero era atterrato a Kjeller nel dicembre del 1935, ma è costretto (seppur in modo assolutamente reticente) anche a rivelarci che l’aereo “norvegese” di cui parla era partito da Linköping.

È questa la quarta e decisiva prova testimoniale – sicura e inequivocabile – che ci fornisce Gulliksen: l’aereo “norvegese” giunto a Kjeller nel dicembre del 1935 proveniva a suo dire da Linköping. Dall’aeroporto di Linköping.

Un fatto sicuro: Linköping, la città di Linköping.
Avvocato del diavolo: “Ma cosa avrebbero di tanto particolare Linköping, la città e l’aeroporto di Linköping?”.
Linköping ha di particolare per il nostro “giallo” il fatto, sicuro e incontestabile, di non essere una città norvegese, nel 2017 come nel 1935: viceversa Linköping risultava nel dicembre del 1935 ed è tuttora un centro urbano svedese, collocato fuori dai confini della Norvegia.

Colpo di scena, giudici-lettori.
Linköping è una città svedese, e lo era anche nel 1935: non si tratta di un’informazione fasulla proveniente dalla “scuola stalinista di falsificazione” (Trotskij rispetto ai processi di Mosca), ma viceversa di una realtà sicura e certa, come del resto l’esistenza e l’operatività di un aeroporto nel centro urbano svedese di Linköping anche nel dicembre del 1935.
Se dunque Linköping risultava nel 1935 una città svedese (controlla pure su Internet, avvocato del diavolo), anche seguendo la testimonianza di Gulliksen l’aereo realmente atterrato a Kjeller nel dicembre del 1935 proveniva dall’estero, da fuori dei confini norvegesi: fatto sicuro, certo e inequivocabile, tra l’altro fornito dall’insospettabile (per la “seconda versione”) Gulliksen e riportato dallo stesso Trotskij, nella sua deposizione della commissione Dewey e durante la tredicesima sessione di quest’ultima. Controlla pure su Internet, avvocato del diavolo, anche su tale punto specifico.

Logica, sicura e inevitabile conseguenza: dato per assodato che Linköping risultava nel dicembre del 1935 una città svedese e con un aeroporto in loco, l’aereo norvegese proveniente “da Linköping” giungeva pertanto dall’estero e da fuori dei confini norvegesi, anche e proprio in base alla testimonianza del reticente Gulliksen.

E a catena, visto che tale aereo proveniva sicuramente da fuori dei confini norvegesi, diventa subito falsa la tesi secondo cui nessun aereo proveniente dall’estero fosse arrivato in Norvegia e a Kjeller, durante il dicembre del 1935; in altri termini, crolla subito e totalmente la tesi sull’impossibilità materiale per Pjatakov di compiere un viaggio da Berlino a Oslo, inattuabilità che come si è già notato costituiva a sua volta il punto forte della “seconda versione”, almeno finora.

Bisognava provare innanzitutto che il volo di Pjatakov a Oslo non fosse impossibile nel dicembre del 1935, e che quindi Pjatakov avesse mezzi e opportunità per compiere il suo volo nella zona di Oslo nel dicembre del 1935: sotto questo aspetto cosa abbiamo finora trovato, grazie a Gulliksen?

  • Abbiamo avuto l’informazione in base alla quale l’aeroporto di Kjeller era certamente aperto e operativo, nel dicembre del 1935.
  • Abbiamo scoperto che realmente si volava, viaggiava e atterrava in Norvegia e a Kjeller, durante il dicembre del 1935: nessun “triangolo delle Bermude” proiettato in terra nordica, pertanto, nel mese in esame.
  • Abbiamo scoperto che un aereo risultava realmente atterrato a Kjeller, proprio nel dicembre del 1935 e proprio nel mese in cui Pjatakov era arrivato in missione diplomatica a Berlino.
  • Abbiamo soprattutto ottenuto la rivelazione che l’unico aereo, il solitario velivolo atterrato a Kjeller nel dicembre del 1935 proveniva sicuramente dall’estero, da fuori dei confini norvegesi: da Linköping e dalla Svezia, se non altro secondo le dichiarazioni dell’ufficiale militare T. Gulliksen.
  • Inoltre ormai sappiamo che nel dicembre del 1935 l’aereo proveniente dall’estero e atterrato a Kjeller risultava distante solo cinquanta chilometri da Honefoss e dalla cittadina norvegese nella quale risiedeva indubbiamente Trotskij, durante il mese che ci interessa.
Siamo inoltre ormai a conoscenza che a Berlino, nel dicembre del 1935, esistevano aerei e aeroporti moderni e abbiamo appreso che a Kjeller, punto d’arrivo norvegese del presunto/reale volo di Pjatakov, esisteva ed era soprattutto operativo in quel mese un aeroporto; sappiamo che il volo da Berlino a Oslo (circa mille chilometri) risultava più che fattibile sul piano tecnico nel 1935, e a tal fine basta solo ricordare la celebre transvolata oceanica di Lindbergh del maggio 1927 e avvenuta circa otto anni prima del dicembre 1935.

Conclusione inevitabile, a Pjatakov quindi non mancavano né i mezzi né le opportunità per compiere un volo da Berlino a Oslo (e ritorno) nel dicembre del 1935: non solo non sussisteva alcuna impossibilità assoluta rispetto al viaggio aereo, ma anzi erano ben presenti tutti i presupposti e le condizioni concrete per il trasferimento dell’allora viceministro dell’industria pesante sovietica da Berlino a Kjeller, in terra norvegese, a partire proprio dall’arrivo a Kjeller dall’estero di quel misterioso velivolo del dicembre 1935 su cui torneremo tra poco.
Addio per sempre, quindi, all’ormai defunta teoria sull’impossibilità materiale del volo di Pjatakov verso la Norvegia nel dicembre del 1935, e più precisamente il 12 o 13 dicembre.

Perché comunque fermarsi solo a questi elementi di fatto e alla demolizione di una tesi divenuta ormai insostenibile? Abbiamo già notato che involontariamente Gulliksen si rivela una ricca fonte di informazioni, ma a vantaggio dell’esistenza concreta del volo di Pjatakov.

Un altro elemento sicuro, fornito dall’allora direttore dell’aeroporto di Kjeller, consiste nell’indiscutibile elemento in base al quale un solo aereo (e uno solo) atterrò a Kjeller nel dicembre del 1935, e guarda caso esso proveniva dall’estero, mentre la quota risultava viceversa pari a zero per gli aerei invece provenienti dalla stessa Norvegia e diretti/atterrati a Kjeller, sempre nei trentun giorni in via d’esame.

Rileggiamo infatti attraverso una prospettiva diversa le dichiarazioni di Gulliksen, giudici-lettori. Gulliksen rivelò testualmente che a Kjeller, nel dicembre del 1935, “solo un aereo atterrò qui”: frase apparentemente innocua, se staccata e avulsa dal fatto (sicuro) che tale aereo proveniva dal di fuori dei confini norvegesi, ma che va ora invece letta e interpretata in una luce molto sfavorevole per la “seconda versione” che nega l’esistenza del volo di Pjatakov.

Stando alle affermazioni dello stesso Gulliksen, infatti, nessun velivolo atterrò a Kjeller nel dicembre del 1935 provenendo dagli altri aeroporti norvegesi, a parte per l’appunto la clamorosa eccezione del volo giunto dall’estero, e almeno a suo dire da “Linköping”.
In altri termini: numero di aerei giunti a Kjeller provenienti dagli altri aeroporti norvegesi uguale a zero, nel dicembre 1935.
Aerei invece giunti nel dicembre del 1935 a Kjeller partendo da aeroporti esteri, non norvegesi: uno.
Si tratta di un’asimmetria notevole, che fa pensare inevitabilmente: “ma non è un fatto strano che l’unico e solitario velivolo atterrato a Kjeller nel dicembre del 1935 provenisse dall’estero e dal di fuori dei confini norvegesi, mentre sappiamo che il presunto/reale viaggio di Pjatakov è collocato temporaneamente proprio nel dicembre del 1935?”.

Ulteriore elemento sicuro, fornito involontariamente da Gulliksen: il fatto sicuro per cui dal 18 settembre del 1935 al 30 aprile del 1936, e quindi per più di sette lunghi mesi, vale a dire per circa duecentoventi giorni, pochissimi aerei provenienti dall’estero erano atterrati a Kjeller. In quasi sette mesi e mezzo, ossia dal 18 settembre del 1935 fino al 30 aprile del 1936, secondo Gulliksen solo pochissimi aerei atterrarono a Kjeller provenendo da stati stranieri e da aeroporti stranieri, e una di queste rare, solitarie “aquile del cielo” atterrò a Kjeller proprio nel dicembre del 1935, cioè in concomitanza temporale (su scala mensile, certo) con il presunto/reale volo di Pjatakov del dicembre del 1935.
Avvocato del diavolo: “Si può trattare solo di una coincidenza fortuita…”.
No, signor avvocato del diavolo: siamo in presenza di cinque “coincidenze fortuite”, non di una sola.
Prima “coincidenza fortuita”: durante il processo di Mosca del gennaio del 1937 Pjatakov dichiarò di essere atterrato in un aeroporto norvegese nella zona di Oslo, e guarda caso la struttura aeroportuale di Kjeller posta vicino alla capitale norvegese risultava funzionante nel dicembre del 1935, anche secondo il suo direttore T. Gulliksen.

Seconda “coincidenza fortuita”. Mentre Pjatakov sostenne di aver compiuto il suo volo segreto in Norvegia nel dicembre del 1935, partendo da Berlino e quindi da fuori dei confini norvegesi, “casualmente” e “in modo fortuito” atterrava a Kjeller l’unico aereo, il solo velivolo, l’unica “aquila solitaria” giunta in loco per tutto il mese di dicembre del 1935: quindi tale aereo proveniva sicuramente dall’estero, da fuori dei confini norvegesi (da Linköping, stando almeno alla versione di Gulliksen), e non certo da un altro aeroporto della nazione scandinava in esame.

Terza “coincidenza fortuita”. Partendo dal 18 settembre del 1935, e cioè il giorno prima dell’atterraggio a Kjeller dell’aereo inglese pilotato dal “signor Robertson”, ben pochi aerei giunsero all’aeroporto di Kjeller provenendo dall’estero prima del 30 aprile 1936, e quindi per circa duecentoventi giorni: e una di queste rarissime “aquile solitarie”, di questi pochi velivoli atterrò a Kjeller proprio nel dicembre 1935, ossia nel mese indicato da Pjatakov per il suo viaggio segreto in Norvegia.

Quarta “coincidenza fortuita”: dopo il dicembre del 1935, e dal primo gennaio 1936 al 30 aprile del 1936, secondo la stessa versione di Gulliksen e “in accordo con le registrazioni tenute all’aeroporto” non atterrò a Kjeller alcun aereo straniero, confermando ulteriormente il carattere eccezionale e anomalo del volo partito da “Linköping” – stando sempre alla versione di Gulliksen – e sicuramente arrivato a Kjeller da fuori dei confini norvegesi nel dicembre del 1935.

Quinta “coincidenza fortuita”. Il misterioso aereo in esame atterrò provenendo dall’estero all’aeroporto di Kjeller, località che guarda caso dista solo cinquanta chilometri in linea d’aria da Honefoss, ossia dalla cittadina della Norvegia meridionale nella quale indubbiamente risiedeva Trotskij nel dicembre del 1935: in pratica solo cinquanta chilometri, e non cinquecento o mille, separavano Kjeller da Honefoss e dalla zona nella quale era allora collocato Trotskij.

Una sola “coincidenza fortuita” può forse essere accettata rispetto a un determinato evento, ma cinque “coincidenze fortuite”, cinque “casualità” sullo stesso fatto-volo risultano come minimo molto sospette, anche se considerate isolatamente e senza altri elementi sicuri di prova. Secondo il principio individuato dal criminologo francese E. Locard, quando una persona nell’ambito di un crimine entra in contatto con un’altra persona o un oggetto (= l’aeroporto di Kjeller, nel caso specifico), lascia sempre delle tracce sull’oggetto del suo delitto: una traccia come quella ad esempio lasciata dal misterioso e solitario velivolo atterrato a Kjeller nel dicembre del 1935, provenendo sicuramente dall’estero.
La tesi delle “cinque coincidenze fortuite” sullo stesso evento-volo si rivela subito insostenibile e indifendibile: l’aereo giunto a Kjeller dall’estero nel dicembre del 1935 risalta ed emerge infatti come una grossa macchia di inchiostro nero schizzata su un foglio bianco, anche perché la combinazione di presunte casualità in via d’esame deriva inevitabilmente dalle dichiarazioni rese da un testimone antistalinista, oltre che – come vedremo tra poco – come minimo molto reticente.
Avvocato del diavolo: “D’accordo, un aereo è arrivato dall’estero a Kjeller nel dicembre del 1935. Ma in ogni caso tale velivolo norvegese non arrivava da Berlino ma viceversa dalla città svedese di Linköping, e inoltre non aveva a bordo passeggeri: non avete quindi provato niente di importante”.
Ormai caduta e crollata per sempre la tesi sull’impossibilità materiale del volo di Pjatakov, alla “seconda versione” rimane solo la parola del militare norvegese T. Gulliksen per poter affermare che l’aereo realmente arrivato dall’estero a Kjeller, nel dicembre del 1935, provenisse proprio da Linköping, fosse di nazionalità norvegese e che esso inoltre non avesse a bordo alcun passeggero, come ad esempio un certo signor Pjatakov.

Stiamo quindi affrontando un problema molto diverso da quello affrontato in precedenza, dovendo a questo punto “solo” verificare se si può prestare fede alle affermazioni e alla tesi di Gulliksen sul fatto che l’aereo in esame fosse norvegese e provenisse da Linköping, e non invece da Berlino, non avendo poi a bordo alcun passeggero: a questo proposito risulta relativamente facile dimostrare che Gulliksen mentì in modo abile su questi nodi ed elementi decisivi, utilizzando a tal fine proprio una fonte insospettabile per la “seconda versione”, e cioè lo stesso Gulliksen.

mercoledì 1 febbraio 2017

Le menzogne di Trotsky - Quali sono e cosa significano

NOICOMUNISTI

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI GROVER FURR


Professore della Montclair State University, Montclair, NJ 07043 Stati Uniti d'America. Quello che segue è una presentazione tenuta alla 7° Forum Mondiale del Socialismo, del Centro di Ricerche per il Socialismo Mondiale Research Center, presso l'Accademia Cinese delle Scienze Sociali (CASS), il 22 ottobre 2016.

FONTE


TRADUZIONE DI GUIDO FONTANA ROS




La personalità e gli scritti di Leon Trotsky sono stati a lungo un punto di raccolta nel mondo per gli anticomunisti, ma durante gli anni '30 Trotsky deliberatamente mentì nei suoi scritti a riguardo di Joseph Stalin e dell'Unione Sovietica. Nel mio nuovo libro, Trotsky's Amalgams, discuto alcune delle menzogne di Trotsky che hanno ingannato la gente e demoralizzato i comunisti onesti per decadi.

Nel gennaio del 1980 l'Archivio Trotsky dell'Università di Harvard venne aperto ai ricercatori. Nel giro di pochi giorni Pierre Broué, il più importante storico trozkista del tempo, scoprì che Trozky aveva mentito. Trotsky aveva sempre negato che alcun "blocco degli oppositori", includente anche i trozkisti, fosse mai esistito in Unione Sovietica. Trozky definiva questo un "amalgama", volendo alludere che fosse una montatura da parte di Stalin. Questo "blocco" fu il principale soggetto del Primo e del Secondo Processo di Mosca del gennaio 1937 e del marzo 1938. Broué dimostrò, grazie alle lettere di Trotsky e del figlio Leon Sedov, conservate nell'Archivio Trotsky, che questo blocco in realtà esisteva.

Nel 1985 lo storico americano Arch Getty scoprì che l'Archivio Trtosky di Harvard era stato sì ripulito dai materiali compromettenti, ma in modo incompleto. Anche Getty trovò le prove che Trotsky invece era rimasto in contatto con alcuni dei suoi vecchi sostenitori all'interno dell'Unione Sovietica. Trosky negò sempre strenuamente questo, affermando di aver tagliato ogni tipo di legame con coloro che avevano "capitolato" dinanzi a Stalin e che avevano pubblicamente rinunciato alle idee trozkiste. Di nuovo Trosky stava mentendo. Nel 2010 il ricercatore svedese Sven-Eric Holmström, pubblicò un articolo sulla questione dell' Hotel Bristol nel quadro del Primo Processo di Mosca dell'agosto 1936. In codesto articolo Holmström dimostra che Trotsky mentiva per l'ennesima volta.

Nel 2005 cominciai a studiare in modo sistematico tutte le accuse contro Stalin e Beria che Nikita Khruschev fece nel suo infame "Discorso segreto". Scoprii che neanche una delle cosiddette "rivelazioni" di Khruschev poteva essere supportata da prove, ma durante gli anni '30 Trotsky aveva rivolto lo stesso tipo di accuse a Stalin che in seguito furono ripetute da Khruschev. Il fatto che Khruscheva non fece altro che mentire, suggeriva che anche Trotsky aveva mentito. Grazie a Broué e a Getty potei sapere che trotsky aveva mentito su punti molto importanti. Ogni investigatore, in ogni giallo, deve chiedersi:"Costui su che altro mente?". 

Stabilii di studiare i suoi scritti per determinare quali affermazioni di Trotsky potessero essere verificate. In questo modo avrei avuto delle prove indipendenti per controllare la veridicità di ogni accusa che Trotsky scagliò contro Stalin, trovai che Trotsky di nuovo aveva mentito. Oggi ho talmente tante prove che non basta un libro per racchiuderle tutte. Così ci saranno 2 altri volumi sulle menzogne di Trotzky. Il secondo volume sarà pubblicato all'inizio del 2017.


Tra il settembre 2010 e il gennaio del 2013, feci ricerche e scrissi un libro sull'assassinio di Sergei Mironovich Kirov del 1 dicembre 1934, il Primo segretario del Partito di Leningrado. Quel libro, The Murder of Sergei Kirov, fu pubblicato nel giugno 2013. L'assassinio di Kirov è la chiave dell'alta politica sovietica del resto degli anni '30:
  • i tre Processi pubblici di Mosca, dell'agosto 1936, del del gennaio 1937 e del marzo 1938, talvolta definì "Processi farsa"; 
  • la "Purga contro i militari" o la "Questione Tukhachevsky" del maggio e del giugno del 1937; 
  • l'Ezhovshchina, dal luglio 1937 all'ottobre 1938, che gli accademici anticomunisti chiamano "Grande terrore" sulla scia del libro disonesto di Robert Conquest. 
Trotsky scrisse anche sull'inchiesta sull'assassinio di Kirov. Egli identificò gli articoli che leggeva sulla stampa comunista francese e sovietica. Scoprii che Trotsky mentiva su quello che questi articoli raccontavano sull'inchiesta circa l'assassinio di Kirov. Trosky fabbricò una storia secondo cui Stalin e i suoi collaboratori erano responsabili della morte di Kirov. Ancora una volta Trotsky mentiva su quello che aveva letto sul giornale francese comunista L'Humanité e sulla stampa sovietica,a cui Trotsky accedeva nel giro di un solo paio di giorni dalla pubblicazione a Mosca.
Le menzogne di Trozky dovrebbero essere immediatamente evidenti a chiunque confronti gli articoli dei quotidiani russi e francesi, che egli leggeva e che affermava di analizzare e studiare accuratamente. Sembra che nessuno fino ad oggi l'abbia mai fatto. Il risultato fu che la versione falsificata da parte di Trosky dell'assassinio di Kirov, che Stalin e il NKVD avessero ucciso Kirov, fu ripresa non solo dai suoi seguaci ma anche da Nikita Khruscev.

Nel suo "Discorso Segreto", completamente falso, Khruschev aggiunse ulteriore credibilità alla storia che "Stalin uccise Kirov". Khruschev e i suoi scrittori di discorsi probabilmente attinsero direttamente da Trotsky. La favola di Trotsky secondo cui "Stalin aveva ucciso Kirov" fu trasmessa da Khruschev ai professionisti della propaganda anticomunista come Robert Conquest e parecchi altri. Alla fine degli anni '80 gli uomini Mikhail Gorbachev cercarono fallendo, di trovare negli archivi sovietici prove a supporto di questa storia.

Aleksandr Iakovlev, ideologo di punta, lì rispedì a scartabellare gli archivi per cercare di nuovo. Ancora una volta gli uomini della squadra di ricerca del Politburo non trovarono alcuna prova che potesse suggerire l'uccisione di Kirov da parte di Stalin. La storia della montatura "Stalin uccise Kirov" è un buon esempio di un certo numero di balle vere e proprie inventate da Trotsky siano state recepite dagli anticomunisti sovietici come Khrushcev e Gorbachev e dagli anticomunisti filocapitalisti dell'Occidente. Nel mio nuovo libro Trotsky’s “Amalgams” rivelo e discuto una seria di altre deliberate bugie da parte di Trotsky su Stalin e l'Unione Sovietica. Tutte queste balle sono state adottate dagli anticomunisti e dai trozkisti. Nel secondo e nel terzo volume di questo libro tratterò degli intrighi di Trotsky con i sabotatori e con i fascisti all'interno dell'URSS, con i nazisti e con i militaristi giapponesi.



All'inizio del 1937, Trosky riuscì a persuadere John Dewey, il famoso pedagogo, e alcuni altri, a tenere udienze per determinare se le accuse rivolte a Trotsky, nei "Processi farsa" del'agosto 1936 e del gennaio 1937 a Mosca, fossero vere. La Commissione stabilì decisamente che Trotsky fosse innocente e che i Processi di Mosca fossero una mera macchinazione. Ho studiato con molta attenzione le 1.000 pagine dei materiali della Commissione Dewey. Ho scoperto che la Commissione fu fu disonesta dimostrando una disarmante incompetenza. Fece errori su errori nei ragionamenti logici. La cosa più interessante è che Trotsky mentì alla Commissione parecchie volte. Non sarebbe stato possible che la Coomissione abbia dichiarato Trotsky "non colpevole" se i membri fossero stati a conoscenza che Trotsky stava loro mentendo. Vorrei menzionare brevemente due sezioni del mio libro. Sono: il mio progetto di verifica, che è mirato a controllare le testimonianze del Processi di Mosca e la mia disamina degli errori che commette la maggior parte dei cultori della storia sovietica, errori che li rendono incapaci di comprendere il significato delle prove che ora abbiamo.

La testimonianza resa dagli accusati nei tre Processi di Mosca pubblici è universalmente dichiarata falsa. Estorta ad uomini innocenti dall'accusa, il NKVD. "Stalin". Non c'è mai stato un brandello di prova a sostegno di questa nozione. Nondimeno è ostinatamente ripetuta da TUTTI gli specialisti in storia sovietica, come da tutti i trozkisti. Grazie agli anni passati ad identificare, cercare, collocare nello spazio gli eventi, ottenere e studiare fonti primarie, ho compreso che oggi ci sono abbastanza prove per controllare molte delle affermazioni fatte dagli imputati ai Processi di Mosca. Ho dedicato i primi 12 capitoli di Trotsky’s Amalgam ad una accurata verifica di molte dichiarazioni degli imputati dei Processi di Mosca, confrontandole con prove oggettive ora disponibili; viene fuori che gli imputati dei Processi di Mosca stavano dicendo la verità. Trostky, Khruschev e i suoi uomini, gli "esperti" sovietici della "guerra fredda", Gorbachev e i suoi uomini e gli accademici di oggi specializzati in studi sovietici, tutti affermano che i Processi furono una montatura. Con le prove ho dimostrato che si sbagliano. Le dichiarazioni testimoniali (confessioni) rese ai Processi di Mosca sono quello che dicono di essere: dichiarazione che gli imputati hanno scelto di rendere. Ho sottoposto a verifica tutto questo con una una gran messe di riscontri probatori al di fuori degli stessi processi e e perfino al di fuori dell'Unione Sovietica. Questa è una conclusione importante. Questo risultato in se stesso invalida il "paradigma antistaliniano" della storia sovietica. E contribuisce anche ad invalidare la versione di Trosky della storia sovietica, versione cui il movimento trozkista oggigiorno continua a credere e a diffondere.

Quelli tra noi, ricercatori, attivisti e altri, che vogliono trovare la verità sulla storia sovietica del periodo di Stalin e che non vogliono attenersi meramente alle nostre idee preconcette, ora sono in possesso di una quantità di risultanze che rovesciano completamente la convenzione del paradigma antistaliniano della storia sovietica. I fatti inclusi sono i seguenti:
  • il fatto che Nikita Khruschev abbia mentito in ogni accusa contro Stalin (e Lavrenti Beria) nel suo sconvolgente "Discorso Segreto" al XX Congresso del CPSU del febbraio 1956. Questo vuol dire recisamente che i ricercatori di Khruschev non trovarono alcun vero "crimine" di Stalin o Beria e così furono costretti alla falsificazione. 
  • il fatto che, nonostante una certosina ed estenuante ricerca negli archivi nel 1962-1964, la "Commissione Shvernik" di Khruschev non poté trovare alcuna prova che suggerisse che gli imputati del Processi di Mosca o quelli dell' "Affare Tukhacewsky" fossero vittime di una "montatura" o che in qualche modo avessero mentito nelle loro confessioni. 
  • il fatto che neppure i ricercatori di Gorbachev e di Eltsin o altri ricercatori anticomunisti, che fin da allora avevano avuto ampio accesso agli archivi ex sovietici, sono stati in grado di trovare alcuna prova che possa confutare le conclusioni nel caso dell'assassinio di Kirov, nei Processi di Mosca o nelle Purghe dei militari. 
  • il fatto che le confessioni ai Processi di Mosca, sono autentiche. 
  • il fatto che Ezhov e solo Ezhov, non Stalin e i suoi sostenitori all'interno della dirigenza sovietica, è responsabile per le esecuzioni di massa del periodo maggio 1938 - novembre 1939, conosciuto dagli accademici come "Ezhovshchina" e dai propagandisti anticomunisti come "Grande Terrore". 
  • il fatto che, nei suoi scritti sull'URSS dopo l'omicidio di Kirov, Trotsky mentì parecchie volte per coprire la sua complicità nei complotti. 
  • il fatto che la maggior parte degli odierni accademici che si occupano del periodo di Stalin in URSS mentono per ingannare i loro lettori. Questo, tuttavia, può essere scoperto solo studiando approfonditamente e meticolosamente le loro fonti. La scuola trotzkista è fortemente ancorata in modo parassitico alla scuola anticomunista maggioritaria. Di seguito un esempio. In una recensione apparsa sul ferocemente antistaliniano World Socialist Web Site, (wsws.org) del libro Stalin dello storico Stephen Kotkin dell'Università di Princeton, il recensore trozkista si riferisce approvandole, le affermazioni antistaliniane di Oleg Khlevniuk, definendolo il rispettato storico russo Oleg Khlevniuk (link all'articolo). Khlevniuk è un fanatico anticomunista e anche un bugiardo patentato in tutte le sue opere. Khlevniuk è un antistalinista; WSWS.ORG è una pubblicazione trozkista naturalmente antistalinista; quindi i trozkisti concedono "fiducia" al più grande bugiardo anticomunista del mondo odierno! Del resto la scuola maggioritaria anticomunista fu plasmata dagli scritti dello stesso Trotsky per decenni. Trostky, naturalmente, sapeva di mentire: 
  1. sul "blocco dei destri, trozkisti, degli zinoveviani e degli altri oppositori"; 
  2. sul suo coinvolgimento nell'assassinio di Kirov del dicembre 1934; 
  3. sul suo complottare con i congiurati militari dell'Affare Tukhachevsky per un golpe contro il governo di Stalin e per pugnalare alle spalle l'Armata Rossa duranti un'invasione ad opera della Germania o del Giappone; 
  4. sul suo complottare con i nazisti e i militaristi giapponesi; 
  5. sul suo cospirare con i fascisti e coni suoi seguaci all'interno dell'URSS per sabotare le industrie, i trasporti e le miniere; 
  6. sulle accuse e sulle confessioni degli imputati ai Processi di Mosca, che Trotsky sapeva essere autentiche; 
Trostky sapeva di aver mentito, più e più volte, nel suo Bollettino dell'Opposizione. Trotsky sapeva di ripetere le stesse menzogne alla Commissione Dewey.


La Guerra Civile Spagnola

E Trotsky sapeva di mentire ai suoi seguaci, inclusi quelli più stretti come Andreas Nin, Erwin Wolf e Kurt Landau. Nin era stato uno dei più stretti assistenti politici di Trotsky. Si supponeva che Nin avesse rotto con Trotsky nel 1931, ma nel 1930 Nin scriveva in un giornale trozkista che i seguaci di Trozky in URSS che avevano ritrattato la loro fede politica in Trotsky e promesso fedeltà alla linea del Partito, l'avevano fatto in malafede. L'avevano fatto per rimanere nel Partito per continuare a reclutare altri complici dei loro complotti segreti. Quindi, benché Nin avesse apertamente rotto con il movimento trozkista in senso organizzativo, le sue azioni i Spagna suggeriscono che si trattava di una copertura per mantenere un collegamento segreto con Trotsky.

Anche i comunisti spagnoli e il NKVD sovietico condividevano questo sospetto. Nin divenne uno dei capi del POUM, un partito antisovietico e antistalinista che era molto amichevole verso Trostky. Erwin Wolf andò in Spagna come rappresentante politico di Trotsky. Egli operava in questo modo per guidare una "rivoluzione" contro la Repubblica Spagnola, giusto nel mezzo della guerra con fascisti spagnoli aiutati da Hitler e Mussolini. Nin e Wolf corsero questi rischi poiché credevano che Trotsky fosse innocente dalle accuse che erano state fatte contro di lui nei Processi di Mosca. Ritenevano Trotsky e non Stalin, un vero comunista e un vero rivoluzionario. Di conseguenza pensavano di andare in Spagna per fare ciò che Lenin avrebbe voluto.

Nel maggio 1937 una rivolta scoppiò contro il governo della Spagna repubblicana a Barcellona. Il POUM e i trozkisti spagnoli aderirono entusiasticamente a questa rivolta. Wolf e landau pensarono di poter dare inizio a una rivoluzione di stile bolscevico, vedendo se stessi come come novelli Lenin, il POUM come i bolscevichi, il governo repubblicano come i capitalisti e i comunisti spagnoli e sovietici come falsi socialisti alla Kerensky! La "rivolta dei giorni di maggio di Barcellona", fu una malefica pugnalata alla schiena alla Repubblica durante il tempo di guerra. Fu domata in meno di una settimana. Dopo di che la polizia spagnoloa e il NKVD sovietico diedero la caccia ai trozkisti e alla dirigenza del POUM. Andreas Nin fu certamente rapito, interrogato e quindi ucciso dalla polizie spagnola e sovietica. La stessa fine toccò probabilmente a Landau e a Wolf.

I sovietici sapevano ciò che noi oggi sappiamo: che Trotsky stava cospirando insieme ai tedeschi, ai giapponesi e ai militari implicati nell' "Affare Tukhachevsky", ma Nin e Wolf certamente non sapevano nulla di tutto questo. Essi credettero nella professione di innocenza di Trotsky. Se Andreas Nin, Erwin Wolf e Kurt landau, avessero saputo quello che Trotsky sapeva e che noi ora sappiamo, sarebbero andati in Spagna per compiere le istruzione di Trotsky? Impossibile! Quindi Trotsky inviò questi uomini in una situazione estremamente pericolosa mentendo loro sulle proprie azioni e scopi e su quello che Stalin stava facendo. E questo costò le loro vite. La stessa cosa è vero per tutti quei trotzkisti che furono fucilati nella stessa Unione Sovietica. Evidentemente, ce n'erano centinaia. Tutti loro sostenevano Trotsky perché credevano alla sua versione della storia sovietica ed erano stati convinti dagli scritti di Trotsky che Stalin stesse mentendo, che i Processi di Mosca fossero una montatura e che il regime di Stalin avesse abbandonato lo scopo della rivoluzione socialista mondiale. Quegli uomini e quelle donne non avrebbero seguito Trotsky se avessero saputo che stava loro mentendo.

Nel primo capitolo di Trotsky’s “Amalgams” esamino gli errori che molti studiosi di storia sovietica, inclusi gli accademici professionisti, quando si confrontano con prove provenienti da fonti primarie. La verità è che pochi, inclusi gli storici di professione, sanno come esaminare le prove storiche. Pochissimi marxisti hanno dimestichezza con un'esame materialistico delle prove o sono capaci di riconoscere o criticare un argomento idealistico quando se lo trovano di fronte. Questi errori non sono solo errori di "negazione" da parte di persone che non vogliono che siano demoliti i i loro preconcetti filo trotzisti o antistalinisti. La maggior parte o tutti gli stessi errori sono fatti anche dagli antirevisionisti filostalin. Le argomentazioni anticomuniste sono state così soverchianti, non solo nella forma filocapitalista durante la "Guerra Fredda", ma anche fra gli apparentemente filocomunisti ma in realtà anticomunisti scritti delle ere di Khruscev e di Gorbachev; questo ha degradato il modo di pesare di tutti noi.

Le bugie di Trotsky che Pierre Broué e Arch Getty scoprirono 30 anni fa furono ignorate. Questo stesso fatto merita una spiegazione. Negli anni '80 e '90 Broué continuò a trovare e a scriverci sopra, altre menzogne di Trotsky, ma nonostante tutto egli continuò a negare l'importanza di queste menzogne. Broué ignorò anche le scoperte di Getty. Primo, l'Archivio Trotsky era stato "espurgato" del materiale compromettente; secondo, Trotsky era rimasto in contatto con gli oppositori come Radek con cui, spergiurava di aver rescisso ogni legame. Vadim Rogovin, prominente storico trozkista della storia sovietica dell'era di Stalin, si unì alla copertura di Broué ed introdusse anche alcune menzogne di suo. I trozkisti e i guerrafondai della "Guerra Fredda" continuano ad ignorare le scoperte di Broué o in alternativa ripetono l'affermazione di Broué che si tratta di bugie senza alcuna importanza. Noi possiamo capire perché facciano così.

Il fatto che Trotsky mentì, conduce a smantellare quello che io chiamo "paradigma antistalin": le versioni della storia sovietica proprie dei trozkisti e degli anticomunisti della "Guerra Fredda". Naturalmente Trotsky doveva mentire.

Egli stava dirigendo una grande congiura per rovesciare Stalin, insieme a molti complici all'interno dell'Unione Sovietica e in seno al Partito Bolscevico, essendo colluso con la Germania nazista, con il il Giappone militarista, con l'Inghilterra e con la Francia. Un complotto richiede segretezza e menzogne. Dopo tutto chi ingannava Trotsky? Non di certo Stalin e il governo sovietico. Essi sapevano che stava mentendo. La conclusione è inevitabile: Trotsky mentiva per ingannare i suoi seguaci! Essi erano i soli a credere a qualsiasi cosa che Trotsky scrivesse.
Credevano che Trotsky fosse il vero, originale leninista di principi che affermava di essere e che Stalin fosse un bugiardo. Questo costò la vita della maggior parte dei suoi sostenitori in Unione Sovietica, allorquando il trozkismo fu messo fuorilegge come alto tradimento dello stato sovietico a causa del complotto di Trotsky con la Germania e con il Giappone. Questo portò i seguaci di Trotsky all'estero a sprecare le loro vite in un culto devoto di un uomo che, in realtà, faceva proprio ciò di cui era imputato di fare dall'accusa e dagli imputati dei Processi di Mosca.

La figura di Leon Trotsky getta un'ombra gigantesca sulla storia dell'Unione Sovietica e quindi sulla storia mondiale del XX secolo. Trotsky fu la più prominente, realmente la sola in vista, figura dell'opposizione nelle dispute di fazione che scossero il Partito Bolscevico negli ani '20. Fu appunto negli anni '20 che Trotsky attrasse a sé il gruppo di persone che formarono l'Opposizione Unita e i cui complotti fecero così tanto, irreparabile danno al Partito, al Comintern e al movimento comunista mondiale.

Conclusioni

Cosa implicano le menzogne di Trotsky, di Khruscev e che siano state ignorate per così tanto tempo?

Cosa comporta per la principale questione che dobbiamo affrontare, noi e qualche miliardo di lavoratori nel mondo oggi? Io mi riferisco alla questione del perché il meraviglioso movimento comunista internazionale del 20° secolo sia crollato, il movimento che 70 anni fa, trionfante nella Seconda Guerra Mondiale , nella rivoluzione comunista cinese, nei movimenti anti-coloniali in tutto il mondo, sembrava di essere su punto di porre fine al capitalismo e portare alla vittoria del socialismo mondiale?

Come convincere i lavoratori, gli studenti e gli altri che conosciamo il motivo per cui il vecchio movimento comunista non è riuscito nei suoi scopi e che abbiamo imparato che dobbiamo fare in modo diverso per evitare di ripetere quei fallimenti in futuro? Dobbiamo studiare la questione. Abbiamo anche bisogno di discuterne, trattando e discutendo punti di vista diversi ma documentati.
Quindi dobbiamo difendere l'eredità del movimento comunista internazionale all'epoca di di Lenin e, in particolare, durante il tempo di Stalin. Allo stesso tempo, non dobbiamo avere alcun timore di criticare, in modo da scoprire quali errori abbiano fatto al fine di non ripetere nuovamente gli stessi errori. A mio giudizio, e spero che sia anche il vostro, scoprire le ragioni del crollo del magnifico movimento comunista internazionale del 20° secolo è la più importante questione storica e teorica per tutti gli sfruttati di oggi, vale a dire la stragrande maggioranza del genere umano. Per avere qualche speranza di riuscita, dobbiamo pensare con coraggio, di "andare dove nessuno è mai giunto prima". Se noi facessimo finta di credere che "Marx ed Engels avevano tutte le risposte" o che "Lenin aveva tutte le risposte" (molti trozkisti, naturalmente, credono che "Trotsky aveva tutte le risposte"), allora avremmo la garanzia, al massimo, di ottenere ben di meno di quello che loro hanno conquistato. Marx ha detto che i grandi eventi storici si verificano due volte "la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa".

La tragedia del movimento comunista internazionale del 20° secolo è stata, in ultima analisi, quella di non avere ottenuto la vittoria finale. A meno che non capiamo dove hanno sbagliato, siamo destinati alla "farsa." Potrebbe essere un crimine politico, il nostro crimine. Quindi, dobbiamo guardare con occhio critico a tutta la nostra eredità. Il detto preferito di Marx era: "De omnibus dubitandum" - "Dubita di tutto". Marx sarebbe stata l'ultima persona al mondo ad escludere se stesso da questo interrogatorio.

La storia non può insegnare direttamente le lezioni. E la storia non è teoria politica. Ma se facciamo le domande giuste, la storia può aiutarci a rispondere. Nel frattempo, tutti noi dovremmo diffondere in tutto il mondo e in ogni modo che, come Kruscev e Gorbaciov, Trotsky ha mentito, mentito dimostrabilmente e palesemente e, per di più, che mentono anche tutti gli "esperti" anticomunisti e antistalinisti ingrassati dalle università e dagli istituti di ricerca capitalisti.

Dobbiamo sottolineare che l'unica via da seguire è quella di costruire un nuovo movimento comunista per sbarazzarci del capitalismo. E che per fare questo, abbiamo bisogno di imparare dagli eroici successi e anche dai tragici errori, dei bolscevichi nel periodo in cui l'Unione Sovietica è stata guidata da Joseph Stalin. La mia speranza e il mio obiettivo è quello di contribuire, attraverso la mia ricerca, a questo progetto che è così vitale per il futuro delle persone che lavorano in tutto il mondo. Grazie.




venerdì 17 giugno 2016

I guanti di Ezhov



REDAZIONE NOICOMUNISTI


di Davide Spagnoli

Questa espressione russa che significa «tenere qualcuno per il collo» – oggi noi diciamo per le palle – ha origine nella cultura contadina russa.

Nel XVIII secolo nei dizionari troviamo già consolidato un adagio che recitava: «Se vuoi prendere i ricci devi indossare guanti imbottiti». Ma all’epoca non era inteso in senso punitivo.

Questa espressione nasce dal fatto che nelle cantine dei contadini spesso si trovavano dei topi. Un buon gatto che sia d’aiuto per risolvere questo problema non si trova con facilità. Ma c’è un altro predatore che può essere d’aiuto: il riccio! Ma come portarlo nel luogo giusto? È proprio per questo che si usano guanti cuoio senza fodera.



Ma già in Checov e Pushkin l’espressione «Serrare nei guanti per i ricci» ha assunto il senso di «tenere in pugno qualcuno», «mettere i piedi sul collo di qualcuno» può essere trovata già in Checov e Pushkin.



Poi, negli anni ‘30 del XX secolo, con un gioco di parole, in russo Ezhov è la parola che indica riccio ma Ezhov era anche il cognome del capo dell’NKVD (Commissariato del popolo per gli affari interni), la polizia politica sovietica, e allora l’espressione «Serrare nei guanti per i ricci», divenne «Serrare nei guanti di Ezhov», che assunse una connotazione prima benevola e poi famigerata.

Questa immagine, realizzata dall’artista Efimov, è intitolata «I guanti di Ezhov»







In esso il Commissario del popolo tiene saldamente nella mano guantata degli animali spinosi (dei ricci?) ed un’idra dalle molte teste, la rappresentazione dei trotskisti e dei bukhariniani. Ma quando la repressione ordinata da Ezhov iniziò a colpire in massa i comunisti membri del partito o semplici simpatizzanti, spesso assolutamente innocenti, l’espressione cambiò significato ed ebbe una connotazione estremamente negativa, e il periodo della repressione di Ezhov viene ancora oggi ricordata come la Ежовщина Ezhovshcina, «i brutti tempi di Ezhov» (1937-1939), quello che Robert Conquest ha chiamato «Grande terrore», durante il quale vennero arrestate un milione e mezzo di persone; di queste, secondo recenti studi, ne vennero giustiziate 681.692 e non i milioni di cui parla Robert Conquest, che, secondo un articolo apparso su The Guardian il 27 gennaio 1978 pag. 13, lavorava fin dal 1956 all’Information Research Department (IRD). L’IRD venne fondato nel 1947 con il nome di Communist Information Bureau, era un dipartimento del Foreign Office britannico con il compito di combattere l’influenza dei comunisti attraverso la diffusione di storie false spacciate come vere. Per questo sporco lavoro erano stati assoldati giornalisti e chiunque fosse in grado d’influenzare l’opinione pubblica. Secondo The Guardian nel citato articolo il compito di Robert Conquest era quello, per l’appunto, di scrivere una “storia nera” dell’Unione Sovietica.

Il perché Ezhov abbia fatto uccidere così tante persone, in grande maggioranza comunisti, è da ricercare nel fatto che, in vista della guerra che tutti sapevano sarebbe scoppiata molto presto, aveva stretto un accordo con i giapponesi per distruggere la fiducia della popolazione nello Stato e nel governo, in modo che quando il Giappone avesse attaccato il morale della popolazione fosse stato depresso e sfiduciato, disponibile per un cambio di regime. La circostanza è confermata da una sentenza del 1998 del Collegio militare della Corte Suprema che ha riconosciuto Nikolai Ezhov non essere soggetto alla riabilitazione in quanto 

«[…] Ha provocato l’aggravamento delle relazioni con i paesi amici dell’URSS e ha cercato di accelerare il conflitto militare tra l’URSS e il Giappone».






martedì 24 giugno 2014

I Processi di Mosca e il "Grande Terrore" del 1937-38: ciò che le prove mostrano di Grover Furr

REDAZIONE NOI COMUNISTI


Traduzione di Guido Fontana Ros



Pubblichiamo un articolo di Grover Furr che sfata la menzogna che Stalin sia stato responsabile del Grande terrore degli anni 1937-38.






FONTE

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