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mercoledì 7 maggio 2014

THE MURDER OF SERGEI KIROV di Grover Furr

REDAZIONE NOICOMUNISTI



Pubblichiamo l'introduzione dell'ultima fatica dello storico americano Grover Furr:








Come ormai ci  ha già abituato, il professor Furr demolisce attraverso un lavoro certosino di analisi basata sulla logica e sulle fonti primarie un'altra costruzione propagandistica dell'anticomunismo dominante degli ultimi 70 anni: la ricostruzione dell'assassinio del Segretario del Partito comunista (b) di Leningrado, Sergei Kirov. 
Due ipotesi, entrambe false, spacciate per verità storiche, sono state diffuse da pseudostorici e da media compiacenti:



A) Kirov fu ucciso da un assassino solitario e non vi era nessuna congiura. La congiura o le congiure furono macchinazioni orchestrate da Stalin per sbarazzarsi dei suoi avversari.
B) Kirov fu fatto uccidere dallo stesso Stalin che ne strumentalizzò l'omicidio per i fini elencati al punto A

Entrambe completamente false. Si tratta semplicemente di conclusioni arbitrarie, viziate da pregiudizi anticomunisti e basate su dicerie e voci quando non si tratta di pura e semplice invenzione. Questa è la situazione comune cui soggiace la maggior parte degli studi storici su questo straordinario periodo storico. 



GROVER FURR



WEBSITE di GROVER FURR





domenica 9 febbraio 2014

Stalin non ha alcuna responsabilità delle esecuzioni di massa del 1937-38!

REDAZIONE NOICOMUNISTI

a cura di Guido Fontana Ros 

Nel pomeriggio del 1° dicembre 1934 poco oltre l’ingresso della sede del Partito, nello storico palazzo Smolny a Leningrado, risuonarono alcuni spari. Sergej Mironov Kirov, amato leader operaio, moriva colpito alla testa da Leonid Nikolayev.

Nel modo più brutale l’opinione pubblica dell’URSS si rese conto che, oltre gli eccezionali successi dell’economia pianificata, una vasta cospirazione, nell’ombra, tesseva la sua tela di morte e distruzione.
Lo stesso assassino di Kirov, Leonid Nikolayev era stato fermato alcuni giorni prima, dal servizio di sicurezza dello Smolny. Trovato in possesso di un revolver e di una piantina dell’edificio, venne “inspiegabilmente” rilasciato…
Cominciarono le indagini, coordinate dal capo della NKVD. il Commissariato del Popolo per la sicurezza, con a capo Jagoda che nel 1938 si scoprì far parte del complotto. Nonostante questo fatto gravissimo le indagini continuarono e si arrivò nel 1936 al primo processo dei traditori e cospiratori. Nella sostanza si era arrivato a una sorta di coordinamento operativo fra l’opposizione di destra, i troskisti ed elementi nazionalisti controrivoluzionari che contavano sul fattivo appoggio dello spionaggio nazista, giapponese e non solo…
Questo coordinamento operativo mirava a rovesciare il regime socialista in Urss attraverso l’omicidio politico, il terrorismo e il sabotaggio e l’appoggio interno al nemico nel caso di attacco militare.
Qui di seguito lo schema dei grandi processi:

1° Processo definito “processo del centro terrorista trotskista-zinovievista” oppure “processo dei 16”
Data: dal 19 al 28 agosto 1936
Luogo: Casa dei Sindacati, Mosca
Corte: Ulrich, Matulevic, Nikicenko
Accusa: Vyšinskij
Imputati: Kamenev, Zinov'ev, Bakaev, Berman-Jurin, David, Dreitzer, Evdokimov, Holtzman, Moisej e Natan Lur'e, Mračkovskij, Olberg, Pikel, Reingold, Smirnov, Ter-Vaganjan
Condanne: 16 condanne a morte

2° Processo definito “processo del centro antisovietico trotzkista” oppure “processo dei 17”
Data: dal 23 al 30 gennaio 1937
Luogo: Casa dei Sindacati, Mosca
Corte: Ulrich, Matulevic, Ryckov
Accusa: Vyšinskij
Imputati: Radek, Pjatakov, Sokolnikov, Serebrjakov, Arnold, Boguslavskij, Chestov, Drobnis, Hrasche, Livsič, Knjazev, Muralov, Norkin, Pušin, Ratajčak, Stroilov e Turok.
Condanne: 13 condanne a morte tranne: 10 anni a Radek, Sokolnikov e Arnold, 8 anni a Stroilov

Processo definito “processo dei generali dell’Armata Rossa” oppure “processo degli ufficiali”
Data: dal 1 al 10 giugno 1937
Luogo: a porte chiuse
Corte: Ulrich, Bljucher, Budennyj 
Accusa: Vyšinskij 
Imputati: Tuchačevskij, Ionas Jakir, Ieronim Uborevič, Robert Ejdeman, Avgust Kork, Vitovt Putna, Boris Fel'dman e Vitali Primakov. Il generale Yakov Gamarnik, anch'esso coinvolto nelle indagini si era suicidato il 31 maggio
Condanne: 8 condanne a morte

3° Processo definito “processo del blocco antisovietico della destra e dei trotskisti” o “processo dei 21”
Data: dal 2 al 13 marzo 1938
Luogo: Casa dei Sindacati, Mosca
Corte: Ulrich, Matulevic, Elev
Accusa: Vyšinski
Imputati: Bukharin, Rykov, Krestinskij, Jagoda, Rakovskij, Bessonov, Bulanov, Černov, Chodžaev, Grinko, Ivanov, Ikramov, Kazakov, Krjučkov, Levin, Maksimov-Dikovskij, Pletnev, Rozengolc, Šarangovič, Zélenskij e Zubarev
Condanne: 18 condanne a morte tranne: 15 anni a Bessonov, 20 anni a Rakowski, 25 anni a Plétnev

PER DARE UN'IDEA DELLA GRANDEZZA DEL COMPLOTTO E DEL GRAVISSIMO PERICOLO CORSO DALL'URSS, BASTI SAPERE CHE BEN 24 MEMBRI EFFETTIVI E 14 CANDIDATI MEMBRI DEL PLENUM DEL COMITATO CENTRALE SONO STATI ESPULSI PER ALTO TRADIMENTO E SPIONAGGIO, SENZA CONSIDERARE BEN 8 MARESCIALLI DELL'ARMATA ROSSA...

Ora a 80 anni di distanza possiamo affermare che, senza questi processi che la propaganda anticomunista si ostina a dire inventati da Stalin per consolidare il suo potere, l’URSS attaccata dalla Germania nazista avrebbe dovuto affrontare un tradimento interno dalle conseguenze disastrose.
La repressione, tuttavia, non si limitò a colpire gli esponenti di vertice ma colpì anche la base del complotto per cui gli arresti, i processi, le condanne ai lavori forzati e a morte coinvolsero, secondo le stime di storici veri e non buffoni anticomunisti, da circa 450.000 a 680.000 persone nell’annata 1937-38 quando alla direzione del NKVD fu posto Ezhov. Infatti, Ezhov sperava che queste esecuzioni di massa di persone innocenti avrebbero fatto schierare gran parte della popolazione sovietica contro il governo. Questo avrebbe creato le basi per lo scoppio di ribellioni interne contro il governo sovietico nel caso di attacco da parte della Germania o del Giappone. Anche se Ezhov fece fucilare un numero molto elevato di persone innocenti, è chiaro che, dalle prove ora disponibili, vi erano anche vere e proprie cospirazioni. Il governo russo continua a conservare ogni cosa ma purtroppo alcuni documenti utili per questa investigazione rimangono top-secret. Non possiamo sapere con certezza esattamente le dimensioni delle cospirazioni reali senza tali prove. Pertanto, non sappiamo quante di queste 680.000 persone erano cospiratori reali e quanti sono stati vittime innocenti.
Stalin e la direzione del partito cominciarono a sospettare già dall’ ottobre 1937 che la maggior parte della repressione fosse effettuata in modo illegale. All'inizio nel 1938, quando Pavel Postiscev fu aspramente criticato, rimosso dal Comitato Centrale espulso dal partito, processato e giustiziato per l’ingiustificata repressione di massa, questi sospetti crebbero.
Quando Lavrentii Beria venne nominato come il vice di Ezhov, quest'ultimo e i suoi uomini compresero che Stalin e la direzione del partito non si fidavano più di loro. Fecero un ultimo complotto per assassinare Stalin il 7 novembre 1938, in occasione della celebrazione del 21 ° anniversario della Rivoluzione bolscevica. Ma gli uomini di Ezhov furono arrestati in tempo.
Ezhov venne convinto a dimettersi. Un'intensa attività investigativa venne avviata e un enorme numero di abusi del NKVD vennero scoperti. Un gran numero di casi di coloro che furono giudicati o puniti a causa di Ezhov vennero rivisti. Oltre 100.000 persone vennero rilasciate dal carcere e dai campi. Molti uomini del NKVD vennero arrestati e confessarono di aver torturato, processato e giustiziato persone innocenti. Molti altri membri del NKVD furono condannati al carcere o licenziati.
Sotto Beria il numero delle esecuzioni nel 1938 e il 1940 scese a meno dell'1% del numero raggiunto sotto il comando di Ezhov nel 1937 e 1938; e molti di quelli giustiziati erano uomini dell'NKVD, tra cui Ezhov stesso, colpevoli di una massiccia repressione ingiustificata e di aver sottoposto ad esecuzione persone innocenti.
E’ evidente che quello che fu definito dagli “storici” anticomunisti, il Terrore staliniano non fu opera di Stalin e non coinvolse decine di milioni di persone come viene affermato. In malafede, questi scribacchini uniscono 2 fenomeni storici, la repressione del complotto e il tentativo di riordino e verifica degli iscritti al Partito Comunista (Proverka che in russo significa verifica e non purga), che si svolse negli stessi anni che, come storici veri e non propagandisti anticomunisti hanno appurato esaminando gli archivi di Smolensk, portò all’espulsione di una ridicola percentuale di membri.
Un aspetto schifoso della questione è che Nikolai Bukharin, leader del gruppo di destra, era al corrente dell’ "Ezhovshchina" (La repressione condotta da Ezhov in russo) e la lodò in una lettera che scrisse dal carcere a Stalin. Bukharin sapeva che Ezhov era membro della cospirazione della Destra. Senza dubbio è per questo che accolse con favore la nomina di Ezhov a capo del NKVD - orientamento registrato dalla vedova nelle sue memorie.
Nella sua prima confessione, nella sua ormai famosa lettera a Stalin del 10 dicembre 1937 e al suo processo nel marzo 1938, Bucharin sostenne che era completamente "disarmato" e di aver detto tutto quello che sapeva. In realtà Bukharin sapeva che Ezhov era un membro di spicco del complotto della Destra, ma non disse nulla. Secondo Mikhail Frinovsky, braccio destro di Ezhov, probabilmente Ezhov gli promise di adoperarsi affinché non fosse eseguita la sentenza di morte, se avesse taciuto della partecipazione di Ezhov.
Se Bucharin avesse detto la verità - se avesse rivelato, infatti, le informazioni su Ezhov, gli omicidi di massa ad opera di quest'ultimo avrebbero potuto essere fermati all’inizio. Si sarebbero potute salvare le vite di centinaia di migliaia di persone innocenti.
Ma Bucharin rimase fedele ai suoi compagni cospiratori. Andò all’esecuzione, esecuzione che, giurò, meritava "dieci volte”, senza rivelare la partecipazione di Ezhov alla cospirazione.


Questo punto non potrà mai essere sottolineato troppo: il sangue delle centinaia di migliaia di persone innocenti massacrati dai Ezhov e dai suoi uomini durante il 1937-1938, ricade su Bucharin e non su Stalin.





















domenica 9 settembre 2012

Intervista a Grover Furr rilasciata il 18 luglio 2006 a RevLeft


Traduzione di Davide Spagnoli



FONTE


Grover Furr

Grover Furr è professore presso la Montclair State University, è attivo nella sinistra radicale della MLA ed è l'autore di diversi saggi, incluso “Lettura (a)critica e argomentazioni dell'anticomunismo”, e “Stalin e la lotta per le riforme democratiche”. I suoi lavori hanno gettato una luce nuova sull'era di Stalin e sono stati attaccati dai critici di destra, come David Horowitz.

D. Molte persone pensano che il maggior problema sotto Stalin fosse la “non sufficiente democrazia”. Come rispondi a questo punto di vista? 

R. Per prima cosa grazie per avermi invitato ad esprimere il mio punto di vista su questo importante problema. Per tornare alla domanda penso sia futile parlare di “democrazia”, nel senso greco di “potere del popolo”, fino a quando esisterà una società di classe. La classe dominante dominerà e non permetterà mai di venire rimossa dal potere in modo pacifico. Ricordate il Vecchio Sud schiavistico? Quando non riuscirono più a controllare il Congresso si dichiararono indipendenti: rifiutarono di mollare il potere dello Stato senza una guerra. 

Così ogni Stato è una dittatura di una classe su un'altra. Nei paesi capitalisti è la classe capitalistica che esercita la dittatura. Nel suo magnifico lavoro “Stato e rivoluzione” Lenin spiega l'ambiguità della parola “democrazia”, e credo che tutti quanti faremmo bene a studiarla, dato che ha una certa debolezza: ad esempio in essa non c'è niente sulla necessità di un Partito comunista che ci guidi verso la Rivoluzione! Ma allo stesso tempo è una parola brillante, fondamentale per comprendere il mondo in cui viviamo. 

Come Lenin, anche Stalin voleva una forma di democrazia rappresentativa diffusa, nello stesso modo in cui la parola “democrazia” è stata interpretata nei paesi capitalisti dal XVIII secolo. Nei miei due saggi - in realtà si tratta di un lungo saggio diviso in due parti - entro nei i dettagli di questo fatto tenuto nascosto a partire dai giorni di Khrushchev. 

Avrebbe potuto funzionare? È un peccato che né Stalin né i suoi sostenitori siano riusciti a realizzarla, perché così avremmo potuto avere quella ricca esperienza da cui imparare tanto in positivo quanto in negativo. 

Ma sicuramente Stalin non avrebbe mai permesso che il socialismo venisse deposto per via elettorale: no di certo.

Stalin e Kirov


D. Stalin è stato accusato dell'assassinio di Kirov. Questa accusa ha una qualche credibilità? 

R. Questa storia è stata ampiamente diffusa tanto in Occidente quanto in Russia dagli autori anticomunisti e dagli avversari di Stalin: le fonti originali di questa storia pare siano Trotsky e Alexander Orlov, in seguito diffusa da Robert Conquest (“Stalin and the Kirov Murder”, 1990), uno che non rifiuta mai una storia contro Stalin, non importa quanto forzata sia, ed Amy Knight (“Who Killed Kirov?”, 2000), i cui pregiudizi anticomunisti la portano a spegnere i mozziconi della verità nel posacenere.







È una completa menzogna e lo è sempre stata. Non c'è mai stata una prova a suo sostegno, ed anzi Stalin era molto affettuoso nei confronti di Kirov, che era anche un solido sostenitore di Stalin. Nel frattempo tanto Trotsky quanto Orlov hanno dimostrato di aver mentito.

Nel suo famigerato “Rapporto segreto” del 25 febbraio 1956, Khrushchev insinua un sospetto di colpevolezza di Stalin nell'assassinio di Kirov, ma non muove mai un'accusa diretta. Diverse commissioni sotto Khrushchev, due o forse tre, ed anche dopo di lui, hanno cercato di trovare prove per accusare Stalin ma non vi sono mai riuscite.

La principale ricercatrice russa sull'assassinio di Kirov, Alla Kirilina, nota per le sue posizioni contro Stalin, ha scritto un paio di volumi sulla questione: “Rikoshet” e “Neizvestnyi Kirov”, che include una versione aggiornata del volume precedente, ma lei stessa ammette che Stalin sembra non avere niente a che fare con l'assassinio di Kirov.




Curiosamente la principale versione che ora viene propagandata dagli avversari di Stalin, è che Nikolaev, la persona che indubitabilmente sparò a Kirov e per questo venne giustiziato, era un “assassino solitario.” Accettare questa versione significa rifiutare le confessioni degli imputati al primo processo di Mosca del 1936, il processo a Zinoviev e Kamenev, in cui essi stessi dicono di avere pianificato e portato a termine l'assassinio di Kirov. Ma gli anticomunisti sono smaniosi di credere che le confessioni, benché affatto mancanti di prove, sono in qualche modo “false”!
Non c'è alcuna prova che Zinoviev e Kamenev stessero mentendo, e quanto confessano è coerente con le testimonianze al secondo ed al terzo processo di Mosca del 1937 e del 1938. Naturalmente non conosciamo i dettagli perché il governo russo ha ostinatamente rifiutato di rendere pubbliche le voluminose indagini, o anche di renderle accessibili ai ricercatori. Se Stalin fosse stato colpevole si può star certi che, nell'atmosfera della propaganda contro Stalin che regnava sotto Khrushchev, e poi ancora sotto Gorbachev e Eltsin, le avrebbero certamente propagandate.







Le prove disponibili sono così scarse che è possibile ogni scenario, ma penso che Nikolaev probabilmente non fosse stato specificamente incaricato dell'assassino di Kirov, ma, piuttosto, questa persona mentalmente instabile era l'ideale perché credesse di essere stato offeso da Kirov. 

Nel 2003 in Russia venne pubblicata una breve parte dell'interrogatorio di Vanya Kotolynov che ammetteva la “responsabilità morale” nell'assassinio di Kirov, dato che avevano avvelenato la mente di Nikolaev contro Kirov (Lubianka-Stalin…1922-1936, No. 481). In frammenti di altre testimonianze Kotolynov ripete quest'ammissione mentre nega di aver personalmente istruito Nikolaev in qualche modo.

Milda Draule
La storia che Kirov avesse avuto una relazione sentimentale con la moglie di Nikolaev, Mil’da Draule, sta ancora girando: che sia questa l'esca avvelenata che il gruppo di Zinoviev e Kamenev raccontarono a Nikolaev per spingerlo ad uccidere Kriov? Kirilina ha pubblicamente detto che non crede che questa vicenda sia accaduta (“Argumenty I Fakti” – Peterburg. Dic.1, 2004) e difatti la Draule può aver aiutato il marito Nikolaev nell'assassinio, come apparentemente sembra aver confessato. 
In breve: 
  • Ancora non sappiamo quanto conoscesse il governo sovietico negli anni '30 perché il governo russo si rifiuta di rendere pubblico il materiale investigativo. 
  • Allo stato dei fatti non c'è ragione per credere che Zinoviev, Kamenev e gli altri imputati al processo di Mosca del 1936 abbiano mentito quando confessavano di aver pianificato l'assassinio di Kirov, con Nikolaev nella parte dell'assassino. 
  • Soltanto presupponendo l'esistenza di una qualche cospirazione di questo tipo ci possiamo rendere conto delle prove di cui disponiamo, anche se, lo ripeto, è stato nascosto così tanto materiale che nessuna può essere presa per certa. 
  • La linea del partito degli anticomunisti, che cioè non è esistita alcuna cospirazione, che Nikolaev ha agito per conto suo, e Zinoviev, Kamenev e gli altri sono stati in qualche modo forzati o persuasi a rendere una falsa confessione sull'omicidio Kirov, non è sostenuta da un qualsiasi straccio di prova e, a mio avviso, questa è la storia meno probabile di tutte. 
In breve: le prove che a tutt'oggi abbiamo corroborano la teoria che Zinoviev, Kamenev, ed un gruppo dei loro sostenitori, siano stati responsabili di aver spinto Nikolaev ad assassinare Kirov. Ogni valutazione obiettiva delle prove ci spinge a giungere a questa conclusione. 

Se e quando dagli archivi dell'ex URSS, tenuti ancora strettamente segreti, diverranno disponibili, ed avremo nuove prove, saremo pronti a cambiare le nostre opinioni in conformità a quanto emergerà. 

Gli anticomunisti sono riluttanti a farlo perché accettano solo “storie dell'orrore” che mettano in cattiva luce Stalin, i bolscevichi e i comunisti in generale. Ma questo non significa che siano tutti dei bugiardi, sebbene qualcuno, come Conquest, lo sia, in generale sono accecati dai loro pregiudizi.
DSe si potessero riassumere i principali errori e contributi di Stalin, quali pensate possano essere?

R. Tutti commettiamo degli errori e così penso che Stalin debba averne fatti alcuni, ma non penso sia questo il punto dove volete arrivare. 

Stalin ha provato sul serio a seguire le linee guida di Lenin, aveva per lui un enorme rispetto e definiva se stesso sempre come un “allievo di Lenin.” 

Il problema era che Lenin non sapeva come fare per andare dalla situazione in cui l'URSS si trovava nel 1921 dopo la guerra civile, ad una società comunista. Nessuno lo sapeva! Marx ed Engels non avevano predisposto alcun modello per questo passaggio, e neppure Lenin ne aveva. 

Lenin e Stalin erano persone brillanti, che hanno sinceramente dedicato se stessi al comunismo, devoti alla classe operaia. Non avevano ambizioni personali ad eccezione di quella di provare a realizzare quella società di giustizia ed eguaglianza che il movimento comunista ha sempre rappresentato, e di cui i lavoratori del mondo intero hanno disperatamente bisogno oggi come ieri. 

Nonostante gli sforzi titanici, gli immensi sacrifici e le grandi conquiste, alla fine, il comunismo ha fallito. Trotsky prima e Khrushchev in seguito, hanno detto che questa sconfitta era dovuta ai fallimenti personali di Stalin, cioè, in altri termini, se al posto di Stalin ci fosse stato qualcun altro tutto sarebbe andato bene. 

Penso che tutto questo sia sbagliato. Il problema era la linea politica dei Bolscevichi, non solo di Stalin, ma anche di Lenin, di Marx e di Engles. 

Stalin e, in generale i bolscevichi, avevano una concezione socialdemocratica del socialismo. Si trattava naturalmente della concezione dell'ala sinistra, quella destra, la SPD e i menscevichi, avevano una concezione economica estremamente deterministica: il capitalismo doveva svolgere il proprio compito storico d'industrializzazione, sviluppo ecc. Nel frattempo il capitalismo stesso non poteva essere abbattuto, infatti andava coltivato perché era ancora “progressivo”. 
Una volta che si decide di conservare il denaro, i salari e la disuguaglianza, che vanno inscindibilmente assieme, unitamente ai benefici sociali a favore della classe operaia, si ha una società che è molto simile ad una società borghese socialdemocratica. Quest'idea del socialismo di sinistra è compatibile con Marx e Lenin, come qualsiasi altro concetto, ed è probabilmente la versione più compatibile con quello che Marx, Engels e Lenin hanno scritto. 
I bolscevichi hanno anche provato a governare assieme ai partiti socialisti d'opposizione, e sono stati proprio i Socialisti Rivoluzionari e i Menscevichi che li hanno traditi. I Socialisti Rivoluzionari poi hanno tentato di abbattere i bolscevichi cercando di assassinare Lenin ed alcuni altri dirigenti bolscevichi. Non erano interessati a nient'altro perché la loro concezione del socialismo prevedeva che il capitalismo dovesse assolutamente completare il proprio lavoro, e qualsiasi cosa più avanzata sarebbe stata prematura, condannata al fallimento, ad essere una “dittatura” ecc. 
Il pensiero di Trotsky è una versione di quest'idea con qualche piccola increspatura, ma, in realtà, dopotutto non molto differente e neanche di “sinistra”. In sostanza si tratta di una versione più disfattista, a cavallo tra la concezione bolscevica e quella menscevica, proprio come in vita è stato lo stesso Trotsky: a cavallo tra i due partiti. 
Ciò che ho mostrato nel mio articolo diviso in due parti, era che Stalin si era impegnato in un concetto di democrazia politica di tipo socialdemocratico. Non ho usato questo termine, e certamente avrebbe funzionato in modo diverso con un Partito comunista alla direzione dello Stato o con i capitalisti nello stesso ruolo, come in una classica socialdemocrazia. 
Ma la concezione della democrazia era la stessa. La Costituzione di “Stalin” del 1936 si basava su un'idea di democrazia nota nel capitalismo progressivo: eguaglianza universale e voto segreto, democrazia rappresentativa, competizione dei candidati. Quest'ultimo punto non venne mai attuato, eppure era quanto previsto dalla Costituzione. 
Ed è per questo che sostengo che i “socialisti” di oggi sono "Stalinisti.” Mettiamola in un altro modo: ciò che ha condannato il socialismo sovietico è la stessa cosa che mantiene basso anche il socialismo post sovietico, che basa se stesso su una concezione socialdemocratica del socialismo. 
I “socialisti democratici” condividono questa concezione del socialismo che ha unito Stalin, Trotsky, i Socialisti Rivoluzionari e i Menscevichi. Il Partito comunista cinese sostiene ancora il suo stato e la sua economia fascista con la retorica socialdemocratica: "il capitalismo non ha ancora compiuto la sua missione storica." 
Tutti quanti abbiamo pensato che Stalin "si alleò con Hitler", sia pubblicamente che segretamente. Ma chi era realmente alleato con Hitler? La destra e i trotskyisti! Bukharin, Radek, Piatakov, ed altri ancora. Tutte le prove di cui oggi disponiamo sostengono questa conclusione, caldamente negata da tutti i ricercatori anticomunisti e, naturalmente, dai trotskyisti. 
Tutti abbiamo pensato che nel 1937-38 "Stalin abbia ucciso centinaia di migliaia di persone". Ma cosa avvenne in realtà? Il responsabile fu Ezhov coperto dai suoi sostenitori di destra nella leadership del Partito. E lo stesso Ezhov fece parte di una cospirazione di destra che progettava di rovesciare il governo di Stalin, collegato direttamente con Bukharin, Trotsky ed altri ancora. 
(La recente pubblicazione della testimonianza dello stesso Ezhov e di un suo uomo della destra, Frinovsky, lo confermano, ed alcuni virulenti ricercatori anticomunisti che hanno visto lo stesso documento anni fa, lo considerano autentico) 
Così è stata la “piacevole e democratica” ala destra di Bukharin a far uccidere tutte queste persone innocenti, ben sapendo che lo erano, e solo per coprire le tracce della loro cospirazione. Questo è quanto accadde. Ma oggigiorno quanti “Marxisti” vogliono sentirlo? O sono in grado di ascoltarlo? Per non parlare poi degli aperti anticomunisti. 
Quindi, per riassumere, l'URSS ha mancato l'obiettivo di raggiungere il comunismo, non a causa del fallimento personale di Stalin o di Lenin, ma perché era sbagliata la loro idea di socialismo. 
Avrebbero potuto saperlo all'epoca? Non vedo come. Possiamo vederlo ora, ma soltanto grazie al loro eroico tentativo. In retrospettiva possiamo vedere quanto ha funzionato o meno del loro tentativo, grazie alla loro esperienza. Naturalmente non potevano averne conoscenza che in seguito. 
Negli ultimi anni della sua vita Stalin stava preparando l'URSS verso lo stadio successivo, il comunismo. Il passaggio al comunismo è stata la parola d'ordine del XIX ° Congresso del Partito nel mese di ottobre del 1952. Ho appena terminato di leggere le relazioni del Congresso sulla Pravda.

Il veterano Matvey Gershman, ebreo sovietico


DStalin è stato criticato per il suo trattamento delle minoranze nazionali. Queste critiche sono fondate?
R. Per niente. Stalin era profondamente anti-razzista. Naturalmente il razzismo non era stato completamente sradicato nell'URSS di Stalin,ma non lo fu neanche in seguito. Certamente durante l'epoca di Stalin non c'è mai stata una politica razzista da parte del Partito bolscevico e di Stalin.
Per esempio, lo scrittore ed ex dissidente sovietico e feroce antistalinista Zhores Medvedev, nel suo libro edito nel 2003, “Stalin and the Jewish Problem”, insiste sul fatto che Stalin non era un antisemita. Medvedev scrive che Stalin era sì un antisionista, ma è Medvedev stesso che insiste che Stalin, ad ogni altro riguardo, non era un antisemita. 
Come la Russia anche l'URSS era uno stato multinazionale ed ognuno aveva una propria identità nazionale. Le persone delle piccole nazionalità, normalmente definite da una lingua differente, godevano di certi diritti in certe aree, proprio in quanto membri di quella certa nazionalità. Ciò era causa di alcuni tipi di problemi, ma è stato il miglior tentativo che ovunque sia mai stato fatto per tenere unito un grande Stato con molte lingue e culture diverse. 
Una delle ragioni per cui Khrushchev ed il resto del Presidium hanno ucciso Lavrentii Beria pochi mesi dopo la morte di Stalin, era che Beria era fortemente critico nei confronti degli atteggiamenti sciovinisti dei dirigenti del Partito nei territori degli stati baltici divenuti sovietici nel dopoguerra: Estonia, Lettonia e Lituania e l'Ucraina occidentale. La politica di Beria, come ho sottolineato in un mio articolo, era molto simile a quella di Stalin. 
Lo sciovinismo russo è peggiorato progressivamente dopo la morte di Stalin. Ma non è mai arrivato al punto in cui è ora. 
Questa è una citazione di un ribelle ceceno, pubblicato sul New York Times nel 2002: 
"I veterani ceceni come Basayev, alle volte facevano riferimento ad un comune passato sovietico quando comunicavano con i russi. Maksim Shevchenko, un giornalista russo che durante la prima guerra di Cecenia ha intervistato Basayev di frequente, evocava questo richiamo che l'intervistato, che portava una lunga barba da mussulmano radicale, faceva: "Spegneva il registratore e diceva, 'Lei pensa che sia sempre stato un guerrigliero barbuto con un mitra?' ricordava Shevchenko che, all'epoca, scriveva per il quotidiano 'Nezavisimaya Gazeta', " 'Ho anche cantato la canzone che recita “Il mio indirizzo non è una casa in una strada, ma l'Unione sovietica”, quelli erano bei tempi!' ” (“With Few Bonds to Russia, Young Chechens Join Militants.” NYT November 19, 2002.)"

Gori Georgia, statua davanti al museo di Stalin
D. Puoi spiegare il tuo punto di vista sul culto della personalità? 
R. Il “culto della personalità” dei leader è stata un grosso fardello attorno al collo del movimento comunista! 
Stalin si oppose a questo “culto” che raggiunse proporzioni disgustose, ma non fu in grado di porvi termine, e, alla fine, vi si adeguò. Stalin sapeva quanto in realtà fosse dannoso e avrebbe dovuto opporsi più fermamente. 
All'inizio Mao Tse-tung vi si oppose, ma in seguito cambiò idea e lo incoraggiò. I culti di Stalin e di Mao sono stati usati dai disonesti per coprire le proprie divergenze politiche. I culti della personalità furono un vero disastro. 
Per tutta la sua vita Trotsky ha alimentato attorno a se un “culto” di adulazione, e i gruppi trotskyisti conservano ancora un “culto” attorno a Trotsky: ne citano costantemente i lavori come se offrissero risposte eternamente valide alle questioni relative alla costruzione del comunismo, e non lo criticano mai. 
Penso ci siano buone prove che in URSS il “culto” di Stalin venne promosso principalmente dalle opposizioni dentro il Partito stesso, penso a gente come Bukharin e Radek, ma fu in grado di crescere in parte perché tutti i leader bolscevichi costruirono un “culto” di Lenin dopo la sua morte, avvenuta nel Gennaio 1924. 
Lenin era brillante e tutti i bolscevichi guardavano a lui come ad un modello di leadership. Quando Lenin se ne andò, volevano, anzi, avevano bisogno di credere che Stalin sarebbe riuscito a capire “la giusta via” per costruire il socialismo e, in seguito, il comunismo nelle condizioni date in URSS. 
Lenin stesso aveva assunto un atteggiamento simile nei confronti di Marx e di Engels. Una delle grandi conquiste di Lenin, era di salvare Marx dai tentativi da parte dei socialdemocratici tedeschi di farne un filosofo “riformista”, invece di un rivoluzionario anticapitalista. 
Ma nel far questo Lenin sosteneva che gli scritti di Marx non contenevano contraddizioni, mentre, naturalmente, c'erano passaggi a cui i socialdemocratici tedeschi ed i menscevichi russi si attaccavano per difendere la loro linea politica ed economico-deterministica riformista. 
Così c'era qualcosa di nuovo nella storia dei “culti” nel movimento marxista: quelli attorno a Stalin, e a Trotsky tra i suoi seguaci, erano nuovi, perché i leader oggetto del culto erano ancora in vita. 
Visto che i bolscevichi furono i primi, forse potevano avere qualche scusante per gli errori che fecero o, nel caso del “culto” attorno a Stalin, tollerarono. Ma, certamente, oggi non ci possono essere scuse. Data l'esperienza con i “culti” dei “grandi leader”, è chiaro che sono negativi. 
I comunisti devono essere modesti, dediti completamente al proprio ideale e instancabili lavoratori. Marx, Engels, Lenin, e Stalin erano realmente così! Ma la miglior leadership del mondo può essere messa a repentaglio dal “culto”. 
Incidentalmente il termine russo “культ личности (kul’t lichnosti)”, generalmente tradotto come “culto della personalità”, potrebbe essere tradotto meglio come “culto del grande uomo”. Dopo il “Rapporto segreto” di Khrushchev, in URSS iniziò a circolare “Был кул'т, но был и личност (Byl kul’t, no byl i lichnost)”, un modo di dire che pressapoco significa “Sì c'era un culto, ma c'era anche un grande uomo”. 
Stalin era un grande uomo, e così Mao Tse-tung. Diedero un grande contributo alle conquiste fatte dalle classi operaie sovietica e cinese. 
Eppure i “culti” attorno a loro erano molto dannosi! Che cosa si può dire sui “culti” attorno ai leader che hanno dato un così grande contributo? 
I “culti” attorno a queste grandi figure sono stati negativi. Questo dovrebbe convincerci della necessità di essere modesti se non ne fossimo già convinti in anticipo! Come lo scherzo del vecchio proverbio, "Dobbiamo essere un sacco modesti!" 
[Rivolto ai lettori ndt] Le vostre idee sulla difesa della verità sono molto importanti. Che consiglio dareste a coloro che cercano di indagare la storia e capire la verità? 
Marx diceva: "Mettete in dubbio tutto". Secondo la mia esperienza tutti i ricercatori e gli scienziati trovano molto difficile mettere in discussione le proprie idee preconcette. 
I difensori del capitalismo, del “liberalismo”, del “conservatorismo”, ecc., non possono farlo, non è realmente compatibile con la loro ideologia. Quindi devono o cambiare la loro ideologia o tenerla, e così ignorare la verità. 
Nel Manifesto Marx ed Engels scrivono: “I proletari non hanno nulla da perdere in essa fuorché le loro catene. E hanno un mondo da guadagnare.” E questo significa che non dobbiamo mai aggrapparci a nessuna idea preconcetta e avere paura di guardare risolutamente in faccia la realtà, e basare su quest'atteggiamento mentale le nostre azioni. 
Ma storicamente i marxisti-leninisti sono stati molto riluttanti, se non del tutto restii, a mettere in discussione i grandi leader del movimento comunista: Marx e Lenin. Non dobbiamo commettere questo errore! 
Alla fine il vecchio movimento comunista è fallito. Dobbiamo essere creativi ed imparare dai suoi successi e dai suoi fallimenti, in modo che possiamo costruire a partire dal primo e non ripetere di nuovo gli stesi errori, per evitare di suicidarci come forza politica che intende costruire un mondo migliore. 
[Rivolto ai lettori ndt] A vostro avviso, dall'apertura degli archivi sovietici, è emerso qualcosa di sconvolgente o particolarmente illuminante? 
Il fatto che praticamente ogni così detta “rivelazione” sui “crimini di Stalin”, fatta da Nikita Khrushchev nel suo famigerato “Rapporto segreto” del 1956, si sia rivelata una menzogna, questo sì è più di quanto mi aspettavo! Pensavo che solo una parte fosse falso, ma non tutto! 
Il London Telegraph l'ha definito “ciò che molti considerano come il discorso più influente del XX secolo.” Ho constatato che sono ancora ingenuo quando si tratta dell'audacia spudorata degli anticomunisti a mentire sulla storia del movimento comunista. Ingenuo perché non mi dico: “Perché non dovrebbero mentire? Cos'altro potrebbero fare?” 
Queste sono alcune delle cose che mi hanno sorpreso: 
NON ci sono prove zero, proprio nessuna – che gli imputati nei tre famosi processi di Mosca, 1936, 1937 e 1938, fossero innocenti nonostante il fatto che OGNI studioso anticomunista sostenga il contrario, come si trattasse di qualcosa che fosse già stato provato, o fosse “ovvio”; 
TUTTE le prove che abbiamo indicano che Leon Trotsky, nei fatti, in qualche modo cospirò con i nazisti, mentre NON ci sono prove che tendano a discolparlo da quanto è emerso. 
TUTTE le prove, e adesso ne abbiamo un sacco, portano alla conclusione che il Maresciallo Tukachevsky, ed altri militari di alto rango condannati con lui nel Giugno del 1937, erano colpevoli. 
In breve, sono rimasto colpito dall'estensione in cui gli anticomunisti - e i trotskyisti - hanno mentito, avendo torto, sulla storia del movimento comunista. Non soltanto su Stalin e sull'URSS, ma sull'intero movimento comunista.



Sulla Guerra civile spagnola, per esempio, ho pubblicato qualcosa su alcune di queste menzogne. 
"Anatomy of a Fraudulent Scholarly Work: Ronald Radosh's Spain Betrayed", in Cultural Logic, 2003. “Fraudulent Anti-Communist Scholarship From A ‘Respectable’ Conservative Source: Prof. Paul Johnson” (“Fraudolenta erudizione anticomunista da una 'Rispettabile' fonte conservatrice: il Prof. Paul Johnson”) 
Ho fatto delle ricerche e scritto un altro paio di articoli per esporre le menzogne anticomuniste sul ruolo dei comunisti nella Guerra civile spagnola. Spero di pubblicarli a breve. 
Appena un elemento da queste ricerche: abbiamo un'eccellente prova che gli agenti nazisti erano, nei fatti, coinvolti con il POUM e i trotskyisti nella pianificazione della rivolta contro la Repubblica spagnola nel Maggio 1937, i cosiddetti “Giorni di Maggio”. Ancora: il noto libro di George Orwell “Omaggio alla Catalogna” è senza senso ad eccezione delle esperienze che Orwell fece in prima persona. Eppure questo singolo libro è tutto quello che la maggior parte delle persone ha mai letto sulla Guerra civile spagnola! 
Per inciso, ho trovato un certo numero di flagranti menzogne anticomuniste nel nuovo libro di Anthony Beevor sulla guerra civile spagnola, “The Battle for Spain” (2006). Non so se avrò il tempo per una sua vera e propria revisione, come ho fatto con il libro fraudolento di Radosh, probabilmente scriverò qualcosa di più breve.