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mercoledì 23 novembre 2016

Un'analisi logica della teoria delle "repressioni di massa"

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI PAVEL KRASNOV



Traduzione di Guido Fontana Ros




Quando si parla di repressioni di massa che avvennero durante gli anni di Stalin, la propaganda antisovietica afferma i seguenti punti:

  • 20 milioni di sovietici furono uccisi duranti la II GM e altri 20 dal governo nel corso della guerra contro il proprio popolo;
  • 10 milioni furono giustiziati;
  • 40, 50, 120 (!) milioni furono spedite nei campi di concentramento e di lavoro;
  • la stragrande maggioranza dei detenuti in questi campi era innocente, in quanto è ovvio che difficilmente 40 milioni di persone siano tutte dei criminali;
  • quasi tutti i prigionieri furono costretti a costruire canali o furono mandati a disboscare la Siberia dove la maggior parte trovò la morte;
  • perfino i "gulagisti" più famoso sostengono che le repressioni di massa non cominciarono che nel 1933-1935. Questo comporta che tutti questi eventi avvennero in un arco temporale di 15-20 anni che comprende gli anni della guerra;
Quando si chiede: "Perché la gente non si è ribellata mentre veniva sterminata?", loro rispondono:"La gente non sapeva". Il fatto che la gente non conoscesse la scala della repressione non solo è confermato da tutti coloro che hanno vissuto in quell'epoca, ma anche da numerosi documenti e testimonianze scritte.

Per quanto perentorie possano apparire queste affermazioni, invero sollevano parecchie domande a cui semplicemente non si può dar risposta.

Da dove proviene un numero così grande di detenuti? All'epoca 40 milioni di persone corrispondevano alla popolazione dell'Ucraina e della Bielorussia prese insieme, o alla popolazione della Francia, o ancora alla popolazione urbana dell'intera Russia dell'epoca. L'arresto e la deportazione di migliaia di ingusci e di ceceni nel 1944 fu notata dalla gente come un grande evento. Quindi perché l'arresto e il trasporto di parecchi milioni di persone avvenne senza che nessun testimone oculare dell'epoca se ne accorgesse? Durate la famosa "evacuazione all'est" delle industrie del 1941-1942, 10 milioni di persone si spostarono dietro gli Urali lontano dalla linea del fronte. Gli evacuati furono collocati in scuole, in rifugi di fortuna scavati nel terreno, presso altre famiglie, insomma dovunque fosse possibile. Questo evento è ricordato da tutta la generazione più anziana. Se lo spostamento di 10 milioni di persone ha provocato un'enorme risonanza pubblica del genere, che cosa sarebbe successo con il trasferimento di 45, 50, 60 milioni di persone? Anche se lo spostamento fosse avvenuto poco per volta per 10-15 anni, avrebbe comunque richiesto l'arresto e la deportazione di almeno 2-3 milioni di persone all'anno inclusi gli anni della guerra.

La stragrande maggioranza dei testimoni oculari del'epoca hanno notato gli spostamenti delle masse dei prigionieri di guerra tedeschi dopo la II GM verso i posti di lavoro, come i siti di costruzione. Per esempio ancora oggi la gente ricorda che "questa strada fu costruita dai tedeschi". C'erano 3 milioni di tedeschi prigionieri di guerra in URSS e il risultato del loro lavoro non passò inosservato. Cosa sarebbe successo nel caso di un numero di prigionieri maggiore di 10, 20 volte? Solo il fatto dei loro spostamenti da e verso i luoghi di lavoro avrebbe colpito profondamente l'intera popolazione dell'URSS e se ne sarebbe parlato per le decadi a venire. E' mai successo questo? No.

Com'è possibile trasferire un numero così grande di persone attraverso località selvagge (taiga) e quale tipo di mezzi di trasporto disponibili a quell'epoca furono usati? La costruzione diffusa di strade in Siberia cominciò solamente alla fine degli anni '30 e fu quasi interamente arrestata durante la guerra. La movimentazione di milioni di persone nella taiga senza strade a disposizione non è proprio possibile, non vi è alcun modo di rifornirli durante il lungo viaggio. 

Dove furono alloggiati i detenuti. Si è detto che i prigionieri vivessero in baracche, ma anche la più grande baracca non può ospitare più persone di un edificio a cinque piani. L'alloggiamento di 40 milioni di persone richiederebbe la costruzione di dieci città della grandezza di Mosca. Dove sono le tracce di questi insediamenti? Tutte le prove puntano verso la non esistenza di questo fatto.

Se un tale numero di detenuti fosse stato distribuito in molti piccoli campi dislocati nelle terre selvagge, sarebbe stato impossibile rifornirli e trasportarvi i prigionieri senza strade. Per di più questi campi non potevano essere collocati troppo vicini a strade o città poiché risultava impossibile nasconderli e tutti avrebbero saputo della loro esistenza.

Il famoso canale Belomor fu costruito da 150.000 prigionieri, l'opera portuale e idraulica di Kirovsk da 90.000. L'intero paese sapeva che erano stati costruiti da prigionieri. Questi numeri sono un nulla se paragonati alle decine di milioni di schiavi che avrebbero lasciato dietro di loro queste strutture veramente gigantesche. Dove sono queste strutture e qual'è il loro nome? Ci sono molte altre domande che non hanno risposta.

In quale modo un numero così grande di persone poteva essere nutrito? Anche se presumiamo che fossero nutriti con le razioni della Leningrado assediata (250 grammi di pane al giorno per ogni adulto in grado di lavorare), nondimeno sarebbero stati necessari almeno 5.000 tonnellate di pane al giorno, senza considerare le necessità delle guardie dei campi.

Molti hanno visto immagini della celebre "strada della vita", una strada che attraverso il lago Ladoga ghiacciato giungeva a Leningrado assediata, strada usata durante la guerra. In quelle immagini si possono vedere file infinite di autocarri da 1,5 e 3 tonnellate, praticamente i soli mezzi trasporto oltre la ferrovia. La popolazione della Leningrado sotto assedio ammontava a 2 milioni. La lunghezza della "strada della vita" era solo di 60 km, ma il trasporto di rifornimenti anche su una distanza così breve rappresentava un problema estremamente serio. La più grande difficoltà non era rappresentata dai bombardamenti tedeschi che neanche per un giorno interruppero la linea dei rifornimenti, ma dalla scarsa capacità logistica di una strada di campagna (com'era in realtà la "strada della vita"). Come possono i sostenitori dell'ipotesi delle repressioni di massa raffigurarsi il quadro dei rifornimenti di 10-20 città della grandezza di Leningrado, collocate a centinaia o migliaia di chilometri dalle strade più vicine? Com'era possibile trasportare la produzione dei prigionieri utilizzando i mezzi di trasporto di allora? Non aspettatevi alcuna risposta a questa domanda, non ne avrete proprio. 

Dove erano detenuti gli arrestati? Un detenuto in attesa di giudizio non viene detenuto insieme ai condannati che già scontano la pena. Allo stesso modo questi non erano detenuti in regolari prigioni, fatto che significa che dovevano essere rinchiusi in strutture di custodia preventiva e quindi in ogni città ci dovevano essere delle strutture in grado di contenere migliaia di persone. Ci dovrebbero essere state strutture veramente massicce come la famosa Butyrka, il più grande carcere della Russia adibito alla custodia preventiva che poteva ospitare un massimo di 7.000 detenuti. Anche se la costruzione di queste gigantesche prigioni fosse passata inosservata alla gente, queste prigioni sarebbero state impossibili da camuffare in modo da trarre in inganno. Queste particolari e gigantesche costruzioni sono forse sparite dopo l'epoca di Stalin? A proposito dopo il golpe di Pinochet in Cile, 30.000 arrestati furono rinchiusi negli stadi, fatto che fu notato immediatamente dal mondo intero. Quindi cosa possiamo dire al riguardo quando si parla di milioni di prigionieri?

Alla domanda: "Dove sono le fosse comune di milioni di innocenti assassinati?", non avrete nessuna risposta udibile. Dopo l'isteria della perestrojka ci si aspettava delle scoperte di questi siti di sepoltura di massa insieme all'inaugurazione di monumenti ed obelischi proprio in questi luoghi, ma nessun sito del genere fu mai scoperto.  Il fatto delle esecuzioni di massa e delle conseguenti fosse di una scala così enorme è impossibile da nascondere. Ad esempio, le fosse di Babij Yar sono note al mondo intero e durante il 1941-1943, l'intera Ucraina era a conoscenza di questo centro nazista di esecuzioni di massa. In quegli anni si stima che da 70.000 a 200.000 persone siano state uccise e seppellite a Babij Yar. Se fu impossibile nascondere queste esecuzioni, cosa si può dire di esecuzioni 50-100 volte maggiori.

La questione della grandezza delle repressioni può trovare risposta con solo semplice esempio: si sa che circa 8 milioni di soldati sovietici morirono nella guerra e che 30 milioni di cittadini sovietici furono arruolati nell'esercito sovietico durante la guerra. In ogni famiglia sovietica, almeno uno (normalmente di più) fra i parenti stretti prestò servizio nell'esercito durante la guerra. Nella maggior parte di queste famiglie almeno un parente stretto morì al fronte. E' successo qualcosa di simile nelle repressioni di massa, dal momento che i numeri supposti sono molto più grandi? Ci sono stati in ogni famiglia sovietica almeno uno o due "giustiziati" e numerosi "repressi"?

Ritengo che i fatti e le argomentazioni di cui supra sono più che sufficienti a provare che non ci furono repressioni di tale entità. Nessuno fino ad ora è stato in grado di controbattere. Anche se uno di questi fatti possa essere suscettibile di argomentazioni contrarie manipolando i dati, non possono essere confutati tutti nel loro insieme. Il completamento delle simulazioni di anche solo una parte di queste condizioni è impossibile.

Queste cifre colossali non sono state prese a caso dai falsificatori. Questi enormi numeri colpiscono profondamente le persone, creando forti emozioni e queste forti emozioni bloccano la capacità di analisi critica. Le vittime di tali manipolazioni non possono credere che qualcuno possa mentire a questo modo. Metodo largamente usata dalla propaganda nazista. 

Ogni psicologo sa che per ogni individuo medio, qualsiasi cosa che ecceda in grandezza la cifra di circa centomila viene classificata in un vago "tantissimo". Così, se per esempio si dice che cento milioni di persone sono morte, un individuo medio può facilmente crederci, in quanto non ha mai a che fare con numeri del genere nella sua vita quotidiana.


martedì 22 novembre 2016

Quante possibilità c'erano di essere spediti in un gulag?

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI PAVEL KRASNOV

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros





Nell'articolo "Una logica analisi della teoria della repressione di massa" noi riscontriamo che le cosiddette "decine di milioni di persone vittime della repressione", non sono altro che un mucchio di bugie inverosimili che non reggono neanche alla più semplice analisi logica. Ma come stanno veramente le cose? Quanta gente è stata sbattuta nei GULAG e perché? Quanto era terribile viverci, quante probabilità c'erano di esservi mandati nella vita reale, non nelle bugie dei pagliacci della propaganda della TV?

Ci sono statistiche sovietiche estremamente chiare a questo riguardo, perché è del tutto impossibile gestire milioni di persone senza registri e archivi. Per di più non è neanche possibile gestire una fabbrica da centinaia di operai senza registri, figuriamoci un intero paese. Questi dati archivistici esistono realmente e nessuna comunità scientifica seria mette in discussione le statistiche di quegli anni. D'altra parte alcuni hanno fatto la pazzesca congettura che negli anni '30 del 20° secolo, le prigioni dell'URSS tenessero 2 registri archivistici, uno reale per uso interno e uno fasullo per le persone che sarebbero vissute decadi dopo.
Diamo uno sguardo alle statistiche. Troveremo quanto ci sia di vero nella teoria per cui l'industrializzazione dell'URSS fu realizzata grazie al lavoro di "milioni di prigionieri schiavi".

Il maggior specialista in questa materia, Viktor Zemskov, che ha lavorato negli archivi sovietici nel periodo della "perestrojka" ci fornisce i seguenti fatti:
"Nel 1937, nei Gulag  c'erano 1.196.369 prigionieri e l'87% di loro erano prigionieri normali, come ladri, truffatori, ecc, non detenuti politici. Nel 1938 i prigionieri erano 1.881.570 e l'81% era costituito da criminali ordinari" (1)
Dal 1939 alla II GM, il numero dei prigionieri andò decrescendo soprattutto perché furono rimessi in libertà avendo scontato la pena. La percentuale più piccola di criminali ordinari la si ebbe nel 1947 col 40%, ma le prigioni di quell'epoca erano piene di criminali di guerra come parricidi, disertori, collaborazionisti, saccheggiatori e altre "innocenti vittime" di questo tipo.

Il numero maggiore di prigionieri dei gulag lo si ebbe al 1 gennaio del 1950 con 2.567.351 detenuti, di cui il 77% era composto da criminali comuni, per lo più banditi del dopo guerra.

Cosa significano questi numeri? Sono grandi o no? Circa 1,9 milioni di prigionieri al picco delle "repressione di massa" non è qualcosa di inusuale? Facciamo un paragone con i numeri dei detenuti nella "patria della democrazia", gli USA, dove oggi ci sono più di 2,3 milioni di detenuti. (2)

La popolazione USA è di circa 300 milioni e la popolazione dell'URSS negli anni '30 era circa di 200 milioni. Se noi raffrontiamo la proporzione e immaginiamo gli USA avere ora la popolazione dell'URSS degli anni '30, gli USA dovrebbero avere 1,53 milioni di prigionieri, un po' meno di quelli del picco della "repressione" (1,88 milioni) e un po' di più di quelli del "terribile 1937" e quasi la cifra dei prigionieri del sistema dei gulag nel 1939.

Ora in Russia ci sono circa 1,1 milione di donne e uomini in prigione e nei campi di lavoro. Se la raffrontiamo alla popolazione attuale dell'URSS (da 145 a 200 milioni), vedremo che il numero dei detenuti è più alto del 25% rispetto a quello del 1937 e minore del 25% di quello del 1938. Noi possiamo affermare che praticamente non c'è alcuna differenza tra finire in prigione al tempo di Stalin o di Yeltsin-Putin, i regimi in questo sono uguali.

Possiamo chiedere ai russi se si sentono pietrificati dalla paura di finire imprigionati dall'attuale governo? Possiamo chiedere agli americani se temono di essere imprigionati da Bush o da Obama? Si metteranno a ridere. 

Il massimo numero di prigionieri l'URSS non fu mai superiore al 2% della forza lavoro dell'intera nazione. Per questo l'affermazione "l'industrializzazione in URSS fu realizzata principalmente da prigionieri schiavi", non è nient'altro che una evidente e impudente bugia. Inoltre i prigionieri potevano essere usati in lavori di bassa manovalanza come scavare, quando nell'industria moderna e nelle costruzioni si richiedono lavoratori altamente qualificati.

Inoltre, nel 1938 la maggior parte dei compiti dell'industrializzazione sovietica erano stati completati (quasi l'80%). L'industrializzazione era cominciata nel 1928 ed era praticamente finita nel 1939.

Prima del 1938 c'erano meno di 1,2 milioni di prigionieri in URSS e nel periodo più difficile dell'industrializzazione (1934), ce n'erano solo mezzo milione. Questo significa che durante tutti gli anni del processo di industrializzazione dell'URSS, non c'erano "milioni di schiavi prigionieri", essendo il numero medio di prigionieri in quel periodo inferiore a un milione.

La percentuale media di prigionieri durante l'industrializzazione era pari a circa lo 0,8% della forza lavoro dell'URSS. Noi traiamo la conclusione che il coinvolgimento del lavoro dei detenuti nella costruzione dell'economia sovietica sia stato trascurabile.

La situazione penale in URSS era molto complessa: proprio dopo la Guerra Civile quando vi erano oltre 4 milioni di bambini senza casa e migliaia (!) di terroristi appositamente addestrati e squadre di commando si infiltravano in URSS attraverso il confine da Polonia, Romania, Ungheria, Cina, Finlandia, ecc., dove erano ospitati, aiutati e addestrati dai rispettivi governi. Era così nell'epoca in cui l'URSS era divenuta una sorta di campo di battaglia dove una guerra ne seguiva un'altra: Asia Centrale, 1 anno di guerra, guerra con la Cina (guerra in Manciuria del 1929), conflitto di Hasan con il Giappone, battaglia di Khalkin Gol pure con il Giappone, per tacere della II GM. 

E nonostante queste guerre e la devastazione del paese, la percentuale dei prigionieri nella popolazione nell'URSS di Stalin era la stessa degli attuali USA.
"In realtà il numero dei detenuti in qualità di prigionieri per attività controrivoluzionaria dal 1921 al 1953 (33 anni) assommava a 3,8 milioni". (3)
Chi erano questi "criminali controrivoluzionari"? Condannati per questi crimini erano spie, parassiti, terroristi, banditi che erano sostenuti dall'estero, boia di Hitler, collaborazionisti, persone che avevano fatto propaganda antisovietica e antistatale (inclusi i propagandisti nazisti e giapponesi) e coloro che avevano partecipato a ribellioni contro lo Stato. E nella condizione di guerra permanente erano considerati pericolosi dal governo sovietico. Bisogna tener presente che era finita da poco la Guerra Civile, per cui  c'era un mucchio di persone che odiavano l'URSS e il regime bolscevico. Questi "oppositori" erano pronti a fare ogni cosa per danneggiare l'URSS.

Questi controrivoluzionari erano condannati a pene estremamente diversificate, fra cui la deportazione e il divieto di residenza in determinate città. (765.180 persone).

Il 38,4% dei prigionieri era condannato da 5 a 10 anni di detenzione, il 35,5% da 3 a 5 anni, il 22,2% a meno di 3 anni e solamente lo 0,9% a più di 10 anni.

La condanna media al gulag era di meno di 4 anni, per nulla schiacciante se paragonata a quelle del "caposaldo della democrazia e dei diritti umani"; negli USA del 2007 la durata media delle condanne alla detenzione era più di 5 anni (63 mesi).

Perché non si sentono guaiti e lamenti sui gulag USA che sono peggiori di quelli del tempo di Stalin?

Alla fine degli anni '80, Michael Gorbachev orinò la creazione della cosiddetta "commissione per la riabilitazione" che fu ulteriormente accresciuta durante l'epoca di Yeltsin. Secondo le conclusioni di questa "commissione":
"In base all'informazione dell'ufficio del procuratore Generale, sono stati riaperti 632,302 casi, in cui sono coinvolte 901.127 persone, di cui ne sono state riabilitate 637.614" (4)
Si noti che solo 636.302 casi sono stati riaperti poiché in tutti gli altri casi, non c'erano criminali da "riabilitare"



Vi chiedo scusa, ma dove sono i "molti milioni di vittime"?

Se possiamo definire biasimevole il lavoro di questa "commissione per la riabilitazione", useremmo un termine ancora troppo gentile, infatti quello che succedeva può essere descritto brevemente come azioni del tutto illegittime: le persone venivano "riabilitate" a mucchi in pochi minuti! Furono riabilitati mucchi di veri e propri criminali.  Alcuni possono dire del tentativo di proclamare il generale Vlassov (un parricida che era passato dalla parte di Hitler e che aveva preso parte a massacri di civili) "vittima innocente", tentativo che fallì solamente a causa della generale indignazione dei veterani della II GM.

Alcuni casi resi pubblici mostrano una fantastica impudenza: "discolpe" di terroristi, sabotatori e spie presi mentre cercavano di passare la forntiera sovietica armi alla mano.

Il presidente della commissione era il famoso traditore bugiardo Yakovlev, uno degli uomini chiave della perestrojka. Secondo le sue direttive alla commissione:
"Tutte le persone condannate come criminali da tutti gli organi non giurisdizionali dovevano essere considerate innocenti".
Questa affermazione è fraudolenta perché i tribunali militari e le corti compostte da tre (trojke) che erano dei tribunali di fatto appositamente creati per velocizzare la procedura quando la colpevolezza dell'imputato era evidente, ad esempio in caso di flagranza. (5). Tutti questi imputati, nonostante che i loro crimini fossero stati provati, furono definiti "vittime della repressione".

In base alla legge per la riabilitazione" di Yeltsin (parte 5), le persone erano definite "innocenti" nonostante che tutte le prove legalmente ottenute confermassero nel processo i seguenti crimini: "propaganda antisovietica" (incluso quella effettuata nel periodo bellico), diffusione di vere e proprie menzogne che infangassero il regime sovietico, usurpazione dei diritti dei cittadini sovietici mediante finta devozione al regime e perfino evasione dalle prigioni sovietiche se la persona era stata definita sottoposta a "repressione".

Questo significa che secondo  il regime corrente in Russia, era considerato legittimo scappare dalla prigione poiché si era sottoposti alla "repressione" o che andava bene se qualcuno usurpasse i diritti dei cittadini sovietici ed era giusto diffondere menzogne contro il governo e fare propaganda in favore del nemico in tempo di guerra... Tutto questo non ha alcun senso non solo dal punto di vista legale ma anche da quello del buon senso e della ragionevolezza.

Tutte queste riabilitazioni basate sul nulla non possono aiutare i malfattori e i traditori.

Possiamo dire che mettere Yakovlev come presidente di una commissione del genere è come mettere il Goebbels di Hitler a presiedere il tribunale di Norimberga o Giuda Iscariota come barista di Gesù Cristo.

Nonostante i risultati ufficiali di quella frode sfrontata e mare di bugie che fu la "commissione Yakovlev", le vittime ammontano a 637.614. Non v'è alcuna traccia di "parecchi milioni". Questa informazione non è affatto facile da reperire in Russia, non compare nei media ufficiali quanto i proclami sui "molti milioni di vittime della repressione" che udiamo diverse volte al giorno.

Per cui dove sono quei "32 milioni di vittime" che Yakovlev reclamava quando si incontrava con Putin? (6) Significa forse che questa è una balla colossale? Sì lo è. Non era forse la motivazione principale pubblica per uccidere l'URSS?

Ho sottolineato questo punto, vale a dire che l'isteria sulle decine di milioni non era un errore casuale, bensì era un'operazione volta a coprire e nascondere la verità. Ovviamente 30 o 50 milioni di cittadini non possono essere stati tutti dei criminali e se fosse stato vero, senza alcun altra prova, l'URSS poteva essere condannata per crimini contro l'umanità. Ma se noi affermiamo che ci sono state 600 mila o anche 3 milioni di "vittime" in più di 30 anni, la domanda successiva è immediatamente questa: 
"Perché vengono definite "vittime"? Potrebbero essere veri e propri criminali, almeno secondo le leggi sovietiche vigenti all'epoca".
I traditori come gli Yakovlev, gli Yeltsin e i Gorbachev non avrebbero avuto alcuna speranza in un dibattimenti giudiziario equo; la loro affermazione per cui tutti i prigionieri che erano evasi andavano considerati innocenti, sarebbe valsa loro l'espulsione a calci nel sedere da ogni normale corte di giustizia in quanto questa dichiarazione di Yakovlev è del tutto falsa. Loro lo sapevano perfettamente (il lavoro di Zemskov è finito e pubblicato) che nel caso di un'indagine imparziale le affermazioni sulle "repressione di massa", non sarebbero state riscontrate ed è per questo che diedero inizio all'isteria della repressione che era totalmente controllata dai loro mass media.

Che significa questo? Che il paese condannato alla pena capitale era innocente? Sì lo era. Gli orribili crimini contro l'umanità di cui fu accusata l'Unione Sovietica sono del tutto falsi.

Fonti: 

(1) В.Н. Земсков. ГУЛАГ (историко-социологический аспект) Социологические исследования. 1991, N. 6, C. 10-27; 1991, N. 7, C. 3-16,


(3) vedasi nota 1



(5) Игор Пыхалов НЕВИННЫ ЛИ "ЖЕРТВЫ РЕПРЕССИЙ"












venerdì 17 giugno 2016

I guanti di Ezhov



REDAZIONE NOICOMUNISTI


di Davide Spagnoli

Questa espressione russa che significa «tenere qualcuno per il collo» – oggi noi diciamo per le palle – ha origine nella cultura contadina russa.

Nel XVIII secolo nei dizionari troviamo già consolidato un adagio che recitava: «Se vuoi prendere i ricci devi indossare guanti imbottiti». Ma all’epoca non era inteso in senso punitivo.

Questa espressione nasce dal fatto che nelle cantine dei contadini spesso si trovavano dei topi. Un buon gatto che sia d’aiuto per risolvere questo problema non si trova con facilità. Ma c’è un altro predatore che può essere d’aiuto: il riccio! Ma come portarlo nel luogo giusto? È proprio per questo che si usano guanti cuoio senza fodera.



Ma già in Checov e Pushkin l’espressione «Serrare nei guanti per i ricci» ha assunto il senso di «tenere in pugno qualcuno», «mettere i piedi sul collo di qualcuno» può essere trovata già in Checov e Pushkin.



Poi, negli anni ‘30 del XX secolo, con un gioco di parole, in russo Ezhov è la parola che indica riccio ma Ezhov era anche il cognome del capo dell’NKVD (Commissariato del popolo per gli affari interni), la polizia politica sovietica, e allora l’espressione «Serrare nei guanti per i ricci», divenne «Serrare nei guanti di Ezhov», che assunse una connotazione prima benevola e poi famigerata.

Questa immagine, realizzata dall’artista Efimov, è intitolata «I guanti di Ezhov»







In esso il Commissario del popolo tiene saldamente nella mano guantata degli animali spinosi (dei ricci?) ed un’idra dalle molte teste, la rappresentazione dei trotskisti e dei bukhariniani. Ma quando la repressione ordinata da Ezhov iniziò a colpire in massa i comunisti membri del partito o semplici simpatizzanti, spesso assolutamente innocenti, l’espressione cambiò significato ed ebbe una connotazione estremamente negativa, e il periodo della repressione di Ezhov viene ancora oggi ricordata come la Ежовщина Ezhovshcina, «i brutti tempi di Ezhov» (1937-1939), quello che Robert Conquest ha chiamato «Grande terrore», durante il quale vennero arrestate un milione e mezzo di persone; di queste, secondo recenti studi, ne vennero giustiziate 681.692 e non i milioni di cui parla Robert Conquest, che, secondo un articolo apparso su The Guardian il 27 gennaio 1978 pag. 13, lavorava fin dal 1956 all’Information Research Department (IRD). L’IRD venne fondato nel 1947 con il nome di Communist Information Bureau, era un dipartimento del Foreign Office britannico con il compito di combattere l’influenza dei comunisti attraverso la diffusione di storie false spacciate come vere. Per questo sporco lavoro erano stati assoldati giornalisti e chiunque fosse in grado d’influenzare l’opinione pubblica. Secondo The Guardian nel citato articolo il compito di Robert Conquest era quello, per l’appunto, di scrivere una “storia nera” dell’Unione Sovietica.

Il perché Ezhov abbia fatto uccidere così tante persone, in grande maggioranza comunisti, è da ricercare nel fatto che, in vista della guerra che tutti sapevano sarebbe scoppiata molto presto, aveva stretto un accordo con i giapponesi per distruggere la fiducia della popolazione nello Stato e nel governo, in modo che quando il Giappone avesse attaccato il morale della popolazione fosse stato depresso e sfiduciato, disponibile per un cambio di regime. La circostanza è confermata da una sentenza del 1998 del Collegio militare della Corte Suprema che ha riconosciuto Nikolai Ezhov non essere soggetto alla riabilitazione in quanto 

«[…] Ha provocato l’aggravamento delle relazioni con i paesi amici dell’URSS e ha cercato di accelerare il conflitto militare tra l’URSS e il Giappone».






martedì 24 giugno 2014

I Processi di Mosca e il "Grande Terrore" del 1937-38: ciò che le prove mostrano di Grover Furr

REDAZIONE NOI COMUNISTI


Traduzione di Guido Fontana Ros



Pubblichiamo un articolo di Grover Furr che sfata la menzogna che Stalin sia stato responsabile del Grande terrore degli anni 1937-38.






FONTE

TRADUZIONE IN PDF

venerdì 28 febbraio 2014

La ricerca della verità su Stalin


REDAZIONE NOICOMUNISTI

di Guido Fontana Ros

Traduzione di Guido Fontana Ros 


Venerdì, 08 settembre 2010 16:50 Yuri Yemelianov



Uno dei traditori: M. Gorbachev 


Recensione del libro di Yuri Zhukov' ”Inoi Stalin” (“Stalin differente”) 

Il collasso del sistema socialista in Unione Sovietica e in alcuni altri paesi d'Europa, la disintegrazione del blocco socialista e delll'URS furono preceduti da un'intensa propaganda antisovietica. Questa propaganda era sponsorizzata dall'occidente e organizzata dalla Quinta Colonna nazionale (in URSS, i membri più influenti della Quinta Colonna furono i leader del PCUS come M. Gorbachev, A. Yakovlev, B. Yeltsin e altri). Lo scopo della propaganda era quello di dipingere il capitalismo come un sistema sociale di libertà e di rispetto per i diritti umani mentre il socialismo era ritratto come un sistema di terrore, di deprivazione umana e di miseria. Tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, parecchi quotidiani popolari, riviste e tutti i canali TV dell'URSS, diffondevano menzogne sul socialismo e sulla sua storia. Le distorsioni maggiori riguardavano il periodo “staliniano”della storia sovietica. Tramite l'utilizzo delle false interpretazioni della storia sovietica esposte da N.S. Khrushchev al XX° Congresso del PCUS (1956), i nemici del socialismo attaccavano ferocemente Stalin e la sua politica. La storia sovietica, al massimo, era limitata agli arresti di massa e alle esecuzioni del 1937-1938. Al contempo, Stalin e i suoi sostenitori, erano ritenuti responsabili di violazioni grossolane della legalità, di arresti e di esecuzioni di molta gente innocente. 

Ora, a 15 anni dalla caduta del socialismo in Europa, la grande maggioranza della gente dei paesi ex socialisti è diventata consapevole dei guasti del capitalismo e ne risulta una diffusa nostalgia per i vantaggi perduti dello sviluppo socialista. Questo fatto fa sì che i gli attuali governanti capitalisti della Russia e degli altri paesi ex socialisti rinnovino i loro sforzi propagandistici contro il socialismo e il comunismo. Poiché continua la propaganda antisovietica, Stalin rimane il principale bersaglio e oggetto di bugie fantasiose. Gli autori di “documentari”, trasmessi in TV, parlano di 100 milioni di persone uccise dietro ordine di Stalin (l'intera popolazione dell'URSS ammontava, al tempo della morte di Stalin, a 200 milioni ed è un mistero come un paese così indebolito dagli arresti e dalle esecuzioni abbia potuto vincere contro i nazisti e i loro alleati...). Le frasi trite e ritrite circa la “repressione di Stalin”, “i gulag di Stalin” sono usate quotidianamente nel moderno gergo politico russo.

Comunque, l'esperienza degli ultimi 15 anni ha reso molta gente, in Russia, molto più diffidente verso la propaganda ufficiale. A dispetto della forte pressione delle autorità, musei e monumenti dedicati a Stalin appaiono, una città dopo l'altra, in tutta la Russia. Sempre più autori scrivono libri e articoli che confutano le menzogne ufficiali e tributano i giusti onori a Stalin.

Fra questi autori, non tutti sono marxisti. Ma l'esperienza del collasso del loro paese li ha spinti a cercare delle spiegazioni vere circa la storia della Russia. La loro familiarità con i fatti reali della storia e la loro integrità li spinge a rifiutare le falsificazioni della propaganda e a portare alla luce fatti nuovi dello sviluppo e dei leader della società sovietica. Un autore del genere è Yuri Zhukov. Il suo libro “Stalin differente” (“Inoi Stalin”, Moscow, 2003) ha provocato una viva impressione fra i cultori di storia sovietica.


Il titolo del libro può ingenerare qualche incomprensione. Zhukov non cerca di indagare la personalità di Stalin e il suo libro non vuole essere una biografia di Stalin. Il libro copre solamente 5 anni di attività politica da parte di Stalin. Come scritto nel sottotitolo, il libro si occupa delle riforme politiche dell'URSS, propugnate da Stalin alla metà degli anni '30.

Eppure, in una certa misura Yuri Zhukov aveva ragione nella scelta del titolo per il libro. Benché questo libro, come riconosce l'autore, non risponda a a tutte le domande su quel periodo complicato e controverso della storia sovietica, i fatti addotti e le conclusioni distruggono gli stereotipi che furono largamente diffuso per il mondo dal Rapporto Segreto di Khrushchev al XX Congresso del PCU. Per mezzo della presentazione di un vasto corpus di fatti irrefutabili, Yuri Zhukov giunge a conclusioni convincenti che ritraggono uno Stalin completamente diverso da quello rappresentato nel Rapporto di Khrushchev e nelle fabbricazioni successive della propaganda antistalinista.


Il traditore: N. Khrushchev 

Khrushchev e coloro che ripetevano le sue false accuse cercavano di far credere alla gente che gli arresti e le esecuzioni di molti membri del Partito fossero dovute ai metodi arbitrari di Stalin e a alla sua mania di persecuzione; proclamavano che nessun funzionario del Partito Comunista aveva mai partecipato ad attività sovversive contro lo stato sovietico e che non vi era mai stato, né prima, né dopo la guerra alcun complotto contro il governo sovietico.

Benché Yuri Zhukov non si addentri in una analisi dettagliata delle attività sovversive degli anni '30, contro il governo sovietico, espone nel suo libro come la lotta del Segretario del Comitato Centrale A. Yenukidze contro J. Stalin, lo condusse a organizzare un complotto per rovesciare il governo sovietico. Fra i partecipanti al complotto vi era il Commissario del Popolo per gli Affari interni (il capo del NKVD) N. Yagoda e coloro che si occupavano della sicurezza del Cremlino.

Mentre secondo Khrushchev, Stalin con i colleghi del Politburo (V. Molotov, K. Voroshilov, L. Kaganovich) erano gli arcinemici delle procedure democratiche, Yuri Zhukov ci presenta un quadro proprio diverso: Stalin spingeva per un programma di democratizzazione della vita sovietica con Molotov, Voroshilov e Kaganovich a completo supporto delle iniziative di Stalin, mentre Yenukidze e parecchi altri funzionari del Partito si opponevano con forza alle riforme democratiche di Stalin.


Yenukidze, Voroshilov, Kagnovich, Kuibishev, Ordjonidze, Stalin, Molotov, Kirov 

Yuri Zhukov correttamente ci delinea i principi democratici delle riforme politiche di Stalin ma sbaglia quando vuole mostrarci come debbano corrispondere organicamente alla natura democratica dell'ideologia comunista e come fossero il risultato del naturale sviluppo della vita politica sovietica. 

Mentre giustamente ci ricorda i tentativi del governo sovietico di organizzare un fronte unito contro Hitler, prima della Seconda Guerra Mondiale, Yuri Zhukov si affanna a spiegarci le riforme politiche interne all'URSS attraverso gli scopi di politica estera di Stalin. Secondo Zhukov, sembra che Stalin cerchi di rafforzare la lotta contro Hitler, ricostruendo la vita politica dell'Unione Sovietica secondo i canoni delle democrazie borghesi occidentali. Allo stesso tempo, Zhukov ritiene che l'opposizione di Yenukidze a queste riforme fosse causata dalla sua fedeltà agli ideali del comunismo e della rivoluzione comunista mondiale e che questo abbia causato la sua animosità, nel periodo prima della guerra, sia verso lo stabilire relazioni politiche più strette con le democrazie borghesi occidentali che verso le riforme democratiche di Stalin.

Zhukov evita di soffermarsi sui principi democratici del comunismo e quindi distorce le ragioni per cui Yenukidze e gli altri si opposero alle riforme di Stalin. Benché A. Yenukidze e gli altri abbiano aiutato Stalin nella lotta contro l'opposizione nel Partito, negli anni '20, alla fine fecero alleanza con i trotskisti. Questa alleanza si sviluppò per il crescente conflitto tra i loro interessi personali e gli scopi dello sviluppo socialista. L'opposizione di Yenukidze riflette le malsane tendenze continue che erano diffuse all'epoca, tra molti funzionari del Partito e del governo sovietico.

Si dovrebbe dire che a metà degli anni '30, era dal 1917-1918 che la maggior parte dei posti del governo e del partito erano occupati dalle stesse persone. All'epoca il Partito Comunista era carente di membri istruiti e e molti funzionari di partito avevano una preparazione culturale e politica insufficiente. Inoltre i loro primi anni di lavoro amministrativo coincisero con la guerra civile. In quegli anni, si abituarono a far ricorso nel loro lavoro, alla coercizione mediante l'uso della forza militare piuttosto che alla persuasione mediante argomenti politici. Questo spiega anche il grande ammontare di eccessi nella collettivizzazione del 1929-1930. 


La necessaria collettivizzazione delle fattorie si trasformò in una vera campagna militare e molti primi Segretari ricorsero alla violenza per costringere i contadini a confluire nelle fattorie collettive. Nel marzo 1930 Stalin censurava questi funzionari del Partito e scriveva che erano affetti da “vertigine da successi” per la costruzione del socialismo sovietico.

Alcuni funzionari del Partito erano ormai abituati ai loro alti incarichi amministrativi e molti di loro avrebbero fatto fatto qualsiasi cosa per non perderli. Molte sezioni del partito si erano trasformate in focolai di intrighi e in campi di battaglia di politici in lotta per il potere. I gruppi di competitori si accusavano di deviazione ideologica. Le purghe periodiche che il partito intraprendeva per buttare fuori i membri corrotti erano usate da molti Primi Segretari per allontanare dal Partito i loro nemici personali.

Yuri Zhukov ricorda che Stalin criticava i Primi Segretari delle organizzazioni delle repubbliche, delle regioni e locali per il fatto di creare “clan personali”, costituiti da persone a loro legate che li lusingavano. Stalin diceva che, ogni qualvolta questi leader di partito ricevevano nuovi incarichi in altre repubbliche o province, vi si trasferivano insieme al “loro clan personale”.

Inoltre Stalin diceva che le “purghe” del Partito del 1935-1936 avevano avuto come risultato, l'espulsione di molti membri del partito che non erano assolutamente colpevoli di alcuna deviazione dalla linea di partito. Stalin sottolineava come il numero degli espulsi superasse di molto la quantità complessiva dei seguaci di Trotsky, Zinoviev e degli altri leader dei gruppi di opposizione. Egli accusava questi leader del Partito per il trattamento arbitrario dei membri, affermando che le “purghe” avevano solo causato la rabbia degli espulsi.

Yuri Zhukov cita anche la dichiarazione di V. M. Molotov del giugno 1937, alla riunione plenaria del Comitato Centrale: “Il compagno Stalin ha detto ultimamente, parecchie volte che la nostra vecchia maniera di valutare le persone è largamente insufficiente. Uno può avere un'esperienza di Partito precedente alla Rivoluzione, per cui ha la caratteristica positiva di aver partecipato alla Rivoluzione d'Ottobre, si è comportato bene nella Guerra Civile, ha combattuto i Trotskisti e i Destri...ma non basta. Noi abbiamo bisogno ora … che i leader del Partito siano in grado di avere un'adeguata comprensione delle necessità della gente, per promuovere nuove persone al posto di quelli che si sono trasformati in burocrati”.

Stalin temeva che la burocratizzazione del Partito potesse portare alla sua caduta. Nel 1937 egli paragonò i comunisti sovietici con l'Anteo della mitologia greca, la cui forza era insuperabile fino a che rimaneva in contatto con sua madre la Terra. Stalin disse che fino a che “i comunisti rimanevano in contatto con la loro madre, il popolo che li aveva fatti nascere, nutriti ed educati, avrebbero avuto tutte le possibilità di rimanere invincibili”. Queste parole implicano che quando i comunisti perdono il contatto con il popolo, possono perdere la forza e possono essere sopraffatti. 

Benché Yuri Zhukov ignori e distorca parzialmente le profonde tematiche politiche e ideologiche retrostanti l'opposizione dei funzionari di Partito, è abbastanza nel giusto quando afferma che la lotta fra Stalin e gli oppositori si sviluppò nella redazione della nuova Costituzione cui si lavorò nel 1935-1936, specialmente in vista di una riforma elettorale.

Dal 1918 al al 1936 i deputati dei Soviet locali erano eletti a voto palese in assemblee popolari. Sempre dal 1918 al 1936, i rappresentanti dei Soviet provinciali erano eletti dai deputati dei Soviet locali allo stesso modo. A loro volta gli eletti nei Soviet delle Repubbliche eleggevano il Soviet Supremo dell'URSS. La rappresentanza delle città era cinque volte maggiore di quella delle campagne. Naturalmente ogni rappresentanza delle vecchie classi sfruttatrici e dei religiosi era esclusa dalle elezioni.

Il nuovo sistema elettorale istituiva elezioni dirette e proporzionali a scrutinio segreto. Furono revocate le limitazioni per i rappresentanti delle vecchie classi sfruttatrici e dei religiosi. Usando un vecchio proverbio russo (“Se temi i lupi, non devi andare nel bosco”), Stalin irrise ai tentativi di conservare queste limitazioni. Al Congresso dei Soviet di tutta l'Unione del novembre 1936, Stalin disse: “Primo, non tutti gli ex kulaki, tutte le ex guardie bianche e tutti i preti sono alieni al potere sovietico. Secondo, se la gente, da qualche parte, sceglie persone al di fuori del potere sovietico, significa solo che il nostro lavoro di propaganda non è stato efficace e ci meritiamo questa vergogna. Ma se il nostro lavoro di propaganda si sviluppa in modo bolscevico, il popolo non vorrà persone estranee nei supremi organi di governo”.

Inoltre, come soprattutto Yuri Zhukov sottolinea, Stalin con il supporto di Molotov, Voroshilov, Kaganovich e degli altri voleva avere le elezioni su una rosa di candidati. Nella bozza del ballottaggio per la prima elezione al Soviet Supremo dell'URSS erano menzionati diversi candidati per un seggio al Soviet. 

Yuri Zhukov sottolinea correttamente che i cambiamenti nel sistema elettorale dei Soviet erano accompagnati dalle proposte di Stalin di estesi cambi nella dirigenza del Partito. Yuri Zhukov, menzionando il discorso di Stalina alla riunione plenaria del Comitato Centrale del febbraio - marzo 1937, scrive della profonda insoddisfazione di Stalin circa il comportamento politico e personale di molti dirigenti del Partito.





Dopo i Processi di Mosca dell'agosto 1936 e del gennaio 1937 che svelano molti casi di sabotaggio, dopo la scoperta del complotto di Yenukidze nel febbraio 1937, Stalin e gli altri leader sovietici si convinsero che molti funzionari del Partito erano così assorbiti dai loro feudi personali da non curarsi delle attività dei cospiratori antisovietici. Stalin arrivò alla conclusione della necessità di rieducare i funzionari del Partito. Nel marzo1937, alla seduta del Plenum del Comitato Centrale Stalin suggerì che tutti i segretari del partito, dal più basso al più alto livello, (oltre 100 mila 100 funzionari) dovesse seguire corsi di educazione politica.

Allo stesso tempo, Stalin suggerì che, mentre i primi segretari frequentavano questi corsi, i loro compiti dovevano essere svolti da altri membri del Partito. Entro la metà degli anni '30 a causa della rapida crescita del sistema educativo sovietico, il numero dei membri del Partito che erano laureati aumentò immensamente. Dopo la laurea presso le università e gli altri istituti di alta formazione, i membri del Partito acquisivano una vasta esperienza di lavoro presso gli impianti sovietici di nuova costruzione. Partecipavano attivamente alla costruzione del socialismo e non erano coinvolti negli intrighi dei Comitati del Partito delle province e delle repubbliche. Stalin, Molotov e gli altri pensavano a queste persone come una riserva dalla crescita rapida per la leadership del Partito. 

I propositi di Stalin significavano il drastico cambiamento della composizione della dirigenza del Partito nello spirito della nuova Costituzione. La vecchia dirigenza avrebbe dovuto acquisire un migliore addestramento sia politico che generale. Contestualmente molti dei vecchi funzionari sarebbero stati rimpiazzati da persone con migliore istruzione e con esperienza sufficiente di lavoro in imprese moderne. Yuri Zhukov raccoglie molti fatti per mostrare come, mentre Yenukidze, Yagoda e gli altri fanno ricorso al complotto, molti dirigenti delle Repubbliche e delle Province cominciano a far ricorso a un sileniso ma attivo sabotaggio delle riforme di Stalin. Citando articoli scritti dal Primo segretario del Partito Transcaucasico, L. P. Beria e dal Primo Segretario del Partito di Mosca, N.S. Khrushchev, Yuri Zhukov mostra come i funzionari dirigenti ignorassero sia la nuova Costituzione che il nuovo sistema elettorale o come esprimessero esagerati timori che i nemici di classe potessero usare le elezioni secondo la nuova Costituzione per diventare deputati al Soviet Supremo. 

Yuri Zhukov asserisce che l'opposizione dei Primi Segretari delle province e delle repubbliche alla nuova Costituzione, fosse causata dalla paura di perdere i loro seggi al Soviet. Molti contadini e (non solo kulaki) ricordavano gli eccessi della collettivizzazione e avrebbero potuto votare contro coloro che, nel 1929-1930 avevano cercato di completare a tutti i coste il piano della collettivizzazione senza alcun riguardo delle aspettative dei contadini. Yuri Zhukov sottolinea giustamente che questi segretari del Partito non sarebbero stati eletti e la loro posizione di dirigenza sarebbe stata messa in discussione nel Partito. 

Secondo Yuri Zhukov il maggior sforzo di minare le riforme democratiche spinte da Stalin, da Molotov e dagli altri, fu intrapreso dal membro supplente del Politburo e Primo Segretario del Partito della Provincia della Siberia Occidentale, R.I. Eikhe. Alla fine del giugno 1936 presentò un memorandum al Politburo con proposte che andavano contro le riforme politiche di Stalin. Benché non si trovi il testo memorandum, ci sono parecchie prove indirette della sua esistenza grazie alle allusioni e alle decisioni prese sulla base memorandum.

Secondo Yuri Zhukov, R.I. Eikhe asserì che c'erano nella Siberia occidentale molti ex kulaki esiliati che pianificavano di organizzare un'insurrezione controrivoluzionaria. Eikhe chiese al Comitato Centrale l'autorizzazione di formare una cosiddetta “trojka” composta dal Procuratore della provincia , dal capo provinciale del NKVD e da sé stesso. La “troika” avrebbe dovuto avere poteri straordinari per investigare le attività controrivoluzionarie e prendere le decisioni giudiziarie riguardo ai cospiratori.

Yuri Zhukov paragona il memorandum di Eikhe “a un piccolo sasso che causa una valanga spaventosa”. Venne presto seguito da una decisione del Politburo del 2 luglio che sostenne la tesi che molti ex kulaki e criminali comuni, tornati ai loro luoghi originari di residenza dopo aver scontato le loro pene detentive, avessero intrapreso attività controrivoluzionarie . La decisione proclamava che queste persone “sono i maggiori istigatori delle attività antisovietiche e dei sabotaggi nelle fattorie collettive, nei trasporti e in parecchie branche dell'industria”. La decisione chiedeva l'immediato arresto e fucilazione per gli istigatori più attivi delle attività antisovietiche, mentre i meno attivi dovevano essere esiliati. La decisione disponeva che entro cinque giorni, i dirigenti provinciali avrebbero dovuto trasmettere al Comitato Centrale , le liste dei membri delle “trojke”, il numero delle persone da arrestare e da fucilare e quello delle persone da arrestare ed esiliare.

Perché questo cambiamento radicale della posizione di Stalin e degli altri membri del Comitato centrale? Yuri Zhukov afferma che fu dovuto alla forte pressione di un gran numero di Primi Segretari Provinciali. Menzionando un cospicuo numero di visite rese a Stalin e a Molotov da parte dei dirigenti provinciali del Partito che condividevano la posizione di Eikhe, Zhukov suggerisce che fu presentato un vero e proprio ultimatum a Stalin, Molotov e agli altri.

Per capire come mai Stalin, Molotov e gli altri membri del Politburo avessero cambiato la loro politica, si deve inserire nell'esposizione qualche fatto menzionato in breve nel libro di Zhukov. Per prima cosa si deve aver ben chiaro che la scoperta del complotto del Maresciallo Tukhachevsky era avvenuta in maggio. I cospiratori erano collegati a generali tedeschi e pianificavano un colpo di stato. Nonostante che la maggioranza dei partecipanti al complotto fosse di militari, ne facevano parte diversi memebri del Comitato Centrale. Il Commissario del Popolo per gli Affari interni (capo del NKVD dopo la destituzione di G. Yagoda) N.I. Yezhov, presentò una relazione al Plenum di giugno del Comitato Centrale, chiedendo l'autorizzazione ad arrestare 11 membri a pieno titolo e 14 membri supplenti del Comitato centrale coinvolti nel complotto di Tukhachevsky.

Per qualche ragione, Yuri Zhukov non inserisce nella sua esposizione i fatti narrati nel libro scritto da Vladimir Pyatnitsky “La congiura contro Stalin”, che è dedicato in modo specifico al Plenum del giugno 1937. Benché l'autore di questo libro attacchi Stalin, riconosce che durante questo Plenum ci fu un certo numero di discorsi contro il prolungamento dei poteri straordinari a Yezhov e al NKVD. Una protesta particolarmente veemente venne espressa da I.А. Pyatnitsky (padre dell'autore) che era a capo del Dipartimento Politico – Amministrativo del Comitato Centrale e, per lungo tempo, segretario del Comitato Centrale Esecutivo del Comintern.

Stalin cercò di venire a patti con Pyatnitsky durante la riunione plenaria. Dopo il discorso di Pyatnitsky venne annunciato un intervallo. Molotov, Voroshilov e Kaganovich parlarono con I.А. Pyatnitsky e gli dissero che Stalin credeva nella sua onestà e nel suo valore personale, nel suo talento di organizzatore e buon amministratore. Chiesero a Pyatnitsky di ritrattare la sua dichiarazione. Ma Pyatnitsky fu irremovibile. Successivamente altri 15 membri del Comitato Centrale si unirono a Pyatnitsky e chiesero la revoca dei poteri straordinari al NKVD e a Yezhov. 

Allora uno dei membri del Comitato Centrale, Filatov, disse a Stalin che l'opposizione di Pyatnitsky e degli altri al NKVD era una conseguenza della decisione presa in una riunione segreta a casa di Pyatnitsky. Filatov fu l'unico partecipante di questo incontro ad aver informato Stalin. Appena un mese prima, a maggio Stalin venne informato del complotto Tuchacevskij scoperto dal NKVD. Ora veniva a sapere di un incontro segreto cui hanno partecipato decine di membri del Comitato Centrale che hanno cercato di fermare ulteriori indagini da parte dell'NKVD. 



Così, quando Eiche e altri membri del Comitato Centrale andarono da Stalin e Molotov a chiedere di non frenare le attività del NKVD, ma di incrementarle anche se riorentate contro gli ex kulaki, Stalin e i suoi più stretti collaboratori avevano ragione a supporre che questi suggerimenti venissero proprio dalla parte opposta. In realtà, Stalin affrontò l'opposizione alla sua politica su due fronti. Mentre Pyatnitsky e altri chiedevano la fine degli arresti di alti funzionari coinvolti in complotti anti-governativi e accusavano il NKVD di arbitrarietà, Eiche e gli altri elogiando il NKVD, volevano solo dirigerlo verso altri obiettivi 

Si può supporre che in quel momento N.I. Yezhov non fosse molto sicuro della sua posizione. In qualità di capo del Dipartimento Politico - Amministrativo del Comitato Centrale del Partito, Pyatnitsky controllava il NKVD. Yezhov sapeva che Stalin si fidava Pyatnitsky. Yezhov avrebbe potuto temere di perdere la sua posizione di capo del NKVD se Pyatnitsky e i suoi sostenitori avessero prevalso. Pertanto Yezhov si unì a Eiche e agli altri. Zhukov ha ragione nel supporre che “facilmente Ezhov fosse venuto a patti con Eiche, e con molti Primi Segretari e concordasse sulla necessità di farla finita, il più presto possibile, con chi certamente avrebbe votato contro di loro. 

Così Stalin e i suoi fedeli sostenitori furono contrastati non solo da gruppi influenti che costituivano la maggioranza dei membri del Comitato Centrale, ma anche dal NKVD armato di poteri straordinari. Questo potrebbe spiegare perché Stalin e i suoi fecero quella svolta improvvisa nella loro politica. 

Nel frattempo, come afferma Zhukov, i Primi Segretari presentarono le loro richieste di esilio e di esecuzioni dei contro-rivoluzionari clandestini, che promisero di scovare nelle loro province e repubbliche. Zhukov sottolinea che “si rivelarono due persone come le più assetate di sangue: R. I. Eiche, che dichiarava l'intenzione di eliminare 10.800 abitanti della Siberia occidentale ... e N. S. Khrushchev, che riuscì con rapidità sospetta a trovare e conteggiare, nella provincia di Mosca, 41.305 ex kulaki e criminali per poi insistere sulla loro espulsione ed esecuzione”. E 'interessante notare che nella sua Relazione al XX Congresso del Partito Khrushchev non disse una parola né sul memorandum Eiche, o circa le richieste di esilio e di esecuzioni presentate da Eiche e da lui. Invece Khrushchev elogiò Eikhe, descrivendolo come una vittima innocente del terrore di Stalin. 

Mostrando che Stalin ed i suoi più stretti collaboratori avevano perso temporaneamente il controllo della situazione, Zhukov sottolinea che molti dei sostenitori di Stalin, attivi nelle sue riforme democratiche (Y. A. Yakovlev, B. M. Tal, A. I. Stetzky) persero il loro incarico e quindi furono arrestati. E' chiaro che Stalin non era in grado di difendere alcuni dei suoi sostenitori. Ci sono altre prove che Eikhe non voleva limitarsi a esecuzioni delle figure di minor rilievo tra i sostenitori di Stalin. Più tardi, quando Yezhov venne arrestato, furono trovate delle carte nella sua cassaforte personale, che aveva raccolto al fine di preparare “un caso” contro Stalin. 

Allo stesso tempo Ezov, Eikhe e gli altri non potevano rischiare di rovesciare Stalin e i suoi sostenitori. Il nome di Stalin era l'incarnazione stessa del socialismo. La popolarità di Molotov, Voroshilov e Kaganovic era ugualmente grande. Molte città, fabbriche, fattorie collettive erano chiamate con il loro nome. Yezhov e i suoi nascondevano la loro opposizione a Stalin con costanti lusinghe e dichiarazioni di fedeltà. Yezhov propose anche di cambiare il nome di Mosca in Stalinodar [NDT: dono di Stalin]. La proposta fu risolutamente respinta da Stalin.

Paradossalmente il tentativo di Eikhe e degli altri di deviare le indagini del NKVD dai complotti tra i funzionari del partito non impedìcil loro arresto. Con la scusa di ottenere l'autorizzazione a scoprire i complotti controrivoluzionari anti-sovietici, alcuni dei Primi Segretari si affrettarono a chiedere l'arresto dei loro rivali per le late cariche. Così il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista dell'Uzbekistan, AI Ikramov, chiese al Politburo, il 24 giugno 1937 di destituire il Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo dell'Uzbekistan, Faizulla Hodzhaev “per i suoi legami controrivoluzionari”. Successivamente Hodzhaev venne arrestato. 

Per cui, i sostenitori di Hodzhaev riuscirono a incriminare Ikramov. Come sottolinea Zhukov, Ikramov stesso venne espulso dal partito nel settembre del 1937 e poi arrestato. Nel marzo del 1938, sia Hodzhaev che Ikramov furono avviati all'esecuzione in base a accuse di alto tradimento e spionaggio, durante il processo di Mosca. 

Molte rivalità furono risolte nel 1937 in modo simile, poiché molti funzionari del Partito cercavano di farla finita con i loro competitori con per i posti vacanti nel Partito e nella gerarchia sovietica. Presto la campagna di false accuse si diffuse in tutto il paese. Molte persone calunniavano i loro colleghi che venivano poi arrestati dal NKVD. Questo periodo di massicce violazioni del diritto fu poi chiamato “Yezhovshina”. E 'ovvio che le pratiche illegali scatenate inizialmente da un certo numero di funzionari del Partito andavano nella direzione opposta dei principi sostenuti da Stalin e della sua politica di democratizzazione. Questo permette a Yuri Zhukov di trarre la conclusione che “il tentativo di Stalin di riformare il sistema politico dell'Unione Sovietica si risolse in un fiasco completo”. 


Questa affermazione categorica di Yuri Zhukov potrebbe essere contraddetta. In primo luogo, nonostante l'opposizione ostinata dal corpo influente dei funzionari del Partito, la Costituzione di Stalin venne adottata e la prima elezione al Soviet Supremo dell'URSS venne condotta in modo nuovo (diretto, uguale, segreto). In secondo luogo, Stalin con il sostegno di molti comunisti cominciò gradualmente a ripristinare la legalità, che era violato dai segretari provinciali e dal NKVD. Nel gennaio 1938 la riunione plenaria del Comitato Centrale del Partito condanava l'”approccio formalistico e burocratico agli appelli di persone espulse dal PCUS” e chiedeva di adottare misure energiche per fermare tale pratica. La decisione del Comitato Centrale prestava attenzione a una serie di espulsioni arbitrarie di membri del Partito nella seconda metà del 1937. La decisione proclamò un ritorno ai principi sostenuti da Stalin marzo 1937 in occasione della riunione plenaria del Comitato Centrale del Partito. 

Anche se la decisione addossava tutta la colpa delle violazioni delle norme di legge ai funzionari locali di partito, la posizione di Yezhov cominciava a indebolirsi. Nel mese di agosto 1938, il Politburo iniziò a studiare il lavoro del NKVD. Nel novembre 1938, Ezov perse il posto di capo del NKVD. Nell'aprile del 1939 fu arrestato e accusato di gravi violazioni delle norme di legge. Eikhe e gli altri segretari che erano stai attivi nel lancio dela campagna di esili e di esecuzioni furono arrestati. 

Allo stesso tempo, molte migliaia di persone arrestate durante la Yezhovshina furono rilasciate. Tra loro c'era un certo numero di generali sovietici, tra cui K.K. Rokossovsky, che giocò un ruolo importante nella Grande Guerra Patriottica. 



A dispetto delle pesanti perdite inflitte dalla “Yezhovshina”, l'Unione Sovietica non venne fatalmente indebolita da essa. In primo luogo, tra gli arrestati e giustiziati nel 1937-1938 c'erano vere spie e nemici del socialismo. A differenza dei paesi dell'Europa occidentale, l'URSS ha dimostrato di essere libera dalla “Quinta Colonna”, che permise a Hitler di ottenere successi. I generali tedeschi si lamentarono durante i primi mesi di guerra che mancassero informazioni affidabili sull'Armata Rossa e l'industria della difesa sovietica in quanto non avevano un numero sufficiente di loro agenti all'interno dell'URSS. Con l'eccezione del generale Vlasov che si arrese ai tedeschi nel 1942 e successivamente collaborò con loro, Hitler non è riuscì a trovare supporto tra il corpo dirigente sovietico di alto rango. 

In secondo luogo, molti politici dalla mentalità carrierista di che si curavano solo del loro potere persero l'incarico, la libertà e la vita durante la lotta interna del 1937-1938. I loro incarichi furono poi assunti da altri. Yuri Zhukov riconosce che uno dei risultati degli eventi del 1937-1938 fu l'emergere nella vertici sovietici di persone che erano più istruite e che avevano una migliore esperienza nell'economia moderna. Il posto di Maresciallo e di ufficiale di coloro che furono coinvolti nel complotto Tuchacevskij vennero assunti ufficiali più giovani che avevano ricevuto una migliore istruzione militare. I nuovi funzionari di partito che sostituirono le persone arrestate nel 1937-1938 erano sinceramente devote alla causa del comunismo e più istruite politicamente a differenza di molti funzionari più anziani. La nuova leadership del Partito, dell'economia sovietica e dell'Armata Rossa dimostrò il suo valore durante la Grande Guerra Patriottica. 

E ultima, ma non meno importante conseguenza degli avvenimenti del '30 è stato il consolidarsi del popolo sovietico intorno a Stalin e alle sue politiche. Va notato che la repressione di massa degli anni '30 toccò soprattutto gli strati sociali che costituivano solo una minoranza del popolo sovietico. Allo stesso tempo, l'adozione della Costituzione di Stalin che proclamava i principi della democrazia socialista e che incarnava le conquiste della costruzione del socialismo, ha fatto sì che la maggior parte del popolo sovietico si rendesse conto degli evidenti vantaggi del nuovo ordine socialista. La devozione del popolo sovietico a questo ordine socialista è stata dimostrata dalla sua lotta eroica durante la Grande Guerra Patriottica. 

Eppure Yuri Zhukov è corretto nel sottolineare che nel 1937-1938 Stalin non riuscì ad attuare alcune delle caratteristiche essenziali delle sue riforme politiche. Zhukov cita espressamente il fatto che a causa della ostinata opposizione di molti funzionari del partito nel 1937, Stalin dovette abbandonare il suo piano di condurre elezioni con candidati plurimi. L'unica resto dell'idea di Stalin era una scritta nella parte superiore di ogni urna, presente ad ogni elezione svoltasi in Unione Sovietica fino a che cessò di esistere nel 1991, che diceva: “Lasciare nella scheda elettorale il nome di un solo candidato, per il quale si vota, lasciando da parte tutti i restanti”. Anche se, in pratica, l'iscrizione non aveva senso, dal momento che durante queste elezioni vi era un solo candidato, l'iscrizione ricordava che in linea di principio, gli elettori devono avere una scelta da una rosa di candidati. 

Zhukov non menziona anche il fatto evidente che il piano di Stalin di educazione politica dei funzionari di partito, rivelato al pubblico nel marzo 1937, non fu messo in pratica. Forse le difficoltà del periodo pre-bellico, la guerra e poi, la Guerra Fredda non hanno permesso a Stalin di organizzare l'istruzione di tutti i funzionari di partito. Di conseguenza molti posti importanti furono ancora occupati da funzionari che non avevano un'adeguata educazione politica e generale. Tra di loro c'erano persone come N.S. Khrushchev e L.P. Beria. Inizialmente in silenzio sabotarono le riforme di Stalin. Poi furono attive nella “Yezhovshina”. Ma furono abbastanza sveglie da vedere il cambiamento del clima politico e si diedero da fare nella lotta contro Ezov e i suoi sostenitori. Anche se Stalin era consapevole del loro basso livello di istruzione generale e politica e dei loro altri difetti, tuttavia ne apprezzava la loro energia. Sia Khrushchev che Beria continuarono a ricoprire importanti incarichi. 

Poiché Stalin cercava costantemente di far emergere le persone che erano devote con tutto il cuore alla causa del comunismo, che avessero una buona preparazione ed esperienza nel lavoro pratico, sembra che avesse compreso le carenze della leadership politica a dell'Unione Sovietica dell'epoca. Durante il XIX Congresso del PCUS, Stalin fece un altro tentativo di cambiare la composizione degli alti ranghi del partito. Egli suggerì l'ampliamento del numero dei membri dell'appena creato Presidium del Comitato Centrale del PCUS, reclutando un certo numero di leader emergenti delle province, organizzatori di produzione economica e teorici. Nei primi mesi del 1953, Stalin preparò un documento in cui suggeriva le proprie dimissioni dalla carica di Presidente del Consiglio dei ministri dell'URSS, e questo incarico sarebbe stata assunto dall'ex Primo Segretario del Partito Comunista Bielorusso ed ex capo del Quartier Generale del movimento partigiano dell'URSS durante la guerra, P. K. Ponomarenko. 


P. K. Ponomarenko 

Si sa che L.P. Beria e N.S. e Khrushchev erano acerrimi nemici di Ponomarenko fin dagli anni della guerra. Anche la nomina di Ponomarenko avrebbe potuto significare che altre modifiche sarebbero presto seguite. La malattia improvvisa e poi la morte di Stalin in seguito causarono molti sospetti. Si è sostenuto che Stalin sia stato avvelenato dai suoi colleghi. Almeno è chiaro che Beria, Malenkov e Khrushchev che videro Stalin dopo che fu trovato svenuto sul pavimento nella sua residenza, non chiamarano nemmeno un medico a visitarlo. Tre anni dopo la morte di Stalin, Khrushchev iniziò la sua campagna anti-Stalin. 

I difetti del modo sovietico di selezionare persone per le posizioni dominanti diventarono evidenti durante gli 11 anni, in cui N. S. Khrushchev occupò l'incarico di Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito. Furono gli anni che divennero noti per una serie di grossolani errori nelle sfere ideologiche, economiche e politiche, nonché nella politica estera dell'URSS. Anche se Khrushchev venne destituito con il voto unanime del Comitato Centrale del Partito nell'ottobre del 1964, non fu fatto nulla per modificare il sistema politico dell'URSS e il PCUS. Gli eventi successivi hanno dimostrato che il sistema politico del PCUS e dell'URSS non ha impedito che arrivassero al potere quei traditori del comunismo e del proprio paese, come Gorbachev, Yakovlev e Yeltsin. E ' molto probabile che se Stalin e i suoi sostenitori fossero riusciti ad attuare le riforme politiche, l'URSS avrebbe potuto avere un migliore sistema di selezione dei leader politici e quindi evitare che salissero al potere Khrushchev, Gorbaciov e gli altri. E' anche ovvio che, se Yuri Zhukov non condivide l'ideologia comunista , anche lui come un vero patriota russo, è dispiaciuto che le riforme politiche di Stalin non siano state completate. Anche se Yuri Zhukov riconosce che la sua ricerca della vera spiegazione degli eventi del '30 in URSS è incompleta in quanto molti documenti relativi al periodo sono ancora tenuti segreti o sono stati distrutti su ordine da Khrushchev il suo libro dimostra la falsità delle invenzioni di Khrushchev e dei suoi seguaci circa gli eventi del 1937-1938. Con tutti i suoi evidenti difetti e le carenze, il libro di Zhukov ha realizzata una nuova e importante incursione nello studio della storia sovietica.

Yuri Yemelianov è l'autore di “Note su Bucharin: Rivoluzione, Storia, Personalità”, Mosca , 1989; “Stalin” (due volumi), Mosca, 2002 e “Khrushchev” (due volumi), Mosca 2005, il tutto in russo.