lunedì 24 aprile 2017

Bill Bland: il “complotto dei medici” e la morte di Stalin - I parte

NOICOMUNISTI
Presentiamo la prima parte di due, di un sintetico studio scritto nel lontano 1991 dal compagno inglese Bill Bland su un periodo abbastanza oscuro e tormentato della storia dell'Unione Sovietica: il periodo immediatamente precedente la sospetta morte del compagno Stalin. 

La speciale abilità di Bland consisteva nell'esser in grado di vedere oltre la copiosa messe di parole, prodotte dagli agenti capitalisti e revisionisti. Questo suo talento viene dimostrato con maestria in questa analisi. I dati che escono dagli Archivi dell'URSS, sembrano corroborare le vedute del compagno Bland.

Bisogna tuttavia notare che dal 1991 la conoscenza storica su quel periodo è andata avanti e che alcune conclusioni del compagno Bill Bland non corrispondono alla realtà dei fatti e di questo ne diamo conto nelle note di chiusura dei due testi tradotti.

martedì 18 aprile 2017

Il volo di Pjatakov - VIII parte

NOICOMUNISTI

Presentiamo l'VIII parte dell'inchiesta dei compagni di MondoRosso sull'incontro tra Pjatakov e Trotskij in Norvegia. In questa parte si analizzano in modo logico e minuzioso gli alibi e le giustificazioni di Trotskij, per negare la possibilità dell'incontro con l'esponente del governo sovietico.

sabato 1 aprile 2017

Il volo di Pjatakov - VII parte

NOICOMUNISTI
Vi presentiamo la VII parte dell'inchiesta realizzata dai compagni di MondoRosso, sull'incontro fra Trotskij e Pjatakov venuto alla luce nei Processi di Mosca. Per i compagni che vedessero casualmente questo post e fossero ignari della vicenda, diciamo che Trotskij non solo ha sempre negato l'esistenza di qualsivoglia cospirazione per rovesciare il potere sovietico  ma ha sempre dichiarato di non aver più alcun contatto diretto con i suoi vecchi sostenitori che si trovavano ancora in URSS.
Trotskij mentiva spudoratamente.

Il volo di Pjatakov - VII parte

domenica 26 marzo 2017

L'omosessualità in URSS

NOICOMUNISTI
Di ALFONSO CASAL

TRADUZIONE DI GUIDO FONTANA ROS

FONTE

Il fatto che l'omosessualità fosse penalmente sanzionata ai sensi del diritto sovietico è qualcosa che spesso viene gettato in faccia dei comunisti in generale, e vine utilizzato per "screditare" il compagno Stalin in particolare. Infatti, "Stalin odiava i gay" è una cosa che ho visto pubblicare online numerose volte da trotzkisti ed anarchici. Dubito che Stalin abbia mai scritto qualcosa sulla questione o ne abbia mai parlato in pubblico. In ogni caso, tale accusa è per la sua stessa natura, decontestualizzata e fuorviante. Ciò che deve essere affermato con chiarezza è che l'opinione legale e medica su questa faccenda non era diversa da quella che a quell'epoca andava per la maggiore e cioè che l'omosessualità fosse un disturbo psico-sessuale, una forma di malattia mentale. Inoltre, c'erano argomentazioni che tentavano di collegare l'omosessualità al fascismo, soprattutto se si considera che molte delle camicie brune di Hitler erano omosessuali. [NDT: per un'ottima disamina della questione vedasi http://signal-it.blogspot.it/2012/04/nazismo-e-omosessualita.html]

Per quanto oggi possa sembrare sbagliata questa opinione, essa deve essere affrontata nel suo contesto storico in quanto la scienza avanza,  la conoscenza cresce e si approfondisce. La branca della scienza della sessualità umana rimase nella sua infanzia per tutta la durata della vita di Stalin. La morte di Stalin avvenne nel 1953. Egli morì prima della "rivoluzione sessuale" e non sentì mai parlare di Alfred Kinsey,di Masters e Johnson o del "rapporto Hite". In realtà fu solo nel 1975 che la stessa American Psychological Association smise di classificare l'omosessualità come un disturbo mentale. Aspettarsi che Stalin e la Russia sovietica nel 1930, potessero anticipare i progressi della scienza medica e psicologica che si verificarono quarant'anni dopo è ingenuo o pericoloso. Va notato, in confronto, che la DDR aveva una politica molto più aperta e positiva nei confronti dell'omosessualità. Ciò può essere spiegato dal fatto che gli studi di sessuologia erano più avanzati in Germania che in qualsiasi altro paese del mondo, ma anche questo deve anche essere visto in un contesto storico, come parte non solo dell'approfondimento della conoscenza scientifica, ma anche della diffusione di tali conoscenze in tutta la società in generale. Nel 1987, la legge della DDR affermava che "l'omosessualità, come l'eterosessualità, rappresenta una variante del comportamento sessuale. Le persone omosessuali non possono quindi stare fuori società socialista, e i diritti civili sono garantiti a loro esattamente come a tutti gli altri cittadini".

Questa è la risposta giusta. Come marxisti-leninisti, siamo scienziati. Come scienziati cerchiamo di far avanzare la conoscenza umana e la comprensione. E man mano che le nostre conoscenza e comprensione crescono, così cresce la nostra ideologia. Oggi non c'è un solo comunista degno di questo nome che non supporti con tutto il cuore i diritti dei gay.

Inoltre penso che si dovrebbe anche sottolineare che, nonostante l'idea che l'omosessualità fosse un disturbo mentale, la legge attuale in questione, l'articolo 121 del codice penale sovietico, era praticamente applicata solo in casi di pedofilia, con circa 800 - 1000 procedimenti all'anno.

Wikipedia (ognuno può controllare velocemente) cita la "Grande Enciclopedia Sovietica" del 1930: 
"la legislazione sovietica non riconosce i cosiddetti delitti contro la morale. Le nostre leggi partono dal principio di protezione della società e quindi abbiamo la sanzione della legge solo in quei casi in cui i ragazzi minorenni sono oggetti di interesse omosessuale... pur riconoscendo la scorrettezza dello sviluppo omosessuale... la nostra società combina misure terapeutiche profilattiche e di altro tipo con tutte le condizioni necessarie per rendere meno dolorosi possibile i conflitti che affliggono gli omosessuali e per risolvere problema del loro tipico estraniamento  dalla società tipica all'interno della collettività" Sereisky, Grande Enciclopedia Sovietica, 1930, p. 593

In realtà i comunisti erano più progressisti sulla questione dei diritti degli omosessuali di quanto non fosse la società borghese del tempo. Ancora una volta, la cosa importante è il livello di comprensione scientifica e la misura in cui tale conoscenza sera diffusa in tutta la società nel suo complesso. La Germania ebbe la storia più lunga nella ricerca psicologica e medica sulla sessualità umana. Esisteva in questo paese un Istituto di Sessuologia già a partire dal 1920. I nazisti lo chiusero quando salirono al potere. I principali ricercatori medici presso l'Istituto di Sessuologia erano iscritti al KPD. Proprio così, il KPD, il partito comunista tedesco "STALINISTA". Molti comunisti tedeschi non solo sostenevano i diritti dei gay, ma erano pionieri della liberazione sessuale. In effetti, un certo numero di loro cantava le lodi della salubrità del nudismo. In questo numero vanno inclusi il padre e la famiglia di Markus Wolf. Markus Wolf sarebbe poi diventato il capo dello spionaggio dela DDR; l'uomo che la CIA avrebbe definito "l'uomo senza volto", perché non era in possesso di una sua fotografia.

Inoltre un tema molto, troppo amato dai trozkisti, tema che viene rinfacciato ai marxisti-leninisti è: "Lenin ha depenalizzato l'omosessualità". I fatti, sono un po' diversi:
"L'iniziativa per la revocazione della legislazione antiomosessuale, dopo la rivoluzione di febbraio 1917, era venuta, non dai bolscevichi, ma dai cadetti (democratici costituzionali) e dagli anarchici (Karlinsky, 1989). Tuttavia una volta che il vecchio codice penale dovette essere abrogato dalla Rivoluzione d'Ottobre, i suoi articoli che riguardavano l'omosessualità cessarono di essere validi. I codici penali della Federazione russa del 1922 e del 1926 non facevano alcuna menzione dell'omosessualità, anche se alcune leggi corrispondenti rimanevano in vigore in luoghi in cui l'omosessualità era più diffusa: nelle repubbliche islamiche dell'Azerbaigian, del Turkmenistan e dell'Uzbekistan, così come nella cristiana Georgia".
"Gli esperti medici e legali sovietici erano molto orgogliosi della natura progressiva della loro legislazione, nel 1930 il perito medico Sereisky (1930) scriveva nella Grande Enciclopedia Sovietica: 'La legislazione sovietica non riconosce i cosiddetti delitti contro la morale. Le nostre leggi partono dal principio di protezione della società e, pertanto, vine prevista la punizione solo in quei casi in cui i minori sono gli oggetti dell'interesse omosessuale' (p. 593)".
“Come Engelstein (1995) cita giustamente, la depenalizzazione formale della sodomia non significa che tale condotta fosse invulnerabile a ogni procedimento legale. L'assenza di leggi formali contro il rapporto anale o lesbismo non ha impedito la persecuzione del comportamento omosessuale come forma di comportamento disordinato. Dopo la pubblicazione del codice penale del 1922, ci furono proprio in quell'anno almeno due famosi processi per pratiche omosessuali. L'eminente psichiatra Vladimir Bekhterev testimoniava che 'la dimostrazione pubblica di tali impulsi... è socialmente pericolosa e non può essere permessa' (Engelstein, 1995, p. 167). La posizione ufficiale della medicina e della legge sovietiche nel 1920, come risulta dall'articolo nell'enciclopedia di Sereisky, era che l'omosessualità fosse una malattia difficile, forse addirittura impossibile da curare. Quindi, 'pur riconoscendo la scorrettezza dello sviluppo omosessuale... la nostra società combina misure terapeutiche, profilattiche e di altro tipo con tutte le condizioni necessarie per rendere i conflitti che affliggono gli omosessuali più indolori possibile e per risolvere la loro tipica estraneità alla società all'interno della collettività (Sereisky 1930 , p. 593).”
"Il numero preciso di persone perseguite ai sensi dell'articolo 121 è sconosciuto (le prime informazioni ufficiali furono rilasciate solo nel 1988), ma si crede che si aggirasse sui 1000 casi l'anno. Al momento secondo i dati ufficiali, il numero di uomini condannati ex articolo 121 è in costante diminuzione dalla fine del 1980. Nel 1987, 831 uomini sono stati condannati (questo dato si riferisce all'intera Unione Sovietica); nel 1989, 539; nel 1990, 497; nel 1991, 462; e nei primi 6 mesi del 1992, 227, tra i quali quasi tutti, eccetto 10 sono stati condannati ai sensi dell'articolo 121.2 (le cifre sono solo per la Russia) (Gessen, 1994). Secondo gli avvocati russi, la maggior parte delle condanne sono infatti ex articolo 121.2, l'80 per cento dei casi è correlato al coinvolgimento di minori fino a 18 anni (Ignatov, 1974). In un'analisi di 130 condanne di cui all'articolo 121 tra il 1985 e il 1992, si è riscontrato che il 74 per cento degli accusati sono stati condannati in forza del 121.2, di cui il 20 per cento lo sono stati qa causa di stupro mediante l'uso della forza fisica, l'8 per cento per l'utilizzo di minacce, il 52 per cento per aver avuto contatti sessuali con minori, il 18 per cento sfruttando uno stato di vulnerabilità e il 2 per cento abusando della dipendenza delle vittime (Dyachenko, 1995)". 
http://www.gay.ru/english/history/kon/soviet.htm
Quindi, in conclusione: Lenin NON HA depenalizzato specificamente l'attività omosessuale. Il codice penale zarista fu dichiarato nullo ed insieme ad esso decadde la legislazione anti omosessuale. I codici penali sovietici del 1922 e del 1926 non menzionarono l'omosessualità, ma leggi anti-omosessuali rimasero nella codificazione delle repubbliche islamiche e della Georgia. Quando l'omosessualità rientrò nel codice penale sovietico, le azioni penali contro gli omosessuali furono relativamente rare (circa 1.000 casi l'anno su una popolazione di 200 milioni di persone) e quelli che furono perseguiti, lo furono in base a casi di stupro, pedofilia e di abuso su persone non autosufficienti e vulnerabili.

Questi sono i fatti. Era una legge perfetta? Ovviamente no! Era una buona legge o qualcosa da ammirare o ripetere? No. Questa legge si prestò ad abusi e persone innocenti furono condannate? Probabilmente sì, come purtroppo succede in tutti i sistemi giuridici, ma l'intento e la portata della legge furono molto diversi da quello che la propaganda della "sinistra" anticomunista e anti Stalin vuole far credere. 

I garages in URSS: progresso e boheme metropolitana tra socialismo e crescita dei consumi



REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI LUCA BALDELLI




Nel 1979, la cinematografia sovietica, sempre vivacemente attenta ai mutamenti del costume, dei modi di vita, delle tendenze presenti nella società, lanciava un capolavoro del grande regista Eldar Rjazanov: “Garage”. In questo film, una serie di tipi umani assai variegati, pittoreschi, a tutto tondo, disputavano attorno al problema delle autorimesse con toni felicemente sopra le righe, in presenza di progetti urbanistici controversi e non sempre graditi. Ecco emergere, in questo microcosmo brulicante di figure colorite, il veterano di guerra, la ricercatrice, l’impiegato, il “furbetto del garagino” che, con sotterfugi e mance, si era aggiudicato il diritto a costruire la rimessa scavalcando altri nella lista. La pellicola di Rjazanov, lungi dal ritrarre un universo di fantasia, scisso dalla dimensione concreta, quotidiana, con la mediazione dello spirito immaginativo, fotografava altresì una realtà evidente e tangibile, nell’Urss di allora: il forte sviluppo della motorizzazione privata e l’ampia proliferazione di garages in ogni angolo del Paese, specie nelle Città principali. Dagli anni ’50 – ’60, infatti, l’Urss, ricostruito il proprio patrimonio produttivo, dilaniato dalla guerra come nessun altro al mondo, consolidato il benessere della società attraverso una saggia ed efficiente pianificazione economica, conobbe il boom delle auto private, un boom non “anarchico” e senza limiti come quello registratosi in occidente a scapito dei mezzi pubblici, ma comunque considerevole e tale da costringere i pianificatori e le autorità locali ad approntare nuovi strumenti, accorgimenti, infrastrutture in grado di reggere all’urto di un fenomeno in crescita ben oltre le stesse intenzioni di parte dei dirigenti del settore economico. La costruzione di garages fu uno dei principali capitoli di questo fenomeno e, in breve tempo, assunse, come vedremo, una valenza sociale, aggregativa, di forte impatto, ben oltre gli scopi primari per i quali era stata concepita.


Negli anni ’60, il Consiglio dei Ministri dell’Urss iniziò ad incoraggiare la costruzione di garages attraverso cooperative di automobilisti. Il provvedimento “apri – pista” fu la Delibera n. 1475 del 1960 del Consiglio dei Ministri della RSFSR, che disciplinò la nascita ed il funzionamento di tali realtà associative: una GSK (“Garazhno Stroitel’nikh Kooperativakh”, Cooperativa per la Costruzione di Garage) poteva nascere con determinati requisiti fissati dalla legge pansovietica e da quella locale, assieme ai regolamenti attuativi ad esse afferenti, per iniziativa di un numero variabile, da zona a zona, di possessori di autovetture. A Mosca e Leningrado, ad esempio, una cooperativa doveva necessariamente comprendere almeno 50 automobilisti, mentre in altre Città ne bastavano 10. I membri di una cooperativa erano tenuti a darsi uno Statuto scritto e reso noto alle autorità, mentre in seno alla cooperativa dovevano essere costituiti due organi: il Consiglio di Amministrazione e la Commissione di Controllo. Nulla andava lasciato al caso, onde evitare abusi, mancanza di interlocutori e responsabili nel caso in cui insorgessero problemi e contenziosi, decisioni non ponderate. Espletati i passaggi necessari, richiesti espressamente dalla legge, la cooperativa diventava soggetto giuridico ufficialmente riconosciuto e poteva così inoltrare domanda per la concessione di terreni per la costruzione di garages. I progetti delle autorimesse dovevano essere presentati in forma collettiva, in base a standard predefiniti, ma si autorizzavano anche progetti individuali, sulla base dei criteri stabiliti a livello generale: per tale via, si evitavano operazioni urbanisticamente deturpanti, disomogenee e tali da interferire in maniera invasiva col paesaggio, in un Paese in cui, nonostante l’eccezionale estensione, ogni centimetro quadrato di terreno era prezioso, visti clima, e caratteristiche geologiche. I materiali da costruzione potevano essere acquistati nella rete commerciale statale e cooperativa, di regola nelle unità di vendita al minuto, ma anche all’ingrosso, nel caso in cui mancassero, nei negozi di vendita al dettaglio, articoli e beni necessari alla bisogna. Il terreno richiesto ed i garages che vi venivano costruiti, non potevano essere acquistati, ma rimanevano nelle disponibilità degli automobilisti riuniti in cooperativa o in uso perpetuo o per un numero cospicuo di anni (40 e più, a seconda delle disposizioni locali). Quantunque non potesse diventare proprietario, insomma, l’automobilista usufruiva di condizioni assai generose e convenienti: da un lato si evitavano fenomeni di speculazione e arricchimento personale su beni demaniali, dall’altro si evitava che il cittadino fosse in balia dei pubblici poteri o costretto a rinunciare all’uso di un bene a lui utile dopo un breve lasso di tempo. In precise circostanze e situazioni, come ad esempio lo scioglimento della cooperativa, l’automobilista, previ passaggi disciplinati da precise disposizioni, primo tra tutti l’assemblea dei soci antecedente la dissoluzione della cooperativa stessa, poteva entrare in possesso dell’autorimessa della quale usufruiva e solo di quella, o anche di un’altra, ma sempre in numero di una.


Il garage, in Urss, era però molto di più di una semplice rimessa: esso era un piccolo “regno” nel quale gli automobilisti socializzavano, si scambiavano esperienze e pareri, riparavano le loro vetture. Le automobili sovietiche erano assai facili di aggiustare, non richiedevano elaborati e complessi interventi come la gran parte dei veicoli prodotti in occidente, pertanto era assai frequente vedere automobilisti che, nei vari garages, senza ricorrere agli ausili di meccanici o elettrauti, si davano da fare, da soli o tutti assieme, per montare un pezzo, estrarre una cinghia, pulire una componente fondamentale del motore… Si è spesso affermato, generalizzando, che in Urss l’approvvigionamento dei pezzi di ricambio per auto era spesso problematico, a singhiozzo. In realtà, ogni vettura veniva venduta, a differenza di quanto avveniva e avviene in occidente, già con un discreto contingente di pezzi di ricambio, che venivano stipati nei garages accanto agli attrezzi necessari agli interventi. Poteva accadere (come in ogni parte del mondo) che un automobilista non riuscisse a reperire, in uno o più magazzini, un pezzo di ricambio o più pezzi insieme e nello stesso momento, ma si poteva scommettere che, se in un’unità commerciale della rete statale e cooperativa mancava una vite, un bullone, un pistone, nello stesso giorno quelle componenti erano comunque nelle disponibilità del “vicino di garage”, che, nel fine settimana, era pronto ad aiutare l’automobilista in difficoltà, contando di ricevere la medesima assistenza, che infatti non mancava mai, in caso di necessità.


Non è tutto: la gran parte dei garages, in Urss, fossero essi in mattoni o in lamiera, a seconda dei gusti e delle disponibilità di chi li costruiva, erano ampi e dotati anche di riscaldamento, a mezzo di stufe o, più raramente, di caloriferi. Basta dare un’occhiata ad una qualsiasi fotografia per veder spuntare, sopra i tetti delle rimesse, comignoli in gran numero. Ebbene, queste condizioni logistiche, di spazio e di confort, consentivano anche, in epoca sovietica, l’esistenza di un universo, per così dire, bohemienne, a metà tra il picaresco spirito del villaggio di campagna e quello dell’aristocrazia intellettuale anticonformista e creativa. “Ci vediamo al garage!” era un invito ricorrente, in Urss, che coinvolgeva vicini di casa, parenti, amici: si sfoggiava l’auto nuova, comperata a rate o in contanti, coi soldi piombati (in Urss la vita era eccezionalmente economica, a buon mercato, ed era pertanto possibile accumulare risparmi in quantità senza particolari sforzi) e, con l’occasione, si cuocevano spiedini, si brindava con vodka e cognac armeno, si cantava al suono di una chitarra o di una balalaika, si ballava, si guardava la televisione, tutti accalcati davanti al piccolo schermo di un “Elektronika – 404“ o di uno “Iunost 406.

Televisore Elektronika 404
L’amicizia, il sentimento tradizionale di unità, fratellanza, condivisione, davanti ad un bicchiere e ad un piatto di cetrioli in salamoia, trionfava, come metafora reale del permanere degli ancestrali costumi del villaggio anche nell’universo urbano fatto di palazzoni residenziali, asfalto e rumori lontani dall’ovattato torpore della sterminata campagna russo – sovietica. Insomma, il garage diventava anch’esso un modo per non recidere le preziose radici, vitali per il popolo russo più che per altri popoli, del passato, delle origini, dell’identità. Quando si parla di storia dell’Urss, chi tratta e “maneggia” tale argomento dovrebbe essere pienamente cosciente della sua complessità e delle implicazioni tra storia antica e moderna che in essa sono presenti, vive e trovano espressione anche in particolari e dettagli della vita quotidiana che solo l’osservatore disattento o l’accademico prigioniero dei suoi schemi precostituiti, possono giudicare secondari e irrilevanti. E’ dal dettaglio che si comprende l’insieme, e in un paesaggio sterminato come quello dell’Urss, ciò è tanto più vero .

Televisore Lunost 406


Riferimenti sitografici e multimediali:



Il film di Eldar Rjazanov:

venerdì 24 marzo 2017

Il volo di Pjatakov - VI parte

NOICOMUNISTI

REDAZIONE NOICOMUNISTI


Da oltre ottant'anni sentiamo ripetere per ogni dove che i Processi di Mosca contro la quinta colonna in realtà furono una montatura orchestrata dallo "spietato tiranno asiatico" Stalin per disfarsi di ogni opposizione. 
La realtà come viene sempre più dimostrato da studi storici obiettivi è ben diversa.
In questo filone si inserisce, questo studio, unico nel panorama nazionale, dei compagni di MondoRosso.




giovedì 16 marzo 2017

I "Grundrisse" della critica dell'economia politica-Karl Marx

REDAZIONE NOICOMUNISTI




Un testo di non facile reperibilità in Italia, qui presentato nell'edizione curata dall'IMEL di Mosca, è scaricabile a questo link:

CriticaMente

Una volta aperta la suddetta pagina, cliccare alla vostra destra in alto "marxismo", vi si aprirà una pagina con una serie di link a testi marxisti, l'ultimo in fondo alla pagina è il testo in oggetto.